"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°43 del 2016

Aggiornamento della settimana

- dal 5 all'11 novembre 2016 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il18 novembre 2016

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


PREGHIERA DEI FEDELI




OMELIA 


 

 



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 






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  7000 GRAZIE

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I NOSTRI TEMPI


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“Tutti muoiono troppo giovani” di Armando Matteo - Recensione di Aldo Pintor


Oggi qualunque morte ci appare prematura perché nella nostra cultura occidentale che ormai si è imposta sull'intero pianeta è stato completamente rimosso qualunque riferimento al fatto che la nostra vita terrena è in ogni caso destinata alla conclusione. Infatti solo la prospettiva della sua fine ci fa affrontare le diverse fasi della vita nella loro pienezza, assumendocene tutta la responsabilità. Il sentire odierno nella nostra società consumistica e stupidamente giovanilistica, è ben riassunto dal titolo dell'ultimo libro di don Armando Matteo: “Tutti muoiono troppo giovani” (Ed. Rubbettino, p. 106, € 10,00). Questa frase che il nostro prete calabrese ha posto come titolo della sua ultima fatica la dice lunga su quanto l'aumento della vita media stia cambiando le nostre aspettative, e di quanto la fede delle persone sia influenzata dagli sconvolgimenti che in questi decenni hanno interessato le società post moderne.
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Un bimbo spaurito abbraccia teneramente il suo salvatore. La foto è stata scattata dalla sindaca di Lampedusa, Giusi Nicolini. 
Beati i seminatori di umanità.
(Dal diario di David Sassoli, Vicepresidente del Parlamento europeo)

 
Beati i seminatori di umanità

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Nuovi sbarchi sulle coste del nostro paese. Tra i 300 migranti anche due bambini rimasti orfani in mare. La loro madre è stata schiacciata mentre faceva loro da scudo.

 
Migranti, muore schiacciata per proteggere i suoi bambini (video)

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L’importante è la ricaduta! Le nostre bombe made in Italy vanno anche in Arabia Saudita, che le usa per bombardare lo Yemen. Tutto regolare secondo i Ministri Gentiloni e Pinotti. Un po’ meno per le Procure di Brescia e Cagliari che hanno aperto un’inchesta sulla spedizione di bombe aeree autorizzata dal governo, prodotte dalla RWM Italia, azienda tedesca del gruppo Rheinmetall con sede legale a Ghedi (Brescia) e stabilimento a Domunovas (Carbonia-Igliesias) in Sardegna. ...
Ma il concetto di fondo è sempre la ‘ricaduta’. ...
Attendiamo spiegazioni dai Ministri Pinotti e Gentiloni. Lo abbiamo chiesto come Pax Christi nei giorni scorsi con un intervento anche del presidente Mons. Giovanni Ricchiuti.
Per ora l’unica ricaduta certa è quella delle bombe che cadono seminando morte e distruggendo vite umane.
Questa è la vera ricaduta, che ci preoccupa e angoscia... (don Renato Sacco)

 
Ricadute

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Stando ai dati di Eurofound e forniti dall’Istituto Toniolo, che ha organizzato a Milano il primo convegno nazionale sul fenomeno dei Neet (giovani che non studiano, non lavorano e non si formano) assistiamo a un aggravarsi progressivo. La percentuale di giovani italiani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non si formano, nel nostro Paese è salita dal 19% del 2008 al 27% del 2014, mentre nell'Unione europea è passata nello stesso periodo dal 13% al 15,4%. I limiti del progetto "Garanzia Giovani" nel rispondere ai loro bisogni

  Francesco Morrone:   La generazione Neet (giovani senza…) pesa sul bilancio pubblico, ma interroga la politica e la società

 
Secondo Eurofund l'Italia paga un prezzo pari al 2% del Pil per i 2,2 milioni di ragazzi e ragazze fuori dai percorsi di studio e di lavoro. Se ne parla al Neeting di Milano.

  Caterina Maconi:   Il costo di escludere i giovani: 36 miliardi
 

Privi di ambizioni professionali e di chiare progettualità lavorative. Alle spalle, percorsi formativi incompleti o frammentati. Spesso una 'debole genitorialità' che non sostiene le scelte nel delicato momento dell’ingresso nel mondo del lavoro. È il ritratto dei Neet (giovani che non lavorano e non partecipano a percorsi di istruzione o formazione) che si rivolgono ai Centri di Ascolto Caritas, e che viene delineato nel volume 'Nel Paese dei Neet' di Walter Nanni e Serena Quarta (Edizioni Lavoro) presentato durante 'Neeting', il convegno nazionale sui Neet

  Caterina Maconi:   Stranieri, maschi e «soli» I Neet vanno alla Caritas (pdf)

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LA radio che lancia anatemi contro le leggi dello Stato è quella che prende dallo Stato più soldi di tutte le altre radio. È il ricco paradosso di Radio Maria, quella che ha mandato in onda la sconcertante teoria di padre Giovanni Cavalcoli, secondo il quale il terremoto che ha squassato il Centro Italia non sarebbe altro che "il castigo di Dio" per la legge sulle unioni civili. Teoria che ha fatto infuriare papa Francesco, ha spinto il Vaticano a prendere le distanze e alla fine ha costretto la radio a "sospendere" la trasmissione mensile affidata al religioso.

  Sebastiano Messina:   Quegli anatemi di Radio Maria pagati con i soldi pubblici


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I sei bambini dell'ultimo naufragio si sono presi per mano per darsi coraggio. Sono scesi assieme nel limbo del mare che custodisce la città sommersa. Lì si gioca a nascondino tra i relitti delle navi e le bandiere delle Nazioni Europee. Ci sono leggi a parte e un parlamento composto solo da donne e bambini.

  Mauro Armando:   Il mortale naufragio dell'Europa nel silenzio dell'Africa

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Il pontefice riesce a tenere assieme un forte senso della solidarietà con un’idea dell’Europa. La sua richiesta ai governanti ha a che fare con la capacità di discernere per condurre a buon fine un processo

  Andrea Riccardi:   Il Papa e l’accoglienza, prudenza, non paura

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«Le questioni religiose non hanno apparentemente giocato alcun ruolo nell’elezione. Ma Trump ha lavorato sulle paure del cristianesimo bianco di vedere un Paese più multireligioso e più multiculturale».

  Stefania Falasca:   «Trump ha fatto leva sulle paure dei bianchi cristiani»

L'inaspettata e dilagante vittoria di Donald Trump nelle elezioni americane può essere letta da diversi punti di vista. Quello che più comunemente emerge, nei commenti "a caldo" di queste prime ore, è lo sgomento per la profonda divaricazione tra le concezioni e le aspettative di una società "civile" – quella rappresentata dai giornali e dall'opinione pubblica americana, ma non solo americana – e il trionfo indiscutibile di un personaggio che sembra, invece, concentrare in sé tutto ciò che di "incivile" e politicamente scorretto esiste nell'immaginario collettivo dell'Occidente. Un personaggio, si ripete da mesi, razzista, maschilista, antifemminista, antigay, antiabortista, antiliberista. Il più volgare sessista, il più sfrontato bugiardo, il più provocatore nemico della logica dei diritti che mai si sia candidato alla presidenza degli Stati Uniti.
Per questo nessuno lo aveva preso sul serio...


