"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°48 del 2016

Aggiornamento della settimana

- dal 10 al 16 dicembre 2016 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 23 dicembre 2016

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


PREGHIERA DEI FEDELI




OMELIA 


 

 



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 






Buon Avvento!
Buona attesa, dunque. Il Signore ci dia la grazia di essere  continuamente allerta, in attesa di qualcuno che arrivi, che irrompa nelle nostre case e ci dia da portare un lieto annuncio!
Don Tonino Bello




I NOSTRI TEMPI


(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)


10 dicembre - Giornata mondiale dei diritti umani, l’Onu: “Il 2016 un anno disastroso” (Testo e video)


Nella giornata mondiale per il rispetto dei diritti umani, che si celebra oggi, la diagnosi dell’Alto commissario delle Nazioni Unite è impetuosa e senza appello: aumentano violazioni e abusi in tutto il mondo.
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I valori espressi dai diritti umani sono dunque messi seriamente a rischio. Le sfide indicate dall’Onu sono tante e intrecciate: i nuovi flussi migratori, il traffico di armi e di droga, il cambiamento climatico, il terrorismo globale, le guerre in corso, soprattutto quelle in Siria e nello Yemen, nonché la peggiore crisi economica dal secondo dopoguerra. Hussein ha sottolineato che il conflitto siriano «era totalmente evitabile, se il presidente Assad avesse deciso di ascoltare le voci che si alzavano per protestare pacificamente e legittimamente contro le violazioni dei diritti umani». Passando in rassegna le cause di questa situazione, l’alto commissario ha poi indicato «i movimenti estremisti e le loro orribili violenze, i conflitti, le discriminazioni e le sirene che sfruttano le paure, seminano disinformazione e divisione». In alcune parti d’Europa e negli Stati Uniti, «la retorica xenofoba, piena di odio e violenza, sta proliferando a un livello spaventoso e sempre più incontrastata». Per Zeid, i diritti umani sono stati concepiti e continuano a essere l’antidoto alle derive estremiste e alle violenze. Ma ora «sono sotto attacco: troppe persone si sentono sopraffatte, insicure e non sanno che cosa fare o come cambiare» ha concluso Hussein, illustrando poi la campagna e le manifestazioni che in tutto il mondo accompagneranno la giornata mondiale.
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(Fonte: L’Osservatore romano)
  Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo
  L'atlante delle diseguagianze  (PDF)
  video - Servizio TG2


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La barca nel presepe di Marina Corradi


C’è una barca nel presepe, quest’anno. Nel presepe di piazza San Pietro, donato da Malta: è’ un "luzzu", l’imbarcazione dei pescatori dell’isola. Gesù, Maria, la mangiatoia, le pecore, e una barca di legno, carica di reti. Il Papa ieri ha detto di vedere in quel barcone un richiamo «alla tragica realtà dei migranti diretti verso l’Italia.
Nell’esperienza dolorosa di questi fratelli e sorelle rivediamo quella del Bambino Gesù, che al momento della nascita non trovò alloggio e venne alla luce nella grotta di Betlemme, e poi fu portato in Egitto, per sfuggire alla minaccia di Erode».Una barca nel presepe. Lo abbiamo fatto tutti, nelle nostre case, il presepe. La capanna, la stella lucente, l’angelo. L’asino e il bue accucciati vicini, e i pastori. Ai margini, i Magi con i cammelli, che vengono da molto lontano. Gesù Bambino, alcuni lo mettono nella mangiatoia solo la notte di Natale. I Magi, arriveranno davanti a Gesù soltanto all’Epifania.
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Non aveva trovato posto fra gli uomini, Cristo nascente. Ciò che nel presepe può sembrare dolce leggenda è in verità drammatica testimonianza: non trovò un tetto, Gesù, quella notte. Il Papa ieri ha detto che il presepe è in verità «invito a fare posto nella nostra vita a Dio, nascosto nel volto di tante persone». La barca del presepe di Malta che Francesco indica è un segno forte. Possiamo fare i nostri presepi con i cammelli e le pecore e la neve, e le luci che si accendono. E restare ciechi a ciò che quella scena rappresenta: l’avvento di Dio nei panni del povero e dello straniero, nei panni del miserabile cui tutti chiudono la porta. E’ ciò che sta accadendo in Europa: reticolati, muri, uomini e donne che si nascondono nei Tir e nei treni, e muoiono di freddo, o sfracellati.
Quei treni corrono fra città e paesi pieni di case con dentro un presepe illuminato. In tanti guardiamo i presepi, ma non vogliamo pensare agli uomini e alle donne in marcia nel freddo, nella notte, verso confini sbarrati. Cantiamo «...e vieni in una stalla, al freddo e al gelo», ma non vogliamo sapere quanti, in notti buie come quella dell’ anno zero cristiano, nascono: portando nel volto la stessa inerme debolezza del nostro Dio bambino. Il vero regalo, sarebbe, quella notte, vedere davvero.
(fonte: Avvenire)

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“La vita non è il male” - Recensione di Aldo Pintor

“La vita non è il male”
Cinque capitoli di riflessione 
sulle tracce del bene
Gabriella Caramore - Maurizio Ciampa
Recensione di Aldo Pintor 
In questo momento storico dove a livello mondiale la crisi della politica sta facendo dilagare pericolosi e squallidi populismi (Orban in Ungheria, Trump negli Stati Uniti, Erdogan in Turchia, Putin (pur amato in certi ambienti cattolici ultraconservatori) in Russia e il meno noto Duterte nelle Filippine) che sono un tangibile esempio di come l'ultraliberismo abbia fatto naufragare il sogno di chi è stato giovane negli anni 60 e 70 di una società più giusta dove ciascuno lavora per i diritti di tutti. 
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Il titolo è preso dalle parole dello scrittore russo Vassili Grossman ed è motivo dalla forte convinzione degli autori che ogni uomo è più grande del male che può commettere, anche quando ne commette parecchio. Mai questo male cancella del tutto l'umanità nemmeno in colui che lo compie. 
Partendo dagli oscuri abissi tenebrosi della Shoa che hanno offuscato il cielo del ventesimo secolo il libro ci svela nomi e vicende sia conosciute che sconosciute in pagine che come dice il Vangelo descrivendo il sentire dei discepoli di Emmaus nell'ascoltare le parole di Gesù “ci fanno battere forte il cuore in petto” ossia ci fanno sentire orgogliosi di appartenere all'umanità. 
Non è facile fare il bene e non solo perchè il male lo si può fare a tutti e il bene solo a coloro che ne hanno bisogno, ma perchè il bene non fa rumore e di frequente viene riconosciuto dopo che chi l'ha compiuto non c'è più. Quindi lo sguardo profondo che questo libro offre ci aiuta a cogliere i risultati di questo bene invisibile. Davvero tanti i materiali che hanno contribuito alla stesura di questa fatica dei due giornalisti ci trasmettono dei veri e propri tesori di umanità come i Volantini della Rosa Bianca, Il Diario di Etty Hillesum, le Lettere dal carcere di Bonohoeffer, il testamento di Armin Wegner contro il nazismo e le sofferte meditazioni di Hannah Arendt, sulla banalità del male. Alla fine la domanda da dove proviene il bene che ci accompagna per tutta la lettura rimane senza risposte. Si prende atto di come il bene in silenzio continui a sgorgare nel cuore dell'uomo e come si giunge a questa constatazione allora anche il raccontare il bene ci fa scorgere la sua natura impalpabile. Spetta al nostro sguardo purificato da malizia riconoscere questa presenza misteriosa celata nella profondita del nostro cuore che da sempre ha accompagnato l'umanità e che come viene riconosciuta fa battere forte il cuore degli uomini e ci fa sperimentare nella vita il Buon Annuncio del Vangelo.

