"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"
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NEWSLETTER n°6 del 2017
Aggiornamento della settimana -
dal 4 al 10 febbraio 2017 -
Prossima NEWSLETTER prevista per il 17 febbraio 2017
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Sono
comparsi stamane a decine in tutta Roma, appesi sui muri della città,
manifesti di contestazione a papa Francesco e al suo operato. La foto a
tutto campo riporta l'immagine del Pontefice con un'espressione
particolarmente rabbuiata e accigliata. In basso, su fondo violaceo, la
scritta con venature romanesche: "A France', hai commissariato
Congregazioni, rimosso sacerdoti, decapitato l'Ordine di Malta e i
Francescani dell'Immacolata, ignorato Cardinali... ma n'do sta la tua
misericordia?". Il poster è anonimo, non riporta sigle né simboli, ma è
facilmente riconducibile agli ambienti conservatori che sempre più
manifestano la loro opposizione al magistero, ai provvedimenti e alla
linea pontificale di papa Bergoglio.
... noi stiamo con te!!!-------------------------------------------- L’affissione
in alcune zone di Roma di “manifesti anonimi di contestazione a Papa
Francesco e al suo operato” diventa l’occasione per affermare “con
forza la stima e la gratitudine per il servizio che il Santo Padre sta
assicurando alla Chiesa universale”. Così la Presidenza della CEI in
una Nota nella quale si esprime “in particolare” l’appoggio
all’“impegno con il quale sta sostenendo il cammino di riforma della
Chiesa per renderla sempre più conforme al Vangelo e ai segni del
nostro tempo”.
Di seguito, il testo integrale della Nota:
A
fronte di chi nello scorso fine settimana ha affisso in varie zone di
Roma manifesti anonimi di contestazione a Papa Francesco e al suo
operato, la risposta migliore sarebbe probabilmente il silenzio.
Nel
contempo, è difficile anche non reagire alla denigrazione del
Successore di Pietro, colpito in maniera volgare nella forma come nei
contenuti. Per questo, come Presidenza della Conferenza Episcopale
Italiana, non soltanto rinnoviamo al Santo Padre la comunione e
l’affetto delle nostre Chiese, ma affermiamo con forza la stima e la
gratitudine per il servizio che sta assicurando alla Chiesa universale.
In particolare, appoggiamo l’impegno con il quale ne sta sostenendo il
cammino di riforma per renderla – secondo le sue stesse parole – sempre
più conforme al Vangelo e ai segni del nostro tempo.
Con questa comunanza di spirito, gli assicuriamo la preghiera e la vicinanza di tutte le nostre Comunità ecclesiali.
La Presidenza della CEI
-------------------------------------------- Nascondersi
dietro un manifesto anonimo non è solo troppo facile ma, alle volte, è
anche molto pericoloso, soprattutto per chi crede di potervi far
ricorso senza pagare dazio. Tanti hanno commentato in questi ultimi
giorni ciò che i soliti ignoti hanno commesso qualche notte fa
affiggendo per le vie di Roma decine di manifesti accusatori nei
confronti dell’operato di Papa Francesco. Molti vi hanno visto la mano
di quella corrente conservatrice che da anni attacca l’operato del
pontefice via web, altri l’ultima sfida di chi non vuole il cambiamento
dentro la Curia romana, altri ancora il primo eco della battaglia
definitiva contro il pontificato di un Papa che viene dalla “fine del
Mondo” e parla degli ultimi condannando l’indifferenza e lo scarto
dilaganti in questo mondo ormai allo sbando.
Subito
dopo la notizia si è aperto il dibattito, per ora tutto ipotetico, su
chi possa aver ordito tale azione, su chi ha mestato nell’ombra, su
cosa c’è veramente dietro questa “goliardata” estemporanea. Certo, la
giustizia farà il suo corso e, con tutta probabilità e con viva
speranza, si farà luce su chi ha materialmente affisso quei manifesti e
su chi li ha commissionati. Non bisogna nascondere la gravità del gesto
retrocedendola a semplice marachella, né esagerare a sproposito
parlando di duello all’ultimo sangue. Sinceramente più preoccupante,
come altri hanno più opportunamente e con precisione evidenziato, è
l’impatto che un siffatto manifesto può avere su un singolo individuo
già in animo di compiere scellerati gesti. Tuttavia, chi ha avuto
l’idea di quel gesto aveva chiaro nella mente un solo principale
obiettivo: screditare il Papa, ridimensionare la sua figura e cercare
di insinuare tra i fedeli il dubbio su ciò che fa ogni giorno come
guida della Chiesa cattolica. Persino la scelta di quella foto è stata
soppesata e l’intercalare romano, usato un po’ goffamente nella stesura
del messaggio, serviva a mescolare le carte per far credere che fosse
il popolo a pensare quelle cose.
Tuttavia
c’è un altro aspetto che merita di essere analizzato fino in fondo e
che ci mostra con grande evidenza la malafede e la fallacità del
messaggio che quel manifesto voleva diffondere tra i fedeli come un
freddo venticello d’inverno quale è la calunnia. Lasciamo per un
momento la ricerca dei colpevoli, degli autori del gesto e del fine
recondito che gli autori di quell’azione volevano portare a casa
propria. Da semplici cristiani, da semplici fedeli di strada,
fermiamoci su quel messaggio e ragioniamoci sopra per qualche istante.
Cosa ci dicono quelle parole rivolte al Papa ?
...
Papa Francesco ci parla e ci racconta della misericordia di Gesù Cristo, non della sua. Il Santo Padre ci parla del Vangelo e dell’insegnamento del Cristo e non di una sua personale visione del mondo e dell’uomo. Ecco, allora, che basta prendere in mano il Vangelo e fermarci su un passo di Giovanni, narrato al capitolo 2,14-16, per dare il giusto senso alle cose. ... Soffermiamoci su questo brano e chiediamoci come mai Gesù stesso, il Cristo misericordioso, nato per morire in croce perdonandoci tutti, abbia agito così duramente. Perché lo ha fatto ? Perché ha rovesciato i banchetti dei cambiavalute e ha scacciato con una cordicella intrecciata coloro che avevano reso un mercato la casa del Padre ? Come poteva il Gesù misericordioso comportarsi così ? Era davvero necessario usare la sferza e cacciare tutti dal Tempio ? Dov’era la misericordia di Gesù in quel momento ? Ecco
la stessa domanda che gli anonimi autori dei manifesti ci hanno fatto
trapelare per tentare di screditare ai nostri occhi l’operato del Papa:
“… ma n’do sta la tua misericordia ?”. Basta questo per smascherare la
fallacità di quel manifesto. La misericordia, quella di Gesù e di cui
ci parla il Papa, non è sinonimo di buonismo, di lassismo, di
noncuranza che sfocia nell’assoluto fatalismo delle cose che capitano.