  Giuseppe Savagnone:   Trump e la “civiltà” occidentale


... Ultimamente, anche in Vaticano si parlava sottovoce dell’esistenza di frange della Curia affascinate da Trump in opposizione alla «laicista Hillary», e come nemico di un establishment logorato dal potere. Si tratta di settori minoritari che però adesso si sentono rafforzati. Capofila è il cardinale Raymond Leo Burke, critico coriaceo delle aperture di Bergoglio: Burke ha già benedetto il neopresidente come «difensore dei valori della Chiesa». Ma dietro di lui si indovinano invisibili benedizioni di cardinali e vescovi di peso, schierati da sempre per la «sacralità della vita»: «guerrieri culturali» contro il Partito democratico di Barack Obama e dei Clinton...

  CORRIERE DELLA SERA:   Elezioni Usa e Vaticano, i cardinali che tifano per Trump



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FEDE E
SPIRITUALITÀ


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  Sarebbe bello che chi ha qualcosa contribuisse...  (mons. Oscar Romero)
  L'amore di Dio è eterno...  (Papa Francesco)
   Chi dice che Dio castiga col terremoto non conosce... (Enzo Bianchi tweet 5/11/16)
  Accresci in noi la fede!...
  Nel nostro servizio non contano i risultati...  (Madre Teresa di Calcutta)
  Dormivo e sognavo che la vita...  (Tagore)
  Chi sono, poi, quelli che nel tempio vendono i buoi? ... (Sant'Agostino)
  L'uomo che si mette a servizio è l'unico vero santuario... (Alberto Maggi)
  Il problema, secondo Gesù, non è il quando ma il come...  (Antonio Savone)
  Se uno vive un cristianesimo molto buono, ma che non tocca...  (Oscar Romero)
  Una volta per tutte dunque ti viene imposto un breve precetto... (Sant'Agostino)

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Il 5 novembre 1977 moriva a Firenze “il sindaco santo” Giorgio La Pira. Un anniversario che Tv2000 ricorda con il documentario “Giorgio La Pira, la città posta sul Monte”. E’ il racconto della vita e della fede di questo grande politico italiano e sindaco di Firenze, terziario domenicano e francescano, appartenente all’Istituto Secolare dei Missionari della Regalità, servo di Dio e della Chiesa cattolica.

  “Giorgio La Pira: la città posta sul monte”. Un docufilm sul “sindaco santo”.

  Il Vangelo non è l'annuncio di un codice di leggi...
  Per gli uomini non vale che una sola legge ed un solo fine...


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… Dire che il Concilio Vaticano II è stato solo un concilio pastorale è mera ignoranza!!!... di Mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo
(Breve estratto video Prolusione Accademica 2016/2017 ’Istituto Teologico “San Tommaso” , aggregato alla Facoltà di Teologia dell’U.P.S. - MESSINA - Venerdì 4 novembre 2016)


  video

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LA MISERICORDIA, VOLTO DI DIO, VOLTO DELL’UOMO - HOREB n.2/2016 (n. 74)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
E-mail: horeb.tracce@alice.it

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DISCERNIMENTO E RESPONSABILITÀ “Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono” (1Ts 5,21) - I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2016


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Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Novembre 2016 - “Dobbiamo superare l'indifferenza e la paura di accettare l’altro”.

Può un paese far fronte da solo alle difficoltà che produce la migrazione forzata?”. 
Si apre con un quesito cruciale il videomessaggio di Papa Francesco per le intenzioni di preghiera del mese di novembre.
Nel filmato, pubblicato via internet e diffuso in otto lingue, il Santo Padre afferma in spagnolo:
 “Dobbiamo superare l'indifferenza e la paura di accettare l’altro. 
Perché questo altro potresti essere tu. O io…”. 
Immagini di uomini e donne di diverse nazionalità si alternano a quelle del Pontefice che abbraccia e stringe le mani dei rifugiati incontrati durante i suoi viaggi a  Lampedusa, Lesbo o in Messico.
Rivolgendosi ai fedeli e agli uomini di buona volontà, il Papa conclude il videomessaggio con una richiesta che ribadisce quanto già tante volte da lui affermato: 
Unisciti a me in questa intenzione di preghiera:
Perché i Paesi che accolgono un grande numero di profughi e rifugiati, 
siano sostenuti nel loro impegno di solidarietà”.
  video


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Vangelo: Lc 20,27-38
Nella storia del popolo di Israele ritroviamo la formulazione esplicita della resurrezione dei morti molto tardi, infatti l'idea della "resurrezione dei morti" appare per la prima volta nella S. Scrittura in Dn 12,2 e in Is 26,19. I Sadducei, ricchi possidenti facenti parte dell'aristocrazia sacerdotale, accettano come libro sacro solo il Pentateuco, negano vi sia una resurrezione dei morti, così come negano l'esistenza dell'anima e degli angeli. 
Tutto si sviluppa e termina su questa terra dove Dio premia con una vita bella e agiata i buoni, e distribuisce guai e sofferenze ai cattivi. Prendendo a pretesto la legge del levirato e rifacendosi ad una storia contenuta nel libro di Tobia (Tb 3,7-17), intendono far cadere nel ridicolo Gesù e allo stesso tempo l'idea della resurrezione. 
Sarà Gesù invece a ridicolizzare loro servendosi di un tipico ragionamento dell'esegesi rabbinica, citando la stessa Torah nella quale i sadducei affermano di credere. Gesù afferma che l'amore del Padre non si arresta davanti a nulla, nemmeno alla morte, in virtù della Sua promessa di vita e della Sua potenza vivificatrice. Se anche nella Torah poi è scritto che Egli " è il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe", rimanendo il loro Dio nonostante siano morti, allora significa che essi risorgono, perché diversamente non sarebbe il Dio dei viventi, ma dei morti. Gesù invece afferma, attraverso la più bella definizione su Dio, che Egli non è "il Dio dei morti ma dei viventi".
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"L'amore dei risorti: purezza degli angeli, pienezza di Dio" di p. Ermes Ronchi - XXXII Domenica Tempo Ordinario - anno C


