"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°3 del 2017

Aggiornamento della settimana

- dal 14 al 20 gennaio 2017 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 27 gennaio 2017

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


PREGHIERA DEI FEDELI




OMELIA 


 

 



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 










I NOSTRI TEMPI


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Per tutti, ma per noi cristiani in particolare, il dovere dell’accoglienza deve esserci senza se e senza ma. Intervista a Mons. Guerino Di Tora, presidente della Fondazione Migrantes (Breve estratto video della puntata di "Siamo Noi" TV2000)

 
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Dobbiamo prenderci cura del fratello forestiero, nel quale è presente Gesù, spesso sofferente, rifiutato e umiliato. (Papa Francesco)

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Andrea Camilleri: «C'è un santo, il più amato di tutti i santi, San Calogero è di colore nero perché viene dall'Africa, è un eremita nero... vorrei che san Calogero continuasse a camminare verso il nord... e portasse ovunque il pane della ragionevolezza, dell'accoglienza, della pietas».

 
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Tweet Enzo Bianchi del 16 gennaio 2017

  Può darsi che tra loro ci siano migranti in situazione irregolare ma...

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“Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce” - Messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato 2017


Cari fratelli e sorelle!
«Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato» (Mc 9,37; cfr Mt 18,5; Lc 9,48; Gv 13,20). Con queste parole gli Evangelisti ricordano alla comunità cristiana un insegnamento di Gesù che è entusiasmante e, insieme, carico di impegno. Questo detto, infatti, traccia la via sicura che conduce fino a Dio, partendo dai più piccoli e passando attraverso il Salvatore, nella dinamica dell’accoglienza. Proprio l’accoglienza, dunque, è condizione necessaria perché si concretizzi questo itinerario: Dio si è fatto uno di noi, in Gesù si è fatto bambino e l’apertura a Dio nella fede, che alimenta la speranza, si declina nella vicinanza amorevole ai più piccoli e ai più deboli. Carità, fede e speranza sono tutte coinvolte nelle opere di misericordia, sia spirituali sia corporali, che abbiamo riscoperto durante il recente Giubileo Straordinario.
Ma gli Evangelisti si soffermano anche sulla responsabilità di chi va contro la misericordia: «Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare» (Mt 18,6; cfr Mc 9,42; Lc 17,2). Come non pensare a questo severo monito considerando lo sfruttamento esercitato da gente senza scrupoli a danno di tante bambine e tanti bambini avviati alla prostituzione o presi nel giro della pornografia, resi schiavi del lavoro minorile o arruolati come soldati, coinvolti in traffici di droga e altre forme di delinquenza, forzati alla fuga da conflitti e persecuzioni, col rischio di ritrovarsi soli e abbandonati?
Per questo, in occasione dell’annuale Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, mi sta a cuore richiamare l’attenzione sulla realtà dei migranti minorenni, specialmente quelli soli, sollecitando tutti a prendersi cura dei fanciulli che sono tre volte indifesi perché minori, perché stranieri e perché inermi, quando, per varie ragioni, sono forzati a vivere lontani dalla loro terra d’origine e separati dagli affetti familiari.
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Infine, desidero rivolgere una parola a voi, che camminate a fianco di bambini e ragazzi sulle vie dell’emigrazione: essi hanno bisogno del vostro prezioso aiuto, e anche la Chiesa ha bisogno di voi e vi sostiene nel generoso servizio che prestate. Non stancatevi di vivere con coraggio la buona testimonianza del Vangelo, che vi chiama a riconoscere e accogliere il Signore Gesù presente nei più piccoli e vulnerabili.
Affido tutti i minori migranti, le loro famiglie, le loro comunità, e voi che state loro vicino, alla protezione della Santa Famiglia di Nazareth, affinché vegli su ciascuno e li accompagni nel cammino; e alla mia preghiera unisco la Benedizione Apostolica.
Guarda il video con quanto detto dal Papa all'Angelus di oggi circa la Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato
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IL PECCATO DEL MONDO: L'INGIUSTIZIA - Rapporto Oxfam, i primi 8 miliardari hanno gli stessi beni di metà degli abitanti del pianeta (Testo e video)


IL PECCATO DEL MONDO: L'INGIUSTIZIA
Rapporto Oxfam, i primi 8 miliardari hanno gli stessi beni 
di metà degli abitanti del pianeta
Firma e aderisci alla campagna 
“Un’economia umana per il 99%”.
L’attuale sistema economico finanziario favorisce l’accumulo di risorse nelle mani di un manipolo di nababbi ai danni dei più poveri (in maggioranza donne). E l’Italia non fa eccezione se, stando ai dati del 2016, l’1% più facoltoso della popolazione ha nelle mani il 25% della ricchezza nazionale netta. 
Otto uomini possiedono la stessa ricchezza (426 miliardi di dollari) di 3,6 miliardi di persone. Lo rivela il nuovo rapporto di Oxfam, diffuso alla vigilia del Forum economico mondiale di Davos, che analizza quanto la forbice tra ricchi e poveri si stia estremizzando. Lo scorso anno erano 62. Appello ai governi a cambiare le politiche
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Il contrario di un’economia umana 
di Tonio Dell'olio 
I dati resi noti da Oxfam sulla distribuzione della ricchezza nel mondo e nel nostro Paese, rischiano di apparire aride statistiche, numeri senz’anima, se non fosse che proprio quelle cifre urlano il peccato del mondo, l’ingiustizia, ovvero l’obiettivo di molti (o di pochi?) di puntare esclusivamente al profitto non facendosi scrupolo di utilizzare le vie della corruzione e dell’evasione fiscale. Il rapporto rende noto che le otto persone più ricche del pianeta possiedono oggi la stessa ricchezza della metà più povera dell’umanità. In Italia in sette possiedono quanto il 30% della popolazione. Di qui tutte le altre considerazioni sui danni prodotti dall’accumulazione della ricchezza che, non investita nella creazione di lavoro né ridistribuita se non nella quota parte agli azionisti, va a concimare la crescita del capitale stesso. I mezzi attraverso i quali avviene tutto questo sono esposti e dimostrati dal rapporto con rigore scientifico: elusione fiscale, clientelismo, investimenti nei paradisi fiscali, sofisticati sistemi di corruzione e sostegno alla politica compiacente, riduzione dei diritti e delle garanzie dei lavoratori. Nello stesso rapporto, gli esperti di Oxfam indicano otto mosse indispensabili per invertire questa tendenza e riuscire a creare un’economia umana. Adesso queste richieste diventano una campagna denominata proprio “Un’economia umana per il 99%”.
(Fonte: Mosaico dei Giorni)
  video Servizio TV2000
Per leggere:
  il rapporto integrale 
Scarica:
  il documento
La sintesi del rapporto in cinque punti
  • Dal 2015, l’1 per cento della popolazione possiede la maggior parte della ricchezza mondiale.
  • Al momento otto uomini possiedono il corrispettivo della ricchezza del 50 per cento della popolazione mondiale. Ecco gli otto miliardari: Bill Gates (75 miliardi di dollari), Amancio Ortega (67 miliardi di dollari), Warren Buffett (60,8 miliardi di dollari), Carlos Slim Helu (50 miliardi di dollari), Jeff Bezos (45,2 miliardi di dollari), Mark Zuckerberg (44,6 miliardi di dollari), Larry Ellison (43,6 miliardi di dollari), Michael Bloomberg (40 miliardi di dollari).
  • L’amministratore delegato di una delle cento aziende più grandi quotate in borsa a Londra guadagna in un anno quanto diecimila lavoratori di una fabbrica tessile del Bangladesh.
  • Una ricerca dell’economista Thomas Piketty mostra che negli ultimi trent’anni la crescita dei salari del 50 per cento della popolazione mondiale è stata pari a zero, mentre quella dell’1 per cento della popolazione mondiale è aumentata del 300 per cento.
  • In Vietnam l’uomo più ricco guadagna in un giorno di più di quello che la persona più povera guadagna in dieci anni
OXFAM: Un futuro equo, per tutti 
La disuguaglianza economica è sempre più estrema. Nel mondo, 8 persone detengono oggi la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone, ovvero della metà più povera della popolazione mondiale. L’1% degli abitanti del nostro pianeta ha una ricchezza superiore a quella del restante 99%.
 In Italia, l’1% più ricco possiede 415 volte la ricchezza del 20% più povero. Allo stesso tempo diventano sempre più drammatiche le conseguenze degli squilibri di reddito: oltre 1 milione e 600 mila famiglie italiane vivono sotto la soglia di povertà assoluta.
In tutto il mondo e a livello locale, la disuguaglianza minaccia di cancellare i progressi compiuti nella lotta alla povertà. Tutto questo non è né casuale né inevitabile: è la drammatica conseguenza di un modello economico che porta benefici soltanto a una minoranza ricca e potente, a discapito del benessere di ciascuno di noi.
Eppure un'alternativa esiste.
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Questa non è un’utopia. La nostra visione di un’economia più umana, equa e sostenibile è un’alternativa possibile e attuabile da subito. Basta volerla. 
La campagna “Un’economia umana per il 99%”
Chiediamo Governo e a tutte le forze politiche del nostro paese di porre le basi di un’economia umana.
Un futuro equo, per tutti: agisci contro la disuguaglianza,sfida l'ingiustizia!
Firma il manifesto: 
  CHIEDI AL GOVERNO E A TUTTE LE FORZE POLITICHE DEL NOSTRO PAESE DI IMPEGNARSI PER UN’ECONOMIA PIÙ UMANA, EQUA E SOSTENIBILE
Si può si faccia.
Fermare le crescenti diseguaglianze
di Leonardo Becchetti
"... Ciò che accende di più l’indignazione è constatare che il progresso scientifico e medico ci mette a disposizione meccanismi in grado potenzialmente di assicurare benessere sostenibile a tutti, e noi li usiamo malissimo. Lo scandalo dunque non è nei limiti della macchina, ma in quelli del pilota. Non dobbiamo distruggere la macchina, ma guidarla in modo diverso. Per corredare la metafora con qualche altro dato il Fondo monetario internazionale ci ricorda che il Pil mondiale cresce mediamente al 3,7% l’anno. Se la crescita della torta fosse equamente distribuita e se i redditi di ciascun abitante del pianeta potessero crescere al 3,7% l’anno ne avremmo per tacitare qualunque "populismo". Ed esistono le tecnologie per ridurre progressivamente l’impatto ambientale della nuova ricchezza prodotta, per assicurare quel tasso di decarbonizzazione necessario per tenere la temperatura del pianeta sotto i limiti necessari.
E invece le drammatiche diseguaglianze che osserviamo, sempre più visibili, sempre meno occultabili nel mondo della comunicazione globale dove i confronti sono immediati, sono un veleno che inquina la vita sociale e mette a rischio la tenuta delle istituzioni e della stessa democrazia. 
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Per questo far pagare le tasse alle grandi imprese globali della Rete è sempre più urgente. La responsabilità fiscale deve poi diventare, assieme a quella sociale e ambientale, una dimensione sempre più importante sulla quale valutare le imprese e i cittadini devono imparare a usare il maggiore potere che hanno che consiste nel premiare con le loro scelte di consumo e di risparmio le aziende leader nella sostenibilità sociale, ambientale e fiscale.Esercitando una pressione dal basso che pesa, e può immediatamente correggere i comportamenti delle imprese.
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Dobbiamo diventare più scaltri e capire nel nostro carrello quanta dignità del lavoro, quanta salute e sostenibilità ambientale, quanta responsabilità fiscale abbiamo acquistato. Per scoprire magari che, senza pagare un euro in più, avremmo potuto dare un segnale molto importante alle imprese trasformando la loro scelta di responsabilità in variabile competitiva. Perché il mercato senza i nostri consumi e risparmi non va avanti. Un mondo più giusto nel quale i cittadini imparano veramente a fare i loro interessi dando forza allo sforzo delle buone istituzioni per disinnescare l’inquinamento sociale delle diseguaglianze è a portata di mano se lo vogliamo. Se non riusciremo a cogliere l’occasione la responsabilità sarà anche nostra, e non potremo prendercela con nessuno.
  Si può si faccia. Fermare le crescenti diseguaglianze

