"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"
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NEWSLETTER n°38 del 2016
Aggiornamento della settimana -
dal 24 al 30 settembre 2016 -
Prossima NEWSLETTER prevista per il 7 ottobre 2016
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SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA" Cari Tg, avete cancellato l'olocausto di Aleppo dai vostri titoli...--------------------------------------------------------------- Al
termine dell’udienza generale il Papa ha lanciato un nuovo accorato
appello per la Siria, in particolare per Aleppo. Queste le sue
parole:
Il mio pensiero va un’altra volta all’amata e martoriata Siria...Inaccettabile... ad Aleppo in cinque giorni 96 bambini uccisi e 223 feriti...
Appello per la Siria di Papa Francesco: Proteggete i civili!!
video-------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Centinaia
di bambini e bambine di Aleppo, cristiani e musulmani, si incontreranno
il 6 ottobre, per chiedere con le loro preghiere che nella città
martoriata in cui vivono, e in tutta la Siria, si fermi la spirale di
morte scatenatasi in questi ultimi giorni con particolare crudeltà
proprio sui più piccoli e inermi. Lo riferisce all'Agenzia Fides
l'Arcivescovo Boutros Marayati, alla guida dell'arcieparchia armena
cattolica di Aleppo. L'iniziativa, partita su impulso dei Padri
Francescani, coinvolgerà in primo luogo gli alunni delle scuole.
Metteranno anche le loro firme e le loro impronte su un appello per
chiedere ai potenti del mondo di por fine alle stragi che si
accaniscono con particolare crudeltà sui bambini, che in tutte le
guerre sono i più vulnerabili. “Ma soprattutto pregheranno. Pregheranno
per tutti i loro coetanei. E confidiamo nel fatto che la preghiera dei
bambini è più potente della nostra”, aggiunge l'Arcivescovo Marayati.
...
A Aleppo la preghiera dei bambini. Per implorare la fine delle stragi di bambiniL’Arcivescovo
maronita della città martire: «C’è chi dice ai cristiani in Medio
Oriente: siete così pochi, che state a fare ancora lì, non vale la
pena, venite via. Invece è importante che rimanga una presenza reale
cristiana, lì dove c’è stata per millenni. Anche se è un piccolo resto,
il resto d’Israele»
Coi
suoi 45 anni, il maronita Joseph Tobji è ancora nella lista dei trenta
vescovi più giovani del mondo. Chiamato a guidare l’arcidiocesi
maronita di Aleppo, la città martire da dove quasi ogni giorno, da
quasi cinque anni, arrivano le immagini di corpi straziati e di palazzi
sventrati. Di bambini che giocano tra le macerie, bambini che muoiono
sotto bombe e granate, e altri bambini che pregano affinché finisca la
“guerra sporca”. «Confidiamo nel fatto che le loro preghiere sono più
potenti delle nostre», ha detto un altro arcivescovo di Aleppo,
l'armeno cattolico Boutros Marayati, accennando dei bambini aleppini,
cristiani e musulmani, che il prossimo 6 ottobre si incontreranno per
chiedere con la preghiera la liberazione della loro città dalla spirale
di morte che l'avvolge.
...
Aleppo, l’inferno e le preghiere dei bambiniAvendo
avuto occasione di visitare la città un paio d’anni prima dello scoppio
della guerra, Aleppo non è per me qualcosa di remoto. Sono luoghi ed
edifici conosciuti, monumenti ammirati, gente incontrata. Perciò la
notizia, diffusasi ieri, della ripresa dei bombardamenti aerei sui suoi
quartieri orientali mi tocca anche personalmente.
Tuttavia,
più che mai in questa guerra, l’informazione è così strumentalizzata e
distorta che in fin dei conti ancora una volta l’unica cosa certa è che
le sofferenze degli abitanti della città non accennano a finire; che il
mistero del male di cui la strage degli innocenti è paradigma non cessa
di riproporsi. Sappiamo, insomma, che Aleppo è di nuovo un campo di
battaglia. Al di là di questo dato complessivo tutto il resto è confuso
ed incerto, fermo restando un fatto sin qui sempre confermato: il
grosso delle notizie sulle sofferenze dei civili a causa dei
bombardamenti e dei cannoneggiamenti proviene dai quartieri orientali
sotto il controllo degli “insorti”.
Delle
bombe e dei tiri di mortaio che invece prendono di mira i quartieri
occidentali sotto il controllo dei governativi, dove tra l’altro vive
la maggior parte dei cristiani, si sa poco, tardi e male.
...