Commento
XXXII Domenica Tempo Ordinario (Anno C)
Letture: 2 Maccabei 7,1-2.9-14; Salmo 16; 2 Tessalonicesi 2,16-3,5; Luca 20,27-38
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...Gesù non dice che finiranno gli affetti e il lavoro gioioso del cuore. Anzi, l'unica cosa che rimane per sempre, ciò che rimane quando non rimane più nulla, è l'amore (1 Cor 13,8).
I risorti non prendono moglie o marito, e tuttavia vivono la gioia, umanissima e immortale, di dare e ricevere amore: su questo si fonda la felicità di questa e di ogni vita. Perché amare è la pienezza dell'uomo e di Dio. E ciò che vince la morte non è la vita, è l'amore.
E finalmente nell'ultimo giorno, a noi che abbiamo fatto tanta fatica per imparare ad amare, sarà dato di amare con il cuore stesso di Dio.
I risorti saranno come angeli. Ma che cosa sono gli angeli? Le creature un po' evanescenti, incorporee e asessuate del nostro immaginario romantico?
O non piuttosto, biblicamente, annunciatori di Dio (Gabriele), forza di Dio (Michele), medicina di Dio (Raffaele)? Occhi che vedono Dio faccia a faccia (Mt 18,10), presenti alla Presenza?
Il Signore è Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe. Dio non è Dio di morti, ma di vivi. In questa preposizione «di» ripetuta 5 volte è racchiuso il motivo ultimo della risurrezione, il segreto dell'eternità.
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"A confronto con la Bibbia: la nascita di un popolo" a cura di Gabriella Del Signore (VIDEO)



Settimana di spiritualità 2016 
promossa dalla
 Fraternità Carmelitana 
di Barcellona Pozzo di Gotto 
"IL SOGNO DELLA COSTITUZIONE ITALIANA 
I 70 anni della Repubblica ci interpellano come cristiani"
6 agosto 2016
Si possono così riassumere alcuni aspetti degli aspetti essenziali relativi alla nascita del Popolo d'Israele, alla relazione con la Terra, alla relazione con le Nazioni.
1) L'elezione del popolo d'Israele (primizia tra le nazioni) richiede un "cammino" dalla consuetudine alla promessa, dalla schiavitù alla libertà, un cammino verso la Terra della promessa (eletta fin dal primo atto creativo primizia tra le terre e "posseduta" solo come primizia dai patriarchi nella grotta di Macpela). In questa Terra Dio conduce, incontra ed attende il suo popolo, da questa Terra proviene la salvezza per ogni Terra e per ogni popolo. La memoria di questo "cammino" è un elemento fondante per la fede del Popolo (Dt 8,2)
2) La scelta di un mediatore "debole" nella parola ma tenace nelle Fedeltà é un ulteriore elemento essenziale per la costituzione del Popolo, egli "profeticamente" conduce verso la terra ma non la raggiunge, la guarda da lontano (Dt 34) e permane come fulcro e "mediatore" tra permanenza e diaspora. Egli "affida" al popolo il nome di Dio impronunciabile (un nome che non si può possedere né proferire Es 3, 1-15) ed affida al popolo una terra sempre"donata" ma mai "posseduta"
3) ...
  video

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Dove abiti? Venite e vedete - catechesi per i giovani di don Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna (VIDEO)


3 novembre 2016 
Bologna, 
Chiesa di san Benedetto
Partire dalle nostre debolezze, da quella parte che nascondiamo, a volte anche a noi stessi ...
L'invito di Gesù è sempre lo stesso: "vieni e seguimi".
Lui ci invita, cosi come siamo, pur conoscendoci, partendo dalla nostra umanità
..Gesù non è regola, è come se riduciamo l'amore a una regola.... impariamo a conoscere Gesù camminando con Lui alla luce della Parola, cosi come siamo, con tanti dubbi, incertezze, confusioni ...
  video
Guarda anche il post già pubblicato:
  "Venite e vedete" Catechesi per i giovani a cura di don Fabio Rosini (VIDEO)

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"Dare volto ad una Chiesa povera per i poveri" di Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo (Video integrale)

MESSINA - Venerdì 4 novembre 2016,
Prolusione Accademica 2016/2017
 ’Istituto Teologico “San Tommaso” , 
aggregato alla Facoltà di Teologia dell’U.P.S.,
 presso l’Aula Magna “Don C. Conti” 
I poveri luogo teologale, evangelico, pastorale, culturale.
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"Per la Chiesa l’opzione per i poveri è una categoria teologica prima che culturale, sociologica, politica o filosofica. Dio concede loro «la sua prima misericordia». Questa preferenza divina ha delle conseguenze nella vita di fede di tutti i cristiani, chiamati ad avere «gli stessi sentimenti di Gesù» (Fil 2,5). Ispirata da essa, la Chiesa ha fatto una opzione per i poveri intesa come una «forma speciale di primazia nell’esercizio della carità cristiana, della quale dà testimonianza tutta la tradizione della Chiesa».Questa opzione – insegnava Benedetto XVI – «è implicita nella fede cristologica in quel Dio che si è fatto povero per noi, per arricchirci mediante la sua povertà».Per questo desidero una Chiesa povera per i poveri. Essi hanno molto da insegnarci. Oltre a partecipare del sensus fidei, con le proprie sofferenze conoscono il Cristo sofferente. È necessario che tutti ci lasciamo evangelizzare da loro. La nuova evangelizzazione è un invito a riconoscere la forza salvifica delle loro esistenze e a porle al centro del cammino della Chiesa. Siamo chiamati a scoprire Cristo in loro, a prestare ad essi la nostra voce nelle loro cause, ma anche ad essere loro amici, ad ascoltarli, a comprenderli e ad accogliere la misteriosa sapienza che Dio vuole comunicarci attraverso di loro."
(Papa Francesco, Evangelii Gaudium n. 198)
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Il desiderio di Papa Francesco di una Chiesa povera per i poveri, non nasce da una mera urgenza pastorale, non è nemmeno un capitolo dell'insegnamento sociale dell'attuale vescovo di Roma, é una lucida ripresa dell'evangelo attraveerso la prospettiva ecclesiologica voluta da Giovanni XXIII ... cioè l'aggiornamento pastorale della dottrina, partendo dall'inasauribile fonte del Vangelo ....
  video integrale


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"Gesù e le donne" Il nuovo libro di Enzo Bianchi

Dall’8 novembre in libreria
Gesù e le donne. 
Arriva nelle librerie il nuovo libro di Enzo Bianchi
Arriva in libreria “Gesù e le donne”, il nuovo libro di Enzo Bianchi (Einaudi). Attraverso un’attenta e scrupolosa analisi dei vangeli sinottici e il vangelo secondo Giovanni, il teologo recupera e racconta le vicende emblematiche del rapporto di Gesù con le donne incrociate in vita. Se uno dei modi più fecondi per conoscere un uomo o una donna è indagarne le relazioni con gli altri, il modo con cui guarda le persone scegliendo di averne accanto alcune invece di altre, allora, attraverso “Gesù e le donne”, osservare le relazioni di Gesù con le donne che incontra, che sceglie e che lo scelgono, ci può dire moltissimo sul suo insegnamento ma anche sulla nostra vita quotidiana di uomini e di donne. E può dire molto anche alla società e alla chiesa di oggi.
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"Quando Gesù rese libera la donna" di Enzo Bianchi

