"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°38 del 2016

Aggiornamento della settimana

- dal 24 al 30 settembre 2016 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 7 ottobre 2016

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


PREGHIERA DEI FEDELI



OMELIA 


 

 



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 







I NOSTRI TEMPI


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SIRIA - E' la polvere che si può mettere sotto il tappeto, non l'umanità ferita a morte

 
  Cari Tg, avete cancellato l'olocausto di Aleppo dai vostri titoli...

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Al termine dell’udienza generale il Papa ha lanciato un nuovo accorato appello per la Siria, in particolare per Aleppo. Queste le sue parole: 

 
Il mio pensiero va un’altra volta all’amata e martoriata Siria...

Inaccettabile... ad Aleppo in cinque giorni 96 bambini uccisi e 223 feriti...

  Ad Aleppo est almeno 96 bambini uccisi e 223 feriti

Appello per la Siria di Papa Francesco: Proteggete i civili!!

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Bambine e bambini, cristiani e musulmani, ad Aleppo il 6 ottobre insieme invocheranno la pace per tutta la Siria


Centinaia di bambini e bambine di Aleppo, cristiani e musulmani, si incontreranno il 6 ottobre, per chiedere con le loro preghiere che nella città martoriata in cui vivono, e in tutta la Siria, si fermi la spirale di morte scatenatasi in questi ultimi giorni con particolare crudeltà proprio sui più piccoli e inermi. Lo riferisce all'Agenzia Fides l'Arcivescovo Boutros Marayati, alla guida dell'arcieparchia armena cattolica di Aleppo. L'iniziativa, partita su impulso dei Padri Francescani, coinvolgerà in primo luogo gli alunni delle scuole. Metteranno anche le loro firme e le loro impronte su un appello per chiedere ai potenti del mondo di por fine alle stragi che si accaniscono con particolare crudeltà sui bambini, che in tutte le guerre sono i più vulnerabili. “Ma soprattutto pregheranno. Pregheranno per tutti i loro coetanei. E confidiamo nel fatto che la preghiera dei bambini è più potente della nostra”, aggiunge l'Arcivescovo Marayati.
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  A Aleppo la preghiera dei bambini. Per implorare la fine delle stragi di bambini

L’Arcivescovo maronita della città martire: «C’è chi dice ai cristiani in Medio Oriente: siete così pochi, che state a fare ancora lì, non vale la pena, venite via. Invece è importante che rimanga una presenza reale cristiana, lì dove c’è stata per millenni. Anche se è un piccolo resto, il resto d’Israele»
Coi suoi 45 anni, il maronita Joseph Tobji è ancora nella lista dei trenta vescovi più giovani del mondo. Chiamato a guidare l’arcidiocesi maronita di Aleppo, la città martire da dove quasi ogni giorno, da quasi cinque anni, arrivano le immagini di corpi straziati e di palazzi sventrati. Di bambini che giocano tra le macerie, bambini che muoiono sotto bombe e granate, e altri bambini che pregano affinché finisca la “guerra sporca”. «Confidiamo nel fatto che le loro preghiere sono più potenti delle nostre», ha detto un altro arcivescovo di Aleppo, l'armeno cattolico Boutros Marayati, accennando dei bambini aleppini, cristiani e musulmani, che il prossimo 6 ottobre si incontreranno per chiedere con la preghiera la liberazione della loro città dalla spirale di morte che l'avvolge.
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  Aleppo, l’inferno e le preghiere dei bambini
Avendo avuto occasione di visitare la città un paio d’anni prima dello scoppio della guerra, Aleppo non è per me qualcosa di remoto. Sono luoghi ed edifici conosciuti, monumenti ammirati, gente incontrata. Perciò la notizia, diffusasi ieri, della ripresa dei bombardamenti aerei sui suoi quartieri orientali mi tocca anche personalmente. 
Tuttavia, più che mai in questa guerra, l’informazione è così strumentalizzata e distorta che in fin dei conti ancora una volta l’unica cosa certa è che le sofferenze degli abitanti della città non accennano a finire; che il mistero del male di cui la strage degli innocenti è paradigma non cessa di riproporsi. Sappiamo, insomma, che Aleppo è di nuovo un campo di battaglia. Al di là di questo dato complessivo tutto il resto è confuso ed incerto, fermo restando un fatto sin qui sempre confermato: il grosso delle notizie sulle sofferenze dei civili a causa dei bombardamenti e dei cannoneggiamenti proviene dai quartieri orientali sotto il controllo degli “insorti”. 
Delle bombe e dei tiri di mortaio che invece prendono di mira i quartieri occidentali sotto il controllo dei governativi, dove tra l’altro vive la maggior parte dei cristiani, si sa poco, tardi e male.
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  Quel popolo di Aleppo che non merita solidarietà

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Con Fuocoammare il dramma dei migranti arriva a Hollywood