Quel popolo di Aleppo che non merita solidarietà-------------------------------------------- Sarà
dunque Fuocoammare di Gianfranco Rosi a rappresentare l'Italia nella
corsa agli Oscar. L'Italia ha deciso di puntare su un documentario che
parla di immigrazione e girato interamente a Lampedusa, uno dei luoghi
simbolici dei nostri tempi. Fuocoammare
- che, lo ricordiamo, ha già vinto l'Orso d'oro a Berlino - è il frutto
di un lungo lavoro del regista, uno degli specialisti del genere
documentari, già premiato per la produzione sul Grande raccordo
anulare. Gianfranco Rosi ha trascorso un anno intero sull'isola per
raccogliere le storie che ha poi inserito nel suo film. Storie non solo
di immigrati, che raggiungono l'isola dopo aver attraversato il mare
sui gommoni, ma anche della gente che vive e lavora in questo
avamposto, a cui anche papa Francesco ha voluto rendere omaggio in una
storica. Fra
i personaggi che il documentario porta alla luce c'è quello di Michele
Bartolo, il direttore sanitario dell'Asl locale che da trent'anni cura
i cittadini dell'isola e assiste a ogni singolo sbarco, stabilendo chi
va in ospedale, chi va nel Centro di Accoglienza e chi è deceduto. Un
uomo che, con la sua umanità, è diventato un personaggio simbolo di
tutti coloro, individui, associazioni e istituzioni, che fanno quanto è
possibile per accogliere in maniera dignitosa questi disperati. IL DRAMMA DEI MIGRANTI A HOLLYWOOD Ora
questa realtà drammatica, restituita con bravura da Gianfranco Rosi in
Fuocoammare, rappresenterà il nostro Paese nella corsa all'Oscar per il
miglior film straniero. Una scelta coraggiosa da parte della nostra
commissione: coraggiosa e lodevole, perché porterà ancora una vola e
ancora di più questo dramma epocale all'attenzione internazionale,
proprio pochi giorni dopo che Obama e l'Assemblea delle nazioni uniti
hanno dichiarato che il flusso dei profughi è un problema che va
gestito globalmente e con le risorse adeguate. ... Fuocoammare
verrà trasmesso in prima visione su Rai3 lunedì 3 ottobre in occasione
della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione . L'ITALIA CORRERÀ AGLI OSCAR CON IL DOCUMENTARIO SUI MIGRANTI GIRATO A LAMPEDUSA...
Fuocoammare
è un film necessario per non abbassare l’attenzione su africani e
asiatici che fuggono da guerre, repressione, violenza, fame, cercando
un primo approdo europeo. Dice Rosi: «L’isola è il simbolo della
tragedia, lo sappiamo, ma volevo mostrare anche la vita quotidiana dei
lampedusani, in particolare quella di Samuele, un ragazzino che studia,
va a scuola, cerca di imparare a stare in barca, gioca, costruisce
onde; che vive, insomma, mentre dal mare arrivano eritrei e nigeriani,
libici, somali e siriani in condizioni spesso disperate».
LA
FORZA DELLE EMOZIONI. Niente finzione nel film di Gianfranco Rosi,
solo realtà, quel tipo di realtà che non si dimentica, una volta vista.
«Il linguaggio dei documentari è cambiato rispetto al passato. Oggi è
più personalizzato, non si filma più soltanto per mostrare. L’autore
deve saper trasformare la realtà che filma, deve scuotere attraverso
le emozioni».
E di emozioni il film è pieno, dall’inizio alla fine.
...
«Oggi»,
dice Rosi, «il Mediterraneo è una tomba d’acqua, ma temo sia solo
l’inizio. Fu scioccante quando scoprimmo l’Olocausto attraverso i
filmati, ma era la fine di un incubo. Quello di oggi, invece, è solo
l’inizio. È un nuovo olocausto».
Un
film duro? Sì, anche. Ma è soprattutto un film compassionevole e
necessario. E se lo vedranno anche negli altri Paesi d’Europa, forse
all’estero capiranno meglio quanto l’Italia stia facendo e quanto la
parola “aiuto” debba diventare un passaporto di speranza. Quella
speranza di futuro che nutre il piccolo Samuele: all’inizio del film
costruisce onde con cui uccidere gli uccellini. Alla fine, va ad
accarezzarli, parlando loro delicatamente.
LAMPEDUSA. UN NUOVO OLOCAUSTOGuarda il trailer ufficiale di Fuocoammare video-------------------------------------------- Più di 100.000 bambini
ad Aleppo est sono costretti a bere acqua contaminata a causa dei danni
alle condotte idriche e alle falde sotterranee provocati dagli intensi
raid aerei.
L'OSSERVATORE ROMANO: Oltre centomila bambini costretti a bere acqua contaminata a causa delle bombe - Allo stremo-------------------------------------------------------------- ... Ritorno a Roma con una
rinnovata consapevolezza: il terrore si combatte con intelligenza e
coraggio, con apertura e solidarietà. Perché ignoranza, paura, muri ed
egoismi abbiamo già amaramente sperimentato che effetto producono sulle
nostre vite.
Le nostre città europee meritano politiche migliori, il nostro spazio comune va difeso in quanto tale. Chi si costruisce muri intorno non può far altro che morire di asfissia e solitudine, proprio come è successo 70 anni fa nel cuore dell'Europa trafitto da guerra e filo spinato. Camillo Ripamonti: Europa terra di tutti. I muri ci condannano, un'altra volta, a solitudine e asfissia-------------------------------------------------------------- SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Si celebra oggi la prima
Giornata internazionale del diritto d’accesso all’informazione,
promossa dall’Unesco per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale
sulla rilevanza del diritto di cercare, ricevere e diffondere
informazioni. Il diritto d'accesso all'informazione sottolinea anche la
rilevanza della trasparenza nelle pubbliche amministrazioni a favore
dei cittadini.
