"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°36 del 2016

Aggiornamento della settimana

- dal 10 al 16 settembre 2016 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 23 settembre 2016

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


PREGHIERA DEI FEDELI



OMELIA 


 

 



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 





I NOSTRI TEMPI


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Non sarà facile ma lo faremo. Questa notte marceremo da Perugia ad Assisi sfidando il buio e il sonno. A mezzanotte, ciascuno accenderà una torcia e ci metteremo in cammino. La meta è certa e la strada è già stata tracciata nel 1961 da Aldo Capitini, ma l’oscurità della notte rende tutto più incerto. E’ la prima volta che un gruppo di persone decide di fare la PerugiAssisi di notte. Lo facciamo perché sentiamo il dovere di reagire al buio che sta ricoprendo la coscienza e l’umanità di tante persone.
Ogni giorno, ogni volta che andiamo su twitter o facebook, ogni volta che accendiamo la Tv o leggiamo un giornale, veniamo a sapere di una nuova strage, di orrori che si ripetono, di guerre che continuano, di violenze che non si fermano, di muri che si costruiscono, di gente che perde il lavoro, di drammi ignorati, di persone sfruttate, respinte, uccise. Le denunce e le proteste virtuali non mancano ma di reazioni collettive significative non c’è traccia. Anche l’indignazione, se c’è, è diventata un fatto personale, intimo. Il senso di impotenza è micidiale. Ed è l’anticamera della rinuncia e della rassegnazione.
Oggi si sente un senso nauseante di indifferenza e rassegnazione.
La PerugiAssisi di questa notte è figlia della volontà di reagire, di sfidare il buio che sta calando dentro di noi e sul tempo presente.
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  Stanotte in Marcia sfidando il buio dell’indifferenza


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A quindici anni dalle Torri Gemelle, continuiamo a riempire di armi e soldi la monarchia saudita e i paesi del Golfo Persico, nonostante sappiamo benissimo che siano loro i padrini e gli ispiratori del terrorismo islamico. Da Al Qaeda all’Isis la musica non è cambiata
di Fulvio Scaglione


  Non sconfiggeremo mai il terrorismo islamico, finché saremo suoi complici

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Oggi la Grecia ricorda l’uccisione e la deportazione dei greci dell’Anatolia tra il 1900 e il 1923. La loro colpa? Essere potenziali nemici, perché non musulmani

  14 settembre: la memoria del genocidio in Asia Minore

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PERICOLI E RISCHI DELLA RETE E DEI SOCIAL
Prof. Luigino Bruni: I nuovi social media sono cose meravigliose ma hanno moltiplicato la fragilità e la capacità di violenza di persone che con cattiveria offendono e distruggono vite intere. ... Dobbiamo educare i giovani alla gestione delle emozioni in questi nuovi media

  video

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Lettera ai normali che evitano mio fratello - ma... "Ognuno è un disabile", perché è proprio così, ognuno di noi, semplicemente, ha qualcosa che non sa fare.


Aveva emozionato tutta Italia grazie al video "The simple interview" che aveva girato con suo fratello Giovanni, affetto della sindrome di down, in cui simulava un colloquio di lavoro. Ora Giacomo Mazzariol, il 19enne di Castelfranco Veneto (Tv) che ha voluto raccontare la vita accanto al fratello Giovanni anche nel libro Mio fratello rincorre i dinosauri, ha deciso di inviare una lettera a Repubblica, in seguito ai tanti episodi di intolleranza verso i disabili che si sono verificati nel corso dell'estate.
   Giacomo Mazzariol parla del fratello down contro la discriminazione: "Mi ha riempito la vita. Ognuno di noi è disabile"
Lettera ai normali che evitano mio fratello
Ha la sindrome di Down e mi ha insegnato che tutti abbiamo bisogno di aiuto
di GIACOMO MAZZARIOL
Questa estate c’è stato chi ha detto che in un albergo c’erano troppi disabili e per i suoi figli non era bello. Quest’estate c’è stato chi ha protestato perché nel ristorante i disabili del tavolo accanto davano fastidio. Quest’estate si è parlato dei disabili usando sempre questa parola e in un solo modo. Ma se penso a me e a mio fratello penso che io ho un solo modo. Io, ad esempio, ho sempre pensato che ci fosse un solo modo di concepire l’amore. E mio fratello tornava a casa dal cinema con una sua amica e diceva di essere sposato. Ho sempre pensato che ci fosse un solo modo di avere successo. E mio fratello esultava per giorni solo se faceva ridere un suo amico. Ho sempre pensato che ci fosse un solo modo per vincere. E mio fratello si fermava a raccogliere le margherite mentre giocavamo a calcio.
Ho sempre pensato che ci fosse un solo modo di concepire l’autonomia. E lui si definiva autonomo perché poteva stare un intero giorno senza telefono.
Ho sempre pensato di avere la verità in mano. Ho sempre pensato che fosse solo mio fratello quello disabile, quello non pronto per il mondo, quello di cui vergognarsi.
All’inizio lo avevo messo dentro una categoria: handicappato.
...
Non sono qui ad invocare rispetto per la diversità. Non sono qui a parlare per dirvi che è giusto e doveroso conoscere e apprezzare tutti. Sono qui per dirvi "Nella mia breve storia, essere entrato nel mondo di mio fratello mi ha riempito la vita". Tutto qui. All’inizio del mio libro, che racconta la nostra storia, ho voluto mettere una famosa frase di Einstein: "Ognuno è un genio, ma se si giudica un pesce dalla sua abilità ad arrampicarsi su un albero, lui passerà tutta la vita a credersi uno stupido".
Beh, sono qui per dirvi che la stessa frase potrebbe iniziare con "Ognuno è un disabile", perché è proprio così, ognuno di noi, semplicemente, ha qualcosa che non sa fare. Io, ad esempio, non so fare la lavatrice. E voi?
L’autore, 19 anni, ha scritto "Mio fratello rincorre i dinosauri" ( Einaudi), libro ispirato da un video da lui pubblicato online nel 2015 che aveva come protagonista il fratello down Giovanni

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Il segreto di Alex Zanardi non solo grande campione, ma soprattutto grande persona!

IL SEGRETO DI ALEX ZANARDI,
TERZO ORO A CINQUANT'ANNI.
E' probabile che Zanardi non avesse bisogno di vincere ancora, il terzo oro di oggi è un di più. Ma siamo noi ad aver bisogno della sua ennesima medaglia per rivedere la sua esultanza e per prenderci il salutare schiaffone che ne deriva.
Non è necessario che Alex Zanardi, al terzo oro paralimpico dopo i due di Londra nell'handbike (cronometro), vinca sempre per prenderci metaforicamente per le orecchie e riendirizzarci sulla giusta prospettiva, perché lo fa ogni giorno vivendo, però aiuta. 
Aiuta perché quando vince esplode nella genuina esultanza di chi si scopre una volta ancora campione e l’immagine di quell’esultanza pura – di cui lo sport soltanto sa davvero cogliere l’attimo - fa bene a lui ma soprattutto fa bene a tutti noi. Ci fa bene perché non è consolatoria e perché assesta uno schiaffo al quotidiano mugugno delle nostre vite soltanto mediamente complicate. 
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La risata di Alex: il segreto della sua grandezza di persona prima che di campione, il segreto del successo di una persona seria (ma non seriosa) a distanza di sicurezza dal rischio di prendersi troppo sul serio.
(fonte: Famiglia Cristiana articolo di Elisa Chiari del 14/09/2016)
La dedica a sorpresa, è per Tamberi : "E' stato incredibile, durissimo gareggiare con questo caldo. In questo momento mi sento di dedicare la medaglia a tante persone, da mia madre che mi ha messo al mondo, a mia moglie, a mio figlio. Ma una dedica speciale la voglio fare a Gianmarco Tamberi, perché immagino cosa possa aver provato nel momento dell'infortunio". Queste le prima parole di Alessandro Zanardi dopo aver vinto l'oro nella crono handbike H5 alle Paralimpiadi di Rio. ...
Gianmarco Tamberi ringrazia via Ansa Alex Zanardi che gli ha dedicato l'oro vinto oggi alle Paralimpiadi di Rio. "Lui - spiega - ha toccato il cuore di tutti con la sua storia, ma con queste parole è entrato dentro al mio e ci ha preso la residenza...". 
(fonte: Ansa)

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Dal 2000 a oggi le vittime per atti terroristici sono aumentate di nove volte. Se vogliamo davvero commemorare le vittime degli attacchi alle Torri Gemelle dobbiamo ammettere che la lotta al terrore portata avanti in questi ultimi quindici anni è stata un insuccesso clamoroso.