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CHI È L'ANGELO INVISIBILE? «LO RIVELERÒ SOLO A PAPA FRANCESCO» - LETTERA AI MIEI FIGLI SULL’INCERTEZZA

Da anni aiuta famiglie in difficoltà pagando debiti, affitti, cure mediche, rette scolastiche, spese legali. Sempre mantenendo l’anonimato
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E arriviamo così al titolo del suo libro. «Ho tre figli, ormai grandi e sistemati, a cui ho sempre dato tutto. Ma quando ho detto loro della mia malattia, ho ricevuto solo telefonate distratte. Quando a giugno mi hanno ricoverato in ospedale, il più grande si è fatto vivo dopo quattro giorni, solo per dirmi che non poteva venirmi a trovare perché aveva altri impegni. Allora ho preso una decisione drastica: non dar loro più un soldo. Il risultato è che da allora si rifiutano di parlarmi. Con questo libro vorrei far capire che il senso della vita non è nei vestiti griffati e nelle belle macchine». 
Con la fede, Andrea ha un rapporto complicato: «Fino a qualche anno fa, semplicemente non ci pensavo. Ora che sono costretto a passare tanto tempo a casa guardo molti documentari di astrofisica, la mia grande passione. Osservando le stelle, mi rendo conto che l’ordine che governa l’universo non può essere frutto del caso. Mi piacerebbe tanto confrontarmi con papa Francesco. A lui rivelerei chi sono davvero. Almeno del Papa ci si potrà fidare...».
  CHI È L'ANGELO INVISIBILE? «LO RIVELERÒ SOLO A PAPA FRANCESCO»
Questo libro è una moderna favola di Natale, una storia vera condita di fantasia, una reale, intensa «lettera ai posteri» in cui l’autore racconta i valori che hanno sempre guidato la sua esistenza: il dovere di dividere con il prossimo ciò che il destino gli ha dato, quello di ribellarsi alle ingiustizie. E la chiave, dolorosa ma anche magica, di ogni crescita interiore: del domani non vi è certezza.
  la scheda del libro LETTERA AI MIEI FIGLI SULL’INCERTEZZA

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#Aleppo #lasciateuscireicivili

 
Fermate il massacro di Aleppo. Lasciate uscire i civili.

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#Aleppo #lasciateuscireicivili

  Siamo indignati

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Mons. Abou Khazen, felice per l’ingresso dell’esercito siriano nei quartieri occupati, considera “motivo di speranza” la lettera del Papa ad Assad. Ma accusa: “L’embargo colpisce solo i civili”

 
Federico Cenci: 
  Aleppo liberata. Vicario apostolico: “Questo Natale avrà un altro profumo”


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E intanto a Damasco una stazione di polizia è stata colpita da un attentato nel quale i terroristi hanno usato una bambina di 8 anni che hanno fatto saltare in aria. L'agenzia governativa Sana ha detto che l'esplosione, oltre ad uccidere la piccola, ha ferito un agente. Gli autori dell'attentato, nel quartiere di Midan, hanno convinto la bambina ad entrare nei locali e poi hanno azionato a distanza una carica esplosiva che portava addosso.

  AVVENIRE:   Bimba di 8 anni usata come kamikaze a Damasco. Civili via da Aleppo a singhiozzo


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FEDE E
SPIRITUALITÀ


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  Tacere di sè è umiltà...  (S. Giovanni della Croce)
  Solo chi antepone il bene comune...  (tweet Enzo Bianchi)
   La fede che non dubita... (Miguel de Unamuno)
  Mandaci la brezza leggera dello Spirito... (don Tonino Bello)
  "Fare la volontà del Padre" significa...  (Silvano Fausti)
  Gesù è colui che libera... (P. Ottavio Raimondo)
  Mettiamoci in cammino senza paura... (don Tonino Bello)
  C'è bisogno di autentici testimoni...  (Benedetto XVI)


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10 dicembre 2016 - Dieci anni senza il cardinale Pappalardo, il cardinale di Palermo nemico della mafia
"Molti nel nostro Meridione sono convinti che nulla in realtà può cambiare, e trovano giustificazioni psicologiche, storiche ed anche letterarie per tale loro atteggiamento. Bisogna invece raccogliere la sfida, e credere che c’è veramente un mondo nuovo nel quale - se gli uomini vogliono - possono regnare la giustizia e la pace. Bisogna che nella nostra Sicilia gli uomini vogliano proprio questo, a cominciare dai politici fino all’ultimo cittadino!». (card. Salvatore Pappalardo)


 
video

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Riproponiamo questa preghiera che è stata scritta il 12 dicembre 1969 dal giovane Jorge Mario Bergoglio alla vigilia della sua Ordinazione Sacerdotale.

   Voglio credere... Credo... preghiera di Papa Francesco alla vigilia dell'Ordinazione Sacerdotale

Dopo 47 anni lo stesso sorriso, lo stesso sguardo... la stessa voglia di trasmettere la misericordia del Signore!!!
Auguri di cuore Papa Francesco e grazie per aver risposto alla chiamata del Signore con l'ECCOMI pronunciato pubblicamente il 13 dicembre di 47 anni fa e sicuramente rinnovato ogni giorno nel tuo grande cuore.
Il Signore ravvivi il fervore di quel giorno arricchendolo di maturità e ti renda sempre suo strumento per diffondere gioia e speranza.

  Auguri

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La festa di S. Lucia evoca il nostro bisogno di vedere, di non conoscere l’esperienza della cecità. Noi, infatti, la invochiamo come patrona della vista degli occhi. 
Tuttavia, mi pare, abbiamo bisogno di chiedere la sua intercessione per un altro tipo di cecità di cui siamo affetti un po’ tutti. Ci mancano, infatti, occhi nuovi. Siamo convinti di vedere ma in realtà siamo ciechi...

