"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°6 del 2017

Aggiornamento della settimana

- dal 4 al 10 febbraio 2017 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 17 febbraio 2017

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


PREGHIERA DEI FEDELI




OMELIA 


 

 



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 





Manifesti contro
Papa Francesco


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Solidarietà, sostegno e preghiera per Papa Francesco


Sono comparsi stamane a decine in tutta Roma, appesi sui muri della città, manifesti di contestazione a papa Francesco e al suo operato. La foto a tutto campo riporta l'immagine del Pontefice con un'espressione particolarmente rabbuiata e accigliata. In basso, su fondo violaceo, la scritta con venature romanesche: "A France', hai commissariato Congregazioni, rimosso sacerdoti, decapitato l'Ordine di Malta e i Francescani dell'Immacolata, ignorato Cardinali... ma n'do sta la tua misericordia?". Il poster è anonimo, non riporta sigle né simboli, ma è facilmente riconducibile agli ambienti conservatori che sempre più manifestano la loro opposizione al magistero, ai provvedimenti e alla linea pontificale di papa Bergoglio.
  ... noi stiamo con te!!!

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"Stima e gratitudine per il servizio del Papa" in una Nota della Presidenza della CEI

L’affissione in alcune zone di Roma di “manifesti anonimi di contestazione a Papa Francesco e al suo operato” diventa l’occasione per affermare “con forza la stima e la gratitudine per il servizio che il Santo Padre sta assicurando alla Chiesa universale”. Così la Presidenza della CEI in una Nota nella quale si esprime “in particolare” l’appoggio all’“impegno con il quale sta sostenendo il cammino di riforma della Chiesa per renderla sempre più conforme al Vangelo e ai segni del nostro tempo”.
Di seguito, il testo integrale della Nota:
A fronte di chi nello scorso fine settimana ha affisso in varie zone di Roma manifesti anonimi di contestazione a Papa Francesco e al suo operato, la risposta migliore sarebbe probabilmente il silenzio.
Nel contempo, è difficile anche non reagire alla denigrazione del Successore di Pietro, colpito in maniera volgare nella forma come nei contenuti. Per questo, come Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, non soltanto rinnoviamo al Santo Padre la comunione e l’affetto delle nostre Chiese, ma affermiamo con forza la stima e la gratitudine per il servizio che sta assicurando alla Chiesa universale. In particolare, appoggiamo l’impegno con il quale ne sta sostenendo il cammino di riforma per renderla – secondo le sue stesse parole – sempre più conforme al Vangelo e ai segni del nostro tempo.
Con questa comunanza di spirito, gli assicuriamo la preghiera e la vicinanza di tutte le nostre Comunità ecclesiali.
La Presidenza della CEI

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La domanda dei manifesti contro il Papa, “Francesco... ma n’do sta la tua misericordia?”, svela il pensiero degli ispiratori dell’operazione

Nascondersi dietro un manifesto anonimo non è solo troppo facile ma, alle volte, è anche molto pericoloso, soprattutto per chi crede di potervi far ricorso senza pagare dazio. Tanti hanno commentato in questi ultimi giorni ciò che i soliti ignoti hanno commesso qualche notte fa affiggendo per le vie di Roma decine di manifesti accusatori nei confronti dell’operato di Papa Francesco. Molti vi hanno visto la mano di quella corrente conservatrice che da anni attacca l’operato del pontefice via web, altri l’ultima sfida di chi non vuole il cambiamento dentro la Curia romana, altri ancora il primo eco della battaglia definitiva contro il pontificato di un Papa che viene dalla “fine del Mondo” e parla degli ultimi condannando l’indifferenza e lo scarto dilaganti in questo mondo ormai allo sbando.
Subito dopo la notizia si è aperto il dibattito, per ora tutto ipotetico, su chi possa aver ordito tale azione, su chi ha mestato nell’ombra, su cosa c’è veramente dietro questa “goliardata” estemporanea. Certo, la giustizia farà il suo corso e, con tutta probabilità e con viva speranza, si farà luce su chi ha materialmente affisso quei manifesti e su chi li ha commissionati. Non bisogna nascondere la gravità del gesto retrocedendola a semplice marachella, né esagerare a sproposito parlando di duello all’ultimo sangue. Sinceramente più preoccupante, come altri hanno più opportunamente e con precisione evidenziato, è l’impatto che un siffatto manifesto può avere su un singolo individuo già in animo di compiere scellerati gesti. Tuttavia, chi ha avuto l’idea di quel gesto aveva chiaro nella mente un solo principale obiettivo: screditare il Papa, ridimensionare la sua figura e cercare di insinuare tra i fedeli il dubbio su ciò che fa ogni giorno come guida della Chiesa cattolica. Persino la scelta di quella foto è stata soppesata e l’intercalare romano, usato un po’ goffamente nella stesura del messaggio, serviva a mescolare le carte per far credere che fosse il popolo a pensare quelle cose. 
Tuttavia c’è un altro aspetto che merita di essere analizzato fino in fondo e che ci mostra con grande evidenza la malafede e la fallacità del messaggio che quel manifesto voleva diffondere tra i fedeli come un freddo venticello d’inverno quale è la calunnia. Lasciamo per un momento la ricerca dei colpevoli, degli autori del gesto e del fine recondito che gli autori di quell’azione volevano portare a casa propria. Da semplici cristiani, da semplici fedeli di strada, fermiamoci su quel messaggio e ragioniamoci sopra per qualche istante. Cosa ci dicono quelle parole rivolte al Papa ?
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Papa Francesco ci parla e ci racconta della misericordia di Gesù Cristo, non della sua. Il Santo Padre ci parla del Vangelo e dell’insegnamento del Cristo e non di una sua personale visione del mondo e dell’uomo. Ecco, allora, che basta prendere in mano il Vangelo e fermarci su un passo di Giovanni, narrato al capitolo 2,14-16, per dare il giusto senso alle cose. ...  Soffermiamoci su questo brano e chiediamoci come mai Gesù stesso, il Cristo misericordioso, nato per morire in croce perdonandoci tutti, abbia agito così duramente. Perché lo ha fatto ? Perché ha rovesciato i banchetti dei cambiavalute e ha scacciato con una cordicella intrecciata coloro che avevano reso un mercato la casa del Padre ? Come poteva il Gesù misericordioso comportarsi così ? Era davvero necessario usare la sferza e cacciare tutti dal Tempio ? Dov’era la misericordia di Gesù in quel momento ? 
Ecco la stessa domanda che gli anonimi autori dei manifesti ci hanno fatto trapelare per tentare di screditare ai nostri occhi l’operato del Papa: “… ma n’do sta la tua misericordia ?”. Basta questo per smascherare la fallacità di quel manifesto. La misericordia, quella di Gesù e di cui ci parla il Papa, non è sinonimo di buonismo, di lassismo, di noncuranza che sfocia nell’assoluto fatalismo delle cose che capitano. Non lo è affatto. La misericordia è ben altro che lasciar fare e non intervenire nelle situazioni che devono essere cambiate e che danneggiano l’uomo e la Casa del Padre.
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Manifesti contro papa Francesco: un attacco preciso, brutale e ben pianificato. Sbaglia chi minimizza di Marco Politi

L’attacco è stato preciso, violento, ben pianificato. Sbagliano i sostenitori di Francesco a voler minimizzare. E sbaglia anche il Vaticano a diffondere la tacita consegna “non ti curar di loro, ma guarda e passa”.
Perché i manifesti contro papa Bergoglio affissi sabato in molte parti del centro di Roma toccano i punti vitali dell’immaginario di questo pontificato. In primo luogo, il rapporto diretto con la massa dei fedeli e anche il popolo, che non crede ma ascolta con attenzione le parole di Francesco: rapporto ridicolizzato e deformato dalla foto, che sui manifesti mostra un pontefice ingrugnito. Più insidioso ancora è il secondo messaggio veicolato dalle affissioni: l’attacco brutale al cuore della sua buona novella, la misericordia. Come dire: “Sei un dittatore subdolo che parli di misericordia ma perseguiti chi non è d’accordo con te: dall’Ordine di Malta ai Francescani dell’Immacolata, a sacerdoti per te scomodi … e non hai nemmeno il coraggio di rispondere a quei cardinali che ti mettono in discussione”.
Vero e falso in un messaggio di lotta politica senza quartiere non hanno importanza. (La campagna elettorale di Trump insegna). E questo dei manifesti è un attacco “politico” in piena regola al pontificato bergogliano.
Raffinato nella sua perfidia è anche l’uso del dialetto romano. “A France’… “. Uno sberleffo che mira a svuotare nella sua volgarità ogni preminenza morale della personalità presa a bersaglio. Sbaglia anche chi minimizza, considerando la vicenda un mero sviluppo di un clima della comunicazione contemporanea diventato sempre più esplicito, polarizzato e aggressivo. Il che è vero. Ma nel caso di Francesco l’ondata di manifesti derisori è qualcosa di più: è un’ulteriore mossa di un’escalation che ha per scopo la denigrazione sistematica del suo riformismo e in ultima analisi la mobilitazione delle forze in vista del futuro conclave da cui (secondo i conservatori) non deve uscire assolutamente un Francesco II.
Ridicolizzare il Papa a Roma con metodi, che ricordano i tweet di Trump contro i suoi avversari o gli insulti da stadio contro giocatori e arbitri, significa appunto trascinare in basso la figura di Francesco per metterlo alla pari degli insulti da bar.
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Si prenda una cartina geografica e si appuntino con uno spillo le località da cui provengono i cardinali e i vescovi, che hanno scritto libri contro la svolta pastorale di Francesco in tema di etica familiare, che hanno firmato petizioni, che gli hanno mandato una lettera accusandolo praticamente di manipolazione dell’ordine dei lavori del Sinodo 2015, che infine (con la lettera dei quattro Cardinali dell’autunno scorso) lo hanno sostanzialmente accusato di tradire la parola di Dio iscritta nel Vangelo – e si avrà una mappa della rete mondiale – in Curia e nei cinque continenti – di coloro che nutrono malumore nei confronti della linea del pontefice. Preti, teologi, vescovi e cardinali che gli si oppongono apertamente e che dietro le quinte sono appoggiati da quanti ne condividono le idee ma non vogliono esporsi e intanto fanno resistenza passiva.
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C’è un “movimento del sacro incenso”, abbastanza numeroso come hanno dimostrato le votazioni al sinodo sulla famiglia, e variamente aggressivo, che mira a corrodere dall’interno degli ambienti ecclesiastici l’autorevolezza di Bergoglio. Il vasto consenso di cui gode nei sondaggi è solo una parte della questione. L’altra dimensione riguarda la Chiesa come istituzione. E in questa dimensione la guerra sotterranea è violenta.
Bergoglio, mostrando tranquillità, ha finora ordinato discretamente ai suoi sostenitori nella gerarchia di non dare importanza agli attacchi a lui rivolti. Ma la storia insegna che in una guerra civile chi non contrasta efficacemente gli attacchi, finisce per logorarsi. E qui chi si logora non è tanto la personalità storica di Francesco, ma la vitalità del fronte riformatore.

