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NOTA
Articoli,
riflessioni e commenti proposti vogliono
solo essere
un contributo
alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.
Le posizioni espresse non sempre
rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione.
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NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
Non
sarà facile ma lo faremo. Questa notte marceremo da Perugia ad Assisi
sfidando il buio e il sonno. A mezzanotte, ciascuno accenderà una
torcia e ci metteremo in cammino. La meta è certa e la strada è già
stata tracciata nel 1961 da Aldo Capitini, ma l’oscurità della notte
rende tutto più incerto. E’ la prima volta che un gruppo di persone
decide di fare la PerugiAssisi di notte. Lo facciamo perché sentiamo il
dovere di reagire al buio che sta ricoprendo la coscienza e
l’umanità di tante persone.
Ogni giorno, ogni volta che andiamo su twitter o facebook, ogni volta
che accendiamo la Tv o leggiamo un giornale, veniamo a sapere di una
nuova strage, di orrori che si ripetono, di guerre che continuano, di
violenze che non si fermano, di muri che si costruiscono, di gente che
perde il lavoro, di drammi ignorati, di persone sfruttate, respinte,
uccise. Le denunce e le proteste virtuali non mancano ma di reazioni
collettive significative non c’è traccia. Anche l’indignazione, se c’è,
è diventata un fatto personale, intimo. Il senso di impotenza è
micidiale. Ed è l’anticamera della rinuncia e della rassegnazione.
Oggi si sente un senso nauseante di indifferenza e rassegnazione.
La PerugiAssisi di questa notte è figlia della volontà di reagire, di
sfidare il buio che sta calando dentro di noi e sul tempo presente...
Stanotte in Marcia sfidando il buio dell’indifferenza
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A quindici anni dalle
Torri Gemelle, continuiamo a riempire di armi e soldi la monarchia
saudita e i paesi del Golfo Persico, nonostante sappiamo benissimo che
siano loro i padrini e gli ispiratori del terrorismo islamico. Da Al
Qaeda all’Isis la musica non è cambiata
di Fulvio Scaglione
Non sconfiggeremo mai il terrorismo islamico, finché saremo suoi complici
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Oggi la Grecia ricorda
l’uccisione e la deportazione dei greci dell’Anatolia tra il 1900 e il
1923. La loro colpa? Essere potenziali nemici, perché non musulmani
14 settembre: la memoria del genocidio in Asia Minore
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PERICOLI E RISCHI DELLA RETE E DEI SOCIAL
Prof. Luigino Bruni: I nuovi social media sono cose meravigliose ma
hanno moltiplicato la fragilità e la capacità di violenza di persone
che con cattiveria offendono e distruggono vite intere. ... Dobbiamo
educare i giovani alla gestione delle emozioni in questi nuovi media
video
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Aveva emozionato tutta Italia grazie al video "The simple interview" che aveva girato con suo fratello Giovanni, affetto della sindrome di down, in cui simulava un colloquio di lavoro. Ora Giacomo Mazzariol, il 19enne di Castelfranco Veneto (Tv) che ha voluto raccontare la vita accanto al fratello Giovanni anche nel libro Mio fratello rincorre i dinosauri, ha deciso di inviare una lettera a Repubblica, in seguito ai tanti episodi di intolleranza verso i disabili che si sono verificati nel corso dell'estate.
Giacomo Mazzariol parla del fratello down contro la discriminazione: "Mi ha riempito la vita. Ognuno di noi è disabile"
Lettera ai normali che evitano mio fratello
Ha la sindrome di Down e mi ha insegnato che tutti abbiamo bisogno di aiuto
di GIACOMO MAZZARIOL
Questa
estate c’è stato chi ha detto che in un albergo c’erano troppi disabili
e per i suoi figli non era bello. Quest’estate c’è stato chi ha
protestato perché nel ristorante i disabili del tavolo accanto davano
fastidio. Quest’estate si è parlato dei disabili usando sempre questa
parola e in un solo modo. Ma se penso a me e a mio fratello penso che
io ho un solo modo. Io, ad esempio, ho sempre pensato che ci fosse un
solo modo di concepire l’amore. E mio fratello tornava a casa dal
cinema con una sua amica e diceva di essere sposato. Ho sempre pensato
che ci fosse un solo modo di avere successo. E mio fratello esultava
per giorni solo se faceva ridere un suo amico. Ho sempre pensato che ci
fosse un solo modo per vincere. E mio fratello si fermava a raccogliere
le margherite mentre giocavamo a calcio.
Ho
sempre pensato che ci fosse un solo modo di concepire l’autonomia. E
lui si definiva autonomo perché poteva stare un intero giorno senza
telefono.
Ho
sempre pensato di avere la verità in mano. Ho sempre pensato che fosse
solo mio fratello quello disabile, quello non pronto per il mondo,
quello di cui vergognarsi.
All’inizio lo avevo messo dentro una categoria: handicappato.
...
Non
sono qui ad invocare rispetto per la diversità. Non sono qui a parlare
per dirvi che è giusto e doveroso conoscere e apprezzare tutti. Sono
qui per dirvi "Nella mia breve storia, essere entrato nel mondo di mio
fratello mi ha riempito la vita". Tutto qui. All’inizio del mio libro,
che racconta la nostra storia, ho voluto mettere una famosa frase di
Einstein: "Ognuno è un genio, ma se si giudica un pesce dalla sua
abilità ad arrampicarsi su un albero, lui passerà tutta la vita a
credersi uno stupido".
Beh,
sono qui per dirvi che la stessa frase potrebbe iniziare con "Ognuno è
un disabile", perché è proprio così, ognuno di noi, semplicemente, ha qualcosa che non sa fare. Io, ad esempio, non so fare la lavatrice. E voi?
L’autore,
19 anni, ha scritto "Mio fratello rincorre i dinosauri" ( Einaudi),
libro ispirato da un video da lui pubblicato online nel 2015 che aveva
come protagonista il fratello down Giovanni
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IL SEGRETO DI ALEX ZANARDI,
TERZO ORO A CINQUANT'ANNI.
E'
probabile che Zanardi non avesse bisogno di vincere ancora, il terzo
oro di oggi è un di più. Ma siamo noi ad aver bisogno della sua
ennesima medaglia per rivedere la sua esultanza e per prenderci il
salutare schiaffone che ne deriva.
Non
è necessario che Alex Zanardi, al terzo oro paralimpico dopo i due di
Londra nell'handbike (cronometro), vinca sempre per prenderci
metaforicamente per le orecchie e riendirizzarci sulla giusta
prospettiva, perché lo fa ogni giorno vivendo, però aiuta.
Aiuta
perché quando vince esplode nella genuina esultanza di chi si scopre
una volta ancora campione e l’immagine di quell’esultanza pura – di cui
lo sport soltanto sa davvero cogliere l’attimo - fa bene a lui ma
soprattutto fa bene a tutti noi. Ci fa bene perché non è consolatoria e
perché assesta uno schiaffo al quotidiano mugugno delle nostre vite
soltanto mediamente complicate.
...
La
risata di Alex: il segreto della sua grandezza di persona prima che di
campione, il segreto del successo di una persona seria (ma non seriosa)
a distanza di sicurezza dal rischio di prendersi troppo sul serio.
(fonte: Famiglia Cristiana articolo di Elisa Chiari del 14/09/2016)
La
dedica a sorpresa, è per Tamberi : "E' stato incredibile, durissimo
gareggiare con questo caldo. In questo momento mi sento di dedicare la
medaglia a tante persone, da mia madre che mi ha messo al mondo, a mia
moglie, a mio figlio. Ma una dedica speciale la voglio fare a Gianmarco
Tamberi, perché immagino cosa possa aver provato nel momento
dell'infortunio". Queste le prima parole di Alessandro Zanardi dopo
aver vinto l'oro nella crono handbike H5 alle Paralimpiadi di Rio. ...