 
Santa Lucia, festeggiata in tutto il mondo, storie, leggende, tradizioni e soprattutto occasione per riflettere sulle nostre cecità

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14 dicembre memoria liturgica di San Giovanni della Croce, sacerdote dell’Ordine dei Carmelitani e dottore della Chiesa, fondatore dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi. 
È un grande maestro di spiritualità valido ancora oggi. Ha anche il merito di essere stato un valido collaboratore di Teresa d’Avila (anch’essa Santa e Dottore della Chiesa) nella Riforma Carmelitana. Ma non basta. Per le sue poesie si è guadagnato un posto nella letteratura spagnola. È stato riconosciuto come “il più santo dei poeti spagnoli, e il più poeta dei Santi”.


  Tacere di sè è umiltà...
  Dove non c'è amore, metti amore...
  Alla fine della vita saremo giudicati...
  Dio preferisce a tutte le parole...
 
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#Dossetti #anniversario tweet di Enzo Bianchi

  15.12.1996 ci lasciava Giuseppe Dossetti...
 
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La novena di Natale, che inizia il 16 dicembre e si conclude il 24 dicembre, pur non essendo "preghiera ufficiale" della Chiesa, è un’antichissima tradizione e costituisce un momento molto significativo nella vita delle nostre comunità cristiane che ci permette di approfondire il mistero dell’incarnazione del Verbo e di celebrare con gioia la solennità del Santo Natale.

  La novena di Natale guidati da Don Tonino Bello - 1° giorno - ANDIAMO FINO A BETLEMME

 
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Religiosità popolare - Preghiere in dialetto - Sicilia: Lu miraculu ri Santa Lucia (Il miracolo di santa Lucia)

La religiosità popolare di tutte le regioni italiane è ricca di preghiere dialettali, espressione di una cultura religiosa tramandata oralmente di generazione in generazione, per lo più dai nonni ai nipotini.
L'era moderna, purtroppo, tende a cancellare questo patrimonio, infatti le suddette preghiere permangono quasi esclusivamente nei ricordi delle persone più anziane. 
Nei giorni scorsi Padre Gregorio Battaglia, della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto - ME - (che i nostri lettori sicuramente conoscono attraverso i post da noi pubblicati) ci chiedeva se fosse stato possibile  pubblicare una preghiera in dialetto siciliano ricordata da una persona anziana che sta attraversando un momento molto difficile, questa richiesta ci ha stimolati a promuovere nel periodo di Avvento la pubblicazione di questa forma di devozione appartenente al nostro patrimonio culturale estendendo l'invito ai nostri lettori di tutte le regioni italiane.
Ci farebbe molto piacere avere un riscontro positivo da parte dei nostri lettori, che pertanto invitiamo a inviare il loro contributo o con un messaggio privato in Facebook nella pagina "Quelli della Via" o scrivendo una email alla casella di posta di "Tempo Perso" tempo-perso@libero.it .
Vi chiediamo cortesemente di indicare, accanto alla versione dialettale, anche quella in lingua italiana e, nel caso ne foste a conoscenza, di corredarla di diversi particolari (ad esempio se veniva recitata in particolari periodi dell'anno o momenti della giornata, o se rivolta a qualche Santo per chiederne l'intercessione, o a qualunque altra informazione riteniate opportuno fornirci).
Sarà nostra cura selezionare i suggerimenti, verificandone ovviamente i contenuti, e preparare i post ed anche uno Speciale, in continuo aggiornamento, in cui potere rintracciare con facilità tutte le preghiere.
Preghiere in dialetto
  Sicilia 
Lu miraculu ri Santa Lucia
(Il miracolo di santa Lucia)

Mi rissi me nanna, quann'era nica:
"Ora ti cuntu 'na storia antica".
'Ncapu li ammi mi fici assittari

e araciu araciu si misi a cuntari:
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(Mi disse mia nonna quand'ero bambina: 
"Ora ti racconto una storia antica'. 
Sulle sue gambe mi fece sedere 
e adagio adagio ha cominciato a raccontare:)
...
Storia segnalata da Francesca e Paolo Policheni

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A Palermo il 13 dicembre si ricorda un'antica vicenda: la Santa implorata dai palermitani esaudì le loro preghiere facendo arrivare nel porto un bastimento carico di grano. I palermitani da diversi mesi in carestia, non molirono il grano per farne farina, ma lo bollirono, per sfamarsi in minor tempo, aggiungendogli soltanto un filo d’olio, creando così la "cuccìa". 
Da allora i palermitani ogni anno per devozione ricordano solennemente l'evento, rigorosamente ricorrono all’astensione per l’intera giornata dal consumare farinacei. 
Se per Santa Lucia non si mangia pane e pasta, in compenso - secondo quanto riferisce il Pitrè - come penitenza e per tradizione si consumano legumi, verdure, panelle, arancine e cuccìa dolce o salata. Un'altra usanza è quella di fare dei piccoli pani a forma di occhi, da benedire, che si mangiano per tenere lontane le malattie connesse alla vista.

Segui lo Speciale:
  Religiosità popolare - Preghiere in dialetto in continuo aggiornamento

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PRENDERSI CURA DELLA “CASA COMUNE” - HOREB n. 3/2016 (n. 75)


E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
E-mail: horeb.tracce@alice.it

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DISCERNIMENTO E RESPONSABILITÀ “Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono” (1Ts 5,21) - I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2016

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Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Dicembre 2016 - “Perché sia eliminata in ogni parte del mondo la piaga dei bambini-soldato”

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Vangelo: Lc 11,2-11
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 l'Atteso non corrisponde alle attese. 
Di Dio abbiamo quasi sempre una comprensione troppo umana, siamo dei ciechi che non vedono la realtà ma solo le nostre aspettative: da questa cecità Gesù è venuto a guarirci. Non dobbiamo allora attendere un altro ma piuttosto sono le nostre attese che devono essere altre perché è un 'Altro' che deve essere atteso. Era stato già annunciato: "Così dice il Signore: i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie" (Is 55,8). Gesù ci chiama a venir fuori dalle nostre ambiguità verificando le nostre attese con il suo vissuto, ci invita ad accoglierlo così come è, non come noi vorremmo che fosse. "Egli ci risponde rimandando alle sue opere, come se ci dicesse:
"Io-Sono colui che vedi attraverso ciò che faccio" (cit.). Gesù è il volto di un Dio scandaloso che ci sconcerta, è la Parola del Padre che ci converte da una mentalità di morte alla vera vita, è la manifestazione della tenerezza e della misericordia di Dio per ogni uomo, primi fra tutti i peccatori. Egli è la Parola del Padre che si fa fragilità e debolezza e che ci fa passare dalla morte alla vita, la fedeltà eterna al Suo progetto di amore che va al di là delle nostre attese e compie le sue promesse.

