"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"
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NEWSLETTER n°7 del 2016
Aggiornamento della settimana -
dal 20 al 26 febbraio 2016 -
Prossima NEWSLETTER prevista per il 4 marzo 2016
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SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Quel bambino, con quel sorriso largo e innocente, con quegli occhioni
vivi e ancora carichi di umanità, ci insegna infine quanto valga la
vita.
DAMMI IL 5 BAMBINO, ORA INIZIA LA TUA NUOVA VITA--------------------------------------------------------------- È atterrata all’aeroporto di
Fiumicino lo scorso 3 febbraio la prima famiglia siriana in fuga dalla
guerra e giunta in Italia grazie ai Corridoi umanitari di Mediterranean
Hope, il progetto pilota promosso dalla Federazione delle Chiese
evangeliche in Italia (Fcei) e dalla Comunità di Sant’Egidio – dunque
con una significativa valenza ecumenica – che consentirà l’arrivo in
sicurezza, grazie al rilascio di visti per motivi umanitari, e
l’accoglienza nel nostro Paese di un migliaio di profughi stanziati in
Libano, Marocco ed Etiopia.
«Il progetto reagisce all’immobilismo delle politiche europee in materia di tutela e accoglienza dei richiedenti asilo», spiega ad Adista Paolo Naso, responsabile relazioni internazionali di Mediterranean Hope. «La situazione attuale, infatti, è tale per cui i potenziali rifugiati possono trovare accoglienza solo se rischiano la vita attraversando il Mediterraneo con i barconi. Giudicando questo meccanismo irrazionale e immorale, ci siamo chiesti se nella legislazione vigente vi fosse qualche “maglia” che potesse essere usata ed allargata per aprire una strada diversa. L’abbiamo trovata in un articolo del regolamento di Schengen che consente a qualsiasi Paese dell’Unione europea di rilasciare dei visti di ingresso per “protezione umanitaria”, una norma mai applicata ma abbastanza flessibile da consentire l’apertura di “canali umanitari” riservati a richiedenti asilo, soggetti vulnerabili, donne sole, minori non accompagnati, vittime di tratta». Luca Kocci: Corridoi umanitari: dalle Chiese la risposta che l’Europa non trova. Intervista a Paolo NasoIl 29 febbraio è atteso
all'aeroporto di Fiumicino il primo gruppo di profughi dal
Libano, grazie al progetto ecumenico dei “corridoi
umanitari”. 93 persone in tutto, di cui 41 minori. Tra loro
c'è anche Dia, un bimbo di 8 anni che ha perso una gamba sotto i colpi
di un mortaio ad Homs. Sarà accolto dalla Fondazione Zanardi a Bologna
dove gli verrà costruita una protesi
Maria Chiara Biagioni: Corridoi umanitari: un ponte sicuro sopra il mare. In arrivo a Roma 93 profughi da Siria e IraqL'Alto commissario dell'Onu per
i rifugiati: "Nessuna guerra è abbastanza lontana da non riguardarci, i
muri rischiano di isolare interi paesi"
Vladimiro Polchi: Filippo Grandi: "L'Europa sta perdendo se stessa, i bambini affogati nell'Egeo uno scandalo che riguarda tutti"... quattro sacerdoti - don
Emanuele Personeni, don Gianluca De Ciantis, don Andrea Testa, don
Alessandro Nava; parrocchie di Ambivere, Mapello e Valtrighe - hanno
tirato su il gazebo dopo aver vergato una lettera che è un duro atto
d'accusa: contro l'indifferenza, il potere politico e economico,
l'espansionismo e lo sfruttamento dell'Occidente che ha ridotto in
condizioni di disperazione i popoli svantaggiati, oggi in fuga verso i
nostri Paesi. Ambivere, dunque. Scrivono i religiosi: "In Quaresima
abiteremo una tenda. Un po' di cibo. Acqua da bere. Un bagno per
lavarci. Un materasso per dormire. È più di quanto molti esseri umani
possono permettersi. Naturalmente non sarà facile. Abituati ad avere
più del necessario, il necessario sembrerà insufficiente"...
Paolo Berizzi: Quei preti nella tenda: “Noi come i migranti”. Ma il paese li ignora--------------------------------------------------------------- Preferì impegnarsi non nella
polemica politica immediata, ma nel costume, in modo da poter parlare
anche di grandi sistemi, come quando si trovò a fare i conti con una
delle più gravi colpe che secondo lui minacciavano l’essere umano, la
stupidità. Ma in molte delle sue opere si sentiva fortemente il grande
richiamo della metafisica, della religione intesa come riflessione sul
sacro e anche sulle sue derive superstiziose e reazionarie.
Marco Testi: Addio a Umberto Eco, il semiologo che cercò il segno dell’esistenzaVittorio Messori intervistò
Umberto Eco nel 1982 per le pagine del mensile Jesus. Con il grande
studioso, che da giovane, fu dirigente nazionale di Azione Cattolica,
parla del successo de Il nome della Rosa il celebre romanzo
"teologico": ogni verità si confonde con il suo opposto, la virtù
equivale al vizio, Dio si dissolve nel Caos.
Vittorio Messori: QUANDO MESSORI INTERVISTÒ ECO: «DIO? È UN FILOSOFO NON UN INGEGNERE»Intervista al cardinale Ravasi:
«Ho conosciuto Umberto Eco quando sono venuto a Milano, alla Biblioteca
Ambrosiana, che fu il nostro primo “ponte” data la sua nota
bibliofilia. E poi siamo diventati amici, sempre in maniera riservata».
Il cardinale Gianfranco Ravasi, oggi presidente del Pontificio
Consiglio della Cultura, ricorda quelle visite dello scrittore allo
scrigno librario milanese, vera tesoro per chi, come Umberto Eco, a sua
volta possedeva una raccolta – «davvero impressionante», puntualizza
Ravasi – di testi antichi.
Il dialogo epistolare tra il cardinale Carlo Maria Martini e Umberto Eco
Carlo Maria Martini Umberto Eco: IN COSA CREDE CHI NON CREDE?
PDF---------------------------------------------------------------
SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA" Gesù inaugura un rapporto con Dio...... può bastare? !!!
Non abbiamo niente in comune... (vignetta) Dobbiamo sempre portare quella carezza di Dio... Con Pietro, Giacomo e Giovanni saliamo... Abolire la pena di morte... A Pietro, nel primo conclave della storia... Come Pietro, modello del credente, anch'io... Siamo chiamati ad essere i collaboratori... Se la fede ci fa essere credenti... Non è un'eresia pratica... Chi vuol essere grande... Se si perde la dimensione del servizio... Aspiriamo tutti ardentemente al cielo... Chiediamo al Signore di vedere sempre i Lazzari... Una cosa Gesù mi chiede... Sì, è vero, io stesso sono vittima di sogni svaniti... Un gesto... un sorriso... Non perdete il fascino di sognare...Sono
il musicista inglese Peter Philips con Assumpsit Jesus e il Vangelo
della Trasfigurazione ad accompagnarci nel nostro viaggio verso la
Pasqua "in parole e musica" Peter Philips: Assumpsit Jesus (video)Gesù è venuto a liberarci da un modo di vivere la religione che diventa pesante!
Siamo chiamati a suscitare voglia e appetito nel mondo per una vita nuova... E «la nostra fede non è altro che accoglienza di questa vita nuova». Con la certezza che «dietro una Chiesa brava non s’incamminerà mai nessuno, ci faranno solo un applauso e basta».... Ad attirare sarà piuttosto «una Chiesa bella che dentro di sé, i suoi gesti, i suoi sguardi, le sue parole, fa emergere il Figlio e ancor di più il Padre». Sempre «mossi dallo Spirito Santo che è la vita come comunione». Solo così, ha fatto notare, «l’uomo diventa luogo della vita come comunione e come misericordia, luogo della Chiesa, luogo della ecclesialità». (padre Marko Ivan Rupnik, gesuita e direttore del Centro Aletti, meditazione della celebrazione dell’Ora Media, in Aula Paolo VI, con cui è iniziato il Giubileo della Curia Romana, il giorno in cui la Chiesa festeggia la solennità della Cattedra di San Pietro - 22.02.2016 video--------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Febbraio 2016:
"la cura del creato" Dal mese scorso Papa Francesco affida ad un suo videomessaggio le tradizionali intenzioni di preghiera per il mese.