Gianmarco Tamberi ringrazia via Ansa Alex Zanardi che gli ha dedicato
l'oro vinto oggi alle Paralimpiadi di Rio. "Lui - spiega - ha toccato
il cuore di tutti con la sua storia, ma con queste parole è entrato
dentro al mio e ci ha preso la residenza...". (fonte: Ansa)
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Dal 2000 a oggi le
vittime per atti terroristici sono aumentate di nove volte. Se vogliamo
davvero commemorare le vittime degli attacchi alle Torri Gemelle
dobbiamo ammettere che la lotta al terrore portata avanti in questi
ultimi quindici anni è stata un insuccesso clamoroso.
Fulvio Scaglione: GUERRA AL TERRORISMO, UN TOTALE FALLIMENTO
*** Preghiera di Benedetto XVI durante la visita a Ground Zero di New York (20 aprile 2008)
*** Preghiera di Papa Francesco durante l'Incontro Interreligioso al Memorial di Ground Zero (25 settembre 2015)
Martedì 11 settembre 2001 - Telegrama di Giovanni Paolo II
Mercoledì 12 settembre 2001 - Udienza generale di Giovanni Paolo II
Giovedì 13 settembre 2001 - Presentazione delle Lettere credenziali dell'Ambasciatore USA a Giovanni Paolo II
Domenica 16 settembre 2001 - Frosinone/Santa Messa celebrata da Giovanni Paolo II
IL SISMOGRAFO: 11
settembre 2001. A 15 anni dagli attacchi terroristici di Al Qaeda
contro gli Stati Uniti. La condanna e il cordoglio di s. Giovanni Paolo
II
Seconda
parte di un dialogo con il coordinatore di Pax Christi Italia, don
Renato Sacco. Domande aperte sulla necessità dell'uso delle armi e
interpretazione della Carta costituzionale
Carlo Cefaloni: Costituzione e ripudio della guerra
Fuggire
da violenza, guerra e persecuzioni per ritrovarsi in un’altra zona di
conflitto o esposti a un rischio altissimo per se stessi e i propri
cari. È la sorte cui, secondo dati dell’Oxfam, sono andati incontro 4
milioni di rifugiati e richiedenti asilo, solo l’anno scorso.
L'OSSERVATORE ROMANO: Milioni di sfollati in fuga da conflitti finiscono preda di altre violenze - Da una guerra all’altra
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NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
E' sulla sabbia che costruisce... (S. Agostino)
La parabola della pecora perduta ci suggerisce due aspetti... (Claude Geffré)
Il perdono è l'essenza... (Santa Caterina da Siena)
Come la mancanza di fede, in un certo senso... (Andrè Louf)
Solo Gesù apre al futuro... (p. Ottavio Raimondo)
Omelia Santa Messa in segno di vicinanza ai familiari di P. Jacques Hamel e a tutta la comunità di Rouen, Francia.
Questo esempio di coraggio, ma anche di martirio... (Papa Francesco) Se vogliamo essere cristiani... (Paolo VI)
Gesù è venuto a portare la gioia... (Papa Francesco)
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10 settembre Buon compleanno don Luigi Ciotti !!!
Io sono innamorato di Dio e dei giovani...
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Che il suo nome mai abbandoni... (San Bernardo)
... Santa Maria, donna
feriale, aiutaci a comprendere che il capitolo più fecondo della
teologia non è quello che ti pone all'interno della Bibbia o della
patristica, della spiritualità o della liturgia, dei dogmi o dell'arte.
Ma è quello che ti colloca all'interno della casa di Nazaret, dove tra
pentole e telai, tra lacrime e preghiere, tra gomitoli di lana e rotoli
della Scrittura, hai sperimentato, in tutto lo spessore della tua
naturale femminilità, gioie senza malizia, amarezze senza disperazioni,
partenze senza ritorni.
Santa Maria, donna feriale, liberaci dalle nostalgie dell'epopea, e
insegnaci a considerare la vita quotidiana come il cantiere dove si
costruisce la storia della salvezza...
"Maria donna feriale" di Don Tonino Bello
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Felice Aid
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13 settembre Memoria liturgica di San Giovanni Crisostomo
(Antiochia c. 349 - Comana sul Mar Nero 14 settembre 407) fu
annunziatore fedele della parola di Dio, come presbitero ad Antiochia
(386-397) e come vescovo a Costantinopoli (397-404). Qui si dedicò
all’evangelizzazione e alla catechesi, all’opera liturgica, caritativa
e missionaria. L’anafora eucaristica da lui rielaborata in forma
definitiva sull’antico schema antiocheno è ancor oggi la più diffusa in
tutto l’Oriente. La sua predicazione nel campo morale e sociale
gli procurò dure opposizioni e infine l’esilio (404-407), dove morì.
Nella sua opera di maestro e dottore ha rilievo il commento alle
Scritture, specialmente alle lettere paoline, e il suo contributo alla
dottrina eucaristica.
vedi SAN GIOVANNI CRISOSTOMO, L'ORATORE INSTANCABILE DALLA "BOCCA D'ORO"
Tu vuoi onorare il corpo del Salvatore?...
Il cristiano è un uomo a cui Dio ha affidato...
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La croce di Cristo è la sorgente di ogni benedizione... (San Leone Magno)
La croce di Gesù è la nostra unica vera speranza... (Papa Francesco)
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Nel giorno della nascita in terra (15 settembre 1937) e in cielo (15 settembre 1993) ricordiamo 3P il Beato Padre Pino Puglisi "Martire di mafia"
Nessun uomo è lontano dal Signore...
E' importante parlare di mafia...
Siamo testimoni della speranza!...
Pensiamo a quel ritratto di Gesù raffigurato...
Se ognuno fa qualcosa...
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Il 15 settembre 1858 nasceva Charles Eugène de Foucauld, visconte di Pontbriand, in religione fratel Carlo di Gesù,
ucciso il 1° dicembre 1916 da una banda di predoni a Tamanrasset nel
deserto del profondo sud dell’Algeria, beatificato il 13 novembre 2005.
Benedetto XVI, durante il suo viaggio apostolico in Francia nel 2008,
ricordò questo particolare eloquente: «Il beato Charles de Foucauld
nacque nel 1858, lo stesso anno delle apparizioni di Lourdes. Non
lontano dal suo corpo irrigidito dalla morte fu trovata, come il chicco
di frumento gettato nella terra, la lunetta contenente il Santissimo
Sacramento, che fratel Carlo adorava ogni giorno per lunghe ore». E
come il chicco che muore e porta molto frutto, così fu per De Foucauld
infatti l’Associazione Famiglia Charles de Foucauld, oggi raccoglie
venti gruppi di religiose, religiosi, laici e sacerdoti sparsi in tutto
il mondo.
Padre mio, io mi abbandono a Te...
La massima perfezione per Gesù è...
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16 settembre é il compleanno di Fratel Biagio
Buon compleanno!