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Gruppo Abele, Libera, Cnca e Rete della conoscenza hanno creato con la Casa della Carità di Milano l'associazione Numeri Pari per lavorare assieme, per la giustizia sociale e la dignità

  Luca Liverani: Povertà. Nasce la rete contro le diseguaglianze

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LA LIBERTÀ, FINALMENTE: DIARIO DI UN ERGASTOLANO


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Cosa prova un “uomo-ombra”, dopo un quarto di secolo passato dietro le sbarre, nel rivedere il mondo? Che gusto ha la libertà per chi non ne ricordava più il sapore? Come si vive “fuori”, dopo decenni da recluso “dentro”? Come ri-scorre il tempo, dopo che s’era fermato al “fine pena mai”?
Dopo 25 anni di carcere, il Tribunale di Sorveglianza ha concesso all’ergastolano Carmelo Musumeci il beneficio della semilibertà. Ora, durante il giorno, presterà la sua opera di volontario presso una struttura della comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, al servizio di persone portatrici d’handicap. E alla sera rientrerà in cella. Ecco la sua commossa testimonianza nella pagina del diario che racconta le prime ore da “semilibero”.
Una pagina che provoca ancora una volta la domanda: la pena dell’ergastolo, quella che papa Francesco definisce la “pena di morte mascherata”, ha un senso?

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Il carcere e il sistema di esecuzione penale esterna devono cambiare insieme, nel segno di quanto ci chiede l'Europa: superare la passività della segregazione, chiedere agli autori di reato di essere protagonisti reali della ricostruzione della propria esistenza, dentro e fuori.

  Lucia Castellano: Mettiamoli alla prova (pdf)

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Vicini alle popolazioni colpite dal terremoto

  Il nostro cuore va al centro



“7 milioni e 200mila”: questi i fondi dell’ 8xmille stanziati dalla Cei, “300mila a disposizione di ogni diocesi ancora prima di questa nevicata per mettere al sicuro strutture ecclesiali e per creare in ogni paese almeno un luogo non solo di culto, ma di socializzazione secondo queste priorità: persone, attività produttive, luoghi di socializzazione, chiese”.

  Terremoto: mons. Galantino al Sir, oltre 7 milioni da 8xmille. Incaricati Cei e Caritas sui luoghi dell’emergenza

Lʼamministrazione ringrazia i richiedenti asilo che, come previsto nel protocollo dʼintesa siglato in prefettura, hanno voluto mettersi a disposizione della comunità

  Maltempo a Campobasso, i migranti liberano le strade da neve e ghiaccio!

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Il silenzio e quella voglia di dimostrarsi solidali di mons. Bruno Forte


Le scosse sono arrivate improvvise, nettamente percepibili, fra la mattina e il pomeriggio di mercoledì scorso: quattro di magnitudo superiore a 5 gradi. Le ho avvertite io stesso con non poca intensità nell' Episcopio di Chieti. Vari contatti mi hanno dato presto il quadro di una paura diffusa, ma anche - grazie a Dio - di danni relativamente pochi a persone e cose. 
Le scosse tuttavia non si sono fermate. Nelle primissime ore del mattino, l'ascolto della radio mi ha dato le prime notizie sulla tragedia che si era andata consumando poche ore prima non lontano da Chieti. Una valanga di enormi dimensioni ha travolto l'Hotel Rigopiano di Farindola, nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso. I primi soccorritori si sono trovati davanti una scena drammatica
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Ho avvertito, allora, un profondo bisogno di silenzio, di preghiera e di azione. Il bisogno di silenzio mi è sembrato una naturale reazione a quello che in tragedie così grandi ognuno, specialmente chi crede, sperimenta come il silenzio di Dio: alle domande "perché lo hai permesso? perché non hai fermato la violenza della natura e risparmiato il dolore innocente?" non c' è risposta. Non c' è stata neanche quando a porre la domanda fu il Figlio, inchiodato sulle braccia di una croce: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mc 15,34).
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Davanti al silenzio divino nell'ora del dolore incomprensibile la risposta della fede non è un argomentare astratto e presuntuoso, ma un atto di abbandono umile, di resa all'incomprensibile, di affidamento al mistero. Perciò, in chi crede il silenzio del cuore davanti al silenzio di Dio sfocia nella preghiera
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La preghiera si rivolge a questo Dio di tenerezza e di compassione: proprio così essa invoca al tempo stesso il riposo dei morti fra le braccia del Signore e l'impegno dei vivi a non arrendersi di fronte alla distruzione e alla morte. 
Ed è qui che si pone la terza reazione provata di fronte alle tragiche notizie della distruzione dell'Hotel Rigopiano: occorre reagire uniti e andare avanti. Se ci fossero responsabilità umane in quanto è accaduto, esse andranno accertate e punite. Occorre però anche una risposta corale a questa natura violenta che sta sferzando l'Italia: più che mai c'è bisogno di restare uniti, di sviluppare la solidarietà, di volersi tutti partecipi di una rinascita.
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Il silenzio di Dio diventa allora parola impegnativa per ogni coscienza vigile e attenta: «In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (Mt 25,40). È questa la vera, indilazionabile urgenza dell'ora che stiamo vivendo.

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... Ecco, sia chiaro, per coloro che credono e per coloro che non credono e anche per coloro che credono di credere: il dio del Vangelo e il Dio della fede cristiana non è il dio a guardia della metereologia e/o a garanzia dei fenomeni naturali.
È il Dio che aiuta la coscienza del credente ad assumersi le sue responsabilità, a essere cosciente delle sue limitatezze e a disporre di se stesso ai fini di una convivenza solidale. In questo contesto la preghiera non è una polizza di assicurazione contro gli infortuni e gli inconvenienti legati alle nostra precarietà e all'instabilità del creato. È piuttosto un accendere in sé la coscienza della propria piccolezza e la fiamma di una forza che sa farci stare in piedi e ci da speranza anche nelle sventure...


