"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"
|
NEWSLETTER n°13 del 2016
Aggiornamento della settimana -
dal 2 all'8 aprile 2016 -
Prossima NEWSLETTER prevista per il 15 aprile 2016
|
|
|||||||||||||
|
|
SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"2 aprile 2016 - IX Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo
Una giornata di sensibilizzazione promossa dall’Onu http://www.un.org/en/events/autismday/ (Video creato e Montato da: Silvia Pastorelli per Spazio Asperger ONLUS) Il punto di vista di Gianluca Nicoletti:
video--------------------------------------------------------------- BULLISMO -“Mi chiamo Giancarlo Catino e credo nell’amicizia”-
Paola Cortellesi con Marco Mengoni eMatteo Valentini - La Cortellesi racconta la storia di questo studente vittima di bullismo durante tutto il suo percorso scolastico, fatto di insulti, offese e violenza fisica. Dalla trasmissione "Laura E Paola" del 01/04/2016
video--------------------------------------------------------------- ... E se si può comprendere che
un editore, allo scopo di profitto, non si faccia scrupoli a pubblicare
testi di questo genere, altro conto è quello di uno spazio come quello
televisivo - a maggior ragione se alimentato in quanto pubblico da un
canone - che dovrebbe fornire un'informazione che aiuti la crescita
culturale del paese, che non offenda la sensibilità degli italiani
onesti e soprattutto la dignità e il dolore delle famiglie di persone
che per il bene comune hanno sacrificato la vita». Luigi Ciotti
NOTA LUIGI CIOTTI SU PRESENZA SALVATORE RIINA A "PORTA A PORTA"--------------------------------------------------------------- Nuzio Galantino, segretario generale
della Cei, in un'intervista rilasciata a Tv2000 ha preso posizione
rispetto alla puntata di Porta a Porta, sulla Rai, in cui è intervenuto
il figlio del boss mafioso Totò Riina.
“Mi sono rifiutato assolutamente di vedere la trasmissione”, ha detto il vescovo, “e qualora venissi invitato a ‘Porta a Porta’ non andrò per non sedere sulla stessa poltrona. Non ci andrò mai lì dentro. Non sono stato chiamato e spero che non mi chiamino mai. Non si possono fare queste cose per dare spettacolo”. AVVENIRE: Galantino: «Sulla mafia non si fa spettacolo»L’indignazione
degli italiani per l’intervista di Bruno Vespa a Salvatore Riina corre
sul web e sugli scaffali. A Catania, infatti, è apparso ieri su una
vetrina il cartello "In questa libreria non si ordina, né si vende il
libro di Salvatore Riina". L’iniziativa è di due sorelle, Angelina a
Maria Carmela Sciacca, che da cinque anni (a luglio) sono proprietarie
della libreria indipendente 'Vicolo stretto' nel centro storico del
capoluogo etneo.
Gianni Santamaria: Riina da Vespa, web in rivolta: boom di postIl fratello del
magistrato assassinato da Cosa nostra il 19 luglio 1992 interviene per
commentare la presenza del figlio di Riina a Porta a porta. «In quanto
a noi familiari delle vittime di mafia eventi di questo tipo
significano ancora una volta una riapertura delle nostre ferite»,
scrive. «Ci siamo abituati, ma mai rassegnati. La nostra RESISTENZA
continuerà fino all'ultimo giorno della nostra vita».
Salvatore Borsellino: L’INDIGNAZIONE DI SALVATORE BORSELLINODa parte di Vespa, dice don
Tonio Dell’Olio, è stata una prova di forza in Rai. Ma la presenza del
figlio di Riina a Porta a porta è stata soprattutto «una ferita
ulteriore alle tante persone cui sono stati sottratti gli affetti più
cari e un’offesa alla memoria di chi si è trovato a pagare il prezzo
più alto».
Tonio Dell'Olio: «CHI È IMPEGNATO NELL’ANTIMAFIA RIFIUTI DI ANDARE DA VESPA»--------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Paola Regeni, la madre di Giulio, in conferenza stampa al Senato. video«Quello che è successo a Giulio non è un caso isolato», ha denunciato la madre, Paola Regeni. Lo ripetono gli attivisti egiziani sin dal ritrovamento del suo cadavere con chiari segni di tortura, mentre il governo del Cairo nega che pratiche simili vengano commesse sistematicamente dai suoi apparati. La verità su Giulio non è ancora emersa. Ma la sua morte ha portato l’attenzione sul fenomeno delle sparizioni forzate. «Nel diritto internazionale riguardano persone arrestate da agenti dello Stato o in borghese e portate in centri di detenzione ufficiali e non, tenute incommunicado e senza comparire di fronte a un giudice», spiega Riccardo Noury di Amnesty. Il
Corriere della Sera ha deciso di pubblicare online i nomi degli
egiziani vittime di sparizioni forzate dall’agosto 2015 ad oggi, in
base ai dati finora diffusi da due Ong: la Commissione Egiziana per i
Diritti e le Libertà, diretta dall’ex ricercatore di Amnesty Mohamed
Lotfy e il Centro El Nadim della psichiatra Aida Seif Al Dawla. Il
totale è di 533 casi. Molti sono accusati di appartenere alla
Fratellanza Musulmana o di essere dissidenti laici, ma non solo. Dopo
settimane o mesi, alcune vittime riappaiono con segni di tortura e
maltrattamenti. Ma di 396 scomparsi non si sa ancora nulla.
533 sparizioni forzate in Egitto negli ultimi otto mesiLe mamme dei «desaparecidos» e il potere che perderà
La
morte violenta di Giulio Regeni è oggetto di contesa tra governo
italiano e governo egiziano, e (parere personale) finora non era chiaro
chi dei due avrebbe vinto. Non dico “chi avesse ragione”, ma “chi
avrebbe vinto”. Perché pareva (pare ancora, e sempre di più) che a
volere la morte di Giulio fosse un regime, che salda in sé il potere
politico, il potere giudiziario, il potere poliziesco e il potere
militare. Puoi avere ragione, tu padre o madre di un figlio ucciso, ma
quando lotti contro questi poteri coalizzati avrai difficoltà a farla
prevalere.
Una
madre contro un regime, da quando in qua vince? Un regime contro una
madre, da quando in qua perde? Ora però i rapporti di forza cambiano:
non è più “una” madre, ma sono “tante” madri a denunciare la scomparsa
dei loro figli, in modalità coincidenti o concordanti, secondo fasi
ripetitive: rapimento, sequestro, scomparsa per sempre o ricomparsa
dopo giorni del cadavere con segni di tortura. Il governo contro il
quale lotta la madre di Giulio Regeni non deve più spiegare la morte di
Giulio, ma di alcune centinaia o un migliaio e mezzo di ragazzi come
Giulio. Vedo circolare l’elenco di questi ragazzi, le loro facce, la
loro biografia, la loro morte violenta.
...