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Alcuni sacerdoti non capiscono questo papa e hanno “l'impressione che stia dividendo la Chiesa, dando schiaffi a chi lavora e carezze a chi è contro il Vangelo”. Per p. Gheddo, Francesco è frutto della maturità della Chiesa latino-americana e sta spingendo tutti i cristiani a “uscire” per testimoniare la fede nel mondo.

 
Piero Gheddo: 
   Dubbi e contestazioni su Papa Francesco


Un'altra brutta sorpresa per Papa Francesco. A meno di una settimana dai manifesti anti-Bergoglio affissi abusivamente in diversi quartieri romani, i maldipancia delle frange più ortodosse della curia e del mondo cattolico, si sono ripresentati. Segno che il malessere è più persistente di quanto non si voglia fare apparire e che, proprio per questo, forse non andrebbe liquidato come un nonnulla, ridimensionato a una boutade priva di effetti. Stavolta la ribellione carsica, sotterranea, e ancora una volta anonima, ha preso la forma della satira velenosa, feroce, graffiante. La Pasquinata 2.0 è stata recapitata in questi giorni all'indirizzo email di diversi monsignori, cardinali, vescovi e gentiluomini.

  Franca Giansoldati:    Torna la fronda anti-Papa con un falso Osservatore (pdf)

«I manifesti? Il Papa ci ha ha riso su, gli è piaciuto il romanesco». A dirlo, con la schiettezza che lo contraddistingue, è monsignor Giovanni Angelo Becciu, sostituto alla Segreteria di Stato vaticana, commentando la vicenda dei poster affissi in giro per Roma che criticavano la "scarsa" misericordia del Pontefice. ..
«I rematori contro ci sono sempre stati nella Chiesa, sin dai tempi di Gesù Cristo. Non è una novità…», afferma Becciu, «il Santo Padre comunque va avanti, ha una grande serenità anche nel proseguire la sua riforma e da coraggio a tutti noi».  ...

  Salvatore Cernuzio:    Becciu: “I manifesti? Il Papa ci ha riso su”


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I NOSTRI TEMPI


 

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39ª Giornata Nazionale per la vita - “Donne e uomini per la vita nel solco di Santa Teresa di Calcutta”

“Donne e uomini per la vita 
nel solco di Santa Teresa di Calcutta”

Questo il titolo del Messaggio del Consiglio Permanente per la 39ª Giornata Nazionale per la vita, celebrata domenica 5 febbraio 2017.
Il testo integrale:
Il coraggio di sognare con Dio
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I bambini e i nonni, il futuro e la memoria
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Con Madre Teresa
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Che cosa significa difendere la vita e farsi promotori di una cultura per la vita? Prendiamo un esempio. Che è stato anche canonizzato: Madre Teresa di Calcutta. Questa donna non ha distillato un pensiero pro-life, ma con tutto il suo essere e in tutta la sua esistenza si è resa a tutti disponibile attraverso l’accoglienza spazzando via da sé le distinzioni di fedi, di razza, di origine, di cultura, di lingua o di stato sociale, secondo l’apertura universalistica del Vangelo. Si è prodigata per ogni vita umana, da quella non nata a quella abbandonata e scartata, non solo proclamando incessantemente che «chi non è ancora nato è il più debole, il più piccolo, il più misero», ma anche chinandosi in prima persona sulle persone sfinite, scartate, lasciate morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva dato loro. La vita è anzitutto un dono. Sì, ma non al vento delle parole: Madre Teresa con la sua testimonianza ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra perché riconoscessero le loro colpe dinanzi ai crimini della miseria creata da loro nel deturpare questo dono. Per lei «essere rifiutati è la peggiore malattia che un essere umano possa provare». Particolare attenzione ha quindi voluto dedicare all’isolamento sociale, e per questo motivo le sue iniziative sono sempre state inclusive, anche in relazione alle diversità di cultura, lingua e religione.
Testimonianza o ideologia
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  Con la vita tutta intera, come Madre Teresa e il Papa

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#Grazie alla vita

Grazie alla vita che mi ha dato tanto, mi ha dato due occhi che quando li apro, chiaramente distinguo nel cielo infinito il fondo stellato e nelle moltitudini l’uomo che amo. Questa pagina del nostro “Breviario” sarà diversa dal solito perché sarà occupata quasi integralmente dalla citazione: è la voce di Violeta Parra, una cantante molto popolare nel suo paese, il Cile, ma nota anche in tutto il mondo, capace di essere pure poetessa e pittrice. Il suo è un canto affidato a una parola semplice eppure preziosa, abusata eppure rara: grazie. Ascoltiamo allora la sua voce.
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"Che sia benedetta / per quanto assurda e complessa ci sembri la vita è perfetta" - Fiorella Mannoia: «Ritorno e canto la vita» (Testo e video)


«Ritorno e canto la vita»
In gara dopo 29 anni: «Porto un brano ricco di domande e spiritualità»
«Che sia benedetta / per quanto assurda e complessa ci sembri la vita è perfetta / Per quanto sembri incoerente e testarda se cadi ti aspetta / Siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta». Un giro di violini e la voce scura di Fiorella Mannoia si apre e si illumina di sole. Inutile ripetere che la signora della canzone italiana ha una marcia in più rispetto agli altri Big che da stasera si sfideranno per conquistare il 67° Festival di Sanremo. In ogni caso la Mannoia ha già vinto portando all’Ariston uno splendido inno alla vita, nonostante tutte le sue difficoltà. Va riconosciuto il merito degli autori di Che sia benedetta, Salvatore Mineo e Amara (che gareggiò tra i Giovani due anni fa con Credo) che hanno donato un afflato spirituale in più al brano. E forse qualcuno sarà sorpreso di sentire una artista militante, sincera ma capace anche di posizioni dure, come Fiorella “la rossa” cantare «e se è vero che c’è un Dio e non ci abbandona / che sia fatta adesso la sua volontà».
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Anche il Cardinale Gianfranco Ravasi ha citato il testo della canzone con un tweet
  VIDEO UFFICIALE
  video Nella prima serata della 67ma edizione del Festival di Sanremo Fiorella Mannoia canta 'Che sia benedetta' di Amara - S. Mineo
  Il testo della canzone "Che sia benedetta" Fiorella Mannoia

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Safer Internet Day 2017 (#SID2017) - Prima Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo a scuola (#UnNodoBlu) - Le radici del bullismo di Tonio Dell'Olio

“Be the change: unite for a better internet” è lo slogan del Safer Internet Day 2017 (#SID2017), la Giornata mondiale per la sicurezza in Rete istituita e promossa dalla Commissione Europea che, giunta alla sua XIV edizione, si celebra il 7 febbraio 2017 in contemporanea in oltre 100 Paesi per far riflettere le ragazze e i ragazzi non solo sull’uso consapevole della Rete, ma anche sul ruolo attivo e responsabile di ciascuna e ciascuno nella realizzazione di Internet come luogo positivo e sicuro. 
In concomitanza con il Safer Internet Day si celebra la prima Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo a scuola dal titolo “Un Nodo Blu - le scuole unite contro il bullismo”. Un’iniziativa lanciata dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nell’ambito del Piano nazionale per la prevenzione del bullismo e del cyberbullismo a scuola.
Le radici del bullismo
di Tonio Dell'Olio
Il bullo non è altro che la copia sbiadita delle figure che si affacciano con insistenza ossessiva da tutti gli schermi disseminati tra le mani degli adolescenti. Da Youtube alle Playstation ciò che conta è vincere, ciò che conta è essere primi, ciò che conta è contare. Tant’è che proprio su quegli stessi schermi il bullo ama celebrarsi. In quegli schermi si specchia come Narciso e soprattutto viene celebrato contando maniacalmente il numero delle visualizzazioni, dei like e dei followers.
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Il 7 Febbraio la prima Giornata nazionale promossa dal Miur

  CORRRIERE NAZIONALE:   Un Nodo Blu per combattere bullismo e cyberbullismo a scuola

I consigli ai genitori del Telefono azzurro per evitare che i ragazzi cadano nelle trappole di Internet e siano vittime di episodi di cyberbullismo.

