"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°31 del 2016

Aggiornamento della settimana

- dal 6 al 12 agosto 2016 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 19 agosto 2016

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


PREGHIERA DEI FEDELI



OMELIA 


 

 



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 








I NOSTRI TEMPI


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RICORDARE PER RITROVARE L'UMANITÀ' !!
L'8 agosto di 60 anni fa, nella miniera di carbone Bois du Cazier di Marcinelle (Belgio) a causa di un incendio, persero la vita 262 persone, di cui 136 italiani. 
QUANDO I SENZA DIRITTI ERAVAMO NOI.

 
Il cartello dice: Nè cani nè italiani... (vignetta)


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L’8 agosto 1956 in quella miniera belga morirono 262 giovani di 12 nazionalità, 136 erano italiani. Una tragedia europea anche perché il carbone serviva a risollevare le sorti del nostro Paese e del Continente. Chi ignora questa storia non capirà i migranti

  Paolo Di Stefano:   Perché è importante far conoscere Marcinelle ai ragazzi di oggi


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(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)


Da Alqosh a Hiroshima, passando per Aleppo di don Renato Sacco e video-messaggio di Papa Francesco

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Quando capiremo davvero la follia della guerra? Quando smetteremo (Italia in prima fila) di vendere armi a mezzo mondo, compresi quegli Stati che, si sa, sono i principali sostenitori dell’Isis: Arabia Saudita e Qatar. Quando? Ce lo chiedono in tanti che vivono in quella terra: chiudete i rubinetti delle armi!
Oggi il pensiero va alle tante famiglie di Mosul, Alqosh, Karamles, Batnaia, Kirkuk… che mi hanno accolto come un fratello, ai tanti amici Iracheni e Siriani: dal Patriarca di Baghdad Sako, al Vescovo di Aleppo Audo, da p. Paolo Dall’Oglio a p. Ziad e p. Mourad SJ di Aleppo.
Ma, a quanto pare, c’è chi pensa che una nuova guerra in Libia sia una buona soluzione.. 
Ha ragione papa Francesco: “Mentre il popolo soffre, incredibili quantità di denaro vengono spese per fornire le armi ai combattenti. E alcuni dei paesi fornitori di queste armi, sono anche fra quelli che parlano di pace. Come si può credere a chi con la mano destra ti accarezza e con la sinistra ti colpisce?” (5 luglio 2016).
Ma, oggi, è anche la festa della Trasfigurazione, c’è una Luce! Una Luce di vita per ogni creatura.
Guarda il video-messaggio di Papa Francesco in occasione della campagna di Caritas Internationalis per la pace in Siria 5 luglio 2016
  video


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Giovani: l’estate è il tempo giusto per “mettersi al servizio dell’altro e della società”


Sono migliaia i ragazzi che, nel periodo di vacanze, decidono di offrire il loro tempo a favore di chi è meno fortunato o per promuovere la cultura della legalità. Le esperienze di Caritas Padova, Libera e Ipsia Acli
L’estate per molti giovani è il momento giusto per dedicarsi ad attività ed esperienze di volontariato, mettendo a disposizione tempo, competenze, impegno, volontà in progetti concreti di vicinanza, sostegno, aiuto, conoscenza, progettazione.
“Mettersi al servizio dell’altro e della società”:
ecco il fil rouge che accompagna queste iniziative, che sono promosse da Caritas diocesane e associazioni.
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In Siria è in atto una guerra per procura dove i potenti mettono a disposizione le armi e il popolo è costretto ad offrire i morti

Per il Nunzio apostolico in Siria, mons. Mario Zenari, quando il Santo Padre, domenica scorsa nel dopo-Angelus, con riferimento alla guerra siriana che si prolunga da ormai cinque anni, ha denunciato la "mancanza di volontà di pace dei potenti", ha messo il dito sulla vera ragione di questa orrenda tragedia, premesso che le guerre abbiano una ragione. «Purtroppo, ha dichiarato ieri il Nunzio ai microfoni della Radio Vaticana, la Siria è divenuta un campo di battaglia per interessi geopolitici regionali e internazionali.
Sempre di più è diventato evidente che è una guerra per procura; è una guerra molto complicata e qui si esigerebbe – come dice anche il Papa – una volontà più forte, più decisa da parte dei potenti per poter calmare questa terribile guerra. E come in ogni guerra per procura, come diceva il successore di mons. Oscar Romero in El Salvador, mons. Arturo Rivera y Damas, "le potenze offrono le armi e i popoli i morti". In Siria purtroppo questa regola è pane quotidiano. Tra le migliaia di vittime, morti, mutilati, profughi ... i civili innocenti, non belligeranti, sono la stragrande maggioranza e intanto le potenze mondiali e regionali, le loro diplomazie, non riescono a trovare una via per umanizzare e soprattutto chiudere questo conflitto.»
L'orrore di Aleppo.
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Per approfondire:
  • il testo integrale dell'articolo di Radio Vaticana "Nunzio a Damasco: popolazione siriana devastata da guerra per procura"
  • le parole di Papa Francesco nel dopo-Angelus del 07/08/2016
  video

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Forze speciali italiane in Libia - Resistiamo alla guerra!