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
La
celebrazione della messa in Cattedrale alle diciotto con l’arcivescovo
Corrado Lorefice e don Luigi Ciotti, poi una grande festa alle 20,30
fuori dal Duomo. Così, oggi Palermo ricorderà Padre Pino Puglisi nel
giorno del suo compleanno e dell'anniversario dall’uccisione. Una
manifestazione organizzata dall’Arcidiocesi di Palermo e fortemente
voluta da Lorefice che con Puglisi lavorò in gioventù. Un momento di
condivisione dal titolo evocativo - “Festa con 3P” - come padre Pino
Puglisi, amava farsi chiamare. Insieme, anche le associazioni che si
ispirano all’insegnamento del prete di Brancaccio. “Quello che vogliano
è dare un messaggio alla città per ricordare e far conoscere
l’insegnamento di Don Pino. E lui era gioia”, è stato sottolineato
durante la conferenza stampa in curia.
...
Palermo ricorda Don Puglisi: messa e festa davanti alla cattedrale
...
“Il 15 settembre, anniversario della morte di padre Puglisi, noi non
piangiamo un uomo morto – afferma il delegato arcivescovile don
Francesco Michele Stabile – ma viviamo della gioia di un uomo risorto
di cui intendiamo fare memoria. Padre Puglisi non appartiene soltanto
alla comunità ecclesiale, ma a tutta la società civile per la quale ha
lavorato ed in particolare per Brancaccio che voleva dotare di servizi.
Inoltre vogliamo ricordare il prete ucciso per mano mafiosa quale
figura di grande educatore che ha accompagnato la formazione di tanti
giovani”.
...
Padre Puglisi, alla “Festa con 3P” i detenuti del carcere minorile di Trapani
Un
“testimone credibile”. Un uomo del Vangelo, “martire della fede”. Padre
Pino Puglisi, di cui oggi si ricorda il ventitreesimo anniversario
della morte, viene ricordato in un libro pubblicato da Rubbettino da
Vincenzo Bertolone, arcivescovo di Catanzaro, postulatore della causa
di canonizzazione del sacerdote siciliano ucciso da Cosa nostra. “L'enigma della zizzania”
è il titolo del volume che offre un ritratto diverso da quello della
narrazione antimafia canonica. Un ritratto che parte da ciò che padre
Pino Puglisi era e si sentiva: un sacerdote, un uomo di Dio. “Non un
prete contro, ma semplicemente un prete”, si legge nel libro.
...
"Semplicemente un prete" Un libro ricorda don Pino
L’enigma della zizzania di ENZO BIANCHI (pdf)
Per
saperne di più sul Beato Padre Pino Puglisi riproponiamo alcuni dei
nostri post precedenti (all'interno dei quali link ad altri post):
- "Pino
Puglisi, dono per la Sicilia e per il mondo" di Bartolomeo Sorge - " Il
25 maggio a Palermo" di Maurilio Assenza - I PROGRAMMI IN TV SU DON
PUGLISI
- Che tempo che fa : Rita Borsellino e Ficarra & Picone - 19/01/2014 (video)
- CIÒ CHE INFERNO NON È di Alessandro D'Avenia
- Padre Pino Puglisi uomo di «Parola»
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“Don
Pino non era un prete antimafia: era un prete uomo, un uomo prete. La
vera forza della sua testimonianza è stata la sua ferialità, questo
stare al suo posto, da uomo mite, libero, a fare il suo lavoro giorno
dopo giorno”.
Lo
ha affermato l'Arcivescovo mons. Corrado Lorefice giovedì 15 settembre
in Cattedrale, nel corso dell’omelia pronunciata, durante la
celebrazione Eucaristica in ricordo del Beato padre Pino Puglisi.
“Padre
Puglisi sapeva di dovere donare la sua vita – ha proseguito - perché
altre generazioni non fossero schiave del padrino, ma conoscessero il
vero Padre. Ognuno di noi non deve essere schiavo dei propri piccoli
interessi, del proprio io. Noi non educhiamo nessuno, non possiamo
bloccare nessuna mentalità mafiosa, illegalità, potere occulto, se non
recuperiamo la libertà del cuore”.
...
IL SERVIZIO DEL TG3 SICILIA (video) L'OMELIA INTEGRALE (video)
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SOTTO IL LEGNO IN SILENZIO
di David Maria Turoldo
Ritta, discosta appena dal legno,
stava la Madre assorta in silenzio,
pareva un’ombra vestita di nero,
neppure un gesto nel vento immobile.
...
O Madre, nulla pur noi ti chiediamo:
quanto è possibile appena di credere,
e stare con te sotto il legno in silenzio:
sola risposta al mistero del mondo.
Proponiamo una riflessione a partire da questi versi di Anna Rotundo dal sito dell'arcidiocesi di Catanzaro Squillace 15 settembre: l’ADDOLORATA (pdf)
“Ritta,
Stava, Sguardo lontano”… A partire da queste parole di David Maria
Turoldo, che non sono solo poesia ma vero e proprio “luogo teologico”,
prende avvio la mia riflessione sulla Madonna Addolorata, che la Chiesa
celebra il 15 settembre, e che non ci insegna certo il culto
dell’infelicità umana, quasi che, a somiglianza di Maria e suo figlio
“sconfitti” nel dolore, morte e sofferenza debbano accettarsi
passivamente in silenzio, come se fosse questo il messaggio del
cristianesimo: “La madre Addolorata ci insegna che alle lacrime
subentrano la speranza e la fiducia nella resurrezione… il nostro Dio
cristiano è il Dio dei vivi, non del dolore e dei morti! Anche affranti
dal dolore, non dobbiamo perdere mai la fiducia nell’azione potente e
guaritrice dello Spirito Santo” (mons. Vincenzo Bertolone, Scrivo a voi
ammalati e allettati).
La
fonte certa della nostra fede è la Sacra Scrittura: e l’evangelista
Giovanni non scrive che Maria presso la Croce gridasse o piangesse o si
disperasse. Ma scrive, semplicemente, solennemente:“stava”.
Questo verbo è contrapposto a “cadere” (cf. ad es. Rm 14,4; 1Cor
10,12), evocando così la capacità di resistenza, di stabilità,
dignitosa e piena di attenzione, il saper “rimanere” nelle situazioni.
E poi, Maria non sta “ai piedi“ della Croce, non è icona di
sottomissione, passività e dolore, ma, è scritto nel Vangelo, sta “presso”
la Croce, in un significato di dignitosa forza e prossimità a colui che
soffre. Da qui scaturisce l’ermeneutica femminile e non violenta di un
nuovo modo di vivere e di una diversa società fondata sui valori
dell’accoglienza e del “prendersi cura dell’altro” che tutti, uomini e
donne insieme, devono vivere, per la costruzione della nuova “civiltà
dell’amore”. Vicinanza, ascolto, “farsi prossimo”: lo “stare” di Maria
è coscienza critica di fronte ai mali del mondo e questo è il compito
che interpella gli uomini e le donne di oggi.
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Il 12 settembre la
Chiesa fa tradizionalmente memoria del “nome” di Maria, principalmente
sulla scia di un motivo squisitamente biblico e storico-salvifico. Nel
racconto delle Scritture, il “nome” indica la persona e, in diversi
casi, la “missione” che provvidenzialmente Dio affida per il bene del
popolo. Infatti, la persona è inseparabile dalla comunità cui
appartiene. Il “nome” rappresenta perciò come un luogo d’incontro tra
l’individuo, la famiglia che lo ha generato, il popolo cui tale
famiglia appartiene. In questo senso, il “nome” manifesta una
concezione della persona agli antipodi dell’individualismo occidentale
moderno e post-moderno: se qui ognuno vale perché “si è fatto da sé”,
nella fede biblica ognuno vale perché è il frutto di una profonda
comunione in cui il passato è un dono da accogliere per vivere con
giustizia e rettitudine il futuro, non una limitazione irragionevole
della libertà di ciascuno.