“Il
Video del Papa” è un’iniziativa globale sostenuta dalla Rete Mondiale
di Preghiera del Papa (Apostolato della Preghiera) per collaborare alla
diffusione delle intenzioni mensili del Santo Padre sulle sfide
dell’umanità.
L’intenzione di febbraio è la cura del creato.
Un
invito a prenderci «cura della creazione, perché l’abbiamo ricevuta
come dono da coltivare e proteggere per le generazioni future» è
contenuto nel videomessaggio di Papa Francesco a commento della sua intenzione universale di preghiera per il mese di febbraio.
Letto
in spagnolo e tradotto in dieci lingue, il messaggio pontificio è stato
diffuso sul sito internet dell’Apostolato della preghiera (www.apmej.org).
«Credenti
e non credenti — spiega Francesco mentre scorrono immagini della
bellezza del creato che stridono con altre di inquinamento ambientale —
siamo tutti d’accordo che la terra è un patrimonio comune, i cui frutti
dovrebbero essere beneficio di tutti». Tuttavia, fa notare il Papa,
oggi «la relazione tra la povertà e la fragilità del pianeta richiede
un altro modo di gestire l’economia e il progresso, immaginando un
nuovo stile di vita».
Ecco
perché, è la naturale conseguenza, «abbiamo bisogno di una conversione
che ci unisca tutti» e di essere «liberi dalla schiavitù del
consumismo» per poterci prendere insieme — conclude il Pontefice —
«cura della nostra casa comune».
VIDEOEcco il testo:
Credenti
e non credenti siamo tutti d’accordo che la terra è un patrimonio
comune, i cui frutti dovrebbero essere beneficio di tutti.
La
relazione tra la povertà e la fragilità del pianeta richiede un altro
modo di gestire l’economia e il progresso, immaginando un nuovo stile
di vita.
Perchè abbiamo bisogno di una conversione che ci unisca tutti.
Liberi dalla schiavitù del consumismo.
Questo mese ti rivolgo una richiesta speciale:
Che
ci prendiamo cura della creazione, perchè l’abbiamo ricevuta come un
dono da coltivare e proteggere per le generazioni future.
Prendersi cura della nostra casa comune.
Vedi anche il nostro post precedente: -------------------------------------- Mercoledì delle Ceneri 10 febbraio 2016
Papa
Francesco ha inaugurato nel Mercoledì delle Ceneri, l`iniziativa
"KeepLent", promossa e organizzata dal Servizio per la Pastorale
Giovanile della Prelatura di Pompei (Italia) per annunciare il Vangelo
quaresimale attraverso i social network.
L’applicazione utilizzata da Pompei sarà Telegram, servizio di messaggistica istantanea.
La
modalità per iscriversi è la seguente: bisogna scaricare l’app Telegram
sul proprio smartphone; cercare il canale @PGPompei e unirsi. Ogni
mattina, gli iscritti riceveranno un messaggio con un versetto del
Vangelo del giorno, accompagnato da una nota audio di commento, della
durata di circa un minuto e 30 secondi.
La
riflessione sarà di volta in volta a cura di sacerdoti, catechisti,
educatori di Azione Cattolica, insegnanti di religione, responsabili di
movimenti e associazioni, membri dell’èquipe di Pastorale Giovanile e
del gruppo scout Agesci.
videoCari ragazzi,
Gesù
disse ai suoi discepoli "State attenti a non praticare la vostra
giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro" ... "Quando
fai l'elemosina non suonare la tromba davanti a te" ... "Il Padre tuo,
che vede nel segreto ti ricompenserà".
La parola di Dio ci da il giusto orientamento per vivere bene la Quaresima.
...Il nostro atteggiamento in questa Quaresima sia dunque di vivere nel segreto dove il Padre ci vede, ci ama, ci aspetta.
Certo, anche le cose esteriori sono importanti, ma dobbiamo sempre scegliere e viverle alla presenza di Dio.
Facciamo
nella preghiera, nella mortificazione, e nella carità fraterna quello
che possiamo, umilmente, davanti a Dio. Così saremo degni della
ricompensa di Dio Padre.
Buona Quaresima, la Madonna di Pompei vi accompagni e, per favore, pregate per me
-------------------------------------- TERESA D'AVILA, DONNA IN CAMMINO - HOREB n. 72 - 3/2015
TERESA D'AVILA, DONNA IN CAMMINO HOREB n. 72 - 3/2015 TRACCE DI SPIRITUALITÀ A CURA DEI CARMELITANI EDITORIALE
Spesso
si ritiene che i mistici siano persone privilegiate che percorrono un
cammino diverso rispetto ai cristiani comuni. E, invece, se ci
accostiamo ai loro scritti e al loro vissuto, ci rendiamo conto che
sono persone come noi che, però, si sono lasciate conquistare dallo
sguardo di Dio, e, piano piano, hanno consentito a Lui di farsi
presente nel frammento della loro vita, e così si sono ritrovate nella
storia, nel quotidiano a vivere gli eventi con la stessa passione di
Dio.
Fra
questi mistici, c’è certamente la carmelitana S. Teresa d’Avila di cui
quest’anno ricorre il quinto centenario della nascita (1515-2015).
Teresa, nei suoi Scritti, ci racconta che anche lei era una creatura
come noi, impastata di carne, di ossa e di peccato. Evidenzia anche,
però, che attraverso una faticosa esperienza di ascolto e di preghiera
le è stato concesso di percorrere un “cammino”, il più impegnativo
della vita, che le ha consentito di passare da una esistenza
superficiale e alienata in banalità, a una relazione sempre più viva e
amicale con Dio. Questa relazione vitale con Dio, ci racconta Teresa,
le ha aperto gli occhi facendole conoscere le proprie fragilità, ma
soprattutto l’ha fatta crescere nella consapevolezza di essere,
comunque, figlia amata di Dio e della Chiesa. Grazie a questa presa di
coscienza, in lei è maturata una più profonda umanità, una maggiore
libertà, e una grande generosità.
Ci
dice, ancora, Teresa che l’incontro con Dio, “coltivato” attraverso la
contemplazione del volto umano di Gesù, anziché estraniarla dal mondo,
ha deposto nella sua vita l’ansia e il tormento per i propri fratelli e
per la Chiesa, nella quale si è sentita inserita in modo vitale e con
una missione particolare da compiere. Così, in un’epoca in cui le donne
non avevano voce nella Chiesa e nella società e per lo più restavano
relegate nella cerchia familiare, Teresa, visitata dallo sguardo di
Dio, con coraggio, e sfidando le maglie dell’Inquisizione, si è fatta
promotrice di un processo di rinnovamento nella chiesa, richiamandola,
col suo vissuto e con i suoi scritti, a lasciare una logica di potere e
a seguire la via tracciata dal Signore Gesù. È
in questa prospettiva che riproponiamo l’esperienza di Teresa d’Avila,
esperienza che riteniamo propositiva e profetica per la chiesa e per
l’uomo di oggi. .... Editoriale (PDF) Sommario (PDF)E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
E-mail: horeb.tracce@alice.it
--------------------------------------- RIGENERATI NELLA SUA GRANDE MISERICORDIA (1Pt 1,3) I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA – 2016 - Il calendario degli incontri
RIGENERATI NELLA SUA GRANDE MISERICORDIA (1Pt 1,3) I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA – 2016
promossi dalla Fraternità Carmelitana di Barcellona Pozzo di Gotto (ME) Dal 27 Gennaio al 9 Marzo
presso la sala del convento
dalle h. 20.00 alle h. 21.00 --------------------------------------- 'Un cuore che ascolta - lev shomea' Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9) Traccia di riflessione sul Vangelo della domenica di Santino Coppolino Vangelo: Lc 9,28-36 "Ora avvenne circa otto giorni dopo queste parole... ". L'episodio della Trasfigurazione viene situato da Luca "circa otto giorni dopo" il
primo annuncio della passione, morte e resurrezione di Gesù, e ad esso
è strettamente collegato. Esso ci mostra il senso vero della croce, non
come termine ultimo della vita ma come mistero d'amore di Dio per
l'uomo. E' l'ottavo giorno, il giorno della Resurrezione, il giorno in
cui i due discepoli di Emmaus fanno esperienza del Risorto, è il giorno
del Signore, il 'dies dominica' , principio e fine di tutta la Storia
della Salvezza, 'fons et culmen' della vita della Chiesa. Esso è "l'oggi eterno del cielo che si apre sull'oggi terreno della Chiesa universale" (cit.)
che è rappresentata sul monte da Pietro, Giacomo e Giovanni. E' il
giorno in cui la comunità, nonostante ancora non comprende (9,33), contempla la Gloria del Padre nel volto trasfigurato di Gesù, venendo avvolta e adombrata, come Maria (1,35), dalla 'Nube della Shekinà',
dalla 'Presenza' di un Dio che non uccide più coloro che gli si
approssimano, ma li vivifica e li rende fecondi. E' il giorno di un
nuovo "Shemà!"