  Aldo Antonelli:    Pregare per il terremoto? No, grazie


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“Le invio i miei cordiali auguri assicurandole che pregherò Dio l’Altissimo perché le doni sapienza e forza nell’esercizio del suo alto incarico”. È l’incipit del messaggio che Papa Francesco ha inviato a Donald Trump, in occasione del suo insediamento come 45° presidente degli Stati Uniti d’America...
Papa Francesco: a Donald Trump, “preoccupazione per i poveri, gli esclusi e i bisognosi”

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Per gentile concessione della rivista «Limes» riproduciamo l’articolo di Gianni Valente pubblicato sul numero 11/2016, intitolato «L’agenda di Trump». Fra le urgenze pastorali di Bergoglio e l’approccio di Trump il contrasto è evidente. Ma la fine dell’interventismo e l’apertura alla Russia piacciono alla Santa Sede. La distanza del presidente eletto dalle istanze teocon potrebbe alleggerire anche certe pressioni sul Vaticano

  Gianni Valente:    Francesco e Donald, le intese (im)possibili

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FEDE E
SPIRITUALITÀ


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  Seguire Gesù da vicino non è facile...  (Papa Francesco)
   Che cosa significa per la Chiesa, per noi oggi... (Papa Francesco)
   Queste sono le cose più gradite a Dio... (Sant'Agostino)
  "Il sabato è fatto per l'uomo"ogni legge ... (Antonio Savone)
  Per gli uomini non vale che una sola legge...  (Giorgio La Pira)
  Dio non è mai troppo impegnato o distratto... (Robert Guelluy)
  La vocazione non è frutto di un progetto umano... (Benedetto XVI)


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Il 15 gennaio del 1914 nasceva Etty Hillesum, la scrittrice olandese di origini ebraiche morta ad Auschwitz il 30 novembre del 1943. 
Donna straordinaria, che, quanto più la realtà intorno a lei si faceva orribile e insostenibile, tanto più seppe immergersi nella sua interiorità, scoprendone le profondità e le ricchezze ineusaribili e traendone la forza per amare chiunque incontrava.

  Una volta che si comincia a camminare con Dio...
  A ogni nuovo crimine o orrore...

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Martin Luther King Jr. nacque il 15 gennaio 1929, ad Atlanta, in Georgia; fu uno dei più influenti attivisti per i diritti civili in America.
Fu nominato uomo dell'anno dalla rivista Time nel 1963 a seguito del suo del suo famoso e iconico "I have a dream" - pronunciato a Washington durante una marcia per i diritti civili. L'anno seguente Martin Luther King fu premiato con il Premio Nobel per la Pace. Il 4 aprile del 1968 King venne assassinato. L'America ha istituito una festività nazionale in suo onore; tutt'oggi egli rimane simbolo indiscusso della lotta in America per la giustizia e l'uguaglianza razziale.

  Se avremo aiutato una sola persona...
  Sì, è vero, io stesso sono vittima di sogni svaniti...

Il 15 gennaio 1929 Martin Luther King nasceva ad Atlanta,  un uomo che con le sue parole e le sue idee ha davvero cambiato la storia #MartinLutherKing
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Paolo Emanuele Borsellino, nato a Palermo il 19 gennaio 1940, è stato un magistrato italiano assassinato da cosa nostra con cinque agenti della sua scorta nella strage di via d'Amelio a Palermo il 19 luglio 1992, è considerato uno dei personaggi più importanti e prestigiosi nella lotta alla mafia in Italia.

  La lotta alla mafia dev'essere innanzitutto...

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Religiosità popolare - Preghiere in dialetto - Sicilia (dialetto galloitalico di San Fratello): La maia prijera (La mia preghiera)

La religiosità popolare di tutte le regioni italiane è ricca di preghiere dialettali, espressione di una cultura religiosa tramandata oralmente di generazione in generazione, per lo più dai nonni ai nipotini.
L'era moderna, purtroppo, tende a cancellare questo patrimonio, infatti le suddette preghiere permangono quasi esclusivamente nei ricordi delle persone più anziane. 
Nei giorni scorsi Padre Gregorio Battaglia, della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto - ME - (che i nostri lettori sicuramente conoscono attraverso i post da noi pubblicati) ci chiedeva se fosse stato possibile  pubblicare una preghiera in dialetto siciliano ricordata da una persona anziana che sta attraversando un momento molto difficile, questa richiesta ci ha stimolati a promuovere nel periodo di Avvento la pubblicazione di questa forma di devozione appartenente al nostro patrimonio culturale estendendo l'invito ai nostri lettori di tutte le regioni italiane.
Ci farebbe molto piacere avere un riscontro positivo da parte dei nostri lettori, che pertanto invitiamo a inviare il loro contributo o con un messaggio privato in Facebook nella pagina "Quelli della Via" o scrivendo una email alla casella di posta di "Tempo Perso" tempo-perso@libero.it .
Vi chiediamo cortesemente di indicare, accanto alla versione dialettale, anche quella in lingua italiana e, nel caso ne foste a conoscenza, di corredarla di diversi particolari (ad esempio se veniva recitata in particolari periodi dell'anno o momenti della giornata, o se rivolta a qualche Santo per chiederne l'intercessione, o a qualunque altra informazione riteniate opportuno fornirci).
Sarà nostra cura selezionare i suggerimenti, verificandone ovviamente i contenuti, e preparare i post ed anche uno Speciale, in continuo aggiornamento, in cui potere rintracciare con facilità tutte le preghiere.
Preghiere in dialetto
 Sicilia 
Il testo, il cui autore è un Professore di San Fratello (ME), Carmelo Lanfranco, è una preghiera, una vibrante invocazione a Dio, affinché lo aiuti nei momenti più dolorosi e tragici dell’esistenza, quando intorno a sé c’è soltanto un assordante silenzio, un deserto….
Il componimento è scritto in dialetto galloitalico, idioma secolare che si parla ancora oggi a San Fratello, nonostante abbia perso in parte la sua efficacia espressiva per la commistione con il dialetto siciliano e la lingua italiana.
A tal fine, un gruppo di studiosi del posto, mediante una ricerca appassionata ed accurata ed una raccolta di testi soprattutto poetici, cerca di recuperare le caratteristiche e le peculiarità linguistiche dell’idioma galloitalico, nella convinzione che i dialetti siano la più alta espressione delle tradizioni, della storia, della cultura e dell’identità di un popolo.
La maia prijera
Signarmiea grann e putant, 
(Mio Dio immenso e potente)
quann m'ameancu li farzi 
(quando mi mancano le forze)
chi zzierch e ni truov 
(che cerco e non trovo)
e nudd am o maun è capec di dermli 
(e nessun uomo al mondo è in grado di darmele)
vien Tu, l'Unich
(vieni Tu, l'Unico)
...

Preghiera segnalata da M. Teresa Calandra, Milazzo (ME)
Segui lo Speciale:
  Religiosità popolare - Preghiere in dialetto in continuo aggiornamento

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PRENDERSI CURA DELLA “CASA COMUNE” - HOREB n. 3/2016 (n. 75)


E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
E-mail: horeb.tracce@alice.it

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IL CAMMINO DELL’APOSTOLO PAOLO VERSO LA PIENA MATURITÀ - I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA – 2017

IL CAMMINO DELL’APOSTOLO PAOLO
VERSO LA PIENA MATURITÀ
I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA 
2017
promossi dalla
Fraternità Carmelitana 
di Barcellona P.G. (ME) 
Dal 25 Gennaio al 22 Marzo 
Sala del Convento 
dalle h. 20.00 alle h. 21.00
  il calendario degli incontri

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I LUNEDÌ  DAL 23 GENNAIO  AL 6 MARZO 
SALONE PARROCCHIALE BASILICA S. SEBASTIANO - 
BARCELLONA P.G. h. 19.30-21.00 
"Camminiamo, famiglie, continuiamo a camminare! Quello che ci viene promesso è sempre di più. Non perdiamo la speranza a causa dei nostri limiti, ma neppure rinunciamo a cercare la pienezza di amore e di comunione che ci è stata promessa. " (Papa Francesco)
  il programma completo  (pdf)
  la locandina  (pdf)

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Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Gennaio 2017 - “I Cristiani al servizio delle sfide dell’umanità”


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Vangelo: Gv 1,29-34
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Il riferimento all'agnello allude certamente al Quarto Canto del Servo di YHWH (Is 53,7), tanto più che il termine aramaico che indica l'agnello - taleya - ha anche il significato di "ragazzo/servo", e delinea già quale tipo di Messia sarà Gesù. Il Battista è cosciente innanzitutto di essere "colui che non è" (1,20), che non è lui la Luce (1,8-9) ma che è soltanto "Qol Qorè beMidbar - Voce che tuona nel deserto", eco di quella promessa, di quella Parola di YHWH che ora, in Gesù, si realizza e assume la nostra carne. Il volto del Dio che Gesù manifesta è totalmente nuovo, che nessuno ha mai "veduto e conosciuto" (cf.1Gv 4), che va oltre le nostre attese, un Dio inimmaginabile, scandaloso. Il Dio che abita i 'Cieli dei Cieli' ora cammina sulla nostra terra, Colui che è immortale si fa mortale, il "Tre volte Santo", giudice implacabile dei vivi e dei morti, ora si accompagna con i peccatori e i condannati della terra, "si fa solidale con noi anche là dove noi non siamo solidali con noi stessi." (cit.) E' lo scandalo di un Dio che è tutto e soltanto Amore: è realmente l'Emmanuele, il Dio-con-noi.