LA TAVOLA DELLA PACE:
 
«UN ERRORE POLITICO I NOSTRI MILITARI IN LIBIA»
Uomini del Reggimento “Col Moschin”, del Comando subacquei e incursori, del Gruppo intervento speciale dei Carabinieri e dell’Aeronautica. Poche decine di militari che non dipendono dai comandi della Coalizione internazionale, ma rispondono direttamente ai servizi segreti. Flavio Lotti, della Tavola della Pace: «Partecipare alla guerra in Libia non ci metterà al sicuro, ma ci esporrà a nuovi pericoli».
Gli americani dicono “boots on the ground”, stivali sul terreno, quando fanno riferimento alla presenza di militari in un teatro di guerra. Tra gli stivali che stanno calcando il rovente suolo della Libia ci sono anche quelli delle forze speciali italiane, impegnate a sostenere il Governo libico di Fayez al-Sarraj nelle operazioni militari contro l'Isis. Le forze italiane comprendono uomini del Reggimento “Col Moschin”, degli incursori del Comsubin (Comando subacquei e incursori), del Gruppo intervento speciale dei Carabinieri, del gruppo incursori dell’ Aeronautica.
Si tratterebbe di poche decine di militari. ...
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Da più di cinque anni, la guerra che sta devastando tante parti del mondo infuria anche in Libia, a pochi chilometri da casa nostra. Fermiamola! Non lasciamoci coinvolgere! Resistiamo alla guerra!
Aderisci all’appello della Tavola della pace e della Rete della pace e aiutaci ad organizzare una grande Marcia della pace da Perugia ad Assisi il prossimo 9 ottobre. Tra i primi firmatari dell’appello ci sono d. Luigi Ciotti, p. Alex Zanotelli e p. Egidio Canil.
Resistiamo alla guerra!
La guerra continua e ci minaccia sempre più da vicino. Resistiamo alla guerra! Non lasciamoci coinvolgere! Fermiamola!
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Ma non si può parlare di pace e fare la guerra.
Resistere alla guerra, soccorrere le vittime, proteggere la popolazione, accogliere i rifugiati, contrastare i traffici di ami, riunire tutte le istituzioni e forze sociali che vogliono la pace, aprire un dialogo costruttivo con tutti, mobilitare tutte le risorse della politica, della diplomazia e della società civile... le strade della pace sono difficili ma non impossibili. Percorriamole tutte, prima che sia troppo tardi.
Noi ci sentiamo responsabili e vogliamo fare la nostra parte. Poco o tanto che sia.
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Leggi l'appello della Tavola della pace e della Rete della pace: 
  Libia, Resistiamo alla guerra. Non lasciamoci coinvolgere! Fermiamola

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La bella storia di Halkawt Nuri da profugo curdo a cardiochirurgo


Da profugo curdo a cardiochirurgo
"Ho ridato un cuore a mille bambini"
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Halkawt Nuri, 35 anni, è curdo e se oggi è un vero talento della cardiochirurgia pediatrica lo deve nell’odine alla guerra, alla sua famiglia e all’Italia. «Sono nato nella capitale Erbil nel 1980 e già pochi giorni dopo è scoppiata la guerra tra Iran e Iraq – racconta –. La mia infanzia era scandita da bombe e morti, mio padre restava nascosto in casa per non essere preso e mandato a combattere contro gli iraniani in una guerra non nostra». Quella di Nuri era una bella famiglia, ricca delle cose essenziali, amore e cultura. 
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Tra Italia, Stati Uniti e Kurdistan sono ormai oltre 1.100 gli interventi cui ha preso parte come primo operatore o come aiuto, e dietro ognuno c’è una vita unica e irripetibile. «Sono quasi sempre operazioni rischiosissime, ma l’alternativa è lasciarli morire senza nemmeno provare o dare loro una possibilità. Come medici crediamo che una chance vada data a tutti, se necessario ci inventiamo gli attrezzi, in Paesi in cui non esiste nulla non vai per il sottile...». Lì ci sono file di genitori in attesa, non cordate di avvocati pronti a querele, ma Nuri risponde deciso: «L’avvocato sono io stesso, in coscienza devo sapere che ho fatto di tutto: i pazienti sono sempre tre, il bambino e i due genitori, bisogna informarli onestamente, accudirli, tenere viva la speranza». Operazioni che durano dalle 6 alle 8 ore, ma alla fine se salvi una vita ricevi il dono più grande. «Ho visto risorgere pazienti con un 1% di speranza». In fondo è la sua personale guerra da islamico contro l’Isis, «loro a sgozzare, come a Dacca, come a Rouen, e noi qui a salvare a tutti i costi. Sono dei falliti, mostri senza fede. Noi facciamo il lavoro opposto. Io ho il dono della fede, ma ogni persona matura sa dove sta il bene e dove il male, non deve per forza credere per scegliere la giustizia».,
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L’ammiraglio Vincenzo Melone: «Il trend è lo stesso dello scorso anno, ma con un paio di differenze: l’arrivo di unità dall’Egitto e imbarcazioni sempre più arrangiate, più pericolose». Nel 2015 soccorsi 150 mila migranti