Intervista a Franco Bernabè, presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, sulla rilevanza di questa giornata Giornata internazionale del diritto d’accesso all’informazione-------------------------------------------------------------- Morte Shimon Peres Si è spento nella notte,
all'età, di 93 anniShimon Peres. Le condizioni dell'ex presidente
israeliano, colpito da un ictus lo scorso 13 settembre, erano
drammaticamente peggiorate negli ultimi due giorni. Peres era
ricoverato allo Sheba Medical Center Tel HaShomer, vicino Tel
Aviv, sotto la supervisione del genero, nonché suo medico personale,
Rafi Walden. Con Shimon Peres, se ne va uno degli ultimi
protagonisti della nascita d'Israele. Nel 1994 è stato insignito del
Nobel per la pace con Rabin e Arafat per gli accordi di Oslo. ...
AVVENIRE: Addio a Peres, presidente della paceCome Mosè, anche lui
vedrà la pace da lontano. Il racconto di un’amicizia di lungo corso
coltivata da lettere e incontri delinea la personalità di un uomo che
ha amato il suo popolo e ha lavorato istituendo una fondazione per
l’aiuto e il dialogo coi palestinesi
Massimo Toschi: Peres e la terra promessa“È morto a 93 anni ma è
morto giovane per la sua mai sopita capacità di sognare, che è ancora
possibile fare qualcosa. Al suo popolo lascia questa esortazione: non
smettere di pensare e sognare che la pace è possibile”. È questa,
secondo monsignor Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico
del Patriarcato latino di Gerusalemme, l’eredità che l’ex presidente
israeliano, Shimon Peres, morto oggi, lascia al suo Paese. ...
SIR: Morte Shimon Peres: mons. Pizzaballa (Patriarcato Latino), “non smettere di sognare la pace è la sua eredità”Il 4 dicembre scorso
Shimon Peres mi ha ricevuto, insieme a mia moglie, nel suo appartamento
a nord di Tel Aviv. Abbiamo parlato di Papa Francesco. I due grandi
leader mondiali si erano conosciuti poche settimane dopo l’elezione di
Bergoglio al pontificato. C’era stata subito un’intesa tra loro e un
sentimento di affetto aveva cominciato a unirli. L’allora nono
presidente dello stato d’Israele aveva voluto ricevere il Papa come uno
degli ultimi atti della sua presidenza. Peres aveva visto in Bergoglio
un uomo per bene, con il coraggio spirituale necessario e la vocazione
a lottare per un mondo di pace, compito al quale lui stesso si sentiva
totalmente destinato attraverso la sua fondazione. ....
Abraham Skorka: Addio a un sognatore - In memoria di Shimon Peres--------------------------------------------------------------
SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA" La suprema grandezza del Cristianesimo... (Simone Weil) Non ci stanchiamo di ripetere che mai... (Papa Francesco) Chi ha poca carità pede pochi poveri... (Don Primo Mazzolari) I bambini hanno molto da insegnare agli adulti... (Stephen Littleword) Non guardare se la via è stretta o difficile... (J. H. Newman) Seguire Gesù da vicino non è facile... (Papa Francesco) Oggi ricorre la festa degli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele... (Giovanni Paolo II) La Sacra Scrittura cresce con... (San Gregorioo Magno)-------------------------------------------------------------- "IL RICCO EPULONE" - I ricchi e i porporati - Enzo Bianchi
Del ricco non si dice il nome, ma viene definito dal suo lusso e dal suo comportamento.... La parabola del ricco e del povero è una parabola breve, ma estremamente significativa perché in questa parabola Gesù contrappone la situazione attuale alla situazione dopo la morte. Da questa situazione storica in cui siamo e che verifichiamo perché è la nostra vita concreta nella quale non avviene il giudizio di Dio, le cose dipendono sostanzialmente da noi, dalle nostre scelte e dalla nostra responsabilità, poi Gesù fa vedere cosa avviene quando dopo la morte sarà Dio a regnare, la potenza torna tutta a Dio... (breve estratto video "Raccontare l'amore" di TV2000. Puntata del 24 novembre 2015 "Il ricco epulone" a cura di Monica Mondo) video"IL RICCO EPULONE" - Il povero, Lazzaro, icona dell'uomo scartato - Enzo Bianchi
Alla porta del ricco senza nome c’è un povero che porta il nome: Lazzaro. Un povero neanche mendicante, peggio ancora, con ogni probabilità, povero e malato che al tempo di Gesù i parenti lasciavano davanti alla porta di un ricco, sperando che quelli che entravano e uscivano o il ricco stesso gli dessero qualcosa da mangiare e la sera lo andavano a ripigliare e lo portavano a casa. Esatttamente la parabola in greco dice: “stava gettato là” . Gettato, gettato, come una cosa, come uno scarto. Quando Papa Francesco parla della cultura dello scarto, degli scarti di umanità, Lazzaro ne è una perfetta icona. Ma il suo nome ‘El‘azar, significa “Dio viene in aiuto”, quindi ha già la promessa Dio viene in aiuto del povero, d’altronde basta pensare ai salmi dei profeti, al canto del Magnificat. Dio innalza il povero, manda a mani vuote i ricchi ... (breve estratto video "Raccontare l'amore" di TV2000. Puntata del 24 novembre 2015 "Il ricco epulone" a cura di Monica Mondo) video"IL RICCO EPULONE" - La ricchezza non condivisa è maledetta - Enzo Bianchi
La ricchezza se condivisa é un bene, ma non condivisa é maledetta. Ci capita di sentire che qualcuno si vanta che il suo stipendio annuale é pari allo stipendio di 7.000 dei suoi operai. Certo é un grande ricco, ma la sua ricchezza é maledetta, se non la condivide é maledetta. Questo è duro, ma il Vangelo lo dice e i cristiani lo devono ripetere come papa Francesco lo ripete ... (breve estratto video "Raccontare l'amore" di TV2000. Puntata del 24 novembre 2015 "Il ricco epulone" a cura di Monica Mondo) videoECONOMIA DI COMUNIONE -
Un ricco, che non vive nel lusso e nello spreco, ma considera la
ricchezza come qualcosa da condividere...
