"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"
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NEWSLETTER n°45 del 2016
Aggiornamento della settimana -
dal 19 al 25 novembre 2016 -
Prossima NEWSLETTER prevista per il 2 dicembre 2016
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)“Siamo
chiamati a far crescere una cultura della misericordia, basata sulla
riscoperta dell’incontro con gli altri: una cultura in cui nessuno
guarda all’altro con indifferenza né gira lo sguardo quando vede la
sofferenza dei fratelli”. È l’appello del Papa, nella parte finale
della “Misericordia et misera”, in cui chiede di “dar vita a una vera
rivoluzione culturale proprio a partire dalla semplicità di gesti che
sanno raggiungere il corpo e lo spirito, cioè la vita delle persone”.
“È un impegno che la comunità cristiana può fare proprio, nella
consapevolezza che la Parola del Signore sempre la chiama ad uscire
dall’indifferenza e dall’individualismo in cui si è tentati di
rinchiudersi per condurre un’esistenza comoda e senza problemi”,
assicura Francesco, che parte da una frase di Gesù – “I poveri li avete
sempre con voi” – per affermare che “non ci sono alibi che possono
giustificare un disimpegno quando sappiamo che Lui si è identificato
con ognuno di loro”. “La cultura della misericordia si forma nella
preghiera assidua, nella docile apertura all’azione dello Spirito,
nella familiarità con la vita dei santi e nella vicinanza concreta ai
poveri”, spiega il Papa: “È un invito pressante a non fraintendere dove
è determinante impegnarsi”, perché “la tentazione di fare la ‘teoria
della misericordia’ si supera nella misura in cui questa si fa vita
quotidiana di partecipazione e condivisione”. “Non possiamo
dimenticarci dei poveri”, ripete Francesco: “Le nostre comunità si
aprano a raggiungere quanti vivono nel loro territorio perché a tutti
giunga la carezza di Dio attraverso la testimonianza dei credenti”, il
suo imperativo.
...
Concluso
il Giubileo “è tempo di guardare avanti e di comprendere come
continuare con fedeltà, gioia ed entusiasmo a sperimentare la ricchezza
della misericordia divina”. E “le nostre comunità potranno rimanere
vive e dinamiche nell’opera di nuova evangelizzazione nella misura in
cui la ‘conversione pastorale’ che siamo chiamati a vivere sarà
plasmata quotidianamente dalla forza rinnovatrice della misericordia”.
È
questa l’esortazione di Papa Francesco a tutto il popolo cristiano con
la Lettera apostolica diffusa al termine dell’Anno della misericordia,
con la quale inoltre stabilisce la Giornata mondiale dei poveri da
celebrare la 33ma domenica del tempo ordinario e concede stabilmente a
tutti i sacerdoti di assolvere il peccato di aborto.
...
Leggi il testo integrale della lettera apostolica:
"Misericordia et misera"-------------------------------------------- «Far
comprendere il mistero dell’amore di Dio», scrive papa Francesco nella
lettera apostolica di chiusura dell’anno giubilare, ma il termine
«mistero» lo si può, anzi lo si deve, applicare all’amore in quanto
tale.
Amore? Perdono? In questo mondo dove tutto è calcolo, tecnica, prestazione; in questo mondo dove tutto risponde a una logica del legale, dell’utile, del redditizio, del necessario; in questo mondo dove sempre e comunque tutti devono pagare ogni cosa con il denaro ma ancor più con la libertà, il tempo, la vita; in questo mondo di forti, furbi, potenti e prepotenti, in questo mondo che così è e sempre così sarà, il compito della Chiesa, dichiara finalmente un Papa, è un altro: non di essere l’ennesima istituzione governata dal potere e dalla ricchezza, ma di essere “segno di contraddizione”, paradosso, scandalo, e così di rimandare a un altro stile e a un’altra possibile vita. È l’utopia della gratuità, del disinteresse, della generosità, della nobiltà d’animo: di tutto ciò a cui Francesco si riferisce dicendo «misericordia». Questa parola un po’ oleosa e consunta per il linguaggio contemporaneo, e che nessuno quasi usa più, acquista con lui un sapore nuovo e una freschezza inaspettata … Per
il mondo in cui viviamo e lavoriamo la legge è e sarà sempre
importante, esso non ne può fare a meno, come non può fare a meno della
spada per punire i trasgressori. Però il compito di quella pazzia che
si chiama cristianesimo è un altro. E finalmente da oltre tre anni è
arrivato un Papa «dalla fine del mondo» a ribadire che la Chiesa esiste
per indicare che al fondo delle nostre esistenze vi è qualcosa di più
importante della legge e dell’ordine, ed è l’essere umano nella sua
concretezza. Comprensivo di quei disordini umani che la Chiesa chiama
“peccati”. E di quel disordine assai particolare che è l’aborto.
...
I
non pochi denigratori del Papa avranno ora ulteriori argomenti per
accusarlo di lassismo. Ma non sanno quello che dicono. Non c’è la
minima traccia di lassismo in questo documento, né nell’intera
predicazione, né nell’austera persona di papa Francesco. C’è semmai
l’attento rigore di chi ha veramente capito in cosa consiste la
rivoluzione evangelica, troppe volte tradita dagli apparati
ecclesiastici, preoccupati del potere e dell’ordine, e non di essere
coerenti con quell’amore evangelico che vuole sempre e solo il bene
concreto della persona concreta, e che per questo sa essere più forte
anche della legge, compresa quella ecclesiastica.
-------------------------------------------- L’aborto: il "Papa delle edicole", il "Papa delle corbellerie dei social" e la comunicazione vaticana...
di Luis Badilla
Preoccupato
per l'andazzo che prendeva l'informazione, non solo in Italia, riguardo
a quanto deciso da Papa Francesco e comunicato nella sua Lettera
apostolica "Misericordia et misera" sull'estensione permanente a tutti
i sacerdoti della facoltà di assolvere il peccato dell'aborto, ho
passato buona parte della giornata a leggere decine di articoli sulla
questione. Un parte importante del tempo l'ho dedicata, con meno
entusiasmo e simpatia, a tracciare testi e pensieri sui social-media,
in particolare di alcuni conosciuti avventori dei bar Twitter e
Facebook. Volevo capire come e perché su quanto scritto dal Papa fosse
nata una così gigantesca mole d'informazione fuorviante, pressapochista
e a volte palesemente falsa. Alle fine mi è sembrato di aver afferrato
alcune cose importanti e forse chiavi di lettura per capire quanto
accaduto, e in conseguenza anche come sta funzionando il circuito
informativo. A conclusione mi sono posto alcune domande sulla
comunicazione vaticana.
