"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°39 del 2016

Aggiornamento della settimana

- dall'1 al 7 ottobre 2016 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 14 ottobre 2016

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


PREGHIERA DEI FEDELI



OMELIA 


 

 



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 







Papa Francesco
dai terremotati



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"Non volevo dare fastidio, per questo ho lasciato passare un po' di tempo. Sono qui semplicemente per dire che vi sono vicino e prego per voi. Vicinanza e preghiera, questa è la mia offerta a voi".

  Il Papa a sorpresa ad Amatrice nel giorno di San Francesco

La preghiera silenziosa di Papa Francesco nella zona rossa di Amatrice

    4 ottobre 2016 ...

... e oggi nel giorno della festa di San Francesco, Papa Francesco a sorpresa si reca nei luoghi del recente terremoto ad Amatrice e dice parlando da un piccolo microfono con altoparlante: “dal primo momento ho sentito che dovevo venire da voi! Semplicemente per dire che vi sono vicino, che vi sono vicino, niente di più, e che prego, prego per voi! Vicinanza e preghiera, questa è la mia offerta a voi”.

 
Vai Francesco, vai... (vignetta)

tweet del 4 ottobre

  Desidero portare la consolazione del Signore Gesù...


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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)

Francesco, l'«amico sacerdote» tra i terremotati del centro Italia. La visita di un umile, buon pastore.


Si potrebbe definire la visita di un "sacerdote amico" quella che ha fatto nell'arco di sei ore Papa Francesco oggi alle popolazioni terremotate del centro Italia. Come è ben noto Giovanni Paolo II e Benedetto XVI in passato visitarono con grande affetto altri luoghi colpiti da terremoti ma questa visita di oggi di Papa Bergoglio è stata però molto diversa. Non vi è stata nessuna organizzazione, nessuna officialità, nessun podio, nessuna accoglienza protocollare; non erano presenti autorità, politici o altrirappresentanti delle istituzioni a parte i sindaci, rimasti vicini ai loro cittadini sfollati.
E' stato un saluto e una visita che il Papa ha voluto portare al personale dei soccorsi ancora presente ma soprattutto alla gente, alla popolazionelocale, di cui gran parte è stata già trasferita e alloggiata in altri centri. L'apparato mediatico è stato colto da sorpresa e ha dovuto inseguire il percorso del Papa che ha conosciuto solo all'ultimo momento. Papa Francesco voleva veramente abbracciare le persone, non è stata una visita per "fare notizia" o occupare spazi mediatici (come se questo fosse mai stato il suo intento). Il Pontefice si è presentato con un profilo umile, di chi vuole portare conforto con discrezione «non volevodisturbare» ha detto « ho aspettato prima di venire perché sapevo che c'era molto da fare per sistemare e che la mia presenza avrebbe potuto essere d'impaccio».
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"Vi sono vicino... e prego per voi!" - 4 ottobre 2016 - Papa Francesco: parole e gesti tanto attesi... (cronaca, testi e video) - 1


Già all'indomani del terremoto Papa Francesco avrebbe voluto essere accanto alle popolazioni così duramente colpite e, per esprimere la sua vicinanza, nell'udienza generale aveva sostituito la consueta catechesi con la recita dei misteri dolorosi del Santo Rosario.
  «Lasciamoci commuovere con Gesù» Papa Francesco Udienza 24/08/2016 (foto, testo e video)
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E la domenica successiva all'Angelus prometteva; "... Cari fratelli e sorelle, appena possibile anch’io spero di venire a trovarvi, per portarvi di persona il conforto della fede, l’abbraccio di padre e fratello e il sostegno della speranza cristiana. ..."
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Infine domenica scorsa al ritorno dal suo viaggio nel Caucaso alla domanda di un giornalista circa una sua visita alle popolazioni terremotate aveva così risposto: "... al rientro sceglierò la data. Ce ne sono tre: devo scegliere. E la farò privatamente, da solo, come sacerdote, come vescovo, come Papa. Ma da solo. Così voglio farla. E vorrei essere vicino alla gente. Ma non so ancora come."
  "L’ultima parola l’ha la misericordia!" - CONFERENZA STAMPA DEL SANTO PADRE DURANTE IL VOLO DI RITORNO DALL'AZERBAIJAN - 2 ottobre 2016 - ... (testo e video integrali)
E proprio così è stato... 
Come sacerdote, come vescovo, come Papa”. Così voleva andare Papa Francesco tra i terremotati di Amatrice, così si è presentato questa mattina alle 9.10, recandosi in una golf dai vetri oscurati nelle zone devastate dal tremendo sisma del 24 agosto scorso. 
La sorpresa della Visita del Papa ai principali centri abitati, Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, devastati dai terremoti di oltre un mese fa, ha spiazzato i politici e i rappresentanti istituzionali. Tutti assenti o defilati. Un incontro, dunque del Santo Padre, solo, con la gente: bambini, anziani, donne, lavoratori, personale della Protezione civile ...
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«E coraggio, sempre avanti, sempre avanti... Io vi sono vicino, sono con voi» - 4 ottobre 2016 - Papa Francesco: parole e gesti tanto attesi... (cronaca, testi e video) - 2