C’è
stata una lunga trafila di leggi, condanne, assoluzioni e ricondanne,
ma adesso la verità la sappiamo. Se fosse stata la lotta del potere
contro una madre, la madre avrebbe perso, e del caso sapremmo poco o
nulla. Ma è stata la lotta del potere contro “le madri”, e le madri non
potevano perdere. In Egitto pare (per ora diciamo soltanto “pare”) che
siamo a questa svolta. A noi interessa Giulio, perché Giulio è nostro
figlio. Sulla morte di Giulio ci hanno mentito infinite volte, troppe.
Ma ora scopriamo, notizia di ieri, che i ragazzi morti come Giulio in
Egitto sono almeno 533 negli ultimi otto mesi. Le chiamano “sparizioni
forzate”.
La
madre di Giulio (mi scusi, signora, anch’io l’ammiro) da sola non ha la
forza di mettere in crisi il governo dell’Egitto. Guardavo la foto del
capo del governo e, fino a ieri, mi dicevo: “Può cavarsela”. Ma oggi
apprendo che alla madre di Giulio si uniscono le madri di tanti altri
scomparsi. C’è un movimento di madri in Egitto, che si cercano. Guardo
la foto del governatore che loro accusano, immagino i potenti che stan
con lui, e gli dico: “Perderete”. Perché all’inizio questa tragedia
chiedeva “un” atto di giustizia, adesso ne chiede mille o duemila. Se
non fai giustizia perché è difficile, più la rimandi, più diventa
difficile rimandarla ancora. Finché diventa impossibile.
Giulio e gli altri: la forza delle madriQuesto
è il messaggio della mamma di Khaled_Said, una vittima delle tortura
nelle carceri egiziane (al tempo di Mubarak), diretto alla
mamma di Giulio_Regeni. Un ponte di solidarietà tra le
società civili in Egitto e Italia. Video in arabo, sottotitolato in italiano e francese. video-------------------------------------- Signora Regeni, io e altre centinaia
di mamme egiziane ti diciamo che i nostri cuori sono con te, ti
esprimiamo le nostre condoglianze e siamo al tuo fianco, le nostre mani
stringono le tue... E’ tutto quello che possiamo fare, ti diciamo che
la causa di tuo figlio è la nostra e ti diciamo anche che la causa dei
nostri figli è nelle tue mani. La scoperta della verità nella causa di
Giulio riporterà a noi i nostri figli e i nostri diritti. E ti diciamo
anche che i nostri cuori si calmeranno soltanto quando tu e la tua
famiglia otterrete giustizia.
Madre di Amr Ibrahim Metwalli: «Cara mamma di Giulio, io ti ammiro: tu hai rivisto tuo figlio»L’orribile
morte di Giulio Regeni, il dottorando italiano torturato e assassinato
mentre si trovava in Egitto per fare ricerca sul sindacato, ci impone
di osservare più da vicino i saperi prodotti da queste persone sullo
sfondo di rapporti storici, politici e sociali spesso tesi da un capo
all’altro del Mediterraneo.
Amro Ali: Giulio Regeni e gli italiani in Egitto che denunciano il regime--------------------------------------------------------------- Nella guerra siriana non ci sono vincitori, stiamo perdendo tutti.
Il conflitto in Siria iniziato cinque anni fa, è un dramma di interessi, trattative, alleanze provvisorie, scontri sanguinosi, tra pedine armate in un gioco di guerra e di potere. Ad oggi si contano più di 270 mila morti, tra questi moltissimi bambini; almeno la metà della popolazione è stata costretta a lasciare la propria casa, tanti ad abbandonare il paese. I bambini che sono rimasti in Siria convivono quotidianamente con la morte e con la distruzione e hanno urgente bisogno di ricevere aiuti umanitari, in quella che è la più grande crisi umanitaria dalla seconda guerra mondiale. BAMBINI CITTADINI: SIRIA: IL PAESE DELLA GUERRA--------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)La prestigiosa rivista “Forbes” lo
ha inserito tra i 50 personaggi più influenti al mondo. Ed il bello è
che è l’unico italiano di questa “top 50”. Si chiama Domenico Lucano, e
da tre mandati è sindaco di Riace, paesino calabrese di poco più di
duemila abitanti che deve la sua notorietà al ritrovamento dei celebri
bronzi. Molti dei suoi concittadini non però calabresi: arrivano
dall'Afghanistan, dal Senegal, dal Mali, dalla Palestina, dall’Iraq.
Per questo è finito fianco a fianco con Angela Merkel, papa Francesco e
l'ad di Apple, Tim Cook. I redattori lo hanno premiato per le soluzioni
che ha dato ai problemi dell’integrazione. Lucano infatti ha ripopolato
un antico borgo abitato ormai solo da gente anziana con i giovani
immigrati provenienti dalle zone calde del pianeta. Ha dato loro vecchi
ruderi riadattati, ha offerto percorsi di formazione e possibilità di
lavoro nel campo dell’artigianato, della tessitura locale, della
ristorazione e dei bed&breakfast. Insomma: ha dato un futuro a
Riace, incoraggiato anche dall’allora vescovo di Locri Bregantini.
Persino Wim Wenders ha girato in
questi luoghi il bellissimo film “Il Volo” dedicato all’integrazione
tra un ragazzo afghano e uno di Riace, con la partecipazione di Ben
Gazzarra, l’attore preferito di Wenders. “Qui non ci sono centri
d'accoglienza, qui ai migranti diamo una casa vera", dice orgoglioso
Lucano, che nella sua giovinezza ha fatto l’emigrato a Torino, prima di
ritornare nei suoi luoghi natii. Hanno riaperto laboratori di ceramica
e tessitura, alcuni bar, panetterie e persino la scuola elementare. Ci
voleva poco, forse, a ben vedere quella di ripopolare con immigrati i
luoghi da cui sono partiti gli immigrati è l’uovo di Colombo, ma
nessuno aveva avuto le sue intuizioni e il suo coraggio. Nessuno, a
quanto pare, nel mondo.
(fonte: Famiglia Cristiana)
Dal mare sono venuti quei due
gioielli d’arte portati nell’antichità da altri migranti, i greci. E
quelle due statue di bronzo hanno trasformato un paesino
semisconosciuto della Locride nella Riace conosciuta in tutto il mondo.
«Sempre dal mare sbarcarono sulla nostra spiaggia, nel 1998, trecento
kurdi arrivati fin qui a bordo di un veliero sgangherato, e ancora oggi
dal mare arrivano altri stranieri in cerca d’un posto in cui vivere
senza timore d’essere uccisi. L’accoglienza è nel nostro Dna. È la loro
ma anche la nostra speranza e la nostra ricchezza. Non è forse un segno
che il nostro paese abbandonato dagli emigranti calabresi ricominci a
vivere grazie ad altri emigranti?»