  Fulvia Degl'Innocenti:   A FIANCO DEI FIGLI PER UN WEB SICURO

Di cosa sentiremo più parlare nei prossimi mesi? Come cambierà la vita quotidiana di migliaia di persone grazie all'innovazione tecnologica? Abbiamo provato a individuare dieci parole chiave che torneranno con maggiore insistenza nel dibattito pubblico e che toccheranno più da vicino l'esistenza di ciascuno di noi

  Riccardo Benotti:   Trend digitali del 2017: le 10 parole chiave per interpretare il mondo che sarà

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“Sono bambini! Non schiavi” III Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone - 8 febbraio 2017

Ogni due minuti, una bambina o un bambino è vittima di sfruttamento sessuale. È una delle cifre di un fenomeno, quello della tratta di esseri umani, che negli ultimi trent’anni ha coinvolto circa 30 milioni di piccoli. Ma i numeri sono in crescita, con un giro d’affari illecito che movimenta 150 miliardi di dollari l’anno. Ecco perché Francesco ha definito la tratta “la schiavitù più estesa” del ventunesimo secolo. Proprio per volere del Papa, a partire dal 2015 si svolge ogni anno la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, nella memoria Liturgica di Santa Bakhita, che conobbe le sofferenze della schiavitù. Ad organizzarla la Rete Internazionale della Vita Consacrata contro la tratta di persone, denominata Talitha Kum, in coordinamento con diverse realtà del mondo della Chiesa e della società civile. Suor Gabriella Bottani, coordinatrice del comitato per la Giornata:
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Tanti gli eventi che culmineranno con l’iniziativa dell’8 febbraio, preceduta – com’è possibile verificare sul sito www.preghieracontrotratta.org - dalla veglia di preghiera contro la tratta, sabato prossimo a Roma, da giornate di studio e manifestazioni nelle Filippine, in Nigeria, in Australia. E tante le storie di giovani vittime.
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  Dedicata ai bambini la terza Giornata di preghiera contro la tratta
Cinque storie di minori vittime di tratta sono state pubblicate in un piccolo libro in prossimità della Giornata internazionale di preghiera e di riflessione contro la tratta di persone, che si terrà a Roma l’8 febbraio 2017.
“Sono bambini e non schiavi”, è lo slogan della Giornata, ed è anche il titolo di racconti scritti da Giampaolo Trevisi, direttore della scuola di Polizia di Peschiera del Garda (VR).
Intervistato da ZENIT, il direttore della scuola di Polizia ha detto che “tutto è nato dalla rielaborazione di storie, che partono dalla realtà per poi diventare un po’ diverse, ma più leggibili”.
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  Giornata internazionale di preghiera contro la tratta: cinque storie per riflettere
  Scarica l'opuscolo "Sono bambini non schiavi"
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  Scarica tutto il materiale
  video
Si può seguire la Giornata su Facebook Twitter

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Sono Bambini! Non schiavi...


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Si celebra oggi in tutte le Chiese la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta, istituita da Papa Francesco nel 2015. Numerose le iniziative in Italia, tra cui molte organizzate dalle religiose, in prima linea nella lotta alla tratta. Da oltre vent'anni a Roma se ne occupa suor Eugenia Bonetti, missionaria della Consolata

  Patrizia Caiffa:   Tratta: suor Bonetti, “troppe minorenni sulla strada, troppi clienti”

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L'ennesima traversata disperata del Canale di Sicilia racconta un'altra drammatica storia di bambini migranti, quattro fratellini ivoriani, solo due dei quali sopravvissuti e condotti in una comunità in provincia di Palermo.

  Alessandra Ziniti:  I bimbi morti schiacciati nel barcone, ultima tragedia del Canale di Sicilia

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Vasto dopo la tragedia parlano l'arcivescovo Bruno Forte : «La vendetta non è mai giustizia» e un giovane cresciuto in quella città: «Mia cara Vasto, non giudicare. Fabio e Italo potremmo essere noi»

VASTO, DOPO LA TRAGEDIA PARLA L’ARCIVESCOVO FORTE 
«La vendetta non è mai giustizia» 
«Perdonare è la vera risposta al male subito, la sola capace di rendere migliore la vita di tutti» 
(Il Centro Quotidiano dell’Abruzzo Martedì 7 Febbraio 2017, 1 e 5) 
di Bruno Forte 
Arcivescovo di Chieti-Vasto 
Il primo sentimento che ho provato di fronte alla notizia del delitto compiuto a Vasto, dove Fabio Di Lello ha ucciso Italo D’Elisa, che il 1 luglio del 2016 aveva investito con la moto la moglie dello stesso Fabio, Roberta, provocandone la morte, è stato quello di un doloroso sconcerto davanti a queste tre giovani vite spezzate. Si tratta della sofferenza che penso abbia unito tutti, turbando la vita di una comunità viva, operosa e di tradizioni religiose antiche e profonde, qual è quella del Vasto. 
La dichiarazione che ho reso rispondendo alle tante richieste d’intervento da parte dei media, esprime anzitutto questo dolore, portato nella preghiera per tutti i protagonisti della vicenda.
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La riflessione che mi sta più a cuore nella valutazione dei fatti avvenuti è, però, quella riguardante i temi della vendetta e del perdono. Ho affermato nel mio comunicato: “La vendetta non è mai giustizia. La vendetta produce solo ulteriore sofferenza e altri mali”. Farsi giustizia da sé è anzitutto moralmente sbagliato, ma anche del tutto inutile e anzi gravemente dannoso: la catena del male, del risentimento e dell’odio si spezza solo rifiutando decisamente di ricorrere all’uso della violenza, per affidarsi con fiducia al corso della giustizia.
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Riguardo agli eventi di Vasto, va insomma ribadito quanto ho affermato nel mio comunicato: “Giustizia non è mai giustizialismo, né quel movimento di opinione, legittimo in sé, poteva giustificare l'uso della violenza su colui che era stato responsabile dell'incidente". 
Sorge qui la domanda su quale sia allora l’atteggiamento etico e spirituale da coltivare e sostenere di fronte a atti come quelli intrecciatisi nel caso della morte di Roberta e dell’assassinio di Italo: la mia risposta convinta è che solo il perdono può avere qui efficacia.
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Perdonare e invitare a orientare la vita a Dio è la vera risposta al male subito, la sola capace di rendere migliore la vita di tutti, a cominciare da quella di chi è stato colpito nei suoi affetti nel modo più grave e doloroso possibile.
MIA CARA VASTO, NON GIUDICARE. 
FABIO E ITALO POTREMMO ESSERE NOI
Il post gira su Facebook è la lettera aperta alla città di Vasto, da parte di un giovane cresciuto là che prova a immedesimarsi nei protagonisti della tragica vicenda che continua a dividere la città.
Italo sono io. E Fabio pure. Sono di Vasto. Ho vissuto in questa splendida cittadina i primi 18 anni della mia vita, quelli più importanti, quelli che hanno dato forma al mio carattere, alla persona che sono. Amo Vasto, le sue dolci colline, le sue spiagge deserte d’inverno, amo la sua identità, il sorriso del suo golfo, il profumo del brodetto. Per questo soffro nel vedere il suo nome sulle prime pagine dei giornali in questi giorni. Non voglio che sia ricordata per questa triste storia. Come Garlasco, Cogne, Erba, Tortona.
No, Vasto non sarà ricordata per una storia di vendetta, perché io so che è capace di perdono. A Vasto quelli della tua età più o meno li conosci tutti. A scuola, nella classe di fianco, sui campi di calcio o in piazza Rossetti. Fabio e Roberta avevano pochi anni meno di me. Amici di amici, quelli che conosci di vista, sai chi sono anche senza averci mai parlato. Abitavano a pochi metri da casa dei miei. Italo invece non sapevo chi fosse fino a qualche giorno fa. Troppo giovane per i miei giri.

Eppure vedo Italo e vedo Fabio ogni giorno. Allo specchio.
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Adesso non rimane che il perdono, quello che è mancato in questa storia, dall’inizio. Perché la giustizia è importante, ma da sola non basta, non lenisce il dolore. Serve il perdono. Della famiglia di Italo, della sua fidanzata, dei suoi amici. Il perdono di questa città, che invece di dividersi e giudicare dovrebbe guardare se stessa e dire “Italo sono io. E pure Fabio”. Ma il primo a perdonare devi essere tu, Fabio. Perdonare te stesso. Solo Dio può darti la forza di farlo e solo Lui può darti la certezza di essere stato perdonato. Non abbandonarlo. Lui non lo farà.

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Un esperto di diritti digitali interviene sul caso della famiglia D'Elisa, che ha denunciato chi sui social ha fomentato l'odio che ha armato la mano di Di Lello

  Arturo Di Corinto:   Omicidio di Vasto, ecco cosa rischiano gli istigatori del web


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Giorno del Ricordo - 2017

 
Don Francesco Bonifacio, il martire delle foibe


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IL GIORNO DEL RICORDO
Settembre 1943 – Febbraio 1947: il calvario degli italiani di Istria e Dalmazia, uccisi a migliaia dalle truppe comuniste di Tito nelle cavità carsiche: le foibe.
Una tragedia ripercorsa, nel "Giorno del ricordo", dal professor Raoul Pupo raccontando non solo la storia delle deportazioni e delle stragi, ma anche il dramma di centinaia di migliaia di esuli costretti a lasciare le terre dei propri padri...

