"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°42 del 2016

Aggiornamento della settimana

- dal 22 ottobre al 4 novembre 2016 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per l'11 novembre 2016

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


PREGHIERA DEI FEDELI
23 ottobre
30 ottobre



OMELIA 
      
 

di P. Gregorio Battaglia 23/10/2016

  di P. Aurelio Antista 
di P. Alberto Neglia 30/10/2016
                                      01/11/2016   


 

 



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 






I NOSTRI TEMPI


(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)


L’ACQUA TRADITA DEL POPOLO SOVRANO di Alex Zanotelli


Quando si dice armi
di Tonio Dell'Olio
Si scrive acqua, ma si legge democrazia. In questi anni, soprattutto dopo il Referendum del 2011, è stata la volontà popolare, e cioè la democrazia, ad essere negata!
La Costituzione della repubblica Italiana afferma: “La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione” (art. 1). Secondo la nostra Costituzione, l’unica volta che il popolo può esercitare direttamente tale sovranità è con il referendum abrogativo (art.75). Con il referendum del 2011, il popolo italiano (ventisei milioni di cittadini!) ha detto “sì” a due domande: l’acqua deve essere tolta dal mercato e non si può fare profitto sull’acqua. Questa è la volontà del popolo italiano.
Il parlamento italiano doveva tradurre in legge questa decisione del popolo. Invece non l’ha mai fatto, pur avendo a sua disposizione la legge di iniziativa popolare (2007) che aveva ottenuto oltre cinquecentomila firme! Quella legge ha dormito sonni tranquilli, rinchiusa nel cassetto della commissione ambiente della Camera. Solo una forte campagna da parte dei comitati è riuscita nel 2015 a far discutere la Legge in commissione.
Purtroppo il 15 marzo 2015 il governo Renzi è intervenuto a gamba tesa, facendo saltare l’articolo 6 di quella legge che definiva il servizio idrico privo di rilevanza economica e ne disponeva l’affidamento esclusivo a enti di diritto pubblico. Così la legge di iniziativa popolare è stata svuotata del suo nucleo centrale. Il disegno di legge (Ddl) così svuotato è
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IL SERVIZIO DELLE IENE DEL 18 OTTOBRE 2016
Il servizio riguarda il si sull’acqua pubblica calpestato. ...
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IL TERREMOTO - Esperienza di fragilità e limite che dovrebbe farci capire cosa conta veramente - Scosse di Tonio Dell'Olio - La solidarietà di Papa Francesco - L'impegno della Caritas Italiana

IL TERREMOTO - Esperienza di fragilità e limite 
che dovrebbe farci capire cosa conta veramente
Scosse
di Tonio Dell'Olio
Qualunque tema scelga di commentare e diffondere oggi si arena irrimediabilmente nelle sensazioni di impotenza mista a paura vissute ancora una volta ieri sera con le scosse del terremoto. Esperienza di fragilità e limite. Di rassegnazione e assoggettamento. Sentimenti e sensazioni che però alimentano la solidarietà e l’amicizia. Telefonate e messaggi di amici preoccupati. No stop di notiziari alla faticosa ricerca di informazioni dettagliate e aggiornate. Sguardi, prima ancora che considerazioni e commenti, dei vicini di casa. E mi chiedo se ha senso attendere un evento tanto distruttivo per disseppellire i legami umani più profondi e più belli. Se non valga la pena impegnarsi a rendere ordinario e quotidiano ciò che abbiamo relegato all’eccezionalità. Stamattina incontro altri sguardi che spesso cercano nel vuoto una risposta o chiedono semplicemente di raccontare quel frammento di tempo. Dov’erano, con chi, cos’hanno provato, come hanno reagito… regolare la respirazione e riprendere a fare cose. Ma con una luce nuova sulle persone che la vita ti lascia incontrare.
(Fonte: Mosaico dei giorni del 27 ottobre 2016)
Papa vicino ai terremotati del Centro Italia
“Sono vicino con la preghiera alle persone colpite dal nuovo terremoto nel Centro Italia”. 
Così sull’account Twitter @Pontifex, Papa Francesco partecipa alla sofferenza delle popolazioni nuovamente toccate dal sisma. Dopo il terremoto del 24 agosto, ieri la terra ha tremato alle 19.10 con magnitudo 5,4, poi alle 21.18, con una scossa del 5,9, quindi alle 23.42, magnitudo 4,6. L’epicentro è stato localizzato tra Castelsantangelo sul Nera, Visso e Ussita, nelle Marche, e Preci, in Umbria. Stamani, poco dopo le 10.30, nuova scossa del 4,4 nella stessa zona.

  L'impegno del Caritas Italiana
COSA FARE IN CASO DI TERREMOTO
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Solo restando uniti si potrà superare la tempesta di mons. Bruno Forte

La dignità della gente colpita dal terremoto, la preghiera guidata dai Monaci inginocchiati sulla piazza di Norcia, le Monache di clausura accompagnate in salvo dai Vigili del Fuoco fuori dalle mura che per secoli hanno custodito il loro silenzio, hanno fatto risuonare in tanti l’assordante silenzio di una domanda taciuta, eppure gridata dai volti, dalle storie, dagli addii forzati alle rovine di quei borghi, di quelle chiese e di quelle case tanto amati: perché? Non una protesta o una bestemmia levate contro il cielo, ma il gemito di un muto dolore, di un’indicibile pena, che andava facendosi invocazione, supplica, struggente attesa di fronte all’ignoto. Sta qui la grandezza e la dignità del nostro popolo forte, plasmato da secoli di fede e di cultura, sostenuto dagli esempi di tantissimi santi, educato alla bellezza e proprio per questo al dolore degli addii: saper sopportare la prova a testa alta; credere e sperare anche nell’ora più buia; amare la vita con la forza scolpita nella tenacia degli anziani, nella laboriosità degli adulti, nei sogni diurni dei giovani.
Ed ecco quel dolore solidale esprimersi in innumerevoli gesti, in una partecipazione operosa, nell’attenzione e nella premura a fare qualcosa per chi ha bisogno di tutto. Impressionante la presenza dei volontari...
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Radio Maria. «Terremoto castigo divino», Vaticano: affermazioni offensive e scandalose


Il sostituto della Segreteria di Stato: Radio Maria deve conformarsi di più al Vangelo e al messaggio della misericordia e della solidarietà propugnato da Papa Francesco. Ci perdonino i terremotati.
Il Vaticano ha condannato le affermazioni andate in onda su Radio Maria riguardo al terremoto come "castigo divino" dopo le unioni civili. 
«Sono affermazioni offensive per i credenti e scandalose per chi non crede», deplora l'arcivescovo Giovanni Angelo Becciu, sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato vaticana, interpellato dall'Ansa. Becciu ha spiegato che si tratta di affermazioni «datate al periodo precristiano e non rispondono alla teologia della Chiesa perché contrarie alla visione di Dio offertaci da Cristo». «I terremotati ci perdonino, a loro solidarietà del Papa".
«Chi evoca il castigo divino ai microfoni di Radio Maria - ha affermato l'arcivescovo Becciu - offende lo stesso nome della Madonna che dai credenti è vista come la Madre misericordiosa che si china sui figli piangenti e terge le loro lacrime soprattutto in momenti terribili come quelli del terremoto".
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  Da  "Avvenire"

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COME SI PUO' CONTINUARE A CREDERE IN DIO DOPO UN TERREMOTO?
"A che cosa serve l'amore? 
A ricordarti che puoi affrontare la vita, anche se è difficile" ...
Don Luigi Maria Epicoco (breve estratto video dal programma "Nemo-nessuno escluso" Raidue del 02.11.2016

 
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Don Sergio Fraticelli: "lunedì sono arrivate 220 persone. Non avevo programmato nulla, ma certo non potevo chiudere le porte a chi non aveva più una casa dove andare"

  «La mia chiesa-dormitorio non è mai stata così bella»

Dalla Diocesi di Vicenza un esempio da imitare

 
Anche il Seminario apre le porte all'accoglienza dei profughi per dare risposta all'emergenza continua

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"È una bestemmia pensare che Dio, che ha inviato il suo unico Figlio per salvare il mondo, poi lo voglia distruggere a forza di cataclismi. Gesù esclude tassativamente qualunque relazione tra le disgrazie che colpiscono gli uomini e il castigo divino". Dopo la tragedia del terremoto nel Centro-Italia, su ilLibraio.it la riflessione del biblista Alberto Maggi

  Alberto Maggii:   IL CASTIGO DI DIO…

... IL VESCOVO DI CREMONA NAPOLIONI: «BESTEMMIE»
Le parole di Cavalcoli non erano affatto piaciute al Vescovo di Cremona, monsignor Antonio Napolioni, che sul proprio profilo Facebook ha duramente condannato le dichiarazioni del conduttore di Radio Maria definendole delle «bestemmie elargite da pulpiti digitali».
Napolioni è originario di Camerino, uno dei centri più colpiti dalle ultime scosse, è stato parroco a San Severino Marche e da un anno guida la diocesi di Cremona. «Come uomo, credente e vescovo, non posso tacere davanti alle bestemmie che vengono elargite da pulpiti digitali, stampati e parrocchiali, quando si attribuisce al terremoto la valenza di “castigo di Dio per le unioni civili, o… per l'Europa che ha smarrito le sue radici cristiane, o per altri possibili motivi…”», ha scritto il Vescovo su Facebook, invitando «a rispettare la fede e la pazienza dei cristiani del Centro Italia, come di ogni altra vittima di calamità e violenze, e a non ferirli con parole sventurate, che fanno più male delle pietre»...