Premessa
... Le agenzie.
... Le testate online e cartacee.
... Le poche voci ...
I
pochi, più seri e precisi, che hanno provato a mettere le idee in
ordine, rispettando la verità dei fatti, e del testo, sono stati
rapidamente sommersi dalla valanga pressapochista e fuorviante. Qualche
chiarimento da parte di alcuni vaticanisti, di mons. Fisichella e di
mons. Galantino, e numerosi vescovi sparsi per il mondo, è riuscito a
confutare parzialmente quanto si era detto e scritto. Ma nulla di più. Al
termine della giornata c'erano le solite due versioni: quella vera, del
documento del Papa, minoritaria, e messa in ombra da quella mediatica,
non vera, e monopolizzatrice dell'informazione.
I social-media
...
I media vaticani
...
Vaticano reagisce su aborto:
resta peccato grave, idiozie dei giornali sul Papa
"Abortite tanto il Papa vi perdona?", come ha titolato Il Tempo? "Idiozie dei giornali", commenta, a Tv2000, mons. Rino Fisichella, responsabile vaticano per il Giubileo. Proprio perché l'aborto "è un atto gravissimo", dice da parte a Radio vaticana sua mons. Paglia, responsabile della Pontificia accademia per la vita, "è necessaria una straordinaria concessione della Misericordia".
Il Vaticano reagisce così alle interpretazioni sulla lettera apostolica "Misericordia et misera" con la quale il Papa ha concluso il Giubileo della misericordia. "Non
c`entra niente la scomunica che viene tolta", spiega mons. Fisichella.
"Non c`entra nulla dire `abortite perché il Papa vi perdona`, queste
sono veramente delle idiozie che rimangono tali sia nei titoli che nei
contenuti". Il Presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova
Evangelizzazione prosegue: "Voglio dire una cosa nei confronti dei
giornalisti, due giorni fa in Sala Stampa ne ho sentite di tutti i
colori. C`è da parte
di qualcuno la tentazione di leggere in fretta e quando si legge in
fretta non si capisce. C`è la tentazione di trovare subito qualche
cosa. E di tanti contenuti l`occhio è caduto solo sull`aborto. C`è poi
la volontà di qualcuno di voler denigrare e trovare quello che non
c`è".
Il
Papa, sottolinea Fisichella, "ha detto chiaramente e lo ha scritto: il
peccato di aborto e uno dei peccati più gravi che esistano, perché si
pone fine a una vita innocente. Questo peccato rimane tale e nel
momento in cui si compie questo peccato, non solo da parte della donna,
che porta il peso più grande di tutto questo, ma da parte di tutta una
categoria che partecipa al peccato d`aborto, nel momento in cui si
compie dunque, c`è la scomunica e si è fuori dalla comunione dalla
Chiesa perché il peccato è gravissimo".
Il
Papa, puntualizza Fisichella, "pur dicendo questo dice con altrettanta
forza che non esiste un peccato che Dio non possa perdonare quando si
ritrova con un cuore pentito. Il Papa dice che non deve esserci nessun
ostacolo, nessun limite.
... -------------------------------------------- «Mi
era piaciuto dalla prima sera della sua elezione, ora è arrivata
l’ennesima conferma. Papa Francesco è uno di noi...». Dire entusiasta,
è poco. Filippo Di Giacomo, 64 anni, prete da 41, giornalista e
canonista, commenta con passione le ultime novità introdotte dalla
lettera apostolica «Misericordia et Misera». E c’è un motivo: «La
verità è che anche prima di questo storico documento noi semplici preti
assolvevamo la gente dal peccato di aborto. Io stesso l’ho fatto non so
più quante volte. Ma lo facevamo in silenzio, lo tenevamo per noi. Per
non incorrere negli strali di quella che chiamo la Chiesa di Carta,
fatta solo di norme e di proibizioni. Adesso però è arrivato Francesco
col suo nuovo gesto rivoluzionario e ha detto a tutti: se prima era una
prassi pastorale diffusa ma segreta, ecco che oggi diventa la prassi
del Papa...». Rivela Di Giacomo: «Noi preti semplici prima ci
affidavamo al canone 144, paragrafo 1, del codice di diritto canonico,
quello che disciplina la supplenza della Chiesa. In parole povere, se
una donna che aveva abortito veniva a confessarsi e mi chiedeva
l’assoluzione, io l’assolvevo. Mica potevo dirle: aspetti, torni tra
dieci giorni che intanto chiedo il permesso del Vescovo poiché io non
ho la necessaria legittimazione. S’intende così, la supplenza della
Chiesa. Perché alla fine il perdono te lo dà Gesù Cristo...». ... Il prete e l’aborto: «E’ un crimine, ma ho sempre assolto le donne pentite»di Don Aldo Antonelli
Grazie Francesco!
È
la prima parola che mi viene dal cuore alla notizia di questa
"liberalizzazione", chiamiamola così. Personalmente, convinto della
stessa convinzione di Papa Francesco, già dai primi anni di attività
pastorale, che risale alla fine degli anni Sessanta, non mi sono fatto
scrupolo di assolvere donne che avevano abortito.
Convinto,
allora come adesso, che i sacramenti non sono armi da guerra, ma mezzi
di soccorso; non strumenti di ricatto ma sussidi per la crescita, non
tribunali di sanzione o invalidazione ma dispense di "grazia".
Lamentiamo
e condanniamo apertamente, in particolare, l'uso della confessione come
strumento di controllo delle coscienze, invece che luogo di accoglienza
e di "per-dono", nel senso etimologico della parola: "super-dono".