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"Un agnello inerme, ma più forte di ogni Erode" di p. Ermes Ronchi - II Domenica Tempo ordinario – Anno A


Commento
II Domenica  Tempo ordinario – Anno A
Letture: Isaia 49,3.5-6; Salmo 39; 1 Corinzi 1,1-3; Giovanni 1,29-34
...
... Vuoi vivere davvero, una vita più vera e bella? Produci amore. Immettilo nel mondo, fallo scorrere... E diventerai anche tu guaritore della vita. Lo diventerai seguendo l'agnello (Ap 14,4). Seguirlo vuol dire amare ciò che lui amava, desiderare ciò che lui desiderava, rifiutare ciò che lui rifiutava, e toccare quelli che lui toccava, e come lui li toccava, con la sua delicatezza, concretezza, amorevolezza. Essere solari e fiduciosi nella vita, negli uomini e in Dio. Perché la strada dell'agnello è la strada della felicità.
Ecco vi mando come agnelli... vi mando a togliere, con mitezza, il male: braccia aperte donate da Dio al mondo, braccia di un Dio agnello, inerme eppure più forte di ogni Erode.

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17 gennaio 2017 - XXVIII Giornata per l'approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra Cattolici ed Ebrei


I Pontefici e il dialogo tra cattolici ed ebrei. 
Gesti, parole, umanità
di Norberto Hofmann
Segretario della Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo
La giornata dell’ebraismo che si celebra in Italia il 17 gennaio è segno del grande apprezzamento che esiste all’interno della Chiesa cattolica nei confronti dell’ebraismo. Essa vuole offrire ai cristiani una proficua occasione per ricordare con gratitudine le radici ebraiche della loro fede, come pure prendere coscienza, con sensibilità, del dialogo in corso con l’ebraismo di oggi. La giornata, oltre che in Italia, si celebra ogni 17 gennaio anche in Polonia, in Austria e nei Paesi Bassi, introdotta negli anni dalle rispettive conferenze episcopali.
Essendo, nella Chiesa cattolica, di fondamentale importanza l’impronta e l’orientamento di ciascun pontificato verso l’ebraismo, la giornata odierna è anche il momento opportuno per guardare all’impegno degli ultimi tre Papi nei confronti del dialogo ebraico-cattolico.
A Papa Giovanni Paolo II viene riconosciuto il merito di aver rotto definitivamente il ghiaccio nel dialogo ebraico-cattolico
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Allo stesso modo, Papa Benedetto XVI ha portato avanti con determinazione la linea seguita da Giovanni Paolo II.
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Anche il suo successore, Papa Francesco, è un figlio di Nostra aetate. Già a Buenos Aires, egli fece molto per la promozione del dialogo ebraico-cattolico. Grazie al suo contributo come arcivescovo della città, le relazioni tra gli ebrei e la Chiesa cattolica giunsero a un alto e ancora duraturo livello di solidità e di fratellanza.
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In conclusione, se si volge l’attenzione all’operato degli ultimi tre Pontefici, emerge in ognuno di loro la volontà efficace di promuovere e approfondire il dialogo ebraico-cattolico. Questa amicizia tra cristiani ed ebrei è sempre stata costante, pur assumendo sfumature e stili diversi a seconda della personalità di ciascun Pontefice: Giovanni Paolo II è stato un Papa di grandi gesti e immagini pregnanti; Benedetto XVI si è servito della forza della parola e della profondità della riflessione teologica; Francesco è il Papa che riesce a trasmettere umanità e tenerezza, che sa farsi vicino a tutti.
Dialogo cattolici-ebrei: l'importanza delle radici
di Cristiano Bettega
direttore dell’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Cei
... È dal 1990 che la Conferenza Episcopale Italiana propone una Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei; e non è un caso che il tema della prima di queste giornate puntasse l’attenzione su «La radice ebraica della fede cristiana e la necessità del dialogo».
Israele infatti, inteso in quell’inesprimibile intreccio che è la sua storia, la sua cultura, la sua fede, il suo appartenere a una terra e ad ogni terra, «è la radice santa, dalla quale si sviluppa il cristianesimo», come sottolinea, tra gli altri, il catechismo degli adulti della Chiesa cattolica italiana (11,5). La radice, quindi: insopprimibile, necessaria per far sì che la pianta sia nutrita.
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Si intuisce allora come non è un caso che questa Giornata per il dialogo ebraico-cristiano sia stata fissata al 17 gennaio di ogni anno: come il portale di apertura della Settimana di preghiera per l’unità dei credenti in Cristo, come il primo, insostituibile movimento di una sinfonia, i cui legami meritano ancora di essere scoperti, approfonditi, valorizzati. Legami, inoltre, capaci di rimettere in circolo linfa vitale anche per i rapporti tra i cristiani stessi, siano essi di tradizione ortodossa, cattolica o protestante. Sono convinto infatti che ogni sforzo di conoscenza reciproca tra cristiani ed ebrei, ogni impegno teso a riconoscere come il cristianesimo sia impensabile senza l’ebraismo di ieri e di oggi non possa che portare frutti buoni. Proprio come ogni pianta di valore che sa conquistarsi tutta la cura del suo giardiniere: un’attenzione mai superficiale o occasionale, una premura capace di arricchire tutte le stagioni dell’anno, e tutti gli anni della vita.
  Dialogo cattolici-ebrei: l'importanza delle radici
Palermo, Oratorio di Santa Maria del Sabato alla Meschita affidato da mons. Lorefice in comodato d’uso alla Comunità ebraica
“È con grande gioia – afferma mons. Lorefice – che rispondiamo alla richiesta pervenutaci tramite Evelyne Aouate, presidente dell’Istituto Siciliano di Studi Ebraici, di avere un luogo di studio e di culto per la comunità ebraica di Palermo. La chiesa di Santa Maria del Sabato, da tempo inutilizzata per le celebrazioni liturgiche, ci è sembrata particolarmente significativa per il riferimento allo shabbat. Stiamo cogliendo, in questo momento storico così difficile, passo dopo passo, i frutti di un sincero cammino di dialogo e di cordiale amicizia”.
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“La concessione di uno spazio di proprietà dell’arcivescovado di Palermo ad uso di preghiera e studio per la neonata sezione ebraica nel capoluogo siciliano rappresenta un fatto storico. Una concreta testimonianza di risveglio e di rinascita ebraica a oltre 500 anni dagli infamanti editti di espulsione che misero fine, anche nel sangue, a secoli di presenza e impegno sul territorio. Una Palermo che si afferma e si pone al centro di un intenso dialogo multiculturale e di esempio per tutto il Mediterraneo”. Lo dichiarano, in una nota, Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, e Lydia Schapirer, presidente della Comunità ebraica di Napoli.
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  video
Il Libro di Rut, dalle cinque Meghillot - 17 gennaio 2017
Come tema per i prossimi anni infatti si è scelto di tenere in considerazione le Meghillot, iniziando dal testo di Rut. I commenti sono stai affidati al Rabbino Alfonso Arbib, Rabbino di Milano e Presidente dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia, e a Mons. Ambrogio Spreafico, Vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino e Presidente della Commissione Episcopale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso.
  il testo integrale del Sussidio per la XXVIII giornata (pdf)

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In quale modo ognuno di noi vive la gioia?

LA COSPIRAZIONE DI DIO
di José Tolentino Mendonça
In quale modo ognuno di noi vive la gioia? 
È, questa, una domanda fondamentale anche per la fede. 
Come vivo, io, la gioia? 
A volte ci muoviamo intristiti, su una sorta di terra di nessuno, rabbuiati, con il peso di mille crepuscoli nello sguardo, schiacciati da una solitudine che sembra non poter essere redenta da nessuno. 
Che ne è della nostra gioia? Dov'è questa gioia che Dio continuamente riversa dentro di noi?
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Da ventotto anni il 17 gennaio, vigilia dell’inizio della Settimana di preghiera per l'unita dei cristiani, si celebra in Italia su iniziativa della Cei la Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo fra cattolici ed ebrei. Un appuntamento che si inserisce «in un periodo storico in cui si vede da una parte il moltiplicarsi di iniziative di dialogo (e non solo con il mondo ebraico) ma dall’altra una sorta di chiusura pregiudiziale, sempre in agguato, sempre pericolosa e soprattutto sempre assolutamente sterile», spiega il direttore dell’Ufficio nazionale Cei per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, don Cristiano Bettega, nella presentazione del sussidio 2017 alla Giornata.
Lo scorso anno si era concluso l’itinerario decennale sul Decalogo che aveva fatto da filo conduttore alla Giornata. «Per i prossimi cinque anni abbiamo scelto di proporre alla comune riflessione un brano preso da cinque libri biblici che nella Bibbia ebraica costituiscono le cinque “megillot” (i rotoli): Rut, Cantico dei Cantici, Qoelet, Lamentazioni, Ester», annuncia il vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino, Ambrogio Spreafico, presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo. Proprio il Libro di Rut è al centro di questa 28° Giornata per il dialogo ebraico-cristiano. Il sussidio che illustra i contenuti dell’iniziativa è un confronto a due voci fra il vescovo Spreafico e il rabbino capo di Milano, Alfonso Arbib, presidente dell’Assemblea dei rabbini d’Italia...