Salvatore M. Perrella: Il nome di Maria
La Famiglia spirituale
di frère Charles si è ritrovata a Roma per commemorare il centenario
della morte del beato «fondatore senza discepoli». È da sottolineare
anzitutto il numero straordinario di partecipanti: vescovi e sacerdoti,
religiosi e religiose, laici venuti da ogni parte dell’Italia e –
qualcuno – anche dall’estero, tutti legati in modi diversi alla
spiritualità di Charles de Foucauld. Tutti fratelli e sorelle di
Charles!
Piccoli Fratelli di Jesus Caritas: Charles de Foucauld, cent’anni di fecondità spirituale
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
LA MISERICORDIA,
VOLTO DI DIO,
VOLTO DELL’UOMO
HOREB
n. 2/2016 (n. 74)
TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI
EDITORIALE
La
cronaca quotidiana ci offre uno scenario di corruzione, di violenza e
di morte. Siamo convinti che la storia quotidiana è intessuta anche di
gesti silenziosi di bontà, di altruismo, di generosità, di onestà e di
impegno di solidarietà, ma tutto questo, abitualmente, non fa notizia,
ma c’è.
Comunque
sia, questa storia disumana e l’amarezza che ognuno di noi si porta nel
cuore non riescono ad arginare la follia amante di Dio. Questa follia
amante, nella Scrittura santa è chiamata misericordia. «Misericordia: è
la parola che rivela il mistero della SS. Trinità. Misericordia: è
l’atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro» (MV 2), ci
ricorda Papa Francesco. La misericordia è il segno inconfondibile della
presenza e dell’azione di Dio.
Dio,
è il misericordioso, così si rivela a Mosè (Es 34,6), e il salmista,
coinvolgendoci nella preghiera, ci invita a contemplare l’azione
misericordiosa di Dio: «Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte
le tue infermità, salva dalla fossa la tua vita, ti circonda di bontà e
misericordia, sazia di beni la tua vecchiaia, si rinnova come aquila la
tua giovinezza» (Sal 103,3-5).
Dio
non considera nessuno irrimediabilmente perduto, «è benevolo verso gli
ingrati e i malvagi» (Lc 6,35), per questo nel Figlio Gesù, si fa umano
e si pone accanto ad ogni uomo perché tutti desidera rendere partecipi
del suo abbraccio misericordioso, generare come figli e far crescere
come fratelli.
Chi
accoglie il dono della figliolanza, è coinvolto da Gesù a far emergere
nella sua vita il sentire del Padre: «Diventate misericordiosi, come il
Padre vostro è misericordioso» (Lc 6,36). E Gesù stesso evidenzia
subito che la misericordia non è un pio sentimento, ma va declinata
nella concretezza del vissuto attraverso espliciti atteggiamenti che
sono tipici di Dio: «Non giudicate..., non condannate..., perdonate...,
date...» (Lc 6,37-38); «ho avuto fame…, ho avuto sete…, ero straniero…,
nudo…, malato…, ero in carcere…» (Mt 25,35-36).
La
misericordia, allora, per i credenti, non è un optional, ma un’esigenza
fondamentale del Vangelo, siamo chiamati a vivere la misericordia nei
confronti di tutti e soprattutto dei più poveri, esclusi e sofferenti,
in tal modo portiamo un debole raggio della misericordia divina nel
buio del mondo. Dentro questo orizzonte la nostra riflessione pone in
risalto il duplice “volto” della misericordia: quello di Dio Padre,
manifestato nel vissuto di Gesù, e quello “possibile” dell’uomo, nella
misura in cui si lascia plasmare e orientare dalla misericordia del
Padre (cf. Lc 6,36).
...
Editoriale (PDF)
Sommario (PDF)
E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
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Vangelo: Lc 15,1-32
Tutto il capitolo 15 del Vangelo di Luca, comprendente le 'tre parabole della Misericordia', altro
non è che un'unica grande parabola divisa in tre parti. In essa è
rivelato il cuore stesso del Vangelo: Dio è un Padre di misericordia e
di tenerezza. Attraverso la parabola Gesù ci rivela l'urgenza di un
cammino di conversione da intraprendere, una 'metanòia', un mutamento di mentalità da operare. Non soltanto del peccatore alla giustizia, quanto piuttosto del 'giusto',
perché prenda coscienza e accolga con gioia che Dio non è un padrone
che asserve ma un Padre che ama e libera. La parabola del 'Padre Misericordioso', cuore di tutto il Vangelo, è indirizzata soprattutto a coloro che si ritengono 'giusti' , perché possano "convincersi di peccato"(Gv 16,8) e così prendere parte con i loro fratelli 'peccatori', al banchetto del Regno(14,15-24). Ma la conversione dei 'giusti'
è molto più difficile di quella dei peccatori. Questi ultimi, a causa
della loro miseria, avvertono il bisogno della misericordia di Dio, i
'giusti' invece, certi della propria giustizia, ritengono di poter
bastare a se stessi giudicando i fratelli. Gesù invece ci presenta il
volto di un Padre che ci ama sempre e comunque non perché siamo buoni;
il suo amore non è un premio alla fedeltà dell'uomo alla Sua Legge, la
sua tenerezza non è proporzionale ai nostri meriti - se mai ne avessimo
- ma alla nostra miseria.
...
Gesù,
con la parabola, e con la sua vita, ci dice che Dio non è un tiranno da
fuggire perché ci vuole suoi schiavi, ma un Padre tenero che, come
Madre amorevole, accoglie sempre i suoi figli amandoli con "viscere di misericordia".
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Commento
XXIV Domenica Tempo Ordinario (Anno C)
Letture:
Esodo 32, 7-11. 13-14; Salmo 50; 1 Timoteo 1, 12-17; Luca 15, 1-32
...
Un pastore che sfida
il deserto, una donna di casa che non si dà pace per una moneta che non
trova, un padre esperto in abbracci. Le tre parabole della misericordia
sono il vangelo del vangelo. Sale dal loro fondo un volto di Dio che è
la più bella notizia che potevamo ricevere.
C'era
come un feeling misterioso tra Gesù e i peccatori, un cercarsi
reciproco che scandalizzava scribi e sacerdoti. Gesù allora spiega
questa amicizia con tre parabole tratte da storie di vita: una pecora
perduta, una moneta perduta, un figlio che se ne va e si perde. Storie
di perdita, che mettono in primo piano la pena di Dio quando perde e va
in cerca, ma soprattutto la sua gioia quando trova.
...
Tutte
e tre le parabole terminano con lo stesso “crescendo”. L'ultima nota è
una gioia, una contentezza, una felicità che coinvolge cielo e terra:
vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che
per novantanove giusti... Da che cosa nasce questa felicità di Dio? Da
un innamoramento, come in un perenne Cantico dei Cantici. Dio è l'Amata
che gira di notte nella città e a tutti chiede una sola cosa: «avete
visto l'amato del mio cuore?».
Sono io l'amato perduto. Dio è in cerca di me. Se lo capisco, invece di fuggire correrò verso di lui.
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L’11
ottobre del 1962, aprendo il concilio da lui voluto, papa Giovanni
pronunciò la prolusione che dal suo incipit tutti conosciamo come
“Gaudet mater ecclesia ”, “La chiesa che è madre gioisce”. Si tratta di
un discorso ispirato, profetico, che segna un prima e un dopo nella
vita della chiesa; un discorso che indicava al concilio una via nuova
da percorrere, una via che non esprimeva condanna, come era avvenuto
nei ventuno concili universali celebrati nella storia, ma annunciava la
fede con mitezza e misericordia. È sufficiente citare uno stralcio di
quella famosa allocuzione:
Quanto
al tempo presente, la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina
della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore; pensa che
si debba andare incontro alle necessità odierne, esponendo con più
luminosità il valore del suo insegnamento piuttosto che condannando …
La chiesa … vuole mostrarsi madre piena di amore per tutti, tenera,
paziente, mossa da misericordia e da bontà anche verso i figli da lei
separati.