  Fulvio Scaglione:   GUERRA AL TERRORISMO, UN TOTALE FALLIMENTO

*** Preghiera di Benedetto XVI durante la visita a Ground Zero di New York (20 aprile 2008)
*** Preghiera di Papa Francesco durante l'Incontro Interreligioso al Memorial di Ground Zero (25 settembre 2015)
Martedì 11 settembre 2001 - Telegrama di Giovanni Paolo II
Mercoledì 12 settembre 2001 - Udienza generale di Giovanni Paolo II
Giovedì 13 settembre 2001 - Presentazione delle Lettere credenziali dell'Ambasciatore USA  a Giovanni Paolo II
Domenica 16 settembre 2001 - Frosinone/Santa Messa celebrata da Giovanni Paolo II


  IL SISMOGRAFO: 11 settembre 2001. A 15 anni dagli attacchi terroristici di Al Qaeda contro gli Stati Uniti. La condanna e il cordoglio di s. Giovanni Paolo II


Seconda parte di un dialogo con il coordinatore di Pax Christi Italia, don Renato Sacco. Domande aperte sulla necessità dell'uso delle armi e interpretazione della Carta costituzionale


  Carlo Cefaloni:   Costituzione e ripudio della guerra


Fuggire da violenza, guerra e persecuzioni per ritrovarsi in un’altra zona di conflitto o esposti a un rischio altissimo per se stessi e i propri cari. È la sorte cui, secondo dati dell’Oxfam, sono andati incontro 4 milioni di rifugiati e richiedenti asilo, solo l’anno scorso.

  L'OSSERVATORE ROMANO:   Milioni di sfollati in fuga da conflitti finiscono preda di altre violenze - Da una guerra all’altra


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FEDE E
SPIRITUALITÀ


 SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"

   E' sulla sabbia che costruisce... (S. Agostino)
  La parabola della pecora perduta ci suggerisce due aspetti... (Claude Geffré)
  Il perdono è l'essenza...  (Santa Caterina da Siena)
  Come la mancanza di fede, in un certo senso...  (Andrè Louf)
  Solo Gesù apre al futuro... (p. Ottavio Raimondo)
 Omelia Santa Messa in segno di vicinanza ai familiari di P. Jacques Hamel e a tutta la comunità di Rouen, Francia.
  Questo esempio di coraggio, ma anche di martirio... (Papa Francesco)
  Se vogliamo essere cristiani...  (Paolo VI)
  Gesù è venuto a portare la gioia...  (Papa Francesco)

 
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10 settembre Buon compleanno don Luigi Ciotti !!!
  Io sono innamorato di Dio e dei giovani...

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12 settembre Memoria liturgica del Santissimo nome di Maria
http://www.famigliacristiana.it/liturgia/santissimo-nome-di-maria_813351.aspx

  Che il suo nome mai abbandoni... (San Bernardo)

... Santa Maria, donna feriale, aiutaci a comprendere che il capitolo più fecondo della teologia non è quello che ti pone all'interno della Bibbia o della patristica, della spiritualità o della liturgia, dei dogmi o dell'arte. Ma è quello che ti colloca all'interno della casa di Nazaret, dove tra pentole e telai, tra lacrime e preghiere, tra gomitoli di lana e rotoli della Scrittura, hai sperimentato, in tutto lo spessore della tua naturale femminilità, gioie senza malizia, amarezze senza disperazioni, partenze senza ritorni.
Santa Maria, donna feriale, liberaci dalle nostalgie dell'epopea, e insegnaci a considerare la vita quotidiana come il cantiere dove si costruisce la storia della salvezza...

  "Maria donna feriale" di Don Tonino Bello

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Auguri agli amici musulmani
L'Islam celebra il sacrificio di Abramo con l'Eid ul-Adha

  Felice Aid

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13 settembre Memoria liturgica di San Giovanni Crisostomo (Antiochia c. 349 - Comana sul Mar Nero 14 settembre 407) fu annunziatore fedele della parola di Dio, come presbitero ad Antiochia (386-397) e come vescovo a Costantinopoli (397-404). Qui si dedicò all’evangelizzazione e alla catechesi, all’opera liturgica, caritativa e missionaria. L’anafora eucaristica da lui rielaborata in forma definitiva sull’antico schema antiocheno è ancor oggi la più diffusa in tutto l’Oriente. La sua predicazione nel campo morale e sociale gli procurò dure opposizioni e infine l’esilio (404-407), dove morì. Nella sua opera di maestro e dottore ha rilievo il commento alle Scritture, specialmente alle lettere paoline, e il suo contributo alla dottrina eucaristica.
vedi SAN GIOVANNI CRISOSTOMO, L'ORATORE INSTANCABILE DALLA "BOCCA D'ORO"

 
Tu vuoi onorare il corpo del Salvatore?...
  Il cristiano è un uomo a cui Dio ha affidato... 

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ESALTAZIONE DELLA CROCE
È una delle 12 grandi feste dell’anno liturgico, la data del 14 settembre è comune all’Oriente e all’Occidente
Vedi OGGI SI CELEBRA L'ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE, LE COSE DA SAPERE

  La croce di Cristo è la sorgente di ogni benedizione...  (San Leone Magno)
  La croce di Gesù è la nostra unica vera speranza...  (Papa Francesco)

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Nel giorno della nascita in terra (15 settembre 1937) e in cielo (15 settembre 1993) ricordiamo 3P il Beato Padre Pino Puglisi "Martire di mafia"

 
Nessun uomo è lontano dal Signore...
  E' importante parlare di mafia... 
  Siamo testimoni della speranza!... 
  Pensiamo a quel ritratto di Gesù raffigurato...
  Se ognuno fa qualcosa...

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Il 15 settembre 1858 nasceva Charles Eugène de Foucauld, visconte di Pontbriand, in religione fratel Carlo di Gesù, ucciso il 1° dicembre 1916 da una banda di predoni a Tamanrasset nel deserto del profondo sud dell’Algeria, beatificato il 13 novembre 2005.
Benedetto XVI, durante il suo viaggio apostolico in Francia nel 2008, ricordò questo particolare eloquente: «Il beato Charles de Foucauld nacque nel 1858, lo stesso anno delle apparizioni di Lourdes. Non lontano dal suo corpo irrigidito dalla morte fu trovata, come il chicco di frumento gettato nella terra, la lunetta contenente il Santissimo Sacramento, che fratel Carlo adorava ogni giorno per lunghe ore». E come il chicco che muore e porta molto frutto, così fu per De Foucauld infatti l’Associazione Famiglia Charles de Foucauld, oggi raccoglie venti gruppi di religiose, religiosi, laici e sacerdoti sparsi in tutto il mondo.

  Padre mio, io mi abbandono a Te... 
  La massima perfezione per Gesù è...

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16 settembre é il compleanno di Fratel Biagio

  Buon compleanno!