Sarà dunque Fuocoammare di Gianfranco Rosi a rappresentare l'Italia nella corsa agli Oscar. L'Italia ha deciso di puntare su un documentario che parla di immigrazione e girato interamente a Lampedusa, uno dei luoghi simbolici dei nostri tempi.
Fuocoammare - che, lo ricordiamo, ha già vinto l'Orso d'oro a Berlino - è il frutto di un lungo lavoro del regista, uno degli specialisti del genere documentari, già premiato per la produzione sul Grande raccordo anulare. Gianfranco Rosi ha trascorso un anno intero sull'isola per raccogliere le storie che ha poi inserito nel suo film. Storie non solo di immigrati, che raggiungono l'isola dopo aver attraversato il mare sui gommoni, ma anche della gente che vive e lavora in questo avamposto, a cui anche papa Francesco ha voluto rendere omaggio in una storica. 
Fra i personaggi che il documentario porta alla luce c'è quello di Michele Bartolo, il direttore sanitario dell'Asl locale che da trent'anni cura i cittadini dell'isola e assiste a ogni singolo sbarco, stabilendo chi va in ospedale, chi va nel Centro di Accoglienza e chi è deceduto. Un uomo che, con la sua umanità, è diventato un personaggio simbolo di tutti coloro, individui, associazioni e istituzioni, che fanno quanto è possibile per accogliere in maniera dignitosa questi disperati. 
IL DRAMMA DEI MIGRANTI A HOLLYWOOD
Ora questa realtà drammatica, restituita con bravura da Gianfranco Rosi in Fuocoammare, rappresenterà il nostro Paese nella corsa all'Oscar per il miglior film straniero. Una scelta coraggiosa da parte della nostra commissione: coraggiosa e lodevole, perché porterà ancora una vola e ancora di più questo dramma epocale all'attenzione internazionale, proprio pochi giorni dopo che Obama e l'Assemblea delle nazioni uniti hanno dichiarato che il flusso dei profughi è un problema che va gestito globalmente e con le risorse adeguate. 
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Fuocoammare verrà trasmesso in prima visione su Rai3 lunedì 3 ottobre in occasione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione .
  L'ITALIA CORRERÀ AGLI OSCAR CON IL DOCUMENTARIO SUI MIGRANTI GIRATO A LAMPEDUSA
C’era una volta un piccolo luogo, un puntino sulla cartina dell’Europa, un niente in mezzo al mare, un’isola di soli venti chilometri quadrati, bizzarria rocciosa che dal profondo del Mediterraneo si erge fino a 130 metri d’altezza. Oggi è un simbolo della Storia: è Lampedusa, l’approdo dei disperati, dei diseredati, di chi cerca salvezza da più inferni sparsi nel mondo. 
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Fuocoammare è un film necessario per non abbassare l’attenzione su africani e asiatici che fuggono da guerre, repressione, violenza, fame, cercando un primo approdo europeo. Dice Rosi: «L’isola è il simbolo della tragedia, lo sappiamo, ma volevo mostrare anche la vita quotidiana dei lampedusani, in particolare quella di Samuele, un ragazzino che studia, va a scuola, cerca di imparare a stare in barca, gioca, costruisce onde; che vive, insomma, mentre dal mare arrivano eritrei e nigeriani, libici, somali e siriani in condizioni spesso disperate». 
LA FORZA DELLE EMOZIONI. Niente finzione nel film di Gianfranco Rosi, solo realtà, quel tipo di realtà che non si dimentica, una volta vista. «Il linguaggio dei documentari è cambiato rispetto al passato. Oggi è più personalizzato, non si filma più soltanto per mostrare. L’autore deve saper trasformare la realtà che filma, deve scuotere attraverso le emozioni». 
E di emozioni il film è pieno, dall’inizio alla fine.
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«Oggi», dice Rosi, «il Mediterraneo è una tomba d’acqua, ma temo sia solo l’inizio. Fu scioccante quando scoprimmo l’Olocausto attraverso i filmati, ma era la fine di un incubo. Quello di oggi, invece, è solo l’inizio. È un nuovo olocausto». 
Un film duro? Sì, anche. Ma è soprattutto un film compassionevole e necessario. E se lo vedranno anche negli altri Paesi d’Europa, forse all’estero capiranno meglio quanto l’Italia stia facendo e quanto la parola “aiuto” debba diventare un passaporto di speranza. Quella speranza di futuro che nutre il piccolo Samuele: all’inizio del film costruisce onde con cui uccidere gli uccellini. Alla fine, va ad accarezzarli, parlando loro delicatamente.
  LAMPEDUSA. UN NUOVO OLOCAUSTO

Guarda il trailer ufficiale di Fuocoammare
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Più di 100.000 bambini ad Aleppo est sono costretti a bere acqua contaminata a causa dei danni alle condotte idriche e alle falde sotterranee provocati dagli intensi raid aerei.

  L'OSSERVATORE ROMANO:   Oltre centomila bambini costretti a bere acqua contaminata a causa delle bombe - Allo stremo

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... Ritorno a Roma con una rinnovata consapevolezza: il terrore si combatte con intelligenza e coraggio, con apertura e solidarietà. Perché ignoranza, paura, muri ed egoismi abbiamo già amaramente sperimentato che effetto producono sulle nostre vite.
Le nostre città europee meritano politiche migliori, il nostro spazio comune va difeso in quanto tale. Chi si costruisce muri intorno non può far altro che morire di asfissia e solitudine, proprio come è successo 70 anni fa nel cuore dell'Europa trafitto da guerra e filo spinato.

  Camillo Ripamonti:   Europa terra di tutti. I muri ci condannano, un'altra volta, a solitudine e asfissia


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Si celebra oggi la prima Giornata internazionale del diritto d’accesso all’informazione, promossa dall’Unesco per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sulla rilevanza del diritto di cercare, ricevere e diffondere informazioni. Il diritto d'accesso all'informazione sottolinea anche la rilevanza della trasparenza nelle pubbliche amministrazioni a favore dei cittadini. 
Intervista a Franco Bernabè, presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, sulla rilevanza di questa giornata


  Giornata internazionale del diritto d’accesso all’informazione

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Morte Shimon Peres

Si è spento nella notte, all'età, di 93 anniShimon Peres. Le condizioni dell'ex presidente israeliano, colpito da un ictus lo scorso 13 settembre, erano drammaticamente peggiorate negli ultimi due giorni. Peres era ricoverato allo Sheba Medical Center Tel HaShomer, vicino Tel Aviv, sotto la supervisione del genero, nonché suo medico personale, Rafi Walden. Con Shimon Peres, se ne va uno degli ultimi protagonisti della nascita d'Israele. Nel 1994 è stato insignito del Nobel per la pace con Rabin e Arafat per gli accordi di Oslo. ...

  AVVENIRE:   Addio a Peres, presidente della pace

Come Mosè, anche lui vedrà la pace da lontano. Il racconto di un’amicizia di lungo corso coltivata da lettere e incontri delinea la personalità di un uomo che ha amato il suo popolo e ha lavorato istituendo una fondazione per l’aiuto e il dialogo coi palestinesi

  Massimo Toschi:   Peres e la terra promessa

“È morto a 93 anni ma è morto giovane per la sua mai sopita capacità di sognare, che è ancora possibile fare qualcosa. Al suo popolo lascia questa esortazione: non smettere di pensare e sognare che la pace è possibile”. È questa, secondo monsignor Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, l’eredità che l’ex presidente israeliano, Shimon Peres, morto oggi, lascia al suo Paese. ...

  SIR:  Morte Shimon Peres: mons. Pizzaballa (Patriarcato Latino), “non smettere di sognare la pace è la sua eredità”

Il 4 dicembre scorso Shimon Peres mi ha ricevuto, insieme a mia moglie, nel suo appartamento a nord di Tel Aviv. Abbiamo parlato di Papa Francesco. I due grandi leader mondiali si erano conosciuti poche settimane dopo l’elezione di Bergoglio al pontificato. C’era stata subito un’intesa tra loro e un sentimento di affetto aveva cominciato a unirli. L’allora nono presidente dello stato d’Israele aveva voluto ricevere il Papa come uno degli ultimi atti della sua presidenza. Peres aveva visto in Bergoglio un uomo per bene, con il coraggio spirituale necessario e la vocazione a lottare per un mondo di pace, compito al quale lui stesso si sentiva totalmente destinato attraverso la sua fondazione. ....