Non lo è affatto. La misericordia è ben altro che lasciar fare e non
intervenire nelle situazioni che devono essere cambiate e che
danneggiano l’uomo e la Casa del Padre.
... -------------------------------------------- L’attacco
è stato preciso, violento, ben pianificato. Sbagliano i sostenitori di
Francesco a voler minimizzare. E sbaglia anche il Vaticano a diffondere
la tacita consegna “non ti curar di loro, ma guarda e passa”.
Perché i manifesti contro papa Bergoglio affissi sabato in molte parti del centro di Roma toccano
i punti vitali dell’immaginario di questo pontificato. In primo luogo,
il rapporto diretto con la massa dei fedeli e anche il popolo, che non
crede ma ascolta con attenzione le parole di Francesco: rapporto
ridicolizzato e deformato dalla foto, che sui manifesti mostra un
pontefice ingrugnito. Più insidioso ancora è il secondo messaggio
veicolato dalle affissioni: l’attacco brutale al cuore della sua buona
novella, la misericordia. Come dire: “Sei un dittatore subdolo che
parli di misericordia ma perseguiti chi non è d’accordo con te:
dall’Ordine di Malta ai Francescani dell’Immacolata, a sacerdoti per te
scomodi … e non hai nemmeno il coraggio di rispondere a quei cardinali
che ti mettono in discussione”. Vero
e falso in un messaggio di lotta politica senza quartiere non hanno
importanza. (La campagna elettorale di Trump insegna). E questo dei
manifesti è un attacco “politico” in piena regola al pontificato
bergogliano. Raffinato
nella sua perfidia è anche l’uso del dialetto romano. “A France’… “.
Uno sberleffo che mira a svuotare nella sua volgarità ogni preminenza
morale della personalità presa a bersaglio. Sbaglia anche chi
minimizza, considerando la vicenda un mero sviluppo di un clima della
comunicazione contemporanea diventato sempre più esplicito, polarizzato
e aggressivo. Il che è vero. Ma nel caso di Francesco l’ondata di
manifesti derisori è qualcosa di più: è un’ulteriore mossa di un’escalation che ha per scopo la denigrazione sistematica del suo riformismo e
in ultima analisi la mobilitazione delle forze in vista del futuro
conclave da cui (secondo i conservatori) non deve uscire assolutamente
un Francesco II. Ridicolizzare
il Papa a Roma con metodi, che ricordano i tweet di Trump contro i suoi
avversari o gli insulti da stadio contro giocatori e arbitri, significa
appunto trascinare in basso la figura di Francesco per metterlo alla
pari degli insulti da bar. ... Si
prenda una cartina geografica e si appuntino con uno spillo le località
da cui provengono i cardinali e i vescovi, che hanno scritto libri
contro la svolta pastorale di Francesco in tema di etica familiare, che
hanno firmato petizioni, che gli hanno mandato una lettera accusandolo
praticamente di manipolazione dell’ordine dei lavori del Sinodo 2015,
che infine (con la lettera dei quattro Cardinali dell’autunno scorso)
lo hanno sostanzialmente accusato di tradire la parola di Dio iscritta
nel Vangelo – e si avrà una mappa della rete mondiale – in Curia e nei
cinque continenti – di coloro che nutrono malumore nei confronti della
linea del pontefice. Preti, teologi, vescovi e cardinali che gli si
oppongono apertamente e che dietro le quinte sono appoggiati da quanti
ne condividono le idee ma non vogliono esporsi e intanto fanno
resistenza passiva. ... C’è
un “movimento del sacro incenso”, abbastanza numeroso come hanno
dimostrato le votazioni al sinodo sulla famiglia, e variamente
aggressivo, che mira a corrodere dall’interno degli ambienti
ecclesiastici l’autorevolezza di Bergoglio. Il vasto consenso di cui
gode nei sondaggi è solo una parte della questione. L’altra dimensione
riguarda la Chiesa come istituzione. E in questa dimensione la guerra
sotterranea è violenta. Bergoglio,
mostrando tranquillità, ha finora ordinato discretamente ai suoi
sostenitori nella gerarchia di non dare importanza agli attacchi a lui
rivolti. Ma la storia insegna che in una guerra civile chi non
contrasta efficacemente gli attacchi, finisce per logorarsi. E qui chi
si logora non è tanto la personalità storica di Francesco, ma la
vitalità del fronte riformatore. -------------------------------------------- Alcuni sacerdoti non
capiscono questo papa e hanno “l'impressione che stia dividendo la
Chiesa, dando schiaffi a chi lavora e carezze a chi è contro il
Vangelo”. Per p. Gheddo, Francesco è frutto della maturità della Chiesa
latino-americana e sta spingendo tutti i cristiani a “uscire” per
testimoniare la fede nel mondo.
Piero Gheddo: Dubbi e contestazioni su Papa FrancescoUn'altra brutta sorpresa per Papa Francesco. A meno di una settimana dai manifesti anti-Bergoglio
affissi abusivamente in diversi quartieri romani, i maldipancia delle frange più ortodosse della curia
e del mondo cattolico, si sono ripresentati. Segno che il malessere è più persistente di quanto non si
voglia fare apparire e che, proprio per questo, forse non andrebbe liquidato come un nonnulla,
ridimensionato a una boutade priva di effetti. Stavolta la ribellione carsica, sotterranea, e ancora una
volta anonima, ha preso la forma della satira velenosa, feroce, graffiante. La Pasquinata 2.0 è stata
recapitata in questi giorni all'indirizzo email di diversi monsignori, cardinali, vescovi e
gentiluomini.
Franca Giansoldati: Torna la fronda anti-Papa con un falso Osservatore (pdf)«I manifesti? Il Papa ci
ha ha riso su, gli è piaciuto il romanesco». A dirlo, con la
schiettezza che lo contraddistingue, è monsignor Giovanni Angelo
Becciu, sostituto alla Segreteria di Stato vaticana, commentando la
vicenda dei poster affissi in giro per Roma che criticavano la "scarsa"
misericordia del Pontefice. ..