  Antonio Sanfrancesco:   IL VATICANO SU RADIO MARIA: «TERREMOTO CASTIGO DIVINO? VISIONE PAGANA E OFFENSIVA PER I CREDENTI»


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In una Norcia oramai "Zona Rossa", dopo la scossa di magnitudo 6.5 di domenica 30 ottobre, si pensa a ricostruire. Le lacrime per le case e le chiese distrutte sono mitigate dalla consapevolezza che non ci sono state vittime."Dobbiamo sentirci protetti da san Benedetto e salvati da Dio. È stato un miracolo” dice il vice priore della Comunità benedettina di Norcia, padre Benedetto Nivakoff, che esorta a riscoprire l'eredità dell'esperienza benedettina, "Ora et Labora", per ridare forza e slancio a queste terre segnate dalla tragedia.

 
Daniele Rocchi: 
  La preghiera, il lavoro e l’aratro per ridare vigore alla città di san Benedetto, segnata dal sisma

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Tweet di Enzo Bianchi del 26 ottobre 2016

 
Due immagini: una madre che implora accoglienza e quelli che si preparano a respingerla... 

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Ieri ennesima tragedia in mare .. Sale a 4220 il numero dei migranti morti nel Mediterraneo nel 2016
NON POSSIAMO RESTARE INDIFFERENTI!!!


  Sale a 4220 il numero dei migranti morti nel Mediterraneo nel 2016 

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MIGRANTI - LA VERGOGNA DI GORINO E L'ITALIA CHE ACCOGLIE

Sono 400 i rifugiati siriani che grazie al progetto ecumenico dei "Corridoi Umanitari" hanno trovato ospitalità in Italia; una buona pratica e un esempio ad oggi unico e pilota, ma auspichiamo, replicabile. Andrea Riccardi ha definito i corridoi umanitari "una protesta civile e non violenta contro l'inaccoglienza e l'indifferenza" Il progetto non chiede e non usufruisce di finanziamenti dello Stato ma viene finanziato dai promotori che sono: Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) e la Comunità di Sant’Egidio,  e sostenuto dalla Tavola valdese
Il 24 ottobre 2016 sono atterrati all’aeroporto di Fiumicino 72 rifugiati grazie ai Corridoi umanitari”. Domani all’alba ne arriveranno altri 56 e dunque saranno 400 le persone giunte in Italia fino ad oggi con un regolare volo di linea e munite di visto umanitario, grazie al progetto pilota in Italia e in Europa dei «Corridoi umanitari» promosso dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), dalla Comunità di Sant’Egidio e sostenuto dalla Tavola valdese.
In conferenza stampa, all’aeroporto romano, per accogliere gli ospiti siriani giunti dal Libano si sono dati appuntamento il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, il fondatore della Comunità di sant’Egidio Andrea Riccardi, il presidente della Fcei, pastore Luca Maria Negro, Filippo Bubbico, viceministro degli Interni e la responsabile dell’Otto per mille valdese Susanna Pietra.
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Per approfondire:
  L'arrivo del 24 ottobre 2016 dei profughi siriani con i corridoi umanitari
  Cosa sono i Corridoi Umanitari?
IL RIFIUTO DI GORINO
Migranti e profughi: 
Volti e storie di chi fugge dall'Isis
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Gorino e il Natale che non c'è
di Marco Pappalardo
Se Gesù lo hai avuto a due passi - negli occhi di quelle ragazze e nel battito di quel bimbo nel grembo - e non lo hai riconosciuto, come pensi di riconoscerlo nella celebrazione del Natale in cui non lo vedi?
Perché festeggiare quest'anno il Natale nella frazione di Gorino? O meglio, perché dovrebbero festeggiarlo le centinaia di persone - se cristiane (perché il dubbio è lecito!) - che non hanno voluto accogliere un gruppetto di ragazze migranti di cui una incinta? Penso che anche il buon Babbo Natale avrebbe problemi a passare da quelle parti!
Che fare? Se io fossi il parroco della zona, farei trovare la notte e il giorno di Natale le barricate davanti all'ingresso, permettendo l'entrata solo a chi non ha fatto resistenza all'accoglienza, tranne che non siano stati complici nel silenzio o nell'indifferenza. Certo, prima di farlo, approfitterei dell'Avvento per dare l'opportunità - a chi lo volesse - di riconciliarsi, chiedere perdono e fare gesti concreti di riparazione. Chi restasse della propria idea di esclusione, lo escluderei dalle celebrazioni natalizie persino rischiando di avere la chiesa vuota!
"Mancanza di misericordia nei confronti delle pecorelle smarrite", tuonerà qualcuno. Tutto il contrario! È proprio la misericordia mancata nei confronti di quelle donne e del nascituro che "cancella" il Natale e c'è un fondamento in questo che oserei definire "teologico": se non accogliamo Gesù che viene nel prossimo, povero, umile, esule, solo, non può esserci il Natale, poiché Gesù lo abbiamo già tenuto lontano da noi e dal nostro paesello. Non sarebbe il parroco a "cancellare" il Natale, ma le persone stesse che a Gesù hanno voltato le spalle.
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Chi salverà il Natale a Gorino? Cercasi qualcuno che interceda come Abramo davanti a Sodoma; cercasi almeno dieci giusti!
P.S. Onde evitare commenti del tipo "bisogna vivere le cose per parlarne o scriverne", mi permetto una piccola nota personale per contestualizzare e non certo per vanagloria: vivo in Sicilia, a Catania; da giornalista ho visto i migranti morti sulla spiaggia e tanti altri sbarcare al porto; da insegnante conduco gli studenti nei centri di accoglienza per conoscerli e confrontarsi; da volontario li incontro per strada nelle serate settimanali di servizio per le sorelle e fratelli senza dimora.
(Fonte: Vino Nuovo)
Leggi anche:
  «Episodio preoccupante» e «rivoltante»: lo sdegno del mondo cattolico sui fatti di Gorino
Migranti: Italia spaccata tra chi li accoglie e chi li rifiuta. 
Il commento di Eraldo Affinati
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Questa è la disumanità delle traversate in mare
Una barca stracarica di uomini. È impossibile contarli. Sono stretti, uno accanto all’altro. Fra loro c’è anche l’autore del disegno. Un giovane migrante, Mandi, ha vent’anni e proviene dalla Guinea. È uno dei 29 sopravvissuti ai due ultimi drammatici naufragi del canale di Sicilia. Dove sono morte 240 persone. Mandi era lì, su quel gommone affondato. Ha visto tutto e l’ha disegnato. “Il disegno di Mandi ci racconta la disumanità che vivono le persone come lui in cerca di salvezza”, scrive l’Acnur, l’Agenzia Onu per i rifugiati, in un tweet.

  Daniela Fazzini:   Morti in mare. Migranti, il disegno che racconta l'orrore

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4 Novembre 2016: non festa, ma lutto. 100 anni dopo: basta guerre! e Dichiarazione del Presidente di Pax Christi mons. Giovanni Ricchiuti

OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE
Proponiamo che il 4 novembre si realizzino in tutte le città d'Italia commemorazioni nonviolente delle vittime di tutte le guerre, commemorazioni che siano anche solenne impegno contro tutte le guerre e le violenze. Affinché il 4 novembre, anniversario della fine dell' "inutile strage" della prima guerra mondiale, cessi di essere il giorno in cui i poteri assassini irridono gli assassinati, e diventi invece il giorno in cui nel ricordo degli esseri umani defunti vittime delle guerre gli esseri umani viventi esprimono, rinnovano, inverano l'impegno affinché non ci siano mai più guerre, mai più uccisioni, mai più persecuzioni.
Oltre cento anni dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, mentre è tragicamente in corso la "terza guerra mondiale a pezzi", è ora di dire basta.
Per questo sosteniamo la Campagna “Un'altra difesa è possibile” che ha depositato in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare per l'istituzione e il finanziamento del Dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta.
Obiettivo della Campagna è quello di organizzare la difesa civile, non armata e nonviolenta – ossia la difesa della Costituzione e dei diritti civili e sociali che in essa sono affermati; la preparazione di mezzi e strumenti non armati di intervento nelle controversie internazionali; la difesa dell’integrità della vita, dei beni e dell’ambiente dai danni che derivano dalle calamità naturali, dal consumo di territorio e dalla cattiva gestione dei beni comuni – anziché finanziare cacciabombardieri, sommergibili, portaerei e missioni di guerra, che lasciano il Paese indifeso dalle vere minacce che lo colpiscono e lo rendono invece minaccioso agli occhi del mondo. La Campagna vuole aprire un confronto pubblico per ridefinire i concetti di difesa, sicurezza, minaccia, dando centralità alla Costituzione che “ripudia la guerra” (art. 11), afferma la difesa dei diritti di cittadinanza ed affida ad ogni cittadino il “sacro dovere della difesa della patria” (art. 52).
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Ogni vittima ha il volto di Abele. Solo la nonviolenza può salvare l'umanità
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  4 Novembre 2016: non festa, ma lutto. 100 anni dopo: basta guerre!
Il servizio del 2/11/2016 del TGR Trentino con la presentazione ed il lancio degli "Stati Generali della Difesa Civile non armata e nonviolenta" del 4/5 novembre 2016 a Trento.
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  Dichiarazione del Presidente di Pax Christi Mons. Giovanni Ricchiuti