  Le foibe

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FEDE E
SPIRITUALITÀ


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  Per te ci hai fatti, Signore...  (Sant'Agostino)
   Non è un professore, un maestro... (Papa Francesco)
   Gesù inaugura un rapporto con Dio...  (Alberto Maggi)
  Gesù ci ricorda che anche le parole possono uccidere... (Papa Francesco)
  Un briciolo d'amore vale molto più di...  (Don Luca Murdaca)
  Effatà! Non abbiate paura... (Giovanni Paolo II)


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Dietrich Bonhoeffer, teologo protestante, martire del nazismo, nasceva a Breslavia il 4 febbraio 1906; Uomo audace e profondamente religioso, era convinto della necessità per la Chiesa e i suoi esponenti, di risvegliare la coscienza critica degli uomini e di diffondere la Parola di Dio anche, e soprattutto, nei momenti storici più difficili. Ma il 5 aprile 1943 fu arrestato dalla Gestapo; iniziava così il suo calvario in varie prigioni del Reich fino a quando nel lager di Flossenbürg presso Monaco, dopo un processo sommario, fu condannato a morte e impiccato il 9 aprile 1945, a 49 anni per espresso ordine di Hitler. 
Dietrich Bonhoeffer, viene considerato uno dei dieci “testimoni” delle cristianità del secolo scorso. A questo titolo, dal 1998, la sua statua è stata collocata in una nicchia della facciata dell’abbazia di Westminster, in Inghilterra; tiene in mano una Bibbia, ed è in compagnia, fra gli altri, di Martin Luther King, del vescovo Oscar Romero, di san Massimiliano Kolbe, in un ecumenismo del martirio, più eloquente di qualsiasi solenne dichiarazione.

  Il primo servizio che si deve al prossimo è...
  Se la Parola di Dio è presso di me...
 
Può darsi che domani spunti l'alba dell'ultimo giorno...
  La Chiesa è Chiesa soltanto se...
  Essere liberi non significa nient'altro che...


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Domenica 5 febbraio 2017 ricorre l’anniversario del martirio di don Andrea Santoro.
Anche nel 2006 era domenica… quando in Turchia, a Trabzon, nella chiesa di Santa Maria, verso le ore 16,00 (ora locale) due colpi di pistola colpiscono alle spalle don Andrea mentre pregava, inginocchiato nell’ultimo banco della chiesa, con la Bibbia in lingua turca tra le mani che rimane colpita da uno dei proiettili.
http://www.associazionedonandreasantoro.it/buone-feste-natalizie/


  Non bisogna essere buoni, bisogna...
  Essere finestra, cioè luogo di...
  Dio è uno, ma non vuole dire che è solo...


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David Maria Turoldo (22 novembre 1916 - 6 febbraio 1992) è stato frate servita, poeta, predicatore, scrittore, figura profetica in ambito ecclesiale e civile, resistente sostenitore delle istanze di rinnovamento culturale e religioso, di ispirazione conciliare.
La sua voce libera, scomoda, meditativa, a volte disturbante gli valse la definizione di "coscienza inquieta della Chiesa".


 
Cos'è la misericordia?...
  Questo è un mondo senza misura...
  Fa' che ogni giorno componga una lode al mio Dio...


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PRENDERSI CURA DELLA “CASA COMUNE” - HOREB n. 3/2016 (n. 75)


E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
E-mail: horeb.tracce@alice.it

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IL CAMMINO DELL’APOSTOLO PAOLO VERSO LA PIENA MATURITÀ - I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA – 2017

Dal 25 Gennaio al 22 Marzo 
Sala del Convento 
dalle h. 20.00 alle h. 21.00
  il calendario degli incontri

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I LUNEDÌ  DAL 23 GENNAIO  AL 6 MARZO 

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Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Febbraio 2017 - “Pregate con me per quanti sono nella prova, soprattutto i poveri, i profughi e gli emarginati, perché trovino accoglienza e conforto nelle nostre comunità.”


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Viviamo in città che costruiscono torri e centri commerciali e realizzano grandi affari immobiliari, ma lasciano una parte ai margini, in periferia.
Come conseguenza di questa situazione grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza orizzonti, senza via d’uscita.
Non li abbandonate 
Pregate con me per quanti sono nella prova, soprattutto i poveri, i profughi e gli emarginati, perché trovino accoglienza e conforto nelle nostre comunità.
  video


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La Parola è un dono. L’altro è un dono - MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA QUARESIMA 2017

Cari fratelli e sorelle,
la Quaresima è un nuovo inizio, una strada che conduce verso una meta sicura: la Pasqua di Risurrezione, la vittoria di Cristo sulla morte. E sempre questo tempo ci rivolge un forte invito alla conversione: il cristiano è chiamato a tornare a Dio «con tutto il cuore» (Gl 2,12), per non accontentarsi di una vita mediocre, ma crescere nell’amicizia con il Signore. Gesù è l’amico fedele che non ci abbandona mai, perché, anche quando pecchiamo, attende con pazienza il nostro ritorno a Lui e, con questa attesa, manifesta la sua volontà di perdono (cfr Omelia nella S. Messa, 8 gennaio 2016).
La Quaresima è il momento favorevole per intensificare la vita dello spirito attraverso i santi mezzi che la Chiesa ci offre: il digiuno, la preghiera e l’elemosina. Alla base di tutto c’è la Parola di Dio, che in questo tempo siamo invitati ad ascoltare e meditare con maggiore assiduità. In particolare, qui vorrei soffermarmi sulla parabola dell’uomo ricco e del povero Lazzaro (cfr Lc 16,19-31). Lasciamoci ispirare da questa pagina così significativa, che ci offre la chiave per comprendere come agire per raggiungere la vera felicità e la vita eterna, esortandoci ad una sincera conversione.
1. L’altro è un dono
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2. Il peccato ci acceca
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3. La Parola è un dono
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Cari fratelli e sorelle, la Quaresima è il tempo favorevole per rinnovarsi nell’incontro con Cristo vivo nella sua Parola, nei Sacramenti e nel prossimo. Il Signore – che nei quaranta giorni trascorsi nel deserto ha vinto gli inganni del Tentatore – ci indica il cammino da seguire. Lo Spirito Santo ci guidi a compiere un vero cammino di conversione, per riscoprire il dono della Parola di Dio, essere purificati dal peccato che ci acceca e servire Cristo presente nei fratelli bisognosi. Incoraggio tutti i fedeli ad esprimere questo rinnovamento spirituale anche partecipando alle Campagne di Quaresima che molti organismi ecclesiali, in diverse parti del mondo, promuovono per far crescere la cultura dell’incontro nell’unica famiglia umana. Preghiamo gli uni per gli altri affinché, partecipi della vittoria di Cristo, sappiamo aprire le nostre porte al debole e al povero. Allora potremo vivere e testimoniare in pienezza la gioia della Pasqua.
Francesco

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Vangelo: Mt 5,13-16
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Per noi cristiani vivere le Beatitudini (5,1-12) è la "condicio sine qua non" per entrare nel Regno, vuole dire accogliere ed incarnare la Parola di Gesù che fa di noi  "sale della terra e luce del mondo", per divenire così conformi al nostro Maestro e Signore nell'amore per il Padre e per i fratelli. La croce, che siamo tentati istintivamente di rifiutare, è il segno dell'estrema testimonianza dell'amore di Dio per gli uomini che ci trasforma in  "sale", simbolo di sapienza e di amicizia, condimento che dona sapore all'esistenza e ci preserva dalla corruzione; ed in "luce", immagine della Parola e della Vita di Dio che è Cristo Gesù, riflesso del suo amore incondizionato che illumina e riscalda il cuore ed il cammino nostro e dei fratelli. La croce di Gesù infatti fa crollare la menzogna del mondo mettendo a nudo il suo diabolico inganno fatto di apparenza, potere e desiderio di possesso. Per questo Gesù ci esorta a lasciarci coinvolgere dal suo vissuto, a farci accendere dal fuoco del suo amore, a non essere pusillanimi ... 

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"Se hai come unica regola di vita l'amore, sarai luce e sale" di p. Ermes Ronchi - V Domenica Tempo ordinario – Anno A


Commento
V Domenica  Tempo ordinario – Anno A
Letture: Isaia 58,7-10; Salmo 111; 1 Corinzi 2,1-5; Matteo 5,13-16
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Voi siete il sale, voi avete il compito di preservare ciò che nel mondo vale e merita di durare, di opporvi ai corruttori, di dare sapore, di far gustare il buono della vita.
Voi siete la luce del mondo. Una affermazione che ci sorprende, che Dio sia luce lo crediamo; ma credere che anche l'uomo sia luce, che lo sia anch'io e anche tu, con i nostri limiti e le nostre ombre, questo è sorprendente. E lo siamo già adesso, se respiriamo vangelo. La luce è il dono naturale di chi ha respirato Dio.
Quando tu segui come unica regola di vita l'amore, allora sei luce e sale per chi ti incontra.
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La luce non illumina se stessa, il sale non serve a se stesso. Così ogni credente deve ripetere la prima lezione delle cose: a partire da me, ma non per me. Una religione che serva solo a salvarsi l'anima non è quella del Vangelo.
Ma se il sale perde sapore, se la luce è messa sotto a un tavolo, a che cosa servono? A nulla. Così noi, se perdiamo il vangelo, se smussiamo la Parola e la riduciamo a uno zuccherino, se abbiamo occhi senza luce e parole senza bruciore di sale, allora corriamo il rischio mortale dell'insignificanza, di non significare più nulla per nessuno.
L'umiltà della luce e del sale: perdersi dentro le cose.
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Papa Francesco ha scelto un frate psicologo come vescovo ausiliare di Palermo. 
E' Giovanni Salonia dell'Ordine dei frati minori cappuccini. 
E' stato fino a ora responsabile della formazione permanente per la provincia cappuccina di Siracusa.