...--------------------------------------- Gesù, volto della misericordia del Padre: il suo stile di vita, i suoi gesti“ p. Aurelio Antista,ocarm
(VIDEO INTEGRALE)
ITINERARIO DI FORMAZIONE
PER LA VITA CRISTIANA
Anno 2016
promosso dal
Vicariato "San Sebastiano"
di Barcellona Pozzo di Gotto (ME)
ABITARE LA MISERICORDIA
8 FEBBRAIO 2016
L’evangelista Giovanni conclude l’inno del Prologo con una affermazione solenne: “Dio, nessuno lo ha mai visto. Il Figlio unigenito, che è Dio, ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato” (1,18). Quindi:
se cerchiamo “notizie di prima mano” su Dio, il Padre, se siamo
interessati a conoscere e a fare esperienza del suo mistero e del modo
di relazionarsi a noi, dobbiamo contemplare il volto di Gesù, il
Figlio; dobbiamo non solo ascoltare e accogliere il suo insegnamento,
ma ancor prima, dobbiamo osservare i suoi gesti, i suoi atteggiamenti,
il suo stile di vita.
Nel
contesto dell’Ultima Cena, quindi “alla sera” della sua esistenza
terrena, prima di affrontare la Passione, Gesù –quasi rivisitando con
uno sguardo d’insieme tutta la vita- così prega: “Padre, tu mi hai
amato prima della creazione del mondo. E io ho fatto conoscere loro il
tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore col quale mi hai amato,
sia in essi e io in loro” (Gv 17,24.26).
Di
questo flusso vitale d’amore che dal Padre, attraverso il Figlio,
trabocca sull’umanità, i vangeli mettono in risalto, ripetutamente, la
dimensione della misericordia, perché “il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto” (Lc 19,10).
Gesù di Nazareth, quindi, è davvero l’Icona della misericordia del Padre, con la vita e con l’insegnamento.
Io
intendo richiamare e commentare brevemente, alcuni testi del vangelo da
cui emerge la misericordia e l’agire compassionevole di Gesù.
...
Così
è l’amore misericordioso che Gesù incarna e rende visibile nei suoi
gesti e nelle sue parole. Questo amore gratuito, un amore “a perdere”,
porta frutti abbondanti.
... video integraleGuarda anche i video già pubblicati degli incontri del 2016:
--------------------------------------- L’accoglienza in Gesù e nei suoi seguaci
come sguardo d’amore verso l’altro
don Giovanni Mazzillo, teologo
Messina 28 gennaio 2016,
Biblioteca provinciale
Frati Minori Cappuccini
1) Benevolenza ed accoglienza di Dio
Mi
piace partire da un testo ascoltato a Natale. È di San Paolo a Tito:
«Figlio mio, è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli
uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a
vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà,
nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria
del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato se stesso
per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo
puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone» (Tt
2,11-14). La grazia, la charis, cioè l’amore immeritato e tuttavia
elargito, l’amore che è tenerezza ed eleos, sguardo d’amore di Dio,
tutto ciò, e proprio in tale forma, si è palesato (epéfanē). È la
radice dell’accoglienza, così come lo è della “misericordia”, che altro
non è che “ospitalità” innanzi tutto nel proprio cuore e dentro la
soglia della propria coscienza, di colui che non si deve considerare
“hostis”, nemico, o meglio forestiero, ma hospes, anche se,
paradossalmente, tale termine sembra imparentato originariamente con la
stessa radice1 . Tale accoglienza nasce da uno sguardo di benevolenza,
di benignità, di hesed, in quanto amore fedele2 e di rahamim, in quanto
attaccamento viscerale, materno, di Dio verso i suoi figli3 , anche
verso gli stranieri e persino verso i peccatori. Pertanto sguardo di
hamal, amore e compassione solidale con cui Dio ci solleva e ci prende
con sé4 . I diversi e complementari aspetti di quanto detto sono
raccolti nel greco del Nuovo Testamento, come già nella traduzione dei
LXX, nel termine éleos, più comunemente in relazione con la
“misericordia”. Noi cristiani lo apprendiamo soprattutto da Gesù, che
ci “evangelizza”, offrendoci la bella notizia, che la misericordia è
benevolenza ed accoglienza. Lo è verso i peccatori, gli esclusi e gli
emarginati, ed è una delle tre cose più gravi della legge. Mt 23,23-24:
23: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima sulla
menta, sull'anéto e sul cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi
della Legge: la giustizia [krisis], la misericordia [eleos] e la
fedeltà [pistis]. Queste invece erano le cose da fare, senza
tralasciare quelle»: t¦ barÚtera toà nÒmou, t¾n kr…sin kaˆ tÕ œleoj kaˆ
t¾n p…stin. Eleos, pertanto, con la krisis, strumento di discernimento
e con la pistis, cioè la fede. L’accoglienza, infatti, è la modalità
attraverso cui Gesù esprime il suo amore, veicolato anche attraverso i
suoi sguardi. Lo vediamo già dai primi capitoli del Vangelo di Marco,
che narrano l’approccio liberante di Gesù alle persone solitamente
tenute lontane anche dal semplice contatto: gli indemoniati, le donne
malate, i lebbrosi, i paralitici (Mc 1,23-28; 1,29-34; 1,40-44;
2,3-12). La misericordia di Gesù, che accoglie e crea nuove possibilità
di vita, è ben visibile nella chiamata di Levi, figlio di Alfeo, che
organizza in suo onore un banchetto, al quale siedono «molti pubblicani
e peccatori». Alla reazione di scandalo dei farisei Gesù reagisce
descrivendo nei fatti l’accoglienza di Dio verso i bisognosi di
perdono, assimilati ai malati bisognosi del medico: «Non sono i sani
che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a
chiamare i giusti, ma i peccatori» (la forma verbale kalšsai, chiamare,
esprime persino qualcosa di più dell’accoglienza). L’accoglienza in
quanto tale è espressa testualmente nei Vangeli laddove Gesù invita ad
accogliere (dšcomai dechomai5 ) i bambini. Infatti «preso un bambino,
lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: "Chi accoglie
uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie
me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato"» (Mc 9,36-37).