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Ebbene, qui Gesù - mi si permetta di dire – "evangelizza" Dio, cioè rende Dio Vangelo, buona notizia per quella donna. Gesù, l'unico uomo che ha raccontato in pienezza di Dio, che ne è stato l'esegesi vivente, afferma che di fronte al peccatore, alla peccatrice, Dio ha un solo sentimento: non la condanna, non il castigo, ma il desiderio che si converta e viva. ...
Gesù non condanna, perché Dio non condanna, ma con questo suo atto di misericordia preveniente offre a quella donna la possibilità di cambiare. ...
Le persone religiose vorrebbero che a questo punto Gesù avesse detto alla donna: «Ti sei esaminata? Sai cosa hai fatto? Ne comprendi la gravità? Sei pentita della tua colpa? La detesti? Prometti di non farlo più? Sei disposta a subire la giusta pena?». Queste omissioni nelle parole di Gesù scandalizzano ancora, oggi come ieri! Nessuna condanna, solo misericordia: qui sta la grandezza e l'unicità di Gesù. Questo incontro tra Gesù e la donna sorpresa in adulterio non ci rivela solo la misericordia di Gesù, ma anche la sua capacità di difendere la donna da un cerchio di uomini, sempre pronti a giustificare se stessi e a condannare le donne.
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In Vaticano la provocazione di Cristo raffigurato come un clochard. Opera simbolo per il Giubileo dei senza fissa dimora
Sicuramente l’immagine colpisce. C’è un uomo, un senza tetto, disteso su una panchina avvolto da una copertina leggera. Del corpo si vedono solo i piedi, con i segni dei chiodi delle crocifissione. Perché sì, si tratta di Gesù, rappresentato come un povero vagabondo, un clochard.
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Si tratta di un simbolo particolarmente significativo in questo Anno Santo, che proprio sul finire, l’11 novembre mette al centro i senza fissa dimora, coloro che hanno vissuto o tuttora vivono, per strada. Anche la scelta della data, non è casuale, visto che si celebra la memoria di san Martino vescovo di Tours, il soldato e poi monaco, famoso per aver diviso il proprio mantello con un viandante seminudo.
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«Quando vediamo gli emarginati – ripete spesso Schmalz (lo scultore che ha realizzato la statua) – dovremmo vedere Gesù Cristo». Un invito che papa Francesco non smette mai di rilanciare. E di testimoniare.
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  video che racconta la storia della scultura

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La dottrina della Chiesa cattolica è che i messaggi delle apparizioni, di tutte le apparizioni, non fanno parte del patrimonio di fede dei credenti. Pertanto chi crede nelle apparizioni non per questo aggiunge qualcosa alla sua fede, d’altro canto chi non crede, non la diminuisce. Nonostante questo, proliferano visioni e visionari, apparizioni e veggenti, il tutto abbondantemente amplificato da bollettini, giornalini, e radio madonnare che alimentano continuamente l’insaziabile contenitore senza fondo dello stupidario religioso con dichiarazioni che riguardano le loquaci madonne delle tante, troppe, pseudo apparizioni.

  Alberto Maggi:   Troppe (pseudo)apparizioni stanno travisando il ruolo della Madonna

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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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Parrocchia, chi sei? di Christian Albini

Intervento presso la comunità pastorale
 di San Giulio e San Bernardo, 
Castellanza - 27 ottobre 2016
«La parrocchia non si tocca, non è una struttura che dobbiamo buttare dalla finestra. Essa è al contrario la casa del popolo di Dio e deve rimanere come un posto di creatività, di riferimento, di maternità» (Papa Francesco, Cracovia, 27 luglio 2016).
Nei documenti della chiesa cattolica le dichiarazioni in favore della parrocchia, che ne sottolineano l’importanza, sono innumerevoli e ricorrenti. D’altra parte, quello che possiamo constatare nella nostra esperienza è che la parrocchia affronta trasformazioni, sfide e criticità notevoli le quali ci fanno dire che quello che abbiamo dato per scontato finora non vale più. La parrocchia come siamo abituati a pensarla e a conoscerla non “regge” più, non è più in grado di garantire la trasmissione della fede in un contesto secolarizzato dove i cristiani convinti e consapevoli sono ormai minoranza.
Abbiamo bisogno allora di capire a che punto è la parrocchia e di fare una “diagnosi” del suo stato di salute, soffermandoci sul senso del nostro impegno in questa realtà.
Un primo passaggio è quello di riflettere sull’identità della parrocchia. Senza effettuare una trattazione sistematica di teologia della chiesa locale, possiamo richiamare alcuni elementi fondamentali, i quali ci aiutano a capire ciò che rimane come stabile e permanente e ciò che invece è contingente e modificabile.
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Sono profondamente convinto che la direzione indicata da papa Francesco sia quella giusta: il movimento del Dio biblico e il movimento di Gesù è quello di “uscire”, andare verso gli altri. Gesù era un maestro che “sconfinava”, dice un credente dallo sguardo limpido come don Angelo Casati. Solo così i cristiani riescono a camminare insieme agli altri uomini e donne, anche lungo le loro strade più buie. Solo così possono mettersi in sintonia con ciò che abita la loro immaginazione e il loro cuore per "farli ardere".
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La domanda da porsi, allora, diventa: è in questa chiave di necessità imposta dall’altro che vogliamo vivere le trasformazioni delle nostre parrocchie, oppure vogliamo farne l’occasione per ripensare e rinnovare la realtà parrocchiale.
Questa consapevolezza dovrebbe spingerci a operare una diagnosi seria e serena della nostra realtà parrocchiale. Che cosa la fa essere comunità secondo il Vangelo per il nostro territorio, credibile qui e ora? In che cosa vediamo invece mancare il fiato? Con quali situazioni e vissuti abbiamo bisogno di confrontarci per allargare il nostro spazio delle relazioni? E che cosa invece riconosciamo come superfluo e andrebbe abbandonato?
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"Lutero, Francesco e la misericordia" di mons. Bruno Forte


Lutero, Francesco
e la misericordia
di mons. Bruno Forte 
Arcivescovo di Chieti-Vasto
...Il rifiuto del ricorso facile alle indulgenze, il richiamo al loro vero significato, non è dunque che una conseguenza del primato di Dio e un aspetto di quella «sequela crucis», con la quale ad esso si corrisponde con tutta la vita. Non si tratta per Lutero di celebrare la gloria di Dio a prezzo della morte dell’uomo, ma di indicare la via autentica attraverso la quale l’impegno umano, svuotato di ogni presunzione e fiducioso unicamente nella grazia misericordiosa del Salvatore, si apre alla salvezza eterna. Si comprende allora come il messaggio centrale delle Tesi sulle indulgenze di Martin Lutero corrisponda in profondità a quello che Papa Francesco ha voluto proporre a tutti i cristiani col giubileo della misericordia: un annuncio liberante e gioioso della grazia del perdono, che è offerta con gratuità a chiunque con cuore umile e pentito la invochi da Dio e intenda esprimerne l’efficacia in opere di carità e di giustizia. Il cinquecentesimo anniversario della Riforma e il Giubileo della misericordia annunciano, insomma, la stessa buona novella: è anche questo che il Papa ha inteso sottolineare col suo pellegrinaggio ecumenico a Lund in Svezia, per commemorare solennemente l’inizio dell’opera riformatrice di Lutero, dalle conseguenze veramente epocali, e per evidenziare il potenziale di riconciliazione fra i cristiani che - intesa nel suo senso profondo - essa può produrre. ...