Domenico Lucano, detto Mimmo,
riassume così il suo progetto amministrativo, la sua “filosofia” di
sindaco di Riace. Una filosofia che sta facendo rinascere un borgo in
agonia.
...
BENVENUTI A RIACE, DOVE LO STRANIERO È DI CASAMigrazione, il modello Riace
videoNiente
più deserto, niente tende, niente più sabbia sulla faccia. La patria
ora ha il volto delle case di pietra e degli agrumeti di Riace. È così
per un gruppo di rifugiati iracheni di origine palestinese, in
prevalenza famiglie, che hanno trovato un nuovo alloggio in questo
comune celebre per i suoi bronzi. È l’altra faccia della Calabria
xenofoba della guerriglia di Rosarno. Riace è il paese
dell’accoglienza. La scorsa settimana, un terzo gruppo di profughi ha
raggiunto questo paesino di 1.600 abitanti che pare un presepe tra i
monti, anche se è a due passi dal mare, dissanguato dall’emigrazione e
dalla crisi demografica, per insediarsi in case vuote da decenni.
...
L’ALTRA CALABRIA. UNA REGIONE DIVISA TRA ACCOGLIENZA E XENOFOBIA“Sono la ragione della mia esistenza” video-------------------------------------- “Incoraggiamo le nostre comunità
cristiane in Europa a continuare a sostenere il benessere dei rom e a
lavorare attivamente per porre fine a discorsi di odio e all’esclusione
sociale. Dobbiamo camminare insieme”. Lo affermano in una nota
congiunta, alla vigilia della Giornata internazionale dei rom (8
aprile), i segretari generali della Conferenza delle Chiese europee
(Cec) e del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee).
ZENIT: Vescovi europei: “Discriminare i rom è vergognoso”Caro
papa Francesco, siamo un gruppetto di laici, religiosi e sacerdoti che
si è formato attraverso l’amicizia con rom e sinti: una lunga amicizia
fatta di frequentazioni e di vita vissuta dentro i campi.
A vario titolo siamo stati un’espressione dell’UNPReS (Ufficio Nazionale Pastorale Rom e Sinti) della Migrantes, fino a quando, per una riforma infelice, non solo si è demandato alle diocesi la responsabilità pastorale, il che è più che giusto, ma si è abolito l’Ufficio nazionale che sensibilizzava e richiamava l’attenzione su questo ambito e che aveva il compito di preparare specificamente gli operatori pastorali e far sorgere una pastorale specifica e coordinata a livello nazionale. ADISTA: Lettera aperta al papa. Quello che i rom possono insegnare alla ChiesaL'8 aprile è la giornata
internazionale dei gitani. Fino all’11, a Esztergom, un incontro
organizzato dal Comité catholique international pour les tsiganes
(Ccit). Tra accoglienza e razzismo, tra solidarietà e discriminazioni:
il tutto nell'Anno Santo della misericordia. Le riflessioni del
cardinale Veglio e di monsignor Perego (Migrantes)
Raffaele Iaria: ROM E SINTI, L'EUROPA AL BIVIO: SE NE DISCUTE IN UNGHERIA---------------------------------------------------------------
SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA" L'annuncio del Vangelo... La pace è un dono che... Il Vangelo è il libro della misericordia di Dio... Il "sì" di Maria alla volontà di Dio... La Chiesa è Chiesa soltanto se... Dio ci giudica... Io credo, io spero, io amo... Di fronte alla sofferenza, alla solitudine... --------------------------------------------------------------- Il 2 aprile 2005 San Giovanni Paolo II tornava alla Casa del Padre
L'amore non è una cosa che si può insegnare... Lasciate che Cristo dimori nel vostro cuore... Non abbiate paura!...
--------------------------------------------------------------- Che succede nella Diocesi di Messina?
Nomina dell’Amministratore Apostolico “sede vacante” dell’arcidiocesi metropolitana di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela (Italia) Il Papa ha nominato nuovo Amministratore Apostolico sede vacante dell’arcidiocesi metropolitana di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela (Italia) S.E. Mons. Luigi Benigno Papa, O.F.M. Cap., Arcivescovo metropolita emerito di Taranto.
Il messaggio del nuovo Amm. Ap. Ai fedeli dell’Arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela L'annuncio dell'Am. Ap. uscente video--------------------------------------------------------------- Il 4 aprile del 1968 Martin Luther King veniva ucciso a Memphis.
Io ho un sogno... Se avremo aiutato una sola persona a sperare... Sì, è vero, io stesso sono vittima di sogni svaniti... --------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Sotto
l’occhio attento dei media di tutto il mondo, Giovanni Paolo II si
spense alle 21.37 del 2 aprile 2005 nel Palazzo Apostolico della Città
del Vaticano.
Mons.
Leonardo Sandri, sostituto alla Segreteria di Stato, annunciò così la
morte: “Carissimi fratelli e sorelle, alle 21,37, il nostro amatissimo
Santo Padre Giovanni Paolo II è tornato alla Casa del Padre, preghiamo
per lui”, fu cantata la Salve Regina e le campane della Basilica di san
Pietro hanno suonato a lutto.
videoRicorre
oggi l’11.mo anniversario della morte di San Giovanni Paolo II.
Significativamente, quest’anno la ricorrenza cade nella vigilia della
Festa della Divina Misericordia, istituita da Karol Wojtyla, proprio
come avvenne per la sua morte, il 2 aprile del 2005. Sul legame tra
Giovanni Paolo II e la Misericordia, cuore del Giubileo voluto da Papa
Francesco, Alessandro Gisotti ha intervistato il cardinale Angelo
Comastri, vicario generale del Papa per la Città del Vaticano.
R.
– Vorrei partire da un episodio accaduto pochi giorni prima della
partenza per il Cielo di Giovanni Paolo II. Era il 30 marzo del 2005,
era mercoledì, l’ultimo della sua vita. Tutti sapevamo che il Papa si
era aggravato e quindi eravamo un po’ in apprensione, stavamo tutti
pregando per questo motivo. Verso mezzogiorno mi avvisano: “Si è aperta
la finestra dell’appartamento!”. Io chiaramente uscii dal mio ufficio,
corsi in Piazza San Pietro e a mezzogiorno vidi che il Papa si
affacciò. Non riuscì a dire una parola; alzò solamente la mano destra e
tracciò un grande Segno di Croce che fu il suo testamento, il suo
saluto alla Chiesa, il saluto al mondo. Ho saputo dopo cosa accadde
quella mattina. Appena svegliato Giovanni Paolo II ha sussurrato -
perché parlava soltanto in maniera afona, appena percettibile - a suor
Tobiana e a don Stanislao Dziwisz: “Oggi è mercoledì”. Ma non hanno
dato peso alle parole. Passato un po’ di tempo, ha detto di nuovo:
“Oggi è mercoledì”. Ancora una volta hanno ignorato le parole del Papa.