  Antonio Macaluso:   Il capo della Guardia Costiera:  «Il mio compito è salvare le vite  Non escludo l’Isis dietro gli sbarchi»


Mentre "decomprimere" è la parola d'ordine di Franco Gabrielli, capo della polizia, che per allentare la tensione vuole spostare i migranti da Ventimiglia, quella di Maurizio Marmo, direttore della Caritas diocesana che gestisce l'emergenza da due mesi, è "accoglienza", che significa restituire dignità al migrante, ma anche permettere alla città di vivere serenamente. E a due mesi dai primi arrivi cominciamo a vedere i primi risultati dello stile con cui lavoriamo.

  Chiara Pelizzoni:   LA CARITAS: «PRIMA DI TUTTO LA DIGNITÀ DEI MIGRANTI»

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Il direttore di Caritas Jerusalem traccia il drammatico quadro della situazione nella Striscia, dove i cristiani sono oggi 1100 a fronte dei 1300 del 2014

 
ZENIT: 
  Gaza. Fuga dei cristiani per paura di una nuova guerra


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FEDE E
SPIRITUALITÀ


 SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"

   Con Pietro, Giacomo e Giovanni saliamo anche noi... (Papa Francesco)
  Non si tratta solo di professare la fede, ma... (S. Ignazio di Antiochia)
  Santa Maria, donna del riposo...  (Don Tonino Bello)
  I cieli e la terra...  (Sal. 148)
  Le vergini stolte, nel significato originario... (Card. Carlo Maria Martini)
  Dio ama chi dona.. (2Cor. 9,7)
 
Gesù a ognuno di noi dice: "Alzati"... (Papa Francesco)
  Il perdono sia sulle labbra e nel cuore di tutti... (Giovanni XXIII)
  L'universo è qualcosa di più... (Papa Francesco)
  L'uomo e la donna, come coppia... (Papa Francesco)
 
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Ricorre il 6 agosto il 38.mo anniversario della morte di Papa Paolo VI, avvenuta il 6 agosto 1978 a Castel Gandolfo, proprio nella Festa della Trasfigurazione.
  L'umiltà è lo spazio...
  Il cristiano alimenta la propria speranza...
  Gesù è colui che conosce l'infermità...
  Io credo, io spero, io amo...

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8 agosto memoria liturgica di San Domenico di Guzman
  Cari amici San Domenico ci ricorda che... (Benedetto XVI)
Siate uomini di fede e di lettere, contemplativi e missionari martiri e apostoli di carità, portate la carezza e la tenerezza di Dio in tutto il mondo arricchendo la Chiesa e incarnando il Vangelo attraverso la predicazione, la testimonianza e la carità. Con queste parole Papa Francesco si è rivolto in spagnolo ai partecipanti al Capitolo Generale dell’Ordine dei Frati Predicatori, i Domenicani...
  Il Papa: domenicani parlate al cuore della gente   (video)
  SAN DOMENICO, IL PREDICATORE CHE SCONFISSE GLI ERETICI COL ROSARIO
  San  Domenico (video)


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Edith Stein: ebrea, filosofa, cattolica convertita, suora, martire. 
Allevata nei valori della religione israelitica, a 14 anni abbandona la fede dei padri divenendo atea. Studia filosofia a Gottinga. Ha fama di brillante filosofa. Nel 1921 si converte al cattolicesimo, ricevendo il Battesimo nel 1922. Nel 1933, assecondando un desiderio lungamente accarezzato, entra come postulante al Carmelo di Colonia.Assume il nome religioso di suor Teresa Benedetta della Croce. Il 2 agosto 1942 viene prelevata dalla Gestapo e deportata nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau dove il 9 agosto muore nella camera a gas. Nel 1987 viene proclamata Beata, è canonizzata da Giovanni Paolo II l’11 ottobre 1998. Nel 1999 viene dichiarata, con S. Brigida di Svezia e S. Caterina da Siena, compatrona dell’Europa.
Nella sua canonizzazione Giovanni Paolo II disse: “Eminente figlia di Israele e figlia della Chiesa”. In effetti Edith era fiera della doppia appartenenza: davanti ai cattolici fiera di essere ebrea, e davanti agli ebrei fiera di essere cattolica. Non era semplice orgoglio, ma gioia di aver conosciuto tutte e due le facce della medaglia, di essere arrivata alla verità di Gesù Cristo, creduto e accettato come perfetto completamento della sua fede di donna ebrea.