Nulla di nuovo che di fronte a questa scelta, evangelica nel senso di
"buona notizia", s'innalzino le grida scandalose e scandalizzate dei
farisei di turno; di coloro, cardinali e non, credenti o laici, per i
quali la legge vale più della persona e le norme codificate meritano
più rispetto degli uomini e delle donne in carne e ossa.
...
-------------------------------------------- Era
inevitabile che nell'analisi della lettera apostolica Misericordia et
Misera - peraltro ricchissima di spunti - l'attenzione si concentrasse
soprattutto sulla decisione del Papa di concedere stabilmente a tutti i
sacerdoti la facoltà di assolvere quanti hanno procurato un aborto. Del
resto si tratta di un tema paradigmatico: va a toccare quella che
giustamente oggi è avvertita come la frattura più lacerante nel
rapporto tra la Chiesa cattolica e le società post-cristiane.
Molti in queste ore hanno spiegato bene come il giudizio sull'aborto non cambi («vorrei ribadire con tutte le mie forze che l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente») e in che cosa consista invece il passo indicato dal Papa (rimando per esempio a questi sei punti proposti da Avvenire). Vorrei però aggiungere tre idee che forse ci aiutano a guardare a questa novità in un'ottica un po' più ampia.
A
me pare che lo sguardo da cui partire sia la frase pronunciata da papa
Francesco all'inizio del pontificato: vorrei una Chiesa povera per i
poveri. Noi rischiamo di fermarci solo a una lettura sociale di questo
auspicio: pensiamo alla rinuncia delle ricchezze, ai gesti di
solidarietà nei confronti di chi non possiede nulla o patisce
letteralmente la fame. Ma lo abbiamo detto tante volte: nelle società
di oggi ci sono anche altri volti della povertà, povertà di relazioni,
povertà di affetti, povertà di sguardi verso l'altro... Essere
davvero una Chiesa povera per i poveri vuol dire farsi carico anche di
queste povertà di cui l'aborto è uno dei volti. E allora una Chiesa
oggi si fa povera anche accettando di spogliarsi della sicurezza di una
norma canonica, pur di non correre il rischio di privare qualcuno che
ne ha bisogno di un incontro vero con la misericordia di Dio. Ma è una
Chiesa povera per i poveri; perché il perdono non è un atto meccanico,
assume un senso solo dentro a una relazione, alla volontà di percorrere
un cammino insieme.
E
vengo al secondo punto, che mi sembra stranamente l'aspetto meno
sottolineato in queste ore. Il passo sull'aborto di Misericordia et
Misera è una scommessa enorme che il Papa fa sui preti di oggi
... Un'ultima osservazione: scommette
sui preti papa Francesco. Ma lo fa nella maniera più lontana dal
clericalismo. Perché comunicare la verità attraverso relazioni umane
vere non chiede parroci psicologi o battitori liberi, ma preti e laici
che crescono insieme con questo sguardo. Del resto il perdono, sempre e
per tutti, chiede poi una comunità che accoglie di nuovo; e in questo
caso diventa anche il luogo in cui vivere nella concretezza di ogni
giorno quella conversione che il sì rinnovato alla vita richiede.
... -------------------------------------------- SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA""Il Tempo" sintetizza così la lettera del papa a fine Giubileo... (Abortite pure, il Papa vi perdona)
Sotto il titolo del giornale c'è scritto "quotidiano indipendente" ... indipendente dalla ragione? indipendente dal buon senso? indipendente dal vero giornalismo? ... vorrei capire All'inizio pensavamo che fosse l'Islam fondamentalista... (vignetta GIOBA)L'opinione di Vito Mancuso su "Misericordia et misera", Lettera Apostolica di Papa Francesco e sulle polemiche in atto.
video-------------------------------------------------------------- L’ultima novità del pontificato di Francesco – destinata, come le
altre, ad alimentare equivoci, malumori e disorientamento – riguarda la
disciplina della prassi penitenziale nei confronti del peccato di
aborto volontario.
... Ci riuscirà, Francesco, senza sollevare troppe strumentalizzazioni falsanti da parte dei “lontani” e troppo dissenso da parte dei “vicini”, gli uni e gli altri abituati a vedere il cristianesimo in un certo modo? Saprà muoversi sul filo sottile di questa fedeltà al passato e di apertura verso il presente? Saprà cambiare la cultura senza intaccare la dottrina, e mantenere la dottrina senza restare imprigionato nella vecchia cultura? Non so rispondere a queste domande. Ma, per quanto mi riguarda, prego per lui. Giuseppe Savagnone: La difficile scommessa di Papa Francesco--------------------------------------------------------------
(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)IN DIALOGO CON LA CITTÀ
Tavola rotonda promossa dal VICARIATO “SAN SEBASTIANO” BARCELLONA P.G. (ME) Barcellona P.G., Liceo Valli 17 novembre 2016 "La
Costituzione diventa per noi fonte di ispirazione, lo affermo sia
come cittadino sia come cattolico. La Costituzione é un luogo
dove noi possiamo trovare quei riferimenti, quei valori, che ci
consentono di dar vita ad una convivenza che sia una vera convivenza ... Nella
nostra Costituzione il cittadino viene prima del nostro Stato ... e
viene messo in primo piano l'uomo con tutta la sua personalità da
sviluppare ... quindi al vertice non c'è lo Stato che benignamente mi
può concedere dei diritti, ma al centro troviamo la persona umana con i
suoi diritti inviolabili ..." (p. Gregorio Battaglia, carmelitano) Saluti: sac. Giuseppe Turrisi, vicario foraneo videoSaluti: sac. Sergio Siracusano,
direttore dell’Ufficio Diocesano per la Pastorale sociale e il Lavoro
videoRelatore: P. Gregorio Battaglia, carmelitano videoA FAVORE DEL "SI"
Relatore: Prof. Luigi D’Andrea, docente di diritto costituzionale Università di Messina
videoA FAVORE DEL "NO"
Relatore: Avv. Giancarlo Cerrelli consigliere centrale dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani e membro del Centro Studi Rosario Livatino. video-------------------------------------------- SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"25 Novembre Giornata mondiale contro la violenza sulle donne
Un giorno l’anno per parlare in tutto il mondo di violenza sulle donne è sicuramente poco, ma forse può servire a... voltare pagina... ... In piedi Signori, davanti a una Donna (William Shakespeare)HA BATTUTO CHI VOLEVA CANCELLARLA.