La storia dell’imprenditore Giovanni Arletti, presidente del gruppo Chimar, specializzato in imballaggi industriali. “ La povertà non è una malattia inguaribile, si può sconfiggere il problema della povertà e risolverlo … oggi bisogna distribuire meglio la ricchezza. Credo che chi ha di più deve entrare nella logica di dare a chi ha di meno, non c’è una soluzione diversa, oggi bisogna ragionare in questi termini. … “Economia di comunione” è un progetto che ha lanciato la fondatrice del movimento dei focolarI, Chiara Lubich. La finalità del progetto è quella di distribuire parte degli utili alla formazione … una parte viene distribuita ai poveri e una parte resta in azienda per gli investimenti per il proseguo dell’attività. E' una cosa straordinaria, che sconvolge i nostri modelli economici e il capitalismo che conosciamo. .. (breve estratto video "Raccontare l'amore" di TV2000. Puntata del 24 novembre 2015 "Il ricco epulone" a cura di Monica Mondo) video-------------------------------------------------------------- 26 settembre - Memoria liturgica del beato PAOLO VI
L'umiltà è lo spazio... Il cristiano alimenta la propria speranza... Gesù è colui che conosce l'infermità...-------------------------------------------------------------- Il 28 settembre 1978 muore Papa Giovanni Paolo I,
il suo pontificato è stato tra i più brevi della storia della Chiesa
Cattolica, solo 33 giorni, ma è rimasto nel ricordo di tutti come il
Papa del sorriso. Attualmente è in fase conclusiva il processo di
beatificazione.
Noi siamo oggetto da parte di Dio di un amore... Guardate che il Signore ci parla non solo attraverso i suoi detti, ma... Signore prendimi come sono, con i miei difetti...-------------------------------------------------------------- 30 settembre - memoria liturgica SAN GIROLAMO Sacerdote e dottore della Chiesa
Se preghi tu parli; se leggi (la Parola)... -------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Trentotto anni dalla morte di Papa Luciani: un fulmine e tante nuvole di dubbi e trame.
... Si fece notte, e Luciani solo si preparò a dormire. Al mattino la fida suor Vincenza Taffarel, con Luciani già dai tempi di Venezia e di Vittorio Veneto, sorpresa nel trovare intatta davanti alla porta la consueta tazzina di caffè, bussa senza risposta, apre uno spiraglio e vede il Papa morto. Arriva mons. John Magee che chiama il Camerlengo, proprio Villot, cui per legge spetta la direzione di tutto alla morte del Papa che ora è lì, ancora seduto sul letto, lume da notte acceso, occhiali inforcati, un “foglio” tra le mani e un bicchiere sul comodino. Nessun segno di sofferenza visibile: quasi un sorriso. Lui, Villot, di fronte al cadavere del Papa che la sera prima ha contrastato secco, e il personale della Casa col peso di non essersi accorti di nulla. Che fare? Raccontare tutto? “Una donna” per prima? Non si può. Suor Vincenza Taffarel deve tacere, lo farà sempre, trasferita nel suo Veneto. Don Lorenzi non dica che non c’era, e che nulla ha sentito. Abat-jour accesa e tra le mani quel foglio con progetto di nomine? No. Niente “foglio”, ma l’Imitazione di Cristo. Spariti gli occhiali, sparito il bicchiere con tracce di acqua. Autopsia? Niente. È stato un infarto. La realtà: il Papa non riusciva a dormire e aveva chiamato al telefono il suo medico di Venezia, Da Ros, che gli consigliò un calmante, versatosi poi in eccesso. Di fatto il cuore si spense: contrario dell’infarto. Arrivò il sonno, ma l’ultimo, e al mattino Villot si trova davanti, morto, il Papa. E le leggende alla Yallop? Luciani progressista rivoluzionario eliminato dai Marcinkus e compagnia, non proprio di Gesù? Sul tema della povertà e dei poveri, Giovanni Paolo I la pensava in modo diverso, e molto vicino al modo che oggi propone Francesco. Tutto qui. Sicuro del tutto? No, ma fino a prova contraria, in 38 anni, è l’unica spiegazione credibile. (fonte: "La notte in cui papa Luciani sbagliò la sua medicina" di Gianni Gennari - Il Fatto Quotidiano 27 settembre 2016)
“
Papa Luciani è stato il precursore di Bergoglio. La sua santità è fuori
discussione”. Lo dice in questa intervista a La Fede Quotidiana il
gesuita Padre Bartolomeo Sorge, noto sacerdote giornalista, già
direttore de “La civiltà cattolica” e soprattutto grande amico in vita
di Luciani che ha avuto la fortuna di conoscere.