  Più si fa buio intorno a noi...
  Edith Stein (S.Teresa Benedetta della Croce) Una grande mistica contro il silenzio colpevole! di p.Alberto Neglia - (video)
  Nel nascondimento e nel silenzio...
  Edith Stein - La ricerca della Verità Estratto dal film "La settima stanza" (1995) di Márta Mészáros. (video)

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11 agosto memoria liturgica di Santa Chiara di Assisi.
La sua vita fu legata a quella di San Francesco di cui seguì l'esempio; fondò l'Ordine femminile delle «povere recluse» (chiamate in seguito Clarisse) e fu la prima donna nella storia della Chiesa a scrivere una Regola per le donne; morì l’11 agosto 1253 e solo due anni dopo fu canonizzata da papa Alessandro IV. 
È patrona della televisione e delle telecomunicazioni.


  Laudato sii, mi Signore...
  SANTA CHIARA, LA NOBILE BAMBINA CHE IMITÒ FRANCESCO ABBRACCIANDO LA POVERTÀ
  La gioia di te, o Signore...
  In me, o Signore, l'umanità ti canta...


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DARE UN VOLTO UMANO ALLA CITTÀ - HOREB 1/2016 (n. 73)

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Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Agosto 2016: "Che lo sport promuova l’incontro fraterno tra i popoli e contribuisca alla pace nel mondo." (videomessaggio)


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Vangelo: Lc 12,32-48
"Non temere, piccolo gregge" dice Gesù ai suoi discepoli ed oggi anche a noi, poiché la paura fa perdere la fede nel Dio Provvidenza ed estromette dal Regno. L'ansia per i beni, che distrugge la vita degli uomini, è di coloro che non sanno che Dio è un Padre che dona largamente e ama i suoi figli fino alla follia. L'unico modo che abbiamo allora per accumulare è condividere ciò che possediamo, divenendo così simili al Padre. "Si possiede infatti solo ciò che si dona. Quello che si trattiene non si possiede ma ci possiede "(cit.). Chi accumula per sé, fa dei beni della terra un idolo, non arricchendo davanti a Dio e fallendo miseramente la sua vita. La condivisione - in ebraico 'tzedaqàh', che significa giustizia - esige quella misericordia che "riempie i burroni e abbassa le montagne e le colline "(3,5). Non si tratta di un moralismo esigente, ma di Vangelo, la buona notizia che Dio - in Gesù - ci è Padre. Per questo Gesù ci invita ad abitare la terra liberi dalla frenesia e dalla brama del possesso, ad attraversarla come fece Abramo, come 'Gherim We Toshavim', come stranieri e pellegrini(cfr. Gen 23,4), senza una dimora stabile, abitando una tenda, sempre alla ricerca di quella futura, dove il Signore ci attende. ...

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"Tenersi pronti all'incontro con un Dio che si china sull'uomo" di p. Ermes Ronchi - XIX Domenica Tempo Ordinario - anno C

Commento
XIX Domenica Tempo Ordinario (Anno C)
Letture Sapienza 18,6-9; Salmo 32; Ebrei 11,1-2.8-19; Luca 12, 32-48
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La nostra vita è viva quando coltiva tesori di speranze e di persone; vive se custodisce un capitale di sogni e di persone amate, per le quali trepidare, tremare e gioire.
Ma ancora di più il nostro tesoro d'oro fino è un Dio che ha fiducia in noi, al punto di affidarci, come a servi capaci, la casa grande che è il mondo, con tutte le sue meraviglie.
Che fortuna avere un Signore così, che ci ripete: Il mondo è per voi! Potete coltivarne e goderne la bellezza, potete custodire ogni alito di vita. Siete custodi anche del vostro cuore: coltivatelo al gusto del bello, alla sete della sapienza.
Mio tesoro è il volto di Dio, l'immagine straordinaria, clamorosa, che solo Gesù ha osato: Dio nostro servitore, che ha nome Amore, pastore di costellazioni e di cuori, che viene, chiude le porte della notte e apre quelle della luce, ci farà mettere a tavola, e passerà a servirci, le mani colme di doni.

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DIRETTA STREAMING - Relazione "A confronto con la Bibbia: il popolo di Dio, popolo delle Beatitudini". p. Alberto Neglia,ocarm

Alle ore 16.30 DIRETTA STREAMING 
dalla sala del convento dei Padri Carmelitani di Barcellona Pozzo di Gotto (ME) 
della relazione di P. Alberto Neglia
"A confronto con la Bibbia: il popolo di Dio, popolo delle Beatitudini"
L'incontro si svolge nell'ambito della Settimana di Spiritualità 2016 (4/9 agosto)
IL SOGNO DELLA COSTITUZIONE ITALIANA 
I 70 anni della Repubblica 
  video

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Visitare i malati di Enzo Bianchi