Lucia non si sente il simbolo della violenza alle donne, «ho sentito il desiderio di raccontare la mia esperienza e i miei sentimenti. In questo, sì, rappresento molte donne che come me stanno soffrendo. Vorrei essere per loro un appiglio per scuotersi e staccarsi pian piano dalla sofferenza perché trovino il coraggio di non farsi rubare la vita». Ma l’esempio di quanto conti prendersi cura di sé stesse: «Vorrei dire loro di volersi bene, perché certe storie nascono da una ferita interna che abbiamo noi, uno spazio aperto in cui entrano persone che, poi, ci fanno del male». «A VOCE ALTA DICO: IO CI SONO!»--------------------------------------------------------------
SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA" La gloria di Dio è... (Sant'Ireneo di Lione) Tu che sei stato così umile e povero tipiace farti chiamare?... (vignetta GIOBA) Dio ama chi dona... (2Cor 9,7)Per sorridere? ... per riflettere sorridendo!!!
"... anche se si chiude la Porta santa, rimane sempre spalancata per noi la vera porta della misericordia, che è il Cuore di Cristo." (Papa Francesco omelia 20/11/2016) ... Non riesco a chiuderla... (vignetta GIOBA) Vivi come se dovessi morire domani... (Gandhi) ... Quando la legge è infranta... (tweet di Enzo Bianchi) Se imparo a vivere con perseveranza... (Antonio Savone) E' necessaria l'infelicità per capire la gioia... (Madre Teresa di Calcutta) ... Non andiamo verso la catastrofe, ricordatevelo... (Don Tonino Bello)-------------------------------------------------------------- 20 novembre Giornata Mondiale dell'Infanzia e dell'Adolescenza
L'appello di Papa Francesco all'Udienza generale del 16 novembre 2016: " Faccio appello alla coscienza di tutti, istituzioni e famiglie, affinché i bambini siano sempre protetti e il loro benessere venga tutelato, perché non cadano mai in forme di schiavitù, reclutamento in gruppi armati e maltrattamenti. Auspico che la Comunità internazionale possa vigilare sulla loro vita, garantendo ad ogni bambino e bambina il diritto alla scuola e all’educazione, perché la loro crescita sia serena e guardino con fiducia al futuro." Ogni bambino ha diritto di essere protetto... (John F. Kennedy)-------------------------------------------------------------- Tweet di Enzo Bianchi del 21 novembre 2016
Cent'anni fa nasceva David Turoldo...David Maria Turoldo, nato il 22 novembre
1916, è stato frate servita, poeta, predicatore, scrittore, figura
profetica in ambito ecclesiale e civile, resistente sostenitore delle
istanze di rinnovamento culturale e religioso, di ispirazione
conciliare.
La sua voce libera, scomoda, meditativa, a volte disturbante gli valse la definizione di "coscienza inquieta della Chiesa". Cos'è la misericordia?... Questo è un mondo senza misura e senza gloria... Fa' che ogni giorno componga una lode al mio Dio... Dio non aspetta che l'ora della tua contemplazione... A tutti i cercatori del tuo volto, mostrati, o Signore... Sbagliarsi su Dio è un dramma... -------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Il
22 novembre David Maria Turoldo compie cent’anni: si è assentato quando
ne aveva 75 e dico che tra i cristiani d’Italia che partirono in quella
stagione egli è uno dei più presenti tra noi.
Con
i canti che facciamo in chiesa, con le poesie sempre ripubblicate, con
il suo «apparecchio alla morte» che ha fatto e fa scuola. Alcune delle
battaglie alle quali teneva di più, legate alla Chiesa dei poveri,
tornano attuali con Francesco.
Il
papa, la scorsa Quaresima, ha chiamato a predicare gli esercizi alla
curia padre Ermes Ronchi, servita come Turoldo e suo discepolo (cf.
Regno-att. 8,2016,242). Se leggete il libretto delle meditazioni che ha
svolto, Le nude domande del Vangelo (San Paolo), trovate nove
riferimenti a Turoldo, che non sono solo una «pubblicità per la ditta»,
come dice di sé Bergoglio quando cita Ignazio di Loyola.
Impossibile amarti impunemente
... Non
capitemi male: non sono un turoldiano. Era un maestro di tutte le
retoriche, ma nella malattia trovò la misura per dire in una lingua
comprensibile il suo avvicinamento cristiano alla morte. Questo è stato
un dono per tutti. ...
Sono
felice d’aver conosciuto padre David. D’averlo avuto fratello
nell’esperienza del dolore. Di pregare con le sue parole, con le quali
si fa voce del popolo in festa, come amava dire.
Turoldo ha cent'anni - Ancora canta con noi di Luigi AccattoliA
pochi giorni dal centenario della nascita di David Maria Turoldo, un
ricordo del sacerdote e poeta friulano che il cardinale Gianfranco
Ravasi, quando era Superiore arcivescovile del Seminario di Milano,
incontrava settimanalmente in Brianza, non lontano da Sotto il Monte
dove Turoldo viveva. "Ogni domenica pomeriggio - ricorda ai nostri
microfoni Ravasi - Turoldo veniva da me e da lì è iniziato un lungo
dialogo fatto non solo di confidenze personali ma anche e soprattutto
di vere e proprie analisi di lavoro. Ne è nata una amicizia e sintonia
spirituale forte sebbene, e forse proprio perché, le identità erano
molto diverse".
-------------------------------------------- «Poeta, profeta, disturbatore delle coscienze, uomo di fede, uomo di Dio, amico di tutti gli uomini»:
con queste parole il cardinale Carlo Maria Martini ritraeva David Maria
Turoldo, l’indimenticato sacerdote friulano e frate dei Servi di Maria,
«servo e ministro della Parola» (come si descriveva), di cui il 22
novembre ricorre il centenario della nascita. Di lui il critico
letterario Carlo Bo ebbe a dire: «Padre David ha avuto da Dio due doni:
la fede e la poesia. Dandogli la fede, gli ha imposto di cantarla tutti
i giorni».
...