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FEDE E
SPIRITUALITÀ


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  A volte basta la parola di qualcuno...  (Alessandro D'Avenia)
  E' possibile essere praticanti non credenti...  (Antonio Savone)
   Gesù è colui che libera... (p. Ottavio Raimondo)
  Camminare insie è difficile, ma... (don Tonino Bello)
  Quando il saggio indica la luna, lo stolto...  (Proverbio cinese)
  La porta è stretta, ma poi la casa di Dio...  (don Giovanni Berti)
  Il Signore talvolta ti fa sentire il peso della croce... (San Pio da Pietrelcina)
  Tu, quando diffondi l'amore del Signore, sei... (Madre Teresa di Calcutta)
  Se pensi di costruire l'edificio alto della santità...  (Sant'Agostino)
  Io posso anche non vedere il Signore: Lui mi vede sempre...  (Don Primo Mazzolari)
  Possediamo davvero solo... 
   Anche quest'anno i cattolici contro Halloween... (vignetta GIOBA)
  ... Siamo chiamati ad essere beati, seguaci di Gesù... (don Tonino Bello)
  Il cimitero è triste... E la tristezza si mischia con la speranza  (Papa Francesco)
  La conversione di un uomo è...  (Charles Péguy)
  La preghiera di intercessione è cristiana solo quando... (Enzo Bianchi)
  Signore Gesù, mia vita, mio tutto... (Carlo Maria Martini)

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Memoria liturgica di San Giovanni Paolo II, fissata da Papa Francesco il 22 ottobre di ogni anno, giorno in cui nel 1978 Karol Wojtyla celebrò la Messa di inizio pontificato e pronunciò la storica frase, divenuto motto dei suoi 27 anni di papato (1978-2005): 
“Non abbiate paura! Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo!”.

  Non abbiate paura! Aprite...
  San Giovanni Paolo II è stato il Papa della famiglia...
  Lasciate che Cristo dimori nel vostro cuore! ...
  Non si è mai soli davanti al mistero della sofferenza...
  Ogni stato cristiano di vita costituisce...
  Nessun uomo, nessuna associazione umana, nessuna mafia...
  L'amore non è una cosa che si può insegnare...


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IL DISCERNIMENTO NELLA CHIESA di p. Alberto Neglia,ocarm
E' urgente discernere dentro la Chiesa dove, nonostante l'invito continuo di Papa Francesco di ravvivare lo spirito evangelico, si ha l'impressione che vi sia un tentativo di soffocare la ventata dello Spirito ..
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1 novembre  - Solennità Tutti i Santi

  Santità è vivere con amore... (Papa Francesco)
   Quando il Signore ci invita a diventare santi... (Papa Francesco)
  Nella nostra vita non siamo soli... (Papa Francesco)
  Lasciamoci contagiare dalla santità di Dio... (Papa Francesco)
  La santità non consiste nel fare... (Santa Teresa D'Avila)
  La santità non è qualcosa di straordinario... (Madre Teresa)

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2 novembre  - Commemorazione dei defunti

  Una lacrima per i defunti evapora... (S. Agostino)
   Se mi chiedessero quale certezza vorrei avere... (Ernesto Balducci)
  Alla fine della vita saremo giudicati... (San Giovanni della Croce)

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SONO QUESTI I TUOI SANTI di David Maria Turoldo

In occasione della festa di Ognissanti riportiamo una toccante preghiera dedicata al tema della santità di David Maria Turoldo
SONO QUESTI I TUOI SANTI 
E dunque, Signore, 
non guardare ai nostri peccati, 
ai nostri quotidiani tradimenti, 
a tutte queste viltà segrete e palesi, 
ma guarda alla fede di tutti i giusti della terra: 
ai giusti di qualunque religione e fede, 
ai giusti senza nome, silenziosi e umili, 
uomini e donne di cui nessuno 
ha mai avvertito che neppure esistessero 
e invece il loro nome era scritto sul tuo Libro: 
gente che incontravamo per via 
e neppure salutavamo, 
e loro invece ti salutavano 
e pregavano per te e tu non sapevi:
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1 E 2 NOVEMBRE Ognissanti e commemorazione dei defunti: una scossa alla fede di Cristiana Dobner

Quel Sepolcro, che denominano Santo, nel mistero di fede è compresente ad ogni tomba, ad ogni cimitero e l’energia del Risorto circola su quello che sembra uno scenario immobile, tagliato fuori ed espulso dal contesto di vita, effondendo una luce che non solo illumina ma anche riscalda i cuori
Una scossa alla nostra fede si ripropone ogni anno al varco dei mesi di ottobre e novembre: Tutti i Santi e i Defunti.
La fede è messa alla prova perché la rimozione della morte è naturale e corre sul filo del fluire della nostra vita quotidiana. Progettiamo, pianifichiamo e speriamo di raccogliere esiti e frutti.
Del tutto normale, siamo disposti a dirci. Tuttavia facciamo il conto senza l’oste.
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Dire Amore non è uno spreco di parole ormai sporcate da vicende dai toni turpi e oscuri. Dire Amore significa che ogni tomba sprigiona una forza, un’energia che ci investe e ci richiama a valori perenni, a opzioni che lasciano un segno invisibile nella storia dei potenti e dei magnati che sembrano gestire tutta l’esistenza.
Segno che la fede sa cogliere, sa fare proprio e rendere vitale.
Amore significa gratuità, servizio, disinteresse. Significa riconoscersi fratelli, tutti insieme animati dal desiderio del bene comune.
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  Ognissanti e commemorazione dei defunti: una scossa alla fede

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Commemorazione dei fedeli defunti - La speranza non delude di Antonio Savone


È il giorno della commemorazione dei fedeli defunti. Come credenti, oggi non ricordiamo la morte ma i morti: che cosa la presenza delle persone a noi care ha significato per noi, che cosa ha rappresentato il loro passaggio nella nostra vita e cosa ha provocato il loro congedo da noi. In una parola noi oggi ricordiamo il loro significato per noi. Un significato indelebile: solo la nostra morte potrà rimuoverlo. Per questo i sentimenti che attraversano il nostro cuore sono tanti e diversi: la tristezza perché non vedremo più certi volti, la gratitudine perché tanto di noi lo dobbiamo a chi non più in mezzo a noi, la preghiera perché la misericordia di Dio li trasfiguri così da renderli degni di abitare accanto a Dio, la speranza che la nostra vita non venga abbandonata al potere della morte.
Perché il bisogno di una celebrazione come questa?
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"Cristo ha sconfitto anche l'ultimo nemico: la morte" don Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo

La morte resta sempre l'ultimo nemico, ma ultimo nemico vinto da Cristo.
Noi cristiani dobbiamo annunciare che Cristo ha sconfitto la morte
.... L'annuncio cristiano può dare uno spessore alla vita umana nel senso di una vera libertà.
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LA MISERICORDIA, VOLTO DI DIO, VOLTO DELL’UOMO - HOREB n.2/2016 (n. 74)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
E-mail: horeb.tracce@alice.it

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DISCERNIMENTO E RESPONSABILITÀ “Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono” (1Ts 5,21) - I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2016


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Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Ottobre 2016 - I mezzi di comunicazione al servizio di una cultura dell'incontro


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Vangelo: Lc 18,9-14
"La Fede è l'architrave della porta di ingresso nel Regno, gli stipiti che la sostengono sono la preghiera e l'umiltà. Senza la prima muore di asfissia, senza la seconda cresce in presunzione "(cit.). Chi ritiene di essere giusto inevitabilmente giunge a disprezzare gli altri e si gonfia di orgoglio. Lo spirito di protagonismo, che è il lievito dei farisei (12,1ss), conduce a credere di essere superiori agli altri, arrogandosi il diritto di disprezzare quanti il sentire comune ritiene essere persone impure, paria intoccabili come lo erano i pubblicani, le prostitute e i pastori, categorie di peccatori ritenute dai religiosi del tempo causa diretta del ritardato avvento del Regno di Dio, ma con le quali invece Gesù si accompagna. Il fariseo infatti prega non per rendere grazie dei doni ricevuti, bensì per lodare se stesso e per alzare un muro di separazione dagli altri. "Davanti a Colui che ha detto: "Io-sono", gode del suo: "io-non-sono come gli altri". E' una preghiera satanica, del nulla"(cit). 
Sciorina davanti a Dio tutto il suo armamentario di buone azioni, ma la sua adorazione non è rivolta a Dio e la sua preghiera è centrata solo su se stesso: egli non sta davanti al Signore ma al suo ego (pros eautòn = davanti a sé stesso). Ritiene di meritare, e giustamente, il ringraziamento per la sua bravura, per la sua santità, e Dio, presto o tardi, dovrà ricompensarlo. Ma dove lo trova Dio uno più perfetto di lui? Chi pensa di essere superiore agli altri mentre prega è lontano mille miglia da Colui che si è fatto il più piccolo di tutti. Infatti senza l'umiltà non esiste preghiera. E' l'umiltà che ci rende consapevoli del nostro peccato, anche del peccato di colui che si ammanta di giustizia.
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"L'«ego» del fariseo e il «cuore» del pubblicano" di p. Ermes Ronchi - XXX Domenica Tempo Ordinario - anno C