Visitare i malati
di Enzo Bianchi
Tra tutte le azioni di misericordia corporale, quella di visitare i malati appare la più attestata nella storia del cristianesimo, anche perché tutte le altre azioni solitamente sono rivolte a corpi di uomini e donne che non fanno parte della propria famiglia, mentre visitare, curare e assistere i malati è un’azione che prima o poi tocca a ognuno di noi, almeno nei confronti di quelli legati a noi da parentela o con i quali viviamo. Tuttavia visitare i malati resta un’azione difficile, faticosa, sovente oggi tralasciata per molte ragioni che sembrano esonerarci dalla concreta azione, corpo a corpo, nei loro confronti.
Il processo di una crescente medicalizzazione, l’organizzazione settoriale della medicina e lo sviluppo scientifico hanno progressivamente sottratto il malato ai “suoi”, così che, di fatto, tutti noi siamo obbligati ad affidarne ad altri la cura. Ivan Illich, attraverso paradossi sempre intelligenti, affermava che il cristianesimo diventò debole quando la comunità cristiana delegò la cura dei malati agli ospizi, la cura dei pellegrini e degli stranieri alle foresterie. Perché una volta affidata ad alcuni la cura dei malati, se è pur vero che si apre una via alla specializzazione e a una maggiore competenza, d’altro lato non si pratica più quel servizio concreto che il malato richiede. Oggi tutti noi possiamo constatarlo: la vita si è fatta complessa, i ritmi di lavoro accelerati e non c’è più tempo per fare visita ai malti in ospedale oppure soli a casa. Abbiamo mille scuse per diradare queste visite, sempre brevi, anche – diciamo – per esigenze dell’organizzazione medica. ...
Ma chiediamoci: perché visitare gli infermi? Perché noi umani prima o poi siamo tutti segnati dall’infermità, dalla malattia, a volte passeggera, a volte un cammino verso la morte. Quando diventiamo malati, in qualche modo diventiamo poveri anche se eravamo ricchi, diventiamo deboli anche se eravamo forti, diventiamo bisognosi anche se eravamo autonomi. Dopo la solidarietà nel peccato, la seconda solidarietà universale che sperimentiamo e viviamo è quella dell’infermità. La malattia è parte integrante della nostra vita, la sofferenza non può essere rimossa, e comunque, per andarcene da questo mondo quasi sempre dobbiamo passare attraverso una diminutio della forza, delle facoltà, della salute. La vecchiaia, che è una malattia, e la malattia vera e propria ci attendono come fatica del duro mestiere di vivere e come tempo in cui, a causa della sofferenza, risuonano le domande fondamentali circa il senso dell’esistenza, la qualità della vita, la dignità umana, il destino, la verità delle relazioni…
  Visitare i malati

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Ma non è «grande» il Dio che si invoca per uccidere di Giovanni Mazzillo

Ma non è «grande» il Dio 
che si invoca per uccidere 
di Giovanni Mazzillo
Teologo
Il Dio biblico che ha offerto l’alleanza (fondamentale anche nell’islam, nella riproposizione coranica che il Dio che si rivela è unico, vero e solo Dio) non è né può essere a tal punto “padrone del patto” stipulato con Abramo e poi Mosè (Lacan) da contraddirsi. Ciò accadrebbe nel momento in cui Colui che ha prescritto “Non uccidere”, dando a questo imperativo il valore di un assoluto (collegato al rispetto della sua immagine nell’essere umano) obbligasse a uccidere in nome suo. Non può farlo, perché contraddirebbe se stesso. Dio non può comandare a nessuno di uccidere, nemmeno in suo nome. Se non si arriva a stabilire questo, ogni deriva religiosa è possibile e il senso dell’Assoluto, che è Dio, è alla mercé di ogni forma di assolutismo (religioso, politico, idealistico). I casi contrari registrati nella Bibbia sono da esaminare in modo attento con differenziate e corrette ermeneutiche. Gli stermini ordinati in caso di guerra, l’episodio della figlia di Jefte ecc., sono casi eccezionali e comunque riconducibili a situazioni straordinarie, nelle quali l’interpretazione umana del volere di Dio come tale appare senz’altro problematica anche dal punto di vista biblico.
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Quando si dice che gli eccidi e le stragi e i delitti inumani perpetrati in nome di Dio non sono atti di una religione, si vuol dire che non sono quelli di una religione che sia degna di tale nome. Non si può infatti uccidere in nome di Dio, gridando «Dio è grande», perché dicendo questo, si afferma nei gesti il contrario. Si afferma che quel Dio che uccide e vuole uccidere non è più Dio, ma solo ciò che il violento immagina come tale.