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"Il miracolo del seme e del lievito che non si «spegne»" di p. Ermes Ronchi - III Domenica di Avvento - anno A


Commento
II Domenica di Avvento (Anno A)
Letture Isaia 35,1-6.8.10; Salmo 145; Giacomo 5,7-10; Matteo 11,2-11
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Sei tu o no quello che il mondo attende?. Grande domanda che permane intatta: perseveriamo dietro il Vangelo o cerchiamo altrove?
Giovanni è colto dal dubbio, eppure Gesù non perde niente della stima immensa che nutre per lui: È il più grande! I dubbi non diminuiscono la fede del profeta. Così è per noi: non esiste fede senza dubbi; io credo e dubito, e Dio continua a volermi bene; mescolo fede e dubbi e la sua fiducia resta intatta.
Sei tu? Gesù non risponde con argomentazioni, ma con un elenco di fatti: ciechi, storpi, sordi, lebbrosi, guariscono, si rimettono in cammino hanno una seconda opportunità, la loro vita cambia.
Dove il Signore tocca, porta vita, guarisce, fa fiorire.
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I fatti che Gesù elenca non hanno cambiato il mondo, eppure quei piccoli segni bastano perché non consideriamo più il mondo come un malato inguaribile. Gesù non ha mai promesso di risolvere i problemi della storia con i suoi miracoli. Ha promesso qualcosa di molto più grande: il miracolo del seme, il lavoro oscuro ma inarrestabile del seme che fiorirà. Non ci ha fornito pane già pronto, ma un lievito che non si spegne.
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La fede è fatta di due cose: di occhi che vedono il sogno di Dio e di mani pazienti e fiduciose come quelle del contadino che «aspetta con costanza il prezioso frutto della terra» (Giacomo 5,7). Di uno stupore, come un innamoramento per un mondo nuovo possibile, e di lavoro concreto per volti e nomi che riempiono il cuore. Anche di fatica: «Fino a che c'è fatica c'è speranza» (don Milani).
Beato chi che non si scandalizza di me. Gesù portava scandalo e lo porta oggi, a meno che non ci facciamo un Cristo a nostra misura e addomestichiamo il suo messaggio: non stava con la maggioranza, ha cambiato il volto di Dio e del potere, ha messo pubblicani e prostitute prima dei sacerdoti, ha fatto dei poveri i principi del suo regno.
Gesù: un uomo solo, con un pugno di amici, di fronte a tutti i mali del mondo. Beato chi lo sente come piccolo e fortissimo seme di luce, goccia di fuoco che vive e opera nel cuore dell'uomo. Unico miracolo di cui abbiamo bisogno.

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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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Con la morte di Paulo Evaristo Arns scompare l'ultimo grande protagonista della Chiesa latinoamericana del post-concilio
Arns è stato un frate francescano, giornalista, ha scritto più di cinquanta libri dedicati alla pastorale nelle grandi metropoli insieme a studi sulla letteratura cristiana dei primi secoli. Ma ciò che ha caratterizzato maggiormente il suo episcopato è stata la difesa dei poveri, della libertà del popolo e dei diritti umani, in particolare durante la dittatura che in Brasile è durata dal 1964 al 1985. La sua presenza e autorevolezza hanno favorito il passaggio incruento al regime democratico...

 
Il cardinale che mise in vendita il palazzo per dare il ricavato ai poveri

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Ricordo di Giuseppe Dossetti, «fedele a Dio e al mondo», profeta dei nostri tempi.


Chi l’ha conosciuto vede nella sua «fedeltà a Dio e al mondo» (G. Bellia) uno dei paradigmi più eloquenti per interpretare la sua esistenza. Fedeltà nel senso di sponsalità in Cristo e nella Chiesa e per questo anche verso la storia, com’è detto nel salmo: «Di te si dicono cose gloriose città di Dio» (cf. Sal 87,3). Gerusalemme come madre di tutti i popoli, vale a dire cioè che chi è in Dio, abita la città degli uomini nella costante tensione fra memoria e profezia e diviene come una sorgente dalla quale si diffondono diversi fiumi. C’è un’universalità del pensiero di Dossetti che è difficile abbracciare prescindendo da questo suo percorso nuziale, una polisemia impossibile da declinare scindendo il cammino dell’uomo da quello del discepolo, e in ultima analisi un’armonia che stenta a risuonare enfatizzando un solo interludio perché c’è anche dell’altro e inoltre si sa, anche il silenzio è musica e fa parte dello spartito. 
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In conclusione, la fedeltà a Dio e al mondo consegnata alla storia lascia che Dossetti sia annoverato tra i sapienti e i profeti: «Sapienti, che con il loro gratuito servizio sanno custodire e accrescere il tesoro lasciato in eredità da altri» e profeti, «servitori vigili e fedeli che esplorano quel futuro di Dio verso cui uomini e società sono incamminati». Dossetti cioè annoverato tra quei sapienti e profeti che «con la loro fede sofferta e perseverante, scrutando come sentinelle nella notte il disegno di Dio, ne scandiscono i tempi e ne orientano il senso». (Bellia, «Servi di chi. Servi perché», 162).
  Dossetti e la sua “ fedeltà a Dio e al mondo”
Vent’anni dalla scomparsa di don Giuseppe Dossetti, padre e ispiratore fecondo di una certa idea di cattolicesimo democratico ...
Vent’anni senza un uomo che seppe essere grande tanto nella vittoria quanto nella sconfitta, battagliero e rispettoso al tempo stesso, in grado di concepire la politica non solo come un servizio, frase viepiù abusata, fin quasi a diventare stucchevole, ma proprio come un dovere morale e civico di ogni cittadino.
Vent’anni e ritornano in mente i suoi insegnamenti, la sua lezione etica, il suo profilo e quell’idea, antica e modernissima, che la politica debba germogliare nel grembo della società, nell’animo di ciascuno di noi, nei nostri sogni, nelle nostre speranze, nella pienezza dei nostri valori e delle nostre azioni, riprendendo il concetto socratico della maieutica e trasferendosi poi, in base al principio della rappresentanza, nell’ambito delle istituzioni repubblicane.
...
Diciamo che, per inquadrare Dossetti, dobbiamo aver presenti due figure mirabili del nostro panorama cattolico e spirituale: il cardinal Martini e padre Turoldo. Dossetti si colloca a metà fra i due, con la bussola della comunità e l’amore per la Terrasanta del primo e la passione e l’impegno politico del secondo
...
Vent’anni e un vuoto incolmabile, eppure, rileggendo la sua biografia, ti vien voglia di amare la politica, di dimenticare come è stata ridotta e di riscoprirne l’infinita bellezza. E allora comprendi l’immortalità di un idealista che non si è mai arreso.
  Giuseppe Dossetti e il senso della Costituzione
Il primo film su Giuseppe Dossetti
Quanto resta della notte

  video
Per approfondire:
  • Il film su Giuseppe Dossetti Quanto resta della notte
  • L'eredità di Giuseppe Dossettti
  • Convegno "Una voce dal Novecento. Giuseppe Dossetti. A vent'anni dalla morte", registrato a Bologna martedì 13 dicembre 2016. (audio)
  • Vent'anni fa la morte di Giuseppe Dossetti: il ricordo del cardinal Martini
  • Il nostro post: Ricordo di Giuseppe Dossetti nel centenario della nascita