In
occasione del centenario della nascita pubblichiamo un articolo di
padre Turoldo intitolato “La presenza della Chiesa” che apparve su
“L’Uomo” il 29 dicembre 1945. Direttori del giornale erano allora:
Mario Apollonio, Gustavo Bontadini e Dino del Bo.
Sulle
pagine de “L’Uomo” videro la luce anche le prime poesie scritte da
padre David: ne proponiamo due che non sono incluse nell’ampia
antologia “O sensi miei… Poesie 1948-1988” (Rizzoli), né in “Luminoso
vuoto” (Servitium), il volume uscito pochi giorni fa, a cura di Giorgio
Luzzi, che raccoglie esclusivamente gli scritti composti da padre
Turoldo negli ultimi mesi – in alcuni casi negli ultimi giorni – di
vita (morì a Milano il 6 febbraio 1992).
...
Turoldo, 1945: l’Europa non può essere che cristiana o non essereRai: documentario su Padre David Maria Turoldo, “il poeta di Dio”
In onda il 22 novembre alle 22.10 su Rai Storia,
per il ciclo ‘Italiani’, vede i contributi del card. Gianfranco Ravasi,
di Mariangela Maraviglia, padre Ermes Ronchi e don Nicola Borgo
“David
Maria Turoldo, era nato in Friuli nel 1916, ma la sua vera città
sarebbe stata Milano. Fu lì che durante la guerra, nel 1940 il
Cardinale Schuster lo invitò a tenere importanti discorsi in Duomo, fu
lì che Turoldo divenne attivo durante gli anni del periodo della
Resistenza e fu sempre a Milano che Turoldo rappresentò negli anni del
secondo dopoguerra un punto di riferimento della parte moderna della
Chiesa”.
Con queste parole Paolo Mieli ricorda
il frate poeta dei Servi di Maria al quale, in occasione del centenario
della nascita, Rai Cultura dedica il documentario dal titolo ‘Padre
Turoldo, il poeta di Dio’. L’opera, di Antonia Pillosio, andrà in onda
martedì 22 novembre alle 22.10 su Rai Storia, per il ciclo ‘Italiani‘.
Turoldo,
frate dei Servi di Maria inizia ad apparire sulla scena sociale e
politica negli anni ’40 del Novecento, in un tempo di grandi speranze e
cambiamenti, di grandi progetti per il futuro. È stato un grande poeta,
frequentatore e amico degli intellettuali ha fatto la Resistenza,
“combattendo per l’umano contro il disumano”, come affermava lui
stesso, ma ha sempre mantenuto distinti i confini tra Chiesa e politica. La
sua grande produzione poetica lo ha imposto all’attenzione della
critica e dei lettori come una delle voci emblematiche della poesia
religiosa contemporanea. Ma i poveri e gli ultimi sono sempre stati la
sua passione.
“Turoldo
è paradossalmente una figura che è stata amata e odiata, che è stata
spesso ricomposta nella sua storia complicatissima”, dice il cardinale
Gianfranco Ravasi che, con storica Mariangela Maraviglia, Padre Ermes
Ronchi e Don Nicola Borgo, ripercorre alcuni momenti cruciali della
vita del frate.
Il documentario, realizzato con il materiale delle Teche Rai, raccoglie molte testimonianze di Padre Turoldo, registrate in diversi momenti della sua vita da “rivoluzionario tradizionalista” come
lo definirono i suoi confratelli più giovani. E come affermava lui
stesso: “Io son partito e ho girato il mondo, sono veramente un
pellegrino, un vagabondo, si potrebbe dire tra virgolette, ma tuttavia
il mio punto di partenza e arrivo è sempre il Friuli, dal punto di
vista dell’emozione e del sentimento”.
Ed
è proprio con le immagini del suo film ‘Gli Ultimi’ girato e prodotto
in Friuli nel 1962 (ora conservato nella Cineteca del Friuli a Gemona)
e con i ricordi di quei momenti rivissuti dal fotografo di scena Elio
Ciol che inizia questo racconto della sua vita.
...
Guarda il trailer video-------------------------------------------- Documento raro estratto da Telepace.
Ultimo discorso di Padre David Maria Turoldo ad Arena 4 a Verona con Rigoberta Menchú e Padre Ernesto Balducci all'interno della giornata “Beati costruttori di pace”
video-------------------------------------------- TRACCE DI SPIRITUALITÀ A CURA DEI CARMELITANI EDITORIALE
A
conclusione dell’opera della creazione, «Dio vide quanto aveva fatto,
ed ecco, era cosa molto buona» (Gen 1,31). Questa “cosa molto buona”,
Dio ha affidato all’uomo perché ne fosse il “custode” (Gen 2,15). Ma
questo giardino di Eden – “casa comune”, lo chiama papa Francesco
nell’enciclica Laudato si’ (= Ls) – oggi, «protesta per il male che le
provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che
Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi
proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla» (Ls 2).
Questa
terra, maltrattata e saccheggiata, oggi si lamenta; e con essa, tanti
dei suoi abitanti ci lamentiamo. Ma non basta lamentarsi: è urgente
prendere coscienza che la desertificazione di vaste zone della terra,
l’inquinamento dell’acqua e dell’aria, i cambiamenti climatici, non
sono eventi dovuti al caso, ma conseguenza di un eccesso di
antropocentrismo che ha portato a considerare la natura come semplice
oggetto da usare e consumare. Di fronte al disastro ambientale siamo
tutti chiamati a prendere coscienza che bisogna operare un cambio di
rotta, per «uscire dalla spirale di autodistruzione in cui stiamo
affondando» (Ls 163). Il papa ci sollecita ad una urgente “conversione
ecologica” (cf. Ls 216.221) e invita tutti a rivedere i nostri modi di
pensare e di agire, perché «un’ecologia integrale è fatta anche di
semplici gesti quotidiani nei quali spezziamo la logica della violenza,
dello sfruttamento, dell’egoismo» (Ls 230).