...
La misericordia al tempo di papa Francesco di Enzo Bianchi
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Dovete seminare tanto, tanto
ed essere liberi da ansie di prestazione!! ..
Voi siete importanti!! Voi siete Chiesa!!
Intervento dell'Arcivescovo Matteo Zuppi
alla Giornata residenziale di aggiornamento
per gli insegnanti di religione
(martedì 21 giugno 2016)
"Per il vostro importante servizio di insegnanti di religione è fondamentale avere una vita spirituale bella e piena!"
video Servizio sulla giornata residenziale
video Intervento Mons. Zuppi
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«Benedetto XVI è un uomo che impersona la santità, un uomo di pace, un uomo di Dio.»
Papa Francesco
la scheda del libro Ultime conversazioniNon
si era mai visto un Papa che tira il bilancio del proprio Pontificato
rispondendo a domande non diplomatiche sulla sua vita privata
Benedetto XVI. Ultime
conversazioni è un libro straordinario per più ragioni e non solo per
quella di base che non si era mai visto un Papa che tira il bilancio
del proprio Pontificato. Straordinaria è la libertà con cui Benedetto
parla del successore e si paragona a lui, riconosce i propri limiti ma
difende il lavoro svolto. Nega d’aver subito pressioni perché si
dimettesse. Narra d’aver «sciolto» un gruppo gay operante in Vaticano.
Uno dice «libertà» e viene in mente Papa Francesco che in aereo – ma
anche a terra – parla con sorprendente schiettezza. Ma ecco che lo fa
anche il Papa emerito: a gara si erano spogliati del rosso e a gara
liberano la figura papale dai codici linguistici che la bloccavano più
della tiara. Il «testamento» di Ratzinger ... La rinuncia ... Il successore ... I ricordi... Nel libro-intervista di Benedetto XVI il «testamento» di Ratzinger
Leggi le anticipazioni su L'Osservvatore Romano e Il Corriere della Sera
- Esce un libro che raccoglie interviste a Benedetto XVI - Soprattutto un pastore
- Benedetto XVI si racconta «Nessuno mi ha ricattato»
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“La
Madre mi disse ‘fai un po’ di Adorazione ogni giorno altrimenti non
reggi. Senza Dio siamo troppo poveri per poter aiutare i poveri’”.
“Ho
visto Madre Teresa per la prima volta nel 1968 qui a Roma – ha
ricordato il card. Comastri – La Madre era la prima volta che veniva
nella Capitale. All’epoca ero vice parroco a San Luca al Prenestino,
avevo sentito parlare di questa suora e sentivo il desiderio
d’incontrarla. Ero prete da un anno e sentivo il bisogno di chiederle
di pregare per me. Quando ci siamo trovati davanti mi strinse forte le
mani e mi disse: ‘Quante ore preghi al giorno ?’ Rimasi spiazzato e
risposi: ‘Dico la messa, il breviario e il Rosario tutti i giorni’, nel
’68 era quasi un eroismo e mi sembrava già di fare tanto. Ma lei mi
disse: ‘E’ troppo poco, nell’amore non ci si può limitare al dovere,
bisogna fare di più. Fai un po’ di Adorazione ogni giorno altrimenti
non reggi’. Così riposi: ‘Ma Madre da lei mi sarei aspettato che mi
chiedesse quanta carità fai’ e lei guardandomi con occhi penetranti mi
disse: ‘E tu credi che io potrei andare dai poveri se Gesù non mi
mettesse nel cuore il suo Amore ? Ricordati che Gesù per la preghiera
sacrificava anche la carità. Senza Dio siamo troppo poveri per poter
aiutare i poveri’. Queste parole le ricordo ogni giorno”. Così il
card. Angelo Comastri, vicario generale del Papa per la Città del
Vaticano, in un’intervista a ‘Bel Tempo si spera’ su Tv2000 ha
ricordato l’incontro con Madre Teresa di Calcutta.
video
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NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
Si è conclusa sabato 10 settembre 2016 la ventiquattresima
edizione del convegno ecumenico internazionale di spiritualità
ortodossa, organizzato in collaborazione con le Chiese ortodosse,
dedicata al tema “Martirio e comunione”. In un tempo segnato da conflitti sanguinosi e dalla sofferenza di
vittime innocenti, in cui la via della pace è contraddetta e la dignità
della persona annullata, in cui in molti paesi i cristiani sono ancora
emarginati e perseguitati per la loro fede, i rappresentanti di tutte
le Chiese ortodosse, delle Chiese della Riforma, della Chiesa
cattolica, studiosi, vescovi, monaci e monache, cristiani d’Oriente e
d’Occidente, hanno voluto raccogliersi insieme, nella condivisione
della preghiera e dello studio, per riflettere sul significato del
martirio cristiano, quale via che apre alla comunione e interrompe la
catena dell’odio...
Comunicato stampa finale
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Uno era di famiglia e dall’11 settembre di 10 anni fa lo indossa
una Madonna nera. Un altro è stato annullato e il terzo non dovrebbe
neppure possederlo: sono i tre anelli ai quali Benedetto XVI è più
legato. Uno dei quali è ancora al suo anulare. Tre tappe di vita che
emergono anche nelle sue Ultime Conversazioni.
Simone M. Varisco: I tre anelli di Benedetto XVI e le Ultime Conversazioni
30 specialisti –
ecclesiologi, storici, ecumenisti, canonisti ed esperti di pastorale –
ai massimi livelli, provenienti da tredici diversi paesi, riprendono la
questione della necessità di riforme nella Chiesa (Ecclesia semper
reformanda), considerando in particolare il rinnovamento richiesto dal
concilio Vaticano II. Sviscerano e sviluppano il tema, avendo lo scopo
di offrire, con umiltà e audacia, un contributo di ispirazione ai
processi che la Chiesa sta vivendo in questo tempo sotto la guida di
Francesco.
Antonio Spadaro: La riforma e le riforme nella Chiesa: gli atti del Seminario di Civiltà Cattolica
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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni |
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
In
occasione della giornata mondiale di preghiera per la cura del creato,
celebrata il 1 settembre sul tema “Usiamo misericordia verso la nostra
casa comune”, Papa Francesco ha proposto di aggiungere alle opere di
misericordia corporali e spirituali della tradizione cristiana
un'ottava opera tanto fisica, quanto spirituale: la cura della casa
comune. «La terra grida - ha affermato - e non possiamo arrenderci o
essere indifferenti alla perdita della biodiversità e alla distruzione
degli ecosistemi, spesso provocate dai nostri comportamenti
irresponsabili ed egoistici».
Unendo
la sua voce a quella del patriarca ecumenico di Costantinopoli,
Bartolomeo I, il quale “ha da tempo compreso come l'abuso dei doni
della creazione da parte degli esseri umani, costituisca un grave
peccato”, Papa Francesco ha voluto richiamare ogni essere umano a
“mostrare misericordia verso la casa comune, a riconoscere e a pentirsi
per i peccati commessi contro il creato e a modificare la propria
condotta di vita attraverso la grazia della misericordia di Dio”.
...