Poco dopo essersi recato ad Amatrice, dove ha abbracciato la popolazione e pregato tra le macerie degli edifici, Francesco ha fatto una breve visita a sorpresa ai malati ricoverati nella RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale) San Raffaele a Borbona, nella provincia di Rieti.
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Dopo la sosta di quasi due ore con gli anziani a Borbona, il Papa ha compiuto una breve sosta al comando dei Vigili del Fuoco a Cittareale – campo base per le zone terremotate – quindi ha raggiunto Accumoli, una della città più colpite, dove ha salutato diverse persone, incluso il sindaco, in Piazza San Francesco e ha pregato davanti alla chiesa di San Francesco distrutta dal terremoto
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È entrato nella zona rossa... Dopo la preghiera è andato a salutare gli sfollati di Accumoli che erano ad attenderlo sulla piazza ed è stato accolto da un applauso e dagli auguri per San Francesco. «Preghi per noi Santo Padre, ne abbiamo bisogno», hanno detto i cittadini. «Siete voi che dovete pregare per me - ha risposto Francesco - io vi sono vicino». Il Papa ha regalato un rosario agli abitanti del Paese e ha poi salutato gli uomini della Protezione civile, dei vigili del fuoco e delle forze dell’ordine che lo hanno accompagnato. 
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Dopo circa mezzora il Santo Padre è salito di nuovo sull’auto per dirigersi adArquata del Tronto. Nel tragitto, a Pescara del Tronto ha compito tre soste lungo la strada per salutare piccoli gruppi di persone. 
Poco prima delle 14 il Santo Padre è arrivato ad Arquata del Tronto accolto dal vescovo locale (Ascoli Piceno) monsignor Giovanni D’Ercole e dal sindaco Aleandro Petrucci.
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«Ho voluto esservi vicino in questo momento e dire a voi che vi porto nel cuore e so, so della vostra sofferenza e delle vostre angosce e so anche dei vostri morti e sono con voi e per questo ho voluto oggi essere qui». Con queste parole (rese note dal portavoce vaticano Greg Burke) Francesco si è rivolto ai terremotati di Arquata del Tronto. «E coraggio, sempre avanti, sempre avanti. I tempi cambieranno e si potrà andare avanti. Io vi sono vicino, sono con voi», ha aggiunto Bergoglio. «Adesso - ha poi concluso -preghiamo il Signore perché vi benedica e preghiamo anche per i vostri cari che sono rimasti lì... e sono andati in cielo. Ave Maria...».
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Poi, intorno alle 15, è arrivato a San Pellegrino di Norcia. Ad attenderlo il vescovo di Spoleto-Norcia monsignor Renato Boccardo e molti fedeli, tra cui molti bambini. Il Papa è subito entrato nella zona rossa insieme al Vescovo. Presenti anche il sindaco di Norcia Nicola Alemanno. Si è raccolto in una preghiera silenziosa e solitaria davanti ai massi del campanile crollato della chiesa di San Pellegrino di Norcia. 
A San Pellegrino, la tendopoli è stata recentemente smantellata. Numerosi i fedeli che hanno atteso Francesco e lo hanno salutato lungo il percorso. Il Vescovo di Roma ha saluto le persone e - usando il microfono della Polizia- ha pronunciato queste parole: «Saluto tutti voi. Sono stato vicino a voi e mi sento molto vicino in questo momento di tristezza e prego per voi e chiedo al Signore che dia la forza di andare avanti. E adesso vi invito a pregare tutti insieme l’Ave Maria».
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“Il terrore negli occhi dei bambini” di Andrea Tornielli


Il Papa in ginocchio fra le macerie del terremoto nel centro Italia.
«Ho visto il terrore negli occhi dei bambini. E ho visto la forza che nonostante tutto sanno trasmettere gli anziani...». Papa Francesco è visibilmente stanco e provato dopo la maratona che lo ha portato nelle zone terremotate. Un viaggio fatto a sorpresa un giorno dopo la conclusione del faticoso viaggio in Georgia e Azerbaigian. Alla fine della giornata, commosso, commenta con chi gli sta vicino ciò che ha colto nei volti delle persone incontrate. È voluto venire ad Amatrice, Accumuli, Arquata e Pescara del Tronto per abbracciare i vivi e pregare per i morti, non per benedire le macerie. Guardando dal parapetto della strada che dall’alto offre una visuale sulle case di Pescara del Tronto devastate come da un bombardamento, Bergoglio si è commosso. E girandosi verso il vescovo, Giovanni D’Ercole, ha chiesto sussurrando con un filo di voce: «Quanti morti?». Ricevuta la risposta è rimasto in silenzio a pregare. Ha scelto di non arrivare dal cielo, come un vip, con l’elicottero che gli avrebbe permesso un viaggio molto più breve e soprattutto meno faticoso. Ha voluto venire in macchina, cercando fino all’ultimo di depistare i giornalisti con quella risposta data domenica sera sul volo di ritorno da Baku, quando aveva detto di non aver ancora scelto la data. Doveva essere, e in fondo è stata, una visita privata. Non ha pronunciato discorsi, soltanto qualche breve cenno di saluto. Non è venuto tra i terremotati per parlare. Ma per ascoltare e abbracciare. Per testimoniare silenziosamente, con tenerezza, la sua personale vicinanza. A colpirlo di più, alla fine di una giornata costellata da emozioni e bagnata da tante lacrime, sono stati gli occhi dei bambini e quelli degli anziani. «Ho visto il terrore, la paura nei volti dei più piccoli», confida ai collaboratori più vicini, pensando ai tanti bambini che sono rimasti sepolti sotto le macerie. «Ho percepito la forza che sanno trasmettere gli anziani». Nonostante quanto è accaduto, nonostante i propri cari e gli amici che non ci sono più, le case sbriciolate, la perdita di tutto.
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«Uno per uno. Li ha voluti salutare uno per uno. Sia nei momenti più raccolti che in quelli in cui c’era più confusione: una delle cose che più mi ha colpito è stata la cura, l’attenzione, la premura del Papa per le persone che aveva davanti». Greg Burke, direttore della Sala stampa della Santa Sede, ha ancora negli occhi le emozioni di una giornata davvero speciale: «Incredibile che subito dopo il viaggio in Georgia e Azerbaigian si sia speso così: non so neanche immaginare il numero di persone che lui ha salutato»...

  Maurizio Fontana:   Uno per uno - Il racconto del direttore della Sala stampa della Santa Sede

È stato un tour faticoso, di poche parole e gesti sobri, quello di papa Francesco nel cratere del terremoto del Tronto. Un viaggio desiderato, nel giorno di San Francesco, e segreto, finché il segreto ha resistito: il pontefice, due vescovi e pochi uomini a controllarne la sicurezza. Francesco, in verità, avrebbe voluto essere solo.

  Paolo Rodari e Corrado Zunino:   La carezza del Papa (pdf)


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I NOSTRI TEMPI


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Giornata nazionale delle vittime dell’immigrazione 
Purtroppo anche se sono passati 3 anni le tragedie nel Mediterraneo continuano a ripetersi e da allora a oggi sono morte altre undicimila persone, 3.500 solo nel 2016....


 
  E' una vergogna!... (Papa Francesco)

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P. GIULIO ALBANESE: La questione dei migranti é una questione politica!!
Si spende una cifra enorme, indicibile di denaro per le armi che invece potrebbe essere utilizzata diversamente

 
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9 ottobre 2016 Marcia PerugiAssisi della pace- Appello di Alex Zanotelli
La speranza nasce dal basso! Partecipate!! 
Una speranza in più per la pace!!!

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Contro l’indifferenza di fronte ai numerosi scenari di guerra che affliggono il mondo.