Alle 10 ha detto con un tono un po’ autoritario: “Oggi è mercoledì e io
mi alzo!”. Evidentemente si sono spaventati di fronte a questa
decisione del Papa e hanno tentato di dissuaderlo. Il Papa in modo
irremovibile ha detto: “Oggi è mercoledì ed io mi alzo perché la gente
viene e io non voglio deluderla”. Stava morendo e pensava agli altri.
Quando morì erano i primi Vespri della Festa della Divina Misericordia.
Si potrebbe pensare laicamente si trattasse di una coincidenza, ma le
coincidenze non esistono: era una delicatezza della Divina
Misericordia! Il Papa che tanto aveva parlato e tanto si era speso per
far conoscere questo volto bello di Dio, il volto misericordioso,
veniva accolto nella Comunione dei Santi proprio nel giorno della
Divina Misericordia che lui aveva voluto.
D. - In che modo secondo lei si esprimeva al meglio l’essere testimone di Misericordia in Giovanni Paolo II?
R. - La testimonianza della Misericordia di Giovanni Paolo II mi piace sintetizzarla in due lampade: quella del perdono, fino all’eroismo, e quella dell’annuncio della verità, perché perdono e verità sono due lampade che vengono dalla Misericordia.
La lampada del perdono: pensate che subito dopo l’attentato, quando il Papa era in un lago di sangue, appena ha ripreso un pochino la conoscenza le prime parole che ha detto sono state: “Perdono il fratello che mi ha sparato”. Chiamare in quel momento “fratello” Alì Aĝca richiede un bel coraggio, una bella fede, una bella testimonianza. Ma non solo. Quando il Papa si è ripreso non ha organizzato proteste, scioperi, vendette … soltanto preghiera; preghiera e perdono. Qui si vede il volto bello del cattolicesimo. Ma c’è un’altra lampada: quella della verità. Giovanni Paolo II ha fatto brillare questa lampada con tre Encicliche meravigliose ma anche con tantissimi discorsi. L’Enciclica Vertitas Splendor, l’Enciclica Evangelium Vitae e Fides et ratio. Giovanni Paolo II ha gridato la verità perché la verità è un servizio di Misericordia! Perché il peccato è male e fa male! E non dimentichiamo che Gesù, il misericordioso, Colui che ha detto: “Io sono venuto per i peccatori …”, ha aggiunto anche: “… affinché si convertano”. Giovanni Paolo II ha avuto il coraggio di tenere accese entrambe le lampade: quella del perdono, perché Dio è sempre pronto a perdonare, come ripete molto spesso Papa Francesco, “Dio è sempre pronto a perdonare! Però attenti, il perdono di Dio ci entra dentro quando il cuore si apre”. D.
- L’uomo e il mondo contemporaneo hanno tanto bisogno della
Misericordia, scriveva San Giovanni Paolo II nella Dives in
misericordia, la sua seconda Enciclica del 1980, dopo la Redemptor
hominis. Perché secondo lei ritorna questa esigenza urgente di
Misericordia, negli ultimi Pontefici in particolare?
... -------------------------------------- Nel libro Lasciatemi andare il
cardinale Angelo Comastri ricorda la morte di Karol Wojtyla, le
sensazioni provate in quei giorni e il grande afflusso di fedeli che
arrivò a San Pietro per salutare un padre che aveva ricondotto molti
alla fede
--------------------------------------------------------------- Esce il 6 aprile in Francia il libro
Tibhirine, l’héritage (a cura di Christophe Henning, Paris, Bayard,
2016, pagine 180, euro 14,90), una raccolta di testimonianze di diverse
personalità sui frutti del messaggio di pace e di convivenza tra
cristianesimo e islam dei sette monaci trappisti, sequestrati e uccisi
in Algeria nel 1996. Del libro pubblichiamo, in una nostra traduzione,
la prefazione di Papa Francesco che porta la data del 2 gennaio 2016 e
la postfazione di François Cheng.
L'OSSERVATORE ROMANO: Un segno sulla montagna Prefazione di Papa Francesco al libro «Tibhirine l’héritage»--------------------------------------------------------------- SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Intenzione di preghiera
di Papa Francesco
per il mese di Aprile 2016
Gli
agricoltori, il loro duro lavoro per la terra che è “dono di Dio” e il
giusto compenso che essi dovrebbero ricevere. Questi i temi al centro
del videomessaggio di Papa Francesco sulle intenzioni di aprile
dell’Apostolato di preghiera. "Grazie
piccolo agricoltore. Il tuo contributo è essenziale per tutta
l'umanità. Come persona, figlio di Dio, meriti una vita degna. Però...
mi domando: come vengono retribuiti i tuoi sforzi?
La
terra è un dono di Dio. Non è giusto utilizzarla per favorire solo
pochi, privando la maggior parte dei loro diritti e benefici.
Mi farebbe piacere che tu ne tenga conto e che unisca la tua voce alla mia in questa intenzione: che i piccoli agricoltori ricevano il giusto compenso per il loro prezioso lavoro". VIDEOVedi anche i nostri post precedenti:
-------------------------------------- TERESA D'AVILA, DONNA IN CAMMINO - HOREB n. 72 - 3/2015
TERESA D'AVILA, DONNA IN CAMMINO HOREB n. 72 - 3/2015 TRACCE DI SPIRITUALITÀ A CURA DEI CARMELITANI E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
E-mail: horeb.tracce@alice.it
--------------------------------------- 'Un cuore che ascolta - lev shomea' Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9) Traccia di riflessione sul Vangelo della domenica di Santino Coppolino Vangelo: Gv 20,19-31 I
discepoli hanno ricevuto l'annuncio che il sepolcro è vuoto, ma non
hanno ancora fatto esperienza del Crocifisso Risorto. Sono ancora preda
della paura della morte e non riescono a venirne fuori. Il Cenacolo,
luogo dove il Signore Gesù spezza sé stesso, comunica il suo Spirito e
invia ai fratelli, è diventato la loro tomba. "Il sepolcro di Gesù è
aperto e vuoto, la nostra casa invece è sprangata ed è divenuta un
luogo di morte, come il nostro cuore"(cit.). La
realtà in cui si trovano i discepoli di Gesù nel cenacolo è la
realtà di sempre e di tutti i discepoli di ogni tempo: è il luogo in
cui incontriamo il Signore che non ci lascia mai soli. Egli non ci
salva dalla morte - non ha salvato nemmeno sé stesso - ma nella morte,
nella quale ci troviamo immersi. Le porte sprangate, le nostre
chiusure, non possono fermare il Signore della Vita: alla sua Presenza
la tomba delle nostre paure si spalanca allo splendore della vita e al
dono della gioia. Il suo stare "in piedi, in mezzo" al
nostro cuore, nel cuore della sua Chiesa, è il segno della sua vittoria
sulla morte. Incontrare lui significa risorgere insieme a lui, il
Vivente, sempre presente fra i suoi nel segno della Parola che lo
racconta, nel Pane spezzato, memoriale della sua passione, e nella
carne sofferente e piagata dei Poveri, Sacramento vivente e Santo della
sua Presenza fra gli uomini. Le mani forate e il fianco squarciato sono i segni particolari che lo identificano, le stigmate della sua 'Charitas Sine Modo', del
suo amore senza misura per ogni fratello. Gesù è il Tempio nuovo dal