Si
tratta, allora, di rivedere il nostro stile di vita, e di promuovere
itinerari educativi che aiutino a riconsegnare al creato la bellezza
degli inizi in modo che esso possa ancora raccontarci, come allude il
mistico carmelitano Giovanni della Croce, qualcosa della bellezza del
Creatore: «L’Amato è le montagne, / le valli solitarie e ricche
d’ombre, / le isole remote, / le acque rumorose, / il sibilo delle
aurore amorose, / è come notte calma / molto vicino al sorger
dell’aurora, / musica silenziosa, / solitudine sonora, / è cena che
ristora e che innamora» (Cantico spirituale, strofa 13).
...
Editoriale (PDF) Sommario (PDF)CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
E-mail: horeb.tracce@alice.it
-------------------------------------------- -------------------------------------------- -------------------------------------- Vangelo: Lc 23,35-43
Nella
solennità di Gesù Cristo, Re dell'Universo, la liturgia ci presenta il
brano del Vangelo di Luca, della crocifissione di Gesù. In esso è
manifestata la regalità di Gesù che regna dall'alto della croce,
condanna crudele e terribile, punizione degli schiavi, ma suo trono dal
quale egli governa compiendo
il
giudizio del Padre sul mondo, perdonando i suoi crocifissori e
spalancando le porte del Regno ai malfattori. La sua regalità manifesta
la Misericordia del Padre che non accusa, non giudica, non condanna ma
perdona tutti nella consegna totale di sé nel Figlio crocifisso. Sul
Golgota "comprendiamo
bene cosa significa che Gesù è re e qual'è la salvezza che ci dona:
l'unico suo potere è amare fino alla morte"(cit.). La salvezza
portata da Gesù non è certo quella attesa e sperata dagli uomini, egli
ama noi - suoi nemici - portando il male e resistendo alle sue
suggestioni pur di non restituirlo. Martire, cioè testimone dell'amore
del Padre per tutti i suoi figli, "respinge come tentazioni
sataniche le nostre attese di salvezza, basate sui segni di forza e di
potenza, che moltiplicherebbero quel male che vogliamo fuggire"(cit.). La Misericordia è la chiave di lettura per comprendere il Signore Gesù: egli è il Kyrios che
non ci libera dalla morte ma nella morte, la attraversa in tutta la sua
tragicità perché noi non viviamo più nel timore, come schiavi, ma come
figli, coscienti di essere perdonati perché amati .
-------------------------------------------- Commento
XXXIV Domenica Tempo Ordinario (Anno C) Letture: 2 Samuele 5,1-3; Salmo 121; Colossesi 1,12-20; Luca 23,35-43 ...
Se sei il Cristo, salva te stesso! Sono scandalizzati gli uomini religiosi: che Dio è questo che lascia morire il suo Messia?
Si
scandalizzano i soldati, gli uomini forti: se sei il re, usa la forza!
Salvati. C'è forse qualcosa che vale più della vita? Ebbene sì,
risponde la narrazione della Croce, qualcosa vale di più, l'amore vale più della vita. E
appare un re che muore ostinatamente amando; giustiziato, ma non vinto;
che noi possiamo rifiutare, ma che non ci rifiuterà mai. E la
risurrezione è il sigillo che un amore così non andrà mai perduto.
Un
malfattore appeso alla croce gli chiede di non essere dimenticato e lui
lo prende con sé. In quel bandito raggiunge tutti noi, consacrando – in
un malfattore – la dignità di ogni persona umana: nella sua decadenza,
nel suo limite più basso, l'uomo è sempre amabile per Dio. Proprio di Dio è amare perfino l'inamabile. Non ha meriti da vantare il ladro. Ma Dio
non guarda al peccato o al merito, il suo sguardo si posa sulla
sofferenza e sul bisogno, come un padre o una madre guardano solo al
dolore e alle necessità del figlio.
...Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno. E Gesù non solo si
ricorda, fa molto di più: lo porta con sé, se lo carica sulle spalle,
come fa il pastore con la pecora perduta, lo riporta a casa: sarai con
me! E mentre la logica
della nostra storia sembra avanzare per esclusioni, per separazioni,
per respingimenti alle frontiere, il Regno di Dio è la terra nuova che
avanza per inclusioni, per abbracci, per accoglienza.
Oggi:
adesso, subito; ecco l'amore che ha sempre fretta; ecco l'istante che
si apre sull'eterno, e l'eterno che si insinua nell'istante.
Con me: mentre
la nostra storia di conflitti si chiude in muri, frontiere e
respingimenti, il Regno di Dio germoglia in condivisioni e accoglimenti.
Nel paradiso: quel luogo che brucia gli occhi del desiderio, quel luogo immenso e felice che «solo amore e luce ha per confine».
E
se il primo che entra in paradiso è quest'uomo dalla vita sbagliata,
allora non c'è nulla e nessuno di definitivamente perduto, nessuno è
senza speranza. Le braccia del re-crocifisso resteranno spalancate per
sempre, per tutti quelli che riconoscono Gesù come compagno d'amore e
di pena, qualunque sia il loro passato: è questa la Buona Notizia di
Gesù Cristo.
-------------------------------------------- I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2016
promossi dalla
Fraternità Carmelitana
di Barcellona Pozzo di Gotto
DISCERNIMENTO E RESPONSABILITÀ
“Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono”
(1Ts 5,21)
Mercoledì 16 novembre
1. L’irruzione della Parola generativa di Dio
Il
Vangelo di Luca si apre con la presentazione di una coppia sterile. Si
tratta del sacerdote Zaccaria e della moglie Elisabetta, di cui è detto
che “ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili
tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli,
perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni”
(Lc 1,6-7). Posta in apertura del Vangelo questa coppia diventa simbolo
di una società, che nonostante la sua osservanza e religiosità è
incapace di generare un futuro, di generare un nuovo inizio, che possa
dare un senso al presente che si sta vivendo.
Il
mutismo di Zaccaria di fronte all’annuncio dell’angelo di una possibile
gravidanza è quanto mai eloquente, perché esprime visivamente
l’incapacità di questa coppia/comunità di guardare oltre. La novità
annunciata dal Vangelo è proprio questa: dentro quest’orizzonte chiuso
e ripetitivo Dio irrompe con la sua Parola generativa,
per cui l’impossibile di Elisabetta e, per altro verso, della stessa
verginità di Maria è reso possibile da questo suo fare generativo.