  Abraham Skorka: Addio a un sognatore - ​In memoria di Shimon Peres


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FEDE E
SPIRITUALITÀ


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   La suprema grandezza del Cristianesimo... (Simone Weil)
  Non ci stanchiamo di ripetere che mai... (Papa Francesco)
  Chi ha poca carità pede pochi poveri...  (Don Primo Mazzolari)
  I bambini hanno molto da insegnare agli adulti...  (Stephen Littleword)
  Non guardare se la via è stretta o difficile... (J. H. Newman)
  Seguire Gesù da vicino non è facile... (Papa Francesco)
  Oggi ricorre la festa degli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele...  (Giovanni Paolo II)
  La Sacra Scrittura cresce con...  (San Gregorioo Magno)


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"IL RICCO EPULONE" - I ricchi e i porporati - Enzo Bianchi
Del ricco non si dice il nome, ma viene definito dal suo lusso e dal suo comportamento....
La parabola del ricco e del povero è una parabola breve, ma estremamente significativa perché in questa parabola Gesù contrappone la situazione attuale alla situazione dopo la morte. 
Da questa situazione storica in cui siamo e che verifichiamo perché è la nostra vita concreta nella quale non avviene il giudizio di Dio, le cose dipendono sostanzialmente da noi, dalle nostre scelte e dalla nostra responsabilità, poi Gesù fa vedere cosa avviene quando dopo la morte sarà Dio a regnare, la potenza torna tutta a Dio...
(breve estratto video "Raccontare l'amore" di TV2000. Puntata del 24 novembre 2015 "Il ricco epulone" a cura di Monica Mondo)


 
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"IL RICCO EPULONE" - Il povero, Lazzaro, icona dell'uomo scartato - Enzo Bianchi 
Alla porta del ricco senza nome c’è un povero che porta il nome: Lazzaro.
Un povero neanche mendicante, peggio ancora, con ogni probabilità, povero e malato che al tempo di Gesù i parenti lasciavano davanti alla porta di un ricco, sperando che quelli che entravano e uscivano o il ricco stesso gli dessero qualcosa da mangiare e la sera lo andavano a ripigliare e lo portavano a casa. 
Esatttamente la parabola in greco dice: “stava gettato là” . Gettato, gettato, come una cosa, come uno scarto. Quando Papa Francesco parla della cultura dello scarto, degli scarti di umanità, Lazzaro ne è una perfetta icona. 
Ma il suo nome ‘El‘azar, significa “Dio viene in aiuto”, quindi ha già la promessa Dio viene in aiuto del povero, d’altronde basta pensare ai salmi dei profeti, al canto del Magnificat. Dio innalza il povero, manda a mani vuote i ricchi ...

(breve estratto video "Raccontare l'amore" di TV2000. Puntata del 24 novembre 2015 "Il ricco epulone" a cura di Monica Mondo)

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"IL RICCO EPULONE" - La ricchezza non condivisa è maledetta - Enzo Bianchi
La ricchezza se condivisa é un bene, ma non condivisa é maledetta.
Ci capita di sentire che qualcuno si vanta che il suo stipendio annuale é pari allo stipendio di 7.000 dei suoi operai. Certo é un grande ricco, ma la sua ricchezza é maledetta, se non la condivide é maledetta.
Questo è duro, ma il Vangelo lo dice e i cristiani lo devono ripetere come papa Francesco lo ripete ... 
(breve estratto video "Raccontare l'amore" di TV2000. Puntata del 24 novembre 2015 "Il ricco epulone" a cura di Monica Mondo)


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ECONOMIA DI COMUNIONE - Un ricco, che non vive nel lusso e nello spreco, ma considera la ricchezza come qualcosa da condividere...
La storia dell’imprenditore Giovanni Arletti, presidente del gruppo Chimar, specializzato in imballaggi industriali.
“ La povertà non è una malattia inguaribile, si può sconfiggere il problema della povertà e risolverlo … oggi bisogna distribuire meglio la ricchezza. Credo che chi ha di più deve entrare nella logica di dare a chi ha di meno, non c’è una soluzione diversa, oggi bisogna ragionare in questi termini.

“Economia di comunione” è un progetto che ha lanciato la fondatrice del movimento dei focolarI, Chiara Lubich. La finalità del progetto è quella di distribuire parte degli utili alla formazione … una parte viene distribuita ai poveri e una parte resta in azienda per gli investimenti per il proseguo dell’attività. E' una cosa straordinaria, che sconvolge i nostri modelli economici e il capitalismo che conosciamo.
 
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(breve estratto video "Raccontare l'amore" di TV2000. Puntata del 24 novembre 2015 "Il ricco epulone" a cura di Monica Mondo)


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26 settembre - Memoria liturgica del beato PAOLO VI

 
L'umiltà è lo spazio...
  Il cristiano alimenta la propria speranza...
  Gesù è colui che conosce l'infermità...

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Il 28 settembre 1978 muore Papa Giovanni Paolo I, il suo pontificato è stato tra i più brevi della storia della Chiesa Cattolica, solo 33 giorni, ma è rimasto nel ricordo di tutti come il Papa del sorriso. Attualmente è in fase conclusiva il processo di beatificazione.

  Noi siamo oggetto da parte di Dio di un amore...
  Guardate che il Signore ci parla non solo attraverso i suoi detti, ma...
  Signore prendimi come sono, con i miei difetti...

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30 settembre - memoria liturgica SAN GIROLAMO Sacerdote e dottore della Chiesa

  Se preghi tu parli; se leggi (la Parola)...