Commento
XXX Domenica Tempo Ordinario (Anno C)
Letture: Siracide 35,15-17.20-22; Salmo 33; 2 Timoteo 4,6-8.16-18; Luca 18,9-14
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C'è una piccola parola che cambia tutto nella preghiera del pubblicano e la fa vera: «tu». Parola cardine del mondo: «Signore, tu abbi pietà». E mentre il fariseo costruisce la sua religione attorno a quello che egli fa per Dio (io prego, pago, digiuno...), il pubblicano la costruisce attorno a quello che Dio fa per lui (tu hai pietà di me peccatore) e si crea il contatto: un io e un tu entrano in relazione, qualcosa va e viene tra il fondo del cuore e il fondo del cielo. Come un gemito che dice: «Sono un ladro, è vero, ma così non sto bene, così non sono contento. Vorrei tanto essere diverso, non ce la faccio, ma tu perdona e aiuta».
«Tornò a casa sua giustificato». Il pubblicano è perdonato non perché migliore o più umile del fariseo (Dio non si merita, neppure con l'umiltà), ma perché si apre – come una porta che si socchiude al sole, come una vela che si inarca al vento – si apre alla misericordia, a questa straordinaria debolezza di Dio che è la sua unica onnipotenza, la sola forza che ripartorisce in noi la vita.

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Domanda eterna della vita terrena - «Dov'è Dio? dov'è l'uomo?» di Enzo Bianchi



Domanda eterna della vita terrena 
«Dov'è Dio? dov'è l'uomo?»
di Enzo Bianchi
Di fronte ai totalitarismi e agli eventi tragici vissuti nel secolo scorso, ma anche a eventi disumani che si rinnovano nei nostri giorni, sembra sorgere quasi spontanea la domanda: «Dov’è Dio? Perché non interviene?». Forse anche nelle nostre vite conosciamo ore di prova in cui ci poniamo interrogativi analoghi.
A volte queste domande appaiono anche nelle biografie di uomini e donne che accusano di attraversare una notte oscura, una notte in cui manca la luce, nella quale Dio pare assente e soprattutto taciturno, muto, come se avesse posto tra sé e il credente una spessa nuvola che impedisce ogni tipo di relazione, anche quella della parola. Dio tace, non si fa sentire, oscura il suo volto…, e il credente geme, soffre questa assenza di Dio, fino alla tentazione della disperazione, del cedere alla nientità che fa dire nel cuore: «Dio non esiste, non c’è nulla, nulla vale la pena».
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Non voglio difendere Dio, voglio solo che non lo si accusi per difendere se stessi. Alla persona ordinaria, semplice, che a volte afferma di soffrire il silenzio di Dio, di non sentire Dio presente, che accusa Dio di restare lontano e muto, con molto rispetto per il suo dolore e senza nessun giudizio mi viene da chiedere: «Ma non sarà forse lei a essere sorda, a non ascoltare?». Non riesco a pensare che Dio sia capace di interrompere il suo amore, di voler essere muto o nascosto per far soffrire il credente che lo invoca e che è nella prova. Certo, nella «cantica del mare» l’espressione: «Chi è come te tra gli dèi, Signore?» (Mi kamokah ba-’elim jhwh: Esodo 15, 11) è stata anche letta da alcuni rabbini: «Chi è come te tra i muti, Signore?» (Mi kamokah ba-illelim jhwh); ma questo vuole solo significare che Dio, anche quando vede la sofferenza, la prova del suo popolo o del singolo credente, non fa nulla e tace non perché sia indifferente o irato, ma perché rispetta il mondo, la storia, rispetta la grandezza e la fragilità degli umani.
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Mi piace concludere queste mie riflessioni citando un famoso testo anonimo: «Ho sognato che camminavo in riva al mare con il mio Signore e rivedevo sullo schermo del cielo tutti i giorni della mia vita passata. E per ogni giorno trascorso apparivano sulla sabbia quattro orme, le mie e quelle del Signore. Ma in alcuni tratti ho visto due sole orme, proprio nei giorni più difficili della mia vita. Allora ho detto: “Signore, io ho scelto di vivere con te e tu mi avevi promesso che saresti stato sempre con me. Perché mi hai lasciato solo proprio nei momenti più difficili?”. E lui mi ha risposto: “Figlio, tu lo sai che io ti amo e non ti ho mai abbandonato: i giorni nei quali vedi soltanto due orme sulla sabbia, sono proprio quelli in cui ti ho portato in braccio”». Sì, sempre il Signore apre per noi il cammino e proprio nelle ore più oscure è lui che ci prende in braccio!

  Domanda eterna della vita terrena «Dov'è Dio? dov'è l'uomo?»


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Il discernimento" a cura di p. Alberto Neglia, ocarm (VIDEO INTEGRALE)


I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2016
promossi dalla Fraternità Carmelitana
 di Barcellona Pozzo di Gotto
DISCERNIMENTO E RESPONSABILITÀ
“Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono” (1Ts 5,21)

Mercoledì 26 ottobre - IL DISCERNIMENTO
«Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» (Rm 12,2).
Viene il momento nella vita di ognuno di noi in cui siamo chiamati a prendere delle decisioni. È un momento importante, è una esperienza in cui l’uomo è chiamato a prendere coscienza della propria maturità. Martin Heidegger afferma: «L’uomo definisce se stesso nella sua esistenza attraverso le sue decisioni e le sue azioni».
Quando questo accade, facciamo tutti l’esperienza di come sia difficile scegliere e decidere di imboccare una strada piuttosto che un’altra, anche se abbiamo un’età avanzata. Questo avviene perché non siamo stati educati ad affrontare la vita e ad assumerci la responsabilità delle scelte.
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La capacità di discernere cresce nella misura in cui si matura umanamente e nella fede, nell’uomo interiore. ...
  video integrale

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"Quando Gesù si autoinvita alla nostra tavola" di p. Ermes Ronchi - XXXI Domenica Tempo Ordinario - anno C

Commento
XXXI Domenica Tempo Ordinario (Anno C)
Letture: Sapienza 11,22-12,2; Salmo 144; 2 Tessalonicesi 1,11-2,2; Luca 19,1-10
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... La misericordia è tenerezza che chiama ognuno per nome...
E non pone nessuna condizione all'incontro, perché la misericordia fa così: previene, anticipa, precede. Non pone nessuna clausola, apre sentieri, insegna respiri e orizzonti. È lo scandalo della misericordia incondizionata...
Dio alla mia tavola, come un familiare, intimo come una persona cara, un Dio alla portata di tutti.
Ecco il metodo sconcertante di Gesù: cambia i peccatori mangiando con loro, cioè condividendo cibo e vita; non cala prediche dall'alto del pulpito, ma si ferma ad altezza di occhi, a millimetro di sguardi. Ammonisce senza averne l'aria, con la sorpresa dell'amicizia, che ripara le vite in frantumi...
Il peccatore si scopre amato. Amato senza meriti, senza un perché. Semplicemente amato. E allora rinasce.

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"Un cuore che ascolta - lev shomea" - n. 48/2016 (C) di Santino Coppolino


Vangelo: Lc 19,1-10
Questo brano, unitamente alla parabola del Buon samaritano (10,25-37) e a tutto il capitolo 15 del Vangelo di Luca , può essere considerato un "Vangelo nel Vangelo". In Zaccheo infatti vediamo realizzata ancora una volta quella salvezza che sembra impossibile agli occhi degli uomini, ma non agli occhi di Dio, che si attua attraverso l'amore misericordioso di Gesù. Zaccheo (" il puro " opp. "Dio fa memoria") è cifra di quanti sono ritenuti dalla religione persone insalvabili, senza possibilità alcuna di redenzione. Non così però per il Padre, il quale "provvede il cibo anche ai piccoli del corvo che gridano" (Sal 147,9), animali immondi per eccellenza. Zaccheo è figura di quella Gerico inespugnabile le cui mura però crollarono al suono delle trombe, simbolo della voce di Dio; allo stesso modo crollano le false sicurezze del capo dei pubblicani dopo essere stato convocato e visitato da Gesù e avere ascoltato la sua Parola. Il Signore non teme di contaminarsi, lo abbiamo già visto in tante altre occasioni, egli si ferma a casa di Zaccheo perché "deve", perché questo è il progetto del Padre, perché "nessuno dei suoi figli vada perduto"(Gv 17,12) . "Nessun uomo infatti può ormai essere dichiarato impuro (cf. At 10,15), perché il Padre lo ha purificato con il sangue del suo Figlio "(cit.). La risposta di Zaccheo è esemplare, ci insegna cosa significa concretamente rispondere all'amore del Signore ; egli realizza realmente nella sua vita il "che cosa fare per ereditare la vita eterna"(10,25ss). In lui si attua quel radicale cambiamento di mentalità, quella "metanòia"che lo condurrà a fare giustizia, la vera Tzedaqà, a liberarsi di quella satanica zavorra che lo schiaccia così tanto in basso da impedirgli di "vedere Gesù".
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"Venite e vedete" Catechesi per i giovani a cura di don Fabio Rosini (VIDEO)