...
le nostre comunità cristiane devono prendere coscienza della centralità
dell’accoglienza nell’insegnamento di Gesù e nella prassi dei primi
cristiani. Devono pertanto convertirsi dal peccato della xenofobia, che
se altrove arriva alla distruzione del diverso, dei diversi, fino al
genocidio, da noi mai come oggi, si ammanta e imbelletta sotto belle
parole, come la difesa della propria identità, la salvaguardia del
cristianesimo ecc. Ma assume anche la forma della paupero-fobia,
dimenticando che proprio i poveri sono destinatari e protagonisti del
Vangelo e prima ancora del Regno di Dio . Occorre riconciliarsi con
coloro che costituiscono un problema sociale e che sono una sfida
ecclesiale: i poveri, o meglio gli “impoveriti”, cioè coloro che la
società rende poveri, diminuendo di fatto la loro dignità, i loro
diritti e il primo diritto di ciascun essere umano, che è il diritto
alla felicità. In questa riconciliazione con gli “impoveriti” della
terra e della società si pratica la vera accoglienza di Dio e di Gesù,
riprendendo nel cuore, nelle idee e nella progettazione del futuro, la
declamata, ma di fatto trascurata, rivoluzione dell’amore, vera e
propria rivoluzione antropologica, recuperando la rivoluzione
evangelica e sociale di Gesù e dei primi cristiani. Una rivoluzione
nonviolenta, ma che affiora sempre più come storicamente attendibile
nella vita di Gesù e dei primi cristiani. Infatti essa muoveva
dall’intento di “costruire” una comunità di discepoli tale da rinnovare
le 12 tribù d’Israele, con il proposito di annunciare la venuta del
Regno di Dio come mondo nuovo e modo nuovo di essere e di vivere. In
esso gli oppressi e gli “impoveriti”, gli schiavi, le donne e gli
stranieri assunsero l’importanza dei portatori di una inedita e
innovativa socializzazione, mentre le strutture vissute da molti in
maniera sacrale, quali il tempio, la legge, la centralità di
Gerusalemme, venivano relativizzati, a vantaggio delle persone
riscoperte come templi viventi di Dio. Tutto ciò dovette farsi strada
anche contro gli ordini delle autorità religiose e civili del tempo,
che se cercarono di bloccare quest’ultima e definitiva rivelazione
del Dio biblico, non ci riuscirono a motivo di quell’accoglienza del
nuovo e del diverso, dell’altro e degli altri popoli che la
caratterizzava. Sicché l’annuncio del Vangelo e dell’accoglienza da
parte di Dio di Gesù, uno sconfitto morto tra i tormenti sulla croce,
fino alla sua glorificazione, fu e deve restare il cuore di un annuncio
per buona parte ancora da realizzare, ma che tuttavia deve essere
portato ad ogni creatura
L’accoglienza in Gesù e nei suoi seguaci come sguardo d’amore verso l’altro don Giovanni Mazzillo (PDF)--------------------------------------- "Non si tratta di ‘aggiustare’ l’uomo,
ma di farlo rinascere, di farlo risorgere!" Gesù è venuto a liberarci da un modo di vivere la religione che diventa pesante! padre Marko Ivan Rupnik , gesuita e direttore del Centro Aletti Meditazione della celebrazione dell’Ora Media, Giubileo della Curia Romana nel giorno in cui la Chiesa festeggia la solennità della Cattedra di San Pietro Vaticano, Aula Paolo VI 22.02.2016 "Dobbiamo
liberarci dall’idea di «perfezione dell’individuo», perché il
cristianesimo non può promettere a una persona la perfezione ideale, ma
la vita eterna in comunione del corpo di Cristo." ... Gesù è venuto a liberarci da un modo di vivere la religione che diventa pesante! Siamo
chiamati a suscitare voglia e appetito nel mondo per una vita nuova...
E «la nostra fede non è altro che accoglienza di questa vita nuova».
Con la certezza che «dietro una Chiesa brava non s’incamminerà mai
nessuno, ci faranno solo un applauso e basta».... Ad attirare sarà
piuttosto «una Chiesa bella che dentro di sé, i suoi gesti, i suoi
sguardi, le sue parole, fa emergere il Figlio e ancor di più il Padre».
Sempre «mossi dallo Spirito Santo che è la vita come comunione». Solo
così, ha fatto notare, «l’uomo diventa luogo della vita come comunione
e come misericordia, luogo della Chiesa, luogo della ecclesialità». ... La
Chiesa può portare al mondo una trasfigurazione della società, perché
rivela al mondo di essere includente, di essere una Chiesa che include
l’altro e lo coinvolge”. ... “Il cristianesimo non può essere inteso
come sostituzione della religione pagana. Sarebbe un errore tragico.
Non si tratta di ‘aggiustare’ l’uomo, ma di farlo rinascere, di farlo
risorgere”. ...“La nostra fede è un’accoglienza di una vita: è questo
il compito della Chiesa, manifestare a quale grandezza, a quale bontà
siamo destinati e far vedere al mondo ciò che Dio fa quando scorre
attraverso l’umanità” E il
giubileo della Curia è un’occasione propizia, secondo Rupnik, anche per
mettere in guardia dalla tentazione «tremenda di acquisire un carattere
un po’ parastatale», finendo per mettere «nel cuore la funzione, la
struttura, l’istituzione, l’individuo che è in funzione di qualcosa».
Ma «l’individuo non può rivelare altro che se stesso». E sarebbe
scandaloso «far vedere al mondo che viviamo il cristianesimo come
realtà individuale». Dobbiamo invece liberarci, ha esortato Rupnik,
dall’idea di «perfezione dell’individuo», perché «il cristianesimo non
può promettere a una persona la perfezione ideale, ma la vita eterna in
comunione del corpo di Cristo». video---------------------------------------
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Da oggi i milanesi potranno chiamarla via cardinale Carlo Maria Martini: all'arcivescovo di Milano scomparso nel 2012 è stata intitolata via dell'Arcivescovado, strada a lato del Duomo. ... La
targa è stata scoperta dal sindaco Giuliano Pisapia, dal cardinale e
arcivescovo della città Angelo Scola e dal nipote di Martini. Il
sindaco nel suo discorso ha detto che è stato portato «a compimento
quello che i milanesi e non solo, i credenti e non solo, volevano da
tempo: ricordare un grande uomo» e tra i messaggi lasciati dal
cardinale alla città, Pisapia ha sottolineato quello della «capacità di
ascoltare senza giudicare». Dedicare
via dell'Arcivescovado al cardinal Martini è «un segno per la chiesa
ambrosiana, per la città tutta e il territorio ambrosiano che sono
certo avrà eco in Italia e non solo», ha affermato Scola dal palco. «È
una strada che in 22 anni ha attraversato tante volte», ha ricordato
anche la sorella del cardinale scomparso, Marisa Martini. ... Il
dramma dei migranti e l'accoglienza da parte della città di Milano sono
stati temi toccati dal sindaco Giuliano Pisapia nel discorso della
cerimonia di intitolazione di via dell'Arcivescovado al cardinale Carlo
Maria Martini. «Oggi
la sua voce si alzerebbe roca per il disagio, il dolore di vedere che
c'è ancora chi vuole alzare i muri quando si dovrebbero costruire
ponti», ha detto Pisapia parlando del cardinal Martini e ricordando il
richiamo al dovere «irrinunciabile» della solidarietà. «Milano è stata
capace di unire» e «capace di essere se stessa», ha affermato ancora il
sindaco definendo quella dell'accoglienza dei profughi una «sfida
immensa e bellissima che abbiamo vinto». Martini e muri video Milano rende omaggio al cardinale Martini: gli dedica una via accanto al DuomoA
Milano la via dell’Arcivescovado è diventata la via Carlo Maria
Martini. Sono proprio contento. Mi tornano alla mente le tante volte in
cui l’ho percorsa per andare a trovare il cardinale. Ero sempre un po’
emozionato, specie se l’appuntamento era stato fissato per
un’intervista, ma ero anche pieno di gioia intellettuale e morale. Che
cosa voglio dire? Sapevo che l’incontro con l’arcivescovo sarebbe stato
un utilissimo esercizio di ginnastica mentale e che ne avrei ricavato
consolazione. Qualunque fosse l’argomento affrontato, Martini era in
grado di mostrarlo da una prospettiva nuova, mai scontata. Ma la sua
non era la lezione del professore che, dall’alto di una cattedra, ti
annichilisce con la sua sapienza. Era piuttosto la mano tesa dell’amico
che ti aiuta a vedere le cose in modo diverso, senza lasciarti prendere
dallo sconforto ma, al contrario, con tanta fiducia. Ecco
perché, percorrendo la via dell’Arcivescovado, ero contento, come
adesso sono contento che sia diventata via Carlo Maria Martini. E penso
che anche il cardinale lo sia. Non certo perché amasse essere
celebrato, ma perché era affezionato a Milano e alla sua gente, una
città che, persino nei momenti più bui, per lui è sempre stata ciò che
Milano veramente è: non un luogo in cui arroccarsi e incarognirsi, ma
una vera terra di mezzo, laboratorio di fraternità, luogo ideale per
incontrare rispettosamente le diversità e metterle in dialogo.