cui fianco sgorga una sorgente, un fiume d'acqua viva che risana (Ez 47,1-12),
che fa di tutti coloro che sono in esso immersi delle creature nuove,
riplasmate a sua immagine. Prorompe allora il grido di gioia di
ogni credente, come il grido di una donna quando da' alla luce un
figlio, come l'acuto vagito di un bambino dopo il primo respiro. --------------------------------------- Un uomo di nome Giobbe/14 -
Nel cielo della fede anche le nubi
aiutano a sentire Dio L’altra mano dell’Onnipotente di Luigino Bruni L’ordine sacro, separando mediante
il sacrificio espiatorio l’infezione della colpa, che sempre accompagna
l’uomo, dalle sue catastrofiche conseguenze, rende possibile l’idea di
una colpa che non è male reale, malattia della vita, ma imputazione
morale. La colpa diventa allora un disperato artificio, una gabbia per
poter far coesistere l’Onnipotente clemente e misericordioso con il
dolore. (Sergio Quinzio, Un commento alla Bibbia) La
felicità e il dolore di una civiltà dipendono molto dalla sua idea di
Dio. Questo vale per chi crede ma anche per chi non crede, perché ogni
generazione ha un suo ateismo profondamente legato alla sua ideologia
dominante. Credere in un Dio all’altezza della parte migliore
dell’umano, è un grande atto di amore anche per chi in Dio non ci
crede. La fede buona e onesta è un bene pubblico, perché essere atei o
non credenti in un dio reso banale dalle nostre ideologie, rende meno
umani tutti. Nello sviluppo del suo poema all’interno del Libro di
Giobbe, Elihu approfondisce il discorso sul valore salvifico della
sofferenza. E pur seguendo una linea teologica che non convince né
Giobbe né noi, ci suggerisce comunque nuove domande: “Ma se vi è un
angelo sopra di lui, un mediatore solo fra mille, che mostri all'uomo
il suo dovere, che abbia pietà di lui e implori: ‘Scampalo dallo
scendere nella fossa, io gli ho trovato un riscatto’, allora la sua
carne sarà più florida che in gioventù, ed egli tornerà ai giorni della
sua adolescenza” (33,19-26). Il monoteismo biblico è una realtà
tutt’altro che semplice e lineare. Assieme alla grande parola
sull’unicità di Dio del Sinai, antidoto per l’eterna tentazione
idolatrica, scavando nelle scritture ritroviamo viva e feconda anche
una falda che ci dona un Dio con una pluralità di volti. Anche Giobbe,
nei momenti più drammatici del suo processo, ha invocato un Dio diverso
da quello che gli presentava la fede del suo tempo e che lui stesso
aveva conosciuto in gioventù. Giobbe cerca continuamente e con tenacia
un Dio oltre Dio, un ‘Goel’, un fideiussore, capace di garantire e
difendere la sua innocenza e di riconoscere la sua giustizia nei
confronti di quel Dio che lo stava uccidendo ingiustamente. ... L’operazione
etica compiuta da Giobbe, di portata rivoluzionaria, è consistita
allora nel dimostrare l’innocenza della vittima del male, una
rivoluzione di cui noi lettori moderni abbiamo perso il significato più
profondo (le nostre fedi e le nostre non-fedi sono troppo diverse e
lontane). Arrivati a questo punto del suo libro, dobbiamo però
riconoscere anche qualcosa che potrebbe sorprenderci: neanche Giobbe si
è liberato completamente dalla teologia retributiva, perché nella sua
cultura questa liberazione avrebbe significato semplicemente l’ateismo,
o rendere la religione irrilevante. Giobbe, infatti, accusando Dio di
ingiustizia nei suoi confronti e nei confronti delle vittime, continua
a salvare la cornice culturale della visione retributiva o economica
della religione e della vita. E dentro l’orizzonte della fede
retributiva, neanche lui (che è quello che più ha tentato di mettere in
crisi questa teoria religiosa), riesce a riconoscere una duplice
innocenza: quella del giusto sventurato e quella di Dio. Giobbe ha
allora preferito querelare Dio piuttosto che perdere la fede nel Dio
che stava querelando. Solo la
scoperta di un Dio fragile avrebbe potuto salvare la sua innocenza
insieme alla sua fede in un Dio innocente. Soltanto un Dio che diventa
anche lui vittima del male del mondo poteva affermare la propria
giustizia e quella dei poveri giusti. Forse in quella sua attesa di un
Elohim diverso che attraversa l’intero libro e permarrà anche dopo la
risposta di Dio, c’era in Giobbe la domanda di un Dio ancora
sconosciuto capace di accettare la propria impotenza nei confronti del
male del mondo. Insieme alla propria innocenza avrebbe dovuto ammettere
un Dio debole, un Onnipotente impotente di fronte al male e al dolore. ... Noi
siamo capaci di soffrire per le ingiustizie e le cattiverie degli
altri, e gioiamo per l’amore e la bellezza attorno a noi, anche quando
non ne traiamo alcun danno o vantaggio personali. È questa compassione
umana il primo luogo dove possiamo scoprire la compassione di Dio.
L’antropologia è il primo banco di prova di ogni teologia che non
voglia essere ideologia-idolatria. Se Dio non vuole essere un motore
immobile né un idolo, deve soffrire per il male da noi compiuto, deve
rallegrarsi per la nostra giustizia, deve morire con noi sulle nostre
croci. Se noi lo sappiamo fare – quanti padri e madri si inchiodano sui
legni dei figli?! – deve saperlo fare anche Dio. La logica retributiva
non è scomparsa dalla terra. La ritroviamo forte e centrale nella
‘religione’ del nostro capitalismo globale. Il suo nuovo nome è
meritocrazia, ma gli effetti e la funzione sono gli stessi delle
antiche teologie economiche: trovare un meccanismo astratto (mai
concreto) che riesca a garantire, allo stesso tempo, l’ordine logico
del sistema e rassicurare la coscienza dei suoi ‘teologi’. Così, di
fronte agli scarti e alle vittime del Mercato, il circuito ‘morale’ si
chiude riconoscendo la mancanza di qualche merito nei vinti, nei
perdenti (loosers), nei ‘non-smart’, che si ritrovano sempre più
scartati e incolpati per la loro sventura. Al termine del monologo di
Elihu, il libro di Giobbe non ci riporta nessuna risposta né di Giobbe
né degli amici. Giobbe continua a restare muto, a chiamare un altro
Dio. Un Dio che né Elihu, né Giobbe, né l’autore del dramma conoscono
ancora - e forse neanche noi. Ma questo Dio nuovo verrà? E perché tarda
così tanto a venire, mentre il povero continua a morire innocente? L’altra mano dell’Onnipotente di Luigino Bruni (PDF)
L -------------------------------------------- La Fede e il nostro rischio di vivere più vivi e più felici
di p. Ermes Ronchi
Commento II DOMENICA di PASQUA - anno C -
San Gregorio Magno scrive: "A noi giovò di più l'incredulità di Tommaso che la fede degli Apostoli." Vediamo come:
Il Vangelo racconta che erano
chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per paura dei
Giudei e la prima volta Tommaso non era con loro. Gli altri sono
chiusi, Tommaso no, lui va e viene, entra ed esce, in una comunità che è rinchiusa su se stessa gli manca l'aria.