 Bologna, Chiesa di San Benedetto
27 ottobre 2016
Tu sei nato per fare qualcosa di bello!
Se tu sapessi che la tua ferità è uno splendido punto di partenza,
se tu sapessi che i tuoi errori possono diventare l’inizio di una vita meravigliosa.
Se tu sapessi …
  video

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"Se noi annunciamo veramente il Cristo, facciamo crescere uomini adulti, uomini liberi, come faceva P. Pino Puglisi" don Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo

puntata di "Soul"-TV2000
di Monica Mondo
del 29.10.2016
Monsignor Corrado Lorefice è abituato a sentirsi chiamare don Corrado. E’ arcivescovo di Palermo, da poco, per nomina diretta del papa, nomina che davvero non aspettava. Era parroco a Noto, seguiva i seminaristi, alternava studio teologico al compito di educatore e pastore. Ora è a guida di una città, e che città, troppe volte ferita, strumentalizzata, abbandonata, descritta sempre e solo al negativo. Ma don Corrado sa dove trovare le risorse per smuovere il torpore e l’indifferenza, spesso l’omertà. Ha un maestro e amico che non è più su questa terra, ma vigila, e col suo esempio continua a dare testimonianza. Padre Pino Puglisi è il nome e il volto cui si riferisce, nella carità e nella fermezza, per non essere collaterali, per non essere tiepidi o troppo prudenti, ma anche per continuare testardamente ad essere positivi, colmi di speranza per il bene che Dio ha donato agli uomini
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  video - Puntata integrale

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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni

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Una Chiesa trasparente è una chiesa credibile oltre che vera.
La Diocesi di Padova presenta il suo bilancio.
Esempio da imitare


  Ecco il bilancio della diocesi di Padova


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prof. Ina Siviglia, teologa - estratto incontro sulla Esortazione Apostolica AMORIS LAETITIA, presso il teatro dell' Oratorio salesiano di Barcellona P.G. - 29 ottobre 2016

 ... Il richiamo alla coscienza è la base su cui il Papa vuole costruire una Chiesa rinnovata... dicendo ai Pastori non sostituitevi alle coscienze dei fedeli, formatele e illuminatele, sono loro che alla fine devono rispondere delle loro scelte... questo dà ai laici una responsabilità forse nuova, forse più grande...
  video

LA RIFORMA DI PAPA FRANCESCO VUOLE UNA CHIESA IN USCITA, MA COMPATTA, COMUNITA’ DI FRATELLI CHE VIVONO INSIEME
... Invece di lamentarsi continuamente che le cose vanno male, la Chiesa va male, bisogna assumere la positività di germi di bene che pure ogni giorno noi possiamo vedere in tante cose, bisogna avere occhi per riconoscere i segni della rinascita ed essere capaci di discernere e sostenere quelli che meritano una crescita e una custodia. Perché? Perché lo Spirito è all’opera … non va mai in vacanza .. e quindi bisogna combattere questo senso di passività e di rassegnazione con un nuovo senso di responsabilità.
Ciascuno di noi, un giorno, risponderà per se stesso: “Dov'eri? Cosa hai fatto”?
  video

ACCOMPAGNARE – IL PRIMATO DELLA COSCIENZA
Papa Francesco chiede cristiani adulti nella fede … Il richiamo alla coscienza è la base su cui il Papa vuole costruire una Chiesa rinnovata, dicendo ai pastori di non sostituirsi alle coscienze dei pastori, ma di formaRle e illuminarle, ...sono loro che alla fine devono rispondere delle loro scelte. Questo fondare tutto sulla coscienza dà ai laici una responsabilità forse nuova, forse più grande … che richiede un approfondimento della propria vita verificandola alla luce della Parola di Dio e dell’insegnamento della Chiesa …

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"Amoris Laetitia di Papa Francesco: Un raggio di sole che risplende in questa Chiesa fumosa" prof. Ina Siviglia, teologa (VIDEO)

Brevi estratti video dell'incontro promosso dalla Famiglia Salesiana presso il teatro dell'Oratorio di Barcellona P.G,
29 ottobre 2016
"Dobbiamo creare nella Chiesa una cultura della misericordia inclusiva delle persone che sono più fragili. 
A volte il peccato non è altro che l'esito di una fragilità, e io faccio spesso l'apologia della fragilità, perché non venga considerata soltanto un elemento negativo, la fragilità può essere anche il prendere atto dei propri limiti, la fragilità non ti fa montare la testa e ti fa camminare con umiltà, la fragilità invoca l'aiuto degli altri e quindi il sostegno fraterno, non guardiamola solo come ad una debolezza che scivola verso il peccato"
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LA RIFORMA DI PAPA FRANCESCO VUOLE UNA CHIESA IN USCITA, 
MA MA COMPATTA, COMUNITA’ DI FRATELLI CHE VIVONO INSIEME
... Invece di lamentarsi continuamente che le cose vanno male, la Chiesa va male, bisogna assumere la positività di germi di bene che pure ogni giorno noi possiamo vedere in tante cose, bisogna avere occhi per riconoscere i segni della rinascita ed essere capaci di discernere e sostenere quelli che meritano una crescita e una custodia. Perché? Perché lo Spirito è all’opera … non va mai in vacanza .. e quindi bisogna combattere questo senso di passività e di rassegnazione con un nuovo senso di responsabilità.
Ciascuno di noi, un giorno, risponderà per se stesso: “Dov'eri? Cosa hai fatto”?
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Vi consegno tre termini che il  Papa vuole che si approfondiscano:
l) L'accompagnamento per consentire il primato della coscienza;
2) Il discernimento personale e ecclesiale;
3) L'integrazione nel senso di una Chiesa inclusiva

1) ACCOMPAGNARE – IL PRIMATO DELLA COSCIENZA
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2) IL DISCERNIMENTO PERSONALE E ECCLESIALE
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    3) L'INTEGRAZIONE NEL SENSO DI UNA CHIESA INCLUSIVA
  video

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GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE - Parola di giustizia di Giulio Albanese - Chiesa missionaria, testimone di misericordia ... "Oggi è tempo di coraggio!!" di Papa Francesco


Parola di giustizia
di Giulio Albanese
"... il modo più efficace per dare continuità all’Anno giubilare, stando sempre al messaggio di Francesco, è quello di «uscire, come discepoli missionari, ciascuno mettendo a servizio i propri talenti, la propria creatività, la propria saggezza ed esperienza nel portare il messaggio della tenerezza e della compassione di Dio all’intera famiglia umana». Una Missione, dunque, «Nel nome della Misericordia», come recita lo slogan scelto per la Giornata dalla Fondazione Missio che rappresenta in Italia le Pontificie opere missionarie.
D’altronde, è sufficiente riflettere su quanto sta avvenendo sul palcoscenico della storia dove, quotidianamente, un numero indicibile di uomini e di donne sono ostaggio di logiche perverse in quelle che il Santo Padre, pertinentemente, definisce «periferie geografiche ed esistenziali» del nostro tempo. Si tratta di vittime sacrificali nel contesto della «globalizzazione dell’indifferenza», rispetto alle quali la comunità ecclesiale, nel suo complesso, semplicemente non può essere indifferente.
È sufficiente, ad esempio, riflettere su quanto sta avvenendo in Siria o in Iraq, per non parlare della martoriata regione congolese del Kivu settentrionale o in altre regioni dell’Africa subsahariana, per rendersi conto dell’egoismo che attanaglia l’animo umano. E cosa dire della finanza speculativa che ha acuito a dismisura la divaricazione tra ricchi e poveri, penalizzando l’economia reale e dunque sconvolgendo il cosiddetto "mercato del lavoro"?
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  Parola di giustizia di Giulio Albanese
Il messaggio di Papa Francesco
Chiesa missionaria, 
testimone di misericordia
...
  Chiesa missionaria, testimone di misericordia
"Oggi è tempo di coraggio!!" 
(Papa Francesco, Angelus del 23 ottobre 2016) 
Oggi è tempo di missione ed è tempo di coraggio! Coraggio di rafforzare i passi vacillanti, di riprendere il gusto dello spendersi per il Vangelo, di riacquistare fiducia nella forza che la missione porta con sé. È tempo di coraggio, anche se avere coraggio non significa avere garanzia di successo. Ci è richiesto il coraggio per lottare, non necessariamente per vincere; per annunciare, non necessariamente per convertire. Ci è richiesto il coraggio per essere alternativi al mondo, senza però mai diventare polemici o aggressivi. Ci è richiesto il coraggio per aprirci a tutti, senza mai sminuire l’assolutezza e l’unicità di Cristo, unico salvatore di tutti. Ci è richiesto coraggio per resistere all’incredulità, senza diventare arroganti. Ci è richiesto anche il coraggio del pubblicano del Vangelo di oggi, che con umiltà non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Oggi è tempo di coraggio! Oggi ci vuole coraggio!
La Vergine Maria, modello della Chiesa “in uscita” e docile allo Spirito Santo, ci aiuti ad essere tutti, in forza del nostro Battesimo, discepoli missionari per portare il messaggio della salvezza all’intera famiglia umana.
  video

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IL GIUSTO GOVERNANTE COSTRUTTORE DI PACE - Giuliana Martirani, attualizzazione dal Salmo 72