 
Frate Salonia nuovo vescovo ausiliare di Palermo

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DOBBIAMO CRESCERE COME FRATELLI PER UNA LEADERSHIP CRISTIANA, GOVERNARE CON UNO STILE DI UMILITÀ E DI FRATERNITÀ
Per un parroco, avere un ruolo di governo é una strada per diventare narcisisti.
Bisogna rivedere alcuni aspetti della formazione nel seminario, dovrebbe aiutare a formare dal punto di vista relazionale, puntando sulla fraternità.
Il seminario dovrebbe servire a creare tra le altre cose una leadership cristiana, essere capo da fratello con umiltà. 
 (p. Giovanni Salonia, neo Vescovo ausiliare della Diocesi di Palermo)

 
video

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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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Per l'emergenza freddo il cardinale Gualtiero Bassetti ha aperto il palazzo vescovile agli emarginati. Fra loro anche alcolisti e tossicodipendenti. «Non possiamo voltarci dall’altra parte»

 
Il palazzo vescovile di Perugia «casa» per i senzatetto

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Il lungo lavoro del Sermig al servizio della Chiesa continua a dare frutti. L'arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, ha affidato una parrocchia alla fraternità fondata da Ernesto Olivero.
"Vi comunichiamo con gioia - si legge in un comunicato - che il nostro vescovo ci ha affidato la cura della parrocchia di San Gioacchino, poco distante dall'Arsenale della Pace, e ha nominato amministratore della parrocchia Andrea Bisacchi della Fraternità del Sermig, ordinato sacerdote il 3 ottobre 2015 assieme a Lorenzo Nacheli e Simone Bernardi. L'ingresso sarà sabato 11 febbraio 2017, festa della Madonna di Lourdes, durante la celebrazione eucaristica delle ore 18, presieduta dal vicario episcopale territoriale don Marco Prastaro"...

  L'arcivescovo Nosiglia affida una parrocchia al Sermig

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Riina jr padrino al battesimo. Il no del vescovo


Il figlio del capo dei capi di Cosa nostra, anche lui condannato per associazione mafiosa, ammesso a fare da padrino alla nipotina, a Corleone.
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Una decisione che stride con le chiare prese di posizione della comunità ecclesiale nei confronti dei mafiosi. L’incompatibilità tra mafia e Vangelo è stata messa nero su bianco nei documenti ufficiali della Chiesa. Di scomunica ai boss hanno parlato i pontefici. L’arcivescovo di Monreale, Michele Pennisi, che più volte ha dichiarato tolleranza zero in episodi discutibili, come presunti “inchini” ai mafiosi durante le processioni patronali, si trova in questi giorni in Africa, ma appena appresa la notizia ha subito rilasciato una dichiarazione: «Si tratta di un comportamento censurabile e quanto meno inopportuno che non approvo. Ho incaricato il vicario generale di esprimere tutto il mio disappunto al parroco in questione che non sono riuscito a raggiungere telefonicamente, trovandomi all'estero». Il vescovo Pennisi al rientro dalla Tanzania farà una visita pastorale a Corleone: «C'è bisogno di parole chiare sulla mafia, certi episodi non sono più tollerabili».
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  video con l'intervista all'arcivescovo di Monreale, Michele Pennisi, raggiunto telefonicamente in Tanzania

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"Il padrino cristiano è un testimone della fede", rimarca il vescovo di Monreale dopo la vicenda del figlio del boss tornato a Corleone per fare da padrino al battesimo della nipote. Oltretutto, un mafioso è fuori dalla Chiesa se non si converte, e tale conversione "non può essere solo intimistica, dev'essere pubblica, implicando un cambiamento di vita": egli "deve dichiarare che prende le distanze dalla mafia e si pente"

  Francesco Rossi:    “Non basta avere la cresima per fare il padrino”


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"Chiesa e lavoro: quale futuro per i giovani del Sud?" - I vescovi: «Diamo una speranza ai giovani del Sud»


«Convenire insieme, per trattare un problema che sta a cuore di tutti». Con queste parole, di fronte a circa 350 tra vescovi e delegati di cinque regioni ecclesiastiche del Sud – Calabria, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna – il Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo Metropolita di Napoli, ha aperto i lavori del convegno “Chiesa e lavoro – quale futuro per i giovani nel Sud?”. L’appuntamento, con oltre 500 partecipanti, si svolge nei giorni 8 e 9 febbraio presso il terminal della Stazione Marittima di Napoli, ponendo le basi per un'alleanza sociale più solida e concreta tra Chiesa, mondo dell’associazionismo e istituzioni.
  CLICCA QUI PER LA DIRETTA VIDEO DEL CONVEGNO
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GIOVANI E LAVORO: 
LA CHIESA RIPARTE DAL PORTO DI NAPOLI
In tutta Italia il tasso di disoccupazione tra i giovani tra i 15 e i 24 anni è al 40,1%. Le Conferenze episcopali di Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna ne parlano nel capoluogo campano. L’entusiasmo che diventa sofferenza. I sorrisi che lasciano il posto alle lacrime. E la rabbia. Poi la rassegnazione... Ma c'è chi reagisce. Ecco come.
L’entusiasmo che diventa sofferenza. I sorrisi che lasciano il posto alle lacrime. E la rabbia. Poi la rassegnazione, che arriva quando ci si auto-convince che si vale appena 5 euro. Perché quello spesso è la paga che percepisce un ragazzo quando mette in campo tutte le sue competenze e svolge il lavoro dei suoi sogni. O magari quella è la cifra che un genitore riesce a dare ad un figlio. “E allora occorre ridare valore e dignità. Occorre ripartire perché i giovani del Mezzogiorno fanno il Paese”. Il cardinale Crescenzio Sepe vuole capire, vuole consigli, vuole dare uno strattone alla società napoletana e a quella meridionale in generale. E allora proprio Napoli diventa il punto da cui partire. La Chiesa del Mezzogiorno si trasforma in una nave e si trasferisce al Porto di Napoli. Perché se si parla di Mezzogiorno non si può prescindere dal mare. E così nel Terminal della Stazione Marittima si alterneranno per due giorni Vescovi, sacerdoti, sindacalisti, imprenditori. Ma soprattutto ragazzi. A loro è dedicata la due giorni che vede al centro del dibattito la Chiesa ed il lavoro. Un titolo, quello dell’appuntamento che rappresenta proprio la fotografia del Meridione: “Quale futuro per i giovani nel Sud?”.
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I vescovi: «Diamo una speranza ai giovani del Sud»
A Napoli convegno dei vescovi del Mezzogiorno in vista della Settimana sociale di Cagliari. Messaggio di papa Francesco: una società che non pensa alle nuove generazioni è ingiusta.
Il Papa auspica che la Chiesa e le istituzioni si adoperino “per ricercare soluzioni alla piaga sempre più estesa della disoccupazione giovanile e del lavoro nero”. Francesco lo scrive in un messaggio a firma del segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, inviato al convegno "Chiesa e lavoro: quale futuro per i giovani del Sud?" apertosi a Napoli, con la partecipazione dei vescovi del Mezzogiorno e in vista della Settimana sociale di Cagliari (26-29 ottobre prossimo). Francesco parla anche del “dramma di tanti lavoratori sfruttati per avidità, a causa di una mentalità che guarda al denaro, ai benefici economici a scapito dell'uomo”. E sottolinea che “una società che non offra alle nuove generazioni sufficienti opportunità di lavoro dignitoso non può dirsi giusta”. Quando infatti “non si guadagna il pane, si perde la dignità” e questo “è un dramma del nostro tempo, specialmente per i giovani, i quali, senza lavoro, non hanno prospettive e possono diventare facile preda delle organizzazioni malavitose”. 
Al messaggio del Papa, letto in apertura dei lavori dall'arcivescovo di Bari-Bitonto, Francesco Cacucci, si sono aggiunti quelli del capo dello Stato, Sergio Mattarella, e del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Anche per Mattarella il problema è “urgente” e “si ripropone come priorità assoluta dell'azione di governo”. Dunque, ha aggiunto il presidente, “far crescere le occasioni di impiego per le nuove generazioni costituisce una necessità vitale per la nostra Italia”. E anche per Gentiloni (che al convegno era stato invitato e che sarà rappresentato giovedì 9 dal ministro per il Mezzogiorno Claudio De Vincenti) “proprio dal Sud e dalla sua modernizzazione può oggi venire una spinta fondamentale per la crescita della nostra economia”.
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"Ricerca solo profitto è idolatria - No ad una economia che uccide si ad una economia che fa vivere, perchè condivide, include i poveri, usa i profitti per creare comunione" Papa Francesco, Incontro “Economia di Comunione”, promosso dal Movimento dei Focolari