Una via per il cardinale nella Terra di mezzo di Aldo Maria ValliPer approfondire la figura del Cardinale Martini vedi il nostro Speciale:
Carlo Maria Martini PROFETA DEI NOSTRI TEMPI-------------------------------------- SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Devo dare concretezza alla misericordia di Dio. Come? di p. Pippo Insana
La proposta di Gesù, chiara e concreta: “Ero affamato e non mi hai dato da mangiare; via da me non ti conosco”, significa: o ti impegni a darmi da mangiare o smettila di chiamarti cristiano. Non accetto, non mi interessano le tue catechesi, l’itinerario catecumenale, le tue messe, le tue devozioni, i tuoi voti…… ---------------------------------------------------------------------------------- Questo è il nostro peccato: Dio sempre misericordioso soffre per i bisogni essenziali dei nostri fratelli, sente il loro grido, come a Mosè ci invia ad aiutarli; ma noi trovando pretesti, non ci rendiamo strumenti validi di misericordia, non ci siamo impegnati ad essere veri operatori di misericordia: Dobbiamo cambiare modo di essere Chiesa; dobbiamo diventare Profeti, oggi; non possiamo passare dritti e oltre come il levita e il sacerdote, ma fermarci, abbassarci, dare il nostro tempo, fasciare le ferite, farcene pienamente carico; dobbiamo sentire con Dio il grido dei sofferenti; dobbiamo, come Mosè, sposare la causa del fratello sofferente, bisognoso, fargli sentire la Misericordia del Padre che è eterna; dobbiamo realizzare l’ “OGGI” del Padre di Misericordia’. A noi che abbiamo i conti in rosso nei confronti del Padre e di Cristo che viene a giudicarci sulla nostra mancata misericordia (amore viscerale nei confronti dei miseri), se continuiamo a vivere una fede senza misericordia, saremo scomunicati “Via lontano da me, maledetti nel fuoco eterno”, il Padre misericordioso ci dice CONVERTITEVI: Su, venite, discutiamo Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve” Alla riflessione individuale, trovo interessante che nelle Comunità Parrocchiali nascesse il Laboratorio in cui sull’invito del Padre che ci invita al Pentimento, a cominciare daccapo “discutiamo” per dare attuazione OGGi alla Misericordia del Padre, convertirci (cambiare direzione, modi di fare). .... (p. Pippo Insana - ESTRATTO VIDEO dell'incontro del 22 febbraio 2016 - LE OPERE DI MISERICORDIA CORPORALE.Una rilettura per il nostro tempo - Barcellona P.G.) video--------------------------------------------------------------- Tra reato e peccato esiste un
rapporto di inclusione ed esclusione reciproca: non ogni peccato
costituisce reato ma certamente ogni reato è un peccato, anche se oggi
questa consapevolezza appare indebolita. Come dire che sfera morale e
giuridica vanno distinte ma non sono del tutto separate perché se la
tutela del bene (della persona umana, della vita, dell’ambiente)
appartiene ad un interesse e ad un principio pubblico fondamentale,
risponde anzitutto ad un principio di consapevolezza e responsabilità
morale. Negli ultimi anni, di fronte al rischio di catastrofe ecologica
sembra essersi rafforzata la sensibilità ambientale
Giovanna Pasqualin Traversa: Il degrado ambientale tra reato e peccato. Chi si preoccupa per il rischio di “catastrofe antropologica”?... l’impresa italiana ha
voluto consacrare una giornata di studio e di testimonianza nel
tentativo di risvegliare e rinvigorire l’impegno comune ad opporsi a
questa turbolenza che agita il nostro pianeta sempre più globalizzato
eppure altrettanto frazionato. Gli imperativi per edificare un ethos
comune che affronti questo orizzonte complesso e complicato sono quelli
di sempre ma devono essere declinati con nuovi accenti, liberandoli
dagli stereotipi vagamente moraleggianti: la giustizia, la libertà, la
dignità della persona, la solidarietà, la conoscenza e l’istruzione, la
responsabilità e i diritti individuali e sociali, il lavoro, la fede
autentica e la morale. Queste e altre parole di vita sono state
annodate sotto un denominatore comune che ha dato il titolo al
convegno, il fare insieme...
Gianfranco Ravasi: Fare impresa per creare valori... È un'iniziativa inedita, un
incontro importante, quello tra la Chiesa e l'organizzazione degli
imprenditori italiani: nasce nel segno del dialogo, del confronto
sincero tra posizioni diverse in cerca di convergenze e sintesi comuni,
guarda con impegno condiviso allo sviluppo non solo economico, ma anche
e soprattutto umano e sociale, prova a coniugare l'importanza del
"fare" (l'intraprendenza, il lavoro, la costruzione di qualcosa che non
c'era) caro agli imprenditori con i valori dell'"insieme": la
solidarietà, la comunità, l'inclusione. Con quest'incontro (cui
partecipano economisti, imprenditori, esponenti vaticani, intellettuali
sensibili ai temi dell'etica e dell'economia) si va oltre l'abituale
confronto tra Chiesa e imprenditori cattolici per cercare di inserire
l'impresa in quanto tale dentro un universo di significati positivi...
Antonio Calabrò: Dal valore ai valori: l'inedito incontro tra la Chiesa di Francesco e gli imprenditori italiani---------------------------------------------------------------
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE FRANCESCO IN MESSICO
(12-18 FEBBRAIO 2016)
16 febbraio 2016 Messa con i sacerdoti, religiose, religiosi, consacrati e seminaristi Quinto
giorno di Papa Francesco in Messico: dopo la tappa nel Chiapas,
all’estremo Sud del Messico dove ha avuto luogo l’incontro con le
famiglie e la Messa celebrata nelle lingue degli indios, Papa Francesco
è a Morelia, nello Stato del Michoacán nel Messico centrale, uno dei
nuovi epicentri della narcoviolenza: “Quest’ultima è arrivata - ha
spiegato Lucia Capuzzi, inviata di Avvenire in Messico in un’intervista
al Sismografo - a livelli tali che la popolazione si è organizzata in
armi per difendersi. Le cosiddette ‘autodifese’ – con tutte le sue
ambiguità – dimostra il grado di esasperazione degli abitanti”.
Stando
ai dati riportati dall’Osservatore Romano, negli ultimi 15 anni cinque
sacerdoti sono stati uccisi e solo nel 2014 più di un migliaio di
omicidi hanno insaguinato la città. Oggi ad attendere Papa Francesco ci
sarà anche l’arcivesco di Morelia, il cardinale Alberto Suárez Inda che
ha lanciato numerosi appelli alla pacificazione e alla rinuncia dei
desideri di vendetta e di morte «che — ha ammonito in diverse
circostanze — non producono nulla, solo la distruzione».
Nello
stadio "Venustiano Carranza", il Papa ha celebrato la Messa con i
sacerdoti, religiose, religiosi, consacrati e seminaristi. Anche qui
tanta gente e tanta gioia ad accoglierlo.
video dell'omeliaC’è
un detto tra di noi che dice così: “Dimmi come preghi e ti dirò come
vivi, dimmi come vivi e ti dirò come preghi”; perché, mostrandomi come
preghi, imparerò a scoprire il Dio vivente, e mostrandomi come vivi,
imparerò a credere nel Dio che preghi, perché la
nostra vita parla della preghiera e la preghiera parla della nostra
vita. A pregare si impara, come impariamo a camminare, a parlare, ad
ascoltare. La scuola della preghiera è la scuola della vita e la scuola
della vita è il luogo in cui facciamo scuola di preghiera.
San
Paolo, al suo discepolo prediletto Timoteo, quando gli insegnava o lo
esortava a vivere la fede, diceva: “Ricordati di tua madre e di tua
nonna”. E i seminaristi, quando entravano nel Seminario, molte volte mi
chiedevano: “Padre, io però vorrei fare una preghiera più profonda, più
mentale…”. “Guarda – rispondevo - continua a pregare come ti hanno
insegnato a casa tua. E poi, a poco a poco, la tua preghiera crescerà,
così come la tua vita è cresciuta”. A pregare si impara, come nella
vita.