IL GIUSTO GOVERNANTE
COSTRUTTORE DI PACE
Giuliana Martirani
attualizzazione dal Salmo 72
O Dio, nostro Dio, entra tu nella testa e nei cuori
di coloro che detengono il potere e che ci governano
sia a livello internazionale, come gli Usa e i G8,
così come a livello nazionale 
e che così litigiosamente siedono nel nostro Parlamento,
come a livello locale come i governatori e gli assessori
che dovrebbero garantirci il nostro piccolo bene comune cittadino,
troppo spesso invece sommerso da ingiustizie, violenze e rifiuti.
...
(da G.Martirani, Spiritus, Mesasaggero, Padova, 2011)

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XV Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico 27 ottobre 2016 25 muharram 1438 - «Misericordia, diritti: presupposti per un dialogo costruttivo»

XV Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico
27 ottobre 2016
25 muharram 1438
Appello ai cristiani e ai musulmani
«Misericordia, diritti: presupposti per un dialogo costruttivo»
Tutto è iniziato l’11 settembre del 2001, di cui nei giorni scorsi si è celebrato il quindicesimo anniversario. Quindici anni da quei tragici attentati di New York e Washington che furono usati per dare inizio a quella che oggi oramai tutti riconoscono essere la terza guerra mondiale, sia pure a pezzi (come la chiama papa Francesco). Da allora il rumore della guerra è diventato una costante della vita delle nostre comunità e che ha già provocato alcuni milioni di morti, decine di milioni di profughi e immense distruzioni.
Ma quei giorni furono usati anche per rilanciare il dialogo tra le religioni e l’impegno per la pace. Mentre veniva dispiegata la più grande macchina da guerra che la storia abbia mai registrato, compresi potenti media che hanno soffiato sul fuoco dell’odio e hanno diffuso l’idea della “guerra di religione”, dal basso, uomini e donne di pace, teologi, giornalisti, studiosi, associazioni, lanciarono con un appello l’idea di una Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico che, da allora, è diventata un appuntamento fisso della nostra vita sociale, coinvolgendo singoli, comunità religiose, e istituzioni a tutti i livelli, dai comuni alla Presidenza della Repubblica.
Siamo così giunti alla nostra XV edizione, che si terrà, anche quest’anno, il prossimo 27 ottobre 2016, con un’iniziativa centrale a Roma e centinaia di iniziative in tantissimi comuni d’Italia. Il tema è: «Misericordia, diritti: presupposti per un dialogo costruttivo».
Negli ultimi anni abbiamo anche registrato un moltiplicarsi di iniziative di dialogo come reazione agli attentati che nel 2015 e 2016 sono avvenuti in alcuni paesi europei. Dal male può nascere il bene, come è accaduto a fine luglio dopo la brutale uccisione in Francia di padre Jacques Hamel. Dopo quell’omicidio, e grazie alle coraggiose prese di posizione di Papa Francesco, appare sempre più evidente che la religione con la guerra in corso non c’entra nulla e che è sempre più necessario rafforzare il dialogo fra le religioni.
Invitiamo perciò tutti gli amici della pace a moltiplicare i loro sforzi e a dar vita, il prossimo 27 ottobre, a un gran numero di iniziative che mettano al centro i temi della “misericordia e dei diritti”, che sono i “presupposti per un dialogo costruttivo”.
Con un fraterno saluto di pace, shalom, salaam
Il Comitato Promotore nazionale della Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico
Comunicato stampa del 12-09-2016
Per approfondire:
  XV Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico

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ECCO PERCHÈ DOVREMMO DIRE GRAZIE A MARTIN LUTERO di Giovanni Ferrò


Papa Francesco vola in Svezia per l'apertura delle celebrazioni del 500° anniversario della Riforma. L'analisi di Giovanni Ferrò sulle pagine di Jesus.
... In fondo, il fatto che papa Francesco abbia accettato volentieri l’invito a celebrare ecumenicamente quell’anniversario il 31 ottobre prossimo a Lund, in Svezia, implica anche questo riconoscimento: che Lutero, Calvino e gli altri non erano poi «cinghiali» che devastavano «la vigna del Signore», come scriveva papa Alessandro VI nella bolla di scomunica contro il monaco tedesco, ma credenti appassionati del Vangelo, che denunciavano corruzione ed esasperazioni dogmatiche nella Chiesa del tempo.
Nonostante il cammino sia ancora lungo, oggi viviamo un tempo propizio per una nuova comprensione reciproca e una sincera fraternità ecumenica. Ma che farne di questo momento di grazia? Ho l’impressione che abbracci ecclesiastici e intese tra teologi non possano più bastare. In un mondo post-secolare, in cui a contendersi lo scenario pubblico sono una visione totalmente areligiosa del mondo e una opposta di tipo integralista, i credenti che si richiamano al Vangelo di Gesù Cristo saranno sempre più una piccola minoranza. Il rischio è che il timore di perdere influenza o di scomparire terrorizzi le comunità cristiane, spingendole verso forme di neoidentitarismo aggressivo. Lo spirito di amicizia e l’ascolto delle ragioni dell’altro, allora, possono servire anche a questo: apprendere, gli uni dagli altri, i modi nuovi per vivere felicemente il comandamento della nuda testimonianza cristiana anche in un tempo di evangelica fragilità.

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La cultura dell'incontro di Enzo Bianchi

... Le diffidenze reciproche ancora esistono e sono sovente alimentate ed espresse soprattutto dove e quando si accende un conflitto di etiche. Per molti aspetti, infatti, il fossato tra cattolici e protestanti si è fatto più profondo in questi anni, proprio sui temi della morale sessuale. Ma nell’approfondimento della fede ci sono stati passi significativi di profonda convergenza su alcune verità, come la giustificazione attraverso la fede, cioè il riconoscimento che Dio rende giusto il peccatore gratuitamente, per l’abbondanza del suo amore che non va mai meritato. Questo, unitamente alla forza dirompente dell’ “ecumenismo del sangue”, cioè la testimonianza offerta dai martiri di ogni chiesa, ha reso possibile ciò che fino a pochi decenni fa pareva utopia: il volto di Dio testimoniato insieme dai cristiani risplende di luce evangelica, meno deformato dalle antiche rivalità tra confessioni contrapposte.
In ogni caso papa Francesco pratica testardamente la cultura dell’incontro, del dialogo, della vicinanza concreta all’altro e li rinnova ogni giorno in questo mondo sempre più segnato da scontri, distanze, innalzamenti di muri, esclusione del diverso.
  La cultura dell'incontro

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"Lund, la comunione e la donna Vescovo. Questione ecumenica e questione cattolica" di Andrea Grillo

Come è evidente, il gesto storico che papa Francesco ha compiuto il giorno 31 è molto più avanti delle parole con cui tutti noi possiamo commentarlo. La fraternità e la sororità che ha saputo esprimere e far sperimentare sta molto oltre i concetti e le rappresentazioni che possiamo utilizzare per descriverlo e per valutarlo.
Due esempi possono farci capire che cosa significa questa “distanza”.
In primo luogo, nella Dichiarazione congiunta, si auspica un rinnovato impegno ecumenico anche a livello teologico sul piano della eucaristia.
...
Allo stesso modo possiamo dire del discorso sul ministero ordinato. In questo campo alla esperienza differenziata e articolata della tradizione protestante corrisponde una “esperienza bloccata” in campo cattolico. Noi non riusciamo ad uscire da un “blocco” che riguarda ogni altra “figura” di ministro che sia diversa dall’“uomo maschio celibe”.
Da un lato una elaborazione diversa della necessità della “vita celibataria” e la rilettura di una possibilità del “ministero uxorato” – non solo a livello diaconale – potrà avere un suo spazio di obiettivo sviluppo.
D’altro canto, una reale integrazione della donna nel ministero ecclesiale, deve superare blocchi molto più radicali e pregiudiziali, che si alimentano di una serie di “indistinzioni” sulle quali sarebbe giusto – almeno ecumenicamente – soffermare lo sguardo. Provo ad elencarli qui, per favorire un dialogo più sereno sul tema:
...
Il Viaggio a Lund, tra andata e ritorno, ha mostrato che accanto a una questione ecumenica rimane una questione cattolica, su cui papa Francesco è alle prese da quasi 4 anni. Non si affronta la prima senza affrontare anche la seconda. E il papa è il primo ad essere consapevole di tutto ciò. Senza una teologia della eucaristia e del ministero all’altezza della sfida, non si farà molta strada.

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31/10/2016 - Lund (Svezia) Storica dichiarazione congiunta che viene firmata da cattolici e luterani
...
Una firma, quella di papa Francesco e del vescovo Younan, introdotta dal vescovo Elga Ogland e sottolineata da un lungo e caloroso applauso da parte di tutta l'assemblea.

  video

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 FRANCESCO
 


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22/10/2016:
  “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!” - San Giovanni Paolo II, 22 ottobre 1978 https://t.co/3aRE4HvCnc
23/10/2016:

  Siamo discepoli, missionari e portatori di Cristo...

25/10/2016:

  Oggi più che mai abbiamo bisogno...

26/10/2016:

  L'amore è opera paziente di persone che...

27/10/2016:

  Sono vicino con la preghiera alle persone colpite dal nuovo terremoto nel Centro Italia

28/10/2016:

  Preghiamo per le persone che sono discriminate...