...
Chi è stato Papa Luciani?
“
Possiamo intanto dire che la sua santità è evidente e fuori
discussione, penso che presto la saggezza della Chiesa lo eleverà alla
gloria degli altari. Da un punto di vista del personaggio posso dire
che storicamente è il precursore di Bergoglio”.
Perchè?
...
Che rapporti aveva con la Curia?
...
Morì dopo pochi giorni dalla sua elezione e questo ha fatto sorgere voci e libri su presunti complotti..
“
Sono tesi fantasiose e sbagliate. Morì per una crisi cardiaca. Lui era
molto timido, aveva il volto affaticato per come lo ricordo gli ultimi
giorni ed era sofferente di cuore. Lo conoscevo bene. La storia del
complotto non regge ed è stravagante”.
Padre Sorge: “Giovanni Paolo I è stato il precursore di papa Francesco”Vedi anche il nostro post precedente (all'interno link ad altri post):
Giovanni Paolo I il Papa «apostolo del Concilio» a cui tanto somiglia Papa Francesco-------------------------------------------- Il 28 settembre 1978
moriva papa Giovanni Paolo I, il "pontefice dei 33 giorni". Il
cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di papa Francesco, ne
ricorda la figura, sottolineando le singolari affinità con papa
Bergoglio.
Alberto Laggia: PAPA LUCIANI, «LO SPOSO DELLA POVERTÀ»«L’unica grandezza nella
Chiesa è di essere santi. E i suoi santi sono le colonne di luce che ci
mostrano la via... d’ora innanzi apparterrà anch’egli a queste luci. E
ciò che ci fu concesso solo per 33 giorni emana una luce che non può
più venirci tolta». Era il 6 ottobre 1978 e l’allora arcivescovo di
Monaco e Frisinga, cardinale Joseph Ratzinger, nell’omelia del
Pontificale in suffragio di Giovanni Paolo I ne ricordava così
l’esemplarità illuminante. ...
Stefania Falasca: L’attualità di papa Luciani «ucciso» post mortem--------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)-------------------------------------------- DISCERNIMENTO E RESPONSABILITÀ
“Vagliate ogni cosa
e tenete ciò che è buono” (1Ts 5,21)
I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2016
promossi dalla
FRATERNITA' CARMELITANA
DI POZZO DI GOTTO
Dal 26 Ottobre al 30 Novembre
Sala del Convento
dalle h. 20.00 alle h. 21.00
Il calendario degli incontri dei Mercoledì della Spiritualità 2016 (PDF)-------------------------------------------- -------------------------------------- Vangelo: Lc 16,19-31
La
parabola che Gesù narra non ha tanto la finalità di terrorizzare o di
mettere all'indice i ricchi ed esaltare i poveri, non è l'emissione di
un giudizio di condanna, è piuttosto un atto di correzione fraterna
compiuto da Gesù nei confronti di coloro che hanno scelto di edificare
la loro vita sulla falsa sicurezza della ricchezza. E' un voler mettere
in guardia i credenti perché tengano gli occhi bene aperti sull'uso che
fanno del"mammona di ingiustizia"(16,9); Gesù stesso infatti aveva già
proclamato che per amare Dio non c'è che un solo modo: prenderci cura
dei fratelli feriti, quelli che incontriamo lungo il cammino della
nostra esistenza (cfr. Lc 10, 25-37).
...-------------------------------------------- Commento
XXVI Domenica Tempo Ordinario (Anno C) Letture: Amos 6, 1.4-7; Salmo 145; 1 Timoteo 6,11-16; Luca 16,19-31
...
La
parabola del ricco senza nome e del povero Lazzaro è una di quelle
pagine che ci portiamo dentro come sorgente di comportamenti meno
disumani.
Un ricco senza nome, per cui il denaro è diventato l'identità, la seconda pelle. Il povero invece ha il nome dell'amico di Betania. Il Vangelo non usa mai dei nomi propri nelle parabole. Il povero Lazzaro è un'eccezione, una felice anomalia che lascia percepire i battiti del cuore di Gesù. ... -------------------------------------------- La misericordia dono gratuito di Dio
di p. Felice Scalia, SJ
Riflessione tratta da HOREB,
tracce di spiritualità a cura dei Carmelitani,
anno XXV - 2016 - n. 2
La misericordia, volto di Dio, volto dell’uomo ... “il misericordioso”
non è uno dei tanti nomi di Dio, è “il nome”. Papa Francesco lo
ribadisce nell’intervista ad Andrea Tornielli: «Il nome di Dio è
Misericordia» . Misericordia è la chiave per intuire qualcosa di Dio.
La Misericordia è dono gratuito di Dio perché Dio stesso è dono
gratuito di sé a noi. Se “Dio è amore”, per puro amore, cioè per un
ovvio moto “allocentrico” e disintere...