Tutta
la Scrittura Santa, del resto, sta a testimoniare come la storia degli
uomini è continuamente visitata da Dio. L’umanità è capace di grandi
imprese, ma allo stesso tempo è condizionata da quella tentazione
originale, che è data da quell’hybris, da quella superbia, che
tende a corrompere le relazioni umane, riducendo l’altro in schiavitù.
Da questo punto di vista è quanto mai emblematica la storia di Caino,
che ridotto allo stato di vagabondo è spinto a dare vita alla città,
come luogo di cooperazione tra gli uomini e di accrescimento del sapere
e del saper fare, ma questa città finisce per considerare le persone
umane funzionali al raggiungimento e al consolidamento del proprio
progetto di potenza. Eppure questa storia, che sembra inesorabilmente
avviata verso il non-senso e la perdizione, conosce l’irrompere di Dio,
che è capace di tramutarla in storia di salvezza.
La
storia della salvezza non corre parallela a quella portata avanti dagli
uomini, ma emerge dalle oscurità di quest’ultima. Non ci desta, allora,
grande stupore se il libro della Genesi si presenti come il libro delle
“Toledot”, delle generazioni, perché il mistero di un nuovo inizio si
rende possibile dove un uomo ed una donna si rendono docili strumenti
della trasmissione della vita.
...
Generare
vita attorno a sé significa, innanzitutto, prendere coscienza di quanto
si è ricevuto dal passato, ma vuol dire anche impegno a far nascere
qualcosa di nuovo, che spinga avanti la storia degli uomini. Dice
ancora l’esortazione: Una
coppia di sposi che sperimenta la forza dell’amore, sa che tale amore è
chiamato a sanare le ferite degli abbandonati, a instaurare la cultura
dell’incontro, a lottare per la giustizia. Dio ha affidato alla
famiglia il progetto di rendere “domestico” il mondo”
(AL 183).
...
video-------------------------------------------- Gli
Atti degli Apostoli non dicono che Saulo di Tarso quando si mise in
marcia per perseguitare i cristiani, rimanendo folgorato dalla Grazia
sulla via di Damasco, era a cavallo. Probabilmente si era messo in
cammino a piedi, accompagnato dai suoi accoliti. Ma un santo del
livello di san Paolo, a piedi non piaceva agli iconografi e agli
artisti. L’Apostolo delle Genti aveva da essere a cavallo come si
conviene a un proto-apostolo, a un principe della Dottrina. Quanto alla
conversione bisognava immaginarla tumultuosa, drammatica, meglio se con
il cavallo spaventato e imbizzarrito, meglio se con luci balenanti,
prodigi nel cielo e agitazione di personaggi tutto intorno. Caravaggio,
quando fu incaricato da monsignor Tiberio Cerasi di mettere in figura
la Conversione di san Paolo per la sua cappella in Santa Maria del
Popolo a Roma, non rinunciò alla convenzione iconografica. San Paolo,
il persecutore dei cristiani che Cristo aveva fermato sulla via di
Damasco, compie il suo ufficio a cavallo, come da sempre era stato
rappresentato. Questo del resto voleva il committente che aveva
ordinato a Caravaggio anche l’altra tela che gli sta di fronte con la
Crocifissione di san Pietro.
Caravaggio accetta le indicazioni di monsignor Cerasi però rinuncia a qualsiasi teatralità.
... -------------------------------------------- Documentario sulla vita, le opere
e la spiritualità di Charles de Foucauld
e dei piccoli fratelli di Gesù
a cura di Liliana Cavani (1964)
Gesù è presente ovunque ci sia un uomo bisognoso d'amore
...
L'intuizione
di p. de Foucauld era quella di vivere immersi nel mondo, nella miseria
del mondo, essere dei contemplativi buttati nella vastità del mondo per
testimoniare, intendendo per testimoniare che viviamo per Gesù, per
amore di Lui, ma fra gli uomini testimoniare senza esigere proseliti,
ma testimoniando l'amore gratuito che Dio ha per ogni uomo, in modo
particolare per il più povero e derelitto
...
video-------------------------------------------- “Andate
a imparare cosa vuol dire ‘Misericordia voglio e non sacrifici’” (Mt
9,13). Così Gesù si rivolgeva agli uomini religiosi del suo tempo che
lo rimproveravano perché sedeva a tavola con pubblicani e peccatori.
Lui infatti era venuto “non per i giusti, ma per i peccatori”. E su
questo “imparare la misericordia” papa Francesco ha voluto impostare il
giubileo che si è chiuso ieri: non una sconfessione di ciò che è bene e
ciò che è male in assoluto, non una relativizzazione della gravità di
certi comportamenti, ma la convinzione evangelica che, per usare le
parole di papa Giovanni XXIII all’apertura del Vaticano II, “al tempo
presente, la chiesa preferisce usare la medicina della misericordia
invece di imbracciare le armi del rigore; pensa che si debba andare
incontro alle necessità odierne, esponendo più chiaramente il valore
del suo insegnamento piuttosto che condannando”.
Papa
Francesco non ha fatto altro durante quest’anno che evidenziare alcune
delle “necessità odierne” cui la chiesa dovrebbe rispondere con la
“medicina della misericordia” per guarire i malati o lenirne le
sofferenze, non per accontentare i giusti che non hanno bisogno di
conversione. E questo naturalmente è un compito che non può esaurirsi
in un anno, non può fermarsi sulla soglia dei portali delle cattedrali,
ora simbolicamente ma a livello liturgico infelicemente “chiusi”: si
tratta, appunto, di “imparare” un’arte, cosa voglia dire usare
misericordia nei nostri rapporti all’interno della chiesa e nella
compagnia degli uomini.
...
Non
basta certo un anno per “imparare” cosa vuol dire misericordia e agire
di conseguenza, ma papa Francesco ha voluto ricordare che su questo si
misura per i cristiani la fedeltà al vangelo e per tutti la possibilità
di percorrere vie di umanizzazione.
