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NOTA
Articoli,
riflessioni e commenti proposti vogliono
solo essere
un contributo
alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.
Le posizioni espresse non sempre
rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione.
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SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA
NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
Dobbiamo reagire alla
rassegnazione e all'indifferenza... Tutto pronto per marcia della pace
e della fraternità Perugia-Assisi di domani domenica 9 ottobre 2016(Servizio Tg3) #perugiassisi #marcia #pace #fraternità
video
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#perugiassisi Diamo voce alla pace!
Non c’è bene più grande da promuovere e da difendere insieme.
Domenica 9 ottobre 2016 decine di migliaia di persone, famiglie,
studenti, scuole, associazioni ed Enti Locali stanno dando vita ad una
straordinaria Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità. La
pace che siamo chiamati a costruire con urgenza e giustizia. La
fraternità che dobbiamo riscoprire per uscire dalla crisi.
Cerchiamo di dare voce, più di quanto facciamo ogni giorno, alla
domanda disperata di pace, libertà e giustizia che viene da milioni di
persone prigioniere della miseria, delle guerre e da estese violazioni
dei diritti umani.
Unisciti a noi! Anche tu puoi dare voce a chi è senza voce, a chi è ignorato, zittito, imbavagliato, censurato.
La pace si nutre invece di un’informazione e di una comunicazione
seria, libera, attenta alla realtà, vicina ai diritti e bisogni della
persona e rispettosa della sua dignità così come una libera
informazione può crescere solo nella pace.
Credo che oggi il mondo... (Papa Francesco)
La pace è un dono che viene dall'alto... (Don Tonino Bello)
Per avere una vera pace... (Paolo VI)
La pace non si può comperare... (Papa Francesco)
La pace è l'unico brano che la Chiesa è abilitata a... (Don Tonino Bello)
Ogni uomo e ogni popolo hanno fame... (Papa Francesco)
La pace non può regnare tra gli uomini se... (Giovanni Paolo II)
Che cosa possiamo fare noi per la pace nel mondo?... (Papa Francesco)
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UNA PARROCCHIA IN MARCIA CON I RIFUGIATI ACCOLTI IN CANONICA
"Sarebbe bello, se tante parrocchie facessero la stessa scelta, una
scelta di essere cristiani fino in fondo, per testimoniare la pace. La
pace è possibile!" don Alessandro Carmignani, parroco della comunità
parrocchiale di Marliana (Pistoia)
Un
fiume di persone gioiose e colorate, ma determinate contro i muri e
l'indifferenza. #perugiassisi #marcia #pace #fraternità
(TG3 delle 14,20 del 09.10.2016)
video
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L’11 ottobre si celebra
nel mondo la Giornata Mondiale ONU delle Bambine e delle Ragazze, per
porre l’accento sui diritti ancora troppo spesso negati dell’infanzia
nel mondo, in particolare per i minori di sesso femminile. Milioni di
bambine e ragazze nel mondo sono ancora vittime violenze, abusi e
discriminazioni. «Nel mondo, 44 milioni di bambine al di sotto dei 14
anni hanno subito mutilazioni genitali. Ogni anno, sono 16 milioni le
nuove baby spose, molte delle quali diventano mamme quando ancora il
loro corpo non può sopportare una gravidanza», dichiara Donatella
Vergari Segretario Generale di Terre des Hommes, la onlus
internazionale che porta vanti numerosi progetti di sostegno ai
bambini. «Il 21% delle vittime di tratta sono bambine e ragazze. Tante
tra loro le minori migranti: infatti il rischio di essere trafficate
aumenta in presenza di guerre ed emergenze ambientali». ...
Ancora violati i direitti delle bambine
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“Dobbiamo rompere le catene e liberare le persone ...
.Siamo noi i responsabili, i figli sono ciò che noi ci meritiamo... i bambini ci guardano e imparano”
(Paolo Crepet, Psichiatra e scrittore)
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Per esempio, dobbiamo interrompere certi silenzi dei nostri ragazzi,
anche un insegnante deve caprie cosa c’è che non va, capire perché si
sta isolando, perché sta uscendo dal gruppo non insegna ai primi dieci
alunni, che poi i primi della classe diventano tutti miei pazienti
….