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Le visioni interiori di madre Teresa di Calcutta e la notte dell’anima secondo il postulatore Brian Kolodiejchuk

 
Alver Metalli: 
  Il volto della misericordia nel tempo di Bergoglio


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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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Che cosa significa essere buon samaritani, oggi?
Essere Chiesa oggi? di Rosario Giuè

Estratto intervento inserito nell'ambito della SETTIMANA DI SPIRITUALITÀ 4-9 AGOSTO IL SOGNO DELLA COSTITUZIONE ITALIANA I 70 anni della Repubblica ci interpellano come cristiani

  video

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Il Papa alla squadra dei rifugiati: siate grido di fratellanza e pace


Papa Francesco ha scritto una breve ma intensa lettera alla squadra di rifugiati che, per la prima volta nella storia, partecipa alle Olimpiadi grazie a una iniziativa congiunta del Comitato Olimpico internazionale (Cio) e dell'Onu che manda un forte messaggio di sostegno ai rifugiati in tutto il mondo in un momento in cui guerre e povertà stanno facendo aumentare ogni giorno di più il numero di persone costrette ad abbandonare i propri Paesi.
Prima il Papa in un tweet aveva fatto gli auguri a tutti gli atleti presenti a Rio de Janeiro, dopodiché ha voluto sostenere con un messaggio, pubblicato dalla Radio Vaticana, il primo team olimpico formato da 10 atleti che hanno ricevuto protezione umanitaria in diversi Paesi del mondo e che insieme gareggeranno ai Giochi olimpici.
«Cari fratelli - ha scritto Papa Francesco, citando uno a uno tutti i nomi degli atleti - voglio farvi pervenire il mio saluto e il mio desiderio di successo in queste Olimpiadi. Che il coraggio e la forza che portate dentro possano esprimere attraverso i Giochi Olimpici, un grido di fratellanza e di pace. Che, tramite voi tutti, l'umanità comprenda che la pace è possibile, che con la pace tutto si può guadagnare; invece con la guerra tutto si può perdere. Desidero - conclude il Papa - che la vostra testimonianza faccia bene a noi tutti. Prego per voi e per favore vi chiedo di pregare per me. Che Dio vi Benedica». Un messaggio di speranza e vicinanza firmato: «Fraternamente, Francesco». 
Della squadra fanno parte 10 atleti, 6 uomini e 4 donne: ci sono due nuotatori siriani, due judoka della Repubblica Democratica del Congo e sei corridori provenienti da Etiopia e Sud Sudan. Sono tutti fuggiti da violenze e persecuzioni e hanno cercato rifugio in altri Paesi.
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Benin, quell’ospedale che unisce cristiani e musulmani
Storie di convivenza tra credenti in Cristo e islamici. Viaggio a Tanguiéta dove sorge un centro medico fondato dai Fatebenefratelli. Parlano il direttore, fra Fiorenzo Priuli, e Cheikh Moussa Aboubacar, califfo del Niger
«La convivenza tra cristiani e musulmani, qui in Benin, è serena: dico spesso che se i rapporti tra i fedeli delle due religioni fossero ovunque così, non assisteremmo ai drammi che oggi insanguinano tante aree del mondo!». Sono parole di fra Fiorenzo Priuli, 70 anni, medico chirurgo, un faro per migliaia di pazienti africani, consulente dell’Oms (Organizzazione mondiale della Sanità) per l’Aids e le malattie infettive, insignito della Legion d’onore dal presidente della Repubblica francese. Di sé dice: «Sono grato al Signore che mi ha chiamato a collaborare con Lui nella meravigliosa opera di curare chi soffre e custodire la vita». Da oltre 40 anni vive in una cittadina nel nord del paese, Tanguiéta, dove dirige l’ospedale Saint Jean de Dieu, un polo d’eccellenza della medicina africana, fondato nel 1970 dai religiosi dell’Ordine ospedaliero San Giovanni di Dio, noti come Fatebenefratelli. All’epoca offriva 82 posti letto, oggi sono 415.  ...
Obiettivo comune: la cura ... 
I piccoli pazienti ...
Le autorità religiose ...
L’amicizia con il califfo di Kiota ...
Di padre in figlio ...
La situazione in Niger ...
La presenza cattolica ... 
Fratellanza feconda ...

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Il compito delle religioni nell’Europa di oggi? Individuare una sintesi, inedita, tra ragione ed emozione. L’attuale società europea in piena crisi, economica, politica e soprattutto culturale (compresi i numerosi conflitti a livello familiare) ci pone davanti ad una grande sfida: cercare, insieme, nuovi modelli per costruire una «civiltà della libertà responsabile».  
Con questo appello dell’arcivescovo di Monaco di Baviera, cardinale Reinhard Marx, per un contributo fattivo dei cristiani alla società europea si è conclusa a Salisburgo la tradizionale «Hochschulwoche», la settimana di riflessione e studio delle facoltà teologiche austriache che, a partire dal 1931, dibatte di questioni di attualità tra teologia e altre discipline.


  Maria Teresa Pontara Pederiva:   Salisburgo, la teologa Mohagheghi: “Delira chi ritiene che il fondamentalismo abbia a che fare con la religione”

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 FRANCESCO
 


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07/08/2016:

  Ai gesti di odio e distruzione opponiamo...