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Il 28 settembre del 1978, dopo solo 33 giorni dalla sua elezione, moriva Giovanni Paolo I per tutti "il Papa del sorriso"

Trentotto anni dalla morte di Papa Luciani: un fulmine e tante nuvole di dubbi e trame.
...
Si fece notte, e Luciani solo si preparò a dormire. Al mattino la fida suor Vincenza Taffarel, con Luciani già dai tempi di Venezia e di Vittorio Veneto, sorpresa nel trovare intatta davanti alla porta la consueta tazzina di caffè, bussa senza risposta, apre uno spiraglio e vede il Papa morto. Arriva mons. John Magee che chiama il Camerlengo, proprio Villot, cui per legge spetta la direzione di tutto alla morte del Papa che ora è lì, ancora seduto sul letto, lume da notte acceso, occhiali inforcati, un “foglio” tra le mani e un bicchiere sul comodino. Nessun segno di sofferenza visibile: quasi un sorriso. Lui, Villot, di fronte al cadavere del Papa che la sera prima ha contrastato secco, e il personale della Casa col peso di non essersi accorti di nulla. Che fare? Raccontare tutto? “Una donna” per prima? Non si può. Suor Vincenza Taffarel deve tacere, lo farà sempre, trasferita nel suo Veneto. Don Lorenzi non dica che non c’era, e che nulla ha sentito. Abat-jour accesa e tra le mani quel foglio con progetto di nomine? No. Niente “foglio”, ma l’Imitazione di Cristo. Spariti gli occhiali, sparito il bicchiere con tracce di acqua. Autopsia? Niente. È stato un infarto. La realtà: il Papa non riusciva a dormire e aveva chiamato al telefono il suo medico di Venezia, Da Ros, che gli consigliò un calmante, versatosi poi in eccesso. Di fatto il cuore si spense: contrario dell’infarto. Arrivò il sonno, ma l’ultimo, e al mattino Villot si trova davanti, morto, il Papa. E le leggende alla Yallop? Luciani progressista rivoluzionario eliminato dai Marcinkus e compagnia, non proprio di Gesù? Sul tema della povertà e dei poveri, Giovanni Paolo I la pensava in modo diverso, e molto vicino al modo che oggi propone Francesco. Tutto qui. Sicuro del tutto? No, ma fino a prova contraria, in 38 anni, è l’unica spiegazione credibile.
(fonte: "La notte in cui papa Luciani sbagliò la sua medicina" di Gianni Gennari - Il Fatto Quotidiano 27 settembre 2016)

“ Papa Luciani è stato il precursore di Bergoglio. La sua santità è fuori discussione”. Lo dice in questa intervista a La Fede Quotidiana il gesuita Padre Bartolomeo Sorge, noto sacerdote giornalista, già direttore de “La civiltà cattolica” e soprattutto grande amico in vita di Luciani che ha avuto la fortuna di conoscere.
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Chi è stato Papa Luciani?
“ Possiamo intanto dire che la sua santità è evidente e fuori discussione, penso che presto la saggezza della Chiesa lo eleverà alla gloria degli altari. Da un punto di vista del personaggio posso dire che storicamente è il precursore di Bergoglio”.
Perchè?
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Che rapporti aveva con la Curia?
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Morì dopo pochi giorni dalla sua elezione e questo ha fatto sorgere voci e libri su presunti complotti..
“ Sono tesi fantasiose e sbagliate. Morì per una crisi cardiaca. Lui era molto timido, aveva il volto affaticato per come lo ricordo gli ultimi giorni ed era sofferente di cuore. Lo conoscevo bene. La storia del complotto non regge ed è stravagante”.
  Padre Sorge: “Giovanni Paolo I è stato il precursore di papa Francesco”
Vedi anche il nostro post precedente (all'interno link ad altri post):
  Giovanni Paolo I il Papa «apostolo del Concilio» a cui tanto somiglia Papa Francesco

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Il 28 settembre 1978 moriva papa Giovanni Paolo I, il "pontefice dei 33 giorni". Il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di papa Francesco, ne ricorda la figura, sottolineando le singolari affinità con papa Bergoglio.

  Alberto Laggia:  PAPA LUCIANI, «LO SPOSO DELLA POVERTÀ»

«L’unica grandezza nella Chiesa è di essere santi. E i suoi santi sono le colonne di luce che ci mostrano la via... d’ora innanzi apparterrà anch’egli a queste luci. E ciò che ci fu concesso solo per 33 giorni emana una luce che non può più venirci tolta». Era il 6 ottobre 1978 e l’allora arcivescovo di Monaco e Frisinga, cardinale Joseph Ratzinger, nell’omelia del Pontificale in suffragio di Giovanni Paolo I ne ricordava così l’esemplarità illuminante. ...

  Stefania Falasca:  L’attualità di papa Luciani «ucciso» post mortem

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LA MISERICORDIA, VOLTO DI DIO, VOLTO DELL’UOMO - HOREB n.2/2016 (n. 74)


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DISCERNIMENTO E RESPONSABILITÀ “Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono” (1Ts 5,21) - I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2016

DISCERNIMENTO E RESPONSABILITÀ 
“Vagliate ogni cosa 
e tenete ciò che è buono” (1Ts 5,21) 
I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2016
promossi dalla
FRATERNITA' CARMELITANA
 DI POZZO DI GOTTO
Dal 26 Ottobre al 30 Novembre
Sala del Convento 
dalle h. 20.00 alle h. 21.00
  Il calendario degli incontri dei Mercoledì della Spiritualità 2016   (PDF)

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Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Settembre 2016: «Per una società che ponga al centro la persona umana» (videomessaggio)


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Vangelo: Lc 16,19-31
La parabola che Gesù narra non ha tanto la finalità di terrorizzare o di mettere all'indice i ricchi ed esaltare i poveri, non è l'emissione di un giudizio di condanna, è piuttosto un atto di correzione fraterna compiuto da Gesù nei confronti di coloro che hanno scelto di edificare la loro vita sulla falsa sicurezza della ricchezza. E' un voler mettere in guardia i credenti perché tengano gli occhi bene aperti sull'uso che fanno del"mammona di ingiustizia"(16,9); Gesù stesso infatti aveva già proclamato che per amare Dio non c'è che un solo modo: prenderci cura dei fratelli feriti, quelli che incontriamo lungo il cammino della nostra esistenza (cfr. Lc 10, 25-37).
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"Il peccato del ricco è l'indifferenza verso il povero" di p. Ermes Ronchi - XXVI Domenica Tempo Ordinario - anno C

Commento
XXVI Domenica Tempo Ordinario (Anno C)
Letture: Amos 6, 1.4-7; Salmo 145; 1 Timoteo 6,11-16; Luca 16,19-31
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La parabola del ricco senza nome e del povero Lazzaro è una di quelle pagine che ci portiamo dentro come sorgente di comportamenti meno disumani. 
Un ricco senza nome, per cui il denaro è diventato l'identità, la seconda pelle. Il povero invece ha il nome dell'amico di Betania. Il Vangelo non usa mai dei nomi propri nelle parabole. Il povero Lazzaro è un'eccezione, una felice anomalia che lascia percepire i battiti del cuore di Gesù.
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La misericordia dono gratuito di Dio di p. Felice Scalia SJ