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XXIII Anniversario del Martirio del Beato Padre Pino Puglisi


La celebrazione della messa in Cattedrale alle diciotto con l’arcivescovo Corrado Lorefice e don Luigi Ciotti, poi una grande festa alle 20,30 fuori dal Duomo. Così, oggi Palermo ricorderà Padre Pino Puglisi nel giorno del suo compleanno e dell'anniversario dall’uccisione. Una manifestazione organizzata dall’Arcidiocesi di Palermo e fortemente voluta da Lorefice che con Puglisi lavorò in gioventù. Un momento di condivisione dal titolo evocativo - “Festa con 3P” - come padre Pino Puglisi, amava farsi chiamare. Insieme, anche le associazioni che si ispirano all’insegnamento del prete di Brancaccio. “Quello che vogliano è dare un messaggio alla città per ricordare e far conoscere l’insegnamento di Don Pino. E lui era gioia”, è stato sottolineato durante la conferenza stampa in curia. 
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  Palermo ricorda Don Puglisi: messa e festa davanti alla cattedrale
... “Il 15 settembre, anniversario della morte di padre Puglisi, noi non piangiamo un uomo morto – afferma il delegato arcivescovile don Francesco Michele Stabile – ma viviamo della gioia di un uomo risorto di cui intendiamo fare memoria. Padre Puglisi non appartiene soltanto alla comunità ecclesiale, ma a tutta la società civile per la quale ha lavorato ed in particolare per Brancaccio che voleva dotare di servizi. Inoltre vogliamo ricordare il prete ucciso per mano mafiosa quale figura di grande educatore che ha accompagnato la formazione di tanti giovani”.
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  Padre Puglisi, alla “Festa con 3P” i detenuti del carcere minorile di Trapani
Un “testimone credibile”. Un uomo del Vangelo, “martire della fede”. Padre Pino Puglisi, di cui oggi si ricorda il ventitreesimo anniversario della morte, viene ricordato in un libro pubblicato da Rubbettino da Vincenzo Bertolone, arcivescovo di Catanzaro, postulatore della causa di canonizzazione del sacerdote siciliano ucciso da Cosa nostra. “L'enigma della zizzania” è il titolo del volume che offre un ritratto diverso da quello della narrazione antimafia canonica. Un ritratto che parte da ciò che padre Pino Puglisi era e si sentiva: un sacerdote, un uomo di Dio. “Non un prete contro, ma semplicemente un prete”, si legge nel libro.
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  "Semplicemente un prete" Un libro ricorda don Pino
  L’enigma della zizzania di ENZO BIANCHI (pdf)
Per saperne di più sul Beato Padre Pino Puglisi riproponiamo alcuni dei nostri post precedenti (all'interno dei quali link ad altri post):
  • "Pino Puglisi, dono per la Sicilia e per il mondo" di Bartolomeo Sorge - " Il 25 maggio a Palermo" di Maurilio Assenza - I PROGRAMMI IN TV SU DON PUGLISI
  • Che tempo che fa : Rita Borsellino e Ficarra & Picone - 19/01/2014 (video)
  • CIÒ CHE INFERNO NON È di Alessandro D'Avenia
  • Padre Pino Puglisi uomo di «Parola»

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"Dobbiamo recuperare la libertà del cuore. Don Pino Puglisi non era un prete antimafia: era un prete uomo, un uomo prete...Sapeva di dovere donare la sua vita perché altre generazioni non fossero schiave del padrino, ma conoscessero il vero Padre" don Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo (VIDEO)

“Don Pino non era un prete antimafia: era un prete uomo, un uomo prete. La vera forza della sua testimonianza è stata la sua ferialità, questo stare al suo posto, da uomo mite, libero, a fare il suo lavoro giorno dopo giorno”.
Lo ha affermato l'Arcivescovo mons. Corrado Lorefice giovedì 15 settembre in Cattedrale, nel corso dell’omelia pronunciata, durante la celebrazione Eucaristica in ricordo del Beato padre Pino Puglisi.
“Padre Puglisi sapeva di dovere donare la sua vita – ha proseguito - perché altre generazioni non fossero schiave del padrino, ma conoscessero il vero Padre. Ognuno di noi non deve essere schiavo dei propri piccoli interessi, del proprio io. Noi non educhiamo nessuno, non possiamo bloccare nessuna mentalità mafiosa, illegalità, potere occulto, se non recuperiamo la libertà del cuore”.
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  IL SERVIZIO DEL TG3 SICILIA (video)
  L'OMELIA INTEGRALE (video)

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15 settembre: Beata Vergine Maria Addolorata - SOTTO IL LEGNO IN SILENZIO di David Maria Turoldo


SOTTO IL LEGNO IN SILENZIO
di David Maria Turoldo
Ritta, discosta appena dal legno,
stava la Madre assorta in silenzio,
pareva un’ombra vestita di nero,
neppure un gesto nel vento immobile.
...
O Madre, nulla pur noi ti chiediamo:
quanto è possibile appena di credere,
e stare con te sotto il legno in silenzio:
sola risposta al mistero del mondo.
Proponiamo una riflessione a partire da questi versi di Anna Rotundo dal sito dell'arcidiocesi di Catanzaro Squillace 15 settembre: l’ADDOLORATA (pdf)
“Ritta, Stava, Sguardo lontano”… A partire da queste parole di David Maria Turoldo, che non sono solo poesia ma vero e proprio “luogo teologico”, prende avvio la mia riflessione sulla Madonna Addolorata, che la Chiesa celebra il 15 settembre, e che non ci insegna certo il culto dell’infelicità umana, quasi che, a somiglianza di Maria e suo figlio “sconfitti” nel dolore, morte e sofferenza debbano accettarsi passivamente in silenzio, come se fosse questo il messaggio del cristianesimo: “La madre Addolorata ci insegna che alle lacrime subentrano la speranza e la fiducia nella resurrezione… il nostro Dio cristiano è il Dio dei vivi, non del dolore e dei morti! Anche affranti dal dolore, non dobbiamo perdere mai la fiducia nell’azione potente e guaritrice dello Spirito Santo” (mons. Vincenzo Bertolone, Scrivo a voi ammalati e allettati). 
La fonte certa della nostra fede è la Sacra Scrittura: e l’evangelista Giovanni non scrive che Maria presso la Croce gridasse o piangesse o si disperasse. Ma scrive, semplicemente, solennemente:“stava”. Questo verbo è contrapposto a “cadere” (cf. ad es. Rm 14,4; 1Cor 10,12), evocando così la capacità di resistenza, di stabilità, dignitosa e piena di attenzione, il saper “rimanere” nelle situazioni. E poi, Maria non sta “ai piedi“ della Croce, non è icona di sottomissione, passività e dolore, ma, è scritto nel Vangelo, sta “presso” la Croce, in un significato di dignitosa forza e prossimità a colui che soffre. Da qui scaturisce l’ermeneutica femminile e non violenta di un nuovo modo di vivere e di una diversa società fondata sui valori dell’accoglienza e del “prendersi cura dell’altro” che tutti, uomini e donne insieme, devono vivere, per la costruzione della nuova “civiltà dell’amore”. Vicinanza, ascolto, “farsi prossimo”: lo “stare” di Maria è coscienza critica di fronte ai mali del mondo e questo è il compito che interpella gli uomini e le donne di oggi.

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Il 12 settembre la Chiesa fa tradizionalmente memoria del “nome” di Maria, principalmente sulla scia di un motivo squisitamente biblico e storico-salvifico. Nel racconto delle Scritture, il “nome” indica la persona e, in diversi casi, la “missione” che provvidenzialmente Dio affida per il bene del popolo. Infatti, la persona è inseparabile dalla comunità cui appartiene. Il “nome” rappresenta perciò come un luogo d’incontro tra l’individuo, la famiglia che lo ha generato, il popolo cui tale famiglia appartiene. In questo senso, il “nome” manifesta una concezione della persona agli antipodi dell’individualismo occidentale moderno e post-moderno: se qui ognuno vale perché “si è fatto da sé”, nella fede biblica ognuno vale perché è il frutto di una profonda comunione in cui il passato è un dono da accogliere per vivere con giustizia e rettitudine il futuro, non una limitazione irragionevole della libertà di ciascuno.