Vedi anche il nostro post :
GIORNATA
MONDIALE DI PREGHIERA PER LA CURA DEL CREATO - PAPA FRANCESCO:
Ascoltare il grido della Terra, ascoltare il grido dei poveri... e
diamo spazio alla fantasia della carità... ottava opera di misericordia
"cura della casa comune"
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"Sete di pace. Religioni e culture in dialogo"
è il titolo del meeting organizzato
dalla Comunità di Sant’Egidio, dalla diocesi di Assisi-Nocera
Umbra-Gualdo Tadino e dalle Famiglie Francescane.
...
Oggi siamo di fronte a problemi diversi: siamo entrati
nell’era della globalizzazione e dobbiamo affrontare pericoli diversi
come quelli del terrorismo. Ma nel nostro tempo lo spirito di Assisi è
prezioso nel desolidarizzare la violenza dalle religioni e far nascere
nuove alleanze per la pace. Un discorso importante per tutti. Pensiamo
in particolare ai musulmani, con le grandi scuole dell’Islam storico
che si trovano di fronte ad interpretazioni radicalizzate e violente
della loro fede.
Con l’inaugurazione
dell’incontro “Sete di Pace”, il 18 settembre, attraverso le
personalità che interverranno, assisteremo quasi ad una sintesi dei
problemi e delle speranze del mondo intero: alla presenza del
presidente della Repubblica Sergio Mattarella, parleranno infatti il
patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I, che proviene dalla Turchia,
insieme al presiedente della Repubblica Centrafricana, che ha visto il
suo Paese avviarsi sulla via della pacificazione proprio grazie al
ruolo svolto dai leader cristiani e musulmani e alla visita di Papa
Francesco, che ha scelto di aprire a Bangui la prima Porta Santa del
Giubileo della Misericordia.
...
A rappresentare il mondo della cultura umanistica in cerca
di pace sarà presente, tra gli altri, il filosofo Zygmunt Bauman, ma
non mancheranno tanti premi Nobel, compresi due dalla Tunisia, Paese
che conosciuto una realizzazione positiva delle primavere arabe.
Ciò solo per parlare dell’inaugurazione. Ma ci saranno, fino al 20
mattina, 29 panel con focus su tante diverse realtà del nostro mondo.
Significativa anche la delegazione degli ebrei, con Israel Lau,
superstite della Shoah, che incontrerà i giovani. La
partecipazione popolare sarà importante: si sono già registrate
all’evento migliaia di persone da tutta Europa e al momento, sono 511
gli esponenti religiosi, del mondo della cultura e delle istituzioni
previsti a “Sete di Pace”: testimoniano la crescita non solo numerica,
rispetto ai poco più di cento del 1986, ma l’adesione convinta allo
“spirito di Assisi” nella fiducia che sia una via maestra da percorrere
per il futuro delle religioni, della pace e del mondo.
Il Programma in PDF Come seguire: le trasmissioni WEB e TV La mappa interattiva dei luoghi
Intervista a Marco Impagliazzo, Presidente della Comunità di Sant’Egidio, docente di storia all’università per stranieri di Perugia, dall’87 organizzatore degli incontri di preghiera per la Pace tra religioni e culture della Comunità di Sant’Egidio
video
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Ad Assisi si parlerà di
religioni, rigorosamente declinate al plurale. Il Cristianesimo, però,
non è una religione: parola di Francesco e Martini. E anche di Giacomo
Biffi. Che amava raccontare una storia…
Simone M. Varisco: Non c’è più religione. Francesco, Martini e Biffi ad Assisi
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16/09/2016:
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
10 settembre 2016
...
Misericordia e Redenzione
Cari fratelli e sorelle, buongiorno! ...
Le
parole dell’apostolo Pietro esprimono molto bene il senso del nuovo
stato di vita a cui siamo chiamati. Facendosi uno di noi, il Signore
Gesù non solo assume la nostra condizione umana, ma ci innalza alla
possibilità di essere figli di Dio. Con la sua morte e risurrezione
Gesù Cristo, Agnello senza macchia, ha vinto la morte e il peccato per
liberarci dal loro dominio. Lui
è l’Agnello che è stato sacrificato per noi, perché noi potessimo
ricevere una nuova vita fatta di perdono, di amore e di gioia. Belle
queste tre parole: perdono, amore e gioia. Tutto
ciò che Lui ha assunto è stato anche redento, liberato e salvato.
Certo, è vero che la vita ci mette alla prova e a volte soffriamo per
questo. Tuttavia, in questi momenti siamo invitati a puntare lo sguardo
su Gesù crocifisso che soffre per noi e con noi, come prova certa che
Dio non ci abbandona. Non
dimentichiamo mai, comunque, che nelle angustie e nelle persecuzioni,
come nei dolori quotidiani siamo sempre liberati dalla mano
misericordiosa di Dio che ci solleva a sé e ci conduce a una vita nuova.
L’amore
di Dio è sconfinato: possiamo scoprire segni sempre nuovi che indicano
la sua attenzione nei nostri confronti e soprattutto la sua volontà di
raggiungerci e di precederci. Tutta la nostra vita, pur segnata dalla
fragilità del peccato, è posta sotto lo sguardo di Dio che ci ama.
...
testo integrale
video integrale
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UDIENZA GENERALE
14 settembre 2016
...
Imparate da me (cfr Mt 11,28-30)
Cari fratelli e sorelle, buongiorno! ...
L’invito
del Signore è sorprendente: chiama a seguirlo persone semplici e
gravate da una vita difficile, chiama a seguirlo persone che hanno
tanti bisogni e promette loro che in Lui troveranno riposo e sollievo.
L’invito è rivolto in forma imperativa: «venite a me», «prendete il mio
giogo», «imparate da me». Magari tutti i leaders del mondo potessero
dire questo! Cerchiamo di cogliere il significato di queste espressioni.
...
Coraggio, dunque, coraggio! Non lasciamoci togliere la gioia di essere discepoli del Signore. “Ma,
Padre, io sono peccatore, come posso fare?” – “Lasciati guardare dal
Signore, apri il tuo cuore, senti su di te il suo sguardo, la sua
misericordia, e il tuo cuore sarà riempito di gioia, della gioia del
perdono, se tu ti avvicini a chiedere il perdono”. Non lasciamoci rubare la speranza di vivere questa vita insieme con Lui e con la forza della sua consolazione. Grazie.
video della catechesi
testo integrale
video integrale
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
12 settembre 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“Alla radice dell'unità”
«Io
vi chiedo di fare tutto il possibile per non distruggere la Chiesa con
le divisioni, siano ideologiche, siano di cupidigia e di ambizione,
siano di gelosie». È il forte appello lanciato da Papa Francesco nella
messa celebrata lunedì mattina, 12 settembre, nella cappella della Casa
Santa Marta. Le parole che Paolo scrisse ai Corinzi potrebbero essere
rivolte anche «a tutti noi, alla Chiesa di oggi», ha spiegato citando
un brano della prima lettera: «Fratelli, non posso lodarvi perché vi
riunite insieme non per il meglio, ma per il peggio» e «innanzitutto
sento dire che vi sono divisioni fra di voi».
...
Francesco
ha lanciato il suo appello a «fare tutto il possibile per non
distruggere la Chiesa con le divisioni, siano ideologiche, siano di
cupidigia e di ambizione, siano di gelosie». E «soprattutto di pregare
e custodire la fonte, la radice propria dell’unità della Chiesa, che è
il corpo di Cristo, e che noi, tutti i giorni, celebriamo il suo
sacrificio nell’Eucaristia». Le parole che Paolo scrive ai Corinzi
sono valide anche per noi: ci chiede di non riunirci insieme «per il
meglio» e non «per il peggio», mettendo in guardia dall’essere una
«Chiesa riunita tutta per il peggio, per le divisioni: per il peggio,
per sporcare il corpo di Cristo, nella celebrazione eucaristica». E «lo
stesso Paolo ci dice, in un altro passo: “Chi mangia e beve il corpo e
il sangue di Cristo indegnamente, mangia e beve la propria condanna».