 
Ebrei e cristiani uniti da Rut, modello di accoglienza

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Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani 18-25 gennaio 2017 - Introduzione -


“L’amore di Cristo ci spinge verso la riconciliazione”: è il motto biblico - ispirato al capitolo 5 della Seconda Lettera ai Corinzi – che ci viene proposto per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani del 2017. Una scelta quanto mai felice, visto che quest’anno ricorre il quinto Centenario della Riforma protestante, avviata da Martin Lutero con l’affissione delle 95 tesi sulle indulgenze, avvenuta il 31 ottobre 1517 a Wittenberg, in Germania. E non è un caso che il materiale per la preghiera sia stato preparato quest’anno proprio dalle Chiese cristiane tedesche, attraverso la Comunità di lavoro delle Chiese cristiane in Germania (Arbeitsgemeinschaft Christlicher Kirchen, ACK), l’organismo ecumenico in cui sono rappresentate tutte le tradizioni cristiane.
Nell’Introduzione teologico – pastorale al tema di quest’anno, stilata dal Gruppo locale tedesco insieme alla Commissione internazionale, si sottolinea che al comitato preparatorio è apparso subito chiaro che i materiali per la Settimana avrebbero dovuto avere due accenti: da un lato, la “celebrazione dell’amore e della grazia di Dio”, in particolare mettendo in rilievo quella “giustificazione per sola grazia” che è stata ed è al centro della teologia delle Chiese della Riforma.
Dall’altro, un accento “penitenziale”, nel riconoscimento delle profonde divisioni di cui ha sofferto la Chiesa in seguito all’evento del 1517, offrendo al tempo stesso l’opportunità di fare ulteriori passi verso la riconciliazione.
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  Settimana di Preghiera Unita 2017.pdf
Il tema della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2017 
Quando il Comitato organizzativo nazionale tedesco si riunì nell‘autunno del 2014, risultò subito chiaro che il materiale per la Settimana di preghiera 2017 doveva avere due punti focali: da una parte doveva esserci una celebrazione dell‘amore e della grazia di Dio, la ―giustificazione dell‘umanità solo per grazia‖, che rifletteva l‘istanza cruciale delle chiese marcate dalla Riforma di Martin Lutero. Dall‘altra parte il materiale doveva anche riconoscere il dolore della conseguente profonda divisione che ha segnato le chiese, chiamando per nome le colpe, e prospettando opportunità per offrire passi di riconciliazione. È stata, infine, l‘esortazione apostolica di papa Francesco Evangelii Gaudium (La gioia del vangelo) che ha suggerito il tema per quest‘anno con la citazione, al paragrafo n.9, ―L‘amore di Cristo ci spinge‖. Con questo versetto (2 Cor 5, 14), preso nel contesto dell‘intero quinto capitolo della Seconda Lettera ai Corinzi, il Comitato tedesco ha formulato il tema della Settimana di preghiera del 2017.
Il testo biblico: 2 Corinzi 5,14-20
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Gli otto giorni e la celebrazione ecumenica
Il testo 2 Corinzi 5,14-20, struttura la riflessione degli otto giorni, che sviluppa alcuni degli spunti teologici dei singoli versetti, come segue:
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Chiamati alla testimonianza
L‘amore di Cristo ci sollecita a pregare, ma anche ad andare oltre la nostra preghiera per l‘unità dei cristiani. Le comunità e le chiese hanno bisogno del dono della riconciliazione di Dio quale sorgente di vita. Ma, soprattutto, esse ne hanno bisogno per poter dare la loro comune testimonianza al mondo: ―Fa' che siano tutti una cosa sola: come tu, Padre, sei in me e io sono in te, anch‘essi siano in noi. Così il mondo crederà che tu mi hai mandato (Gv 17, 21).
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Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani 18-25 gennaio 2017 - LETTURE BIBLICHE E COMMENTO PRIMO GIORNO


I GIORNO Uno solo morì per tutti (2 Cor 5, 14)
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Commento
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Domande per la riflessione personale
  • Che cosa significa che Gesù è morto per tutti noi?
  • Il pastore protestante tedesco Dietrich Bonhoeffer scrisse: “Io sono fratello di un’altra persona mediante quello che Gesù Cristo ha fatto per me: l’altra persona è diventata fratello per me mediante ciò che Dio ha fatto per lui”. In quale modo queste parole risuonano nel mio modo di vedere gli altri?
  • Quali ne sono le conseguenze per il dialogo ecumenico e interreligioso? 
Preghiera
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Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani 18-25 gennaio 2017 - LETTURE BIBLICHE E COMMENTO SECONDO GIORNO

II GIORNO Vivere non più per se stessi (2 Cor 5, 15)
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Commento
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Domande per la riflessione personale
  • In quale modo la nostra cultura ci sollecita a vivere solo per noi stessi piuttosto che per gli altri?
  • In quali modi possiamo vivere per gli altri, nel nostro quotidiano?
  • Quali sono le implicazioni ecumeniche dell’invito a non vivere più solo per noi stessi?
Preghiera
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Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani 18-25 gennaio 2017 - LETTURE BIBLICHE E COMMENTO TERZO GIORNO

III GIORNO Non considerare più nessuno con i criteri di questo mondo (2 Cor 5, 16)
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Commento
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Domande per la riflessione personale
  • Dove posso identificare l’“esperienza Damasco” nella mia vita?
  • Che cosa cambia quando vediamo gli altri cristiani o le persone di altra fede come le vede Dio?
Preghiera
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Cos'è l'ecumenismo? Perché le Chiese devono impegnarsi a superare le divisioni? Ci sarà mai l'unità tra tutti i cristiani? Domande e risposte per saperne di più e orientarsi tra le differenze

  Riccardo Maccioni:   Ecumenismo. Arriveremo mai all'unità dei cristiani?

Il papa, Bartolomeo, la Riforma: i passi verso la meta

 
Stefania Falasca: 
  Preghiera ecumenica. Cristiani oltre le divisioni. «L'unità è davvero possibile»



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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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E' stato sequestrato il 4 marzo 2016 da un commando terrorista che ha assaltato la casa delle Missionarie della Carità di Aden, uccidendo 16 persone, tra cui 4 religiose. La Conferenza episcopale indiana ha promosso una giornata di preghiera per il suo rilascio: si celebra tra il 21 e 22 gennaio, a seconda delle attività delle singole diocesi del Paese.

 
«LIBERATELO»: SI PREGA PER DON TOM, IL SALESIANO RAPITO DALL'ISIS

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"La Chiesa é un lievito, un fermento!! ... 
La nonviolenza deve essere il grande compito dei cristiani!!"
Mons. Luigi Bettazzi, Vescovo emerito e Padre Conciliare

 
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La storia cambia, può cambiare! La storia deve cambiare, altrimenti non c'è futuro! ... La pace è il nuovo martirio a cui oggi la Chiesa viene chiamata, testimonianza di un amore di più delle paure, della giustizia stessa, dell'ipocrita e misera contabilità del dare e avere." don Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna


Omelia per la Marcia della Pace
Sabato 31 Dicembre 2016
nella Basilica di San Francesco
Sento tanta gioia per questa marcia della pace. È la vera benedizione di Dio, perché l'uomo di pace è splendente, luminoso, per sé e per gli altri. "Trova la pace in te e migliaia la troveranno attorno a te". Chi sceglie la non violenza, (e va scelta, non viene da sola!), costruisce pace. Siamo adottati a figli della pace da quel Dio il cui nome è, in tutte le religioni, un nome di pace. È la consegna di questo bambino che ci porta tutti a Betlemme e ci costringe a chinarci su tutte le mangiatoie dove è deposto, quelle indicate da Papa Francesco che parla dei "bambini che, oggi, non sono adagiati in una culla e accarezzati dall'affetto di una madre e di un padre, ma giacciono nelle squallide "mangiatoie di dignità": nel rifugio sotterraneo per scampare ai bombardamenti, sul marciapiede di una grande città, sul fondo di un barcone sovraccarico di migranti". Siamo ministri della sua pace. Non è astratto o talmente generico che non incide nella vita ordinaria! Ne parlava, con la passione che ricordiamo e conserviamo, Tonino Bello. La pace non è "un bene di consumo, ma il prodotto di un impegno. Non un nastro di partenza, ma uno striscione di arrivo. La pace richiede lotta, sofferenza, tenacia. Esige alti costi di incomprensione e di sacrificio. Rifiuta la tentazione del godimento. Non tollera atteggiamenti sedentari. Non annulla la conflittualità. Non ha molto da spartire con la banale "vita pacifica". Sì, la pace prima che traguardo, è cammino". Il tempo è sempre superiore allo spazio. Non vogliamo essere lucignoli fumiganti ma ceri pasquali, diceva, perché noi crediamo che la vita vince sulle tenebre. La pace è il nuovo martirio a cui oggi la Chiesa viene chiamata, testimonianza di un amore di più delle paure, della giustizia stessa, dell'ipocrita e misera contabilità del dare e avere. Un amore di più per riempire il tanto amore che la violenza ruba ...
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I giovani, la Chiesa e i segni dei tempi di mons. Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto

La Chiesa mette i giovani al centro della sua attenzione. Con una lettera indirizzata ai “carissimi giovani” di tutto il mondo, Papa Francesco spiega il perché: “Ho voluto che foste voi al centro dell'attenzione perché vi porto nel cuore” (13 Gennaio 2017).
Le ragioni di questa centralità sono così esplicitate nella lettera: i giovani nutrono sogni e progetti cui spesso gli adulti hanno rinunciato. Essi, come Abramo, sanno correre il rischio di partire verso una terra nuova sulla parola di una promessa: “Qual è per noi oggi questa terra nuova, se non una società più giusta e fraterna che voi desiderate profondamente e che volete costruire fino alle periferie del mondo?”. Ricordando il dialogo avuto con oltre un milione e mezzo di giovani provenienti da ogni parte del pianeta alla Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia lo scorso luglio, Francesco ha sottolineato il “sì” entusiasta gridato dai giovani in risposta alla sua domanda: «A Cracovia, in apertura dell’ultima Giornata Mondiale della Gioventù, vi ho chiesto più volte: “Le cose si possono cambiare?”. E voi avete gridato insieme un fragoroso “Sì”. Quel grido nasce dal vostro cuore giovane che non sopporta l’ingiustizia e non può piegarsi alla cultura dello scarto, né cedere alla globalizzazione dell'indifferenza. Ascoltate quel grido che sale dal vostro intimo!»
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Nel villaggio globale la Chiesa si mette così al servizio della globalizzazione dell’attenzione sui giovani e del loro possibile, auspicabile e certamente fecondo protagonismo. Come gli esploratori mandati nella Terra Promessa (cf. Num 13), i giovani che raccoglieranno l’invito potranno aprire vie nuove per tutti, accendendo il desiderio di un nuovo futuro, da costruire insieme, senza ignorare o nascondere le difficoltà dell’impresa.
Per approfondire leggi anche:
  • LETTERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI GIOVANI IN OCCASIONE DELLA PRESENTAZIONE DEL DOCUMENTO PREPARATORIO DELLA XV ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEL SINODO DEI VESCOVI
  • La Chiesa e i giovani: presentato il Documento preparatorio al Sinodo
  • Conferenza stampa di presentazione del Documento

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Padre Raniero Cantalamessa a #SOUL un colloquio da ascoltare!... Papa Francesco è un Pastore, anzi, io lo dico chiaro e tondo è Gesù per me!...


Raniero Cantalamessa 
ospite di 
Monica Mondo
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Il 9 gennaio 2017 protagonista della puntata Padre Raniero Cantalamessa il noto frate cappuccino che per anni ha dato Le ragioni della speranza commentando il Vangelo dagli schermi della televisione. E’ il predicatore della casa pontificia ed ha predicato a tre Papi: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, ma è anche teologo, docente universitario, soprattutto un predicatore “che non fa prediche”, ma un semplice annunciatore del Vangelo. Da qualche tempo, a più di 80 anni di età, si è ritirato in un eremo “perché prima di parlare bisogna ascoltare” e nonostante lui abbia scritto più di 300 libri non si è stancato di ascoltare la Parola di Dio. Marchigiano, nato a Colli del Tronto, Padre Raniero non ha mai dubitato della sua vocazione. Ricorda ancora il giorno in cui capì che “Gesù era la risposta a tutto”. Aveva 12 anni, era un ragazzo che aveva vissuto la seconda guerra mondiale da vicino, e al suo primo giorno di seminario percepì che Dio aveva scelto lui...
Un colloquio che vale la pena ascoltare... sempre sorridente parlando degli argomenti più disparati trasmette serenità... 
"Ad annunciare il Vangelo si fa sempre bella figura... si va sul sicuro... A 12 anni è stato un lampo, ho capito subito che il Vangelo era tutto, che Gesù era la risposta a tutto, da quel momento per grazia di Dio non ho dovuto mai dubitare della mia vocazione...
Se dovesse dare una definizione dei tre Papi con cui ha vissuto di più... Giovanni Paolo II aveva una visione globale, uomo spirituale, artista... Benedetto XVI un teologo e ha arricchito la Chiesa con un richiamo alle basi dottrinali, Papa Francesco è un Pastore, anzi, io lo dico chiaro e tondo è Gesù per me!..."
 video

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CANONICA A "LUCI ROSSE" - "Anche noi, Chiesa di Padova, vogliamo onestà e coerenza, soprattutto al nostro interno. A questo educhiamo ed è questo che crediamo e che cerchiamo con tutte le nostre forze, da sempre. "dalla lettera di Claudio Cipolla, vescovo di Padova


CANONICA A "LUCI ROSSE" 
La vicenda dell'ex parroco della comunità di San Lazzaro, a Padova, indagato per violenza privata e favoreggiamento della prostituzione. 

Orge in canonica,  giochi erotici, video hard amatoriali che riprenderebbero gli incontri a luci rosse all’ombra del campanile, un’amante violentata e costretta a prostituirsi con altri uomini. Insomma, un’inconfessabile, turpe doppia vita, a due passi dalla sacrestia, nella comunità di San Lazzaro a Padova ...
 Quella canonica a "luci rosse"
Anche noi, Chiesa di Padova, vogliamo onestà e coerenza, 
soprattutto al nostro interno. 
A questo educhiamo ed è questo che crediamo eche cerchiamo con tutte le nostre forze, da sempre.
Claudio Cipolla, vescovo di Padova
Il vescovo scrive alle comunità cristiane della Chiesa di Padova
19 gennaio 2017
Sento il bisogno di farmi presente in questo momento di sofferenza della nostra Diocesi, sofferenza per me, per i preti, i diaconi, le persone consacrate, ma anche per tutte le nostre comunità. Immagino quanto siano provate, confuse, scandalizzate da vicende collegabili con la nostra Chiesa. Non è la prima volta che viene messa a prova la fede di tanti di noi.
Anche a me stesso ricordo che ogni Cristiano, ogni credente resta un uomo, che ogni giorno deve rinnovare, proprio per la sua fragilità di creatura, la sua alleanza con il Signore e la sua comunione con lui e con la comunità. Il male esiste anche nelle chiese come nei singoli credenti. Spero che queste esperienze non facciano ritenere inutile il nostro impegno per il bene, per la purezza, per l’onestà e per tutte le altre virtù umane che noi cristiani riteniamo necessarie per raccontare la nostra fede. Non cambiamo la strada indicata dal Vangelo e insieme continuiamo a lottare per il bene, nonostante tutto!
Anzi, sento ancora più urgente e necessario crescere nella Fede proprio a causa di queste “pesanti situazioni”, sento ancora più forte la chiamata a costruire la mia vita su Gesù e il suo Vangelo come su una roccia, l’unica sicura e so che sempre più tenacemente devo aggrapparmi a Lui, anche quando i miei compagni, quelli su cui contavo, tradiscono l’impegno preso insieme. Ne abbiamo attraversate altre di situazioni gravi e ogni volta sappiamo che dobbiamo tornare all’origine della nostra fede per trovare forza. Sappiamo anche che Dio sarà sempre fedele.
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Vi ho raggiunto per chiedere una preghiera più intensa per la nostra Chiesa, per i suoi preti e diaconi, per le nostre famiglie, e anche per me: che il Signore ci soccorra e ci doni la sua pace.
...
Questi fatti gettano un’ombra tenebrosa soprattutto sulla nostra Chiesa: forse è per questo che mi vergogno e vorrei chiedere io stesso perdono per quelli che, nostri amici, hanno attentato alla credibilità del nostro predicare. In questo campo anche se penalmente non ci fosse rilevanza, canonicamente, cioè secondo le regole che come Chiesa ci siamo dati, siamo in dovere di prendere provvedimenti disciplinari perché non possiamo accettare fraintendimenti.
Ma non dobbiamo dimenticare che la nostra Chiesa splende per storie e persone sante, sia nel passato sia nel presente. Non merita di essere ridotta solo a tutti gli errori e peccati commessi nella sua recente storia, come se si trattasse di una storia di malefatte, né è giusto presentarla così ai nostri giovani, ai nostri ospiti, alle nostre famiglie. Io sono arrivato da poco qui ma di fronte alla mia Chiesa patavina so di dovermi togliere i calzari… perché è terra santa! Questo male, che fa tanto rumore, non mi impedisce di ricordare e di vedere i tanti preti e diaconi che hanno sacrificato la vita nella coerenza, con umiltà e fedeltà, il bene che tanti uomini e donne stanno vivendo nella discrezione e fuori dai riflettori, a Padova, in Italia, all’estero… la nostra è terra santa! In essa vive il Signore! Chiedo rispetto, in questo momento di dolore, per il bene che ha compiuto, per l’amore manifesto per ammalati, anziani, portatori di handicap, poveri… per le opere di giustizia, di carità, di cultura ed educative per le quali si è sempre spesa, come oggi.
Anche noi, Chiesa di Padova, vogliamo onestà e coerenza, soprattutto al nostro interno. A questo educhiamo ed è questo che crediamo e che cerchiamo con tutte le nostre forze, da sempre.
Sia benedetto quindi anche chi ci aiuta a togliere il male anche quando si infiltra così prepotentemente tra noi
+ Claudio Cipolla, vescovo di Padova
"Il peccato «organizzato» diventa menzogna.
 Chiediamo perdono"
don Maurizio Patriciello
...Noi preti italiani, col volto rosso dalla vergogna, chiediamo perdono alla sua parrocchia, a chi ha creduto in lui, alle persone trascinate in questa storia penosissima e surreale. Siamo addolorati oltre ogni dire. Ma che cosa può essere mai accaduto? Il cuore dell’uomo è un guazzabuglio, un abisso, un mistero. È proprio vero. E quando Dio, il solo capace di riempirlo e consolarlo, viene accantonato, trascurato, può precipitare nel buio più profondo.
Questi peccati, pensati, voluti, organizzati non possono rimanere in piedi da soli. Necessitano di essere sostenuti da apposite stampelle. Hanno bisogno della complicità della menzogna, del denaro, del cinismo, di altri uomini e donne. E si scende sempre più giù, sempre più giù. Fino a perdere il ben dell’ intelletto.
...
Davvero. Lo facciamo con le lacrime agli occhi e l’ angoscia nel cuore. Al Signore chiediamo la grazia che nessuno, a causa di questa storia, smarrisca la fede. « È inevitabile che avvengono scandali » disse Gesù. Ma aggiunse: « Ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo» Preghiamo. Preghiamo perché non accada più che nella Chiesa santa di Dio, giovani che non furono chiamati al sacerdozio riescano a ingannare i confratelli e i superiori e ritrovarsi a profanare i Sacramenti e il popolo che Dio si è acquistato col sangue della croce."
 Chiediamo perdono