Gesù
ha voluto introdurre i suoi nel mistero della Vita, nel mistero della
Sua vita. Mostrò loro mangiando, dormendo, sanando, predicando,
pregando che cosa significa essere Figlio di Dio. Li invitò a
condividere la sua vita, la sua intimità e, mentre stavano con Lui,
fece loro toccare nella sua carne la vita del Padre. Fa loro
sperimentare nel suo sguardo, nel suo camminare, la forza, la novità di
dire: “Padre nostro”. In Gesù questa espressione - “Padre nostro” - non
ha il “retrogusto” della routine o della ripetizione. Al contrario ha
il sapore della vita, dell’esperienza dell’autenticità. Egli ha saputo
vivere pregando e pregare vivendo, dicendo: Padre nostro.
E ci ha invitato a fare lo stesso. La
nostra prima chiamata è quella a fare esperienza di questo amore
misericordioso del Padre nella nostra vita, nella nostra storia. La sua
prima chiamata è introdurci in questa nuova dinamica dell’amore, della
filiazione. La nostra prima chiamata è quella ad imparare a dire “Padre
nostro”, come Paolo insiste: “Abbà”.
“Guai
a me se non evangelizzassi!”, dice Paolo, guai a me! Perché
evangelizzare – prosegue – non è una gloria ma una necessità (1 Cor
9,16).
Ci
ha invitato a partecipare alla Sua vita, alla vita divina: guai a noi,
consacrati, consacrate, sacerdoti, seminaristi, vescovi, guai a noi se
non la condividiamo, guai a noi se non siamo testimoni di quello che
abbiamo visto e udito, guai a noi. Non
siamo né vogliamo essere dei funzionari del divino, non siamo né
desideriamo mai essere impiegati dell’impresa di Dio, perché siamo
invitati a partecipare alla sua vita, siamo invitati a introdurci nel
suo cuore, un cuore che prega e vive dicendo: Padre nostro. E
cos’è la missione se non dire con la nostra vita - dal principio alla
fine, come il nostro fratello Vescovo che è morto questa notte - cos’è
la missione se non dire con la nostra vita: Padre nostro?
A
questo Padre nostro noi ci rivolgiamo pregando con insistenza tutti i
giorni. E che cosa gli diciamo in una delle invocazioni? Non lasciarci
cadere in tentazione. Gesù stesso lo fece. Egli pregò perché noi suoi
discepoli – di ieri e di oggi – non cadessimo in tentazione.Quale può essere una delle tentazioni che ci possono assalire? Quale
può essere una delle tentazioni che sorge non solo dal contemplare la
realtà ma nel viverla? Che tentazione ci può venire da ambienti
dominati molte volte dalla violenza, dalla corruzione, dal traffico di
droghe, dal disprezzo per la dignità della persona, dall’indifferenza
davanti alla sofferenza e alla precarietà? Che tentazione potremmo
avere noi sempre nuovamente, noi chiamati alla vita consacrata, al
presbiterato, all’episcopato, che tentazione potremmo avere di fronte a
tutto questo, di fronte a questa realtà che sembra essere diventata un
sistema inamovibile?
Credo che potremmo riassumerla con una sola parola: rassegnazione. E
di fronte a questa realtà ci può vincere una delle armi preferite del
demonio: la rassegnazione. “E che ci possiamo fare? La vita è così!”.
Una rassegnazione che ci paralizza, una rassegnazione che ci impedisce
non solo di camminare, ma anche di tracciare una via; una rassegnazione
che non soltanto ci spaventa, ma che ci trincera nelle nostre
“sacrestie” e apparenti sicurezze; una rassegnazione che non soltanto
ci impedisce di annunciare, ma che ci impedisce di lodare: ci toglie
l’allegria, la gioia della lode. Una rassegnazione che non solo ci
impedisce di progettare, ma che ci frena nel rischiare e trasformare le
cose.
Per questo, Padre Nostro, non lasciarci cadere nella tentazione.
...
Padre, papà, tata, abbà…
Questa
è la preghiera, questa l’espressione alla quale Gesù ci ha invitati.
Padre, papà, abbà, non lasciarci cadere nella tentazione della
rassegnazione, non lasciarci cadere nella tentazione dell’accidia, non
lasciarci cadere nella tentazione della perdita della memoria, non
lasciarci cadere nella tentazione di dimenticarci dei nostri
predecessori che ci hanno insegnato con la loro vita a dire: Padre
Nostro.
il testo integrale video integrale Visita alla cattedrale di Morelia
Erano
circa 600 i bambini del catechismo che hanno accolto ieri il Santo
Padre nella cattedrale di Morelia, dove il Papa si è recato per una
breve visita dopo il pranzo nella Curia.
Nella basilica, Francesco ha portato un omaggio floreale alla Madonna e all'immagine del piccolo José Luis Sánchez del Río, martire della guerra cristera, e ha salutato Lupita, la giovane miracolata dal futuro santo, accompagnata dalla mamma. Rivolgendosi poi ai bimbi festanti, il Pontefice, intervenendo a braccio dall’altare, li ha ringraziati per la visita e l’accoglienza. Uscendo dalla cattedrale, Francesco si è lasciato andare a saluti affettuosi ai ragazzi assiepati in entrambi i lati.
A conclusione del breve incontro, un coro ha sorpreso il Papa regalandogli una canzone composta dagli stessi bambini. le parole del Santo Padre ai ragazzi del catechismo e al coroIn ultimo, il sindaco di Morelia, Jesús Martínez Alfonso Alcázar, ha donato le chiavi della città al Pontefice
videoVedi il nostro precedente post: (all'interno il link a quelli precedenti)
Papa
Francesco: Viaggio in Messico (12-18 FEBBRAIO 2016) / 7 - Incontro con
le Famiglie nello Stadio a Tuxtla Gutiérrez (cronaca, foto testi e
video)-------------------------------------- 16 febbraio 2016
Incontro con i giovani Il
Papa è entrato nello stadio “José Maria Morelos y Pavón” con una
macchinetta elettrica. I giovani urlanti, un tifo da stadio, una gioia
straripante, quasi 40.000 dentro lo stadio, circa 50.000 fuori negli
spazi con i maxischermi. Canti, fazzoletti e bandiere al vento in un
clima di festa, giovani entusiasti in un pomeriggio di sole. In
Messico i giovani sono circa 30 milioni su una popolazione di 125
milioni. Il Papa ha invitato sul palco due ragazze down e le ha
abbracciate: un incontro commovente. I
giovani gridavano il suo nome, altri con abiti tradizionali portavano
dei doni al Pontefice che li ha abbracciati e benedetti, e regalato
loro dei rosari. Quattro
ragazzi hanno poi preso la parola, chiedendo al Papa cosa fare per
recuperare il sogno di avere una famiglia. “Vogliamo sognare formare
una famiglia e vivere una vita misericordiosa” ha detto una giovane
messicana. E un altro: “Vogliamo essere messaggeri di pace, vogliamo
portare una cultura di uguaglianza e rispetto”.
Un
altro giovane ha parlato delle difficoltà, della violenza, del
narcotraffico che segna il loro territorio, come pure delle poche
opportunità di lavoro, di padri e madri che non possono piangere
neanche i loro figli, ed ha chiesto al Papa come si fa ad essere
testimoni di Pace. Infine un quarto giovane ha chiesto a Francesco di
poter continuare ad avere “l’incanto” di vedere e ascoltare coloro che
hanno più bisogno. “Noi giovani vogliamo impegnarci a vincere la
tiepidezza ed il conformismo”, ha aggiunto, chiedendo al Santo Padre di
parlare di Gesù, l’unica vera fonte di speranza.
Molti
tra i presenti erano commossi, non si sa se per la gioia o per
l’intensità emotiva dell’incontro. Papa Francesco ha iniziato parlare
con lo stadio che è diventato subito silenzioso. Tutti erano attenti
per ascoltare il Pontefice.
Le parole del Santo Padre
Buonasera!
A voi, giovani del Messico che siete qui, che state guardando per
televisione, che state ascoltando… E voglio mandare un saluto e una
benedizione alle migliaia di giovani della diocesi di Guadalajara che
sono riuniti nella Piazza San Giovanni Paolo II per seguire quello che
sta succedendo qui; e come loro tanti altri, ma mi hanno informato che
là erano migliaia e migliaia riuniti in ascolto. E così siamo due
“stadi”: la Giovanni Paolo di Guadalajara e noi qui, e poi tanti altri
da tutte le parti.