 
Marcia della pace Perugia-Assisi: in cammino anche i ragazzi di Amatrice


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Samir e il suo messaggio d’amore naufragati nel Mediterraneo L’ultima lettera di un giovane egiziano morto nella traversata dalla Libia: «Domani mi imbarco per l’Italia, cerca di resistere per il nostro futuro»


Samir e il suo messaggio d’amore naufragati nel Mediterraneo
L’ultima lettera di un giovane egiziano morto nella traversata dalla Libia: «Domani mi imbarco per l’Italia, cerca di resistere per il nostro futuro»
Ci sono delle volte che le parole di un uomo sono la sua vita, ma anche la nostra. Samir, egiziano, tra i 20 e i 25 anni, le ha lasciate in una lettera sigillata per il suo amore. Se l’era messa al collo come una reliquia, nel lungo viaggio alla ricerca della sua speranza. 
Samir viaggiava dal Sud della Terra al miraggio dell’Europa, assieme a tutti quelli come lui che sognano di scappare dalla loro vita: «Mio adorato amore, per favore non morire, io ce l’ho quasi fatta... Domani mi imbarco per l’Italia... Se leggerai questa lettera, io sarò salvo e noi avremo un futuro. Ti amo, tuo per sempre. Samir». 
Ma Samir è uno dei cadaveri che ci ha portato il mare, uno dei mille e mille corpi senza respiro che affiorano fra i resti di barconi malandati squassati dalle onde, uno di quelli che stiamo a raccontare tutte le volte senza sapere niente delle cose che ci devono dire. Quella lettera, però, è rimasta viva, adottata dal popolo dei social network, passata di bacheca in bacheca nella piazza di Facebook, come se l’avessimo scritta anche noi, come se Samir avesse vissuto per lei, per vergare queste parole e mandarle nel mare. Un giorno arriverà all’amore di Samir, la leggerà su una pagina qualsiasi, o forse gliela racconteranno
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Aleppo, bimbi in preghiera per la pace


Aleppo, bimbi in preghiera per la pace
«Noi adulti non siamo capaci di costruire la pace, allora la facciamo costruire dai bambini», spiega uno dei partecipanti. 


Per questo sono arrivati in 200, cristiani e musulmani, questa mattina nel grande cortile del convento di Terra Santa ad Aleppo ovest:



Fuocoammare - che, lo ricordiamo, ha già vinto l'Orso d'oro a Berlino - è il frutto di un lungo lavoro del regista, uno degli specialisti del genere documentari, già premiato per la produzione sul Grande raccordo anulare. Gianfranco Rosi ha trascorso un anno intero sull'isola per raccogliere le storie che ha poi inserito nel suo film. Storie non solo di immigrati, che raggiungono l'isola dopo aver attraversato il mare sui gommoni, ma anche della gente che vive e lavora in questo avamposto, a cui anche papa Francesco ha voluto rendere omaggio in una storica. 
Fra i personaggi che il documentario porta alla luce c'è quello di Michele Bartolo, il direttore sanitario dell'Asl locale che da trent'anni cura i cittadini dell'isola e assiste a ogni singolo sbarco, stabilendo chi va in ospedale, chi va nel Centro di Accoglienza e chi è deceduto. Un uomo che, con la sua umanità, è diventato un personaggio simbolo di tutti coloro, individui, associazioni e istituzioni, che fanno quanto è possibile per accogliere in maniera dignitosa questi disperati. 
IL DRAMMA DEI MIGRANTI A HOLLYWOOD
Ora questa realtà drammatica, restituita con bravura da Gianfranco Rosi in Fuocoammare, rappresenterà il nostro Paese nella corsa all'Oscar per il miglior film straniero. Una scelta coraggiosa da parte della nostra commissione: coraggiosa e lodevole, perché porterà ancora una vola e ancora di più questo dramma epocale all'attenzione internazionale, proprio pochi giorni dopo che Obama e l'Assemblea delle nazioni uniti hanno dichiarato che il flusso dei profughi è un problema che va gestito globalmente e con le risorse adeguate. 
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Fuocoammare verrà trasmesso in prima visione su Rai3 lunedì 3 ottobre in occasione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione .
  L'ITALIA CORRERÀ AGLI OSCAR CON IL DOCUMENTARIO SUI MIGRANTI GIRATO A LAMPEDUSA
C’era una volta un piccolo luogo, un puntino sulla cartina dell’Europa, un niente in mezzo al mare, un’isola di soli venti chilometri quadrati, bizzarria rocciosa che dal profondo del Mediterraneo si erge fino a 130 metri d’altezza. Oggi è un simbolo della Storia: è Lampedusa, l’approdo dei disperati, dei diseredati, di chi cerca salvezza da più inferni sparsi nel mondo. 
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Fuocoammare è un film necessario per non abbassare l’attenzione su africani e asiatici che fuggono da guerre, repressione, violenza, fame, cercando un primo approdo europeo. Dice Rosi: «L’isola è il simbolo della tragedia, lo sappiamo, ma volevo mostrare anche la vita quotidiana dei lampedusani, in particolare quella di Samuele, un ragazzino che studia, va a scuola, cerca di imparare a stare in barca, gioca, costruisce onde; che vive, insomma, mentre dal mare arrivano eritrei e nigeriani, libici, somali e siriani in condizioni spesso disperate». 
LA FORZA DELLE EMOZIONI. Niente finzione nel film di Gianfranco Rosi, solo realtà, quel tipo di realtà che non si dimentica, una volta vista. «Il linguaggio dei documentari è cambiato rispetto al passato. Oggi è più personalizzato, non si filma più soltanto per mostrare. L’autore deve saper trasformare la realtà che filma, deve scuotere attraverso le emozioni». 
E di emozioni il film è pieno, dall’inizio alla fine.
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«Oggi», dice Rosi, «il Mediterraneo è una tomba d’acqua, ma temo sia solo l’inizio. Fu scioccante quando scoprimmo l’Olocausto attraverso i filmati, ma era la fine di un incubo. Quello di oggi, invece, è solo l’inizio. È un nuovo olocausto». 
Un film duro? Sì, anche. Ma è soprattutto un film compassionevole e necessario. E se lo vedranno anche negli altri Paesi d’Europa, forse all’estero capiranno meglio quanto l’Italia stia facendo e quanto la parola “aiuto” debba diventare un passaporto di speranza. Quella speranza di futuro che nutre il piccolo Samuele: all’inizio del film costruisce onde con cui uccidere gli uccellini. Alla fine, va ad accarezzarli, parlando loro delicatamente.
  LAMPEDUSA. UN NUOVO OLOCAUSTO

Guarda il trailer ufficiale di Fuocoammare
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Non tutti sono indifferenti. La speranza parte dal basso! marcia Perugia-Assisi per la pace e la fraternità del prossimo 9 ottobre