08/08/2016:

  Quando in una famiglia c'è il dialogo...


09/08/2016:

  Chiediamo che vengano rispettati i popoli indigeni...

10/08/2016:

  Una società con culture diverse deve cercare...

12/08/2016:

  Nella confessione incontriamo...

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Viaggio di Papa Francesco in Polonia - XXXI Giornata Mondiale della Gioventù - Veglia di preghiera con i giovani - Il Signore benedica i vostri sogni. (testi, foto e video)


 30 luglio 2016
Il Papa è arrivato con dieci minuti di anticipo rispetto al programma, alle 18.50, al Campus Misericordiae, luogo della Veglia con i giovani e della Messa con cui si concluderà la XXI Giornata mondiale della gioventù.
Come primo atto, Francesco ha attraversato la Porta Santa tenendo per mano sei giovani, tre ragazzi e tre ragazzi, in rappresentanza dei 5 Continenti (l’America ha due rappresentanti, uno per l’America del Nord e l’altro per l’America del Sud).
Poi, con un altro “fuori programma”, ha invitato questi stessi giovani sulla “papamobile” per fare con lui il giro del Campus, suscitando reazioni di grande stupore, mentre Francesco sorrideva contento. È iniziato così il giro in tutti i settori della grande area a 12 chilometri da Cracovia, al termine del quale tre giovani hanno portato la loro testimonianza e indirizzato al Papa delle domande.
      testi delle testimonianze dei ragazzi

  il testo integrale del discorso del Papa
  video del discorso
Segue l'esposizione del Santissimo e l'adorazione
     video integrale

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«L’attesa della beatitudine eterna non ci dispensa dall’impegno di rendere più giusto e più abitabile il mondo» Papa Francesco Angelus 07/08/2016 (testo e video)


Gesù oggi ci ricorda che l’attesa della beatitudine eterna non ci dispensa dall’impegno di rendere più giusto e più abitabile il mondo. Anzi, proprio questa nostra speranza di possedere il Regno nell’eternità ci spinge a operare per migliorare le condizioni della vita terrena, specialmente dei fratelli più deboli. La Vergine Maria ci aiuti ad essere persone e comunità non appiattite sul presente, o, peggio, nostalgiche del passato, ma protese verso il futuro di Dio, verso l’incontro con Lui, nostra vita e nostra speranza.
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Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
purtroppo dalla Siria continuano ad arrivare notizie di vittime civili della guerra, in particolare da Aleppo. E’ inaccettabile che tante persone inermi – anche tanti bambini – debbano pagare il prezzo del conflitto, il prezzo della chiusura di cuore e della mancanza della volontà di pace dei potenti. Siamo vicini con la preghiera e la solidarietà ai fratelli e alle sorelle siriani, e li affidiamo alla materna protezione della Vergine Maria. Preghiamo tutti un po’ in silenzio e poi l’Ave Maria.
  video 
Saluto tutti voi, romani e pellegrini di vari Paesi! Si vedono parecchie bandiere!
Oggi sono presenti diversi gruppi di ragazzi e giovani. Vi saluto con grande affetto! ...
A tutti auguro una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!
  video integrale

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«La misericordia, sia in Gesù sia in noi, è un cammino che parte dal cuore per arrivare alle mani... cioè alle opere di misericordia.» Papa Francesco Udienza 10/08/2016 (foto, testo e video)