«I rematori contro ci sono sempre stati nella Chiesa, sin dai tempi di Gesù Cristo. Non è una novità…», afferma Becciu, «il Santo Padre comunque va avanti, ha una grande serenità anche nel proseguire la sua riforma e da coraggio a tutti noi». ... Salvatore Cernuzio: Becciu: “I manifesti? Il Papa ci ha riso su”---------------------------------------------------------------
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)“Donne e uomini per la vita
Questo il titolo del Messaggio del Consiglio Permanente per
la 39ª Giornata Nazionale per la vita, celebrata domenica 5 febbraio
2017.nel solco di Santa Teresa di Calcutta” Il testo integrale:
Il coraggio di sognare con Dio
... I bambini e i nonni, il futuro e la memoria
... Con Madre Teresa
... *****
Che
cosa significa difendere la vita e farsi promotori di una cultura per
la vita? Prendiamo un esempio. Che è stato anche canonizzato: Madre
Teresa di Calcutta. Questa donna non ha distillato un pensiero
pro-life, ma con tutto il suo essere e in tutta la sua esistenza si è
resa a tutti disponibile attraverso l’accoglienza spazzando via da sé
le distinzioni di fedi, di razza, di origine, di cultura, di lingua o
di stato sociale, secondo l’apertura universalistica del Vangelo. Si è
prodigata per ogni vita umana, da quella non nata a quella abbandonata
e scartata, non solo proclamando incessantemente che «chi non è ancora
nato è il più debole, il più piccolo, il più misero», ma anche
chinandosi in prima persona sulle persone sfinite, scartate, lasciate
morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva
dato loro. La vita è anzitutto un dono. Sì, ma non al vento delle
parole: Madre Teresa con la sua testimonianza ha fatto sentire la sua
voce ai potenti della terra perché riconoscessero le loro colpe dinanzi
ai crimini della miseria creata da loro nel deturpare questo dono. Per
lei «essere rifiutati è la peggiore malattia che un essere umano possa
provare». Particolare attenzione ha quindi voluto dedicare
all’isolamento sociale, e per questo motivo le sue iniziative sono
sempre state inclusive, anche in relazione alle diversità di cultura,
lingua e religione.
Testimonianza o ideologia
... Con la vita tutta intera, come Madre Teresa e il Papa-------------------------------------------- Grazie
alla vita che mi ha dato tanto, mi ha dato due occhi che quando li
apro, chiaramente distinguo nel cielo infinito il fondo stellato e
nelle moltitudini l’uomo che amo. Questa pagina del nostro “Breviario”
sarà diversa dal solito perché sarà occupata quasi integralmente dalla
citazione: è la voce di Violeta Parra, una cantante molto popolare nel
suo paese, il Cile, ma nota anche in tutto il mondo, capace di essere
pure poetessa e pittrice. Il suo è un canto affidato a una parola
semplice eppure preziosa, abusata eppure rara: grazie. Ascoltiamo
allora la sua voce.
...
-------------------------------------------- «Ritorno e canto la vita»
In gara dopo 29 anni: «Porto un brano ricco di domande e spiritualità»
«Che
sia benedetta / per quanto assurda e complessa ci sembri la vita è
perfetta / Per quanto sembri incoerente e testarda se cadi ti aspetta /
Siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta». Un giro di
violini e la voce scura di Fiorella Mannoia si apre e si illumina di
sole. Inutile ripetere che la signora della canzone italiana ha una
marcia in più rispetto agli altri Big che da stasera si sfideranno per
conquistare il 67° Festival di Sanremo. In ogni caso la Mannoia ha già
vinto portando all’Ariston uno splendido inno alla vita, nonostante
tutte le sue difficoltà. Va riconosciuto il merito degli autori di Che
sia benedetta, Salvatore Mineo e Amara (che gareggiò tra i Giovani due
anni fa con Credo) che hanno donato un afflato spirituale in più al
brano. E forse qualcuno sarà sorpreso di sentire una artista militante,
sincera ma capace anche di posizioni dure, come Fiorella “la rossa”
cantare «e se è vero che c’è un Dio e non ci abbandona / che sia fatta adesso la sua volontà».
...
Anche il Cardinale Gianfranco Ravasi ha citato il testo della canzone con un tweet VIDEO UFFICIALE video Nella
prima serata della 67ma edizione del Festival di Sanremo Fiorella
Mannoia canta 'Che sia benedetta' di Amara - S. Mineo. Il testo della canzone "Che sia benedetta" Fiorella Mannoia-------------------------------------------- “Be
the change: unite for a better internet” è lo slogan del Safer Internet
Day 2017 (#SID2017), la Giornata mondiale per la sicurezza in Rete
istituita e promossa dalla Commissione Europea che, giunta alla sua XIV
edizione, si celebra il 7 febbraio 2017 in contemporanea in oltre 100
Paesi per far riflettere le ragazze e i ragazzi non solo sull’uso
consapevole della Rete, ma anche sul ruolo attivo e responsabile di
ciascuna e ciascuno nella realizzazione di Internet come luogo positivo
e sicuro.
In
concomitanza con il Safer Internet Day si celebra la prima Giornata
nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo a scuola dal titolo “Un
Nodo Blu - le scuole unite contro il bullismo”. Un’iniziativa lanciata
dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
nell’ambito del Piano nazionale per la prevenzione del bullismo e del
cyberbullismo a scuola.
Le radici del bullismo
di Tonio Dell'Olio
Il
bullo non è altro che la copia sbiadita delle figure che si affacciano
con insistenza ossessiva da tutti gli schermi disseminati tra le mani
degli adolescenti. Da Youtube alle Playstation ciò che conta è vincere,
ciò che conta è essere primi, ciò che conta è contare. Tant’è che
proprio su quegli stessi schermi il bullo ama celebrarsi. In quegli
schermi si specchia come Narciso e soprattutto viene celebrato contando
maniacalmente il numero delle visualizzazioni, dei like e dei followers.
... -------------------------------------------- Il 7 Febbraio la prima Giornata nazionale promossa dal Miur
CORRRIERE NAZIONALE: Un Nodo Blu per combattere bullismo e cyberbullismo a scuolaI consigli ai genitori
del Telefono azzurro per evitare che i ragazzi cadano nelle trappole di
Internet e siano vittime di episodi di cyberbullismo.
Fulvia Degl'Innocenti: A FIANCO DEI FIGLI PER UN WEB SICURODi cosa sentiremo più
parlare nei prossimi mesi? Come cambierà la vita quotidiana di migliaia
di persone grazie all'innovazione tecnologica? Abbiamo provato a
individuare dieci parole chiave che torneranno con maggiore insistenza
nel dibattito pubblico e che toccheranno più da vicino l'esistenza di
ciascuno di noi
Riccardo Benotti: Trend digitali del 2017: le 10 parole chiave per interpretare il mondo che sarà-------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVEOgni
due minuti, una bambina o un bambino è vittima di sfruttamento
sessuale. È una delle cifre di un fenomeno, quello della tratta di
esseri umani, che negli ultimi trent’anni ha coinvolto circa 30 milioni
di piccoli. Ma i numeri sono in crescita, con un giro d’affari illecito
che movimenta 150 miliardi di dollari l’anno. Ecco perché Francesco ha
definito la tratta “la schiavitù più estesa” del ventunesimo secolo.
Proprio per volere del Papa, a partire dal 2015 si svolge ogni anno la
Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di
persone, nella memoria Liturgica di Santa Bakhita, che conobbe le
sofferenze della schiavitù. Ad organizzarla la Rete Internazionale
della Vita Consacrata contro la tratta di persone, denominata Talitha
Kum, in coordinamento con diverse realtà del mondo della Chiesa e della
società civile. Suor Gabriella Bottani, coordinatrice del comitato per
la Giornata:
...