Aula Paolo VI
4 febbraio 2017
Economia e comunione. Due parole che la cultura attuale tiene ben separate e spesso considera opposte. Due parole che voi invece avete unito, raccogliendo l’invito che venticinque anni fa vi rivolse Chiara Lubich, in Brasile, quando, di fronte allo scandalo della diseguaglianza nella città di San Paolo, chiese agli imprenditori di diventare agenti di comunione». Così papa Francesco saluta i 1200 imprenditori, giovani e studiosi convenuti per questa festa dell’Economia di Comunione, dopo 25 anni di vita: «Al vostro progetto sono da tempo sinceramente interessato».
«Voi fate vedere con la vostra vita che economia e comunione diventano più belle quando sono accostate una accanto all’altra. Più bella l’economia, certamente, ma più bella diventa anche la comunione, perché la comunione spirituale dei cuori è ancora più piena quando diventa comunione di beni, di talenti, di profitti»
Pensando al vostro impegno, vorrei dirvi oggi tre cose.
Primo il denaro. «È molto importante che al cuore dell’Economia di Comunione ci sia la comunione dei vostri utili. L’Economia di Comunione è anche comunione dei profitti, dei soldi, espressione della comunione della vita». Il denaro, ha detto, «diventa idolo quando diventa il fine (…).
E’ stato Gesù, proprio Lui, a dare categoria di “signore” al denaro: “Nessuno può servire due signori, due padroni”. Sono due: Dio o il denaro, l’anti-Dio, l’idolo. Questo l’ha detto Gesù. Allo stesso livello di opzione. Pensate a questo.
Quando il capitalismo fa della ricerca del profitto l’unico suo scopo, rischia di diventare una struttura idolatrica, una forma di culto.
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“Il diavolo entra dalle tasche”. Non dimenticare questo!
Secondo la povertà. «Il principale problema etico del capitalismo è la creazione di scarti per poi cercare di nasconderli o curarli per non farli più vedere (…). Gli aerei inquinano l’atmosfera, ma con una piccola parte dei soldi del biglietto pianteranno alberi, per compensare parte del danno creato. Le società dell’azzardo finanziano campagne per curare i giocatori patologici che esse creano. E il giorno in cui le imprese di armi finanzieranno ospedali per curare i bambini mutilati dalle loro bombe, il sistema avrà raggiunto il suo culmine. Questa è l’ipocrisia!». .... Finché l’economia produrrà ancora una vittima e ci sarà una sola persona scartata, la comunione non è ancora realizzata, la festa della fraternità universale non è piena».
... Un imprenditore che è solo buon samaritano fa metà del suo dovere: cura le vittime di oggi, ma non riduce quelle di domani. Per la comunione occorre imitare il Padre misericordioso della parabola del figlio prodigo e attendere a casa i figli, i lavoratori e collaboratori che hanno sbagliato, e lì abbracciarli e fare festa con e per loro – e non farsi bloccare dalla meritocrazia invocata dal figlio maggiore e da tanti, che in nome del merito negano la misericordia. Un imprenditore di comunione è chiamato a fare di tutto perché anche quelli che sbagliano e lasciano la sua casa, possano sperare in un lavoro e in un reddito dignitoso, e non ritrovarsi a mangiare con i porci. Nessun figlio, nessun uomo, neanche il più ribelle, merita le ghiande.
Terzo il futuro. ...
Il capitalismo conosce la filantropia, non la comunione». 
È semplice donare una parte dei profitti, senza abbracciare e toccare le persone che ricevono quelle “briciole”. Invece, anche solo cinque pani e due pesci possono sfamare le folle se sono la condivisione di tutta la nostra vita. Nella logica del Vangelo, se non si dona tutto non si dona mai abbastanza.
Queste cose voi le fate già. Ma potete condividere di più i profitti per combattere l’idolatria, cambiare le strutture per prevenire la creazione delle vittime e degli scarti; donare di più il vostro lievito per lievitare il pane di molti. Il “no” ad un’economia che uccide diventi un “sì” ad una economia che fa vivere, perché condivide, include i poveri, usa i profitti per creare comunione.
Vi auguro di continuare sulla vostra strada, con coraggio, umiltà e gioia. «Dio ama chi dona con gioia» (2 Cor 9,7). Dio ama i vostri profitti e talenti donati con gioia. Lo fate già; potete farlo ancora di più.
Vi auguro di continuare ad essere seme, sale e lievito di un’altra economia: l’economia del Regno, dove i ricchi sanno condividere le loro ricchezze, e i poveri sono chiamati beati. Grazie.
  Il discorso integrale di Papa Francesco
  VIDEO Servizio TG2000
  Essere impreditori EdC: quando l’economia si unisce alla comunione
  860 imprese sparse in 51 Paesi del mondo.

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"Questa economia uccide". Michele e le parole di Papa Francesco

Michele, trent'anni, suicida, è il caso emblematico di "un'economia che uccide", di un'economia che genera scarti, come sostiene sempre più spesso e con accorato dettaglio di analisi Papa Francesco. "Scarti", ma proprio "scarti", roba da buttare.
Anzi scarti che - come nel caso di Michele - tanto introiettano questa condizione loro assegnata dal ciclo produttivo da gettare se stessi direttamente nella spazzatura del nulla. Diventando vittime due volte dell'economia che uccide, dato che - come spiega ancora il Papa - non c'è speranza nella solitudine di ognuno, ma solo nella condivisione di una comunità.
Come i minori abusati o le donne vittime della tratta finiscono per ritenere di essere loro il problema, di essere loro quelli sporchi, così forse è accaduto a Michele. La sua lettera è il suo ultimo atto di lucidità, ma di una lucidità tanto disperata da essere costretto all'ultimo passo.
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Il sistema è riformabile? Qualche dubbio il Papa pare averlo: "Il capitalismo conosce la filantropia, non la comunione. È semplice donare una parte dei profitti, senza abbracciare e toccare le persone che ricevono quelle "briciole"", ha detto alla fine del suo discorso, indirizzato più ai singoli credenti che alle istituzioni economiche e politiche: "Il modo migliore e più concreto per non fare del denaro un idolo è condividerlo, condividerlo con altri, soprattutto con i poveri, o per far studiare e lavorare i giovani"
Sembrano parole dirette proprio a Michele.

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Le Chiese del Mezzogiorno si sono incontrate a Napoli, tappa verso la Settimana sociale di Cagliari (26-29 ottobre 2017). Presenti il presidente e il segretario della Cei, i vescovi del Sud, istituzioni locali e nazionali e - soprattutto - tanti giovani. Per ribadire che, al di là delle statistiche e di una realtà spesso drammatica, la speranza è concreta e investire sui giovani è "un atto di lucidità politica". A partire dall'elevare a sistema le "buone pratiche" che già ci sono

 
Francesco Rossi: 
   Giovani e lavoro, l’impegno della Chiesa per restituire un futuro al Sud


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Uno studente universitario ha scritto a Famiglia Cristiana tramite la nostra pagina Facebook e prova a rispondere alle dolorose domande contenute nell'ultimo messaggio lasciato dal trentenne disoccupato che si è tolto la vita a Udine. Una testimonianza carica di pietà, affetto, condivisione e speranza.

  Luca Barbirati:    «CARO MICHELE, AVEVI UN COMPITO INFINITO E LO HAI VOLUTO ABBANDONARE...»


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 FRANCESCO
 


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04/02/2017:

  Agisci! Vivi! e davanti alla tua vita...

05/02/2017:

  Chi non crede o non cerca Dio...

06/02/2017:

  Diventare credenti significa imparare...

07/02/2017:

  Ascoltiamo il grido di tanti bambini schiavizzati...

08/02/2017:

  Chi favorisce la tratta delle persone è responsabile davanti a Dio...

09/02/2017:

  La speranza apre nuovi orizzonti...

10/02/2017:

  Stiamo vicini ai fratelli e alle sorelle che...

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«Ognuno di noi è chiamato ad essere luce e sale nel proprio ambiente di vita quotidiana» Papa Francesco Angelus 05/02/2017 (testo e video)


Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
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 La luce della nostra fede, donandosi, non si spegne ma si rafforza. Invece può venir meno se non la alimentiamo con l’amore e con le opere di carità. Così l’immagine della luce s’incontra con quella del sale. La pagina evangelica, infatti, ci dice che, come discepoli di Cristo, siamo anche «il sale della terra» (v. 13). Il sale è un elemento che, mentre dà sapore, preserva il cibo dall’alterazione e dalla corruzione – al tempo di Gesù non c’erano i frigoriferi! –. Pertanto, la missione dei cristiani nella società è quella di dare “sapore” alla vita con la fede e l’amore che Cristo ci ha donato, e nello stesso tempo di tenere lontani i germi inquinanti dell’egoismo, dell’invidia, della maldicenza, e così via. Questi germi rovinano il tessuto delle nostre comunità, che devono invece risplendere come luoghi di accoglienza, di solidarietà, di riconciliazione. Per adempiere a questa missione, bisogna che noi stessi per primi siamo liberati dalla degenerazione corruttrice degli influssi mondani, contrari a Cristo e al Vangelo; e questa purificazione non finisce mai, va fatta continuamente, va fatta tutti i giorni!
Ognuno di noi è chiamato ad essere luce e sale nel proprio ambiente di vita quotidiana
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Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
oggi, in Italia, si celebra la Giornata per la Vita, sul tema “Donne e uomini per la vita nel solco di Santa Teresa di Calcutta”. Mi unisco ai Vescovi italiani nell’auspicare una coraggiosa azione educativa in favore della vita umana. Ogni vita è sacra! Portiamo avanti la cultura della vita come risposta alla logica dello scarto e al calo demografico; stiamo vicini e insieme preghiamo per i bambini che sono in pericolo d’interruzione della gravidanza, come pure per le persone che stanno alla fine della vita – ogni vita è sacra! – perché nessuno sia lasciato solo e l’amore difenda il senso della vita. Ricordiamo le parole di Madre Teresa: «La vita è bellezza, ammirala; la vita è vita, difendila!», sia col bambino che sta per nascere, sia con la persona che è vicina a morire: ogni vita è sacra!
Saluto tutti quelli che lavorano per la vita, i docenti delle Università romane e quanti collaborano per la formazione delle nuove generazioni, affinché siano capaci di costruire una società accogliente e degna per ogni persona
  video
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  video integrale