 10 agosto 2016
Migliaia di pellegrini giunti da tutti il mondo hanno riempito l'Aula Paolo VI, in Vaticano, per partecipare all'udienza generale del Papa. ...
  video del daluto ai fedeli
La consolazione per una mamma (cfr Lc 7,11-17)
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Il brano del Vangelo di Luca che abbiamo ascoltato (7,11-17) ci presenta un miracolo di Gesù veramente grandioso: la risurrezione di un ragazzo. Eppure, il cuore di questo racconto non è il miracolo, ma la tenerezza di Gesù verso la mamma di questo ragazzo. La misericordia prende qui il nome di grande compassione verso una donna che aveva perso il marito e che ora accompagna al cimitero il suo unico figlio. È questo grande dolore di una mamma che commuove Gesù e lo provoca al miracolo della risurrezione.
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Celebrando questo Giubileo, che ho voluto fosse vissuto in tutte le Chiese particolari, cioè in tutte le chiese del mondo, e non solo a Roma, è come se tutta la Chiesa sparsa nel mondo si unisse nell’unico canto di lode al Signore. Anche oggi la Chiesa riconosce di essere visitata da Dio. Per questo, avviandoci alla Porta della Misericordia, ognuno sa di avviarsi alla porta del cuore misericordioso di Gesù: è Lui infatti la vera Porta che conduce alla salvezza e ci restituisce a una vita nuova.La misericordia, sia in Gesù sia in noi, è un cammino che parte dal cuore per arrivare alle mani. Cosa significa, questo? Gesù ti guarda, ti guarisce con la sua misericordia, ti dice: “Alzati!”, e il tuo cuore è nuovo. Cosa significa compiere un cammino dal cuore alle mani? Significa che con il cuore nuovo, con il cuore guarito da Gesù posso compiere le opere di misericordia mediante le mani, cercando di aiutare, di curare tanti che hanno bisogno. La misericordia è un cammino che parte dal cuore e arriva alle mani, cioè alle opere di misericordia.
  video della catechesi
Saluti:
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[al termine, salutando i pellegrini di lingua italiana]
Un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana! 
Ho detto che la misericordia è un cammino che va dal cuore alle mani. Nel cuore, noi riceviamo la misericordia di Gesù, che ci dà il perdono di tutto, perché Dio perdona tutto e ci solleva, ci dà la vita nuova e ci contagia con la sua compassione. Da quel cuore perdonato e con la compassione di Gesù, incomincia il cammino verso le mani, cioè verso le opere di misericordia. Mi diceva un Vescovo, l’altro giorno, che nella sua cattedrale e in altre chiese ha fatto porte di misericordia di entrata e di uscita. Io ho chiesto: “Perché hai fatto questo?” – “Perché una porta è per entrare, chiedere il perdono e avere la misericordia di Gesù; l’altra è la porta della misericordia in uscita, per portare la misericordia agli altri, con le nostre opere di misericordia”. Ma è intelligente questo vescovo! Anche noi facciamo lo stesso con il cammino che va dal cuore alla mani: entriamo in chiesa per la porta della misericordia, per ricevere il perdono di Gesù, che ci dice “Alzati! Vai, Vai!”; e con questo “vai!” – in piedi – usciamo per la porta di uscita. E’ la Chiesa in uscita: il cammino della misericordia che va dal cuore alle mani. Fate questo cammino!
  video
   testo integrale
  video integrale

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Ventuno profughi siriani ospiti a pranzo da Papa Francesco

Pranzo a Casa Santa Marta per i ventuno profughi siriani giunti da Lesbo
A tavola con Francesco
A tavola con Francesco. È con i ventuno profughi siriani accolti a Roma che il Papa ha voluto pranzare, giovedì 11 agosto, a Casa Santa Marta. «Un momento di festa», hanno detto i profughi, ma anche un grande messaggio di pace e di speranza: «così grande che non troviamo neppure le parole per esprimerlo» confida a Francesco, a nome di tutti, Suhila Ayiad. All’inizio del pranzo, il Papa ha pregato «per questa famiglia», perché il Signore «ci dia la pace nella nostra terra». Poi ha avuto modo ascoltare le drammatiche storie dei profughi.
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I profughi siriani accolti da Papa Francesco stanno continuando il loro percorso di inserimento: già parlano l’italiano e possono guardare, confidano emozionati, «finalmente con speranza al domani». Durante il pranzo a Santa Marta, giovedì 11 agosto, Francesco ha salutato e ascoltato personalmente tutti i suoi ospiti, a uno a uno.
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  Le storie dei ventuno profughi siriani che hanno pranzato con il Papa - Dal dolore alla speranza
Guarda anche il nostro post precedente:
  Papa Francesco a Lesbo / 3 (cronaca, foto testi e video)

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E’ stato un tempo di festa con Papa Francesco, quello vissuto da 21 rifugiati siriani, ospitati poco dopo mezzogiorno per pranzo a Casa Santa Marta.

  video

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A proposito delle opere di misericordia, proprio oggi Papa Francesco ha concluso la sua catechesi dicendo: «Celebrando questo Giubileo, che ho voluto fosse vissuto in tutte le Chiese particolari e non solo a Roma, è come se tutta la Chiesa sparsa nel mondo si unisse nell’unico canto di lode al Signore. Anche oggi la Chiesa riconosce di essere visitata da Dio. Per questo, avviandoci alla Porta della Misericordia, ognuno sa di avviarsi alla porta del cuore misericordioso di Gesù: è Lui infatti la vera Porta che conduce alla salvezza e ci restituisce a una vita nuova. La misericordia, sia in Gesù sia in noi, è un cammino che parte dal cuore per arrivare alle mani… alle opere di misericordia.»...

  Luis Badilla:   I "Venerdì della Misericordia" di Papa Francesco. I sette appuntamenti dall'inizio dell'anno

Per i «Venerdì della Misericordia», Francesco si è recato alla struttura della Comunità Papa Giovanni XXIII, per dimostrare la sua vicinanza alle donne sfruttate e denunciare una volta ancora quella «piaga nel corpo dell’umanità contemporanea»

  VATICAN INSIDER:   Il Papa visita 20 ragazze liberate dalla prostituzione

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Per un bilancio della visita del Papa alla Porziuncola ascoltiamo il provinciale dei Frati Minori dell’Umbria, padre Claudio Durighetto

  RADIO VATICANA:   P. Durighetto: il fuoriprogramma delle Confessioni, guizzo dello Spirito

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