Tommaso è un coraggioso anche verso i suoi amici. Abbiamo visto il Signore, qui, quando tu non c'eri, gli dicono. E lui: se non vedo con i miei occhi non credo.
Tommaso ha la libertà di dissentire, vuole salvare la sua coscienza e la sua intelligenza.
Se Cristo è risorto come fate a restare chiusi qui?
Una
comunità che ha paura, arroccata sulla difensiva, ripiegata su se
stessa non può essere testimone di uno che ha vinto la morte.
Tommaso,
prezioso nostro compagno di viaggio, e come lui sono preziosi tutti
quelli, dentro e fuori la chiesa, che hanno questa mentalità concreta,
realistica, grazie a tutti quelli che vogliono vedere, vogliono
toccare, che non si accontentano del sentito dire, vogliono una fede
che si incida nel cuore.
Tommaso
mostra quale grande educatore fosse Gesù Cristo, maestro di umanità,
l'aveva formato alla libertà interiore, al soffio dello spirito,
all'indipendenza, gli farà anche un piccolo rimprovero, ma dolcemente
come si fa con gli amici.
Che
bello se anche nella Chiesa fossimo in questo modo educati più alla
consapevolezza che non all'obbedienza, più all'approfondimento
della fede, alla libertà di pensiero e di ricerca perché Dio supera
infinitamente ogni nostro pensiero su di Lui, Dio non è ciò che diciamo
di Lui, Egli è oltre ci innalza, ci illumina, ci allarga, ci libera.
...
Beati
quelli che non hanno visto eppure hanno creduto. Beati! grazie a tutti
quelli che credono senza bisogno di segni. Beati! che vuol dire stanno
in piedi, per una vita verticale anche se è notte, anche se hanno mille
dubbi, come Tommaso.
A
quanti credono Dio regala gioia, beatitudine che non significa una vita
più facile, ma una vita intensa e appassionata, ferita e luminosa,
piagata e guaritrice.
La
fede, credetemi o credete a Tommaso e a quanti l'hanno provato è il
nostro rischio di essere più vivi e più felici, il nostro rischio di
vivere meglio.
video-------------------------------------------- Con occhi risorti
Così piaghe e crisi diventano benedizioni
C’è molta resurrezione nell’economia,
nelle imprese, nel mondo del lavoro.
di Luigino Bruni
Resurrezione
è una grande parola della terra. La vita che rinasce dalla morte è la
prima legge della natura, delle piante e dei fiori, che riempiono di
colori e di bellezza il mondo perché ci dicono che la vita è più grande
della morte che la nutre. Le donne e gli uomini rinascono molte volte
nel corso dell’esistenza, ritrovandosi risorti dopo lutti, abbandoni,
depressioni, malattie che li avevano prima crocifissi. Qualche volta
siamo risorti resuscitando qualcun altro dal suo sepolcro, e sono state
queste le resurrezioni più belle e vere. Se la resurrezione non fosse
stata una parola umana, amica e di casa, quelle donne e quegli uomini
di Galilea non sarebbero stati capaci di intuire qualcosa del mistero,
unico, che si era compiuto tra la croce e il giorno dopo il sabato. Se
resurrezione è parola umana, allora è anche una parola dell’economia.
C’è molta resurrezione nell’economia, nelle imprese, nel mondo del
lavoro. La possiamo vedere tutte le mattine, anche in questi tempi di
crisi, soprattutto in questi tempi di crisi. Ma dobbiamo imparare a
vederla, riconoscerla, guardando il mondo con “occhi di resurrezione”.
Non è facile vedere e riconoscere i risorti e le risurrezioni, per
molte ragioni, ma soprattutto perché nei corpi dei risorti ci sono le
stigmate della passione. E le ferite nostre e degli altri ci fanno
paura, fuggiamo da esse e non riusciamo a viverle come l’inizio della
resurrezione e il sacramento che l’accompagna sempre. E cercando la
resurrezione nell’assenza delle piaghe e del dolore, non la troviamo, o
magari la confondiamo con il successo. Non vediamo la resurrezione
perché pensiamo che sia l’anti-croce o l’opposto della passione, e non
il suo compimento. Fuggiamo dai crocifissi e dagli abbondonati, e non
incontriamo i risorti che si trovano soltanto lì. La resurrezione
comincia sulla croce, e i suoi segni sono per sempre. Il Cristo risorto
è la resurrezione del suo corpo ferito. La novità di questa
resurrezione sta anche nella sua corporeità. Il corpo risorto non è
però un ritorno al corpo del giovedì, la resurrezione non è un evento
che cancella i segni della flagellazione e della Via Crucis. Il Cristo
appare con le sue piaghe, la luce della resurrezione non aveva
eliminato le stigmate del venerdì santo. La gloria del risorto non è
allora la gloria dell’eroe antico: la sua è una gloria ferita, umile,
debole. I risorti che appaiono senza piaghe sono fantasmi, illusioni,
sogni, o ideologie, e quindi la loro luce è finta. Le nostre
resurrezioni iniziano mentre gridano gli abbandoni sulle croci. E se
non impariamo a gridare, non impariamo neanche a risorgere. Non capiamo
la logica delle beatitudini se non la guardiamo dalla prospettiva di un
risorto con le stigmate. Le piaghe che restano dopo la resurrezione
sono un elemento fondamentale per capire l’economia della salvezza, ma
anche la salvezza dell’economia. Se le ferite restano nei corpi
risorti, allora non esiste una economia dei crocifissi e una economia
dei risorti. La croce e la resurrezione sono dentro la stessa economia,
dentro la stessa vita. Per trovare le vere resurrezioni nella nostra
società ed economia, dovremmo allora andarle a cercare dove nessuno le
cerca più. Tra le tante imprese che stanno nascendo dagli immigrati e
dalle loro ferite, nelle molte cooperative che fioriscono dentro le
carceri, tra quei giovani che decidono di non lasciare la loro terra e
imparano umilmente gli antichi saperi delle mani, in mezzo a quei
lavoratori che non si arrendono di fronte alle molte ragioni della
proprietà e del mercato e fanno risorgere la loro azienda.