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Ventiquattro anni fa la marcia a Sarajevo, promossa dai Beati Costruttori di pace: 500 persone, dal 7 al 13 dicembre 1992, nella città sotto assedio da nove mesi. Per celebrare, con gli abitanti di Sarajevo, la Giornata dei Diritti Umani, 10 dicembre. Don Tonino, Presidente di Pax Christi,  c’era nonostante la malattia.
Ripensare a quei giorni lascia spazio, inevitabilmente, a tanti ricordi ed emozioni…


 
Renato Sacco: 
   “Una grande voglia di piangere” Sarajevo ’92.. e i Diritti Umani

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 FRANCESCO
 


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10/12/2016:

 
Lavoriamo tutti con decisione...

11/12/2016:

  L'Avvento sia un tempo di speranza...

12/12/2016:

  Nella festa di nostra Signora di Guadalupe...

13/12/2016:

  Oggi vorrei che ciascuno facesse memoria...

14/12/2016:

  E' il momento di dare spazio...

15/12/2016:

  L'amore di Dio, che sa leggere...


16/12/2016:

  Il perdono è il segno più visibile...

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L'umorismo non manca a Papa Francesco... così scherza questa mattina durante l'udienza generale:
“Ringrazio tutti voi degli auguri per il mio prossimo compleanno, grazie tante! Ma vi dirò una cosa che vi farà ridere, vi farà ridere: nella mia terra fare gli auguri in anticipo porta la iella! E chi fa gli auguri in anticipo è uno iettatore!”.

  Papa scherza sugli auguri in anticipo: "Nella mia terra porta jella"

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Papa Francesco fa gli auguri di Natale alle persone non udenti con il linguaggio dei segni e chiede loro di pregare per lui. Il video è stato pubblicato sull'account twitter del segretario particolare di Papa Francesco, Yoannis Lahzi Gaid.

  video

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Papa Francesco: Il presepe e l’albero formano un messaggio di speranza e di amore, e aiutano a creare il clima natalizio favorevole per vivere con fede il mistero della Nascita del Redentore...

Con queste parole Papa Francesco si è rivolto ai donatori dell'albero di Natale e del presepio che rallegreranno in tutto il periodo natalizio in piazza San Pietro, ricevuti nell'aula Paolo VI venerdì 9 dicembre, il giorno prima dell'inaugurazione.
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
... Un pensiero speciale va a voi bambini, che avete decorato l’albero, con il sostegno della “Fondazione Lene Thun” che anima i laboratori di ceramico-terapia in diversi ospedali. Le sfere colorate che avete creato raffigurano i valori della vita, dell’amore e della pace che il Natale di Cristo ogni anno viene a riproporci.
Il presepe collocato in Piazza San Pietro, opera dell’artista di Gozo Manwel Grech, riproduce il paesaggio maltese, ed è completato dalla tradizionale croce di Malta e dal “luzzu”, tipica imbarcazione maltese, che richiama anche la triste e tragica realtà dei migranti sui barconi diretti verso l’Italia. Nell’esperienza dolorosa di questi fratelli e sorelle, rivediamo quella del bambino Gesù, che al momento della nascita non trovò alloggio e venne alla luce nella grotta di Betlemme; e poi fu portato in Egitto per sfuggire alla minaccia di Erode. Quanti visiteranno questo presepio saranno invitati a riscoprirne il valore simbolico, che è un messaggio di fraternità, di condivisione, di accoglienza e di solidarietà. Anche i presepi allestiti nelle chiese, nelle case e in tanti luoghi pubblici sono un invito a far posto nella nostra vita e nella società a Dio, nascosto nel volto di tante persone che sono in condizioni di disagio, di povertà e di tribolazione.
L’albero di Natale posto accanto al presepe proviene dai boschi di Scurelle, ai piedi della catena montuosa del Lagorai, contornata da un’incantevole natura, con fiori, piante e ruscelli cristallini che costeggiano i sentieri. La bellezza di quei panorami è un invito a contemplare il Creatore e a rispettare la natura, opera delle sue mani. Siamo tutti chiamati ad accostarci al creato con stupore contemplativo.
Il presepe e l’albero formano quindi un messaggio di speranza e di amore, e aiutano a creare il clima natalizio favorevole per vivere con fede il mistero della Nascita del Redentore, venuto sulla terra con semplicità e mitezza. Lasciamoci attrarre, con animo di fanciulli, davanti al presepe, perché lì si comprende la bontà di Dio e si contempla la sua misericordia, che si è fatta carne umana per intenerire i nostri sguardi.
Vi ringrazio! Auguro a voi qui presenti e a tutti gli abitanti dei vostri Paesi di trascorrere con serenità e intensità il Natale del Signore. Vi chiedo, per favore, di pregare per me, e invoco la Benedizione del Signore su di voi, sulle vostre famiglie e sulle popolazioni delle vostre terre.
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La banda della Gendarmeria vaticana ha accompagnato l’inaugurazione del Presepe e dell’Albero di Natale in Piazza San Pietro. Il primo, donato da Malta e realizzato dall’artista Manwel Grech, è composto da 17 figure. Tra i simboli che ricordano l’isola del Mediterraneo, il “luzzu”, la tipica imbarcazione locale. Queste le parole del cardinale Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato della Città del Vaticano:
"Dagli albori del cristianesimo, quando Paolo Apostolo naufragò nel suo viaggio a Roma per esservi giudicato, Malta è terra del Vangelo. E’ significativa poi la presenza di un barcone, con il quale i migranti tentano di sfidare il mare per raggiungere l’Europa in cerca di un rifugio o di un futuro migliore".
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Spiega mons. Charles Scicluna, arcivescovo di Malta, citando una delle figure del Presepe:
"Quel pastore che dorme sotto la casa maltese, col balcone con la Croce di Malta, è un po’ tutti noi, che siamo distratti: c’è il pericolo che il Natale passi e che noi continuiamo a dormire, a non partecipare all’evento della grazia e della misericordia".
...
A decorare l’albero, le ceramiche dei bambini in cura nei i reparti oncologici degli ospedali italiani. Mons. Lauro Tisi, arcivescovo di Trento:
"L’altezza di questo albero e la sua collocazione accanto al Presepio di Malta, me lo fa immaginare anche un po’ come un faro, un faro che diventa in questa ora un po’ difficile, per non dire difficile della storia, presenza e luce. E il suo essere accanto alla Grotta mi permette di dare un nome a questa luce: Gesù di Nazareth".
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  Inaugurati in Piazza San Pietro albero di Natale e presepe
L'intervista all'autore del Presepe per il Natale 2016 in Piazza San Pietro.
Manwel Grech è un'artista proveniente da Gozo, Malta, scelto tra altri partecipanti al concorso di idee promosso dal Vaticano.
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SIRIA - La guerra è un cumulo di soprusi e falsità!! Papa Francesco, 11.12.2016 (Testo e video)