Insieme possiamo uscire dal buio della guerra e dell'indifferenza. 
Perché il mondo si può cambiare, ma solo con l'impegno dei cittadini.
P. Alex Zanotelli
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Domenica 9 ottobre torna la Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità si legge in una nota del Tavolo della Pace- "Ci sono molte cose da fare tutti i giorni ma il 9 ottobre dobbiamo ritrovarci insieme per generare un fatto nuovo, un movimento nuovo, all’altezza delle sfide che non vogliamo ignorare. Utilizziamo ogni giorno, ogni occasione, ogni momento, ogni strumento per coinvolgere chi non si è ancora lasciato coinvolgere".
"Implorano pace le vittime delle guerre, che inquinano i popoli di odio e la Terra di armi; implorano pace i nostri fratelli e sorelle che vivono sotto la minaccia dei bombardamenti o sono costretti a lasciare casa e a migrare verso l'ignoto, spogliati di ogni cosa. Essi incontrano troppe volte il silenzio assordante dell'indifferenza, l'egoismo di chi è infastidito, la freddezza di chi spegne il loro grido di aiuto con la facilità con cui cambia un canale in televisione".”
Ci sono cinque modi per partecipare: 
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  Il percorso ed orari Marcia per la pace 2016
A che servono queste cose?
Don Luigi Ciotti
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Ogni giorno veniamo a sapere di una nuova orribile strage di innocenti, di uomini trucidati, di bambini affogati, di ospedali e di scuole bombardate.
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Sì, qualche immagine ci commuove più delle altre, ma non riusciamo più a piangere.
Dobbiamo reagire a tutto questo. Il tempo di reagire è ora!
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Sentiamo la responsabilità di agire, insieme, con concretezza.
Il tempo di reagire è ora!
Unisciti a noi, scriviamo insieme una pagina nuova nella storia.
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Conferenza stampa del 5 ottobre
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Il 7 ottobre del 2001, 15 anni fa, gli Stati Uniti rispondevano all'attacco delle Torri Gemelle lanciando l'operazione Enduring Freedom. L'obiettivo era quello di pacificare e modernizzare il Paese liberandolo dal regime oscurantista dei talibani. Un'ambizione costata, non solo agli Usa ma anche ai suoi alleati, oltre duemila miliardi di dollari. Altissimo anche il costo umano: oltre 100mila vittime afgane e 3500 militari occidentali. E i risultati? Qualche luce e molte ombre, con uno Stato in preda alla disoccupazione (40%) e alla corruzione, dove il 38% della popolazione è ancora privo di corrente elettrica

 
Daniele Castellani Perelli: 
  AFGHANISTAN, UNA GUERRA DA 2000 MILIARDI

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Nel terzo anniversario del naufragio in cui persero la vita 368 migranti, 25 sopravvissuti si sono ritrovati sull'isola per raccontare le loro storie. E per chiedere che stragi come quella non si ripetano più

  REPUBBLICA:   Ritorno a Lampedusa

In due giorni undicimila salvati nel Mediterraneo. A bordo 28 morti e tre parti

 
Niccolò Zancan: 
  Neonati e cadaveri sui barconi

«Per quale ragione ci vuole conoscere?» mi chiede subito Narcisse, un bel giovane alto e magro, fuggito da un Camerun immiserito e incanaglito per cercare lavoro. «Perché voglio capire», gli rispondo. «Il problema dei migranti rimane astratto finché non ci si rende conto che prima di ogni questione ideologica o sociale, si tratta di persone e le persone vanno viste da vicino, conosciute e ascoltate».

  Dacia Maraini:   «Così ho conosciuto i migranti sotto casa a Pescasseroli»

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A me sono rimaste nella mente e nel cuore alcune affermazioni di Zygmunt Bauman: «È necessario affidare le speranze del genere umano non ai generali dello scontro di civiltà, ma a noi soldati semplici della vita quotidiana. Noi non possiamo sottrarci dal vivere insieme e se c’è una parola da ripetere continuamente è 'dialogo'. Il dialogo non è un caffè istantaneo, non dà effetti immediati, il dialogo è la pazienza, la determinazione e la profondità... E solo con il dialogo ci sono vincitori, non perdenti». Assisi, san Francesco e l’altro Francesco, ci possono guidare. Bisogna che ci abituiamo, sempre di più, a parlare di pace non solo in contrapposizione alla guerra.

  Graziano Zoni:   Camminare la pace, rammendare il mondo

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Si chiama Iacopo Mielo ed è un giovane di 24 anni della provincia di Firenze, fondatore di #vorreiprendereiltreno. Lui che, come dice, vive con le ruote per terra, ma fa dei salti altissimi, ha scritto al Premier su Facebook per dirgli come potrebbe usare, meglio e per i disabili, i soldi del Ponte sullo Stretto di Messina.

  Chiara Pelizzoni:   «CARO RENZI, TI DO 15 ALTERNATIVE AL PONTE SULLO STRETTO»

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FEDE E
SPIRITUALITÀ


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   Il nostro nome è nel cuore di Dio... (Papa Francesco)
  Nel nostro servizio non contano i risultati... (Madre Teresa di Calcutta)
  Gli uomini ti chiedono di aumentare la loro fede...  (vignetta GIOBA)
  La legge consiste nell'amare Dio e amare il prossimo...  (Hèlder Camara)
  O Signore, fa' di me uno strumento della tua Pace... (San Francesco)
  Il Padre nostro non è una formula, ma uno stile... (Antonio Savone)
  Chi vuol essere esaudito da Dio...  (Sant'Agostino)
  Iniziate e finite la giornata con la preghiera...  (Madre Teresa di Calcutta)
  Cristo è il ponte...  (Santa Caterina da Siena)
  Il Rosario è una scuola di preghiera...  (Papa Francesco)


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1 ottobre memoria liturgica di Santa Teresa di Gesù Bambino, vergine e dottore della Chiesa
Una ragazza morta a ventiquattro anni diventa dopo neppure cinquant'anni modello di tutta la Chiesa. Pio XI era molto devoto di santa Teresa di Gesù Bambino e la nominò patrona delle Missioni, lei, la cui breve vita si svolse tutta fra Alenon e Lisieux e che dopo i suoi quindici anni non usci più dal convento. 
Quanto spesso Gesù dimostra che i pensieri di Dio non sono i nostri pensieri, né le sue vie le nostre vie...


 
Un solo atto d'amore ci farà conoscere...

La memoria dei Santi Angeli, oggi espressamente citati nel “Martirologio Romano” della Chiesa Cattolica, come Angeli Custodi, si celebra dal 1670 il 2 ottobre 
Il nuovo Calendario universale della Chiesa ha conservato, a questa data, non la festa, ma la memoria degli Angeli Custodi.
La devozione per gli Angeli è più antica di quella per i Santi.
E' verità di fede (è infatti un dogma di fede, definito più volte dalla Chiesa) che ogni cristiano, dal Battesimo, riceve il proprio Angelo Custode, che lo accompagna, lo ispira e lo guida, per tutta la vita, fino alla morte, esemplare perfetto della condotta che si dovrebbe tenere nei riguardi di Dio e degli uomini.
L'Angelo Custode è dunque il luminoso specchio sul quale ogni cristiano dovrebbe riflettere la propria condotta giornaliera.
Per questo la Chiesa ha dettato una delle più belle preghiere che dice: "Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Così sia".

  Un'anima non è mai senza la scorta... (Bernardo di Chiaravalle)
  L'Angelo ci invita a considerare noi stessi... (Anselm Grun)

Auguri a tutte le nonne e i nonni. Il 2 ottobre è la loro festa ufficiale. Dal 2005, infatti, è entrata nel calendario del nostro Paese la “Festa dei nonni” per celebrare l’importanza del ruolo che essi svolgono nelle famiglie e nella società.