30/10/2016:

  Vi chiedo di pregare per il mio viaggio in Svezia...

31/10/2016:

  Chiediamo al Signore che la sua Parola...

  L'unità tra i cristiani è una priorità...

01/11/2016:

  I Santi hanno scoperto il segreto della vera felicità...

  Il Padre ci guarda e il suo sguardo d'amore...

02/11/2016:

  Con fede sostiamo presso le tombe...

03/11/2016:

  La vita cristiana è un cammino...

04/11/2016:

  Lasciamoci commuovere dallo sguardo di Dio...


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"Oggi è tempo di coraggio!!" (Papa Francesco - Angelus 23 ottobre 2016)
#PapaFrancesco #tempodicoraggio #missione #discepolimissionari

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PAPA FRANCESCO: APPELLO PER L'IRAQ - 23.10.2016
"Sono rimasto addolorato nel sentire notizie dell’uccisione a sangue freddo di numerosi figli di quell’amata terra, tra cui anche tanti bambini. Questa crudeltà ci fa piangere, lasciandoci senza parole. Alla parola di solidarietà si accompagna l’assicurazione del mio ricordo nella preghiera ...

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MIGRANTI - Papa Francesco: "L’unica via di soluzione è quella della solidarietà" (Papa Francesco, estratto udienza generale del 26 ottobre 2016)

  video

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Dopo l'Angelus del 30 ottobre

  Esprimo la mia vicinanza alle popolazioni dell'Italia centrale...

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"La vocazione inizia da uno sguardo di misericordia che si è posato su di me ... Non ridurre la fede a un libro di ricette o a un insieme di norme da osservare" - Papa Francesco, discorso ai partecipanti al Convegno internazionale di pastorale vocazionale

Discorso ai partecipanti 
al Convegno internazionale 
di pastorale vocazionale 
Sala Clementina
Venerdì, 21 ottobre 2016
... 
Possiamo soffermarci su questi tre verbi, che indicano il dinamismo di ogni pastorale vocazionale: uscire, vedere, chiamare.
Anzitutto: uscire. La pastorale vocazionale ha bisogno di una Chiesa in movimento, capace di allargare i propri confini, misurandoli non sulla ristrettezza dei calcoli umani o sulla paura di sbagliare, ma sulla misura larga del cuore misericordioso di Dio. ...
Secondo: vedere. Uscire, vedere. Quando passa per le strade, Gesù si ferma e incrocia lo sguardo dell’altro, senza fretta. E’ questo che rende attraente e affascinante la sua chiamata. Oggi, purtroppo, la fretta e la velocità degli stimoli a cui siamo sottoposti non sempre lasciano spazio a quel silenzio interiore in cui risuona la chiamata del Signore. Talvolta, è possibile correre questo rischio anche nelle nostre comunità: pastori e operatori pastorali presi dalla fretta, eccessivamente preoccupati delle cose da fare, che rischiano di cadere in un vuoto attivismo organizzativo, senza riuscire a fermarsi per incontrare le persone. Il Vangelo, invece, ci fa vedere che la vocazione inizia da uno sguardo di misericordia che si è posato su di me. E’ quel termine: “miserando”, che esprime al tempo stesso l’abbraccio degli occhi e del cuore. E’ così che Gesù ha guardato Matteo. Finalmente, questo “pubblicano” non ha percepito su di sé uno sguardo di disprezzo o di giudizio, ma si è sentito guardato dentro con amore. Gesù ha sfidato i pregiudizi e le etichette della gente; ha creato uno spazio aperto, nel quale Matteo ha potuto rivedere la propria vita e iniziare un nuovo cammino.
Così mi piace pensare lo stile della pastorale vocazionale. E, permettetemi, allo stesso modo immagino lo sguardo di ogni pastore: attento, non frettoloso, capace di fermarsi e leggere in profondità, di entrare nella vita dell’altro senza farlo sentire mai né minacciato né giudicato. E’ uno sguardo, quello del pastore, capace di suscitare stupore per il Vangelo, di svegliare dal torpore in cui la cultura del consumismo e della superficialità ci immerge e di suscitare domande autentiche di felicità, soprattutto nei giovani. E’ uno sguardo di discernimento, che accompagna le persone, senza né impossessarsi della loro coscienza, né pretendere di controllare la grazia di Dio. Infine, è uno sguardo attento e vigile e, per questo, chiamato continuamente a purificarsi. E quando si tratta delle vocazioni sacerdotali e dell’ingresso in Seminario, vi prego di fare discernimento nella verità, di avere uno sguardo accorto e cauto, senza leggerezze o superficialità. Lo dico in particolare ai fratelli Vescovi: vigilanza e prudenza. La Chiesa e il mondo hanno bisogno di sacerdoti maturi ed equilibrati, di pastori intrepidi e generosi, capaci di vicinanza, ascolto e misericordia.
Uscire, vedere e, terza azione, chiamare. E’ il verbo tipico della vocazione cristiana. Gesù non fa lunghi discorsi, non consegna un programma a cui aderire, non fa proselitismo, né offre risposte preconfezionate. Rivolgendosi a Matteo, si limita a dire: “Seguimi!”. In questo modo, suscita in lui il fascino di scoprire una nuova mèta, aprendo la sua vita verso un “luogo” che va oltre il piccolo banco dove sta seduto. Il desiderio di Gesù è mettere le persone in cammino, smuoverle da una sedentarietà letale, rompere l’illusione che si possa vivere felicemente restando comodamente seduti tra le proprie sicurezze.
Questo desiderio di ricerca, che spesso abita i più giovani, è il tesoro che il Signore mette nelle nostre mani e che dobbiamo curare, coltivare e far germogliare. Guardiamo a Gesù, che passa lungo le rive dell’esistenza, raccogliendo il desiderio di chi cerca, la delusione di una notte di pesca andata male, la sete ardente di una donna che va al pozzo a prendere acqua, o il forte bisogno di cambiare vita. Così, anche noi, invece di ridurre la fede a un libro di ricette o a un insieme di norme da osservare, possiamo aiutare i giovani a porsi le giuste domande, a mettersi in cammino e a scoprire la gioia del Vangelo.
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  video

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 UDIENZA GIUBILARE 
 22 ottobre 2016
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Misericordia e Dialogo
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
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Per concludere, tutte le forme di dialogo sono espressione della grande esigenza di amore di Dio, che a tutti va incontro e in ognuno pone un seme della sua bontà, perché possa collaborare alla sua opera creatrice. Il dialogo abbatte i muri delle divisioni e delle incomprensioni; crea ponti di comunicazione e non consente che alcuno si isoli, rinchiudendosi nel proprio piccolo mondo. Non dimenticatevi: dialogare è ascoltare quello che mi dice l’altro e dire con mitezza quello che penso io. Se le cose vanno così, la famiglia, il quartiere, il posto di lavoro saranno migliori. Ma se io non lascio che l’altro dica tutto quello che ha nel cuore e incomincio ad urlare – oggi si urla tanto – non andrà a buon fine questo rapporto tra noi; non andrà a buon fine il rapporto fra marito e moglie, tra genitori e figli. Ascoltare, spiegare, con mitezza, non abbaiare all’altro, non urlare, ma avere un cuore aperto.
... Attraverso il dialogo, possiamo far crescere i segni della misericordia di Dio e renderli strumento di accoglienza e rispetto.
  video della catechesi
Saluti:
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[Un cordiale saluto rivolgo ai polacchi che, insieme ai Vescovi della Chiesa in Polonia, visitano le tombe degli Apostoli.
Cari sorelle e fratelli, siete venuti qui in pellegrinaggio nazionale per ringraziare Dio del Battesimo che il vostro popolo ha ricevuto 1050 anni fa, nonché per ogni bene che è nato nei cuori dei giovani di tutto il mondo durante l’indimenticabile incontro a Cracovia. ...
Cari sorelle e fratelli,
esattamente trentotto anni fa, quasi a quest’ora, in questa Piazza risuonavano le parole rivolte agli uomini di tutto il mondo: Non abbiate paura! (…) Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo. Queste parole le ha pronunciate all’inizio del suo pontificato, Giovanni Paolo II, Papa di profonda spiritualità, plasmata dalla millenaria eredità della storia e della cultura polacca trasmessa nello spirito di fede, di generazione in generazione. Quest’eredità era per Lui fonte di speranza, di potenza e di coraggio, con cui esortava il mondo ad aprire largamente le porte a Cristo. Quest’invito si è trasformato in un’incessante proclamazione del Vangelo della misericordia per il mondo e per l’uomo, la cui continuazione è quest’Anno Giubilare.
Oggi desidero augurarvi, che il Signore vi dia la grazia della perseveranza in questa fede, questa speranza e quest’amore che avete ricevuto dai vostri avi e che conservate con cura. Nelle vostre menti e nei vostri cuori risuoni sempre l’appello del vostro grande Connazionale a risvegliare in voi la fantasia della misericordia, affinché possiate portare la testimonianza dell’amore di Dio a tutti coloro che ne hanno bisogno.
Vi chiedo di ricordarvi di me nelle vostre preghiere. Vi benedico di cuore! Sia lodato Gesù Cristo!]
* * *
Rivolgo un cordiale benvenuto ai fedeli di lingua italiana. Sono lieto di accogliere i fedeli di numerose Diocesi italiane, con i rispettivi Pastori, specialmente quelli dell’Umbria.
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Un pensiero speciale porgo ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Oggi ricorre la memoria liturgica di San Giovanni Paolo II. La sua coerente testimonianza di fede sia un insegnamento per voi, cari giovani, ad affrontare le sfide della vita; alla luce del suo insegnamento, cari ammalati, abbracciate con speranza la croce della malattia; invocate la sua celeste intercessione, cari sposi novelli, perché nella vostra nuova famiglia non manchi mai l’amore.
  testo integrale
  video integrale