Dopo l'Angelus
del 
11.12.2016
Cari fratelli e sorelle,
Ogni giorno sono vicino, soprattutto nella preghiera, alla gente di Aleppo. Non dobbiamo dimenticare che Aleppo è una città, che lì c’è della gente: famiglie, bambini, anziani, persone malate… Purtroppo ci siamo ormai abituati alla guerra, alla distruzione, ma non dobbiamo dimenticare che la Siria è un Paese pieno di storia, di cultura, di fede. Non possiamo accettare che questo sia negato dalla guerra, che è un cumulo di soprusi e di falsità. Faccio appello all’impegno di tutti, perché si faccia una scelta di civiltà: no alla distruzione, sì alla pace, sì alla gente di Aleppo e della Siria.
E preghiamo anche per le vittime di alcuni efferati attacchi terroristici che nelle ultime ore hanno colpito vari Paesi. Diversi sono i luoghi, ma purtroppo unica è la violenza che semina morte e distruzione, e unica è anche la risposta: fede in Dio e unità nei valori umani e civili. Vorrei esprimere una particolare vicinanza al mio caro fratello Papa Tawadros II [Patriarca della Chiesa Copta Ortodossa]e alla sua comunità, pregando per i morti e i feriti
  video

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"Un cristiano che non è gioioso, qualcosa manca a questo cristiano, o non è cristiano!" Papa Francesco Angelus 11-12-2016 (testo e video)

 ANGELUS 
 11 dicembre 2016
Cari fratelli e sorelle, buona festa!
Oggi celebriamo la terza domenica di Avvento, caratterizzata dall’invito di san Paolo: «Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino» (Fil 4,4-5). Non è un’allegria superficiale o puramente emotiva, quella alla quale ci esorta l’Apostolo, e nemmeno quella mondana o quella allegria del consumismo. No, non è questa, ma si tratta di una gioia più autentica, di cui siamo chiamati a riscoprire il sapore. Il sapore della vera gioia.
...
Non sono parole, sono fatti che dimostrano come la salvezza, portata da Gesù, afferra tutto l’essere umano e lo rigenera. Dio è entrato nella storia per liberarci dalla schiavitù del peccato; ha posto la sua tenda in mezzo a noi per condividere la nostra esistenza, guarire le nostre piaghe, fasciare le nostre ferite e donarci la vita nuova. La gioia è il frutto di questo intervento di salvezza e di amore di Dio.
Siamo chiamati a lasciarci coinvolgere dal sentimento di esultanza. Questa esultanza, questa gioia… Ma un cristiano che non è gioioso, qualcosa manca a questo cristiano, o non è cristiano! La gioia del cuore, la gioia dentro che ci porta avanti e ci dà il coraggio. Il Signore viene, viene nella nostra vita come liberatore, viene a liberarci da tutte le schiavitù interiori ed esterne. È Lui che ci indica la strada della fedeltà, della pazienza e della perseveranza perché, al suo ritorno, la nostra gioia sarà piena. Il Natale è vicino, i segni del suo approssimarsi sono evidenti per le nostre strade e nelle nostre case; anche qui in Piazza è stato posto il presepio con accanto l’albero. Questi segni esterni ci invitano ad accogliere il Signore che sempre viene e bussa alla nostra porta, bussa al nostro cuore, per venire vicino a noi; ci invitano a riconoscere i suoi passi tra quelli dei fratelli che ci passano accanto, specialmente i più deboli e bisognosi.
Oggi siamo invitati a gioire per la venuta imminente del nostro Redentore; e siamo chiamati a condividere questa gioia con gli altri, donando conforto e speranza ai poveri, agli ammalati, alle persone sole e infelici. La Vergine Maria, la “serva del Signore”, ci aiuti ad ascoltare la voce di Dio nella preghiera e a servirlo con compassione nei fratelli, per giungere pronti all’appuntamento con il Natale, preparando il nostro cuore ad accogliere Gesù.
Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
Ogni giorno sono vicino, soprattutto nella preghiera, alla gente di Aleppo. Non dobbiamo dimenticare che Aleppo è una città, che lì c’è della gente: famiglie, bambini, anziani, persone malate… Purtroppo ci siamo ormai abituati alla guerra, alla distruzione, ma non dobbiamo dimenticare che la Siria è un Paese pieno di storia, di cultura, di fede. Non possiamo accettare che questo sia negato dalla guerra, che è un cumulo di soprusi e di falsità. Faccio appello all’impegno di tutti, perché si faccia una scelta di civiltà: no alla distruzione, sì alla pace, sì alla gente di Aleppo e della Siria.
E preghiamo anche per le vittime di alcuni efferati attacchi terroristici che nelle ultime ore hanno colpito vari Paesi. Diversi sono i luoghi, ma purtroppo unica è la violenza che semina morte e distruzione, e unica è anche la risposta: fede in Dio e unità nei valori umani e civili. Vorrei esprimere una particolare vicinanza al mio caro fratello Papa Tawadros II [Patriarca della Chiesa Copta Ortodossa]e alla sua comunità, pregando per i morti e i feriti.
  video
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Oggi, a Vientiane, in Laos, vengono proclamati Beati Mario Borzaga, sacerdote dei Missionari Oblati di Maria Immacolata, Paolo Thoj Xyooj, fedele laico catechista e quattordici compagni uccisi in odio alla fede. La loro eroica fedeltà a Cristo possa essere di incoraggiamento e di esempio ai missionari e specialmente ai catechisti, che nelle terre di missione svolgono una preziosa e insostituibile opera apostolica, per la quale tutta la Chiesa è loro grata. E pensiamo ai nostri catechisti: tanto lavoro fanno, un così bel lavoro! Essere catechista è una cosa bellissima: è portare il messaggio del Signore perché cresca in noi. Un applauso ai catechisti, tutti!
Saluto con affetto tutti voi, cari pellegrini provenienti da vari Paesi. Oggi il primo saluto è riservato ai bambini e ragazzi di Roma, venuti per la tradizionale benedizione dei “Bambinelli”, organizzata dagli Oratori parrocchiali e dalle Scuole cattoliche romane. 
Cari ragazzi, quando pregherete davanti al vostro presepe con i vostri genitori, chiedete a Gesù Bambino di aiutarci tutti ad amare Dio e il prossimo. E ricordatevi di pregare anche per me, come io mi ricordo di voi. Grazie.
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  video integrale