  Il nonno è padre due volte e la nonna è madre due volte... (Papa Francesco)
  I nonni sono un tesoro... (Papa Francesco)

NONNI SPECIALI - Offrire la propria vita per dare un po' di sollievo ai più sfortunati !! L'esperienza della mensa della Caritas intitolata al sacerdote “Don Alceste Grandori” di Viterbo con volontari dall'età media di ottant'anni. (breve estratto della puntata "Sulla via di Damasco" trasmesso dai RaiDue il 01.10.2016)

 
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Le Nazioni Unite hanno istituito nel 2007 la Giornata Internazionale della Nonviolenza per celebrare l'anniversario della nascita di Mohandas Karamchand Gandhi, detto il Mahatma (in sanscrito महात्मा, "grande anima") Gandhi (2 ottobre 1869).

  Non credere alla possibilità di una pace permanente... (Mahatma Gandhi)

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Il Cantico delle Creature (Canticum o Laudes Creaturarum), anche noto come Cantico di Frate Sole, è il testo poetico più antico della letteratura italiana che si conosca. Ne è autore Francesco d'Assisi e, secondo una tradizione, la sua stesura risalirebbe a due anni prima della sua morte, avvenuta nel 1226. È comunque più probabile che, come riportano le biografie di Francesco, la composizione sia stata scritta in tre momenti diversi.
Il Cantico è una lode a Dio che si snoda con intensità e vigore attraverso le sue opere, divenendo così anche un inno alla vita; è una preghiera permeata da una visione positiva della natura, poiché nel creato è riflessa l'immagine del Creatore: da ciò deriva il senso di fratellanza fra l'uomo e tutto il creato. La creazione diventa così un grandioso mezzo di lode al Creatore.

  Cantico delle Creature - Angelo Branduardi (con testo) (video)

Annalena Tonelli nuova martire della carità cristiana.
Oggi 5 ottobre desideriamo ricordare Annalena Tonelli (Forlì, 2 aprile 1943 – Borama, Somalia, 5 ottobre 2003) missionaria laica per circa trentatré anni volontaria in Africa prima di venir uccisa il 5 ottobre 2003 da un commando islamico nel centro assistenziale che dirigeva in Somalia.
Fu insignita dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati del prestigioso premio Nansen per l'assistenza ai profughi, il 25 giugno 2003.


  Gesù Cristo non ha mai parlato di risultati...

Annalena Tonelli non ha mai amato parlare di sé.ha vissuto in silenzio la radicalità evangelica per 35 anni in terra mussulmana.
Al pressante invito del Vaticano in occasione di un convegno sul volontariato -30 Novembre 2001- ha risposto con la testimonianza che segue: Annalena si racconta

  Per non dimenticare Annalena Tonelli, martire della carità cristiana

  La vita ha senso solo se...
  Solo l'amore ha un senso...

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5 ottobre Giornata Mondiale degli Insegnanti
La Giornata Mondiale degli Insegnanti, istituita dall’UNESCO, è dedicata quest’anno al tema della "parità di genere" allo scopo di celebrare una professione che ha una grandissima dimensione femminile.
Come emerge dai dati pubblicati dall’Istituto UNESCO per la Statistica a livello mondiale le donne rappresentano il 62% degli insegnanti della scuola primaria; ma mentre molti paesi, soprattutto nell’Europea orientale, registrano picchi di oltre 98% di insegnanti donna, ci sono invece intere regioni, come l’Africa Sub-Sahariana, dove la componente femminile è molto scarsa e dove le condizioni di lavoro sono in via di peggioramento.
Il rapporto dell'UNESCO mette inoltre in evidenza alcune preoccupanti carenze su scala globale: mancano all’appello almeno due milioni di insegnanti per raggiungere l’obiettivo internazionale di garantire a tutti l’accesso all’istruzione primaria entro l’anno 2015, definito dagli accordi “Education for All” e dai Millennium Development Goals. L’insufficienza di insegnanti non riguarda peraltro solo i Paesi in via di sviluppo. Nonostante l’Africa Sub-Sahariana sia la regione più carente, anche gli Stati Uniti, la Spagna, l’Irlanda, la Svezia, ed anche l’Italia, rientrano nella lista dei 112 Stati che sono colpiti da questo problema..

  Il maestro non può insegnare pensieri, ma... (Immanuel Kant)

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Papa Francesco concede l'apertura della Causa di Beatificazione di padre Hamel senza attendere i 5 anni canonici. 
I precedenti: Giovanni Paolo II lo aveva fatto per Madre Teresa, Benedetto XVI per lo stesso Karol Wojtyla.

  Il Papa: sì alla causa di beatificazione di Hamel

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“Canto le misericordie di Dio”. Riflessione a cura di Alberto Neglia, carmelitano

“Canto le misericordie di Dio”. Teresa di Lisieux
Riflessione a cura di Alberto Neglia, carmelitano
Tratta da HOREB
tracce di spiritualità a cura dei Carmelitani, 
anno XXV - 2016 - n. 2 
"La misericordia, volto di Dio, volto dell’uomo"
".. Questa consapevolezza che il Signore nella sua misericordia l’ha amata e conquistata è cresciuta lentamente in Teresa. Lei nasce in una famiglia profondamente cristiana, per cui la familiarità con Gesù l’assorbe fin dall’infanzia e cresce man mano che avanza negli anni.
Gesù è il suo unico amico. «Gesù mio primo mio solo Amico, tu che amo unicamente» (Ms B 260), esclama più volte. Però, nel vivere il suo rapporto di amicizia con Gesù ...
Nel Natale 1886,...Teresa prende coscienza di essere amata da Gesù. Prima,in linea con la concezione spirituale del tempo concentrava tutto il suo impegno nel salire verso di lui.
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Conquistata dalla tenerezza di Dio, Teresa avverte che l’amore coinvolge più di qualsiasi obbligo. L’amore maturo chiede reciprocità, per cui Teresa scrive, ricordando quel periodo: «Volevo amare, amare Gesù con passione dargli mille prove d’amore» (Ms A 138). Ma come riconsegnare l’amore a Gesù? Teresa è consapevole della propria fragilità! Bisogna riprendere le “pratiche” per acquistare meriti, o  confidare nella sua misericordia? Il Natale è notte di luce, non solo perché Teresa è maturata umanamente e ha ricevuto forza, ma soprattutto perché scopre che il Dio che l’ha liberata, si è mostrato misericordioso attraverso la debolezza. Il dono della forza le viene concesso, paradossalmente, in quella festa di Natale in cui Cristo, che la raccoglie e la salva, appare come un bimbo fragilissimo. È come una illuminazione che consente a Teresa di rompere i ponti con un certo ideale ascetico, quello della scala dei meriti e delle purificazioni che conducono alla perfezione.
In questa nuova prospettiva, in cui sta maturando, Teresa si sente educata da Gesù attraverso le mediazioni umane, ma in modo particolare, attraverso il suo Vangelo, pane quotidiano di Teresa: «È soprattutto il Vangelo che mi intrattiene durante le orazioni, in esso trovo tutto ciò che è necessario, alla mia povera piccola anima. Vi scopro sempre nuove luci, significati nascosti e misteriosi». (Ms A 236).
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  “Canto le misericordie di Dio”. Teresa di Lisieux  (PDF)
Leggi anche il post già pubblicato:
  LA MISERICORDIA, VOLTO DI DIO, VOLTO DELL’UOMO - HOREB n.2/2016 (n. 74)