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L’orizzonte della condivisione di Enzo Bianchi

Pubblichiamo l’intervento del priore di Bose in occasione del conferimento del Premio intitolato a Emmanuel Heufelder (1898-1982) per l'impegno ecumenico
Icona dello Spirito Santo,
il monachesimo è una vivente epiclesi ecumenica.
(Paul Evdokimov)
Introduzione
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Vorrei innanzitutto esprimere il ringraziamento più vivo per questo premio che viene oggi conferito a me e alla comunità monastica di Bose, di cui davvero non siamo degni, e la mia profonda gioia di essere qui in mezzo a voi!
Mi sono chiesto a lungo quale argomento trattare in questa felice occasione, mi sono consultato con alcuni di voi, amici da anni del Monastero di Bose, e penserei di proporvi, con umiltà, alcune riflessioni sul rapporto tra monachesimo e dialogo ecumenico.
Per analizzare il rapporto tra monachesimo e dialogo ecumenico, è necessario innanzitutto riconoscere che proprio il monachesimo – questa via radicale di sequela di Cristo per ducatum evangelii (Regula Benedicti Prologo 21), «sotto la guida del Vangelo», questa via che è stata definita «di perfetta carità» – in verità fino ai tempi recenti è stato spesso una contraddizione a ogni possibile rappacificazione tra cristiani e tra chiese.
L’abbazia di Niederaltaich
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1. La vita monastica come luogo ecumenico
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2. La profezia dell’ecumenismo nel monachesimo
Conclusione
A conclusione di questo breve intervento, non posso non indicare un orizzonte profetico per la vita monastica, un orizzonte tanto più urgente quanto più «invernale» si è fatta la situazione ecumenica: è l’orizzonte della condivisione di vita da parte di appartenenti a confessioni cristiane diverse non ancora riconciliate. Per questo sono necessari sì tanto coraggio, audacia evangelica, parrhesia, ma anche tanta capacità di spogliarsi delle ricchezze confessionali non essenziali alla sequela Christi, molta sottomissione reciproca, capacità di fare due miglia con chi ci chiede di farne uno (cf. Mt 5,41); ci vuole il fuoco interiore, la passione della comunione che cerca l’unità plurale, indicando in avanti un’unità che va raggiunta insieme.
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  L’orizzonte della condivisione

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"La centralità della persona nella Costituzione Italiana e nella riflessione cristiana" a cura di Giuseppe Schillaci (VIDEO INTEGRALE)

Settimana di spiritualità 2016
promossa dalla Fraternità Carmelitana
 di Barcellona Pozzo di Gotto
"IL SOGNO DELLA COSTITUZIONE ITALIANA
 I 70 anni della Repubblica ci interpellano come cristiani"
6 agosto 2016
La persona come vertice, come fondamento, come principio, come un progetto da attuare e da raggiungere. La persona umana che sta alla base dello sviluppo sociale, civile della crescita umana di un popolo
  video prima parte
  video seconda parte

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Locride. Il vescovo Francesco Oliva restituisce i soldi «sospetti» donati alla parrocchia e scioglie il consiglio pastorale parrocchiale di Platì favorevole ai funerali pubblici a un mafioso


La parrocchia restituisca i soldi "offerti" dai mafiosi e "a casa" il consiglio pastorale di un’altra parrocchia che ha criticato la linea anti ’ndrangheta dei vescovi calabresi. Sono le due forti decisioni prese nei giorni scorsi dal vescovo della diocesi di Locri-Gerace, monsignor Franco Oliva. Scelte nette, che coinvolgono sia i parroci sia il laicato, che invitano la comunità a una maggior collaborazione coi suoi pastori.
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Così il vescovo ha fatto indirizzare alle due società due distinti bonifici di 5mila euro, come quelli che erano stati offerti alla parrocchia, per lasciare una traccia chiara della scelta di rifiutarli. E lo ha fatto citando papa Francesco che in occasione dell’udienza generale tenutasi lo scorso 2 marzo era stato chiarissimo: «Il Popolo di Dio, cioè la Chiesa, non ha bisogno di soldi sporchi, se viene qualche benefattore con un offerta frutto del sangue di gente sfruttata, maltratta, schiavizzata, con il lavoro mal pagato, io dirò a questa gente, per favore portati indietro il tuo assegno, brucialo». Il vescovo, successivamente al messaggio del Papa, aveva indirizzato una lettera ai parroci della Locride invitandoli a «non accettare denaro sporco, offerte da criminali o clan mafiosi, per la realizzazione delle opere della chiesa quando è chiara la loro provenienza». Ma il vescovo è andato oltre e ha scritto una lettera, pubblicata sul sito della diocesi, che ha poi consegnato direttamente ai tre religiosi di Platì
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Vi chiedo, però, di provvedere al suo rinnovo, dal momento che l’attuale è da tempo scaduto». Per il nuovo, il vescovo chiede che «si faccia un percorso di formazione di almeno un anno, spiegando bene il senso della partecipazione e corresponsabilità ecclesiale». Inoltre chiede anche che «si intraprendano iniziative concrete per presentare alla comunità il documento dei Vescovi calabresi "La ’ndrangheta è l’antivangelo", in modo che, sulla scia di Papa Francesco, si possa cogliere il ruolo nefasto di questa associazione criminale per lo sviluppo della nostra terra». Parole che il vescovo ha ripreso in una lettera a tutti i fedeli della diocesi in vista del nuovo Anno pastorale.

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Leggi anche
  Per fare luce - lettera integrale del Vescovo Francesco Oliva
  video Servizio TV2000
  video Servizio RAI

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La comunità di Bose, talvolta considerata “progressiva-ecumenica”, sin dalla sua fondazione avvenuta circa cinquant’anni fa, promuove il dialogo ecumenico intenso tra Chiese od orientamenti confessionali cristiani, ed è ormai apprezzata anche nell’ortodossia come forma notevole di sequela cristiana. Guidata dal suo carismatico abate, questa comunità spesso non ha vita facile. Talvolta, in ambienti fondamentalisti o zeloti viene classificata come “non clericale” o “non tradizionale”.

  Andrej Cilerdzic:   Laboratorio di unità

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«C’è un terrorismo che deriva dal controllo globale del denaro e minaccia l’intera umanità». È un discorso dirompente quello che Francesco pronuncia di fronte ai movimenti popolari riuniti in Vaticano.
Un discorso in cui chiede con forza cambiamenti strutturali. Il Papa parla della sofferenza «di tante famiglie espulse dalla loro terra per violenze di ogni genere, folle esiliate» a causa di un sistema economico ingiusto e «di guerre che non hanno cercato» né hanno creato gli esuli, «ma piuttosto molti di coloro che si rifiutano di riceverli». Ricorda che quando fallisce una banca, «immediatamente appaiono somme scandalose per salvarla», ma per la «bancarotta dell’umanità» rappresentata dall’emergenza migratoria che trasforma il Mediterraneo in un cimitero «non c’è quasi una millesima parte» di quel denaro da impiegare per salvare «quei fratelli che soffrono tanto».