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"Quando Dio ci fa visita ci lascia inquieti... Celebrare Maria è, in primo luogo, fare memoria della madre, fare memoria che non siamo né mai saremo un popolo orfano. Abbiamo una Madre!" Papa Francesco omelia 12/12/2016 (testo e video)


La fede di Maria illumina una società cieca di fronte a quelli che sono esclusi “dall'orgoglio accecante di pochi”. Così il Papa nell'omelia della Messa, celebrata in spagnolo nella Basilica di San Pietro, in occasione della Festa della Beata Vergine Maria di Guadalupe, Patrona delle Americhe e delle Filippine.
...
La società che stiamo costruendo per i nostri figli è sempre più marcata da segni di divisione e di frammentazione, lasciando “fuori gioco” tanti, specialmente coloro che hanno difficoltà a raggiungere il minimo indispensabile per portare avanti la propria vita con dignità. E’ una società alla quale piace vantarsi dei suoi progressi scientifici e tecnologici, ma che è diventata cieca e insensibile davanti a migliaia di volti che restano indietro nel cammino, esclusi dall’orgoglio accecante di pochi. Una società che finisce con il creare una cultura della disillusione, del disincanto e della frustrazione in tantissimi nostri fratelli; e anche di angoscia in tanti altri che sperimentano difficoltà per non restare fuori dal cammino.
Sembrerebbe che senza accorgercene ci siamo abituati a vivere nella “società della sfiducia” con tutto quello che ciò comporta per il nostro presente e specialmente per il nostro futuro; sfiducia che poco a poco va generando stati di indolenza e dispersione.
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Celebrare la memoria di Maria è affermare contro ogni pronostico che “nel cuore e nella vita dei nostri popoli batte un forte senso di speranza, nonostante le condizioni di vita che sembrano offuscare ogni speranza”.
Maria, perché ha creduto, ha amato; perché serva del Signore è serva dei suoi fratelli. Celebrare la memoria di Maria è celebrare che noi come Lei, siamo invitati a uscire e andare all’incontro con gli altri con il suo stesso sguardo, con le sue stesse viscere di misericordia, con i suoi stessi gesti. Contemplarla è sentire il forte invito ad imitare la sua fede. La sua presenza ci porta alla riconciliazione, dandoci forza per generare legami nella nostra benedetta terra latinoamericana, dicendo “sì” alla vita e “no” a ogni tipo di indifferenza, di esclusione, di scarto dei popoli o di persone.
E non abbiamo paura di uscire a guardare gli altri con il suo stesso sguardo. Uno sguardo che ci fa fratelli.
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  video  integrale

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"Il mondo non può aspettare, l’umanità ha fame e sete di giustizia, di verità, di pace." Papa Francesco Udienza generale 14/12/2016 (foto, testo e video)


 UDIENZA GENERALE 
Aula Paolo VI
 Mercoledì, 14 dicembre 2016 
...
La Speranza cristiana - 2. Isaia 52: “Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace…”
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Ci stiamo avvicinando al Natale, e il profeta Isaia ancora una volta ci aiuta ad aprirci alla speranza accogliendo la Buona Notizia della venuta della salvezza.
Dio non ha abbandonato il suo popolo e non si è lasciato sconfiggere dal male, perché Egli è fedele, e la sua grazia è più grande del peccato. Questo dobbiamo impararlo, Perché noi siamo testardi e non lo impariamo. Ma io farò la domanda: chi è più grande, Dio o il peccato? Dio! E chi vince alla fine? Dio o il peccato? Dio. Egli è capace di vincere il peccato più grosso, più vergognoso, più terribile, il peggiore dei peccati? Con che arma vince Dio il peccato? Con l’amore! Questo vuol dire che “Dio regna”; sono queste le parole della fede in un Signore la cui potenza si china sull’umanità, si abbassa, per offrire misericordia e liberare l’uomo da ciò che sfigura in lui l’immagine bella di Dio perché quando siamo in peccato l’immagine di Dio è sfigurata. E il compimento di tanto amore sarà proprio il Regno instaurato da Gesù, quel Regno di perdono e di pace che noi celebriamo con il Natale e che si realizza definitivamente nella Pasqua. E la gioia più bella del Natale è questa gioia interiore di pace: il Signore ha cancellato i miei peccati, il Signore mi ha perdonato, il Signore ha avuto misericordia di me, è venuto a salvarmi. Questa è la gioia del Natale!

Sono questi, fratelli e sorelle, i motivi della nostra speranza. Quando tutto sembra finito, quando, di fronte a tante realtà negative, la fede si fa faticosa e viene la tentazione di dire che niente più ha senso, ecco invece la bella notizia portata da quei piedi veloci: Dio sta venendo a realizzare qualcosa di nuovo, a instaurare un regno di pace; Dio ha “snudato il suo braccio” e viene a portare libertà e consolazione. Il male non trionferà per sempre, c’è una fine al dolore. La disperazione è vinta perché Dio è tra noi.

E anche noi siamo sollecitati a svegliarci un po’, come Gerusalemme, secondo l’invito che le rivolge il profeta; siamo chiamati a diventare uomini e donne di speranza, collaborando alla venuta di questo Regno fatto di luce e destinato a tutti, uomini e donne di speranza. Quanto è brutto quando troviamo un cristiano che ha perso la speranza!
.... Il messaggio della Buona Notizia che ci è affidato è urgente, dobbiamo anche noi correre come il messaggero sui monti, perché il mondo non può aspettare, l’umanità ha fame e sete di giustizia, di verità, di pace.
E vedendo il piccolo Bambino di Betlemme, i piccoli del mondo sapranno che la promessa si è compiuta, il messaggio si è realizzato. In un bimbo appena nato, bisognoso di tutto, avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia, è racchiusa tutta la potenza del Dio che salva. Il Natale è un giorno per aprire il cuore: bisogna aprire il cuore a tanta piccolezza, che è lì in quel Bambino, e a tanta meraviglia. È la meraviglia di Natale, a cui ci stiamo preparando, con speranza, in questo tempo di Avvento. È la sorpresa di un Dio bambino, di un Dio povero, di un Dio debole, di un Dio che abbandona la sua grandezza per farsi vicino a ognuno di noi.