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«Tutti insieme siamo una grande forza di sostegno per quanti hanno perso patria, famiglia, lavoro e dignità.» Papa Francesco Udienza 26/10/2016 (foto, testo e video)

 UDIENZA GENERALE 
 26 ottobre 2016 
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  videodel saluto ai fedeli
Accogliere lo straniero e Vestire chi è nudo
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Proseguiamo nella riflessione sulle opere di misericordia corporale, che il Signore Gesù ci ha consegnato per mantenere sempre viva e dinamica la nostra fede. Queste opere, infatti, rendono evidente che i cristiani non sono stanchi e pigri nell’attesa dell’incontro finale con il Signore, ma ogni giorno gli vanno incontro, riconoscendo il suo volto in quello di tante persone che chiedono aiuto. Oggi ci soffermiamo su questa parola di Gesù: «Ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito» (Mt25,35-36). Nei nostri tempi è quanto mai attuale l’opera che riguarda i forestieri. La crisi economica, i conflitti armati e i cambiamenti climatici spingono tante persone a emigrare. Tuttavia, le migrazioni non sono un fenomeno nuovo, ma appartengono alla storia dell’umanità. È mancanza di memoria storica pensare che esse siano proprie solo dei nostri anni.
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La storia dell’umanità è storia di migrazioni: ad ogni latitudine, non c’è popolo che non abbia conosciuto il fenomeno migratorio.
Nel corso dei secoli abbiamo assistito in proposito a grandi espressioni di solidarietà, anche se non sono mancate tensioni sociali. Oggi, il contesto di crisi economica favorisce purtroppo l’emergere di atteggiamenti di chiusura e di non accoglienza. In alcune parti del mondo sorgono muri e barriere. Sembra a volte che l’opera silenziosa di molti uomini e donne che, in diversi modi, si prodigano per aiutare e assistere i profughi e i migranti sia oscurata dal rumore di altri che danno voce a un istintivo egoismo. Ma la chiusura non è una soluzione, anzi, finisce per favorire i traffici criminali. L’unica via di soluzione è quella della solidarietà. Solidarietà con il migrante, solidarietà con il forestiero …
L’impegno dei cristiani in questo campo è urgente oggi come in passato.
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  video dela catechesi
Saluti:
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  testo integrale
  video integrale

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"Lo sguardo di Gesù va oltre i peccati e i pregiudizi" Papa Francesco - Angelus del 30 ottobre 2016


 30 ottobre 2016
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Lo sguardo di Gesù va oltre i peccati e i pregiudizi; vede la persona con gli occhi di Dio, che non si ferma al male passato, ma intravede il bene futuro; Gesù non si rassegna alle chiusure, ma apre sempre, sempre apre nuovi spazi di vita; non si ferma alle apparenze, ma guarda il cuore. E qui ha guardato il cuore ferito di quest’uomo: ferito dal peccato della cupidigia, da tante cose brutte che aveva fatto questo Zaccheo. Guarda quel cuore ferito e va lì.
A volte noi cerchiamo di correggere o convertire un peccatore rimproverandolo, rinfacciandogli i suoi sbagli e il suo comportamento ingiusto. L’atteggiamento di Gesù con Zaccheo ci indica un’altra strada: quella di mostrare a chi sbaglia il suo valore, quel valore che Dio continua a vedere malgrado tutto, malgrado tutti i suoi sbagli. Questo può provocare una sorpresa positiva, che intenerisce il cuore e spinge la persona a tirare fuori il buono che ha in sé. È il dare fiducia alle persone che le fa crescere e cambiare. Così si comporta Dio con tutti noi: non è bloccato dal nostro peccato, ma lo supera con l’amore e ci fa sentire la nostalgia del bene. Tutti abbiamo sentito questa nostalgia del bene dopo uno sbaglio. E così fa il nostro Padre Dio, così fa Gesù. Non esiste una persona che non ha qualcosa di buono. E questo guarda Dio per tirarla fuori dal male.
La Vergine Maria ci aiuti a vedere il buono che c’è nelle persone che incontriamo ogni giorno, affinché tutti siano incoraggiati a far emergere l’immagine di Dio impressa nel loro cuore. E così possiamo gioire per le sorprese della misericordia di Dio! Il nostro Dio, che è il Dio delle sorprese!
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Dopo l'Angelus:
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Esprimo la mia vicinanza alle popolazioni dell’Italia Centrale colpite dal terremoto. Anche questa mattina c’è stata una forte scossa. Prego per i feriti e per le famiglie che hanno subito maggiori danni, come pure per il personale impegnato nei soccorsi e nell’assistenza. Il Signore Risorto dia loro forza e la Madonna li custodisca.
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Nei prossimi due giorni compirò un Viaggio apostolico in Svezia, in occasione della commemorazione della Riforma, che vedrà cattolici e luterani raccolti insieme nel ricordo e nella preghiera. Chiedo a tutti voi di pregare affinché questo viaggio sia una nuova tappa nel cammino di fraternità verso la piena comunione.
Vi auguro una buona domenica - c’è un bel sole… - e una buona festa di Tutti i Santi. E, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!
  video

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«La legge non è stata fatta per farci schiavi, ma per farci liberi, per farci figli» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
24 ottobre 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 
Papa Francesco:
Mai schiavi della legge
La rigidità dell’ipocrita non ha nulla a che vedere con la legge del Signore, ma ha a che fare con «qualcosa di nascosto, una doppia vita» che rende schiavi e fa dimenticare che stare dalla parte di Dio significa vivere «la libertà, la mitezza, la bontà, il perdono». Sono proprio questi gli atteggiamenti del cristiano — che non deve far finta di essere buono per mascherare «la malattia» della rigidità — indicati da Papa Francesco nella messa celebrata lunedì mattina, 24 ottobre, nella cappella della Casa Santa Marta.
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(fonte: L'Osservatore Romano)
  video

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«Il regno di Dio “si fa” tutti i giorni» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)

S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
25 ottobre 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 
Papa Francesco:
La farina e il lievito
È «docilità» la parola chiave della riflessione di Papa Francesco durante la messa celebrata martedì 25 ottobre a casa Santa Marta. Deve essere questa infatti la caratteristica principale non solo del «cammino» di ogni singolo cristiano, ma anche del cammino più ampio che contraddistingue il regno di Dio.
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(fonte: L'Osservatore Romano)
  video

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"Oggi Dio continua a piangere — con lacrime di padre e di madre — davanti alle calamità, alle guerre scatenate per adorare il dio denaro, a tanti innocenti uccisi dalle bombe, a un’umanità che sembra non volere la pace" Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)

S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
27 ottobre 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 
È un forte invito alla conversione quello rilanciato da Francesco nella messa celebrata giovedì mattina, 27 ottobre, nella cappella della Casa Santa Marta. Un invito che il Pontefice ha motivato ricordando che Dio si è fatto uomo proprio per piangere con e per i sui figli.
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  video


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"Il fondamento della nostra vita è Gesù che prega per noi" Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)

S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
28 ottobre 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 
Papa Francesco:
Il fondamento della nostra vita è Gesù che prega per noi
Gesù continua a pregare per ogni uomo: è questo «il fondamento della Chiesa» e anche la chiave per comprenderne la missione e il mistero. Lo ha affermato Francesco nella messa celebrata venerdì mattina, 28 ottobre, nella cappella della Casa Santa Marta.
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(fonte: L'Osservatore Romano)
  video


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"Sempre il cuore aperto: non è umano chiudere le porte, non è umano chiudere il cuore, e alla lunga questo si paga." Viaggio Apostolico in Svezia: Conferenza stampa del Santo Padre durante il volo di ritorno dalla Svezia (testo e video integrali)

Greg Burke:
Grazie, Santo Padre. Benvenuto. Lei parla molto di “camminare insieme”, in riferimento alle diverse religioni. Anche noi abbiamo fatto un po’ di strada insieme, qualcuno per la prima volta....
Papa Francesco:
Prima di tutto vorrei salutarvi e ringraziarvi per il lavoro che avete fatto, per il freddo che avete preso… Ma siamo partiti in tempo, perché dicono che questa sera [la temperatura] scenderà di altri 5 gradi. Siamo partiti in tempo! Grazie tante. Grazie per la compagnia e per il vostro lavoro.
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Papa Francesco:
Vi ringrazio di nuovo per le domande, grazie tante, grazie tante! E pregate per me. Buon pranzo!
  video

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Papa Francesco ha incontrato i rappresentanti di diverse religioni: siano condannati in modo chiaro questi atteggiamenti iniqui, che profanano il nome di Dio e inquinano la ricerca religiosa dell’uomo

 
AVVENIRE: 
   Papa Francesco. «È terribile invocare il nome di Dio per giustificare violenze»



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