Se un padre, si interroga sulle proprie catene e fa di tutto per liberarsi …
video
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
La strage dei migranti nel Mediterraneo,
il fotografo: “Ho visto molti morti ma mai nulla di simile”
Aris
Messinis ha spesso messo da parte la sua macchina fotografica per
aiutare i soccorritori durante i salvataggi dei migranti nel
Mediterraneo. Il fotografo dell’Afp, 39 anni, segue la crisi da tre
anni. Ma martedì 4 ottobre 2016 ha tenuta stretta la sua macchina tra
le mani e ha documentato l’operazione di recupero di circa mille
persone che erano stipate a bordo di un barcone di legno azzurro, a 12
miglia nautiche dalla Libia. “C’erano uomini e donne che camminavano
sui cadaveri – ha raccontato al New York Times – Altri che, per la
disperazione, usavano neonati come bandiere, per segnalare la propria
presenza”. La scena più orribile però lo aspettava nella stiva della
barca azzurra, dondolata dalle onde: “C’erano più di seicento persone
ammassate, in condizioni identiche a quelle delle navi degli schiavi”.
...
Guarda le altre immagini nel reportage del Corriere del 6/10/2016 articolo di Angela Geraci e foto di Aris Messinis
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Esistono
prevenzioni sicure per ridurre la vulnerabilità dei nostri ragazzi alla
dipendenza dai social? Dipendenza che li rende più vulnerabili al
fallimento nella vita? Chi ne usa più di tre (“abuso di social”) è
molto più a rischio su molteplici fronti. Secondo una ricerca recente,
fumo: 15% contro 44,6% dei social-users; uso di cannabis: 2,8 contro
11,8%; vino: 37,7% verso 52,2%; birra: 36,3 vs 60%; liquori: 14,2 vs
30,8%; ubriacature: 4,9 vs 21,7. Tanto social vuol dire allarme rosso
per la crescita sana di un figlio: perché significa poca vita reale.
Significa poco sport, pochissimo studio, zero lettura, scarsissima
cultura, abbandono della scuola e perdita di futuro. Significa entrare
di fatto nella preoccupante generazione Neet (Not Engaged in Education,
Employment or Training) fatta di ragazzi che non si impegnano nello
studio, nel lavoro o nella formazione. Destinati
con rare eccezioni a restare ai margini della società, depressi,
arrabbiati, frustrati o aggressivi, spesso autodistruttivi, come si
vede dall’aumentata vulnerabilità all’abuso di sostanze neuroattive
(droghe e alcol) che ne compromettono ancora di più le capacità
intellettive ed emozionali. Quasi due milioni, in Italia: numero da
brivido.
Che
cosa fa vostro figlio/a: studia, lavora, è in formazione? Se la
risposta è no, e vive sui social, l’allarme dei genitori dovrebbe
essere alto.
...
Senza
ascolto, senza dialogo vero, con le antenne del cuore attive, un figlio
si sente solo. Ascolto non significa interrogatorio. Nell’ascolto, c’è
prima di tutto una disposizione d’animo, prima che di orecchi, una
disposizione emotivamente affettuosa, prima che cognitiva.
L’interrogatorio è l’opposto: perché si fonda sulla ricerca di una
serie di eventi, invece che dei loro vissuti, delle emozioni e dei
sentimenti che li accompagnano, tutti essenziali nell’ascolto
vero.
Nella
sostanza, anche se è difficile, genitori e insegnanti hanno un ruolo
cardinale nell’aiutare i propri ragazzi a vivere la vita vera e a
proiettarsi nel futuro con passione, coraggio e concretezza. Dando il
buon esempio e seguendoli da vicino, ma senza viziarli in modo
compensatorio. Anzi, un figlio cresce meglio se, fin da piccolo, lo si
educa a rispettare anche i suoi doveri. La
vita ben vissuta richiede concreto senso di responsabilità, verso se
stessi e verso gli altri. Ed è meglio impararlo fin da piccini. Poi
diventa sempre più difficile… E vivere sui social è un’illusione di vita
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Novanta
mamme di Varese presentano il progetto di un percorso formativo che
elimini il lavoro a casa e preveda forme di valutazione alternative.
Giusto o sbagliato? È l'ora di parlarne, avendo come unico obiettivo la
crescita dei bambini.
Queste
mamme fanno riferimento al progetto "Una scuola", che è stato messo a
punto all'interno dell'Università Bicocca di Milano dalle ricercatrici
Francesca Antonacci e Monica Guerra, in collaborazione con i maestri di
scuola primaria Luca Tondini e Rosaria Violi (per approfondire: http://unascuola.blogspot.it/p/manifesto-per-una-scuola.html).
...
I RIFERIMENTI DEL PROGETTO "UNA SCUOLA" ... VOTI E COMPITI PER CASA: QUESTIONI DA AFFRONTARE PER LA SCUOLA DEL FUTURO ...