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SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA" Pakistan. Per la chiusura del Giubileo, il governo libera i primi 69 detenuti e altri liberi nei prossimi giorni.-------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)ABITARE LE PAROLE /
ESEMPIO - Esprimere il meglio di noi
di Mons. Nunzio Galantino
«Perché
un pensiero cambi il mondo, bisogna che cambi prima la vita di colui
che lo esprime. Che cambi in esempio» (A. Camus). Forse viviamo troppo
velocemente e freneticamente per permettere ai nostri pensieri di
cambiarci e di cambiare la nostra vita; i nostri pensieri – sempre più
brevi e veloci – si fermano in superficie, spesso vengono dimenticati e
non trasformati, né in esempi né in gesti e azioni conseguenti. Dal
latino eximere (cavar fuori), l’esempio è (tra gli altri significati)
la manifestazione esplicita e visibile dei nostri pensieri e dei nostri
sentimenti. È l’atto di «metter fuori» quello che di più profondo c’è
dentro di noi per condividerlo con gli altri, per contagiare gli altri;
per permettere ad altri di appropriarsene nella misura in cui lo
vogliano. Se in Pedagogia l’esempio è un modello educativo di
apprendimento; in Psicologia, esso diviene un comportamento che viene
proposto per essere riprodotto. In questo caso, implica l’imitazione.
Il vero esempio è infatti contagioso, mostra il modello verso cui
tendere, spingendo al comportamento imitativo. Vale per tutti quello
che papa Francesco ha scritto per la Chiesa nella Evangelii gaudium
(14), citando Benedetto XVI: «La Chiesa non cresce per proselitismo ma
“per attrazione”». L’esempio contagia in maniera imperscrutabile,
spesso inconsapevole, soprattutto quando non è “gridato” e imposto. È
questo l’esempio che fa crescere. E, in questo caso, non c’è differenza
fra persone che “sono di esempio” o che danno il “buon esempio” e
persone che “seguono” l’esempio. È evidente che è più facile imitare o
“prendere esempio” da qualcuno cui vengono riconosciute autorevolezza e
stima. Ma ciò non dispensa nessuno dalle sue personali responsabilità
nel discernere cosa va imitato in una persona.
...
ESEMPIO - Esprimere il meglio di noi (PDF)-------------------------------------------- “Abbiamo
tutti i patroni, ma non il patrono di Internet. Chissà se Carlo Acutis,
una volta proclamato beato, non possa essere riconosciuto come patrono
di Internet…”. A formulare questo auspicio è stato monsignor Dario
Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione della
Santa Sede, durante la presentazione, presso la Filmoteca Vaticana, del
“docufilm” e del libro sul servo di Dio Carlo Acutis, di cui il 24
novembre si chiude la fase diocesana del processo di beatificazione.
“Carlo era un ragazzo particolarmente flessibile, appassionato di
quello che allora si chiamava personal computer.
... Beatificazione di Carlo Acutis,
si chiude il processo diocesano
Giovedì
24 novembre, alle 17, in Arcivescovado a Milano (piazza Fontana 2),
l’Arcivescovo, cardinale Angelo Scola, presiederà la chiusura del
processo diocesano di canonizzazione del giovane Carlo Acutis. L’iter
canonico per l’introduzione della causa - promossa dalla Diocesi di
Milano - era stato approvato dalla Conferenza episcopale lombarda (Cel)
il 15 febbraio 2013, in una sessione di lavoro svoltasi in Vaticano a
margine della Visita ad Limina delle diocesi lombarde. Ora l’iter
proseguirà presso la Santa Sede. Carlo
Acutis (1991-2006), morto a soli 15 anni a causa di una leucemia
fulminante, era un adolescente simile a molti altri, impegnato nella
scuola, tra gli amici, grande appassionato di computer. Era dotatissimo
per l’informatica, capace di carpirne segreti normalmente accessibili
solo a chi ha compiuto studi universitari specialistici. I suoi
interessi spaziavano dalla programmazione dei computer al montaggio di
film, dalla creazione di siti web a giornalini di cui curava redazione
e impaginazione, fino ad arrivare al volontariato con i più bisognosi,
con i bambini e con gli anziani. Nel
ricordo di quanti l'hanno conosciuto ha lasciato un grande vuoto e una
profonda ammirazione per la sua breve, ma intensa testimonianza di vita
autenticamente cristiana, alimentata dal grande amore per il Signore e
dalla devozione filiale verso Maria. Recitava il Rosario e frequentava
la Messa tutti i giorni. Faceva spesso anche l’Adorazione eucaristica. ... Video presesentazione sito www.carloacutis.com
VideoLa
chiusura della fase diocesana del processo di beatificazione del Servo
di Dio Carlo Acutis sarà l’occasione per presentare due opere che
raccontano le virtù del ragazzo milanese, morto a soli 15 anni, il 12
ottobre 2006. Il docufilm La mia autostrada per il cielo - Carlo Acutis
e l’Eucarestia, realizzato da Officina della Comunicazione in
collaborazione con il Centro Televisivo Vaticano, e il volume Un genio
dell’informatica in cielo. Biografia di Carlo Acutis, edito dalla
Liberia Editrice Vaticana, raccontano per la prima volta la normalità
della vita del ragazzo che fin da tenera età ha costruito un rapporto
speciale con la fede e con l’Eucarestia. ... Monsignor
Dario Edoardo Viganò, Prefetto della Segreteria per la Comunicazione
della Santa Sede, così parla del Servo di Dio nella prefazione del
libro: «Carlo Acutis aveva colto la bellezza della santità, cercata
nell’intimo dell’anima, dove la voce di Dio ci chiama ad affidarci allo
Spirito che dà la saggezza per discernere la strada da intraprendere,
anche nel rutilante planisfero digitale. “Mago” del computer e
dell’informatica, aveva capito che la santità non consiste
nell’occupare un posto in una nicchia, ma nella ricerca quotidiana di
felicità, nel desiderio di donarsi senza compensi, fuggendo la
tentazione di trasformare una vocazione in un ruolo, la vita cristiana
in un’abitudine. Non si accontentava della mediocrità, per questo aveva
messo al centro della sua vita l’essenziale: Parola di Dio e Pane di
vita». ... Carlo Acutis, la vita in un libro e in un docufilmLa mia autostrada per il cielo - Carlo Acutis e l’Eucarestia
Videoclip 1 Videoclip 2 Videoclip 3--------------------------------------------
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La misericordia di Dio verso di noi...20/11/2016:
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