  Salvatore M. Perrella:   Il nome di Maria

La Famiglia spirituale di frère Charles si è ritrovata a Roma per commemorare il centenario della morte del beato «fondatore senza discepoli». È da sottolineare anzitutto il numero straordinario di partecipanti: vescovi e sacerdoti, religiosi e religiose, laici venuti da ogni parte dell’Italia e – qualcuno – anche dall’estero, tutti legati in modi diversi alla spiritualità di Charles de Foucauld. Tutti fratelli e sorelle di Charles!

  Piccoli Fratelli di Jesus Caritas:   Charles de Foucauld, cent’anni di fecondità spirituale


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LA MISERICORDIA, VOLTO DI DIO, VOLTO DELL’UOMO - HOREB n.2/2016 (n. 74)

LA MISERICORDIA, 
VOLTO DI DIO,
 VOLTO DELL’UOMO
HOREB
n.  2/2016 (n. 74)
TRACCE DI SPIRITUALITÀ 
A CURA DEI CARMELITANI
EDITORIALE
La cronaca quotidiana ci offre uno scenario di corruzione, di violenza e di morte. Siamo convinti che la storia quotidiana è intessuta anche di gesti silenziosi di bontà, di altruismo, di generosità, di onestà e di impegno di solidarietà, ma tutto questo, abitualmente, non fa notizia, ma c’è. 
Comunque sia, questa storia disumana e l’amarezza che ognuno di noi si porta nel cuore non riescono ad arginare la follia amante di Dio. Questa follia amante, nella Scrittura santa è chiamata misericordia. «Misericordia: è la parola che rivela il mistero della SS. Trinità. Misericordia: è l’atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro» (MV 2), ci ricorda Papa Francesco. La misericordia è il segno inconfondibile della presenza e dell’azione di Dio. 
Dio, è il misericordioso, così si rivela a Mosè (Es 34,6), e il salmista, coinvolgendoci nella preghiera, ci invita a contemplare l’azione misericordiosa di Dio: «Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue infermità, salva dalla fossa la tua vita, ti circonda di bontà e misericordia, sazia di beni la tua vecchiaia, si rinnova come aquila la tua giovinezza» (Sal 103,3-5). 
Dio non considera nessuno irrimediabilmente perduto, «è benevolo verso gli ingrati e i malvagi» (Lc 6,35), per questo nel Figlio Gesù, si fa umano e si pone accanto ad ogni uomo perché tutti desidera rendere partecipi del suo abbraccio misericordioso, generare come figli e far crescere come fratelli. 
Chi accoglie il dono della figliolanza, è coinvolto da Gesù a far emergere nella sua vita il sentire del Padre: «Diventate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (Lc 6,36). E Gesù stesso evidenzia subito che la misericordia non è un pio sentimento, ma va declinata nella concretezza del vissuto attraverso espliciti atteggiamenti che sono tipici di Dio: «Non giudicate..., non condannate..., perdonate..., date...» (Lc 6,37-38); «ho avuto fame…, ho avuto sete…, ero straniero…, nudo…, malato…, ero in carcere…» (Mt 25,35-36). 
La misericordia, allora, per i credenti, non è un optional, ma un’esigenza fondamentale del Vangelo, siamo chiamati a vivere la misericordia nei confronti di tutti e soprattutto dei più poveri, esclusi e sofferenti, in tal modo portiamo un debole raggio della misericordia divina nel buio del mondo. Dentro questo orizzonte la nostra riflessione pone in risalto il duplice “volto” della misericordia: quello di Dio Padre, manifestato nel vissuto di Gesù, e quello “possibile” dell’uomo, nella misura in cui si lascia plasmare e orientare dalla misericordia del Padre (cf. Lc 6,36).
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  Editoriale  (PDF)
  Sommario (PDF)
E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
E-mail: horeb.tracce@alice.it

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Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Settembre 2016: «Per una società che ponga al centro la persona umana» (videomessaggio)


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Vangelo: Lc 15,1-32
Tutto il capitolo 15 del Vangelo di Luca, comprendente le 'tre parabole della Misericordia', altro non è che un'unica grande parabola divisa in tre parti. In essa è rivelato il cuore stesso del Vangelo: Dio è un Padre di misericordia e di tenerezza. Attraverso la parabola Gesù ci rivela l'urgenza di un cammino di conversione da intraprendere, una 'metanòia', un mutamento di mentalità da operare. Non soltanto del peccatore alla giustizia, quanto piuttosto del 'giusto', perché prenda coscienza e accolga con gioia che Dio non è un padrone che asserve ma un Padre che ama e libera. La parabola del 'Padre Misericordioso', cuore di tutto il Vangelo, è indirizzata soprattutto a coloro che si ritengono 'giusti' , perché possano "convincersi di peccato"(Gv 16,8) e così prendere parte con i loro fratelli 'peccatori', al banchetto del Regno(14,15-24). Ma la conversione dei 'giusti' è molto più difficile di quella dei peccatori. Questi ultimi, a causa della loro miseria, avvertono il bisogno della misericordia di Dio, i 'giusti' invece, certi della propria giustizia, ritengono di poter bastare a se stessi giudicando i fratelli. Gesù invece ci presenta il volto di un Padre che ci ama sempre e comunque non perché siamo buoni; il suo amore non è un premio alla fedeltà dell'uomo alla Sua Legge, la sua tenerezza non è proporzionale ai nostri meriti - se mai ne avessimo - ma alla nostra miseria.
...
Gesù, con la parabola, e con la sua vita, ci dice che Dio non è un tiranno da fuggire perché ci vuole suoi schiavi, ma un Padre tenero che, come Madre amorevole, accoglie sempre i suoi figli amandoli con "viscere di misericordia".

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"La bella notizia del Signore che va a cercare chi si perde" di p. Ermes Ronchi - XXIV Domenica Tempo Ordinario - anno C


Commento
XXIV Domenica Tempo Ordinario (Anno C)
Letture:
Esodo 32, 7-11. 13-14; Salmo 50; 1 Timoteo 1, 12-17; Luca 15, 1-32
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Un pastore che sfida il deserto, una donna di casa che non si dà pace per una moneta che non trova, un padre esperto in abbracci. Le tre parabole della misericordia sono il vangelo del vangelo. Sale dal loro fondo un volto di Dio che è la più bella notizia che potevamo ricevere. 
C'era come un feeling misterioso tra Gesù e i peccatori, un cercarsi reciproco che scandalizzava scribi e sacerdoti. Gesù allora spiega questa amicizia con tre parabole tratte da storie di vita: una pecora perduta, una moneta perduta, un figlio che se ne va e si perde. Storie di perdita, che mettono in primo piano la pena di Dio quando perde e va in cerca, ma soprattutto la sua gioia quando trova. 
...
Tutte e tre le parabole terminano con lo stesso “crescendo”. L'ultima nota è una gioia, una contentezza, una felicità che coinvolge cielo e terra: vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti... Da che cosa nasce questa felicità di Dio? Da un innamoramento, come in un perenne Cantico dei Cantici. Dio è l'Amata che gira di notte nella città e a tutti chiede una sola cosa: «avete visto l'amato del mio cuore?».
Sono io l'amato perduto. Dio è in cerca di me. Se lo capisco, invece di fuggire correrò verso di lui.