In
conclusione, Francesco ha chiesto, nella preghiera, «al Signore l’unità
della Chiesa, che non ci siano divisioni». E «l’unità anche nella
radice della Chiesa, che è proprio il sacrificio di Cristo, che ogni
giorno celebriamo».
(fonte: L'Osservatore Romano)
video
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
13 settembre 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“Costruiamo una cultura dell'incontro”
Un
invito a lavorare per «la cultura dell’incontro», in modo semplice
«come ha fatto Gesù»: non solo vedendo ma guardando, non solo sentendo
ma ascoltando, non solo incrociando le persone ma fermandosi con loro,
non solo dicendo «peccato, povera gente!» ma lasciandosi prendere dalla
compassione; «e poi avvicinarsi, toccare e dire: “Non piangere” e dare
almeno una goccia di vita». È questo, secondo Papa Francesco, il
messaggio contenuto nelle letture liturgiche proclamate durante la
celebrazione della messa mattutina nella cappella di Casa Santa Marta
martedì 13 settembre. ...
Un discorso, questo, che
suona attuale anche gli uomini di oggi, troppo «abituati a una cultura
dell’indifferenza» e per questo bisognosi di «lavorare e chiedere la
grazia di fare una cultura dell’incontro, di questo incontro fecondo,
di questo incontro che restituisca a ogni persona la propria dignità di
figlio di Dio, la dignità di vivente». Noi «siamo abituati a questa
indifferenza», ha sottolineato il Papa, sia «quando vediamo le calamità
di questo mondo» sia davanti alle «piccole cose». Ci si limita a dire:
«Ma, peccato, povera gente, quanto soffrono» per poi tirare dritto.
Mentre l’incontro è altro, come ha spiegato Francesco: . «Se io non
guardo, — non è sufficiente vedere, no: guardare — se io non mi fermo,
se io non guardo, se io non tocco, se io non parlo, non posso fare un
incontro e non posso aiutare a fare una cultura dell’incontro». Ritornando
alla descrizione della scena evangelica, il Pontefice ha poi
evidenziato come, davanti al miracolo compiuto da Gesù «la gente presa
dal timore glorificava Dio. E a me piace vedere anche qui — ha
confidato — l’incontro di tutti i giorni fra Gesù e la sua sposa, la
Chiesa, che è in attesa che lui torni. E ogni volta che Gesù trova un
dolore, un peccatore, una persona fuori strada, lo guarda, gli parla,
lo restituisce alla sua sposa». Dunque, «questo è il messaggio di oggi:
l’incontro di Gesù con il suo popolo; l’incontro di Gesù che serve, che
aiuta, che è il servitore, che si abbassa, che è condiscendente con
tutti i bisognosi». E, ha rimarcato Francesco, «quando diciamo
“bisognosi” non pensiamo solo ai senzatetto», ma anche a «noi bisognosi
— bisognosi della parola di Gesù, di carezze — e anche a quelli a noi
cari». Un esempio concreto? Il Papa ha descritto l’immagine di una
famiglia riunita a tavola: «quante volte si mangia, si guarda la tv o
si scrivono messaggi al telefonino. Ognuno è indifferente a
quell’incontro. Anche proprio nel nocciolo della società, che è la
famiglia, non c’è l’incontro», ha commentato. Da qui l’esortazione
conclusiva «a lavorare per questa cultura dell’incontro, così
semplicemente come l’ha fatto Gesù». (fonte: L'Osservatore Romano)
video
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
14 settembre 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“Che lui (padre Jacques Hamel) dal Cielo ci dia la mitezza, la fratellanza, la pace, e anche il coraggio di dire la verità”
Papa
Francesco ha celebrato questa mattina, 14 settembre 2016, la messa in
suffragio di padre Jacques Hamel, il sacerdote francese ucciso da
fondamentalisti islamici il 26 luglio scorso nella chiesa di
Saint-Etienne-du-Rouvray mentre celebrava l'eucarestia.
Alla
celebrazione era presente un gruppo di ottanta pellegrini della diocesi
di Rouen, insieme al vescovo Dominique Lebrun.
Per
la prima volta una messa mattutina di SantaMarta è stata trasmessa in
diretta televisiva (Tv2000) e radiofonica (Radio Vaticana).
Sull'altare, appoggiata ai due ceri, c'era la foto dell'anziano
sacerdote martire, assassinato per sgozzamento. Le letture sono state
proclamate in francese e l'omelia è stata pronunciata dal Santo Padre
in italiano, ma via via tradotta in francese per i presenti.
Segue la trascrizione integrale del testo.
Nella
Croce di Gesù Cristo – oggi la Chiesa celebra la festa della Croce di
Gesù Cristo – capiamo pienamente il mistero di Cristo, questo mistero
di annientamento, di vicinanza a noi. Lui, «essendo nella condizione di
Dio – dice Paolo –, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma
svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo, diventando simile
agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte, a una morte di croce» (Fil
2,6-8). Questo è il mistero di Cristo. Questo è un mistero che si fa
martirio per la salvezza degli uomini. Gesù Cristo, il primo Martire,
il primo che dà la vita per noi. E da questo mistero di Cristo
incomincia tutta la storia del martirio cristiano, dai primi secoli
fino a oggi.
I
primi cristiani hanno fatto la confessione di Gesù Cristo pagando con
la loro vita. Ai primi cristiani era proposta l’apostasia, cioè: “Dite
che il nostro dio è quello vero, non il vostro. Fate un sacrificio al
nostro dio o ai nostri dei”. E quando non facevano questo, quando
rifiutavano l’apostasia, venivano uccisi. Questa storia si ripete fino
a oggi; e oggi nella
Chiesa ci sono più martiri cristiani che non ai primi tempi. Oggi ci
sono cristiani assassinati, torturati, carcerati, sgozzati perché non
rinnegano Gesù Cristo. In questa storia, arriviamo al nostro père
Jacques: lui fa parte di questa catena di martiri. I
cristiani che oggi soffrono – sia nel carcere, sia con la morte o con
le torture – per non rinnegare Gesù Cristo, fanno vedere proprio la
crudeltà di questa persecuzione. E questa crudeltà che chiede
l’apostasia – diciamo la parola – è satanica. E quanto sarebbe bene che tutte le confessioni religiose dicessero: “Uccidere in nome di Dio è satanico”.
Padre
Jacques Hamel è stato sgozzato sulla Croce, proprio mentre celebrava il
sacrificio della Croce di Cristo. Uomo buono, mite, di fratellanza, che
sempre cercava di fare la pace, è stato assassinato come se fosse un
criminale.Questo è il filo satanico della persecuzione. Ma c’è una
cosa, in quest’uomo che ha accettato il suo martirio lì, con il
martirio di Cristo, all’altare, c’è
una cosa che mi fa pensare tanto: in mezzo al momento difficile che
viveva, in mezzo anche a questa tragedia che lui vedeva venire, un uomo
mite, un uomo buono, un uomo che faceva fratellanza, non ha perso la
lucidità di accusare e dire chiaramente il nome dell’assassino, e ha
detto chiaramente: “Vattene, Satana!”. Ha dato la vita per noi, ha dato
la vita per non rinnegare Gesù. Ha dato la vita nello stesso sacrificio
di Gesù sull’altare e da lì ha accusato l’autore della persecuzione:
“Vattene, Satana!”.