  Andrea Tornielli:   “Salva le banche, non le persone” La rabbia del Papa sull’Occidente


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All’Angelus Francesco chiede alle «autorità civili di ogni Paese» un «atto di clemenza» per i detenuti «che si riterranno idonei» mentre la manifestazione del partito radicale raggiunge i fedeli in piazza San Pietro, con tanto di cartello «Forza Francesco, grazie Marco» e una vignetta di Vincino nella quale Pannella tiene sulle spalle il pontefice e la scritta «amnistia!». Quello di ieri è stato un Giubileo delle carceri speciale, una giornata condivisa da cattolici e laici.


 
Alessandro Trocino e Gian Guido Vecchi: 
 L’APPELLO DEL PAPA: «CLEMENZA PER I DETENUTI»


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 FRANCESCO
 


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05/11/2016:

 
Il perdono è l'essenza dell'amore...

06/11/2016:

  Nessuna cella è così isolata da escludere il Signore...

07/11/2016:

  La profezia è dire che c'è qualcosa di più vero...

09/11/2016:

  Facciamo risplendere la misericordia di Dio...

10/11/2016:

  Non dimentichiamoci della bellezza...

11/11/2016:

  Cari amici non dimentichiamo mai che...


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La risurrezione è il fondamento della fede e della speranza cristiana! (Papa Francesco)

 
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PAPA FRANCESCO: Omelia - 06.11.2016 - Giubileo dei carcerati

  La speranza non può essere tolta a nessuno!...

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Messaggio di Francesco a Radio María Argentina per i 20 anni dalla fondazione. “Quando un mezzo di comunicazione non semina bellezza, la comunicazione scade nel grottesco”

  Radio Maria. Videomessaggio del Papa: “Seminate verità, chi semina mezze verità fa danno”


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  (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)


"La paura indurisce i cuori. Quando il denaro domina il mondo lo fa attraverso la frusta della paura, della disuguaglianza economica e sociale, e della violenza militare. La paura, oltre a essere buon affare per i mercanti di armi, ci anestetizza di fronte alla sofferenza degli altri... Contro il terrore, il miglior rimedio è l’amore. L’amore guarisce tutto" Papa Francesco incontra i Movimenti popolari di tutto il mondo (Testo, foto e video)


Il discorso di Papa Francesco ai cinquemila membri dei Movimenti Popolari, partecipanti al Terzo incontro mondiale che si è concluso sabato 5 novembre 2016 a Roma.
Oggi c’è un terrorismo di base che deriva dal controllo del denaro sulla terra e minaccia l’umanità. Di questo terrorismo di base si alimentano i terrorismi derivati come il narco-terrorismo, il terrorismo di stato e quello che alcuni erroneamente chiamano terrorismo etnico o religioso.
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Quando il denaro domina il mondo lo fa attraverso la frusta della paura, della disuguaglianza economica e sociale, e della violenza militare. La paura, oltre a essere buon affare per i mercanti di armi, ci anestetizza di fronte alla sofferenza degli altri
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Vi chiedo di pregare per tutti coloro che hanno paura, preghiamo che Dio dia loro coraggio e che in questo anno della misericordia possa ammorbidire i nostri cuori. La misericordia non è facile, non è facile… richiede coraggio. Per questo Gesù ci dice: «Non abbiate paura» (Mt 14,27), perché la misericordia è il miglior antidoto contro la paura. È molto meglio degli antidepressivi e degli ansiolitici. Molto più efficace dei muri, delle inferriate, degli allarmi e delle armi. Ed è gratis: è un dono di Dio»
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Gesù ha guarito in giorno di sabato l’uomo dalla mano atrofizzata. Gesù restituì a quell’uomo la capacità di lavorare e con quella gli restituì la dignità. Quante mani atrofizzate, quante persone private della dignità del lavoro! Perché gli ipocriti, per difendere sistemi ingiusti, si oppongono a che siano guariti. A volte penso che quando voi, i poveri organizzati, vi inventate il vostro lavoro, creando una cooperativa, recuperando una fabbrica fallita, riciclando gli scarti della società dei consumi, affrontando l’inclemenza del tempo per vendere in una piazza, rivendicando un pezzetto di terra da coltivare per nutrire chi ha fame, state imitando Gesù, perché cercate di risanare, anche se solo un pochino, anche se precariamente, questa atrofia del sistema socio-economico imperante che è la disoccupazione
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  il testo integrale: Discorso di Papa Francesco ai partecipanti al 3° incontro mondiale dei movimenti popolari
Servizio TG2000
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Discorso integrale di Papa Francesco
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Tutto l'evento in versione integrale
  video

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 GIUBILEO DEI CARCERATI 
 6 novembre 2016
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 Omelia 