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Presentazione – presso il Santuario di San Damiano in Assisi – del lavoro condotto da frate Alessandro, e raccolto nel libretto “Laudato si’ mi’ Signore”, alla ricerca della melodia nascosta del Cantico delle creature

  Frati Assisi:  Alla ricerca della melodia nascosta del Cantico delle creature - fr Alessandro Brustenghi (video)

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LA MISERICORDIA, VOLTO DI DIO, VOLTO DELL’UOMO - HOREB n.2/2016 (n. 74)


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DISCERNIMENTO E RESPONSABILITÀ “Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono” (1Ts 5,21) - I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2016


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Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Ottobre 2016 - I mezzi di comunicazione al servizio di una cultura dell'incontro

«Spesso mi chiedo: come i mezzi di comunicazione possono mettersi al servizio di una cultura dell'incontro?
Abbiamo bisogno di informazioni che portino alla concordia per il bene dell'umanitù e del pianeta. Unisciti con me in questa richiesta.
Perché i giornalisti nell'esercizio della loro professione siano sempre animati dal rispetto per la verità e da un forte sentimento etico. 
Puoi aiutarmi a diffondere questa intenzione di preghiera?...»
  video

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Vangelo: Lc 17,5-10
Il brano che oggi la liturgia ci presenta va necessariamente inserito per una migliore comprensione nel suo contesto, leggendo il cap.17 a partire dal primo versetto. Esso comincia con un severo monito di Gesù nei confronti di coloro che, in seno alla comunità, sono causa di scandalo (inciampo) nella crescita di fede. Il motivo dello scandalo è la mancanza di misericordia nei confronti dei piccoli - oi mikroi - , che non sono i bambini - oi nepioi - bensì le persone più fragili, gli ultimi, gli insignificanti, coloro che non contano niente. Gesù vuole ricordare ai suoi che non sono una comunità di perfetti, di puri, di separati dai peccatori, che quel perdono che il Padre ci offre gratuitamente è necessario sia vissuto "perdonandoci a vicenda, come anche Dio, in Cristo, ha perdonato a noi" (Ef 4,32). La Comunità però, in-capace di vivere la misericordia, si sente inadeguata al compito e domanda al Signore un supplemento di fede. 
Ma la fede non è tanto un dono che Dio fa e che può essere accresciuto, quanto piuttosto la risposta dell'uomo  all'immenso dono dell'amore che da Lui riceviamo e che deve essere manifestato nell'amore verso i fratelli.
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"Servi «inutili», che cioè non cercano il proprio utile" di p. Ermes Ronchi - XXVII Domenica Tempo Ordinario - anno C


Commento
XXVII Domenica Tempo Ordinario (Anno C)
Letture: Abacuc 1,2-3;2,2-4; Salmo 94; 2 Timoteo 1,6-8.13-14; Luca 17,5-10
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La fede è rivelata dal più piccolo di tutti i semi e poi dalla visione grandiosa di foreste che volano verso i confini del mare. La fede è un niente che è tutto. Leggera e forte. Ha la forza di sradicare gelsi e la leggerezza di un minimo seme che si schiude nel silenzio. 
Ho visto il mare riempirsi di gelsi. Ho visto imprese che sembravano impossibili: madri e padri risorgere dopo drammi atroci, disabili con occhi luminosi come stelle, un missionario discepolo del Nazzareno salvare migliaia di bambini-soldato, una piccola suora albanese rompere i tabù millenari delle caste...
Un granello: non la fede sicura e spavalda ma quella che nella sua fragilità ha ancora più bisogno di Lui, che per la propria piccolezza ha ancora più fiducia nella sua forza.
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Falsi cristi e falsi profeti che ingannano il popolo in tempi di crisi di Alberto Maggi


Gesù l’avvertimento l’ha dato, e molto chiaro: “Se qualcuno vi dirà: Ecco, il Cristo è qui, oppure: È là, non credeteci, perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti” (Mt 24,24).
Nei momenti di crisi, nel popolo diventa spasmodica la ricerca di un salvatore, di qualcuno che ponga immediato rimedio alla situazione di degrado della società, alla corruzione, al dilagare del male. Di questa circostanza ne approfittano i falsi cristi, i salvatori della patria che ingannano il popolo con la promessa di un definitivo cambio delle strutture che reggono la società, con un’azione moralizzatrice che porti a radicali purificazioni per sradicare il male, cancellando tutto quel che è stato fatto prima del loro avvento per inaugurare una stagione duratura di sicura trasparenza, onestà, giustizia, con il cittadino unico sovrano e padrone delle sue scelte. La storia insegna che quando questi salvatori vengono seguiti la situazione del popolo anziché migliorare, è sempre peggiorata, e spesso il liberatore si è rivelato un despota.
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La pazienza richiesta per rispettare il ritmo di crescita delle persone e della società, non significa certo abdicare alle proprie responsabilità, e neanche cadere nel fatalismo pessimista di chi sentenzia che il mondo è sempre stato così e mai cambierà, ma collaborare all’azione creatrice di Dio per rendere il mondo secondo il suo progetto d’amore. La prima delle opere del Creatore, fu la luce (“Dio disse: Sia la luce! E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e Dio separò la luce dalle tenebre”, Gen 1,3-4). Nel Prologo al Vangelo di Giovanni, l’autore afferma che “la luce splende nelle tenebre” (Gv 1,5). La luce, immagine di tutto quel che è vita, non è chiamata a sprecare preziose energie per lottare contro le tenebre, figura di tutto quel che produce morte, ma deve limitarsi a splendere: tanto più amplierà il suo raggio d’azione tanto più le tenebre si restringeranno, perché, come Gesù dichiara “chiunque infatti fa il male, odia la luce” (Gv 3,20).
(Fonte: illibraio)

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La Chiesa della carità - Lettera pastorale per l’anno 2016-2017 di Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto

1. In principio la carità. Nelle lettere pastorali degli ultimi anni ho trattato il tema dell’educazione alla fede, presentandola come proposta della buona novella di Gesù (2011-2012: Sulla via di Emmaus), trasmissione dell’esperienza dell’incontro con il Dio vivo (2012- 2013: In cammino con i Magi), attività fondamentale in cui si esprime la maternità della Chiesa (2013-2014: La Chiesa madre dei credenti), volto concreto della sua missione (2014-2015: Chiesa “in uscita”), che si realizza pienamente solo se si dà il primo posto in tutto all’amore misericordioso con cui l’Eterno ci raggiunge e ci salva (2015-2016: La misericordia, cuore del Vangelo, anima della Chiesa). In continuità con l’attenzione rivolta all’educazione alla fede, vorrei ora riflettere sull’educazione alla carità, certo di quanto afferma l’Apostolo Paolo per il quale “la fede si rende operosa per mezzo della carità” (Gal 5,6). La carità sta all’inizio dell’esistenza della Chiesa, generata dal dono dell’amore trinitario, è l’anima profonda e il respiro della sua vita e si offre al suo cammino come la meta verso cui tendere, perché nella Città celeste Dio sarà tutto in tutti e la carità che unisce le Persone divine sarà gioia e pace in eterno per tutti i beati. “Ecclesia de Trinitate - Ecclesia de caritate”: la Chiesa che nasce dalla Trinità e tende verso la patria trinitaria, è la Chiesa della carità, che è suscitata dall’amore e vive dell’amore, per giungere alla Gerusalemme del cielo, dove l’amore non avrà mai fine.
2. La carità e il rinnovamento della Chiesa.
... Chi intende rinnovare la vita ecclesiale deve sforzarsi di divenire semplice, partecipando alla vita del Dio che è Amore e mettendo ordine nella propria vita, sì da dare il primo posto alla carità nella docilità allo Spirito dell’amore eterno, infuso dal Figlio nel cuore di chi crede
... Chi è innamorato di Cristo, vive di Lui e lo annuncia, testimoniando la carità in ogni gesto o parola
... La povertà è, inoltre, lo stile di vita di Gesù, che è nato povero, ha vissuto da povero ed è morto povero. Sul Suo esempio chi vuol servire i poveri deve “essere con” loro, prima ancora dell’“essere per” loro. Siamo una Chiesa povera e serva dei poveri, senza orpelli, libera dalle seduzioni della ricchezza e del potere? Ci sforziamo di vivere la sobrietà, la semplicità, l’umiltà e la compagnia degli ultimi, nei loro bisogni e nelle loro prove? L’amore che viene da Cristo e l’esempio che Lui ci dà sono la motivazione prima del nostro servizio del prossimo? Chiediamoci se la carità è viva e riconoscibile nei nostri rapporti fraterni, come nelle diverse forme del nostro impegno per gli altri: siamo la Chiesa della carità, che Cristo vuole, secondo quanto ci ha detto: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35)? Diamo ascolto ai poveri, ai piccoli, ai deboli, ai giovani, agli anziani, alle famiglie in difficoltà? Nelle nostre parrocchie i poveri sono presenti solo come “utenti” dei vari servizi o sono parte attiva della vita della comunità?
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  La Chiesa della carità  (PDF)

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Il tema del prossimo sinodo è «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale». La scelta del Papa nasce dall’ascolto dei pastori della Chiesa, attraverso fasi successive, in continuità con l’esperienza delle due assemblee sulla famiglia e con l’esortazione apostolica «Amoris laetitia». L’obiettivo della convocazione sinodale è dunque «accompagnare i giovani nel loro cammino esistenziale verso la maturità affinché, attraverso un processo di discernimento, possano scoprire il loro progetto di vita e realizzarlo con gioia»....

  Lorenzo Baldisseri:    Nel prossimo sinodo - La giovinezza del Vangelo

Un Sinodo che voglia davvero interrogarsi sui giovani deve anche lasciarsi accompagnare da loro. E forse a Lambeth Palace c'è un'esperienza che potrebbe dirci qualcosa

 
Giorgio Bernardelli: 
   Un Sinodo sui giovani o con i giovani?

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«Il vivo desiderio di unità che noi esprimiamo è strettamente legato al condiviso desiderio che uomini e donne giungano a credere che Dio ha mandato il suo Figlio, Gesù, nel mondo, per salvarlo dal male che opprime e indebolisce l’intera creazione». È quanto scrivono Papa Francesco e il primate della Comunione anglicana Justin Welby nella dichiarazione comune firmata mercoledì pomeriggio, 5 ottobre, all’inizio della celebrazione dei vespri svoltasi nella chiesa romana di San Gregorio al Celio, durante la quale è stato conferito il mandato a trentotto vescovi missionari, diciannove cattolici e diciannove anglicani.

  L'OSSERVATORE ROMANO: Desiderio di unità - ​Nella dichiarazione comune firmata da Papa Francesco e dal primate della Comunione anglicana Justin Welby


L’abbraccio tra Papa Francesco e il primate della Comunione anglicana Justin Welby ha richiamato alla memoria lo storico incontro tra Paolo VI e Michael Ramsey, avvenuto cinquanta anni fa. Anche i gesti dell’arcivescovo di Canterbury, che ha offerto al Pontefice una croce pettorale, e di Francesco che l’ha indossata, hanno ricordato quel 23 marzo 1966.

  Nicola Gori:   La celebrazione dei vespri a San Gregorio al Celio. Dove tutto ha avuto inizio

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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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"Io sono stato straniero" di Enzo Bianchi


Anticipiamo un estratto del discorso che Enzo Bianchi, priore della Comunità monastica di Bose, pronuncerà oggi pomeriggio in Senato in occasione della Giornata nazionale per la memoria delle vittime dell'immigrazione.
Il titolo assegnato a questo mio intervento riecheggia una parola indirizzata a più riprese nella Bibbia al popolo di Israele: “Ricorda che sei stato straniero nel paese di Egitto”, oppure: “Tu agirai così perché anche tu sei stato straniero!”. Parole che sono un invito a sentirsi stranieri e assumere la responsabilità verso gli stranieri che giungono a noi nella loro irriducibile e di primo acchito insondabile diversità. Per questo risuona il comandamento: “Amate il gher (lo straniero) perché foste gherim, stranieri!” (Dt 10,19; 24,17; Esodo 22,20; 23,9; Lev 19,34). Ecco il paradigma: ciascuno di noi è straniero rispetto ad altri e proprio per questo può comportarsi rispetto allo straniero come lui vorrebbe che altri si comportassero nei suoi confronti. Ma vorrei affrontare questo tema usando come chiave interpretativa il testo attribuito a Shakespeare che ci invita a “vedere gli stranieri”. Rievocando la minaccia di espulsione dal paese di persone “diverse” per religione e nazionalità, il Bardo invita a interrogarsi sui motivi di questa migrazione, poi esorta a immedesimarsi nei fuggiaschi per trarne le conseguenze a livello di comportamento etico. “Vedere gli stranieri” può allora declinarsi in diverse modalità — vederli da lontano, vedere se stessi, vederli da vicino, vederli come concittadini — e sfociare in una dimensione inattesa: gli stranieri come dono.
1. Vedere gli stranieri da lontano: la lungimiranza.
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2. Vedere se stessi negli stranieri: immedesimazione e identità.
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3. Vedere gli stranieri da vicino: vincere le paure.
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4. Vedere gli stranieri come concittadini.
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5. Vedere gli stranieri per quello che portano in dono: la relazione.
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Conclusione
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VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE FRANCESCO IN GEORGIA E AZERBAIJAN - 30 SETTEMBRE (cronaca, foto, testi e video)

 VIAGGIO APOSTOLICO 
 DEL SANTO PADRE FRANCESCO  
 IN GEORGIA E AZERBAIJAN 
 30 SETTEMBRE 
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  video saluto ai giornalisti in aereo
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  video dell'accoglienza all'areoporto Tbilisi
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  testo discorso alle autorità
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  video
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  testo discorso con S. S. Beatitudine Ilia II
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  video incontro
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  testo preghierapronunciata durante l'incontro con la Comunità assiro-caldea
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  video preghiera
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  video integrale


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"L’ultima parola l’ha la misericordia!" - CONFERENZA STAMPA DEL SANTO PADRE DURANTE IL VOLO DI RITORNO DALL'AZERBAIJAN - 2 ottobre 2016 - Schiettezza e spontaneità le caratteristiche delle risposte di Papa Francesco in tutti i campi: ecumenismo, matrimonio/divorzio, gender/omosessuali, viaggi in tutto il mondo, visita ai terremotati, nomina di cardinali, premi Nobel per la pace, campagna presidenziale negli USA... (testo e video integrali)

 CONFERENZA STAMPA DEL SANTO PADRE
 DURANTE IL VOLO DI RITORNO DALL'AZERBAIJAN
 2 ottobre 2016 
Papa Francesco:
Buonasera. E grazie tante del vostro lavoro, del vostro aiuto. E’ vero, è stato un viaggio breve – tre giorni – ma voi avete avuto tanto lavoro. Io sono a vostra disposizione, e vi ringrazio tanto per il lavoro. E domandate quello che volete
....

  testo integrale
  video integrale

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Bella e oltre ogni aspettativa la prima giornata della visita di Papa Francesco in Georgia. Importanti, chiari e puntuali le riflessioni ed esortazioni che il Santo Padre ha indirizzato al popolo e alle autorità del Paese. Pieno di contenuti inattesi l'incontro del Santo Padre con Ilia II, Catholicos e Patriarca di tutta la Georgia, e soprattutto toccante, non solo per la precaria salute dell'anziano guida degli Ortodossi georgiani, ma anche per il rapporto che si è istaurato da subito tra lui e il Pontefice. La giornata si preannunciava come un evento rilevante anche se si temeva freddezza e formalità. La giornata invece è finita diversamente e il "tocco" della svolta è stato il "bacio della pace" tra i due capi religiosi e l'impegno di pregare l'uno per altro.

 
Luis Badilla: 
 La "pastorale contadina" di Papa Francesco in Georgia

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 FRANCESCO
 


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01/10/2016:

  Dio non si conosce con pensieri alti...


02/10/2016:

  Dio cambia il mondo cambiando i nostri cuori...

  Dialogare e pregare per tutti: questi sono...

  Il Signore, che crea l'armonia delle dfferenze...


03/10/2016:

  A Maria affido le ansie e i dolori...

04/10/2016:

  Desidero portare la consolazione del Signore Gesù...

  San Francesco, insegnaci ad essere strumenti della pace...

05/10/2016:

  Il dialogo ecumenico e interreligioso...


06/10/2016:

  Dio amore si annuncia...


07/10/2016:

  Il Rosario è la preghiera che accompagna sempre la mia vita...


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SALDI NELLA FEDE - Per essere saldi nella fede bisogna avere memoria del passato, coraggio nel presente e speranza nel futuro.
"... Sono i nonni che ci hanno trasmesso la fede. E voi che lavorate con i giovani dovete insegnare loro ad ascoltare i nonni, a parlare con i nonni, per ricevere l’acqua fresca della fede, elaborarla nel presente, farla crescere – non nasconderla in un cassetto, no – elaborarla, farla crescere e trasmetterla ai nostri figli.
L’Apostolo Paolo, parlando al suo discepolo prediletto, Timoteo, nella Seconda Lettera, gli diceva di conservare salda la fede che aveva ricevuto dalla mamma e dalla nonna. Questa è la strada che noi dobbiamo seguire, e questo ci farà maturare tanto. Ricevere l’eredità, farla germogliare e darla. Una pianta senza radici non cresce. Una fede senza la radice della mamma e della nonna non cresce. Anche una fede che mi è stata data e che io non do agli altri, ai più piccoli, ai miei “figli” non cresce.
Dunque, per riassumere: per essere saldi nella fede bisogna avere memoria del passato, coraggio nel presente e speranza nel futuro. Questo, riguardo all’essere saldi nella fede ..."
(Papa Francesco incontro con sacerdoti, religiosi religiose, seminaristi e agenti di pastorale - Chiesa dell'Assunta - Tbilisi - Sabato, 1 ottobre 2016)

  video

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Nel giorno dell'onomastico di Papa Francesco con tutto il  ... Tanti auguri!!!
  

 Tanti Auguri...

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«Quando un uomo, una donna, si apre allo Spirito Santo, è come una barca a vela che si lascia trascinare dal vento e va avanti, avanti, avanti e non si ferma più» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)

S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
6 ottobre 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 
Papa Francesco:
Vite a metà
La nostra «è una vita a metà»? Una vita che ignora la forza dello Spirito Santo? O siamo capaci aprirci a questo «grande dono del Padre»? Sono le domande sollevate da Papa Francesco nel corso della messa celebrata a Santa Marta giovedì 6 ottobre. Filo conduttore è stata, infatti, una riflessione sullo Spirito Santo suggerita dalle letture del giorno: il passo della lettera ai Galati (3, 1-5), dove nelle parole di san Paolo si incontra una «discussione teologica» dedicata allo Spirito, che è «difficile da seguire»; e il brano del Vangelo di Luca (11, 5-13), nel quale s’incontra quella che il Pontefice ha definito una «sorpresa»: una parabola, nella quale Gesù «parla della preghiera e alla fine dice: Chiedete e vi sarà dato. Vi sarà dato lo Spirito, lo Spirito Santo come grande dono».
...
(fonte: L'Osservatore Romano)
  video

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   Angelus, 2 ottobre 2016, Azerbaijan


  Udienza Generale del 5 ottobre 2016: Viaggio Apostolico in Georgia e Azerbaigian

 

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