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La misericordia al tempo di papa Francesco di Enzo Bianchi


L’11 ottobre del 1962, aprendo il concilio da lui voluto, papa Giovanni pronunciò la prolusione che dal suo incipit tutti conosciamo come “Gaudet mater ecclesia ”, “La chiesa che è madre gioisce”. Si tratta di un discorso ispirato, profetico, che segna un prima e un dopo nella vita della chiesa; un discorso che indicava al concilio una via nuova da percorrere, una via che non esprimeva condanna, come era avvenuto nei ventuno concili universali celebrati nella storia, ma annunciava la fede con mitezza e misericordia. È sufficiente citare uno stralcio di quella famosa allocuzione:
Quanto al tempo presente, la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore; pensa che si debba andare incontro alle necessità odierne, esponendo con più luminosità il valore del suo insegnamento piuttosto che condannando … La chiesa … vuole mostrarsi madre piena di amore per tutti, tenera, paziente, mossa da misericordia e da bontà anche verso i figli da lei separati.
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  La misericordia al tempo di papa Francesco di Enzo Bianchi

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Mons. Matteo Zuppi agli insegnanti di religione: Dovete seminare tanto, tanto ed essere liberi da ansie di prestazione!! .. Voi siete importanti!! Voi siete Chiesa!!

Dovete seminare tanto, tanto 
ed essere liberi da ansie di prestazione!! ..
Voi siete importanti!! Voi siete Chiesa!!
Intervento dell'Arcivescovo Matteo Zuppi 
alla Giornata residenziale di aggiornamento 
per gli insegnanti di religione 
(martedì 21 giugno 2016)
"Per il vostro importante servizio di insegnanti di religione è fondamentale avere una vita spirituale bella e piena!"
  video Servizio sulla giornata residenziale 
  video Intervento Mons. Zuppi

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"Ultime conversazioni" il libro che raccoglie interviste a Benedetto XVI e rappresenta il suo testamento spirituale

«Benedetto XVI è un uomo che impersona la santità, un uomo di pace, un uomo di Dio.»
Papa Francesco
  la scheda del libro Ultime conversazioni
Non si era mai visto un Papa che tira il bilancio del proprio Pontificato rispondendo a domande non diplomatiche sulla sua vita privata
Benedetto XVI. Ultime conversazioni è un libro straordinario per più ragioni e non solo per quella di base che non si era mai visto un Papa che tira il bilancio del proprio Pontificato. Straordinaria è la libertà con cui Benedetto parla del successore e si paragona a lui, riconosce i propri limiti ma difende il lavoro svolto. Nega d’aver subito pressioni perché si dimettesse. Narra d’aver «sciolto» un gruppo gay operante in Vaticano. Uno dice «libertà» e viene in mente Papa Francesco che in aereo – ma anche a terra – parla con sorprendente schiettezza. Ma ecco che lo fa anche il Papa emerito: a gara si erano spogliati del rosso e a gara liberano la figura papale dai codici linguistici che la bloccavano più della tiara.
Il «testamento» di Ratzinger ...
La rinuncia ...
Il successore ...
I ricordi...
  Nel libro-intervista di Benedetto XVI il «testamento» di Ratzinger
Leggi le anticipazioni su L'Osservvatore Romano e Il Corriere della Sera
  • Esce un libro che raccoglie interviste a Benedetto XVI - Soprattutto un pastore
  • Benedetto XVI si racconta «Nessuno mi ha ricattato»

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"Senza Adorazione e preghiera non reggi. Così mi disse Madre Teresa" card. Angelo Comastri

“La Madre mi disse ‘fai un po’ di Adorazione ogni giorno altrimenti non reggi. Senza Dio siamo troppo poveri per poter aiutare i poveri’”. 
“Ho visto Madre Teresa per la prima volta nel 1968 qui a Roma – ha ricordato il card. Comastri – La Madre era la prima volta che veniva nella Capitale. All’epoca ero vice parroco a San Luca al Prenestino, avevo sentito parlare di questa suora e sentivo il desiderio d’incontrarla. Ero prete da un anno e sentivo il bisogno di chiederle di pregare per me. Quando ci siamo trovati davanti mi strinse forte le mani e mi disse: ‘Quante ore preghi al giorno ?’ Rimasi spiazzato e risposi: ‘Dico la messa, il breviario e il Rosario tutti i giorni’, nel ’68 era quasi un eroismo e mi sembrava già di fare tanto. Ma lei mi disse: ‘E’ troppo poco, nell’amore non ci si può limitare al dovere, bisogna fare di più. Fai un po’ di Adorazione ogni giorno altrimenti non reggi’. Così riposi: ‘Ma Madre da lei mi sarei aspettato che mi chiedesse quanta carità fai’ e lei guardandomi con occhi penetranti mi disse: ‘E tu credi che io potrei andare dai poveri se Gesù non mi mettesse nel cuore il suo Amore ? Ricordati che Gesù per la preghiera sacrificava anche la carità. Senza Dio siamo troppo poveri per poter aiutare i poveri’. Queste parole le ricordo ogni giorno”. Così il card. Angelo Comastri, vicario generale del Papa per la Città del Vaticano, in un’intervista a ‘Bel Tempo si spera’ su Tv2000 ha ricordato l’incontro con Madre Teresa di Calcutta.
  video

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SEGNALATO  IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"


Si è conclusa sabato 10 settembre 2016 la ventiquattresima edizione del convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa, organizzato in collaborazione con le Chiese ortodosse, dedicata al tema “Martirio e comunione”.
In un tempo segnato da conflitti sanguinosi e dalla sofferenza di vittime innocenti, in cui la via della pace è contraddetta e la dignità della persona annullata, in cui in molti paesi i cristiani sono ancora emarginati e perseguitati per la loro fede, i rappresentanti di tutte le Chiese ortodosse, delle Chiese della Riforma, della Chiesa cattolica, studiosi, vescovi, monaci e monache, cristiani d’Oriente e d’Occidente, hanno voluto raccogliersi insieme, nella condivisione della preghiera e dello studio, per riflettere sul significato del martirio cristiano, quale via che apre alla comunione e interrompe la catena dell’odio...

 
  Comunicato stampa finale

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Uno era di famiglia e dall’11 settembre di 10 anni fa lo indossa una Madonna nera. Un altro è stato annullato e il terzo non dovrebbe neppure possederlo: sono i tre anelli ai quali Benedetto XVI è più legato. Uno dei quali è ancora al suo anulare. Tre tappe di vita che emergono anche nelle sue Ultime Conversazioni.

  Simone M. Varisco:   I tre anelli di Benedetto XVI e le Ultime Conversazioni

30 specialisti – ecclesiologi, storici, ecumenisti, canonisti ed esperti di pastorale – ai massimi livelli, provenienti da tredici diversi paesi, riprendono la questione della necessità di riforme nella Chiesa (Ecclesia semper reformanda), considerando in particolare il rinnovamento richiesto dal concilio Vaticano II. Sviscerano e sviluppano il tema, avendo lo scopo di offrire, con umiltà e audacia, un contributo di ispirazione ai processi che la Chiesa sta vivendo in questo tempo sotto la guida di Francesco.

  Antonio Spadaro:   La riforma e le riforme nella Chiesa: gli atti del Seminario di Civiltà Cattolica


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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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La cura e il rispetto per il creato, la casa comune di Bruno Forte


In occasione della giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, celebrata il 1 settembre sul tema “Usiamo misericordia verso la nostra casa comune”, Papa Francesco ha proposto di aggiungere alle opere di misericordia corporali e spirituali della tradizione cristiana un'ottava opera tanto fisica, quanto spirituale: la cura della casa comune. «La terra grida - ha affermato - e non possiamo arrenderci o essere indifferenti alla perdita della biodiversità e alla distruzione degli ecosistemi, spesso provocate dai nostri comportamenti irresponsabili ed egoistici».
Unendo la sua voce a quella del patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, il quale “ha da tempo compreso come l'abuso dei doni della creazione da parte degli esseri umani, costituisca un grave peccato”, Papa Francesco ha voluto richiamare ogni essere umano a “mostrare misericordia verso la casa comune, a riconoscere e a pentirsi per i peccati commessi contro il creato e a modificare la propria condotta di vita attraverso la grazia della misericordia di Dio”.
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Vedi anche il nostro post :
  GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LA CURA DEL CREATO - PAPA FRANCESCO: Ascoltare il grido della Terra, ascoltare il grido dei poveri... e diamo spazio alla fantasia della carità... ottava opera di misericordia "cura della casa comune"

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Trent’anni dopo, lo spirito di Assisi soffia ancora. Ad Assisi non un evento celebrativo: uomini e religioni da 30 anni in dialogo per la pace guardano al futuro del mondo

"Sete di pace. Religioni e culture in dialogo" 
è il titolo del meeting organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, dalla diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e dalle Famiglie Francescane.