La misericordia dono gratuito di Dio 
di p. Felice Scalia, SJ
Riflessione tratta da HOREB
tracce di spiritualità a cura dei Carmelitani, 
anno XXV - 2016 - n. 2 
La misericordia, volto di Dio, volto dell’uomo
... “il misericordioso” non è uno dei tanti nomi di Dio, è “il nome”. Papa Francesco lo ribadisce nell’intervista ad Andrea Tornielli: «Il nome di Dio è Misericordia» . Misericordia è la chiave per intuire qualcosa di Dio. La Misericordia è dono gratuito di Dio perché Dio stesso è dono gratuito di sé a noi. Se “Dio è amore”, per puro amore, cioè per un ovvio moto “allocentrico” e disintere...
  La misericordia dono gratuito di Dio  di p. Felice Scalia SJ  (PDF)
Leggi anche il post già pubblicato:
LA MISERICORDIA, VOLTO DI DIO, VOLTO DELL’UOMO - HOREB n.2/2016 (n. 74)

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Carlo Maria Martini, profeta del Novecento (VIDEO)

Carlo Maria Martini, 
profeta del Novecento
 (VIDEO)
Documentario prodotto dalla RAI 
in collaborazione con la Fondazione Martini
" ...prima del Martini pastore, c’è il Martini gesuita e teologo: il racconto della sua vita torna indietro agli anni del Concilio Vaticano II, con le parole di Padre Bartolomeo Sorge, e al periodo del suo rettorato al Pontificio Istituto Biblico, con Padre Pietro Bovati: “Padre Martini veniva considerato nel mondo cattolico il grande esperto della critica testuale del Nuovo Testamento… Aveva nei confronti della Bibbia un rapporto di intimità. Non si tratta semplicemente di un settore delle scienze sacre, che lui ha coltivato in tanti anni della sua vita: la Bibbia era per lui, come diceva il Concilio, l’anima … era necessario per lui che questa parola ispirasse la vita, diventasse davvero un messaggio profetico che mette in cammino gli uomini” ...
  video 

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Abuso di illusione immunitaria (Senza compassione) di Luigino Bruni


Rigenerazioni/5 - 
Imprese, società, famiglia

sempre meno tempo della compassione
Abuso di illusione immunitaria
(Senza compassione)
di Luigino Bruni
... La compassione, infine, ha le sue parole tipiche. La prima è attenzione. Non coltiviamo e pratichiamo la compassione se siamo distratti e non attenti a chi ci passa accanto, a chi lavora nella scrivania vicino alla nostra, a chi abita nell’appartamento di fronte. Ci sono troppe vittime dei briganti che restano abbandonate e ferite lungo la strada delle nostre Gerusalemme e Gerico perché mancano persone capaci di attenzione. Senza questa attenzione interiore che è vigilanza spirituale non riusciamo a esercitare il secondo verbo fondamentale della compassione: guardare. Il compassionevole passa per il mondo guardandolo. Ha sufficiente attenzione e silenzio interiore per guardare la vita che gli scorre accanto. Guarda e vede, e così sente l’infinito grido di compassione che si alza dalle città. E una volta visti e uditi i dolori degli altri, decide liberamente di esercitare la compassione, chinandosi, facendosi prossimo, prendendosi cura del dolore degli altri. La compassione è essenziale per vivere bene, perché ci rende capaci di moltiplicare anche le nostre gioie condividendole. È una sorta di muscolo morale, che se si atrofizza non ci impedisce soltanto di ridurre i dolori degli altri, ma diminuisce anche la nostra capacità di gioia e di vita. La cultura immunitaria del nostro tempo sta atrofizzando questo muscolo, e quindi facciamo sempre più fatica a provare emozioni per il dolore degli altri, e ancor più ad agire mossi da compassione. Abbiamo un bisogno immenso di persone compassionevoli, oggi più di ieri. Siamo sempre più inondati da sofferenza psicologica, morale e spirituale, ma il terreno non riesce ad assorbire quest’acqua perché troppo poche sono le persone capaci di compassione, e ancora meno quelle che la esercitano. Eppure sono queste a cambiare radicalmente la qualità morale dei luoghi del vivere. A volte basta una sola persona compassionevole per salvare un’intera comunità. La vita funziona e fiorisce quando siamo capaci di scoprire la bellezza che ci circonda, lasciandoci amare da essa. Ma non meno importante è cercare e scoprire il dolore attorno a noi, amarlo e lasciarci amare da esso. Il dono più grande che si può fare a un figlio è aiutarlo ad aumentare la sua capacità di compassione. Perché è la compassione per il dolore degli altri che ci fa vedere la bellezza più grande della terra, quella nascosta nel cuore delle persone.
  Abuso di illusione immunitaria (Senza compassione) di Luigino Bruni  (PDF)
Leggi anche i precedenti articoli già pubblicati:
  • - Rigenerazioni/1 
  • - Rigenerazioni/2 
  • - Rigenerazioni/3
  • - Rigenerazioni/4
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Il vizio più difficile da estirpare di Enzo Bianchi

Fin dal suo primo discorso di fine anno rivolto alla curia romana, papa Francesco non ha perso mai occasione per stigmatizzare un vizio ricorrente in ogni curia, ma anche in ogni comunità, soprattutto monastica o religiosa: le chiacchiere e la mormorazione. E le sue parole – in discorsi ufficiali come in prediche a braccio – non temono espressioni sferzanti: ha chiesto la pratica dell’“obiezione di coscienza” di fronte alle parole vane che possono uccidere, ha condannato il “terrorismo della chiacchiera”, ha messo in guardia da “mormorazioni e invidie” anche e soprattutto chi ha un ministero nella chiesa e chi vive la vita religiosa, evidenziando il “potere distruttivo” della lingua usata come arma contro i fratelli e le sorelle.
Ma cosa sono le mormorazioni e la chiacchiera? Mormorazione è parola, discorso ostile che esprime riprovazione, malumore, ma che non viene detta ad alta voce e a chi la si dovrebbe dire come eventuale correzione fraterna, bensì viene sussurrata di nascosto, celata, più simile a un rumore indistinto che a una parola umana (murmur). Rodolfo Ardente (XI secolo) così la definisce: “Murmuratio est oblocutio depressa minoris contra maiorem ob impositam sibi rei gravitatem”.
Non si dimentichi che la mormorazione è un vizio detestabile, più volte descritto nella Bibbia.
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Nelle curie come nelle comunità c’è sempre chi, non appena incontra qualcuno, deve parlare degli altri e parlarne male. Non hanno molte cose da dirsi, perché hanno un “io minimo” e vivono in un mondo piccolo e angusto, perché restano oziosi e così riempiono con le chiacchiere il loro tempo, perché non vogliono guardarsi dentro e contemplare le proprie opacità. Diventano esperti/e a riconoscerle negli altri e a parlarne sempre, in ogni occasione. Ma i chiacchieroni e i mormoratori sono facili da discernere, basta qualche anno e si rivelano per quello che sono: fratelli e sorelle inaffidabili, che, soprattutto se corretti, hanno sempre ragioni per difendersi e per non assumere la responsabilità delle parole che dicono. Si giustificano con “il loro disagio”, con “il sentito dire”, con “la loro sofferenza”, addossando sempre la responsabilità agli altri, senza mai interrogarsi sulle proprie responsabilità.
Non sorprende allora che papa Francesco, proprio nel discorso di chiusura dell’anno della vita consacrata, abbia voluto tornare con forza sulla metafora del “terrorismo delle chiacchiere”: “Chi chiacchiera è un terrorista, è un terrorista dentro la propria comunità, perché butta come una bomba la parola contro questo o quello e poi se ne va tranquillo: chi fa questo distrugge come una bomba e lui si allontana”. Sta a ciascuno di noi disinnescare questi ordigni mortiferi.