Tanti
gli eventi che culmineranno con l’iniziativa dell’8 febbraio, preceduta
– com’è possibile verificare sul sito www.preghieracontrotratta.org -
dalla veglia di preghiera contro la tratta, sabato prossimo a Roma, da
giornate di studio e manifestazioni nelle Filippine, in Nigeria, in
Australia. E tante le storie di giovani vittime.
... Dedicata ai bambini la terza Giornata di preghiera contro la trattaCinque
storie di minori vittime di tratta sono state pubblicate in un piccolo
libro in prossimità della Giornata internazionale di preghiera e di
riflessione contro la tratta di persone, che si terrà a Roma l’8
febbraio 2017.
“Sono
bambini e non schiavi”, è lo slogan della Giornata, ed è anche il
titolo di racconti scritti da Giampaolo Trevisi, direttore della scuola
di Polizia di Peschiera del Garda (VR).
Intervistato
da ZENIT, il direttore della scuola di Polizia ha detto che “tutto è
nato dalla rielaborazione di storie, che partono dalla realtà per poi
diventare un po’ diverse, ma più leggibili”.
...
Giornata internazionale di preghiera contro la tratta: cinque storie per riflettere Scarica l'opuscolo "Sono bambini non schiavi" Scarica la preghiera contro la tratta Scarica tutto il materiale-------------------------------------------- SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA" Sono Bambini! Non schiavi...-------------------------------------------------------------- Si celebra oggi in tutte
le Chiese la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la
tratta, istituita da Papa Francesco nel 2015. Numerose le iniziative in
Italia, tra cui molte organizzate dalle religiose, in prima linea nella
lotta alla tratta. Da oltre vent'anni a Roma se ne occupa suor Eugenia
Bonetti, missionaria della Consolata
Patrizia Caiffa: Tratta: suor Bonetti, “troppe minorenni sulla strada, troppi clienti”-------------------------------------------------------------- L'ennesima
traversata disperata del Canale di Sicilia racconta un'altra drammatica
storia di bambini migranti, quattro fratellini ivoriani, solo due dei
quali sopravvissuti e condotti in una comunità in provincia di Palermo.
Alessandra Ziniti: I bimbi morti schiacciati nel barcone, ultima tragedia del Canale di Sicilia-------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)VASTO, DOPO LA TRAGEDIA PARLA L’ARCIVESCOVO FORTE
«La vendetta non è mai giustizia»
«Perdonare è la vera risposta al male subito, la sola capace di rendere migliore la vita di tutti»
(Il Centro Quotidiano dell’Abruzzo Martedì 7 Febbraio 2017, 1 e 5)
di Bruno Forte
Arcivescovo di Chieti-Vasto
Il
primo sentimento che ho provato di fronte alla notizia del delitto
compiuto a Vasto, dove Fabio Di Lello ha ucciso Italo D’Elisa, che il 1
luglio del 2016 aveva investito con la moto la moglie dello stesso
Fabio, Roberta, provocandone la morte, è stato quello di un doloroso
sconcerto davanti a queste tre giovani vite spezzate. Si
tratta della sofferenza che penso abbia unito tutti, turbando la vita
di una comunità viva, operosa e di tradizioni religiose antiche e
profonde, qual è quella del Vasto.
La
dichiarazione che ho reso rispondendo alle tante richieste d’intervento
da parte dei media, esprime anzitutto questo dolore, portato nella
preghiera per tutti i protagonisti della vicenda.
... La
riflessione che mi sta più a cuore nella valutazione dei fatti avvenuti
è, però, quella riguardante i temi della vendetta e del perdono. Ho
affermato nel mio comunicato: “La vendetta non è mai giustizia. La vendetta produce solo ulteriore sofferenza e altri mali”.
Farsi giustizia da sé è anzitutto moralmente sbagliato, ma anche del
tutto inutile e anzi gravemente dannoso: la catena del male, del
risentimento e dell’odio si spezza solo rifiutando decisamente di
ricorrere all’uso della violenza, per affidarsi con fiducia al corso
della giustizia.
... Riguardo agli eventi di Vasto, va insomma ribadito quanto ho affermato nel mio comunicato: “Giustizia non è mai giustizialismo, né quel movimento di opinione, legittimo in sé, poteva giustificare l'uso della violenza su colui che era stato responsabile dell'incidente". Sorge
qui la domanda su quale sia allora l’atteggiamento etico e spirituale
da coltivare e sostenere di fronte a atti come quelli intrecciatisi nel
caso della morte di Roberta e dell’assassinio di Italo: la mia risposta
convinta è che solo il perdono può avere qui efficacia.
... Perdonare
e invitare a orientare la vita a Dio è la vera risposta al male subito,
la sola capace di rendere migliore la vita di tutti, a cominciare da
quella di chi è stato colpito nei suoi affetti nel modo più grave e
doloroso possibile.
MIA CARA VASTO, NON GIUDICARE.
FABIO E ITALO POTREMMO ESSERE NOI
Il
post gira su Facebook è la lettera aperta alla città di Vasto, da parte
di un giovane cresciuto là che prova a immedesimarsi nei protagonisti
della tragica vicenda che continua a dividere la città.
Italo
sono io. E Fabio pure. Sono di Vasto. Ho vissuto in questa splendida
cittadina i primi 18 anni della mia vita, quelli più importanti, quelli
che hanno dato forma al mio carattere, alla persona che sono. Amo
Vasto, le sue dolci colline, le sue spiagge deserte d’inverno, amo la
sua identità, il sorriso del suo golfo, il profumo del brodetto. Per
questo soffro nel vedere il suo nome sulle prime pagine dei giornali in
questi giorni. Non voglio che sia ricordata per questa triste storia.
Come Garlasco, Cogne, Erba, Tortona.
No,
Vasto non sarà ricordata per una storia di vendetta, perché io so che è
capace di perdono. A Vasto quelli della tua età più o meno li conosci
tutti. A scuola, nella classe di fianco, sui campi di calcio o in
piazza Rossetti. Fabio e Roberta avevano pochi anni meno di me. Amici
di amici, quelli che conosci di vista, sai chi sono anche senza averci
mai parlato. Abitavano a pochi metri da casa dei miei. Italo invece non
sapevo chi fosse fino a qualche giorno fa. Troppo giovane per i miei
giri.
Eppure vedo Italo e vedo Fabio ogni giorno. Allo specchio.
...
Adesso
non rimane che il perdono, quello che è mancato in questa storia,
dall’inizio. Perché la giustizia è importante, ma da sola non basta,
non lenisce il dolore. Serve il perdono. Della famiglia di Italo, della
sua fidanzata, dei suoi amici. Il perdono di questa città, che invece
di dividersi e giudicare dovrebbe guardare se stessa e dire “Italo sono
io. E pure Fabio”. Ma il primo a perdonare devi essere tu, Fabio.