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Oggi siamo di fronte a problemi diversi: siamo entrati nell’era della globalizzazione e dobbiamo affrontare pericoli diversi come quelli del terrorismo. Ma nel nostro tempo lo spirito di Assisi è prezioso nel desolidarizzare la violenza dalle religioni e far nascere nuove alleanze per la pace. Un discorso importante per tutti. Pensiamo in particolare ai musulmani, con le grandi scuole dell’Islam storico che si trovano di fronte ad interpretazioni radicalizzate e violente della loro fede.
Con l’inaugurazione dell’incontro “Sete di Pace”, il 18 settembre, attraverso le personalità che interverranno, assisteremo quasi ad una sintesi dei problemi e delle speranze del mondo intero: alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, parleranno infatti il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I, che proviene dalla Turchia, insieme al presiedente della Repubblica Centrafricana, che ha visto il suo Paese avviarsi sulla via della pacificazione proprio grazie al ruolo svolto dai leader cristiani e musulmani e alla visita di Papa Francesco, che ha scelto di aprire a Bangui la prima Porta Santa del Giubileo della Misericordia.
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A rappresentare il mondo della cultura umanistica in cerca di pace sarà presente, tra gli altri, il filosofo Zygmunt Bauman, ma non mancheranno tanti premi Nobel, compresi due dalla Tunisia, Paese che conosciuto una realizzazione positiva delle primavere arabe
. Ciò solo per parlare dell’inaugurazione. Ma ci saranno, fino al 20 mattina, 29 panel con focus su tante diverse realtà del nostro mondo. Significativa anche la delegazione degli ebrei, con Israel Lau, superstite della Shoah, che incontrerà i giovani. La partecipazione popolare sarà importante: si sono già registrate all’evento migliaia di persone da tutta Europa e al momento, sono 511 gli esponenti religiosi, del mondo della cultura e delle istituzioni previsti a “Sete di Pace”: testimoniano la crescita non solo numerica, rispetto ai poco più di cento del 1986, ma l’adesione convinta allo “spirito di Assisi” nella fiducia che sia una via maestra da percorrere per il futuro delle religioni, della pace e del mondo.
   Il Programma in PDF
  Come seguire: le trasmissioni WEB e TV
  La mappa interattiva dei luoghi
Intervista a Marco Impagliazzo, Presidente della Comunità di Sant’Egidio, 
docente di storia all’università per stranieri di Perugia,
 dall’87 organizzatore degli incontri di preghiera per la Pace
 tra religioni e culture della Comunità di Sant’Egidio
  video

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Ad Assisi si parlerà di religioni, rigorosamente declinate al plurale. Il Cristianesimo, però, non è una religione: parola di Francesco e Martini. E anche di Giacomo Biffi. Che amava raccontare una storia…

  Simone M. Varisco:   Non c’è più religione. Francesco, Martini e Biffi ad Assisi


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 FRANCESCO
 


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10/09/2016:

  La misericordia può contribuire...


11/09/2016:

  La Parola di Dio può far rivivere...


12/09/2016:

  Un saluto a tutte le atlete e gli atleti...

13/09/2016:

  Chiediamo una fede che ci permetta...


14/09/2016:

  Il perdono della Chiesa non può che avere...


15/09/2016:

  La Chiesa è chiamata a camminare con Gesù...


16/09/2016:

  Solo chi si fa piccolo...



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«L’amore di Dio è sconfinato» Papa Francesco Udienza Giubilare 10/09/2016 (foto, testo e video)

 10 settembre 2016
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Misericordia e Redenzione
Cari fratelli e sorelle, buongiorno! ...
Le parole dell’apostolo Pietro esprimono molto bene il senso del nuovo stato di vita a cui siamo chiamati. Facendosi uno di noi, il Signore Gesù non solo assume la nostra condizione umana, ma ci innalza alla possibilità di essere figli di Dio. Con la sua morte e risurrezione Gesù Cristo, Agnello senza macchia, ha vinto la morte e il peccato per liberarci dal loro dominio. Lui è l’Agnello che è stato sacrificato per noi, perché noi potessimo ricevere una nuova vita fatta di perdono, di amore e di gioia. Belle queste tre parole: perdono, amore e gioia. Tutto ciò che Lui ha assunto è stato anche redento, liberato e salvato. Certo, è vero che la vita ci mette alla prova e a volte soffriamo per questo. Tuttavia, in questi momenti siamo invitati a puntare lo sguardo su Gesù crocifisso che soffre per noi e con noi, come prova certa che Dio non ci abbandona. Non dimentichiamo mai, comunque, che nelle angustie e nelle persecuzioni, come nei dolori quotidiani siamo sempre liberati dalla mano misericordiosa di Dio che ci solleva a sé e ci conduce a una vita nuova.
L’amore di Dio è sconfinato: possiamo scoprire segni sempre nuovi che indicano la sua attenzione nei nostri confronti e soprattutto la sua volontà di raggiungerci e di precederci. Tutta la nostra vita, pur segnata dalla fragilità del peccato, è posta sotto lo sguardo di Dio che ci ama.
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   testo integrale
  video integrale

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 UDIENZA GENERALE 
 14 settembre 2016
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Imparate da me (cfr Mt 11,28-30)
Cari fratelli e sorelle, buongiorno! ...
L’invito del Signore è sorprendente: chiama a seguirlo persone semplici e gravate da una vita difficile, chiama a seguirlo persone che hanno tanti bisogni e promette loro che in Lui troveranno riposo e sollievo. L’invito è rivolto in forma imperativa: «venite a me», «prendete il mio giogo», «imparate da me». Magari tutti i leaders del mondo potessero dire questo! Cerchiamo di cogliere il significato di queste espressioni.
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Coraggio, dunque, coraggio! Non lasciamoci togliere la gioia di essere discepoli del Signore.
 “Ma, Padre, io sono peccatore, come posso fare?” – “Lasciati guardare dal Signore, apri il tuo cuore, senti su di te il suo sguardo, la sua misericordia, e il tuo cuore sarà riempito di gioia, della gioia del perdono, se tu ti avvicini a chiedere il perdono”. Non lasciamoci rubare la speranza di vivere questa vita insieme con Lui e con la forza della sua consolazione. Grazie.
  video della catechesi
   testo integrale
  video integrale

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«Il diavolo ha due armi potentissime per distruggere la Chiesa: le divisioni e i soldi» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)