Il messaggio che la Parola di Dio oggi vuole comunicarci è certamente quello della speranza, di quella speranza che non delude.
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La speranza è dono di Dio. Dobbiamo chiederla. Essa è posta nel più profondo del cuore di ogni persona perché possa rischiarare con la sua luce il presente, spesso turbato e offuscato da tante situazioni che portano tristezza e dolore. Abbiamo bisogno di rendere sempre più salde le radici della nostra speranza, perché possano portare frutto. In primo luogo, la certezza della presenza e della compassione di Dio, nonostante il male che abbiamo compiuto. Non esiste luogo nel nostro cuore che non possa essere raggiunto dall’amore di Dio. Dove c’è una persona che ha sbagliato, là si fa ancora più presente la misericordia del Padre, per suscitare pentimento, perdono, riconciliazione, pace.
Oggi celebriamo il Giubileo della Misericordia per voi e con voi, fratelli e sorelle carcerati. Ed è con questa espressione dell’amore di Dio, la misericordia, che sentiamo il bisogno di confrontarci. Certo, il mancato rispetto della legge ha meritato la condanna; e la privazione della libertà è la forma più pesante della pena che si sconta, perché tocca la persona nel suo nucleo più intimo. Eppure, la speranza non può venire meno. Una cosa, infatti, è ciò che meritiamo per il male compiuto; altra cosa, invece, è il “respiro” della speranza, che non può essere soffocato da niente e da nessuno. Il nostro cuore sempre spera il bene; ne siamo debitori alla misericordia con la quale Dio ci viene incontro senza mai abbandonarci (cfr Agostino, Sermo 254, 1).
Nella Lettera ai Romani, l’apostolo Paolo parla di Dio come del «Dio della speranza» (Rm 15,13). E’ come se volesse dire anche a noi: “Dio spera”; e per paradossale che possa sembrare, è proprio così: Dio spera! La sua misericordia non lo lascia tranquillo. È come quel Padre della parabola, che spera sempre nel ritorno del figlio che ha sbagliato (cfr Lc 15,11-32). Non esiste tregua né riposo per Dio fino a quando non ha ritrovato la pecora che si era perduta (cfr Lc 15,5). Se dunque Dio spera, allora la speranza non può essere tolta a nessuno, perché è la forza per andare avanti; è la tensione verso il futuro per trasformare la vita; è una spinta verso il domani, perché l’amore con cui, nonostante tutto, siamo amati, possa diventare nuovo cammino… Insomma, la speranza è la prova interiore della forza della misericordia di Dio, che chiede di guardare avanti e di vincere, con la fede e l’abbandono in Lui, l’attrattiva verso il male e il peccato.
Cari detenuti, è il giorno del vostro Giubileo! Che oggi, dinanzi al Signore, la vostra speranza sia accesa. Il Giubileo, per la sua stessa natura, porta con sé l’annuncio della liberazione (cfr Lv 25,39-46). Non dipende da me poterla concedere, ma suscitare in ognuno di voi il desiderio della vera libertà è un compito a cui la Chiesa non può rinunciare. A volte, una certa ipocrisia spinge a vedere in voi solo delle persone che hanno sbagliato, per le quali l’unica via è quella del carcere. Io vi dico: ogni volta che entro in un carcere mi domando: “Perché loro e non io?”. Tutti abbiamo la possibilità di sbagliare: tutti. In una maniera o nell’altra abbiamo sbagliato. E l’ipocrisia fa sì che non si pensi alla possibilità di cambiare vita: c’è poca fiducia nella riabilitazione, nel reinserimento nella società. Ma in questo modo si dimentica che tutti siamo peccatori e, spesso, siamo anche prigionieri senza rendercene conto. Quando si rimane chiusi nei propri pregiudizi, o si è schiavi degli idoli di un falso benessere, quando ci si muove dentro schemi ideologici o si assolutizzano leggi di mercato che schiacciano le persone, in realtà non si fa altro che stare tra le strette pareti della cella dell’individualismo e dell’autosufficienza, privati della verità che genera la libertà. E puntare il dito contro qualcuno che ha sbagliato non può diventare un alibi per nascondere le proprie contraddizioni.
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 Angelus 
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
A pochi giorni di distanza dalla solennità di Tutti i Santi e dalla Commemorazione dei fedeli defunti, la Liturgia di questa domenica ci invita ancora a riflettere sul mistero della risurrezione dei morti.
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Gesù intende spiegare che in questo mondo viviamo di realtà provvisorie, che finiscono; invece nell’aldilà, dopo la risurrezione, non avremo più la morte come orizzonte e vivremo tutto, anche i legami umani, nella dimensione di Dio, in maniera trasfigurata. Anche il matrimonio, segno e strumento dell’amore di Dio in questo mondo, risplenderà trasformato in piena luce nella comunione gloriosa dei santi in Paradiso.
I “figli del cielo e della risurrezione” non sono pochi privilegiati, ma sono tutti gli uomini e tutte le donne, perché la salvezza portata da Gesù è per ognuno di noi. E la vita dei risorti sarà simile a quella degli angeli (cfr v. 36), cioè tutta immersa nella luce di Dio, tutta dedicata alla sua lode, in un’eternità piena di gioia e di pace. Ma attenzione! La risurrezione non è solo il fatto di risorgere dopo la morte, ma è un nuovo genere di vita che già sperimentiamo nell’oggi; è la vittoria sul nulla che già possiamo pregustare. La risurrezione è il fondamento della fede e della speranza cristiana! Se non ci fosse il riferimento al Paradiso e alla vita eterna, il cristianesimo si ridurrebbe a un’etica, a una filosofia di vita. Invece il messaggio della fede cristiana viene dal cielo, è rivelato da Dio e va oltre questo mondo. Credere alla risurrezione è essenziale, affinché ogni nostro atto di amore cristiano non sia effimero e fine a se stesso, ma diventi un seme destinato a sbocciare nel giardino di Dio, e produrre frutti di vita eterna.
La Vergine Maria, regina del cielo e della terra, ci confermi nella speranza della risurrezione e ci aiuti a far fruttificare in opere buone la parola del suo Figlio seminata nei nostri cuori.
Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
in occasione dell’odierno Giubileo dei carcerati, vorrei rivolgere un appello in favore del miglioramento delle condizioni di vita nelle carceri in tutto il mondo, affinché sia rispettata pienamente la dignità umana dei detenuti. Inoltre, desidero ribadire l’importanza di riflettere sulla necessità di una giustizia penale che non sia esclusivamente punitiva, ma aperta alla speranza e alla prospettiva di reinserire il reo nella società. In modo speciale, sottopongo alla considerazione delle competenti Autorità civili di ogni Paese la possibilità di compiere, in questo Anno Santo della Misericordia, un atto di clemenza verso quei carcerati che si riterranno idonei a beneficiare di tale provvedimento.
Due giorni fa è entrato in vigore l’Accordo di Parigi sul clima del Pianeta. Questo importante passo avanti dimostra che l’umanità ha la capacità di collaborare per la salvaguardia del creato (cfr Laudato si’, 13), per porre l’economia al servizio delle persone e per costruire la pace e la giustizia. Domani, poi, comincerà a Marrakech, in Marocco, la nuova sessione della Conferenza sul clima, finalizzata, tra l’altro, all’attuazione di tale Accordo. Auspico che tutto questo processo sia guidato dalla coscienza della nostra responsabilità per la cura della casa comune.
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A tutti auguro una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!
  testo integrale
  video

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 UDIENZA GENERALE 
 9 novembre 2016 
Visitare i malati e i carcerati
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
La vita di Gesù, soprattutto nei tre anni del suo ministero pubblico, è stata un incessante incontro con le persone. Tra queste, un posto speciale hanno avuto gli ammalati. Quante pagine dei Vangeli narrano questi incontri! Il paralitico, il cieco, il lebbroso, l’indemoniato, l’epilettico, e innumerevoli malati di ogni tipo… Gesù si è fatto vicino a ognuno di loro e li ha guariti con la sua presenza e la potenza della sua forza risanatrice. Pertanto, non può mancare, tra le opere di misericordia, quella di visitare e assistere le persone malate.
Insieme a questa possiamo inserire anche quella di essere vicino alle persone che si trovano in prigione. Infatti, sia i malati che i carcerati vivono una condizione che limita la loro libertà. E proprio quando ci manca, ci rendiamo conto di quanto essa sia preziosa! Gesù ci ha donato la possibilità di essere liberi nonostante i limiti della malattia e delle restrizioni. Egli ci offre la libertà che proviene dall’incontro con Lui e dal senso nuovo che questo incontro porta alla nostra condizione personale.
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  video dela catechesi
  video integrale

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"Nei tuoi occhi è la mia parola. Omelie e discorsi di Buenos Aires 1999 - 2013" di Jeorge Mario Bergoglio - Papa Francesco"


“Nei tuoi occhi è la mia parola”. E’ il titolo del volume, curato da padre Antonio Spadaro, direttore della “Civiltà Cattolica”, che raccoglie le omelie e i discorsi dell’arcivescovo Jorge Mario Bergoglio pronunciati a Buenos Aires dal 1999 al 2013, quindi fino all’elezione al soglio pontificio. Dal testo, edito da Rizzoli, presentato oggi a Roma presso la Curia Generalizia della Compagnia di Gesù, si evidenzia la particolare attenzione di Papa Francesco, allora come oggi, al rapporto con i fedeli, che in particolare si manifesta attraverso le omelie, un modo di comunicare con la gente al quale il Pontefice ha sempre dato grande importanza.
  "Nei tuoi occhi è la mia parola": testi di Bergoglio dal 1999 al 2013