Perdonare te stesso. Solo Dio può darti la forza di farlo e solo Lui
può darti la certezza di essere stato perdonato. Non abbandonarlo. Lui
non lo farà.
-------------------------------------------- Un
esperto di diritti digitali interviene sul caso della famiglia D'Elisa,
che ha denunciato chi sui social ha fomentato l'odio che ha armato la
mano di Di Lello
Arturo Di Corinto: Omicidio di Vasto, ecco cosa rischiano gli istigatori del web-------------------------------------------------------------- SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Giorno del Ricordo - 2017
Don Francesco Bonifacio, il martire delle foibe-------------------------------------------------------------- IL GIORNO DEL RICORDO
Settembre 1943 – Febbraio 1947: il calvario degli italiani di Istria e Dalmazia, uccisi a migliaia dalle truppe comuniste di Tito nelle cavità carsiche: le foibe. Una tragedia ripercorsa, nel "Giorno del ricordo", dal professor Raoul Pupo raccontando non solo la storia delle deportazioni e delle stragi, ma anche il dramma di centinaia di migliaia di esuli costretti a lasciare le terre dei propri padri... Le foibe--------------------------------------------------------------
SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA" Per te ci hai fatti, Signore... (Sant'Agostino) Non è un professore, un maestro... (Papa Francesco) Gesù inaugura un rapporto con Dio... (Alberto Maggi) Gesù ci ricorda che anche le parole possono uccidere... (Papa Francesco) Un briciolo d'amore vale molto più di... (Don Luca Murdaca) Effatà! Non abbiate paura... (Giovanni Paolo II)-------------------------------------------------------------- Dietrich Bonhoeffer, teologo protestante, martire del nazismo, nasceva a Breslavia il 4 febbraio
1906; Uomo audace e profondamente religioso, era convinto della
necessità per la Chiesa e i suoi esponenti, di risvegliare la coscienza
critica degli uomini e di diffondere la Parola di Dio anche, e
soprattutto, nei momenti storici più difficili. Ma il 5 aprile 1943 fu
arrestato dalla Gestapo; iniziava così il suo calvario in varie
prigioni del Reich fino a quando nel lager di Flossenbürg presso
Monaco, dopo un processo sommario, fu condannato a morte e impiccato il
9 aprile 1945, a 49 anni per espresso ordine di Hitler.
Dietrich Bonhoeffer, viene considerato uno dei dieci “testimoni” delle cristianità del secolo scorso. A questo titolo, dal 1998, la sua statua è stata collocata in una nicchia della facciata dell’abbazia di Westminster, in Inghilterra; tiene in mano una Bibbia, ed è in compagnia, fra gli altri, di Martin Luther King, del vescovo Oscar Romero, di san Massimiliano Kolbe, in un ecumenismo del martirio, più eloquente di qualsiasi solenne dichiarazione. Il primo servizio che si deve al prossimo è... Se la Parola di Dio è presso di me... Può darsi che domani spunti l'alba dell'ultimo giorno... La Chiesa è Chiesa soltanto se... Essere liberi non significa nient'altro che...-------------------------------------------------------------- Domenica 5 febbraio 2017 ricorre l’anniversario del martirio di don Andrea Santoro.
Anche nel 2006 era domenica… quando in Turchia, a Trabzon, nella chiesa di Santa Maria, verso le ore 16,00 (ora locale) due colpi di pistola colpiscono alle spalle don Andrea mentre pregava, inginocchiato nell’ultimo banco della chiesa, con la Bibbia in lingua turca tra le mani che rimane colpita da uno dei proiettili. http://www.associazionedonandreasantoro.it/buone-feste-natalizie/ Non bisogna essere buoni, bisogna... Essere finestra, cioè luogo di... Dio è uno, ma non vuole dire che è solo...-------------------------------------------------------------- David Maria Turoldo (22 novembre 1916 - 6 febbraio
1992) è stato frate servita, poeta, predicatore, scrittore, figura
profetica in ambito ecclesiale e civile, resistente sostenitore delle
istanze di rinnovamento culturale e religioso, di ispirazione
conciliare.
La sua voce libera, scomoda, meditativa, a volte disturbante gli valse la definizione di "coscienza inquieta della Chiesa". Cos'è la misericordia?... Questo è un mondo senza misura... Fa' che ogni giorno componga una lode al mio Dio...-------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
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98051 BARCELLONA P.G. (ME)
E-mail: horeb.tracce@alice.it
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Sala del Convento dalle h. 20.00 alle h. 21.00 il calendario degli incontri-------------------------------------------- I LUNEDÌ DAL 23 GENNAIO AL 6 MARZO -------------------------------------------- ...
Viviamo in città che costruiscono torri e centri
commerciali e realizzano grandi affari immobiliari, ma lasciano una
parte ai margini, in periferia.Come
conseguenza di questa situazione grandi masse di popolazione si vedono
escluse ed emarginate: senza lavoro, senza orizzonti, senza via
d’uscita.
Non li abbandonate
Pregate
con me per quanti sono nella prova, soprattutto i poveri, i profughi e
gli emarginati, perché trovino accoglienza e conforto nelle nostre
comunità.
video-------------------------------------------- Cari fratelli e sorelle,
la
Quaresima è un nuovo inizio, una strada che conduce verso una meta
sicura: la Pasqua di Risurrezione, la vittoria di Cristo sulla morte. E
sempre questo tempo ci rivolge un forte invito alla conversione: il
cristiano è chiamato a tornare a Dio «con tutto il cuore» (Gl 2,12),
per non accontentarsi di una vita mediocre, ma crescere nell’amicizia
con il Signore. Gesù è l’amico fedele che non ci abbandona mai, perché,
anche quando pecchiamo, attende con pazienza il nostro ritorno a Lui e,
con questa attesa, manifesta la sua volontà di perdono (cfr Omelia nella S. Messa, 8 gennaio 2016).
La
Quaresima è il momento favorevole per intensificare la vita dello
spirito attraverso i santi mezzi che la Chiesa ci offre: il digiuno, la
preghiera e l’elemosina. Alla base di tutto c’è la Parola di Dio, che
in questo tempo siamo invitati ad ascoltare e meditare con maggiore
assiduità. In particolare, qui vorrei soffermarmi sulla parabola
dell’uomo ricco e del povero Lazzaro (cfr Lc 16,19-31). Lasciamoci
ispirare da questa pagina così significativa, che ci offre la chiave
per comprendere come agire per raggiungere la vera felicità e la vita
eterna, esortandoci ad una sincera conversione.
1. L’altro è un dono
...
2. Il peccato ci acceca
...
3. La Parola è un dono
...