S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
12 settembre 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 
Papa Francesco:
Alla radice dell'unità
«Io vi chiedo di fare tutto il possibile per non distruggere la Chiesa con le divisioni, siano ideologiche, siano di cupidigia e di ambizione, siano di gelosie». È il forte appello lanciato da Papa Francesco nella messa celebrata lunedì mattina, 12 settembre, nella cappella della Casa Santa Marta. Le parole che Paolo scrisse ai Corinzi potrebbero essere rivolte anche «a tutti noi, alla Chiesa di oggi», ha spiegato citando un brano della prima lettera: «Fratelli, non posso lodarvi perché vi riunite insieme non per il meglio, ma per il peggio» e «innanzitutto sento dire che vi sono divisioni fra di voi».
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Francesco ha lanciato il suo appello a «fare tutto il possibile per non distruggere la Chiesa con le divisioni, siano ideologiche, siano di cupidigia e di ambizione, siano di gelosie». E «soprattutto di pregare e custodire la fonte, la radice propria dell’unità della Chiesa, che è il corpo di Cristo, e che noi, tutti i giorni, celebriamo il suo sacrificio nell’Eucaristia». Le parole che Paolo scrive ai Corinzi sono valide anche per noi: ci chiede di non riunirci insieme «per il meglio» e non «per il peggio», mettendo in guardia dall’essere una «Chiesa riunita tutta per il peggio, per le divisioni: per il peggio, per sporcare il corpo di Cristo, nella celebrazione eucaristica». E «lo stesso Paolo ci dice, in un altro passo: “Chi mangia e beve il corpo e il sangue di Cristo indegnamente, mangia e beve la propria condanna».
In conclusione, Francesco ha chiesto, nella preghiera, «al Signore l’unità della Chiesa, che non ci siano divisioni». E «l’unità anche nella radice della Chiesa, che è proprio il sacrificio di Cristo, che ogni giorno celebriamo».
(fonte: L'Osservatore Romano)
  video

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«Non solo vedere: guardare. Non solo sentire: ascoltare. Non solo incrociarsi: fermarsi. Non solo dire ‘peccato, povera gente’, ma lasciarsi prendere dalla compassione» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)

S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
13 settembre 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 
Papa Francesco:
Costruiamo una cultura dell'incontro
Un invito a lavorare per «la cultura dell’incontro», in modo semplice «come ha fatto Gesù»: non solo vedendo ma guardando, non solo sentendo ma ascoltando, non solo incrociando le persone ma fermandosi con loro, non solo dicendo «peccato, povera gente!» ma lasciandosi prendere dalla compassione; «e poi avvicinarsi, toccare e dire: “Non piangere” e dare almeno una goccia di vita». È questo, secondo Papa Francesco, il messaggio contenuto nelle letture liturgiche proclamate durante la celebrazione della messa mattutina nella cappella di Casa Santa Marta martedì 13 settembre.
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Un discorso, questo, che suona attuale anche gli uomini di oggi, troppo «abituati a una cultura dell’indifferenza» e per questo bisognosi di «lavorare e chiedere la grazia di fare una cultura dell’incontro, di questo incontro fecondo, di questo incontro che restituisca a ogni persona la propria dignità di figlio di Dio, la dignità di vivente». Noi «siamo abituati a questa indifferenza», ha sottolineato il Papa, sia «quando vediamo le calamità di questo mondo» sia davanti alle «piccole cose». Ci si limita a dire: «Ma, peccato, povera gente, quanto soffrono» per poi tirare dritto. Mentre l’incontro è altro, come ha spiegato Francesco: . «Se io non guardo, — non è sufficiente vedere, no: guardare — se io non mi fermo, se io non guardo, se io non tocco, se io non parlo, non posso fare un incontro e non posso aiutare a fare una cultura dell’incontro».
Ritornando alla descrizione della scena evangelica, il Pontefice ha poi evidenziato come, davanti al miracolo compiuto da Gesù «la gente presa dal timore glorificava Dio. E a me piace vedere anche qui — ha confidato — l’incontro di tutti i giorni fra Gesù e la sua sposa, la Chiesa, che è in attesa che lui torni. E ogni volta che Gesù trova un dolore, un peccatore, una persona fuori strada, lo guarda, gli parla, lo restituisce alla sua sposa». Dunque, «questo è il messaggio di oggi: l’incontro di Gesù con il suo popolo; l’incontro di Gesù che serve, che aiuta, che è il servitore, che si abbassa, che è condiscendente con tutti i bisognosi». E, ha rimarcato Francesco, «quando diciamo “bisognosi” non pensiamo solo ai senzatetto», ma anche a «noi bisognosi — bisognosi della parola di Gesù, di carezze — e anche a quelli a noi cari». Un esempio concreto? Il Papa ha descritto l’immagine di una famiglia riunita a tavola: «quante volte si mangia, si guarda la tv o si scrivono messaggi al telefonino. Ognuno è indifferente a quell’incontro. Anche proprio nel nocciolo della società, che è la famiglia, non c’è l’incontro», ha commentato. Da qui l’esortazione conclusiva «a lavorare per questa cultura dell’incontro, così semplicemente come l’ha fatto Gesù».
(fonte: L'Osservatore Romano)
  video

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«Uccidere in nome di Dio è satanico» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)

S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
14 settembre 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 
Papa Francesco:
Che lui (padre Jacques Hamel) dal Cielo ci dia la mitezza, la fratellanza, la pace, e anche il coraggio di dire la verità
Papa Francesco ha celebrato questa mattina, 14 settembre 2016, la messa in suffragio di padre Jacques Hamel, il sacerdote francese ucciso da fondamentalisti islamici il 26 luglio scorso nella chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray mentre celebrava l'eucarestia. 
Alla celebrazione era presente un gruppo di ottanta pellegrini della diocesi di Rouen, insieme al vescovo Dominique Lebrun. 
Per la prima volta una messa mattutina di SantaMarta è stata trasmessa in diretta televisiva (Tv2000) e radiofonica (Radio Vaticana). Sull'altare, appoggiata ai due ceri, c'era la foto dell'anziano sacerdote martire, assassinato per sgozzamento. Le letture sono state proclamate in francese e l'omelia è stata pronunciata dal Santo Padre in italiano, ma via via tradotta in francese per i presenti.
Segue la trascrizione integrale del testo.
Nella Croce di Gesù Cristo – oggi la Chiesa celebra la festa della Croce di Gesù Cristo – capiamo pienamente il mistero di Cristo, questo mistero di annientamento, di vicinanza a noi. Lui, «essendo nella condizione di Dio – dice Paolo –, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte, a una morte di croce» (Fil 2,6-8). Questo è il mistero di Cristo. Questo è un mistero che si fa martirio per la salvezza degli uomini. Gesù Cristo, il primo Martire, il primo che dà la vita per noi. E da questo mistero di Cristo incomincia tutta la storia del martirio cristiano, dai primi secoli fino a oggi.

I primi cristiani hanno fatto la confessione di Gesù Cristo pagando con la loro vita. Ai primi cristiani era proposta l’apostasia, cioè: “Dite che il nostro dio è quello vero, non il vostro. Fate un sacrificio al nostro dio o ai nostri dei”. E quando non facevano questo, quando rifiutavano l’apostasia, venivano uccisi. Questa storia si ripete fino a oggi; e oggi nella Chiesa ci sono più martiri cristiani che non ai primi tempi. Oggi ci sono cristiani assassinati, torturati, carcerati, sgozzati perché non rinnegano Gesù Cristo. In questa storia, arriviamo al nostro père Jacques: lui fa parte di questa catena di martiri. I cristiani che oggi soffrono – sia nel carcere, sia con la morte o con le torture – per non rinnegare Gesù Cristo, fanno vedere proprio la crudeltà di questa persecuzione. E questa crudeltà che chiede l’apostasia – diciamo la parola – è satanica. E quanto sarebbe bene che tutte le confessioni religiose dicessero: “Uccidere in nome di Dio è satanico”.
Padre Jacques Hamel è stato sgozzato sulla Croce, proprio mentre celebrava il sacrificio della Croce di Cristo. Uomo buono, mite, di fratellanza, che sempre cercava di fare la pace, è stato assassinato come se fosse un criminale.Questo è il filo satanico della persecuzione. Ma c’è una cosa, in quest’uomo che ha accettato il suo martirio lì, con il martirio di Cristo, all’altare, c’è una cosa che mi fa pensare tanto: in mezzo al momento difficile che viveva, in mezzo anche a questa tragedia che lui vedeva venire, un uomo mite, un uomo buono, un uomo che faceva fratellanza, non ha perso la lucidità di accusare e dire chiaramente il nome dell’assassino, e ha detto chiaramente: “Vattene, Satana!”. Ha dato la vita per noi, ha dato la vita per non rinnegare Gesù. Ha dato la vita nello stesso sacrificio di Gesù sull’altare e da lì ha accusato l’autore della persecuzione: “Vattene, Satana!”.
E questo esempio di coraggio, ma anche il martirio della propria vita, di svuotare se stesso per aiutare gli altri, di fare fratellanza tra gli uomini, aiuti tutti noi ad andare avanti senza paura. Che lui dal Cielo – perché dobbiamo pregarlo, è un martire!, e i martiri sono beati, dobbiamo pregarlo – ci dia la mitezza, la fratellanza, la pace, e anche il coraggio di dire la verità: uccidere in nome di Dio è satanico.
  video dell'omelia
  video integrale