E
questo esempio di coraggio, ma anche il martirio della propria vita, di
svuotare se stesso per aiutare gli altri, di fare fratellanza tra gli
uomini, aiuti tutti noi ad andare avanti senza paura. Che lui dal Cielo
– perché dobbiamo pregarlo, è un martire!, e i martiri sono beati,
dobbiamo pregarlo – ci dia la mitezza, la fratellanza, la pace, e anche
il coraggio di dire la verità: uccidere in nome di Dio è satanico.
video dell'omelia
video integrale
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
15 settembre 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“Sotto il mantello”
In
un mondo di orfani, Maria è la madre ci comprende fino in fondo e ci
difende, anche perché ha vissuto sulla propria pelle le stesse
umiliazioni che oggi, ad esempio, subiscono le mamme dei detenuti.
Celebrando la messa nella cappella della Casa Santa Marta giovedì
mattina, 15 settembre, giorno della memoria della beata Maria vergine
addolorata, Papa Francesco ha suggerito di rifugiarsi sempre, nei
momento difficili, «sotto il mantello» della madre di Dio, riproponendo
così «il consiglio spirituale dei mistici russi» che l’occidente ha
rilanciato con l’antifona Sub tuum preasidium.
...
Proprio
«in quel momento — ha fatto notare il Papa — Gesù, che aveva parlato di
non lasciarci orfani, che aveva parlato del Padre, guarda sua madre e
ce la dà a noi come madre: “Ecco, tua madre!”». Il
Signore «non ci lascia orfani: noi cristiani abbiamo una madre, la
stessa di Gesù; abbiamo un Padre, lo stesso di Gesù. Non siamo orfani».
E Maria «ci partorisce in quel momento con tanto dolore, è davvero un
martirio: col cuore trafitto, accetta di partorire tutti noi in quel
momento di dolore. E da quel momento lei diventa la nostra madre, da
quel momento lei è nostra madre, quella che si prende cura di noi e non
si vergogna di noi: ci difende».
«I mistici russi dei primi secoli
della Chiesa — ha ricordato a questo proposito Francesco — davano un
consiglio ai loro discepoli, i giovani monaci: nel momento delle
turbolenze spirituali rifugiatevi sotto il manto della santa madre di
Dio. Lì non può entrare il diavolo perché lei è madre e come madre
difende». Poi «l’occidente ha preso questo consiglio e ha fatto la
prima antifona mariana Sub tuum praesidium: sotto il tuo mantello,
sotto la tua custodia, o Madre, lì siamo sicuri».
«Oggi
è la memoria del momento che la Madonna ci ha partorito — ha proseguito
il Papa — e lei è stata fedele a questo parto fino al momento di oggi e
continuerà a essere fedele». E «in un mondo che possiamo chiamare
“orfano”, in questo mondo che soffre la crisi di una grande orfanezza,
forse il nostro aiuto è dire: “Guarda a tua madre!”». Perché abbiamo
una madre «che ci difende, ci insegna, ci accompagna, che non si
vergogna dei nostri peccati» e «non si vergogna, perché lei è madre».
In
conclusione, il Pontefice ha pregato «che lo Spirito Santo, questo
amico, questo compagno di strada, questo Paraclito avvocato che il
Signore ci ha inviato, ci faccia capire questo mistero tanto grande
della maternità di Maria».
(fonte: L'Osservatore Romano)
video
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
16 settembre 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“La logica del dopodomani”
Il
cristiano deve avere il coraggio di vivere con «la logica del
dopodomani», cioè nella certezza della «risurrezione della carne» che è
anche «la radice più profonda delle opere di misericordia». E dalle
tentazioni di farsi condizionare da una «pietà spiritualista» o di
fermarsi solo alla «logica del passato e del presente» il Papa ha messo
in guardia nella messa celebrata venerdì mattina, 16 settembre, nella
cappella della Casa Santa Marta. Rilanciando la verità della «logica
della redenzione, fino alla fine».
...
«È un segno di maturità capire bene la logica del passato; è un segno
di maturità muoversi nella logica del presente, quella di ieri e quella
dell’oggi» ha affermato Francesco. Ed «è anche un segno di maturità
avere la prudenza per vedere la logica del domani, del futuro». Ma «ci
vuole una grazia grande dello Spirito Santo per capire questa logica
del dopodomani, dopo la trasformazione, quando Lui verrà e ci porterà
tutti trasformati sulle nuvole per rimanere sempre con Lui». Al
Signore, ha concluso il Papa, «chiediamo la grazia di questa fede».
(fonte: L'Osservatore Romano)
video
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I Venerdì della Misericordia di Papa Francesco
Papa
Francesco visita a Roma due strutture ospedaliere per sottolineare
l'importanza della vita dal suo inizio alla sua fine naturale
Papa
Francesco prosegue oggi pomeriggio i “Venerdì della Misericordia”. A
pochi giorni dalla canonizzazione di Madre Teresa che ha svolto un
grande servizio a favore della vita, Papa Francesco ha fatto visita a
due strutture molto significative da questo punto di vista.
La prima è stata il pronto soccorso ed il reparto di neonatologia dell’Ospedale San Giovanni di Roma,
dove al momento sono ricoverati circa 12 bambini con varie patologie
neonatali. Cinque bambini sono molto gravi e si trovano intubati in
terapia intensiva, tra l’altro, due sono gemelli. Al piano superiore
del reparto si trova un nido dove sono ricoverati altri bambini.
...
Il Santo Padre, subito dopo aver lasciato l'Ospedale San Giovanni di Roma si è recato all’hospice “Villa Speranza” dove
sono ricoverati 30 pazienti in fase terminale. La struttura appartiene
alla Fondazione del Gemelli dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
...
Il
Papa ha voluto dare il segno forte dell’importanza della vita, dal suo
primo istante fino alla sua fine naturale. L’accoglienza della vita e
la garanzia della sua dignità in ogni momento dello sviluppo è un
insegnamento più volte sottolineato da Papa Francesco, che con questa
duplice visita ha impresso il sigillo concreto e tangibile di quanto
fondamentale sia per vivere la misericordia, l’attenzione alle
situazioni più deboli e precarie.
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“Si costruiscano ponti e
si abbattano muri di separazione”: è quanto auspica il Papa in un
messaggio indirizzato al card. Péter Erdő, presidente del Consiglio
delle Conferenze Episcopali d’Europa, in occasione dell’incontro
promosso dall’organismo a Sarajevo sul tema delle Opere di
Misericordia corporali e spirituali. ...
“Continuo a sognare un nuovo umanesimo europeo -
scrive il Papa - cui servono memoria, coraggio, sana e umana utopia. In
questo cammino di umanizzazione, l’Europa, culla dei diritti e delle
civiltà, è chiamata non tanto a difendere degli spazi, ma ad essere una
madre generatrice di processi, quindi feconda, perché rispetta la vita
e offre speranze di vita”.
Infine il Papa esorta “ad individuare strade e percorsi nuovi per
garantire a quanti vivono o giungono in Europa le capacità di
integrazione, dialogo e rinascita per diventare un’unica famiglia di
popoli”.
RADIO VATICANA: Francesco: sogno nuovo umanesimo europeo vicino agli ultimi
Tre piccole perle come
contributo «per rendere pastorale la Misericordia, cioè accessibile,
tangibile, incontrabile»: è il dono che Papa Francesco ha fatto ai
presuli di nuova nomina impegnati nei corsi di formazione organizzati
dalle Congregazioni per i vescovi e per le Chiese orientali.
L'OSSERVATORE ROMANO: Tre raccomandazioni di Papa Francesco ai vescovi di nuova nomina - Pastorale di misericordia
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