  video della catechesi
Saluti:
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In questi giorni di gioiosa preparazione al Natale, porgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. Ringrazio tutti voi degli auguri per il mio prossimo compleanno, grazie tante! Ma vi dirò una cosa che vi farà ridere: nella mia terra fare gli auguri in anticipo porta iella! E chi fa gli auguri in anticipo è uno “iettatore”! 
...
Rivolgo infine un pensiero ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Oggi la liturgia fa memoria di San Giovanni della Croce, pastore zelante e mistico dottore della Chiesa: cari giovani, meditate la grandezza dell’amore di Gesù che nasce e muore per noi; cari ammalati, accettate con mansuetudine la vostra croce in unione con Cristo per la conversione dei peccatori; e voi, cari sposi novelli, date più spazio alla preghiera soprattutto in questo Tempo di Avvento, perché la vostra vita diventi un cammino di perfezione cristiana.
  il testo integrale
  video integrale

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La nonviolenza: stile di una politica per la pace - Messaggio del Papa per la cinquantesima giornata mondiale della pace, che si celebra il 1° gennaio 2017 (testo integrale)

La «nonviolenza attiva e creativa» come «stile di vita» è al centro del messaggio del Papa per la cinquantesima giornata mondiale della pace, che si celebra il 1° gennaio 2017 e che è stato presentato nella Sala stampa della Santa Sede lunedì mattina, 12 dicembre.
Segue il testo integrale.
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
FRANCESCO
PER LA CELEBRAZIONE DELLA 
L GIORNATA MONDIALE DELLA PACE 
1° GENNAIO 2017
La nonviolenza: stile di una politica per la pace
1. All’inizio di questo nuovo anno porgo i miei sinceri auguri di pace ai popoli e alle nazioni del mondo, ai Capi di Stato e di Governo, nonché ai responsabili delle comunità religiose e delle varie espressioni della società civile. Auguro pace ad ogni uomo, donna, bambino e bambina e prego affinché l’immagine e la somiglianza di Dio in ogni persona ci consentano di riconoscerci a vicenda come doni sacri dotati di una dignità immensa. Soprattutto nelle situazioni di conflitto, rispettiamo questa «dignità più profonda»[1] e facciamo della nonviolenza attiva il nostro stile di vita.
Questo è il Messaggio per la 50ª Giornata Mondiale della Pace.
...
In conclusione
7. Come da tradizione, firmo questo Messaggio l’8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. Maria è la Regina della Pace. Alla nascita di suo Figlio, gli angeli glorificavano Dio e auguravano pace in terra agli uomini e donne di buona volontà (cfr Lc 2,14). Chiediamo alla Vergine di farci da guida.
«Tutti desideriamo la pace; tante persone la costruiscono ogni giorno con piccoli gesti e molti soffrono e sopportano pazientemente la fatica di tanti tentativi per costruirla». Nel 2017, impegniamoci, con la preghiera e con l’azione, a diventare persone che hanno bandito dal loro cuore, dalle loro parole e dai loro gesti la violenza, e a costruire comunità nonviolente, che si prendono cura della casa comune. «Niente è impossibile se ci rivolgiamo a Dio nella preghiera. Tutti possono essere artigiani di pace».
Dal Vaticano, 8 dicembre 2016
Francesco

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Preti autentici...come voglio la mia vita di sacerdote: come funzionario, come intermediario o come mediatore - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
9 dicembre 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 
Papa Francesco:
I sacerdoti siano mediatori dell’amore di Dio, non intermediari che pensano al proprio interesse.
Papa Francesco ha idealmente consegnato ai seminaristi di Roma le icone di san Policarpo, san Francesco Saverio e di san Paolo mentre sta per essere decapitato, raccomandando loro di vivere il sacerdozio come autentici mediatori tra Dio e il popolo, gioiosi anche sulla croce, e non come funzionari intermediari, rigidi e mondani, attenti solo ai propri interessi e per questo insoddisfatti. È questo il profilo autentico del sacerdote tratteggiato dal Pontefice nella messa celebrata venerdì mattina 9 dicembre nella cappella della Casa Santa Marta.
...
(fonte: L'Osservatore Romano)
  video

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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
13 dicembre 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 
Papa Francesco:
Popolo scartato
Il clericalismo nella Chiesa è un brutto male che ha radici antiche e ha sempre come vittima «il popolo povero e umile»: non a caso anche oggi il Signore ripete agli «intellettuali della religione» che peccatori e prostitute li precederanno nel regno dei cieli. È un vero e proprio esame di coscienza quello proposto da Papa Francesco nella messa celebrata martedì mattina, 13 dicembre, nella cappella della Casa Santa Marta.
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  video

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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
15 dicembre 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 
Papa Francesco:
Il grande e i piccoli
Il «coraggio apostolico di dire sempre la verità», l’«amore pastorale» nell’accogliere la gente «col poco che può dare», la capacità di «dubitare» e di mettere in dubbio la propria vocazione: in questi giorni di Avvento in cui la liturgia mette al centro Giovanni Battista, sono queste le caratteristiche — che furono del precursore — utili perché ogni persona si metta «sulle tracce del Signore».
...
  video

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«Nell’umiltà è la grandezza di Giovanni» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)

S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
18 dicembre 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 
Papa Francesco:
Quel dito che indica
L’impegno di tutti i cristiani è quello di «essere testimoni di Gesù», di riempire la vita di «quel gesto» che fu tipico di Giovanni il Battista: «indicare Gesù». Una «vocazione» comune sulla quale si è soffermato Papa Francesco nell’omelia della messa celebrata a Santa Marta venerdì mattina, 16 dicembre.
...
  video


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Papa Francesco, diversamente da come lo hanno ritratto in un graffito murale comparso nottetempo a Borgo Pio e subito cancellato ma che ha fatto il giro della blogosfera, non è solito impiastrare muri con simboli della pace aiutato da guardie svizzere. I papi, questo si sa, usano altri canali per mandare messaggi al mondo. È vero però che negli ultimi giorni Jorge Mario Bergoglio sta ripetendo messaggi a tema unico: la pace e l’impegno per il disarmo. L’ultimo lo ha pronunciato giusto ieri mattina ricevendo in udienza gli ambasciatori di Svezia, Moldavia, isole Fiji e Maurizio, Tunisia e Burundi in occasione della presentazione delle loro lettere credenziali.

  Rachele Gonnelli:    Bergoglio ai padroni del mondo: «Scandalose le spese per le armi»

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