Cari
fratelli e sorelle, la Quaresima è il tempo favorevole per rinnovarsi
nell’incontro con Cristo vivo nella sua Parola, nei Sacramenti e nel
prossimo. Il Signore – che nei quaranta giorni trascorsi nel deserto ha
vinto gli inganni del Tentatore – ci indica il cammino da seguire. Lo
Spirito Santo ci guidi a compiere un vero cammino di conversione, per
riscoprire il dono della Parola di Dio, essere purificati dal peccato
che ci acceca e servire Cristo presente nei fratelli bisognosi.
Incoraggio tutti i fedeli ad esprimere questo rinnovamento spirituale
anche partecipando alle Campagne di Quaresima che molti organismi
ecclesiali, in diverse parti del mondo, promuovono per far crescere la
cultura dell’incontro nell’unica famiglia umana. Preghiamo gli uni per
gli altri affinché, partecipi della vittoria di Cristo, sappiamo aprire
le nostre porte al debole e al povero. Allora potremo vivere e
testimoniare in pienezza la gioia della Pasqua.
Francesco
-------------------------------------------- Vangelo: Mt 5,13-16
...
Per noi cristiani vivere le Beatitudini (5,1-12) è la "condicio sine qua non" per entrare nel Regno, vuole dire accogliere ed incarnare la Parola di Gesù che fa di noi "sale della terra e luce del mondo", per
divenire così conformi al nostro Maestro e Signore nell'amore per il
Padre e per i fratelli. La croce, che siamo tentati istintivamente di
rifiutare, è il segno dell'estrema testimonianza dell'amore di Dio per
gli uomini che ci trasforma in "sale", simbolo di sapienza e di amicizia, condimento che dona sapore all'esistenza e ci preserva dalla corruzione; ed in "luce",
immagine della Parola e della Vita di Dio che è Cristo Gesù, riflesso
del suo amore incondizionato che illumina e riscalda il cuore ed il
cammino nostro e dei fratelli. La croce di Gesù infatti fa crollare la
menzogna del mondo mettendo a nudo il suo diabolico inganno fatto di
apparenza, potere e desiderio di possesso. Per questo Gesù ci esorta a
lasciarci coinvolgere dal suo vissuto, a farci accendere dal fuoco del
suo amore, a non essere pusillanimi ...
-------------------------------------------- Commento
V Domenica Tempo ordinario – Anno A
Letture: Isaia 58,7-10; Salmo 111; 1 Corinzi 2,1-5; Matteo 5,13-16
...
Voi
siete il sale, voi avete il compito di preservare ciò che nel mondo
vale e merita di durare, di opporvi ai corruttori, di dare sapore, di
far gustare il buono della vita.
Voi siete la luce del mondo. Una
affermazione che ci sorprende, che Dio sia luce lo crediamo; ma credere
che anche l'uomo sia luce, che lo sia anch'io e anche tu, con i nostri
limiti e le nostre ombre, questo è sorprendente. E lo siamo già adesso,
se respiriamo vangelo. La luce è il dono naturale di chi ha respirato Dio.
Quando tu segui come unica regola di vita l'amore, allora sei luce e sale per chi ti incontra.
...
La
luce non illumina se stessa, il sale non serve a se stesso. Così ogni
credente deve ripetere la prima lezione delle cose: a partire da me, ma
non per me. Una religione che serva solo a salvarsi l'anima non è
quella del Vangelo.
Ma
se il sale perde sapore, se la luce è messa sotto a un tavolo, a che
cosa servono? A nulla. Così noi, se perdiamo il vangelo, se smussiamo
la Parola e la riduciamo a uno zuccherino, se abbiamo occhi senza luce
e parole senza bruciore di sale, allora corriamo il rischio mortale
dell'insignificanza, di non significare più nulla per nessuno.
L'umiltà della luce e del sale: perdersi dentro le cose.
... -------------------------------------------- SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Papa Francesco ha scelto un frate psicologo come vescovo ausiliare di Palermo.
E' Giovanni Salonia dell'Ordine dei frati minori cappuccini. E' stato fino a ora responsabile della formazione permanente per la provincia cappuccina di Siracusa. Frate Salonia nuovo vescovo ausiliare di Palermo-------------------------------------------------------------- DOBBIAMO CRESCERE COME FRATELLI PER UNA LEADERSHIP CRISTIANA, GOVERNARE CON UNO STILE DI UMILITÀ E DI FRATERNITÀ
Per un parroco, avere un ruolo di governo é una strada per diventare narcisisti. Bisogna rivedere alcuni aspetti della formazione nel seminario, dovrebbe aiutare a formare dal punto di vista relazionale, puntando sulla fraternità. Il seminario dovrebbe servire a creare tra le altre cose una leadership cristiana, essere capo da fratello con umiltà. (p. Giovanni Salonia, neo Vescovo ausiliare della Diocesi di Palermo) video--------------------------------------------------------------
SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Per
l'emergenza freddo il cardinale Gualtiero Bassetti ha aperto il palazzo
vescovile agli emarginati. Fra loro anche alcolisti e
tossicodipendenti. «Non possiamo voltarci dall’altra parte»
Il palazzo vescovile di Perugia «casa» per i senzatetto-------------------------------------------------------------- Il lungo lavoro del
Sermig al servizio della Chiesa continua a dare frutti. L'arcivescovo
di Torino, Cesare Nosiglia, ha affidato una parrocchia alla fraternità
fondata da Ernesto Olivero.
"Vi comunichiamo con gioia - si legge in un comunicato - che il nostro vescovo ci ha affidato la cura della parrocchia di San Gioacchino, poco distante dall'Arsenale della Pace, e ha nominato amministratore della parrocchia Andrea Bisacchi della Fraternità del Sermig, ordinato sacerdote il 3 ottobre 2015 assieme a Lorenzo Nacheli e Simone Bernardi. L'ingresso sarà sabato 11 febbraio 2017, festa della Madonna di Lourdes, durante la celebrazione eucaristica delle ore 18, presieduta dal vicario episcopale territoriale don Marco Prastaro"... L'arcivescovo Nosiglia affida una parrocchia al Sermig -------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Il
figlio del capo dei capi di Cosa nostra, anche lui condannato per
associazione mafiosa, ammesso a fare da padrino alla nipotina, a
Corleone.
... Una
decisione che stride con le chiare prese di posizione della comunità
ecclesiale nei confronti dei mafiosi. L’incompatibilità tra mafia e
Vangelo è stata messa nero su bianco nei documenti ufficiali della
Chiesa. Di scomunica ai boss hanno parlato i pontefici. L’arcivescovo
di Monreale, Michele Pennisi, che più volte ha dichiarato tolleranza
zero in episodi discutibili, come presunti “inchini” ai mafiosi durante
le processioni patronali, si trova in questi giorni in Africa, ma
appena appresa la notizia ha subito rilasciato una dichiarazione: «Si tratta di un comportamento censurabile e quanto meno inopportuno che non approvo. Ho
incaricato il vicario generale di esprimere tutto il mio disappunto al
parroco in questione che non sono riuscito a raggiungere
telefonicamente, trovandomi all'estero». Il vescovo Pennisi al rientro
dalla Tanzania farà una visita pastorale a Corleone: «C'è bisogno di parole chiare sulla mafia, certi episodi non sono più tollerabili».