Già
conoscevo le vostre attese, perché mi avevano fatto arrivare la bozza
di quello che più o meno avreste detto… - è vero! Perché dovrei dirvi
una bugia? – Però mentre parlavate prendevo nota di alcune cose che mi
sembravano importanti per non lasciarle in sospeso…
Vi
dico che, quando sono arrivato in questa terra, sono stato accolto con
un caloroso benvenuto, e ho potuto constatare immediatamente una cosa
che sapevo da tempo: la vitalità, l’allegria, lo spirito festoso del
Popolo messicano. Adesso, dopo avervi ascoltato, ma specialmente dopo
avervi visto, constato nuovamente un’altra certezza, una cosa che ho
detto al Presidente della Nazione nel mio primo saluto. Uno
dei tesori più grandi di questa terra messicana ha il volto giovane,
sono i suoi giovani. Sì, siete voi la ricchezza di questa terra.
Attenzione: non ho detto la speranza di questa terra, ho detto: la
ricchezza.
La
montagna può contenere minerali preziosi che possono servire per il
progresso dell’umanità: è la sua ricchezza, però quella ricchezza
bisogna trasformarla in speranza con il lavoro, come fanno i minatori
quando estraggono quei minerali. Voi siete la ricchezza, bisogna trasformarla in speranza. E
Daniela alla fine ha posto una sfida, e ci ha dato anche la traccia,
sulla speranza, ma tutti quelli che hanno parlato, quando
sottolineavano le difficoltà, le situazioni, affermavano una verità
molto grande, cioè che tutti possiamo vivere ma non possiamo vivere senza speranza. Sentire il domani. Non
si può sentire il domani se prima uno non riesce ad avere stima di sé,
se non riesce a sentire che la sua vita, le sue mani, la sua storia
hanno un valore. Sentire
quello che Alberto diceva: “Con le mie mani, con il mio cuore e con la
mia mente posso costruire speranza; se io non sento questo, la speranza
non potrà entrare nel mio cuore”.
La
speranza nasce quando si può sperimentare che non tutto è perduto. E
per questo è necessario l’esercizio di incominciare “da casa”, da se
stessi. Non tutto è perduto. Io non sono perduto. Io valgo, io valgo
molto. Vi chiedo silenzio
adesso; ciascuno risponda nel suo cuore: E’ vero che non tutto è
perduto? Io sono perduto, sono perduta? Io valgo? Valgo poco? Valgo
molto? La principale
minaccia alla speranza sono i discorsi che ti svalutano, come se ti
succhiassero il valore, e finisci come a terra – non è vero? – come
avvizzito, con il cuore triste… discorsi che ti fanno sentire di
seconda classe, se non di quarta. La
principale minaccia alla speranza è quando senti che a nessuno importa
di te o che sei lasciato in disparte. Questa è la grande difficoltà per
la speranza: quando in una famiglia o in una società o in una
scuola o in un gruppo di amici ti fanno sentire che gli importa di te.
E questo è duro, è doloroso, però succede – o non succede? Sì o no?
[“Si”]. Succede! Questo uccide, questo ci annienta, e questo apre la
porta a tanto dolore. Ma c’è anche un’altra importante minaccia alla
speranza – alla speranza che quella ricchezza, che siete voi, cresca e
dia il suo frutto – ed è farti credere che cominci a valere quando ti
mascheri di vestiti, marche, dell’ultimo grido della moda, o quando
diventi prestigioso, importante perché hai denaro, ma in fondo il tuo
cuore non crede che tu sia degno di affetto, degno di amore, e questo
il cuore lo intuisce. La speranza è imbavagliata da quello che ti fanno
credere, non te la lasciano emergere. La principale minaccia è quando uno sente che i soldi gli servono per comprare tutto, compreso l’affetto degli altri. La
principale minaccia è credere che perché hai una bella macchina sei
felice. Ma è vero che se hai una bella macchina sei felice?
Voi siete la ricchezza del Messico, voi siete la ricchezza della Chiesa. Permettetemi
di dirvi un’espressione della mia terra: no les estoy “sobando el lomo”
– non vi sto “lisciando il pelo”, non vi sto adulando! E
capisco che molte volte diventa difficile sentirsi la ricchezza quando
ci troviamo continuamente esposti alla perdita di amici e di familiari
nelle mani del narcotraffico, delle droghe, di organizzazioni criminali
che seminano il terrore. E’ difficile sentirsi la ricchezza di una
nazione quando non si hanno opportunità di lavoro dignitoso – Alberto, lo hai detto chiaramente –,possibilità
di studio e di preparazione, quando non si vedono riconosciuti i
diritti e questo poi finisce per spingere a situazioni limite. E’
difficile sentirsi la ricchezza di un luogo quando, per il fatto che
sono giovani, li si usa per scopi meschini seducendoli con promesse che
alla fine nono sono reali, sono bolle di sapone. Ed è difficile sentirsi ricchi così. La ricchezza ce l’avete dentro, la speranza ce l’avete dentro, però non è facile, per
tutto questo che vi sto dicendo, e che voi stessi avete detto: mancano
opportunità di lavoro e di studio – l’hanno detto Roberto e Alberto.
Eppure, malgrado tutto questo, non mi stanco di ripeterlo: voi siete la
ricchezza del Messico.
Roberto,
tu hai detto una frase che voglio conservare. Hai detto che hai perso
qualcosa. E non hai detto: Ho perso il cellulare, ho perso il
portafogli con i soldi, ho perso il treno perché sono arrivato tardi…
Hai detto: Abbiamo perso il fascino di godere dell’incontro”. Abbiamo
perso il fascino di camminare insieme; abbiamo perso il fascino di
sognare insieme. E perché questa ricchezza, mossa dalla speranza, vada
avanti, bisogna camminare insieme, bisogna incontrarsi, bisogna sognare! Non perdete il fascino di sognare! Osate sognare! Sognare, che non è lo stesso di essere dormiglioni, questo no!
E
non pensate che vi dica questo – che voi siete la ricchezza del
Messico, e che questa ricchezza con la speranza va avanti – perché sono
buono, o perché sono un esperto, no, cari amici, non è così. Vi dico
questo, e ne sono convinto, sapete perché? Perché come voi credo in
Gesù Cristo. E penso che Daniela è stata molto forte quando ci ha
parlato di questo. Io
credo in Gesù Cristo, e perciò vi dico questo. E’ Lui che rinnova
continuamente in me la speranza, è Lui che rinnova continuamente il mio
sguardo. E’ Lui che risveglia in me, in ognuno di noi il fascino di
godere, il fascino di sognare, il fascino di lavorare insieme. E’ Lui
che continuamente mi invita a convertire il cuore. Sì,
amici miei, vi dico questo perché in Gesù io ho incontrato Colui che è
capace di accendere il meglio di me stesso. Ed è grazie a Lui che
possiamo fare strada, è grazie a Lui che ogni volta possiamo
ricominciare da capo, è grazie a Lui che possiamo dire: non è vero che
l’unico modo di vivere, di essere giovani è lasciare la vita nelle mani
del narcotraffico o di tutti quelli che la sola cosa che stanno facendo
è seminare distruzione e morte. Questo non è vero e lo diciamo grazie a
Gesù. Ed è anche grazie a Gesù, a Gesù Cristo il Signore che possiamo
dire che non è vero che l’unico modo di vivere per i giovani qui è la
povertà e l’emarginazione; emarginazione dalle opportunità,
emarginazione dagli spazi, emarginazione da formazione ed educazione,
emarginazione dalla speranza. E’
Gesù Cristo Colui che smentisce tutti i tentativi di rendervi inutili,
o meri mercenari di ambizioni altrui. Sono le ambizioni altrui che vi
emarginano, per usarvi in tutte quelle cose che ho detto, che sapete, e
che finiscono nella distruzione. E l’unico che mi può tenere ben forte per la mano è Gesù Cristo. Egli fa sì che questa ricchezza si trasformi in speranza.