(Fonte:Osservatore Romano)

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La censura sulla collera di Gesù di Enzo Bianchi


La censura sulla collera di Gesù
Jesus - Rubrica La bisaccia del mendicante
Settembre 2016
di ENZO BIANCHI
In questa stagione ecclesiale caratterizzata anche dall’interesse e della ricerca riguardo all’umanità di Gesù, permane tuttavia una certa timidezza nell’analizzare e mettere in rilievo i sentimenti di Gesù. In particolare si evita di leggere uno di questi modi di comportarsi da parte di Gesù: la collera, l’ira, lo sdegno. A volte si ha l’impressione che si voglia presentare un Gesù uomo come noi, ma dolciastro, oleografico, forse perché l’atteggiamento della collera contrasta con il dominante bisogno di dolcezza, mitezza, rimozione e negazione del conflitto. Eppure, se prendiamo il vangelo più antico, quello secondo Marco, questo tratto di Gesù – mitigato dagli altri evangelisti e talvolta addirittura assente – emerge con chiarezza: l’ira, la collera, lo sdegno non sono solo sentimenti umani che non significano modi peccaminosi, ma sono anzi segno che in Gesù c’erano passione e forte convinzione. La collera è reazione all’indifferenza, al silenzio complice, alla tolleranza acquiescente, alla clemenza a basso prezzo, tutti atteggiamenti che accompagnano chi non conosce l’amore, la passione dell’amore. La collera è l’altra faccia della compassione!
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  La censura sulla collera di Gesù

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Trentasei vescovi in rappresentanza delle comunità cattoliche e anglicane di tutto il mondo si recheranno insieme in pellegrinaggio prima a Canterbury e poi a Roma. Celebrando in questo modo i 50 anni del dialogo ufficiale tra la Chiesa cattolica e la Comunione anglicana, iniziato ufficialmente nel 1966 con la «Dichiarazione comune» firmata da Paolo VI e dall’allora arcivescovo di Canterbury, Michael Ramsey.

  Vescovi cattolici e anglicani pellegrini insieme. A canterbury e a Roma

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Diceva la buonanima di Gilbert Keith Chesterton che «la cosa più incredibile dei miracoli è che accadono». Sì. E sono anche "Gratia gratis data". Non potrebbero perciò non riguardare la Chiesa e la sua edificazione. Non fosse altro perché tutta la Rivelazione manifesta che i miracoli sono opera di Dio a favore dell'uomo e della sua salvezza e che con questi Cristo stesso ha annunciato il Regno di Dio, ha anticipato le realtà ultime del mondo redento, reso trasparente la sua identità e credibile la sua missione, tanto che alla fine ha dovuto pure dirlo esplicito: «Anche se non volete credere a me, credete alle opere».  ...

  Stefania Falasca:   Capire i miracoli per vedere la santità

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Pubblicato in Vaticano uno studio sul crollo delle vocazioni. La causa? “Cattiva recezione del Concilio”

  Matteo Matzuzzi:   Conventi chiusi

Tre storie di donne di Cisterna di Latina la cui vita è stata cambiata dalla santa dei poveri. Sono state chiamate, nell'ambito di un pellegrinaggio dell'Unitalsi, a raccontarla alle migliaia di persone radunate ai piedi della Vergine. Tre storie intrecciate fra l'Albania, Loreto e Latina, scritte dalla "matita di Dio"

  Alberto Baviera:   Nafie, Rosa e suor Teresa: a Lourdes per rinnovare l’invito alla felicità di Madre Teresa di Calcutta

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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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Viaggio di Papa Francesco in Georgia e in Azerbaigian (30 settembre - 2 ottobre 2016) “Come un amico” ai confini dell’Europa ferita


Viaggio Apostolico del Santo Padre in Georgia e Azerbaijan
(30 settembre - 2 ottobre 2016)
Francesco va per tre giorni e due notti nel Caucaso a completare il pellegrinaggio iniziato in Armenia: i profughi che scappano dall’Isis, il conflitto in Nagorno Karabakh, l’incontro con una delle Chiese ortodosse meno ecumeniche e la tappa nel paese a maggioranza musulmana sciita dove i fondamentalismi vorrebbero infiltrarsi
Quello che il Papa inizia venerdì 30 settembre è un viaggio lampo di tre giorni e due notti nel Caucaso. Francesco visiterà due paesi, Georgia e Azerbaigian, completando il pellegrinaggio iniziato lo scorso giugno in Armenia. ...
Il viaggio al confine tra l’Europa e l’Asia rientra nella tipologia delle trasferte bergogliane nel Vecchio Continente: Paesi piccoli, ancora feriti da conflitti, dove il Papa spera di incoraggiare percorsi di riconciliazione e di pace. Paesi dove i cattolici sono un «piccolo gregge» ma nei quali convivono con altre confessioni cristiane e con altre religioni. Quello in Georgia e Azerbaigian è - come già lo fu in Turchia - anche un pellegrinaggio che lambisce il dramma dei rifugiati in fuga dall’Isis.
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Il viaggio, specie nella sua prima tappa di due giorni in Georgia, ha importanti implicazioni ecumeniche. La Chiesa ortodossa georgiana, con la quale la Santa Sede intrattiene buone relazioni, è tra le poche che non riconoscono la validità del battesimo amministrato dai cattolici. Francesco e Ilia II si abbracceranno, ma non pregheranno insieme. Il Patriarca e Catholicos degli ortodossi georgiani non parteciperà personalmente alla messa celebrata dal Pontefice sabato 1° ottobre, ma ha deciso di inviare una delegazione: un segnale giudicato importante dalla Santa Sede.
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  Georgia e Azerbaigian, viaggio ai confini dell’Europa ferita
“Come un amico”. Così Papa Francesco si presenterà in Georgia e in Azerbaigian, i due paesi caucasici che visiterà da domani, 30 settembre, fino al 2 ottobre. Ad affermarlo è il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin nella consueta intervista con il CTV alla vigilia della partenza, durante la quale illustra i temi portanti di questo 16° viaggio apostolico internazionale: incontro, riconciliazione, pace.
  Parolin: Francesco in Georgia e Azerbaigian per l'unità e la pace