...
video con l'intervista all'arcivescovo di Monreale, Michele Pennisi, raggiunto telefonicamente in Tanzania-------------------------------------------- "Il padrino cristiano è
un testimone della fede", rimarca il vescovo di Monreale dopo la
vicenda del figlio del boss tornato a Corleone per fare da padrino al
battesimo della nipote. Oltretutto, un mafioso è fuori dalla Chiesa se
non si converte, e tale conversione "non può essere solo intimistica,
dev'essere pubblica, implicando un cambiamento di vita": egli "deve
dichiarare che prende le distanze dalla mafia e si pente"
Francesco Rossi: “Non basta avere la cresima per fare il padrino”--------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)«Convenire insieme, per trattare un problema che sta a cuore di tutti».
Con queste parole, di fronte a circa 350 tra vescovi e delegati di
cinque regioni ecclesiastiche del Sud – Calabria, Puglia, Basilicata,
Sicilia e Sardegna – il Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo
Metropolita di Napoli, ha aperto i lavori del convegno “Chiesa e lavoro
– quale futuro per i giovani nel Sud?”. L’appuntamento, con oltre 500
partecipanti, si svolge nei giorni 8 e 9 febbraio presso il terminal
della Stazione Marittima di Napoli, ponendo le basi per un'alleanza
sociale più solida e concreta tra Chiesa, mondo dell’associazionismo e
istituzioni.
CLICCA QUI PER LA DIRETTA VIDEO DEL CONVEGNO *****
GIOVANI E LAVORO: LA CHIESA RIPARTE DAL PORTO DI NAPOLI
In
tutta Italia il tasso di disoccupazione tra i giovani tra i 15 e i 24
anni è al 40,1%. Le Conferenze episcopali di Campania, Puglia,
Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna ne parlano nel capoluogo
campano. L’entusiasmo che diventa sofferenza. I sorrisi che lasciano il
posto alle lacrime. E la rabbia. Poi la rassegnazione... Ma c'è chi
reagisce. Ecco come.
L’entusiasmo
che diventa sofferenza. I sorrisi che lasciano il posto alle lacrime. E
la rabbia. Poi la rassegnazione, che arriva quando ci si auto-convince
che si vale appena 5 euro. Perché quello spesso è la paga che
percepisce un ragazzo quando mette in campo tutte le sue competenze e
svolge il lavoro dei suoi sogni. O magari quella è la cifra che un
genitore riesce a dare ad un figlio. “E allora occorre ridare valore e
dignità. Occorre ripartire perché i giovani del Mezzogiorno fanno il
Paese”. Il cardinale Crescenzio Sepe vuole capire, vuole consigli,
vuole dare uno strattone alla società napoletana e a quella meridionale
in generale. E allora proprio Napoli diventa il punto da cui partire.
La Chiesa del Mezzogiorno si trasforma in una nave e si trasferisce al
Porto di Napoli. Perché se si parla di Mezzogiorno non si può
prescindere dal mare. E così nel Terminal della Stazione Marittima si
alterneranno per due giorni Vescovi, sacerdoti, sindacalisti,
imprenditori. Ma soprattutto ragazzi. A loro è dedicata la due giorni
che vede al centro del dibattito la Chiesa ed il lavoro. Un titolo,
quello dell’appuntamento che rappresenta proprio la fotografia del
Meridione: “Quale futuro per i giovani nel Sud?”.
...
I vescovi: «Diamo una speranza ai giovani del Sud»
A
Napoli convegno dei vescovi del Mezzogiorno in vista della Settimana
sociale di Cagliari. Messaggio di papa Francesco: una società che non
pensa alle nuove generazioni è ingiusta.
Il
Papa auspica che la Chiesa e le istituzioni si adoperino “per ricercare
soluzioni alla piaga sempre più estesa della disoccupazione giovanile e
del lavoro nero”. Francesco lo scrive in un messaggio a firma del
segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, inviato al convegno "Chiesa e lavoro: quale futuro per i giovani del Sud?" apertosi
a Napoli, con la partecipazione dei vescovi del Mezzogiorno e in vista
della Settimana sociale di Cagliari (26-29 ottobre prossimo). Francesco
parla anche del “dramma di tanti lavoratori sfruttati per avidità, a
causa di una mentalità che guarda al denaro, ai benefici economici a
scapito dell'uomo”. E sottolinea che “una società che non offra alle
nuove generazioni sufficienti opportunità di lavoro dignitoso non può
dirsi giusta”. Quando infatti “non si guadagna il pane, si perde la
dignità” e questo “è un dramma del nostro tempo, specialmente per i
giovani, i quali, senza lavoro, non hanno prospettive e possono
diventare facile preda delle organizzazioni malavitose”.
Al
messaggio del Papa, letto in apertura dei lavori dall'arcivescovo di
Bari-Bitonto, Francesco Cacucci, si sono aggiunti quelli del capo dello
Stato, Sergio Mattarella, e del presidente del Consiglio, Paolo
Gentiloni. Anche per Mattarella il problema è “urgente” e “si ripropone
come priorità assoluta dell'azione di governo”. Dunque, ha aggiunto il
presidente, “far crescere le occasioni di impiego per le nuove
generazioni costituisce una necessità vitale per la nostra Italia”. E
anche per Gentiloni (che al convegno era stato invitato e che sarà
rappresentato giovedì 9 dal ministro per il Mezzogiorno Claudio De
Vincenti) “proprio dal Sud e dalla sua modernizzazione può oggi venire
una spinta fondamentale per la crescita della nostra economia”.
...
-------------------------------------------- Aula Paolo VI
4 febbraio 2017
Economia
e comunione. Due parole che la cultura attuale tiene ben separate e
spesso considera opposte. Due parole che voi invece avete unito,
raccogliendo l’invito che venticinque anni fa vi rivolse Chiara Lubich,
in Brasile, quando, di fronte allo scandalo della diseguaglianza nella
città di San Paolo, chiese agli imprenditori di diventare agenti di
comunione». Così papa Francesco saluta i 1200 imprenditori, giovani e
studiosi convenuti per questa festa dell’Economia di Comunione, dopo 25
anni di vita: «Al vostro progetto sono da tempo sinceramente
interessato».