Mi avete chiesto una parola di speranza: quella che ho da dirvi, quella che è alla base di tutto, si chiama Gesù Cristo. Quando
tutto sembra pesante, quando sembra che ci caschi il mondo addosso,
abbracciate la sua croce, abbracciate Lui e, per favore, non staccatevi
mai dalla sua mano, anche se vi sta portando avanti trascinandovi; e se
una volta cadete, lasciatevi rialzare da Lui. Gli alpini hanno una
canzone molto bella, che a me piace ripetere ai giovani, una canzone
che cantano mentre salgono:“Nell’arte di ascendere, il successo non
sta nel non cadere, ma nel non rimanere caduto”. Questa è l’arte. E chi
è l’unico che ti può afferrare per la mano perché tu non rimanga
caduto? Gesù Cristo, solo Lui. Gesù Cristo che, a volte, ti manda un
fratello perché ti parli e ti aiuti. Non
nascondere la tua mano quando sei caduto. Non dirgli: Non guardarmi che
sto infangato o infangata. Non guardarmi, che ormai non c’è più
rimedio. Solamente lasciati afferrare la mano, e afferra quella mano, e
la ricchezza che hai dentro, sporca, infangata, data per perduta,
comincerà, attraverso la speranza, a dare il suo frutto. Ma sempre con
la mano stretta a quella di Gesù Cristo. Questa è la strada. Non
dimenticate: “Nell’arte di ascendere, il successo non sta nel non
cadere, ma nel non rimanere caduto”. Non permettetevi di rimanere
caduti! Mai! D’accordo? E se vedete un amico o un’amica che ha fatto
uno scivolone nella vita ed è caduto, vai e offri la tua mano; ma
offrila con dignità: mettiti accanto a lui, accanto a lei, ascolta… Non
dire: ti do la ricetta! Non, da amico, con calma, dagli forza con le
tue parole, con il tuo ascolto: quella medicina che si sta dimenticando: l’“ascoltoterapia”.
Lascialo parlare, lascia che ti racconti, e allora, a poco a poco, ti
allungherà la mano, e tu lo aiuterai nel nome di Gesù Cristo. Ma se vai
di colpo, e cominci a fargli la predica, e dai e dai, alla fine,
poveretto, lo lasci peggio di come stava… E’ chiaro? Non staccatevi mai
dalla mano di Gesù Cristo, non allontanatevi mai da Lui. E se vi
allontanate, rialzatevi e andate avanti: Lui capisce cosa sono queste
cose. Perché insieme a
Gesù Cristo è possibile vivere pienamente, insieme a Lui è possibile
credere che vale la pena vivere; che vale la pena dare il meglio di sé,
essere fermento, sale e luce tra gli amici, nel quartiere, nella
comunità, nella famiglia – dopo, Rosario, parlerò un po’ di quello che tu hai detto sulla famiglia.
Per questo, cari amici, da
parte di Gesù vi chiedo di non lasciarvi escludere, non lasciarvi
disprezzare, non lasciarvi trattare come merce. Gesù ci ha dato un
consiglio per questo, per non lasciarci escludere, per non lasciarci
disprezzare, per non lasciarci trattare come una merce: «Siate prudenti
come i serpenti e semplici come le colombe» (Mt 10,16). Le due virtù
insieme. Ai giovani la
vivacità non manca; a volte, manca loro la prudenza, per non essere
ingenui. Entrambe le cose: prudenti ma semplici, buoni. Certo, per
questa strada forse non avrete la macchina ultimo modello, non avrete
il portafoglio pieno di soldi, ma avrete qualcosa che nessuno potrà
togliervi, cioè l’esperienza di sentirsi amati, abbracciati e
accompagnati. E’ il fascino di godere dell’incontro, il fascino di
sognare nell’incontro con tutti. E’ l’esperienza di sentirsi famiglia,
di sentirsi comunità. E’ l’esperienza di poter guardare il mondo in faccia, a testa alta! Senza la macchina, senza i soldi, ma a testa alta! La dignità!
Tre parole che adesso ripetiamo: ricchezza, perché ci è stata data; speranza, perché vogliamo aprirci alla speranza; dignità. Ripetiamo: ricchezza, speranza e dignità [ripetono]. La
ricchezza che Dio ha dato a voi: voi siete la ricchezza del Messico; la
speranza che vi dà Gesù Cristo; la dignità che vi dà il non lasciarvi
“lisciare il pelo”, ed essere merce per il borsellino di altri.
Oggi
il Signore continua a chiamarvi, continua a convocarvi, come fece con
l’indio Juan Diego. Vi invita a costruire un santuario. Un santuario
che non è un luogo fisico, bensì una comunità, un santuario chiamato
parrocchia, un santuario chiamato Nazione. La comunità, la famiglia, il
sentirci cittadini è uno dei principali antidoti contro tutto ciò che
ci minaccia, perché ci fa sentire parte di questa grande famiglia di
Dio. Non per rifugiarci, per chiuderci, per scappare dai pericoli della
vita e dalle sfide; anzi, per uscire ad invitare altri, per uscire ad
annunciare a tutti che essere giovani in Messico è la più grande
ricchezza e pertanto non può essere sacrificata. E perché la ricchezza
è capace di avere speranza e ci dà dignità. Un’altra volta le tre
parole: ricchezza, speranza e dignità. Ma quella ricchezza che Dio ci
ha dato e che dobbiamo far crescere.
Gesù,
Colui che ci dà la speranza, mai ci inviterebbe ad essere sicari, ma ci
chiama discepoli, ci chiama amici. Gesù mai ci manderebbe a morire, ma
tutto in Lui è invito alla vita. Una
vita in famiglia, una vita in comunità; una famiglia e una comunità a
favore della società. E qui, Rosario, riprendo quello che tu hai detto,
una cosa molto bella: “Nella famiglia si impara la vicinanza”. Si
impara la solidarietà, si impara a condividere, a discernere, a portare
avanti i problemi gli uni degli altri, a litigare e a mettersi
d’accordo, a discutere e ad abbracciarsi e a baciarsi. La
famiglia è la prima scuola della nazione, e nella famiglia c’è quella
ricchezza che voi avete. La famiglia è quella che custodisce questa
ricchezza, nella famiglia potete trovare speranza, perché c’è Gesù, e
nella famiglia potete avere dignità. Mai, mai mettete da parte la famiglia! La famiglia è la pietra angolare della costruzione di una grande nazione. Voi
siete ricchezza, avete speranza e sognate… – anche Rosario ha parlato
di sognare –: voi sognate di avere una famiglia? [“Sì”].
Cari
fratelli, voi siete la ricchezza di questo Paese, e quando dubitate di
questo, guardate Gesù Cristo, che è la speranza, Colui che smentisce
tutti i tentativi di rendervi inutili, o meri mercenari di ambizioni
altrui.
Vi ringrazio per questo incontro, e vi chiedo di pregare per me. Grazie!
video del discorso[Alla fine dell’incontro:]
Vi
invito a pregare insieme nostra Madre di Guadalupe, e a chiederle che
ci renda consapevoli della ricchezza che Dio ci ha dato; che faccia
crescere in noi, nel nostro cuore, la speranza in Gesù Cristo; e che
camminiamo nella vita con dignità di cristiani.
[Recita dell’Ave Maria e Benedizione]
E per favore non dimenticatevi di pregare per me! Grazie.
Grande
l’entusiasmo dei ragazzi che hanno cantato assieme al pontefice "Vive
Jesus, el Senor”, facendo volare in aria migliaia di palloncini,
sventolando bandiere e fazzoletti, e realizzando splendide coreografie.
Verso la fine della cerimonia su una delle curve è apparso un mega
striscione con disegnato una colomba. videoUn
entusiasmo troppo travolgente... un giovane cercando di trattenerlo
stava infatti per far cadere il Santo Padre che si è ritrovato
praticamente addosso ad un ragazzo disabile di quelli in prima fila che
stava salutando... "Non essere egoista!", così Papa Francesco ha
rimproverato il ragazzo ...
videoUn saluto dall'aereo per Città del Messico
video integraleVedi il nostro precedente post: (all'interno il link a quelli precedenti)
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SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Papa Francesco per i “venerdì della misericordia” si è recato al Centro Solidarietà don Mario Picchi
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