... -------------------------------------------- SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"CI SONO STRUTTURE DI PECCATO PURE DENTRO LA CHIESA - prof. Giuseppe Savagnone Nella Chiesa ci sono delle impostazioni culturali, degli atteggiamenti,delle mentalità che rendono inadeguata la realtà ecclesiale ... I parroci non sono capaci di fare un lavoro cooperativo ..in seminario studiano per diventare ognuno vescovo della propria parrocchia ..
videoLa via della bellezza - prof. Giuseppe Savagnone
Educare le persone a percepire la bellezza... Bisogna che la bellezza illumini!!
video--------------------------------------------------------------- LUIGI BETTAZZI: "Per me il
Concilio Vaticano II è una grande luce, la forza della mia vita e il
mio apostolato", spiega il vescovo emerito di Ivrea, che esprime tutta
la sua soddisfazione nel vedere i principi conciliari rilanciati con
forza da Papa Francesco.
Bologna - Cittadinanza onoraria a Monsignor Luigi Bettazzi „Cittadinanza onoraria a Monsignor Luigi Bettazzi (Video, estratto dal TGR Emilia-Romagna de 05/04/2016 ore 14.00)
video--------------------------------------------------------------- È
sicuramente uno dei versanti più vitali e fecondi della ricerca
teologica, ma, ancora oggi, il paradigma di genere fa molta fatica ad
affermarsi: se, infatti, la categoria di genere appare sempre più come
uno strumento di riferimento obbligato per tutta la teologia,
implicando una trasformazione trasversale in direzione di un completo e
radicale superamento del patriarcalismo, è un fatto che le concezioni
maschili e patriarcali della Divinità dominano ancora praticamente
incontrastate, spesso e volentieri anche all'interno della Teologia
della Liberazione.
---------------------------------------------------------------
SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Papa
Francesco sarà a Lesbo, venerdì 15 aprile, assieme al Patriarca
Ecumenico Bartolomeo, per portare un forte messaggio di solidarietà ai
profughi, sensibilizzare la comunità internazionale e chiedere la fine
di tutti i conflitti nell'area del mediterraneo. ...
Papa Francesco andrà a Lesbo per incontrare i migrantiComunicato ufficiale della Sala Stampa: Visita del Santo Padre Francesco a Lesvos (Grecia)
Accogliendo gli inviti di Sua Santità Bartolomeo, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli e del Presidente della Repubblica di Grecia, Sua Santità Francesco si recherà a Lesvos sabato 16 aprile 2016. Nell’isola, il Santo Padre, Sua Santità Bartolomeo e Sua Beatitudine Hieronimus II, Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, incontreranno i profughi lì ospitati. Visita del Santo Padre Francesco a Lesvos--------------------------------------------------------------- La
visita che Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo
compieranno all'isola di Lesbo il prossimo venerdì 15
aprile - in attesa di una conferma ufficiale da parte
vaticana - è fuori dubbio l'evento "politico" più rilevante e
dirompente nell'ambito della crisi migratoria che colpisce
l'Europa da alcuni anni. È
vero che si tratta di un viaggio squisitamente religioso e pastorale,
nonché ecumenico, ma a nessuno può sfuggire la sua enorme portata
politica di fronte ai tentennamenti dell'Europa che, solo negli ultimi
mesi, si sono tradotti in decisioni poi smentite, piani burocratici
inattuabili, litigi tra governi per concludere infine in trattative che
sembrano di natura commerciale con la Turchia.
Luis Badilla: Francesco e Bartolomeo a Lesbo: un potente messaggio di umanità e fratellanza ma anche un monito per l'EuropaIl Papa che andrà il 16 aprile
a Lesbo sembra dire all’Europa qualcosa di semplice: la direzione presa
con il vertice Ue-Turchia, il respingimento di profughi e migranti
dalla Grecia alla Turchia nell’operazione “uno a uno”, non va nella
direzione giusta per un Continente che si vuole terra del diritto e
della accoglienza. E, essendo Francesco uomo che preferisce i fatti
alle parole, ha deciso di andare, subito e di persona a Lesbo, in uno
di quei campi profughi che sono diventati di fatto delle prigioni.
Forse nessun viaggio papale è mai stato organizzato con tanta rapidità.
Francesco, evidentemente, aveva fretta.
Marina Corradi: Il Papa e la barriera dell'indifferenza--------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Antivigilia di Laetitia:
la fretta della curiosità e
la pazienza della complessità
di
Andrea Grillo
*Andrea
Grillo (Savona 1961) Insegna dal 1994 Teologia dei sacramenti e
Filosofia della Religione a Roma, presso il Pontificio Ateneo S.
Anselmo e Liturgia a Padova, presso l’Abbazia di Santa Giustina.
Tra
gli aspetti più singolari di questa “attesa” della nuova Esortazione
Apostolica “sull’amore nella famiglia” vi è un tensione molto
particolare tra due esigenze opposte:
a)
da un lato, forse a causa di recenti incidenti con alcuni giornalisti,
non vi è mai stato un “silenzio” tanto alto su un testo di prossima
pubblicazione. Chi la conosce non ne parla e chi vorrebbe o dovrebbe
parlarne non ne sa nulla.
b)
d’altro canto ci sono alcuni elementi certi del testo – la lunghezza e
lo “stil novo” – che consiglierebbero una lettura pacata e meditata.
Sembra proprio che Amoris Laetitia non si possa leggere “di corsa”: né
materialmente, perché è un documento molto lungo, né stilisticamente,
perché sembra che sia scritto in una stile “diverso” – come già abbiamo
visto per Evangelii Gaudium.
E
allora? La combinazione di questi due fattori potrebbe rendere i primi
giorni dopo la pubblicazione particolarmente complessi e confusi.
Mi permetto di suggerire tre piccoli rimedi, per diminuire la confusione:
a)
sconsiglio di leggere il documento solo parzialmente: proprio la
lunghezza potrebbe quasi imporre una lettura solo parziale e rapsodica,
ma bisogna resistere. Solo nella sua integralità si comprenderà
veramente ogni parte e il tutto;
b)
sconsiglio di leggere solo le risposte ai problemi più scottanti, ma
consiglio di integrare queste importanti e attese risposte nelle
proposte di vita cristiana, nell’approccio globale alla fede e al
mondo, come delineazione di una “stile cristiano” rinnovato e
convertito;
c)
consiglio di leggere la “letizia dell’amore” con “amore per la
letizia”. Già sono circolate, in questi ultimi giorni, previsioni e
profezie ispirate alla tristezza, alla sventura, al disincanto, alla
sfiducia, alla rassegnazione. Prima ancora di leggere c’è chi dice –
non importa se con speranza o con timore: “Non ci sarà niente di nuovo”.