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Tra le vicende che il Vaticano ha cercato di oscurare c'è anche quella che riguarda monsignor Calogero La Piana e un'eredità di un facoltoso medico che prima di morire ha rivelato: «Era il mio amante: ci vedevamo dopo le 22» 

  Emiliano Fittipaldi:   Il vescovo e il dottor B, storia d'amore e di denari

Si comunica ai Sigg. Direttori responsabili e Giornalisti che, in riferimento all’articolo “Quell’eredità con finale a sorpresa”, apparso sul settimanale L’Espresso di domenica 15 gennaio u.s., il Clero dell’Arcidiocesi di Messina – Lipari – S. Lucia del Mela e l’Arcivescovo esprimono il loro dissenso in quanto ritengono che lo stesso sia tendenzioso e non rispettoso della dignità del ministero pastorale svolto da S.E. Mons. La Piana durante i nove anni di episcopato a Messina...

  ARCIDIOCESI DI MESSINA LIPARI S. LUCIA DEL MELA:   COMUNICATO STAMPA

... In questi ultimi tempi, prosegue, “si sta attaccando la Chiesa italiana in maniera gratuita, disconoscendo tutto quello che da sempre fa. È chiaro che difficoltà e limiti ci sono, persone che non fanno il loro dovere ci sono; ma se si è onesti e leali è veramente una minoranza, che non può assolutamente deformare l’immagine di Chiesa che la gente ha”.

  SIR:   Monsignor Galantino: su abusi, “realtà negative da condannare” ma “perché non si parla delle assoluzioni?”


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 FRANCESCO
 


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14/01/2017:

  Lo sfruttamento senza scrupoli fa molto male ai bambini...

15/01/2017:

  La Santa Famiglia vegli su tutti i migranti minorenni...

16/01/2017:

  Non potrà mai esserci vera pace...

17/01/2017:

  La pace è una "virtù attiva"...

18/01/2017:

  Dall'intimo della nostra fede...

19/01/2017:

  Invochiamo l'unità dei cristiani...

20/01/2017:

  L'unità dei cristiani non è frutto dei nostri sforzi...

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"Guai, guai quando la Chiesa annuncia se stessa; perde la bussola, non sa dove va! La Chiesa annuncia Cristo" Papa Francesco Angelus 15/01/2017


Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
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Gesù è il Messia. Giovanni è sconcertato, perché si è manifestato in un modo impensabile: in mezzo ai peccatori, battezzato come loro, anzi, per loro. Ma lo Spirito illumina Giovanni e gli fa capire che così si compie la giustizia di Dio, si compie il suo disegno di salvezza: Gesù è il Messia, il Re d’Israele, ma non con la potenza di questo mondo, bensì come Agnello di Dio, che prende su di sé e toglie il peccato del mondo.
Così Giovanni lo indica alla gente e ai suoi discepoli. Perché Giovanni aveva una numerosa cerchia di discepoli, che lo avevano scelto come guida spirituale, e proprio alcuni di loro diventeranno i primi discepoli di Gesù. Conosciamo bene i loro nomi: Simone, detto poi Pietro, suo fratello Andrea, Giacomo e suo fratello Giovanni. Tutti pescatori; tutti galilei, come Gesù.
Cari fratelli e sorelle, perché ci siamo soffermati a lungo su questa scena? Perché è decisiva! Non è un aneddoto. E’ un fatto storico decisivo! Questa scena è decisiva per la nostra fede; ed è decisiva anche per la missione della Chiesa. La Chiesa, in ogni tempo, è chiamata a fare quello che fece Giovanni il Battista, indicare Gesù alla gente dicendo: «Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!». Lui è l’unico Salvatore! Lui è il Signore, umile, in mezzo ai peccatori, ma è Lui, Lui: non è un altro, potente, che viene; no, no, è Lui!
E queste sono le parole che noi sacerdoti ripetiamo ogni giorno, durante la Messa, quando presentiamo al popolo il pane e il vino diventati il Corpo e il Sangue di Cristo. Questo gesto liturgico rappresenta tutta la missione della Chiesa, la quale non annuncia se stessa. Guai, guai quando la Chiesa annuncia se stessa; perde la bussola, non sa dove va! La Chiesa annuncia Cristo; non porta se stessa, porta Cristo. Perché è Lui e solo Lui che salva il suo popolo dal peccato, lo libera e lo guida alla terra della vera libertà.
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Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
oggi si celebra la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, dedicata al tema “Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce”. Questi nostri piccoli fratelli, specialmente se non accompagnati, sono esposti a tanti pericoli. E vi dico che sono tanti! È necessario adottare ogni possibile misura per garantire ai minori migranti la protezione e la difesa, come anche la loro integrazione.
Rivolgo un saluto speciale alle rappresentanze di diverse comunità etniche qui convenute. Cari amici, vi auguro di vivere serenamente nelle località che vi accolgono, rispettandone le leggi e le tradizioni e, allo stesso tempo custodendo i valori delle vostre culture di origine. L’incontro di varie culture è sempre un arricchimento per tutti!
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  video

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«Che il Signore ci faccia capire il legame fra preghiera e speranza. » Papa Francesco Udienza Generale 18/01/2017 (foto, testo e video)