Seguono i video con i singoli interventi di Federico Lombardi (presidente della Fondazione Ratzinger e moderatore), Pietro Parolin (cardinale e segretario di Stato della Santa Sede), Blase Joseph CupichArturo Sosa (preposito generale della Compagnia di Gesù), Antonio Spadaro (gesuita, direttore della rivista "La Civiltà Cattolica"). (arcivescovo di Chicago),
  video integrale della presentazione

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«Noi siamo figli, non schiavi» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
8 novembre 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 
Papa Francesco:
Servi liberi
Servo ma libero, figlio e non schiavo: è questo l’aspetto dell’identità del cristiano approfondito da Papa Francesco nell’omelia della messa celebrata a Santa Marta nella mattina di martedì 8 novembre.
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(fonte: L'Osservatore Romano)
  video

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«Custodire con pazienza la speranza» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)

S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
10 novembre 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 
Papa Francesco:
Attenti ai fuochi d’artificio”
È dalla tentazione di rimanere affascinati dai «fuochi d’artificio della religione dello spettacolo» in cerca sempre di «cose nuove, rivelazioni, messaggi» e per questo «dura un istante e poi svanisce» che il Papa ha messo in guardia nella messa celebrata giovedì mattina, 10 novembre, nella cappella della Casa Santa Marta. E Francesco ha proposto anche un esame di coscienza per verificare se davvero «custodiamo la speranza»: l’atteggiamento giusto di chi lavora per far crescere «il regno di Dio che è già in mezzo a noi».
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(fonte: L'Osservatore Romano)
  video

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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
11 novembre 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 
Papa Francesco:
Lettera d'amore”
L’amore cristiano è sempre «concreto», con tanto di «opere di misericordia», perché ha come unico criterio l’incarnazione di Cristo; per questa ragione non si deve cadere nel seducente «processo» di «intellettualizzare e ideologizzare» che «scarnifica l’amore», arrivando così al «triste spettacolo di un Dio senza Cristo, di un Cristo senza Chiesa e una Chiesa senza popolo». È proprio dal rischio di credere a «un amore da romanzo o telenovela, mondano, filosofico, astratto e soft» che il Papa ha messo in guardia nella messa celebrata venerdì mattina, 11 novembre, nella cappella della Casa Santa Marta.
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  video


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La rivoluzione di Francesco secondo Scalfari - Intervista di Eugenio Scalfari a Papa Francesco


Questa volta la conversazione tra Papa Francesco ed Eugenio Scalfari, due pagine de La Repubblica, è divisa in due parti: la prima un lungo e ampio racconto personale sul mondo dopo l’inattesa vittoria di Trump e poi seguono le 14 domande al Santo Padre (alcuni piuttosto lunghe e articolate) e dunque le risposte.
La pagina dedicata a questa parte presenta questi richiami:
- (Il denaro) Crea disparità. Questo è il male maggiore che esiste al mondo e contro cui lottiamo.
- (Comunista?) Più volte me lo hanno detto, ma sono i comunisti che la pensano come i cristiani.
- (Il popolo) Il popolo dei poveri deve entrare nella politica grande, creativa, quella descritta da Aristotele.- (Avversari) Non direi che ho molti avversai nella Chiesa. La fede ci unifica tutti, poi ciascuno ha visioni diverse. (Luis Badilla da Il Sismografo 11/11/2016)
*****
Scrivo questo articolo il giorno successivo all'imprevista vittoria elettorale di Donald Trump su Hillary Clinton. E' un grande evento avvenuto in un grande Paese democratico con procedure democratiche, il che significa che la maggioranza degli elettori ha scelto un nuovo Presidente come successore di Barack Obama. Non si poteva fare una scelta politica così diversa. 
...
Questa mia breve premessa era necessaria. Il nostro giornale ha già raccontato e analizzato tutti i nuovi aspetti della situazione che si è creata con la vittoria di Trump e mi pareva opportuno farne anch'io un esame ma molto breve. Il vero tema di questo articolo infatti non riguarda la vicenda americana ma un invito da me da tempo desiderato per un incontro con papa Francesco. Avevo avuto con Lui la settimana scorsa una lunga telefonata perché Sua Santità voleva discutere con me la visita che avrebbe fatto tre giorni dopo in Svezia con i rappresentanti mondiali della religione luterana e della riforma dalla quale è nata mezzo millennio fa. Ho già riferito di questa conversazione solo per dire che ho l'onore di ricevere frequenti telefonate da papa Francesco ma non ci vediamo di persona da oltre un anno e quindi il suo invito mi ha fatto felice. Ci siamo incontrati lunedì 7 e siamo stati insieme oltre un'ora. Due giorni prima e cioè sabato 5 il Papa aveva incontrato i rappresentanti del Movimento popolare. Si tratta di un movimento che conta centinaia di migliaia di aderenti nei principali Paesi dove la presenza cristiana è molto diffusa. Il discorso di papa Francesco a questi volontari della fede occupa sei pagine dell'Osservatore Romano. Naturalmente quando due giorni dopo ha incontrato me avevo già letto il testo integrale di quel discorso. Più volte ho scritto che Francesco è un rivoluzionario ma questa volta altroché rivoluzione...

Ed ora vediamo come e perché.
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testo integrale dell'intervista

  Il Papa a Repubblica: "Trump? Non giudico. Mi interessa soltanto se fa soffrire i poveri"


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L’ANTICIPAZIONE DEL LIBRO DI BERGOGLIO
... «E allora — proseguo —come prepara le omelie di Santa Marta? Da dove vengono quelle parole?». «Comincio il giorno prima. A mezzogiorno del giorno precedente. Leggo i testi del giorno dopo e, in genere, scelgo una tra le due letture. Poi leggo a voce alta il brano che ho scelto. Ho bisogno di sentire il suono, di ascoltare le parole. E poi sottolineo nel libretto che uso quelle che mi colpiscono di più. Faccio dei circolini sulle parole che mi colpiscono. Poi durante il resto della giornata le parole e i pensieri vanno e vengono mentre faccio quel che devo fare: medito, rifletto, gusto le cose... Ci sono giorni, però, in cui arrivo alla sera e non mi viene in mente nulla, in cui non ho idea di che cosa dirò il giorno dopo. Allora faccio quel che dice sant’Ignazio: ci dormo su. E allora subito, quando mi sveglio, viene l’ispirazione. Vengono cose giuste, a volte forti, a volte più deboli. Ma è così: mi sento pronto». Il Papa mi fa capire che il parlare senza fogli davanti non significa non prepararsi. Tutt’altro. Anzi, per una breve omelia è richiesta una preparazione spirituale e di discernimento che può richiedere quasi un’intera giornata. ...

 
Antonio Spadaro: 
   «Così scrivo le mie omelie ispirandomi a Dostoevskij»




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