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Papa Francesco nel Caucaso meridionale, seppure in due momenti diversi, è stato annunciato ufficialmente con un solo comunicato che anticipava una prima tappa in Armenia (24-26 giugno) e una seconda tappa in Georgia e Azerbaigian (30 settembre - 2 ottobre). Sin dall'inizio, dunque, il pellegrinaggio pontificio è stato focalizzato sulle tre entità statali della regione e ciò ha escluso, in partenza, qualsiasi altro profilo, in concreto le delicate realtà geopolitica dell'Abkhazia e dell'Ossetia  meridionale. Già nel corso della visita in Armenia, il Papa, a più riprese allargò il suo sguardo sulle tappa che è iniziata oggi e che per tre giorni si snoderà tra Tbilisi e Baku.
A questo punto è possibile tracciare una breve scaletta delle principali ragioni o motivazioni di questi pellegrinaggi caucasici del Pontefice e la cosa migliore è farlo con le sue parole..
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  IL SISMOGRAFO:  Perché Papa Francesco visita le Nazioni, popoli e chiese, del Caucaso? Il viaggio in sei motivazioni


Se c'è un'immagine che può riassumere bene il senso del viaggio di Papa Francesco in Caucaso è quella del pontefice come seminatore di semi di dialogo, incontro, convivenza e mutua stima tra popoli, religioni culture che convivono inquest'area del globo. E' un'immagine che sta crescendo in queste ore e che sembra ereditata dalla Giornata di Preghiera per la pace che  si è tenuta dieci giorni fa ad Assisi e che è confermata dalle prime parole che Papa Bergoglio ha pronunciato in terra di Georgia. Il  Caucaso è una di quelle periferie del globo predilette dal Papa venuto "dalla fine del mondo", è una cerniera tra due continenti dove culture, religioni e identità convivono tra loro, con delle travagliate storie alle spalle, spesso tragiche.

  Francesco Gagliano:   Papa Francesco offre alla Georgia i frutti nati dallo Spirito d'Assisi: incontro, pace e dialogo

Papa Francesco non entrerà nella complessa questione che oggi separa l’Armenia dall’Azerbaigian, il conflitto per il Nagorno Karabakh. Esiste già uno strumento internazionale creato dall’Osce, il Gruppo di Minsk, per la questione aperta tra armeni e azeri.
Dopo il riaccendersi del conflitto all’inizio del mese di aprile scorso, anche i rappresentanti di tale organismo hanno infatti parlato di un rilancio di iniziative alla ricerca di una soluzione durevole, possibilmente attraverso il compromesso tra le parti. Così in Georgia il Papa non firmerà una dichiarazione congiunta con il Patriarca Ilia II, come quella firmata a Etchmiadzin in Armenia con il patriarca Catholicos Karekin II. Ma il viaggio, che dopo quello in Armenia conclude l’itinerario caucasico di papa Francesco e che domani avrà inizio nell’incandescente regione cerniera dell’Asia, si muove – e non potrebbe essere altrimenti nella dimensione geoecclesiale del Papa – in quello spirito d’Assisi che vede al centro il dialogo ecumenico ineludibile con la Chiesa ortodossa in Georgia e l’incontro interreligioso sulla porta dell’islam asiatico in Azerbaigian. Il Papa entra così nell’instabilità dell’area dalla parte della risorsa delle religioni, o meglio, dall’incontro personale con i rappresentanti delle diverse fedi, dando così alla visita il carattere fortemente ecumenico e interreligioso per la causa della pace e della mutua riconciliazione. ...


  Stefania Falasca:   Il Papa nel Caucaso e la sfida delle fedi


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 FRANCESCO
 


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24/09/2016:

  Camminiamo insieme prendendoci cura...


25/09/2016:

  Il mondo ha bisogno di segni concreti di solidarietà...


26/09/2016:

  Nel fratello che aiutiamo riconosciamo...

27/09/2016:

  Promuoviamo un turismo sostenibile...


28/09/2016:

  Che bello sarebbe lasciare il mondo migliore...


29/09/2016:

  Il Signore ha affidato agli arcangeli il compito di...


30/09/2016:

  Oggi parto... Accompagnatemi con le vostre preghiere...

  Signore Gesù, stendi l'ombra della tua croce...

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PAPA FRANCESCO AI CATECHISTI: Grazie per il vostro impegno nella Chiesa...
"E infine rivolgo il mio speciale saluto a tutti voi, carissimi catechisti! Grazie del vostro impegno nella Chiesa al servizio dell’evangelizzazione, nella trasmissione della fede. La Madonna vi aiuti a perseverare nel cammino della fede e a testimoniare con la vita ciò che trasmettete nella catechesi."
Angelus Domini…
(Papa Francesco - Angelus - 25 settembre 2016)

  video

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  Come seguire in tv il viaggio di Papa Francesco in Georgia e Azerbaigian

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Giubileo dei catechisti 18/09/2016 Papa Francesco: «Un cristiano deve fare la storia!» Omelia - «Carissimi catechisti... la Madonna vi aiuti a perseverare nel cammino della fede e a testimoniare con la vita ciò che trasmettete nella catechesi.» Angelus (foto, testo e video)