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«La speranza cristiana non può fare a meno della carità genuina e concreta.» Papa Francesco Udienza Generale 08/02/2017 (foto, testo e video)


 UDIENZA GENERALE 
 8 febbraio 2017
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La Speranza cristiana - 10. La speranza fonte del conforto reciproco e della pace (1Ts 5,12-22)
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
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La disperazione li porta a tante cose brutte. Il riferimento è a chi è scoraggiato, a chi è debole, a chi si sente abbattuto dal peso della vita e delle proprie colpe e non riesce più a sollevarsi. In questi casi, la vicinanza e il calore di tutta la Chiesa devono farsi ancora più intensi e amorevoli, e devono assumere la forma squisita della compassione, che non è avere compatimento: la compassione è patire con l’altro, soffrire con l’altro, avvicinarmi a chi soffre; una parola, una carezza, ma che venga dal cuore; questa è la compassione. Per chi ha bisogno del conforto e della consolazione. Questo è quanto mai importante: la speranza cristiana non può fare a meno della carità genuina e concreta. Lo stesso Apostolo delle genti, nella Lettera ai Romani, afferma con il cuore in mano: «Noi, che siamo i forti – che abbiamo la fede, la speranza, o non abbiamo tante difficoltà – abbiamo il dovere di portare le infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi» (15,1). Portare, portare le debolezze altrui. Questa testimonianza poi non rimane chiusa dentro i confini della comunità cristiana: risuona in tutto il suo vigore anche al di fuori, nel contesto sociale e civile, come appello a non creare muri ma ponti, a non ricambiare il male col male, a vincere il male con il bene, l’offesa con il perdono – il cristiano mai può dire: me la pagherai!, mai; questo non è un gesto cristiano; l’offesa si vince con il perdono –, a vivere in pace con tutti. Questa è la Chiesa! E questo è ciò che opera la speranza cristiana, quando assume i lineamenti forti e al tempo stesso teneri dell’amore. L’amore è forte e tenero. E’ bello.
Si comprende allora che non si impara a sperare da soli. Nessuno impara a sperare da solo. Non è possibile.
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Cari amici, se — come abbiamo detto — la dimora naturale della speranza è un “corpo” solidale, nel caso della speranza cristiana questo corpo è la Chiesa, mentre il soffio vitale, l’anima di questa speranza è lo Spirito Santo. Senza lo Spirito Santo non si può avere speranza. Ecco allora perché l’Apostolo Paolo ci invita alla fine a invocarlo continuamente. Se non è facile credere, tanto meno lo è sperare. E’ più difficile sperare che credere, è più difficile. Ma quando lo Spirito Santo abita nei nostri cuori, è Lui a farci capire che non dobbiamo temere, che il Signore è vicino e si prende cura di noi; ed è Lui a modellare le nostre comunità, in una perenne Pentecoste, come segni vivi di speranza per la famiglia umana. Grazie.
  video della catechesi
Saluti:
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APPELLI
Ieri, a Osaka in Giappone, è stato proclamato Beato Justo Takayama Ukon, fedele laico giapponese, morto martire a Manila nel 1615. ...
Oggi si celebra la Giornata di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, quest’anno dedicata in particolare a bambini e adolescenti. Incoraggio tutti coloro che in vari modi aiutano i minori schiavizzati e abusati a liberarsi da tale oppressione. Auspico che quanti hanno responsabilità di governo combattano con decisione questa piaga, dando voce ai nostri fratelli più piccoli, umiliati nella loro dignità. Occorre fare ogni sforzo per debellare questo crimine vergognoso e intollerabile.
Sabato prossimo, memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes, ricorrerà la 25ª Giornata Mondiale del Malato. La celebrazione principale avrà luogo a Lourdes e sarà presieduta dal Cardinale Segretario di Stato. Invito a pregare, per intercessione della nostra Santa Madre, per tutti gli ammalati, specialmente per quelli più gravi e più soli, e anche per tutti coloro che se ne prendono cura.
Torno alla celebrazione di oggi, la Giornata di preghiera e riflessione contro la tratta delle persone, che si celebra oggi perché oggi è la festa di santa Giuseppina Bakhita [mostra un opuscolo che parla di lei]. Questa ragazza schiavizzata in Africa, sfruttata, umiliata, non ha perso la speranza e ha portato avanti la fede, e finì per arrivare come migrante in Europa. E lì sentì la chiamata del Signore e si fece suora. Preghiamo santa Giuseppina Bakhita per tutti i migranti, i rifugiati, gli sfruttati che soffrono tanto, tanto.
E parlando di migranti cacciati via, sfruttati, io vorrei pregare con voi, oggi, in modo speciale per i nostri fratelli e sorelle Rohinya: cacciati via dal Myanmar, vanno da una parte all’altra perché non li vogliono… E’ gente buona, gente pacifica. Non sono cristiani, sono buoni, sono fratelli e sorelle nostri! E’ da anni che soffrono. Sono stati torturati, uccisi, semplicemente perché portano avanti le loro tradizioni, la loro fede musulmana. Preghiamo per loro. Vi invito a pregare per loro il nostro Padre che è nei Cieli, tutti insieme, per i nostri fratelli e sorelle Rohinya. “Padre nostro…”.
Santa Giuseppina Bakhita – prega per noi. E un applauso a santa Giuseppina Bakhita!
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Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. ...
  il testo integrale
  video integrale

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Il Papa al Super Bowl sfida Donald Trump con un videomessaggio in spagnolo.

Nella lingua di quelli che dovrebbero restare chiusi oltre i Muro, nell'occasione sportiva che dovrebbe celebrare il Te Deum della Religione Americana a Houston, il Papa punge il Presidente con un augurio in spagnolo, per ricordare alla boria anglo-sciovinista di Trump che l'America non gli appartiene in esclusiva. Mai, nelle 51 edizioni della finale del campionato professionistico di football, come indica la numerazione romana - LI - utilizzata per dare un tono imperial- gladiatorio a una semplice partita di palla ovale, un Pontefice di Santa Romana Chiesa aveva riconosciuto l'esistenza di un evento commercial-sportivo che resta ancora oggi largamente destinato a tifosi e consumatori statunitensi.
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La parola chiave nel brevissimo saluto è «incontro». 
I due club che si sono disputati il "Trofeo Lombardi", la supercoppa intitolata a un leggendario "coach" italo- americano, sono i Falcons di Atlanta e i Patriots di Boston: ma non era a loro che Beroglio si indirizzava. Parlava a quei 13 milioni di texani nati o emigrati oltre il Rio Grande, il fiume che segna l' incerto confine fra il Sud e il Nord. A quei 700mila houstoniani, su due milioni di residenti che parlano, come loro prima lingua, lo spagnolo. Quegli «stupratori e assassini» che il candidato Trump aveva attaccato nella campagna elettorale. «La partecipazione allo sport è il superamento del proprio interesse egoistico verso il sacrificio, la solidarietà e il rispetto delle regole », dice il Papa nei 50 secondi del suo discorso. E ogni parola, soprattutto per la lingua scelta, può essere letta come l'esatto rovescio dell'egolatria, della faciloneria, del suprematismo e della indifferenza alle regole di questa nuova Amministrazione americana.
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Il SuperBowl, che è il massimo esempio di commercializzazione e di egoismo dello sport dove 30 secondi di spot pubblicitario hanno superato il costo di 5 milioni di dollari e i giocatori incassano milioni ogni anno per fracassarsi ossa e crani, è stato soltanto un pretesto, per Papa Francesco, un'occasione per esprimere l'angoscia di un Papa che vuole parlare contro ogni muro. E soprattutto contro un muro che vuole dividere l'America dei miliardari ipocriti del Nord dalla "sua" America. Quella che parla, come lui, spagnol

  videomessaggio
Il testo del messaggio in italiano:
I grandi eventi sportivi come il Super Bowl sono altamente simbolici dimostrando che è possibile costruire una cultura di incontro e un mondo di pace.
Prendere parte ad attività sportive – prosegue il Papa - ci fa andare oltre la nostra visione personale della vita - e in modo sano - ci fa imparare il significato del sacrificio, crescere nel rispetto e fedeltà alle regole.
Possa il Super Bowl di quest’annoessere un segno di pace, amicizia e solidarietà per il mondo. Grazie.

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Papa Francesco in occasione della pubblicazione del fascicolo 4000: Mi piace pensare alla Civiltà Cattolica come una rivista che sia insieme «ponte» e «frontiera».

Sala del Concistoro
Giovedì, 9 febbraio 2017
Papa Francesco ha ricevuto oggi in Vaticano la comunità della Civiltà Cattolica, in occasione della pubblicazione del fascicolo numero 4000
DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
ALLA COMUNITÀ DE "LA CIVILTÀ CATTOLICA"

Cari scrittori del Collegio della Civiltà Cattolica, cari collaboratori laici,
sono contento di incontrarvi insieme agli altri gesuiti della Comunità, alle suore e a tutti coloro che collaborano con voi nella vita della rivista e nell’amministrazione della casa nella quale abitate. Saluto anche gli editori che da questo momento pubblicheranno la vostra rivista in spagnolo, inglese, francese e coreano. Sento qui presente anche tutta la ampia famiglia dei vostri lettori. Vi ritrovo tutti insieme volentieri in occasione della pubblicazione del fascicolo numero 4000. È un traguardo davvero unico: la rivista ha compiuto un viaggio nel tempo di 167 anni e prosegue con coraggio la sua navigazione in mare aperto.
Ecco: restate in mare aperto! Il cattolico non deve aver paura del mare aperto, non deve cercare il riparo di porti sicuri. Soprattutto voi, come gesuiti, evitate di aggrapparvi a certezze e sicurezze. Il Signore ci chiama a uscire in missione, ad andare al largo e non ad andare in pensione a custodire certezze. Andando al largo si incontrano tempeste e ci può essere vento contrario. E tuttavia il santo viaggio si fa sempre in compagnia di Gesù che dice ai suoi: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!» (Mt 14,27).
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4000 fascicoli non sono una raccolta di carta. C’è una vita dentro, fatta di tanta riflessione, di tanta passione, di lotte sostenute e contraddizioni incontrate. Ma soprattutto di tanto lavoro. Ho saputo che i vostri antichi predecessori amavano chiamarsi semplicemente «lavoratori». Non «intellettuali», ma «lavoratori». Mi piace molto questa definizione che è umile, modesta e molto efficace.
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La cultura viva tende ad aprire, a integrare, a moltiplicare, a condividere, a dialogare, a dare e a ricevere all’interno di un popolo e con gli altri popoli con cui entra in rapporto. La Civiltà Cattolica sarà una rivista sempre più aperta al mondo. Questo è un nuovo modo di vivere la vostra missione specifica.
E qual è questa missione specifica? È quella di essere una rivista cattolica. Ma essere rivista cattolica non significa semplicemente che difende le idee cattoliche, come se il cattolicesimo fosse una filosofia. Come scrisse il vostro fondatore, p. Carlo Maria Curci, La Civiltà Cattolica non deve «apparire come cosa da sagrestia». Una rivista è davvero «cattolica» solo se possiede lo sguardo di Cristo sul mondo, e se lo trasmette e lo testimonia.
Nel mio incontro con voi tre anni fa vi ho presentato la vostra missione in tre parole: dialogo, discernimento, frontiera. Le ribadisco oggi. Nel biglietto augurale che vi ho inviato per il numero 4000 ho usato l’immagine del ponte. Mi piace pensare alla Civiltà Cattolica come una rivista che sia insieme «ponte» e «frontiera».
Oggi vorrei aggiungere qualche riflessione per approfondire quello che i vostri fondatori, ripresi poi da Paolo VI, chiamarono il “disegno costituzionale” della rivista. E vi darò anche tre “patroni”, cioè tre figure di gesuiti alle quali guardare per andare avanti.
La prima parola è INQUIETUDINE. ...
Vi do come patrono san Pietro Favre ...
La seconda parola è INCOMPLETEZZA. ...
Vi do dunque come figura di riferimento il servo di Dio padre Matteo Ricci ...
La terza parola è IMMAGINAZIONE. ...
fratel Andrea Pozzo ... Vi do anche lui come figura di riferimento.
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Mi auguro che La Civiltà Cattolica, anche grazie alle sue versioni in altre lingue, possa raggiungere molti lettori. La Compagnia di Gesù sostenga quest’opera così antica e preziosa, anzi unica per il servizio alla Sede Apostolica. Sia generosa nel dotarla di gesuiti capaci e la diffonda lì dove è più opportuno. Penso soprattutto ai centri di formazione educativa e alle scuole, in particolare per la formazione di docenti e genitori. Ma anche nei centri di formazione spirituale. Ne raccomando particolare diffusione nei seminari e nei centri di formazione. I vescovi la sostengano. Il suo legame con la Sede Apostolica ne fa, infatti, una rivista unica nel suo genere. Concludo questo nostro incontro ringraziandovi per la testimonianza che date. Affido voi tutti qui presenti all’intercessione della Madonna della Strada e di san Giuseppe, impartendovi la mia Benedizione Apostolica. Grazie.
  video
  il fascicolo numero 4000.

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«Quando tu diventi schiavo dell’amore sei libero» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)

S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta,
Vaticano
6 febbraio 2017
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco
Papa Francesco:
Due meraviglie”
Con la certezza che «Dio lavora sempre», non bisogna aver paura di vivere il dono dell’amore e della libertà, mettendo da parte una volta per tutte le false sicurezze che vengono dalle rigidità. È il suggerimento spirituale proposto dal Papa nella messa celebrata lunedì mattina 6 febbraio nella cappella della Casa Santa Marta.
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  video

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«Chiediamo la grazia di imparare ogni giorno ad amare di più» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
6 febbraio 2017
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 
Papa Francesco:
Questione di dna”
Ritorno alle origini per capire chi è l’uomo e, soprattutto, chi è l’uomo agli occhi di Dio. Seguendo i suggerimenti della liturgia della parola, Papa Francesco, nell’omelia della messa celebrata a Santa Marta martedì 7 febbraio, si è soffermato a riflettere sulla creazione e sul grande amore che il Signore nutre per l’uomo.
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  video

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«Per capire una donna è necessario sognarla, prima» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
9 febbraio 2017
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 
Papa Francesco:
Inno alle donne”
«Per capire una donna bisogna prima sognarla»: ecco perché la donna è «il grande dono di Dio», capace di «portare armonia nel creato». Tanto che, ha confidato Papa Francesco con un tocco di poetica tenerezza, «a me piace pensare che Dio ha creato la donna perché tutti noi avessimo una madre». È un vero e proprio inno alle donne che il Pontefice ha proposto nella messa celebrata giovedì mattina, 9 febbraio, nella cappella della Casa Santa Marta.
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  video

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Papa Francesco: «Sì, c’è corruzione in Vaticano. Ma non perdo la serenità» ampi stralci del colloquio di Francesco con i Superiori degli Ordini Religiosi, pubblicato nel numero 4000 de «La Civiltà Cattolica» e trascritto dal direttore, padre Antonio Spadaro


Il Pontefice e i mali della Chiesa «A Buenos Aires ero più ansioso. Scrivo bigliettini a San Giuseppe li metto sotto la sua statua»
di Antonio Spadaro*
* Direttore de La Civiltà Cattolica
Anticipiamo ampi stralci del colloquio di Francesco con i superiori degli ordini religiosi, pubblicato nel numero 4000 de «La Civiltà cattolica» e trascritto dal direttore, padre Spadaro
«Il Papa è in ritardo», mi dicono all’ingresso dell’Aula Paolo VI il 25 novembre 2016. Dentro, nel luogo in cui si svolgono i Sinodi, erano in attesa 140 Superiori Generali di Ordini e Congregazioni religiose maschili (Usg), riuniti alla fine della loro 88a Assemblea Generale. Fuori una leggera pioggia. «Andate e portate frutto. La fecondità della profezia»: questo il tema dell’Assemblea che si è svolta dal 23 al 25 novembre presso il «Salesianum» di Roma. Non è comune che il Pontefice arrivi in ritardo. Alle 10,15 ecco arrivare i fotografi e quindi il Papa a passo svelto. Dopo l’applauso di saluto, Francesco esordisce: «Scusate per il ritardo. La vita è così: piena di sorprese. Per capire le sorprese di Dio bisogna capire le sorprese della vita. Grazie tante». E ha proseguito dicendo che non voleva che il suo ritardo influisse sul tempo fissato per stare insieme. Per questo l’incontro è durato comunque tre ore piene. A metà dell’incontro si è avuta una pausa. Era stata preparata una saletta riservata per il Papa, ma lui ha esclamato: «Perché mi volete far stare tutto da solo?». E così la pausa ha visto il Papa gioiosamente tra i Generali a prendere un caffè e uno spuntino, salutando l’uno e l’altro. Non vi è stato alcun discorso preparato in anticipo né da parte dei religiosi né da parte del Papa. Le telecamere del Ctv hanno ripreso solamente i saluti iniziali e poi sono andate via. L’incontro doveva essere libero e fraterno, fatto di domande e risposte non filtrate. Il Papa non ha voluto leggerle in anticipo. Dopo aver ricevuto un brevissimo saluto da parte di p. Mario Johri, ministro generale dei Frati Cappuccini e presidente dell’Usg, e di p. David Glenday, comboniano, segretario generale, il Papa ha ascoltato le domande dell’Assemblea. 
E se ci fossero critiche? «È bene essere criticato — afferma il Papa —, a me piace questo, sempre. La vita è fatta anche di incomprensioni e di tensioni. E quando sono critiche che fanno crescere, le accetto, rispondo. Le domande più difficili però non le fanno i religiosi, ma i giovani. I giovani ti mettono in difficoltà, loro sì. I pranzi con i ragazzi nelle Giornate Mondiali della Gioventù o in altre occasioni, queste situazioni mi mettono in difficoltà. I giovani sono sfacciati e sinceri e loro ti chiedono le cose più difficili. Adesso fate le vostre domande».
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