La misericordia dono gratuito di Dio di p. Felice Scalia SJ (PDF)Leggi anche il post già pubblicato:
LA MISERICORDIA, VOLTO DI DIO, VOLTO DELL’UOMO - HOREB n.2/2016 (n. 74) -------------------------------------------- Carlo Maria Martini,
profeta del Novecento
(VIDEO)
Documentario prodotto dalla RAI in collaborazione con la Fondazione Martini video -------------------------------------------- Rigenerazioni/5 -
Imprese, società, famiglia sempre meno tempo della compassione
Abuso di illusione immunitaria
(Senza compassione)
di Luigino Bruni
...
La compassione, infine, ha le sue parole tipiche. La prima è
attenzione. Non coltiviamo e pratichiamo la compassione se siamo
distratti e non attenti a chi ci passa accanto, a chi lavora nella
scrivania vicino alla nostra, a chi abita nell’appartamento di fronte.
Ci sono troppe vittime dei briganti che restano abbandonate e ferite
lungo la strada delle nostre Gerusalemme e Gerico perché mancano
persone capaci di attenzione. Senza questa attenzione interiore che è
vigilanza spirituale non riusciamo a esercitare il secondo verbo
fondamentale della compassione: guardare. Il compassionevole passa per
il mondo guardandolo. Ha sufficiente attenzione e silenzio interiore
per guardare la vita che gli scorre accanto. Guarda e vede, e così
sente l’infinito grido di compassione che si alza dalle città. E una
volta visti e uditi i dolori degli altri, decide liberamente di
esercitare la compassione, chinandosi, facendosi prossimo, prendendosi
cura del dolore degli altri. La compassione è essenziale per vivere
bene, perché ci rende capaci di moltiplicare anche le nostre gioie
condividendole. È una sorta di muscolo morale, che se si atrofizza non
ci impedisce soltanto di ridurre i dolori degli altri, ma diminuisce
anche la nostra capacità di gioia e di vita. La cultura immunitaria del
nostro tempo sta atrofizzando questo muscolo, e quindi facciamo sempre
più fatica a provare emozioni per il dolore degli altri, e ancor più ad
agire mossi da compassione. Abbiamo un bisogno immenso di persone
compassionevoli, oggi più di ieri. Siamo sempre più inondati da
sofferenza psicologica, morale e spirituale, ma il terreno non riesce
ad assorbire quest’acqua perché troppo poche sono le persone capaci di
compassione, e ancora meno quelle che la esercitano. Eppure sono queste
a cambiare radicalmente la qualità morale dei luoghi del vivere. A
volte basta una sola persona compassionevole per salvare un’intera
comunità. La vita funziona e fiorisce quando siamo capaci di scoprire
la bellezza che ci circonda, lasciandoci amare da essa. Ma non meno
importante è cercare e scoprire il dolore attorno a noi, amarlo e
lasciarci amare da esso. Il dono più grande che si può fare a un figlio
è aiutarlo ad aumentare la sua capacità di compassione. Perché è la
compassione per il dolore degli altri che ci fa vedere la bellezza più
grande della terra, quella nascosta nel cuore delle persone. Abuso di illusione immunitaria (Senza compassione) di Luigino Bruni (PDF)Leggi anche i precedenti articoli già pubblicati:
Fin
dal suo primo discorso di fine anno rivolto alla curia romana, papa
Francesco non ha perso mai occasione per stigmatizzare un vizio
ricorrente in ogni curia, ma anche in ogni comunità, soprattutto
monastica o religiosa: le chiacchiere e la mormorazione. E le sue
parole – in discorsi ufficiali come in prediche a braccio – non temono
espressioni sferzanti: ha chiesto la pratica dell’“obiezione di coscienza”
di fronte alle parole vane che possono uccidere, ha condannato il
“terrorismo della chiacchiera”, ha messo in guardia da “mormorazioni e
invidie” anche e soprattutto chi ha un ministero nella chiesa e chi
vive la vita religiosa, evidenziando il “potere distruttivo” della
lingua usata come arma contro i fratelli e le sorelle.