«Voi
fate vedere con la vostra vita che economia e comunione diventano più
belle quando sono accostate una accanto all’altra. Più bella
l’economia, certamente, ma più bella diventa anche la comunione, perché
la comunione spirituale dei cuori è ancora più piena quando diventa
comunione di beni, di talenti, di profitti»
Pensando al vostro impegno, vorrei dirvi oggi tre cose. Primo il denaro.
«È molto importante che al cuore dell’Economia di Comunione ci sia la
comunione dei vostri utili. L’Economia di Comunione è anche comunione
dei profitti, dei soldi, espressione della comunione della vita». Il
denaro, ha detto, «diventa idolo quando diventa il fine (…). E’ stato Gesù, proprio Lui, a dare
categoria di “signore” al denaro: “Nessuno può servire due signori, due
padroni”. Sono due: Dio o il denaro, l’anti-Dio, l’idolo. Questo l’ha
detto Gesù. Allo stesso livello di opzione. Pensate a questo. Quando
il capitalismo fa della ricerca del profitto l’unico suo scopo, rischia
di diventare una struttura idolatrica, una forma di culto. ...“Il diavolo entra dalle tasche”. Non dimenticare questo! Secondo la povertà. «Il
principale problema etico del capitalismo è la creazione di scarti per
poi cercare di nasconderli o curarli per non farli più vedere (…). Gli
aerei inquinano l’atmosfera, ma con una piccola parte dei soldi del
biglietto pianteranno alberi, per compensare parte del danno creato. Le
società dell’azzardo finanziano campagne per curare i giocatori
patologici che esse creano. E il giorno in cui le imprese di armi
finanzieranno ospedali per curare i bambini mutilati dalle loro bombe,
il sistema avrà raggiunto il suo culmine. Questa è l’ipocrisia!». .... Finché
l’economia produrrà ancora una vittima e ci sarà una sola persona
scartata, la comunione non è ancora realizzata, la festa della
fraternità universale non è piena». ... Un imprenditore che è solo buon samaritano fa metà del suo dovere: cura le vittime di oggi, ma non riduce quelle di domani. Per
la comunione occorre imitare il Padre misericordioso della parabola del
figlio prodigo e attendere a casa i figli, i lavoratori e collaboratori
che hanno sbagliato, e lì abbracciarli e fare festa con e per loro – e non farsi bloccare dalla meritocrazia invocata dal figlio maggiore e da tanti, che in nome del merito negano la misericordia. Un
imprenditore di comunione è chiamato a fare di tutto perché anche
quelli che sbagliano e lasciano la sua casa, possano sperare in un
lavoro e in un reddito dignitoso, e non ritrovarsi a mangiare con i
porci. Nessun figlio, nessun uomo, neanche il più ribelle, merita le ghiande. Terzo il futuro. ... Il capitalismo conosce la filantropia, non la comunione». È
semplice donare una parte dei profitti, senza abbracciare e toccare le
persone che ricevono quelle “briciole”. Invece, anche solo cinque pani
e due pesci possono sfamare le folle se sono la condivisione di tutta
la nostra vita. Nella logica del Vangelo, se non si dona tutto non si
dona mai abbastanza. Queste
cose voi le fate già. Ma potete condividere di più i profitti per
combattere l’idolatria, cambiare le strutture per prevenire la
creazione delle vittime e degli scarti; donare di più il vostro lievito
per lievitare il pane di molti. Il
“no” ad un’economia che uccide diventi un “sì” ad una economia che fa
vivere, perché condivide, include i poveri, usa i profitti per creare
comunione. Vi
auguro di continuare sulla vostra strada, con coraggio, umiltà e gioia.
«Dio ama chi dona con gioia» (2 Cor 9,7). Dio ama i vostri profitti e
talenti donati con gioia. Lo fate già; potete farlo ancora di più. Vi
auguro di continuare ad essere seme, sale e lievito di un’altra
economia: l’economia del Regno, dove i ricchi sanno condividere le loro
ricchezze, e i poveri sono chiamati beati. Grazie. Il discorso integrale di Papa Francesco VIDEO Servizio TG2000 Essere impreditori EdC: quando l’economia si unisce alla comunione 860 imprese sparse in 51 Paesi del mondo.-------------------------------------------- Michele,
trent'anni, suicida, è il caso emblematico di "un'economia che uccide",
di un'economia che genera scarti, come sostiene sempre più spesso e con
accorato dettaglio di analisi Papa Francesco. "Scarti", ma proprio
"scarti", roba da buttare.
Anzi
scarti che - come nel caso di Michele - tanto introiettano questa
condizione loro assegnata dal ciclo produttivo da gettare se stessi
direttamente nella spazzatura del nulla. Diventando vittime due volte
dell'economia che uccide, dato che - come spiega ancora il Papa - non
c'è speranza nella solitudine di ognuno, ma solo nella condivisione di
una comunità.
Come
i minori abusati o le donne vittime della tratta finiscono per ritenere
di essere loro il problema, di essere loro quelli sporchi, così forse è
accaduto a Michele. La sua lettera è il suo ultimo atto di lucidità, ma
di una lucidità tanto disperata da essere costretto all'ultimo passo.
... Il
sistema è riformabile? Qualche dubbio il Papa pare averlo: "Il
capitalismo conosce la filantropia, non la comunione. È semplice donare
una parte dei profitti, senza abbracciare e toccare le persone che
ricevono quelle "briciole"", ha detto alla fine del suo discorso,
indirizzato più ai singoli credenti che alle istituzioni economiche e
politiche: "Il modo migliore e più concreto per non fare del denaro un
idolo è condividerlo, condividerlo con altri, soprattutto con i poveri,
o per far studiare e lavorare i giovani"
Sembrano parole dirette proprio a Michele.
-------------------------------------------- Le Chiese del
Mezzogiorno si sono incontrate a Napoli, tappa verso la Settimana
sociale di Cagliari (26-29 ottobre 2017). Presenti il presidente e il
segretario della Cei, i vescovi del Sud, istituzioni locali e nazionali
e - soprattutto - tanti giovani. Per ribadire che, al di là delle
statistiche e di una realtà spesso drammatica, la speranza è
concreta e investire sui giovani è "un atto di lucidità politica". A
partire dall'elevare a sistema le "buone pratiche" che già ci sono
Francesco Rossi: Giovani e lavoro, l’impegno della Chiesa per restituire un futuro al Sud--------------------------------------------------------------- Uno studente
universitario ha scritto a Famiglia Cristiana tramite la nostra pagina
Facebook e prova a rispondere alle dolorose domande contenute
nell'ultimo messaggio lasciato dal trentenne disoccupato che si è tolto
la vita a Udine. Una testimonianza carica di pietà, affetto,
condivisione e speranza.
Luca Barbirati: «CARO MICHELE, AVEVI UN COMPITO INFINITO E LO HAI VOLUTO ABBANDONARE...»---------------------------------------------------------------
SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Tweet 04/02/2017:
Agisci! Vivi! e davanti alla tua vita...05/02/2017:
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