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«Noi cristiani abbiamo una madre, la stessa di Gesù; abbiamo un Padre, lo stesso di Gesù. Non siamo orfani» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
15 settembre 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 
Papa Francesco:
Sotto il mantello
In un mondo di orfani, Maria è la madre ci comprende fino in fondo e ci difende, anche perché ha vissuto sulla propria pelle le stesse umiliazioni che oggi, ad esempio, subiscono le mamme dei detenuti. Celebrando la messa nella cappella della Casa Santa Marta giovedì mattina, 15 settembre, giorno della memoria della beata Maria vergine addolorata, Papa Francesco ha suggerito di rifugiarsi sempre, nei momento difficili, «sotto il mantello» della madre di Dio, riproponendo così «il consiglio spirituale dei mistici russi» che l’occidente ha rilanciato con l’antifona Sub tuum preasidium.
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Proprio «in quel momento — ha fatto notare il Papa — Gesù, che aveva parlato di non lasciarci orfani, che aveva parlato del Padre, guarda sua madre e ce la dà a noi come madre: “Ecco, tua madre!”». Il Signore «non ci lascia orfani: noi cristiani abbiamo una madre, la stessa di Gesù; abbiamo un Padre, lo stesso di Gesù. Non siamo orfani». E Maria «ci partorisce in quel momento con tanto dolore, è davvero un martirio: col cuore trafitto, accetta di partorire tutti noi in quel momento di dolore. E da quel momento lei diventa la nostra madre, da quel momento lei è nostra madre, quella che si prende cura di noi e non si vergogna di noi: ci difende».
«I mistici russi dei primi secoli della Chiesa — ha ricordato a questo proposito Francesco — davano un consiglio ai loro discepoli, i giovani monaci: nel momento delle turbolenze spirituali rifugiatevi sotto il manto della santa madre di Dio. Lì non può entrare il diavolo perché lei è madre e come madre difende». Poi «l’occidente ha preso questo consiglio e ha fatto la prima antifona mariana Sub tuum praesidium: sotto il tuo mantello, sotto la tua custodia, o Madre, lì siamo sicuri».
«Oggi è la memoria del momento che la Madonna ci ha partorito — ha proseguito il Papa — e lei è stata fedele a questo parto fino al momento di oggi e continuerà a essere fedele». E «in un mondo che possiamo chiamare “orfano”, in questo mondo che soffre la crisi di una grande orfanezza, forse il nostro aiuto è dire: “Guarda a tua madre!”». Perché abbiamo una madre «che ci difende, ci insegna, ci accompagna, che non si vergogna dei nostri peccati» e «non si vergogna, perché lei è madre».
In conclusione, il Pontefice ha pregato «che lo Spirito Santo, questo amico, questo compagno di strada, questo Paraclito avvocato che il Signore ci ha inviato, ci faccia capire questo mistero tanto grande della maternità di Maria».
(fonte: L'Osservatore Romano)
  video

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«La logica del dopodomani» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)

S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
16 settembre 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 
Papa Francesco:
La logica del dopodomani
Il cristiano deve avere il coraggio di vivere con «la logica del dopodomani», cioè nella certezza della «risurrezione della carne» che è anche «la radice più profonda delle opere di misericordia». E dalle tentazioni di farsi condizionare da una «pietà spiritualista» o di fermarsi solo alla «logica del passato e del presente» il Papa ha messo in guardia nella messa celebrata venerdì mattina, 16 settembre, nella cappella della Casa Santa Marta. Rilanciando la verità della «logica della redenzione, fino alla fine».
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«È un segno di maturità capire bene la logica del passato; è un segno di maturità muoversi nella logica del presente, quella di ieri e quella dell’oggi» ha affermato Francesco. Ed «è anche un segno di maturità avere la prudenza per vedere la logica del domani, del futuro». Ma «ci vuole una grazia grande dello Spirito Santo per capire questa logica del dopodomani, dopo la trasformazione, quando Lui verrà e ci porterà tutti trasformati sulle nuvole per rimanere sempre con Lui». Al Signore, ha concluso il Papa, «chiediamo la grazia di questa fede».
(fonte: L'Osservatore Romano)
  video

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I Venerdì della Misericordia di Papa Francesco: visita due strutture che sono a servizio della vita

I Venerdì della Misericordia di Papa Francesco
Papa Francesco visita a Roma due strutture ospedaliere per sottolineare l'importanza della vita dal suo inizio alla sua fine naturale
Papa Francesco prosegue oggi pomeriggio i “Venerdì della Misericordia”. A pochi giorni dalla canonizzazione di Madre Teresa che ha svolto un grande servizio a favore della vita, Papa Francesco ha fatto visita a due strutture molto significative da questo punto di vista.
La prima è stata il pronto soccorso ed il reparto di neonatologia dell’Ospedale San Giovanni di Roma, dove al momento sono ricoverati circa 12 bambini con varie patologie neonatali. Cinque bambini sono molto gravi e si trovano intubati in terapia intensiva, tra l’altro, due sono gemelli. Al piano superiore del reparto si trova un nido dove sono ricoverati altri bambini.
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Il Santo Padre, subito dopo aver lasciato l'Ospedale San Giovanni di Roma si è recato all’hospice “Villa Speranza” dove sono ricoverati 30 pazienti in fase terminale. La struttura appartiene alla Fondazione del Gemelli dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
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Il Papa ha voluto dare il segno forte dell’importanza della vita, dal suo primo istante fino alla sua fine naturale. L’accoglienza della vita e la garanzia della sua dignità in ogni momento dello sviluppo è un insegnamento più volte sottolineato da Papa Francesco, che con questa duplice visita ha impresso il sigillo concreto e tangibile di quanto fondamentale sia per vivere la misericordia, l’attenzione alle situazioni più deboli e precarie.

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“Si costruiscano ponti e si abbattano muri di separazione”: è quanto auspica il Papa in un messaggio indirizzato al card. Péter Erdő, presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa, in occasione dell’incontro promosso dall’organismo a Sarajevo sul tema  delle Opere di Misericordia corporali e spirituali. ...
“Continuo a sognare un nuovo umanesimo europeo - scrive il Papa - cui servono memoria, coraggio, sana e umana utopia. In questo cammino di umanizzazione, l’Europa, culla dei diritti e delle civiltà, è chiamata non tanto a difendere degli spazi, ma ad essere una madre generatrice di processi, quindi feconda, perché rispetta la vita e offre speranze di vita”.
Infine il Papa esorta “ad individuare strade e percorsi nuovi per garantire a quanti vivono o giungono in Europa le capacità di integrazione, dialogo e rinascita per diventare un’unica famiglia di popoli”.


  RADIO VATICANA:   Francesco: sogno nuovo umanesimo europeo vicino agli ultimi

Tre piccole perle come contributo «per rendere pastorale la Misericordia, cioè accessibile, tangibile, incontrabile»: è il dono che Papa Francesco ha fatto ai presuli di nuova nomina impegnati nei corsi di formazione organizzati dalle Congregazioni per i vescovi e per le Chiese orientali.

  L'OSSERVATORE ROMANO:   Tre raccomandazioni di Papa Francesco ai vescovi di nuova nomina - Pastorale di misericordia


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