GIUBILEO DEI CATECHISTI
 25 settembre 2016
 Santa Messa con Papa Francesco
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 Omelia
... San Paolo, infatti, non raccomanda tanti punti e aspetti, ma sottolinea il centro della fede. Questo centro attorno al quale tutto ruota, questo cuore pulsante che dà vita a tutto è l’annuncio pasquale, il primo annuncio: il Signore Gesù è risorto, il Signore Gesù ti ama, per te ha dato la sua vita; risorto e vivo, ti sta accanto e ti attende ogni giorno. Non dobbiamo mai dimenticarlo. 
In questo Giubileo dei catechisti, ci è chiesto di non stancarci di mettere al primo posto l’annuncio principale della fede: il Signore è risorto. Non ci sono contenuti più importanti, nulla è più solido e attuale. Ogni contenuto della fede diventa bello se resta collegato a questo centro, se è attraversato dall’annuncio pasquale. Invece, se si isola, perde senso e forza. Siamo chiamati sempre a vivere e annunciare la novità dell’amore del Signore: “Gesù ti ama veramente, così come sei. Fagli posto: nonostante le delusioni e le ferite della vita, lasciagli la possibilità di amarti. Non ti deluderà”.
Il comandamento di cui parla San Paolo ci fa pensare anche al comandamento nuovo di Gesù: «che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi» (Gv 15,12). È amando che si annuncia Dio-Amore: non a forza di convincere, mai imponendo la verità, nemmeno irrigidendosi attorno a qualche obbligo religioso o morale. Dio si annuncia incontrando le persone, con attenzione alla loro storia e al loro cammino. Perché il Signore non è un’idea, ma una Persona viva: il suo messaggio passa con la testimonianza semplice e vera, con l’ascolto e l’accoglienza, con la gioia che si irradia. Non si parla bene di Gesù quando si è tristi; nemmeno si trasmette la bellezza di Dio solo facendo belle prediche. Il Dio della speranza si annuncia vivendo nell’oggi il Vangelo della carità, senza paura di testimoniarlo anche con forme nuove di annuncio.
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In conclusione, cari catechisti e cari fratelli e sorelle, il Signore ci dia la grazia di essere rinnovati ogni giorno dalla gioia del primo annuncio: Gesù è morto e risorto, Gesù ci ama personalmente! Ci doni la forza di vivere e annunciare il comandamento dell’amore, superando la cecità dell’apparenza e le tristezze mondane. Ci renda sensibili ai poveri, che non sono un’appendice del Vangelo, ma una pagina centrale, sempre aperta davanti a tutti.
  video omelia
 Angelus
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La Madonna vi aiuti a perseverare nel cammino della fede e a testimoniare con la vita ciò che trasmettete nella catechesi.
Angelus Domini…
  video integrale

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«Nessuno è escluso dal perdono di Dio» Papa Francesco Udienza 28/09/2016 (foto, testo e video)

 Udienza Generale Piazza San Pietro 
 28 Settembre 2016
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Il Perdono sulla croce (cfr Lc 23,39-43)
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
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Tutti siamo chiamati: buoni e cattivi. La Chiesa non è soltanto per i buoni o per quelli che sembrano buoni o si credono buoni; la Chiesa è per tutti, e anche preferibilmente per i cattivi, perché la Chiesa è misericordia. E questo tempo di grazia e di misericordia ci fa ricordare che nulla ci può separare dall’amore di Cristo!
 (cfr Rm 8,39). A chi è inchiodato su un letto di ospedale, a chi vive chiuso in una prigione, a quanti sono intrappolati dalle guerre, io dico: guardate il Crocifisso; Dio è con voi, rimane con voi sulla croce e a tutti si offre come Salvatore a tutti noi. A voi che soffrite tanto dico, Gesù è crocifisso per voi, per noi, per tutti. Lasciate che la forza del Vangelo penetri nel vostro cuore e vi consoli, vi dia speranza e l’intima certezza che nessuno è escluso dal suo perdono. Ma voi potete domandarmi: “Ma mi dica, Padre, quello che ha fatto le cose più brutte nella vita, ha possibilità di essere perdonato?” – “Sì! Sì: nessuno è escluso dal perdono di Dio. Soltanto deve avvicinarsi pentito a Gesù e con la voglia di essere da Lui abbracciato”.
Questo era il primo malfattore. L’altro è il cosiddetto “buon ladrone”. Le sue parole sono un meraviglioso modello di pentimento, una catechesi concentrata per imparare a chiedere perdono a Gesù. Prima, egli si rivolge al suo compagno: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena?» (Lc 23,40). Così pone in risalto il punto di partenza del pentimento: il timore di Dio. Ma non la paura di Dio, no: il timore filiale di Dio. Non è la paura, ma quel rispetto che si deve a Dio perché Lui è Dio. E’ un rispetto filiale perché Lui è Padre. Il buon ladrone richiama l’atteggiamento fondamentale che apre alla fiducia in Dio: la consapevolezza della sua onnipotenza e della sua infinita bontà. E’ questo rispetto fiducioso che aiuta a fare spazio a Dio e ad affidarsi alla sua misericordia.
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 In questo modo un condannato a morte diventa modello del cristiano che si affida a Gesù. Un condannato a morte è un modello per noi, un modello per un uomo, per un cristiano che si affida a Gesù; e anche modello della Chiesa che nella liturgia tante volte invoca il Signore dicendo: “Ricordati... Ricordati del tuo amore …”.
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  video della catechesi
Saluti:
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APPELLO
Il mio pensiero va un’altra volta all’amata e martoriata Siria. Continuano a giungermi notizie drammatiche sulla sorte delle popolazioni di Aleppo, alle quali mi sento unito nella sofferenza, attraverso la preghiera e la vicinanza spirituale. Nell’esprimere profondo dolore e viva preoccupazione per quanto accade in questa già martoriata città, dove muoiono bambini, anziani, ammalati, giovani, vecchi, tanti … rinnovo a tutti l’appello ad impegnarsi con tutte le forze nella protezione dei civili, quale obbligo imperativo ed urgente. Mi appello alla coscienza dei responsabili dei bombardamenti, che dovranno dare conto davanti a Dio!
   video dell'appello
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   testo integrale
  video integrale

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«Nella desolazione spirituale: capire che capita a tutti e pregare con autenticità; quando è un'altra persona che soffre: starle accanto in silenzio con tanto amore, vicinanza, carezze» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
27 settembre 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 
Papa Francesco:
“Tre grazie
«Riconoscere la desolazione spirituale, pregare quando saremo stati sottomessi a questo stato di desolazione spirituale e sapere accompagnare le persone che soffrono momenti brutti di tristezza e di desolazione spirituale». Sono le tre grazie da chiedere al Signore che Papa Francesco ha indicato commentando le letture di martedì 27 settembre, durante la messa mattutina a Santa Marta.
...
(fonte: L'Osservatore Romano)
  video

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