Ma cosa sono le mormorazioni e la chiacchiera? Mormorazione è parola, discorso ostile che esprime riprovazione, malumore, ma che non viene detta ad alta voce e a chi la si dovrebbe dire come eventuale correzione fraterna, bensì viene sussurrata di nascosto, celata, più simile a un rumore indistinto che a una parola umana (murmur). Rodolfo Ardente (XI secolo) così la definisce: “Murmuratio est oblocutio depressa minoris contra maiorem ob impositam sibi rei gravitatem”. Non si dimentichi che la mormorazione è un vizio detestabile, più volte descritto nella Bibbia. ... Nelle curie come nelle comunità c’è sempre chi, non appena incontra qualcuno, deve parlare degli altri e parlarne male. Non hanno molte cose da dirsi, perché hanno un “io minimo” e vivono in un mondo piccolo e angusto, perché restano oziosi e così riempiono con le chiacchiere il loro tempo, perché non vogliono guardarsi dentro e contemplare le proprie opacità. Diventano esperti/e a riconoscerle negli altri e a parlarne sempre, in ogni occasione. Ma i chiacchieroni e i mormoratori sono facili da discernere, basta qualche anno e si rivelano per quello che sono: fratelli e sorelle inaffidabili, che, soprattutto se corretti, hanno sempre ragioni per difendersi e per non assumere la responsabilità delle parole che dicono. Si giustificano con “il loro disagio”, con “il sentito dire”, con “la loro sofferenza”, addossando sempre la responsabilità agli altri, senza mai interrogarsi sulle proprie responsabilità. Non sorprende allora che papa Francesco, proprio nel discorso di chiusura dell’anno della vita consacrata, abbia voluto tornare con forza sulla metafora del “terrorismo delle chiacchiere”: “Chi chiacchiera è un terrorista, è un terrorista dentro la propria comunità, perché butta come una bomba la parola contro questo o quello e poi se ne va tranquillo: chi fa questo distrugge come una bomba e lui si allontana”. Sta a ciascuno di noi disinnescare questi ordigni mortiferi. (Fonte:Osservatore Romano)
-------------------------------------------- La censura sulla collera di Gesù
Jesus - Rubrica La bisaccia del mendicante
Settembre 2016
di ENZO BIANCHI
In
questa stagione ecclesiale caratterizzata anche dall’interesse e della
ricerca riguardo all’umanità di Gesù, permane tuttavia una certa
timidezza nell’analizzare e mettere in rilievo i sentimenti di Gesù. In
particolare si evita di leggere uno di questi modi di comportarsi da
parte di Gesù: la collera, l’ira, lo sdegno. A volte si ha
l’impressione che si voglia presentare un Gesù uomo come noi, ma
dolciastro, oleografico, forse perché l’atteggiamento della collera
contrasta con il dominante bisogno di dolcezza, mitezza, rimozione e
negazione del conflitto. Eppure, se prendiamo il vangelo più antico,
quello secondo Marco, questo tratto di Gesù – mitigato dagli altri
evangelisti e talvolta addirittura assente – emerge con chiarezza:
l’ira, la collera, lo sdegno non sono solo sentimenti umani che non
significano modi peccaminosi, ma sono anzi segno che in Gesù c’erano
passione e forte convinzione. La collera è reazione all’indifferenza,
al silenzio complice, alla tolleranza acquiescente, alla clemenza a
basso prezzo, tutti atteggiamenti che accompagnano chi non conosce
l’amore, la passione dell’amore. La collera è l’altra faccia della
compassione!
... La censura sulla collera di Gesù-------------------------------------------- SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Trentasei vescovi in
rappresentanza delle comunità cattoliche e anglicane di tutto il mondo
si recheranno insieme in pellegrinaggio prima a Canterbury e poi a
Roma. Celebrando in questo modo i 50 anni del dialogo ufficiale tra la
Chiesa cattolica e la Comunione anglicana, iniziato ufficialmente nel
1966 con la «Dichiarazione comune» firmata da Paolo VI e dall’allora
arcivescovo di Canterbury, Michael Ramsey.
Vescovi cattolici e anglicani pellegrini insieme. A canterbury e a Roma--------------------------------------------------------------- Diceva la buonanima di
Gilbert Keith Chesterton che «la cosa più incredibile dei miracoli è
che accadono». Sì. E sono anche "Gratia gratis data". Non potrebbero
perciò non riguardare la Chiesa e la sua edificazione. Non fosse altro
perché tutta la Rivelazione manifesta che i miracoli sono opera di Dio
a favore dell'uomo e della sua salvezza e che con questi Cristo stesso
ha annunciato il Regno di Dio, ha anticipato le realtà ultime del mondo
redento, reso trasparente la sua identità e credibile la sua missione,
tanto che alla fine ha dovuto pure dirlo esplicito: «Anche se non
volete credere a me, credete alle opere». ...
Stefania Falasca: Capire i miracoli per vedere la santità--------------------------------------------------------------- Pubblicato in Vaticano uno studio sul crollo delle vocazioni. La causa? “Cattiva recezione del Concilio”
Matteo Matzuzzi: Conventi chiusiTre storie di donne di
Cisterna di Latina la cui vita è stata cambiata dalla santa dei
poveri. Sono state chiamate, nell'ambito di un pellegrinaggio
dell'Unitalsi, a raccontarla alle migliaia di persone radunate ai piedi
della Vergine. Tre storie intrecciate fra l'Albania, Loreto e
Latina, scritte dalla "matita di Dio"
Alberto Baviera: Nafie, Rosa e suor Teresa: a Lourdes per rinnovare l’invito alla felicità di Madre Teresa di Calcutta---------------------------------------------------------------
(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Viaggio Apostolico del Santo Padre in Georgia e Azerbaijan
(30 settembre - 2 ottobre 2016)
Francesco
va per tre giorni e due notti nel Caucaso a completare il
pellegrinaggio iniziato in Armenia: i profughi che scappano dall’Isis,
il conflitto in Nagorno Karabakh, l’incontro con una delle Chiese
ortodosse meno ecumeniche e la tappa nel paese a maggioranza musulmana
sciita dove i fondamentalismi vorrebbero infiltrarsi
Quello
che il Papa inizia venerdì 30 settembre è un viaggio lampo di tre
giorni e due notti nel Caucaso. Francesco visiterà due paesi, Georgia e
Azerbaigian, completando il pellegrinaggio iniziato lo scorso giugno in
Armenia. ...
Il
viaggio al confine tra l’Europa e l’Asia rientra nella tipologia delle
trasferte bergogliane nel Vecchio Continente: Paesi piccoli, ancora
feriti da conflitti, dove il Papa spera di incoraggiare percorsi di
riconciliazione e di pace. Paesi dove i cattolici sono un «piccolo
gregge» ma nei quali convivono con altre confessioni cristiane e con
altre religioni. Quello in Georgia e Azerbaigian è - come già lo fu in
Turchia - anche un pellegrinaggio che lambisce il dramma dei rifugiati
in fuga dall’Isis.
...
Il
viaggio, specie nella sua prima tappa di due giorni in Georgia, ha
importanti implicazioni ecumeniche. La Chiesa ortodossa georgiana, con
la quale la Santa Sede intrattiene buone relazioni, è tra le poche che
non riconoscono la validità del battesimo amministrato dai cattolici.
Francesco e Ilia II si abbracceranno, ma non pregheranno insieme. Il
Patriarca e Catholicos degli ortodossi georgiani non parteciperà
personalmente alla messa celebrata dal Pontefice sabato 1° ottobre, ma
ha deciso di inviare una delegazione: un segnale giudicato importante
dalla Santa Sede.
...
Georgia e Azerbaigian, viaggio ai confini dell’Europa ferita“Come
un amico”. Così Papa Francesco si presenterà in Georgia e in
Azerbaigian, i due paesi caucasici che visiterà da domani, 30
settembre, fino al 2 ottobre. Ad affermarlo è il cardinale Segretario
di Stato Pietro Parolin nella consueta intervista con il CTV alla
vigilia della partenza, durante la quale illustra i temi portanti di
questo 16° viaggio apostolico internazionale: incontro,
riconciliazione, pace.
Parolin: Francesco in Georgia e Azerbaigian per l'unità e la pace-------------------------------------------- Papa
Francesco nel Caucaso meridionale, seppure in due momenti diversi, è
stato annunciato ufficialmente con un solo comunicato che anticipava
una prima tappa in Armenia (24-26 giugno) e una seconda tappa in
Georgia e Azerbaigian (30 settembre - 2 ottobre). Sin dall'inizio,
dunque, il pellegrinaggio pontificio è stato focalizzato sulle tre
entità statali della regione e ciò ha escluso, in partenza, qualsiasi
altro profilo, in concreto le delicate realtà geopolitica dell'Abkhazia
e dell'Ossetia meridionale. Già nel corso della visita in
Armenia, il Papa, a più riprese allargò il suo sguardo sulle tappa che
è iniziata oggi e che per tre giorni si snoderà tra Tbilisi e Baku.
A questo punto è possibile tracciare una breve scaletta delle principali ragioni o motivazioni di questi pellegrinaggi caucasici del Pontefice e la cosa migliore è farlo con le sue parole.. .. IL SISMOGRAFO: Perché Papa Francesco visita le Nazioni, popoli e chiese, del Caucaso? Il viaggio in sei motivazioniSe c'è un'immagine che può riassumere bene il senso del viaggio di Papa Francesco in Caucaso è quella del pontefice come seminatore di semi di dialogo, incontro, convivenza e mutua stima tra popoli, religioni culture che convivono inquest'area del globo. E' un'immagine che sta crescendo in queste ore e che sembra ereditata dalla Giornata di Preghiera per la pace che si
è tenuta dieci giorni fa ad Assisi e che è confermata dalle prime
parole che Papa Bergoglio ha pronunciato in terra di Georgia. Il Caucaso è una di quelle periferie del globo predilette dal Papa venuto "dalla fine del mondo", è una cerniera tra due continenti dove culture, religioni e identità convivono tra loro, con delle travagliate storie alle spalle, spesso tragiche.
Francesco Gagliano: Papa Francesco offre alla Georgia i frutti nati dallo Spirito d'Assisi: incontro, pace e dialogoPapa Francesco non
entrerà nella complessa questione che oggi separa l’Armenia
dall’Azerbaigian, il conflitto per il Nagorno Karabakh. Esiste già uno
strumento internazionale creato dall’Osce, il Gruppo di Minsk, per la
questione aperta tra armeni e azeri.
Dopo il riaccendersi del conflitto all’inizio del mese di aprile scorso, anche i rappresentanti di tale organismo hanno infatti parlato di un rilancio di iniziative alla ricerca di una soluzione durevole, possibilmente attraverso il compromesso tra le parti. Così in Georgia il Papa non firmerà una dichiarazione congiunta con il Patriarca Ilia II, come quella firmata a Etchmiadzin in Armenia con il patriarca Catholicos Karekin II. Ma il viaggio, che dopo quello in Armenia conclude l’itinerario caucasico di papa Francesco e che domani avrà inizio nell’incandescente regione cerniera dell’Asia, si muove – e non potrebbe essere altrimenti nella dimensione geoecclesiale del Papa – in quello spirito d’Assisi che vede al centro il dialogo ecumenico ineludibile con la Chiesa ortodossa in Georgia e l’incontro interreligioso sulla porta dell’islam asiatico in Azerbaigian. Il Papa entra così nell’instabilità dell’area dalla parte della risorsa delle religioni, o meglio, dall’incontro personale con i rappresentanti delle diverse fedi, dando così alla visita il carattere fortemente ecumenico e interreligioso per la causa della pace e della mutua riconciliazione. ... Stefania Falasca: Il Papa nel Caucaso e la sfida delle fedi--------------------------------------------------------------
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