Non
può esserci mai niente di nuovo se non ci si aspetta nulla. Senza
speranza è sia il disperato sia il presuntuoso. Senza amore per la
gioia, non potremo mai vedere la gioia dell’amore. Così se un Cardinale
di oltre Oceano dice: “Il documento parlerà di matrimonio, non di
divorzio”, pur dicendo una cosa ovvia, sembra volersi difendere dal
testo e dalla storia, ma potrebbe restare sorpreso dal leggere, proprio
nel vangelo, che Gesù non è venuto per i sani, ma per i malati. Strani
paradossi ci riserva la nostra fede nel Kyrios. Per comprenderli
occorre unire alla impazienza della curiosità la pacatezza della
complessità.
(fonte: M m-u-n-e-r-a rivista europea di cultura link diretto all'articolo)
-------------------------------------- ESORTAZIONE APOSTOLICA POSTSINODALE AMORIS LAETITIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI VESCOVI AI PRESBITERI E AI DIACONI ALLE PERSONE CONSACRATE AGLI SPOSI CRISTIANI E A TUTTI I FEDELI LAICI SULL’AMORE NELLA FAMIGLIA L'Esortazione Apostolica post-sinodale “Amoris laetitia”, sull’amore nella famiglia, il cui testo è stato redatto da Papa Francesco al termine dei due Sinodi sulla Famiglia del 2014 e del 2015, è stata presentata oggi nella Sala Stampa Vaticana alle 11.30. Sono
intervenuti il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del
Sinodo dei Vescovi, il cardinale Cristoph Schönborn e i coniugi Miano. video della presentazioneLa
gioia dell’amore che si vive nelle famiglie è anche il giubilo della
Chiesa. Come hanno indicato i Padri sinodali, malgrado i numerosi segni
di crisi del matrimonio, «il desiderio di famiglia resta vivo, in
specie fra i giovani, e motiva la Chiesa». Come risposta a questa
aspirazione «l’annuncio cristiano che riguarda la famiglia è davvero
una buona notizia».
...
il testo integrale AMORIS LAETITIAMisericordia
e integrazione: questo il nucleo dell’Esortazione apostolica
post-sinodale “Amoris Laetitia – La gioia dell’amore”, siglata da Papa
Francesco il 19 marzo e diffusa oggi. Suddiviso in nove capitoli, il
documento è dedicato all’amore nella famiglia. In particolare, il
Pontefice sottolinea l’importanza e la bellezza della famiglia basata
sul matrimonio indissolubile tra uomo e donna, ma guarda anche, con
realismo, alle fragilità che vivono alcune persone, come i divorziati
risposati, ed incoraggia i pastori al discernimento. In un chirografo
che accompagna l’Esortazione inviata ai Vescovi, il Papa sottolinea che
“Amoris Laetitia” è “per il bene di il bene di tutte le famiglie e di
tutte le persone, giovani e anziane” ed invoca la protezione della
Santa Famiglia di Nazareth. L’Esortazione raccoglie i risultati dei due
Sinodi sulla famiglia, svoltisi nel 2014 e nel 2015. ...
Amoris Laetitia. Papa: misericordia e integrazione per tutte le famiglieVedi anche il nostro post precedente:
videoIn attesa della nuova Esortazione Apostolica “Amoris Laetitia”-------------------------------------- Sarebbe
ingenuo attendersi da questo testo delle svolte radicali e improvvise,
dal giorno alla notte, sulle questioni più sensibili (come l'accesso
dei divorziati risposati all'eucarestia) specialmente dato il fatto che
Francesco governa la chiesa insieme ad un episcopato mondiale plasmato
da 35 anni di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Ma è legittimo
attendersi su alcune questioni delle aperture significative che
farebbero seguito e darebbero sostanza ai molti discorsi di Francesco
sul ruolo della legge nella chiesa e sulla cattolicità inclusiva della
chiesa.
Massimo Faggioli: Amoris Laetitia, il documento di papa Francesco su amore, matrimonio e famiglia--------------------------------------------------------------- La missione cambia. Da
attività per Istituti religiosi “specializzati” si riaffaccia ora alla
vita ordinaria di tutta la Chiesa; non è più tanto e solo ad
gentes, in territori lontani tra i pagani, ma intra gentes,
cioè tra i popoli convertiti da secoli. La modernità, prima, e la
post-modernità, ora, con la conseguente secolarizzazione rendono
necessario riproporre l’Evangelo anche tra i popoli di cosiddetta
“antica evangelizzazione”...
Una chiesa dinamica, fedele alle origini, con una spiritualità cristocentrica, una chiesa sinodale, che valorizzi tutto il popolo di Dio, un rinnovamento e un governo della pastorale che manifestino sensibilità ecclesiale, uno stato di missione permanente. Occorre che tutti ci facciamo ponti per l'incontro tra Dio e il mondo Franco Ferrari: MISSIONE IN ITALIA LE ATTESE DEL VESCOVO DI ROMAAnticipazione Opera Poetica
La fiducia illimitata nella potenza della ragione e della parola che l’esprime è uno dei tratti caratteristici della mentalità illuministica della modernità: al culmine dell’esercizio del pensiero, superati gli oscurantismi del passato, la luce della ragione avrebbe realizzato il suo trionfo nella perfetta corrispondenza dell’ideale e del reale. . Bruno Forte: La ragione, la poesia e l'amore divino (pdf)Pubblichiamo
un estratto dal saggio dello storico Andrea Riccardi «Periferie. Crisi
e novità per la Chiesa» (Jaca Book), che esce giovedì 7 aprile. Un
viaggio nelle realtà marginali che si richiama agli appelli di Papa
Francesco.
Andrea Riccardi: Esce il libro di Andrea Riccardi Oggi Gesù abita nelle periferie--------------------------------------------------------------- Mentre l’Italia sta per fare il
più grande investimento della storia sulla banda larga, suor Rosetta
Calì ha pubblicato un libro per la riscoperta dei valori nella rete.
Giuseppe Adernò: Nell'era del Web alla ricerca dei valori---------------------------------------------------------------
Il 5 aprile i follower dei nove account Twitter di Papa Francesco hanno raggiunto quota 28 milioni. Sparsi
ai quattro angoli del globo i follower di @Pontifexin 9
lingue diverse (italiano, inglese, francese, tedesco,
spagnolo, portoghese, latino, polacco, arabo) sono passati da
27 a 28 milioni in 48 giorni
SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Tweet 02/04/2016:
|
||||||||||||||
|
Sei
interessato a
ricevere la nostra newsletter
ma non sei iscritto ? Iscriversi è facile e gratuito. ISCRIZIONE ALLA NEWSLETTER riceverai la newsletter di
"TEMPO PERSO", ogni settimana, direttamente nella
casella di posta elettronica.
|
AVVISI:
1) La newsletter è settimanale;
2) Il servizio di "Lectio" a cura di fr. Egidio Palumbo alla pagina:
http://digilander.libero.it/tempo_perso_2/la_lectio_del_Vangelo_della_domenica.htm
3) Il servizio omelia di P. Gregorio on-line (mp3) alla pagina
http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm