"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°4 del 2017

Aggiornamento della settimana

- dal 21 al 27 gennaio 2017 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 3 febbraio 2017

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


PREGHIERA DEI FEDELI




OMELIA 


 

 



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 










I NOSTRI TEMPI


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Ci sono anche 10 migranti africani rifugiati o richiedenti asilo, volontari della Croce Rossa Italiana (Cri), alla base operativa dei soccorsi di Penne, in provincia di Pescara. Il gruppo di giovani ghanesi, maliani, nigeriani, proveniente da Settimo Torinese, dove sorge un grande centro della Cri che li ha formati, ha chiesto di essere impiegato nelle zone dell'Abruzzo colpite da terremoto e maltempo.

 
Rigopiano, tra volontari anche migranti


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La potenza della vita di Alessandro D'Avenia


Quando il terremoto si unisce alla bufera di neve e spazza via un albergo, sradicandolo dalle sue fondamenta e incastonando nel ghiaccio 35 vite, non c’è margine per «normalizzare» le nostre paure con la fuga o con la caccia al colpevole: è il momento in cui viene fuori cosa crediamo e chi siamo. 
...Siamo persone che credono, oltre ogni razionale evidenza, al miracolo della vita e alla speranza che la vita debba, a tutti i costi, essere data e preservata. Non mi spiego altrimenti uomini che, sugli sci, raggiungono nel cuore della notte un cimitero di neve e cominciano a scavare, come possono, a -7°, in attesa di soccorsi più efficaci e con il rischio che nuove valanghe seguano all’immensa colata di ghiaccio e detriti ...

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Dio, dove sei? Quella domanda antica davanti alle tragedie di Alberto Maggi


Puntuale a ogni tragedia, credenti e non, si chiedono dove fosse Dio nel momento della disgrazia, quando questa piomba inaspettata e repentina seminando lutti e mietendo vittime.
“Dio, dove sei?” È una domanda antica, che risale ai primordi dell’umanità e della religione, una domanda che non attende risposta, perché non è volta a conoscere, ma solo a rimproverare Dio per la sua assenza, per il suo silenzio. Come fece Marta con Gesù, che pur sapendo della gravità della malattia di suo fratello Lazzaro, non si era mosso: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!” (Gv 11,21).
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Quanti pensano a un Dio potente (Tuono, Es 19,16), o distante (Angelo) non riusciranno mai a scoprire la presenza del Dio Amore che dimora tra gli uomini, la sua Parola fatta carne.
“Dio dove sei?” Dio si manifesta nell’amore e non nella potenza. Quando l’uomo entra in questa dimensione, innalzando la soglia della propria capacità d’amare e la mette in sintonia con l’Amore, che è Dio, si accorge stupefatto della sua presenza, come lo sbalordito Giacobbe che esclama: “Certo il Signore è in questo luogo ed io non lo sapevo!”(Gen 28,16).

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  Se questo è un uomo... di Primo Levi

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Edith Bruck: “Avevo 12 anni quando venni deportata ad Auschwitz”
Salva per il gesto di un soldato tedesco.... Anche piccoli gesti di bontà possono suggerirci che ancora possiamo sperare in questa umanità

  video

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Il monito di Bauman sulla Shoah «Attenti, l’orrore resta in agguato»


Ancora oggi, quando si parla dello sterminio degli ebrei nell’Europa nazista, sono in molti coloro che fanno ricorso all’idea di follia collettiva, per spiegare questo male assoluto.
Una follia collettiva non riconosciuta dai testimoni diretti, se pensiamo che già Primo Levi, nel 1975, scriveva di avere incontrato ad Auschwitz, tra le file degli aguzzini, uomini come lui, né pazzi e nemmeno sadici. Uomini comuni. Eppure, davanti a quel che resta dell’universo concentrazionario di Auschwitz è ricorrente il pensiero rivolto a quella parte demoniaca degli uomini che è sempre pronta a emergere nella storia, quasi che in ciascuno di noi fosse incistato un «piccolo Hitler», pronto a prevalere su tutto al presentarsi di una buona occasione.
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Per questo, ci ammonisce Bauman con preoccupazione e passione, «è sempre più necessario studiare la lezione dell’Olocausto. È in gioco molto di più che il tributo alla memoria di milioni di vittime». Il suo saggio, allora, ritorna a essere necessario, perché interroga il nostro agire di uomini, posti di fronte alle nuove vittime.
Bauman, scrive Donatella Di Cesare, «ha fatto della Shoah il caleidoscopio attraverso cui guardare nell’abisso disumano» della modernità, suggerendo che «la frantumazione delle responsabilità», capace di allontanarci dalle conseguenze delle nostre azioni, è una delle eredità avvelenate di Auschwitz.
  Il monito di Bauman sulla Shoah «Attenti, l’orrore resta in agguato»

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Giusti di ieri e di oggi. Il bene è sempre possibile (VIDEO)

Giusti di ieri e di oggi. 
Il bene é sempre possibile 
a cura di Maria Cecilia Sangiorgi
Intervista a Gabriele Nissim, 
Presidente dell'Associazione Gariwo
In questi nostri giorni, in cui solo chi fa il male sembra avere visibilità e parola, ricordare, onorare, conoscere i tanti giusti che al male si sono opposti, aiuta ad avere speranza nel bene.
Siamo nel Giardino dei Giusti di Milano 
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"Il modo migliore per uscire da una memoria negativa è quello di insegnare alle persone che si possono assumere una responsabilità, infatti ognuno, anche la persona più semplice, ha un ambito in cui poter agire. E' molto importante che questo discorso diventi una educazione alla responsabilità, al pensare, alla coscienza.., inoltre i giusti essendo presenti in tutte le nazioni, impediscono un odio generalizzato per un intero popolo " (Gabriele Nissim, fondatore del Giardino dei Giusti di Milano)

  video Estratto della puntata di "Frontiere dello Spirito"  del 22 gennaio 2017
  il sito ufficiale: Gariwo è l’acronimo di Gardens of the Righteous Worldwide

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Shoah, una memoria da applicare al presente

Ogni tanto una voce si leva: migranti, nuovo olocausto. Voci criticate. A partire dalle stesse comunità ebraiche. Il giudizio verrà dalla storia, ma i nostri occhi sanno quello che hanno visto: uomini implorare cibo, alloggio, aiuto, vita ad altri uomini. Accolti in modo straordinario a volte. Respinti altre. E così, in barba ai ragionamenti, si mescolano le immagini delle file di ieri, di quelle di oggi. Di mani protese dai treni come dai barconi. Di corpi gettati e di corpi riemersi
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Certo, non si fanno paragoni. La storia di oggi non è quella di settanta anni fa. Oggi ci sono persone che partono volontariamente verso mete di speranza e sogni di vita nuova. Ieri erano deportate con la forza, verso la destinazione finale. Oggi abbandonano il loro paese spinte da guerre e carestie. Ieri erano catturate da una un’ideologia di annientamento mirato.
Il pensiero distingue. Ma la mente, quasi a dispetto, associa immagini. Nel cuore si risveglia un orrore che si credeva chiuso nei libri di storia. I barconi stipati non sono del resto meno mortiferi di certi treni del passato.
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Il 27 gennaio ritorna, con le sue celebrazioni. Serva a ricordare le atrocità di ieri come a non distrarsi dalle crudeltà di oggi. Non sia puro esercizio di memoria, ma monito. Sia un altro “mai più”.
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Storie diverse. Ma non c’è uomo che, ieri come oggi, abbia il diritto di umiliarne a tal punto un altro. E di credersi nel giusto.
(fonte: SIR)

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Nella crisi attuale dell’Europa il dilagare del populismo maschera a fatica il volto del razzismo che non è né vecchio né nuovo, è il razzismo di sempre, contro ogni minoranza e contro ogni eguaglianza tra i popoli.

  Enzo Collotti: Non un rito, una necessità

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Proposta da pazzi: abolire il carcere! di Aldo Pintor e L’ergastolo esisterà fin quando lo faranno esistere gli stessi ergastolani di Carmelo Musumeci

Proposta da pazzi: abolire il carcere! 
di Aldo Pintor
“Una pena che sia fine a se stessa, che non da luogo a nessuna speranza è una tortura e non una pena”. Queste parole pronunciate da Papa Francesco nella tragica estate 2016, sono una inequivocabile condanna della pena dell'ergastolo in quanto essa togliendo ogni speranza al condannato è solo una disumana e disumanizzante vendetta del tutto contraria allo spirito evangelico. Sempre più spesso questa pena viene contestata da vari settori della società civile in quanto incompatibile con l'art. 27 della nostra Costituzione che dice che le pene devono essere finalizzate alla rieducazione del condannato e non essere inutilmente afflittive. Nonostante la contraddizione evidente, (è ovvio che se uno non finisce mai di scontare quella pena non lo sta rieducando) la Corte Costituzionale ha sempre considerato l'ergastolo compatibile col dettato costituzionale.
Purtroppo, nei tristi giorni che stiamo vivendo tra stragi assurde e politici scimiottanti nel linguaggio i gradassi di quartiere si sentono, oltre che squallidi desideri di reintroduzione della pena di morte, udire frasi proprio inadeguate a chi rappresenta un paese. “Marcisca in carcere”, “si buttino le chiavi in mare” e altre simili espressioni. Questa volgarità di linguaggio è purtroppo di uso frequente anche tra persone il cui livello di istruzione e il ruolo istituzionale dovrebbe garantire sentimenti migliori. 
Se siete anche voi sconsolati per la barbarie verbali del nostro paese (per rendercene conto basta dare un occhiata ai social network) consiglio la lettura di uno splendido libro, edito da Sellerio, “Fine pena ora”. Da queste pagine ritroveremo, con sollievo, un po' della nostra umanità e troveremo ulteriori conferme circa il fallimento del sistema carcerario come metodo di espiazione delle pene.
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  la scheda del libro “Fine pena ora”
L’ergastolo esisterà fin quando lo faranno esistere gli stessi ergastolani
di Carmelo Musumeci
All'inizio della mia lunga carcerazione avevo letto queste parole di Victor Hugo: "Coloro che vivono sono quelli che lottano". E io ho subito iniziato a lottare con il corpo, poi con la testa e alla fine con il cuore. Prima l'ho fatto per rimanere umano, dopo per sopravvivere, alla fine per vivere. Credetemi: lottare, pensare, sognare mi sono costati anni di regimi duri, punitivi e d'isolamento perché spesso per ritorsione mi impedivano persino di avere libri o una penna per scrivere. E in certi casi mi lasciavano la penna ma mi levavano la carta.
Ad un certo punto, ho deciso di relazionarmi con la società esterna per smettere di parlare da solo con le pareti della mia cella. Una volta, infatti, lessi questa frase scritta tra le mura di un lager nazista: "Sono stato qui e nessuno lo saprà mai". Queste parole mi spronarono a scrivere per fare sapere all'opinione pubblica come vive e cosa pensa un uomo condannato ad essere cattivo, maledetto e colpevole per sempre.
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Vedi anche il nostro recente post:
  LA LIBERTÀ, FINALMENTE: DIARIO DI UN ERGASTOLANO

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Una delle piaghe della giustizia che abbiamo di fronte è la divaricazione impressionante tra la realtà sociale, nella quale la criminalità è fortunatamente in continua diminuzione da almeno dieci anni, e l’immagine del fenomeno diffusa dai media, soprattutto dalla televisione, che convince invece l’opinione pubblica di un aumento della criminalità, alimentando un senso crescente di insicurezza, di paura. Dal senso di insicurezza e di paura alla parola d’ordine «schiaffarli in galera e gettare la chiave» il passo è brevissimo.

 
Pietro Ichino:
Le carceri cambiano se cambiano gli italiani

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A Venezia per la morte di Patkh Sabally tanti spettatori, ma nessun eroe...

Venezia, migrante si toglie la vita nel Canal Grande. 
Tanti spettatori, nessun eroe
A Venezia domenica scorsa (22 gennaio) si è consumata una tragedia: un migrante del Gambia si è tolto la vita nel Canal Grande. Nonostante vi fossero centinaia di persone ad assistere alla scena non si è riusciti a evitare l’epilogo peggiore della vicenda.
  video
Venezia. Giovane migrante muore annegato. 
Nessuno si tuffa per salvarlo
Aveva 22 anni ed era originario del Gambia l'immigrato che domenica pomeriggio a Venezia, sotto gli occhi di centinaia di persone, si è suicidato in Canal Grande, scegliendo di affogare nonostante da un vaporetto gli fossero stati lanciati davanti alla braccia prima uno, poi due, tre, infine quattro salvagente. Una scena scioccante, di cui oggi il sito on line de Il Gazzettino pubblica il video, realizzato con un telefonino da una delle persone che si trovavano assiepate sul ponte degli Scalzi, davanti alla stazione ferroviaria.
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Il corpo del 22enne africano è stato recuperato più tardi dai sommozzatori dei vigili del fuoco. L'immigrato, giunto sulle coste siciliane a bordo di un barcone e poi trasferitosi a Milano, aveva in tasca un permesso di soggiorno per motivi umanitari.
(fonte: Avvenire 25/01/2017)

Si chiamava Patkh Sabally, quando è sbarcato in Sicilia, ha dichiarato di essere nato nel 1995. Ma non sapeva il mese e per convenzione, come accade per tutti i migranti nelle sue condizioni senza un documento, nell’atto identificativo della polizia viene scritto: 1 gennaio.
  Venezia, si è ucciso per il permesso negato

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Caro Pateh, amico nostro sconosciuto e che non incontreremo mai, quanto tormento, quanta disillusione, quanta infinita solitudine devono averti stritolato il cuore per farti compiere quel gesto...
Vorremmo averti conosciuto il giorno prima, Pateh. Ti avremmo abbracciato, ti avremmo tenuto stretto. Almeno avremmo voluto provarci. Forse, ma non lo sapremo mai, ti sarebbe bastato sapere di non essere solo, per farti osservare la nostra laguna con stupore di ragazzo. E saresti rimasto a sospirare il futuro in mezzo a noi, tuoi fratelli.

  Nandino Capovilla:    Commiato


Anche in pace si può diventare simili a mostri: la storia del giovane gambiano, Pateh Sabally, morto in Laguna è agghiacciante. Invece di provare a salvarlo, molte grida di 'annega!'. Cosa siamo diventati? C’è chi ha parlato di «apatia».
Non basta: un argine è stato già superato e mi paiono più vere l’invettiva di Selvaggia Lucarelli («L’avete guardato andare a fondo e l’avete fatto morire») e la dolorosa riflessione di Alessandro Zaccuri che su 'Avvenire' ha scritto della «sindrome degli spettori». Io mi chiedo: perché tanta crudeltà? La risposta è semplice: abbiamo dichiarato anche noi una guerra, quella ai poveri, agli immigrati, ai nomadi, ai senza fissa dimora... Invece di fare guerra alla povertà la facciamo ai poveri…

  Mario Giro:    Guerra ai poveri?. La morte del giovane gambiano, più che un campanello di allarme



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FEDE E
SPIRITUALITÀ


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  Dio è il Dio delle sorprese...  (Papa Francesco)
   Cari amici e amiche, il Signore chiama anche oggi... (Papa Francesco)
   Il cristiano vive rapporti interpersonali cercando... (Giovanni XXIII)
  Più felice fu Maria... (S. Agostino)
  Cerchiamo anche noi di sperimentare l'amore di Dio...  (P. Paolo Cerquitella)
  Partono i discepoli a due a due... (P. Ermes Ronchi)
  La bellezza non è che il disvelamento... (Alda Merini)


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Henri Antoine Grouès, detto Abbé Pierre (Lione, 5 agosto 1912 – Parigi, 22 gennaio 2007),a diciannove anni entra nel convento di clausura dei Cappuccini, dove rimane per sette anni, studiando filosofia e teologia. Dopo essere stato ordinato sacerdote, nel 1938, inizia un’intensa attività di salvataggio delle vittime della violenza nazista. È in questa occasione che diventa l’Abbé Pierre. Come partigiano darà un grosso contributo alla liberazione della Francia. Qualche anno più tardi, da un incontro con un ergastolano e mancato suicida, che aveva trovato accoglienza a casa sua, nasce l’esperienza di Emmaüs. Il movimento, che ha dato origine a centinaia di comunità sparse in tutto il mondo, mediante il lavoro di recupero e riutilizzo degli scarti, vuole ridare dignità e fiducia ai poveri, i quali diventano essi stessi donatori e provocatori di chi ha e non fa nulla. 
Memorabile il suo appello alla Radio Luxembourg dell'11 febbraio 1954 per donare coperte, tende e generi di conforto a quei numerosi senza tetto che incontravano gravissime e crescenti difficoltà a sopravvivere..


  Se si colpisce l'uomo...

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24 gennaio memoria liturgica di San Francesco di Sales Patrono dei Giornalisti e degli Operatori dei media

  Bisogna combattere il male col bene...

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25 gennaio CONVERSIONE DI SAN PAOLO APOSTOLO
Paolo è colui che per primo ha provato a dare un assetto alla teologia cristiana.
Uomo moderno, Paolo, la cui forza risiede proprio nella capacità di tenere insieme da una parte la sua integrità (uomo integro, non rigido) dall’altra l’insicurezza della sua posizione. 
Uomo complesso, che ben riflette il nostro tempo...


 
"Sulla via di Damasco"

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...Venerabili Fratelli e Diletti Figli Nostri! Pronunciamo innanzi a voi, certo tremando un poco di commozione, ma insieme con umile risolutezza di proposito, il nome e la proposta della duplice celebrazione: di un Sinodo Diocesano per l'Urbe, e di un Concilio Ecumenico per la Chiesa universale... 
http://w2.vatican.va/…/hf_j-xxiii_spe_19590125_annuncio.html
Domenica 25 gennaio 1959, ad appena tre mesi dalla sua elezione, Giovanni XXIII annuncia la convocazione del Concilio Ecumenico Vaticano II, che si aprirà l`11 ottobre 1962.
http://www.raistoria.rai.it/…/papa-giovan…/7877/default.aspx

  foto

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Tutti gli amici dell'Abbé Pierre

A 10 anni dalla morte del fondatore della comunità di Emmaus, la sua biografia intellettuale affascina. L'intreccio con i tanti grandi del Novecento, da Schuman a Maritain e Câmara
Ha attraversato il Secolo breve. Ha girato il mondo (uno dei suoi sogni era fare il marinaio, oltre al brigante e al santo: «Sono riuscito a diventare un po’ di tutto questo», confidò) in nome dei poveri, seguendo il motto: «Servire per primo il più sofferente». Ha incrociato moltissimi tra i potenti e i famosi della nostra epoca, lui che (nel suo Testamento, Piemme) ebbe a scrivere: «Se volete augurare una disgrazia ad un nemico, augurategli di diventare famoso!». Del resto dal 1989 al 2003 per 17 volte venne riconosciuto il personaggio più amato dai francesi, secondo il “Journal du Dimanche”. A dieci anni dalla morte (22 gennaio 2007) dell’abbé Pierre (al secolo Henri Grouès) si potrebbero dire molte cose. Vale la pena ripercorrerne la vita attraverso le tantissime personalità (tra le più diverse) che hanno avuto a che fare con questo frate cappuccino diventato paladino contro ogni ingiustizia e miseria. Il quale sapeva anche essere pugnace in alcune sue polemiche. Gli “amici”, dunque, dell’Abbé.
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  Tutti gli amici dell'Abbé Pierre
Per approfondire vedi anche il nostro post
  Riascoltiamo dopo 60 anni l'appello dell'Abbé Pierre... oggi interpella anche noi?
All'interno altri link a post precedenti

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PRENDERSI CURA DELLA “CASA COMUNE” - HOREB n. 3/2016 (n. 75)


E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
E-mail: horeb.tracce@alice.it

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IL CAMMINO DELL’APOSTOLO PAOLO VERSO LA PIENA MATURITÀ - I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA – 2017

Dal 25 Gennaio al 22 Marzo 
Sala del Convento 
dalle h. 20.00 alle h. 21.00
  il calendario degli incontri

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I LUNEDÌ  DAL 23 GENNAIO  AL 6 MARZO 

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Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Gennaio 2017 - “I Cristiani al servizio delle sfide dell’umanità”


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Vangelo: Mt 4,12-23
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Il cambiamento totale di prospettiva è condizione necessaria per far parte del Regno, al di là di ogni appartenenza o pratica religiosa. "Si segue Gesù per diventare come Lui, figli e fratelli, che vivono il Regno del Padre"(cit.). Gesù è la Luce della Vita che si leva e brilla non più su Israele soltanto, ma su tutti i popoli, anche sui popoli pagani (2,1-12). "Non c'è più infatti distinzione perché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio" (Rm, 3,22). E così "Galil ha Gojim", la tanto vituperata 'Galilea delle Genti', regione malfamata e ritenuta lontana da Dio, ricettacolo dei bellicosi e sovversivi zeloti, diviene il naturale ponte tra Israele e i popoli pagani, il luogo ideale e privilegiato per la proclamazione dell'avvento del Regno. Siamo esortati perciò ad abbandonare definitivamente le nostre logiche mondane, le nostre prospettive, ogni progetto che non sia finalizzato all'edificazione del Regno di Dio, per volgere lo sguardo e la nostra intera vita a Colui che da sempre è rivolto a noi.

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"E lasciarono tutto per Gesù, come chi trova un tesoro" di p. Ermes Ronchi - III Domenica Tempo ordinario – Anno A


Commento
III Domenica  Tempo ordinario – Anno A
Letture: Isaia 8,23-9,3; Salmo 26; 1 Corinzi 1,10-13.17; Matteo 4,12-23
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Convertitevi è l'invito a rivoluzionare la vita: cambiate visione delle cose e di Dio, cambiate direzione, la strada che vi hanno fatto imboccare porta tristezza e buio. Gesù intende offrire lungo tutto il Vangelo una via che conduca al cuore caldo della vita, sotto un cielo più azzurro, un sole più luminoso, e la mostrerà realizzata nella sua vita, una vita buona bella e beata.
Ed ecco il perché della conversione: il regno si è fatto vicino. Che cos'è il regno dei cieli, o di Dio? «Il regno di Dio verrà con il fiorire della vita in tutte le sue forme» (Giovanni Vannucci). Il regno è la storia, la terra come Dio la sogna.
Gesù annuncia: è possibile vivere meglio, per tutti, e io ne conosco la via; è possibile la felicità. Nel discorso sul monte dirà: Dio procura gioia a chi produce amore. È il senso delle Beatitudini, Vangelo del Vangelo.
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La notizia bellissima è questa: la felicità è possibile e vicina. E il Vangelo ne possiede la chiave. E la chiave è questa: la nostra tristezza infinita si cura soltanto con un infinito amore (Evangelii gaudium).
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Gesù cammina verso di noi, gente delle strade, cammina di volto in volto e mostra con ogni suo gesto che Dio è qui, con amore, il solo capace di guarire il cuore. Questo sarà anche il mio annuncio: Dio è con te, con amore. E guarirà la tua vita.

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La nonviolenza è la sostanza del Vangelo: L'amore contro il dominio. Essere uno per l'altro di Mons. Luigi Bettazzi


Intervento in occasione del Convegno nazionale Pax Christi Italia
NONVIOLENZA UNICA “ARMA” CHE GENERA PACE
Bologna, 30-31 dicembre 2016
Se violenza é il dominio sull'altro, la nonviolenza é l'accettazione, l'accoglienza dell'altro.
Quindi il fondo della nonviolenza é l'amore. 
... Il cristiano oggi deve prima di tutto convertire se stesso alla nonviolenza, e arrivare a persuadersi, ... e poi dobbiamo sentire la responsabilità di essere portatori e testimoni della nonviolenza attiva e creativa.
...
"La Chiesa é un lievito, un fermento!! ...
La nonviolenza deve essere il grande compito dei cristiani!!"
 Breve estratto
  video
  video intervento integrale
Guarda anche i post già pubblicati:
  • - La nonviolenza: stile di una politica per la pace - Messaggio del Papa per la cinquantesima giornata mondiale della pace, che si celebra il 1° gennaio 2017 (testo integrale)
  • - Edificare la pace esige anche che si eliminino le cause che fomentano guerre. La prima causa sono le ingiustizie.....Il dialogo è l’unica via per garantire la sicurezza e lo sviluppo anche in Europa Papa Francesco al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede
  • - La storia cambia, può cambiare! La storia deve cambiare, altrimenti non c'è futuro! ..

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Quante volte cerchiamo il predominio sull'altro?... L'ipocrisia genera tenebra... Dio ci coinvolge per essere annunciatori credibili Mons. Giovanni Accolla

Quante volte cerchiamo il predominio sull'altro?...
L'ipocrisia genera tenebra...
Dio ci coinvolge per essere annunciatori credibili
di Mons. Giovanni Accolla,
Arcivescovo di Messina, Lipari e S. Lucia del Mela
Omelia 
Solennità
 S. Sebastiano Martire
20 gennaio 2017
Barcellona Pozzo di Gotto
Chi di noi è disposto a fare un passo indietro per la dignità del prossimo?
Al contrario dappertutto,in tutti i campi, domina il predominio sull'altro
Quante abbiamo l'affannosa ricerca del predominio sull'altro? ... 
che cosa genera la tenebra? 
Tante cose.. ma prima di tutto ... l'ipocrisia genera tenebra ...
Abbiamo bisogno rifondare la nostra vita a partire dalla Parola di Dio ,,,
Dio non ci abbandona, Dio ci coinvolge nel mistero della Sua VITA, ci coinvolge per essere annunciatori credibili della venuta del Suo Regno.
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  video omelia integrale
Guarda anche il post già pubblicato:
  "Sento urgente la sfida di una cultura della dignità della persona .. La Chiesa non cessa di essere Madre di Misericordia. "Mons. Giovanni Accolla, inizio del ministero Pastorale nella Diocesi di Messina


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«IL DIALOGO DELLE FEDI CRISTIANE, UN LENTO LAVORO PER SANARE LE FERITE DELLA STORIA» di Enzo Bianchi


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«A pregare si impara pregando»
, e questo è vero non solo per il singolo cristiano nel suo itinerario di dialogo personale con il Signore, ma anche per le comunità cristiane che, convocate in assemblea dalla Parola di Dio, proprio nell’ascolto dell’unica Parola di vita imparano a presentarsi davanti al Signore insieme, dopo essersi riconciliati con il fratello (cfr. Mt 5,23-24).
E pregare non lascia mai l’orante – sia esso singolo o comunità – nella medesima condizione di prima della preghiera. Così l’amore di Cristo ci spinge a riconciliarci, a fare dell’ecumenismo non una scelta pastorale opzionale bensì un ineludibile cammino che apre il cammino verso la piena unità visibile.
“Camminare insieme” è l’invito che anche papa Francesco non si stanca di ripetere, perché oggi più che mai l’umanità intera ha bisogno della riconciliazione autentica tra i cristiani, quella che sgorga dalla preghiera comune, dal presentarsi insieme di fronte a Colui che vuole che i suoi discepoli siano una cosa sola.
Vedi anche il nostro post:
  Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani 18-25 gennaio 2017 - Introduzione -

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Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani 18-25 gennaio 2017 - LETTURE BIBLICHE E COMMENTO QUARTO GIORNO


IV GIORNO Le cose vecchie sono passate (2 Cor 5, 17)
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Commento
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Domande per la riflessione personale
  • Che cosa possiamo imparare leggendo insieme la storia delle nostre divisioni e della nostra reciproca mancanza di fiducia?
  • Che cosa deve cambiare nella mia chiesa affinché si possano superare le divisioni e rafforzare ciò che ci unisce?
Preghiera
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Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani 18-25 gennaio 2017 - LETTURE BIBLICHE E COMMENTO QUINTO GIORNO

V GIORNO Tutto è diventato nuovo (2 Cor 5, 17)
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Commento
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Domande per la riflessione personale
  • Che cosa mi aiuta a riconoscermi quale nuova creatura in Cristo?
  • Quali sono i passi che devo intraprendere per vivere pienamente la mia nuova vita in Cristo?
  • Quali sono le implicazioni ecumeniche dell’essere una nuova creatura?
Preghiera
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Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani 18-25 gennaio 2017 - LETTURE BIBLICHE E COMMENTO SESTO GIORNO

VI GIORNO Dio ha riconciliato il mondo con sé (2 Cor 5, 18)
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Commento
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Domande per la riflessione personale
  • In quale modo, come comunità cristiane, comprendiamo il fatto di essere parte dell’alleanza di Dio?
  • Quali forme di discriminazione le nostre chiese devono denunciare, oggi, nella nostra società?
Preghiera
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Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani 18-25 gennaio 2017 - LETTURE BIBLICHE E COMMENTO SETTIMO GIORNO

VII GIORNO L’annunzio della riconciliazione (2 Cor 5, 18-19)
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Commento
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Domande per la riflessione personale
  • Dov’è che vediamo la necessità dell’annunzio della riconciliazione nel nostro contesto?
  • Come rispondiamo a questa necessità?
Preghiera
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Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani 18-25 gennaio 2017 - LETTURE BIBLICHE E COMMENTO OTTAVO GIORNO

VIII GIORNO Riconciliàti con Dio (2 Cor 5, 20)
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Commento
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Domande per la riflessione personale
  • Come ti immagini il paradiso?
  • Quali canti, storie, poemi e raffigurazioni della tua tradizione ti danno la sensazione di partecipare alla realtà dell’eternità di Dio?
Preghiera
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"Un’autentica riconciliazione tra i cristiani potrà realizzarsi quando sapremo riconoscere i doni gli uni degli altri e saremo capaci, con umiltà e docilità, di imparare gli uni dagli altri" Papa Francesco a conclusione della 50.ma Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani

Mercoledì 25 gennaio alle ore 17.30, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, il Santo Padre Francesco ha presieduto la Celebrazione dei Secondi Vespri della solennità della Conversione di San Paolo Apostolo, a conclusione della 50.ma Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani sul tema: L'amore di Cristo ci spinge verso la Riconciliazione (cfr 2 Corinzi, 5, 14-20).
Hanno Preso parte alla Celebrazione i Rappresentanti delle Chiese e altre Comunità ecclesiali presenti a Roma.
Pubblichiamo di seguito il testo dell'omelia che Papa Francesco ha pronunciato nel corso della celebrazione:
testo omelia integrale
  video
Al Termine dei Vespri, prima della Benedizione apostolica, l'Em.mo card. Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, ha rivolto al Santo Padre un Indirizzo di saluto.
  video integrale

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Quale unità è quella che si augura l’ecumenismo? È un’unità che innanzitutto non è contro qualcuno, e che non deve significare uniformità, bensì una convivialità delle differenze (don Tonino Bello) in cui le Chiese, da vere sorelle, si riconoscono e si pongono al servizio l’una dell’altra. In realtà, non di rado oggi l’ecumenismo, dopo gli anni rigogliosi attorno al Vaticano II, appare in crisi, troppo spesso ridotto a un dialogo di forme e non di sostanza (c’è chi parla, con preoccupazione, del dialogo dei salamelecchi…). Ma è altrettanto innegabile che in vari ambiti – da quelli scientifici di chi studia la Bibbia, a chi sperimenta l’accoglienza allo straniero o il dialogo interreligioso senza chiedere carte d’identità di quanti operano al suo fianco – l’ecumenismo è sempre più sentito come la forma normale dell’essere cristiano: soprattutto in un pianeta ormai definitivamente globalizzato, in un’Europa smarrita e caratterizzata da appartenenze liquide (come ci ha insegnato il sociologo Zygmunt Bauman, scomparso qualche giorno fa)...

  Brunetto Salvarani:   Il futuro del dialogo ecumenico

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Dopo le dimissioni di fr. Enzo Bianchi, oggi é stato eletto fr. Luciano Manicardi come nuovo priore del Monastero di Bose

 
Comunicato del priore Enzo Bianchi

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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"

martedì 24 Gennaio alle 21:15 su Rai5
il film "UOMINI DI DIO"
La resistenza pacifica e spirituale di un gruppo di monaci cristiani nel Magreb dilaniato dalla violenza dei terroristi. Il film “Uomini di Dio”, è ispirato a fatti realmente avvenuti in Algeria nel 1996 e ricostruisce in particolare l'assassinio dei monaci benedettini nel piccolo monastero di Tibhirine. Il film ha vinto il Grand Prix Speciale della Giuria del 63º Festival di Cannes.

 
locandina
  Per vederlo on demand: http://www.raiplay.it/video/2017/01/FILM---UOMINI-DI-DIO-f3fefd58-960c-4324-bbb6-54f551e21def.html

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  (GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)


MESSAGGIO DI PAPA FRANCESCO PER LA 51ma GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI (testo integrale)


«Non temere, perché io sono con te» (Is 43,5). Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo è il tema scelto dal Santo Padre Francesco per la 51 ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.
Pubblichiamo di seguito il testo integrale
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 FRANCESCO
 


SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"


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21/01/2017:

  Con San Domenico "andiamo avanti con gioia...

22/01/2017:

  L'unità di amore si realizza quando...

23/01/2017:

  ...Comunichiamo speranza e fiducia...

24/01/2017:

  Offriamo agli uomini e alle donne del nostro tempo...

25/01/2017:

  Amo ripetere che l'unità dei cristiani...

26/01/2017:

  La speranza fa germogliare la vita nuova...

27/01/2017:

  Oggi desidero fare memoria nel cuore...

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  (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)


"Convertirsi non è soltanto cambiare il modo di vivere, ma anche il modo di pensare. E’ una trasformazione del pensiero. Non si tratta di cambiare gli abiti, ma le abitudini!" Papa Francesco Angelus 22/01/2017 (testo e video)


Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
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E’ importante questo: convertirsi non è soltanto cambiare il modo di vivere, ma anche il modo di pensare. E’ una trasformazione del pensiero. Non si tratta di cambiare gli abiti, ma le abitudini! Ciò che differenzia Gesù da Giovanni il Battista è lo stile e il metodo. Gesù sceglie di essere un profeta itinerante. Non sta ad aspettare la gente, ma si muove incontro ad essa. Gesù è sempre per la strada!
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 il Signore si rivela a noi non in modo straordinario o eclatante, ma nella quotidianità della nostra vita. Lì dobbiamo trovare il Signore; e lì Lui si rivela, fa sentire il suo amore al nostro cuore; e lì – con questo dialogo con Lui nella quotidianità della vita – cambia il nostro cuore.
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La consapevolezza di questi inizi susciti in noi il desiderio di portare la parola, l’amore e la tenerezza di Gesù in ogni contesto, anche il più impervio e resistente. Portare la Parola a tutte le periferie! Tutti gli spazi del vivere umano sono terreno in cui gettare la semente del Vangelo, affinché porti frutti di salvezza.
...
Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
siamo nella Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani. Quest’anno essa ha per tema un’espressione, tratta da san Paolo [Pablo], che ci indica il cammino da seguire. E dice così: “L’amore di Cristo ci spinge alla riconciliazione” (cfr 2 Cor 5,14). Mercoledì prossimo concluderemo la Settimana di Preghiera con la celebrazione dei Vespri nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, a cui parteciperanno i fratelli e le sorelle delle altre Chiese e Comunità cristiane presenti a Roma. Vi invito a perseverare nella preghiera, affinché si compia il desiderio di Gesù: «Che tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21).
Nei giorni scorsi, il terremoto e le forti nevicate hanno messo nuovamente a dura prova tanti nostri fratelli e sorelle dell’Italia centrale, specialmente in Abruzzo, Marche e Lazio. Sono vicino con la preghiera e con l’affetto alle famiglie che hanno avuto vittime tra i loro cari. Incoraggio quanti sono impegnati con grande generosità nelle opere di soccorso e di assistenza; come pure le Chiese locali, che si prodigano per alleviare le sofferenze e le difficoltà. Grazie tante per questa vicinanza, per il vostro lavoro e l’aiuto concreto che portate. Grazie! E vi invito a pregare insieme la Madonna per le vittime e anche per quelli che con grande generosità si impegnano nelle opere di soccorso.
[Recita Ave Maria]
  video
Nell’Estremo Oriente e in varie parti del mondo, milioni di uomini e donne si preparano a celebrare il capodanno lunare il 28 gennaio. Il mio cordiale saluto giunga a tutte le loro famiglie, con l’augurio che esse diventino sempre di più una scuola in cui si impara a rispettare l’altro, a comunicare e a prendersi cura gli uni degli altri in modo disinteressato. Possa la gioia dell’amore propagarsi all’interno delle famiglie e da esse irradiarsi in tutta la società.
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A tutti auguro una buona domenica. E, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buona pranzo e arrivederci!
  video

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«Non siamo noi che possiamo insegnare a Dio quello che deve fare, ciò di cui noi abbiamo bisogno. Lui lo sa meglio di noi, e dobbiamo fidarci, perché le sue vie e i suoi pensieri sono diversi dai nostri.» Papa Francesco Udienza Generale 25/01/2017 (foto, testo e video)


 UDIENZA GENERALE 
 25 gennaio 2017
La Speranza cristiana - 8. Giuditta: il coraggio di una donna dà speranza al popolo
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
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È il linguaggio della speranza. Bussiamo alle porte del cuore di Dio, Lui è Padre, lui può salvarci. Questa donna, vedova, rischia di fare anche una brutta figura davanti agli altri! Ma è coraggiosa! Va avanti! 
Questa è un’opinione mia: le donne sono più coraggiose degli uomini.
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Cari fratelli e sorelle, non mettiamo mai condizioni a Dio e lasciamo invece che la speranza vinca i nostri timori. Fidarsi di Dio vuol dire entrare nei suoi disegni senza nulla pretendere, anche accettando che la sua salvezza e il suo aiuto giungano a noi in modo diverso dalle nostre aspettative. Noi chiediamo al Signore vita, salute, affetti, felicità; ed è giusto farlo, ma nella consapevolezza che Dio sa trarre vita anche dalla morte, che si può sperimentare la pace anche nella malattia, e che ci può essere serenità anche nella solitudine e beatitudine anche nel pianto. Non siamo noi che possiamo insegnare a Dio quello che deve fare, ciò di cui noi abbiamo bisogno. Lui lo sa meglio di noi, e dobbiamo fidarci, perché le sue vie e i suoi pensieri sono diversi dai nostri.
Il cammino che Giuditta ci indica è quello della fiducia, dell’attesa nella pace, della preghiera e dell’obbedienza. È il cammino della speranza. Senza facili rassegnazioni, facendo tutto quanto è nelle nostre possibilità, ma sempre rimanendo nel solco della volontà del Signore
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E noi, se facciamo un po’ di memoria, quante volte abbiamo sentito parole sagge, coraggiose, da persone umili, da donne umili che uno pensa che - senza disprezzarle – fossero ignoranti … Ma sono parole delle saggezza di Dio! Le parole delle nonne .. Quante volte le nonne sanno dire la parola giusta, la parola di speranza, perché hanno l’esperienza della vita, hanno sofferto tanto, si sono affidate a Dio e il Signore fa questo dono di darci il consiglio di speranza. E, andando per quelle vie, sarà gioia e luce pasquale affidarsi al Signore con le parole di Gesù: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice. Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà» (Lc 22,42). E questa è la preghiera della saggezza, della fiducia e della speranza.
  video della catechesi
Saluti:
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  il testo integrale
  video integrale

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Intervista di Papa Francesco alla testata spagnola "El País"

Il quotidiano spagnolo El País ha pubblicato oggi una lunga intervista a Papa Francesco, rilasciata al giornalista Pablo Ordaz il 20 gennaio scorso. 
Tanti gli argomenti affrontati: da questioni personali alla situazione nel mondo e nella Chiesa.
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Ecco alcuni passaggi dell'intervista di Papa Francesco alla testata spagnola "El País":
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  L'intervista integrale

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«Il denaro degli affari sporchi e dei delitti mafiosi è denaro insanguinato» Papa Francesco ai membri della Direzione nazionale Antimafia e antiterrorismo


23 gennaio 2017
Dio tocchi «il cuore degli uomini e delle donne delle diverse mafie, affinché si fermino, smettano di fare il male, si convertano e cambino vita. Il denaro degli affari sporchi e dei delitti mafiosi è denaro insanguinato e produce un potere iniquo».
È la denuncia di papa Francesco nella udienza ai membri della Direzione nazionale Antimafia e antiterrorismo, ricordando a magistrati, cittadini e società, che la mafia, «quale espressione di una cultura di morte, è da osteggiare e da combattere» e «si oppone al Vangelo». Parole, quelle di papa Francesco, che evocano l'invettiva di Giovanni Paolo II, «convertitevi verrà il giudizio di Dio» ad Agrigento il 9 maggio 1993, e la scomunica pronunciata dallo stesso Bergoglio nel suo viaggio in Calabria il 21 giugno 2014.
Nel suo discorso il Papa ha ricordato che «la mafia si oppone radicalmente alla fede e al Vangelo, che sono sempre per la vita", ribadendo che "il fenomeno mafioso, quale espressione di una cultura di morte, è da osteggiare e da combattere».
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  Papa Francesco: la mafia è contraria al Vangelo, è da osteggiare e combattere
  video
Il testo integrale del discorso
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  video integrale


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«Questa è la debolezza di Dio: quando Dio perdona, dimentica, dimentica» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)

S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta,
Vaticano
20 gennaio 2017
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco
Papa Francesco:
Cambio totale”
«La debolezza di Dio» è che, perdonandoci, arriva a dimenticare i nostri peccati. E così è sempre pronto a farci radicalmente «cambiare vita, non solo mentalità e cuore». Da parte nostra, però, ci dev’essere l’impegno a vivere fino in fondo questa «nuova alleanza», questa «ri-creazione», mettendo da parte la tentazione di condannare e le stupidaggini della mondanità, e ravvivando sempre la nostra «appartenenza» al Signore. Ecco le indicazioni pratiche suggerite dal Papa nella messa celebrata venerdì mattina, 20 gennaio, nella cappella della Casa Santa Marta.
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  video

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«Questo è il brutto della bestemmia contro lo Spirito Santo: non lasciarsi perdonare» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
23 gennaio 2017
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 
Papa Francesco:
Tre meraviglie”
Sono tre «le grandi meraviglie del sacerdozio di Gesù: ha offerto la vita per noi una volta per tutte; continua anche adesso a pregare per ciascuno di noi; tornerà per portarci con lui». All’uomo è chiesto di «non chiudere il cuore» per «lasciarsi perdonare dal Padre». E proprio la messa fa comprendere in pienezza questa bellissima verità, ha fatto presente Papa Francesco durante la celebrazione di lunedì mattina, 23 gennaio, nella cappella della Casa Santa Marta.
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  video

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«Anche questo è preghiera! Al Signore piace, quando tu ti arrabbi e gli dici in faccia quello che senti, perché è Padre! Ma questo è anche un “eccomi”» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
24 gennaio 2017
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 
Papa Francesco:
Uno dopo l'altro”
Anelli di una lunga catena di «eccomi» che parte da Abramo e arriva a oggi, passando per quello decisivo di Gesù al Padre: questo, secondo Papa Francesco, sono i cristiani, chiamati ogni giorno a «fare la volontà del Signore» inserendosi nel disegno provvidenziale della storia della salvezza. Una realtà approfondita grazie alla meditazione sulle letture della messa celebrata a Santa Marta martedì 24 gennaio. La liturgia, in continuità con quella del giorno precedente, ha spinto il Pontefice a riflettere «sul sacerdozio di Gesù, il sacerdozio definitivo, unico». Punto di partenza, ancora una volta, è stata la prima lettura tratta dalla lettera agli Ebrei (10, 1-10) nella quale è affrontato il tema del sacrificio.
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  video

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