 UDIENZA GENERALE 
 18 gennaio 2017
Ha il nome di un fiore, il “nontiscordardime”, l’iniziativa promossa da Vicariato di Roma, ospedale pediatrico Bambino Gesù e Cooperativa operatori sanitari associati (Osa) in collaborazione con l’Università cattolica del Sacro Cuore. Si tratta di due camper che si occupano di portare informazione, prevenzione e cura ai bambini e agli anziani nelle periferie romane. Papa Francesco le ha benedette — alla presenza dell’arcivescovo Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato — prima dell’udienza generale di mercoledì 18, nel cortile alle spalle dell’aula Paolo VI...
  Papa Francesco dona due camper per bambini e anziani delle periferie
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  video del saluto ai fedeli
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La Speranza cristiana - 7. Giona: speranza e preghiera
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
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La reazione di questi “pagani” è la giusta reazione davanti alla morte, davanti al pericolo; perché è allora che l’uomo fa completa esperienza della propria fragilità e del proprio bisogno di salvezza. L’istintivo orrore del morire svela la necessità di sperare nel Dio della vita. «Forse Dio si darà pensiero di noi e non periremo»: sono le parole della speranza che diventa preghiera, quella supplica colma di angoscia che sale alle labbra dell’uomo davanti a un imminente pericolo di morte.
Troppo facilmente noi disdegniamo il rivolgerci a Dio nel bisogno come se fosse solo una preghiera interessata, e perciò imperfetta. Ma Dio conosce la nostra debolezza, sa che ci ricordiamo di Lui per chiedere aiuto, e con il sorriso indulgente di un padre, Dio risponde benevolmente.
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Che il Signore ci faccia capire questo legame fra preghiera e speranza. La preghiera ti porta avanti nella speranza e quando le cose diventano buie, occorre più preghiera! E ci sarà più speranza. Grazie.
  video della catechesi
Saluti:
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Saluto infine i giovani, i malati e gli sposi novelli. Oggi inizia la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che quest’anno ci fa riflettere sull’amore di Cristo che spinge alla riconciliazione. Cari giovani, pregate affinché tutti i cristiani tornino ad essere un’unica famiglia; cari ammalati, offrite le vostre sofferenze per la causa dell’unità della Chiesa; e voi, cari sposi novelli, fate esperienza dell’amore gratuito come è quello di Dio per l’umanità.
  video
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  il testo integrale
  video integrale

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Papa Francesco visita la parrocchia Santa Maria a Setteville, nel comune di Guidonia - La testimonianza cristiana si fa con la parola, con il cuore e con le mani. (prima parte)

Dopo la pausa per il Giubileo della misericordia, Papa Francesco ha ripreso le sue visite nelle parrocchie della diocesi di Roma, della quale è vescovo, iniziando da quella di Santa Maria a Setteville, nel comune di Guidonia. Scelta anche per incontrare privatamente il viceparroco don Giuseppe Berardino, malato di Sla.
Papa Francesco si è avvicinato a don Giuseppe Berardino lo ha abbracciato e baciato. Poi parlandogli all'orecchio gli ha detto: «Giuseppe ti vengo a visitare, sono il tuo vescovo, sono qui con te. Preghiamo il Signore che tu possa vivere la tua missione misteriosa ma feconda con tanti frutti».
Nel video la storia di don Giuseppe Berardino, assistito da tutta la parrocchia di Santa Maria a Setteville a Guidonia in provincia di Roma.
  video  il servizio di TV2000
Accompagnato dal parroco don Luigi Tedoldi, il Papa ha poi incontrato diverse realtà parrocchiali, iniziando dai malati, e si è trattenuto a lungo con i bambini e ragazzi della catechesi, soffermandosi sul significato della testimonianza come esempio di vita.
  video
Incontro con i malati
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Incontro con i bambini e i giovani
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  video
Incontro con i genitori dei bambini da poco battezzati
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Incontro con i collaboratori pastorali
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Papa Francesco visita la parrocchia Santa Maria a Setteville, nel comune di Guidonia: testimoniare Gesù, senza chiacchiere (seconda parte)


Omelia durante la Celebrazione Eucaristica
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Così succede nella nostra vita. Ci sono tanti cristiani che professano che Gesù è Dio; ci sono tanti preti che professano che Gesù è Dio, tanti vescovi… Ma tutti danno testimonianza di Gesù? O essere cristiano è come… un modo di vivere come un altro, come essere tifoso di una squadra? “Ma sì, sono cristiano…”. O come avere una filosofia: “Io osservo questi comandamenti, sono cristiano, devo fare questo…”. Essere cristiano, prima di tutto, è dare testimonianza di Gesù. La prima cosa. E questo è quello che hanno fatto gli Apostoli: gli Apostoli hanno dato testimonianza di Gesù, e per questo il cristianesimo si è diffuso in tutto il mondo. Testimonianza e martirio: la stessa cosa.
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Essere testimone non significa essere santo, ma essere un povero uomo, una povera donna che dice: “Sì, sono peccatore, ma Gesù è il Signore e io do testimonianza di Lui, e io cerco di fare il bene tutti i giorni, di correggere la mia vita, di andare per la giusta strada”.
Soltanto io vorrei lasciarvi un messaggio. Questo lo capiamo tutti, quello che ho detto: testimoni peccatori. Ma, leggendo il Vangelo, io non trovo un [certo tipo di] peccato negli Apostoli. Alcuni violenti c’erano, che volevano incendiare un villaggio che non li aveva accolti… Avevano tanti peccati: traditori, codardi… Ma non ne trovo uno [particolare]: non erano chiacchieroni, non parlavano male degli altri, non parlavano male uno dell’altro. In questo erano bravi. Non si “spennavano”. Io penso alle nostre comunità: quante volte, questo peccato, di “togliersi la pelle l’uno all’altro”, di sparlare, di credersi superiore all’altro e parlare male di nascosto! Questo, nel Vangelo, loro non l’hanno fatto. Hanno fatto cose brutte, hanno tradito il Signore, ma questo no. Anche in una parrocchia, in una comunità dove si sa… questo ha truffato, questo ha fatto quella cosa…, ma poi si confessa, si converte… Siamo tutti peccatori. Ma una comunità dove ci sono le chiacchierone e i chiacchieroni, è una comunità che è incapace di dare testimonianza.
Io dirò soltanto questo: volete una parrocchia perfetta? Niente chiacchiere. Niente. Se tu hai qualcosa contro uno, vai a dirglielo in faccia, o dillo al parroco; ma non fra voi. Questo è il segno che lo Spirito Santo è in una parrocchia. Gli altri peccati, tutti li abbiamo. C’è una collezione di peccati: uno prende questo, uno prende quell’altro, ma tutti siamo peccatori. Ma quello che distrugge, come il tarlo, una comunità sono le chiacchiere, dietro le spalle.
Io vorrei che in questo giorno della mia visita questa comunità facesse il proposito di non chiacchierare. E quando ti viene voglia di dire una chiacchiera, morditi la lingua: si gonfierà, ma vi farà tanto bene, perché nel Vangelo questi testimoni di Gesù – peccatori: anche hanno tradito il Signore! – mai hanno chiacchierato uno dell’altro. E questo è bello. Una parrocchia dove non ci sono le chiacchiere è una parrocchia perfetta, è una parrocchia di peccatori, sì, ma di testimoni. E questa è la testimonianza che davano i primi cristiani: “Come si amano, come si amano!”. Amarsi almeno in questo. Incominciate con questo. Il Signore vi dia questo regalo, questa grazia: mai, mai sparlare uno dell’altro. Grazie.
  video integrale della celebrazione eucaristica
Saluto finale sul piazzale antistante la parrocchia
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«Seguire Gesù non è facile ma è bello e sempre si rischia. Insomma ci si deve affidare a Gesù» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta,
Vaticano
13 gennaio 2017
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco
Papa Francesco:
Anime sedute”
«Per seguire Gesù bisogna saper rischiare», senza timore di «apparire ridicoli» e senza essere «troppo educati»; e in questo «le donne sono più brave degli uomini». L’invito «a non restare seduti nella vita, fermi a guardare», è stato rilanciato dal Papa nella messa celebrata venerdì 13 gennaio, nella cappella della Casa Santa Marta.
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  video

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«Siate coraggiosi!» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
17 gennaio 2017
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 
Papa Francesco:
Divieto di parcheggio”
Il cristiano, consapevole che «Dio non delude», deve sempre avere «orizzonti aperti» alla speranza. Anche di fronte alle avversità non deve rimanere «parcheggiato» o «pigro», senza la «voglia di andare avanti». Contiene un deciso invito al «coraggio» la meditazione svolta da Papa Francesco nella messa celebrata a Santa Marta martedì 17 gennaio. Lo spunto è giunto dalla prima lettura della liturgia del giorno, nella quale l’autore della Lettera agli Ebrei (6, 10-20) ammonisce appunto «di essere coraggiosi». Tant’è, ha detto il Pontefice, che «se noi volessimo scrivere un titolo a questo passo dovremmo dire: “Siate coraggiosi”».
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  video

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«Una vita cristiana senza tentazioni non è cristiana... Io credo che la mia vita commuova il cuore di Gesù? » - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
19 gennaio 2017
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 
Papa Francesco:
Lotta quotidiana”
Il cuore di ogni cristiano è teatro di una «lotta». Ogni volta che il Padre «ci attira» verso Gesù, c’è «qualcun altro che ci fa la guerra». Lo ha sottolineato Papa Francesco nell’omelia della messa celebrata a Santa Marta giovedì 19 gennaio, durante la quale, commentando il vangelo del giorno (Marco, 3, 7-12) si è soffermato sulle ragioni che spingono l’uomo a seguire Gesù. E ad analizzare come questa sequela non sia mai priva di difficoltà, anzi se non si combattesse ogni giorno con una serie di «tentazioni», si rischierebbe una religiosità formale e ideologica.
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  video

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