UNA SCUOLA SENZA VOTI E SENZA COMPITI? È L'ORA DI PARLARNE
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E’
necessario e urgente risottoporre all’impero del diritto una vasta area
di rapporti internazionali tuttora a esso praticamente sottratta. Mi
riferisco al tema del debito e in particolare di quello estero, un pesante fardello che grava sulle generazioni presenti e future in un numero crescente di Stati, oramai non più solamente “in via di sviluppo”.
Fabio Marcelli: Debito estero e poteri illegittimi: basta con la finanza parassitaria
Ritengo che la questione
centrale che investe la libertà nel mondo contemporaneo sia
rappresentata dall’alternativa tra il concetto dicompetizione e
quello di solidarietà.
La competizione è, di fatto, una concorrenza che spinge ogni
essere umano a portare avanti la propria posizione e che porta a
sostenere: «Io voglio che le cose siano come io le desidero».
La solidarietà, invece, presuppone l’idea che tutti gli uomini e
le donne possano vivere insieme in modo collaborativo e possano cercare
di diventare, tutti, più felici.
Zygmunt Bauman: «Cari top manager, siate piu giusti»
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È
morto Dario Fo, Nobel per la letteratura nel 1997, all'età di 90 anni.
In una recente intervista al nostro giornale, aveva parlato di Dio, di
papa Francesco, delle meraviglie del Creato, del Santo di Assisi per il
quale provava un'ammirazione profonda. Ecco il resoconto di quel
colloquio.
Paolo Perazzolo: QUANDO DARIO FO DISSE A FAMIGLIA CRISTIANA: «RESTO ATEO, PERÒ...»
SI ERA
SPESSO DEFINITO UN FANATICO DI SAN FRANCESCO, SI PROCLAMAVA ATEO MA HA
SEMPRE DIMOSTRATO ATTENZIONE ALLA SPIRITUALITA' CRISTIANA
SANFRANCESCO: ADDIO A DARIO FO, IL 'GIULLARE DA NOBEL' CHE AMAVA FRANCESCO D'ASSISI
Intervista a Bruno Forte «Affermare
"sono ateo, però non escludo di essere sorpreso da Dio dopo la morte"
dice una condizione di inquietudine, una ricerca del cuore che non si
chiude alla possibile "ulteriorità" del mistero. E questo credo sia
proprio di tutti i grandi. Essere o dichiararsi ateo banalmente, senza
problemi, sarebbe sintomo solo di stupidità».
Gian Guido Vecchi: «Come tutti i grandi aveva un cuore inquieto Anche lui cercava Dio»
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In occasione del
conferimento del Premio Nobel per la Letteratura 2016 a Bob Dylan
proponiamo un articolo del Cardinale Gianfranco Ravasi del10 aprile 2011 s ull'artista.
Gianfranco Ravasi: Sant'Agostino amato da Bob Dylan
“Bob Dylan è un vero profeta, sulla scia dei saggi dell’Antico Testamento” (Seth Rogovoy)
È indubbio che il riferimento alla Bibbia rappresenti un punto di
riferimento costante lungo tutto il cammino creativo di Bob Dylan, di
famiglia ebraica e iniziato alla religione con la cerimonia
del bar-mitzvà nel 1954. Buona parte dei suoi primi successi,
a partire dalla celebre Blowin' in the Wind,
s’ispira chiaramente a passaggi dei libri di Ezechiele e Isaia, mentre
– secondo Alessandro Carrera – “la sua opera potrebbe essere letta come
una sorta di ripetizione della Bibbia, una grande storia di ritorno al
paradiso perduto”.
Brunetto Salvarani: LA BIBBIA DI BOB DYLAN
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In
occasione della Giornata Internazionale della Nonviolenza è stata resa
pubblica una lettera all’Enciclopedia Treccani ed all’Accademia della
Crusca firmata da un nutrito gruppo di studiosi, ricercatori, attivisti
e amici della nonviolenza. La riportiamo integralmente.
La parola "nonviolenza"
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Dai 35 euro al giorno al
lavoro rubato agli italiani. Emma Bonino ha ideato un "piccolo
prontuario" per smontare punto per punto i pregiudizi sull'accoglienza
Vladimiro Polchi: Migranti, gli otto falsi miti da sfatare
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Anziché pensare la Rete
solo come il luogo di virtualizzazione delle esistenze di milioni di
individui, di perdita del saper fare e del saper vivere, di
indebolimento dei legami comunitari, possiamo forse immaginarla come
un’occasione di rilocalizzazione di territori 'contributivi', sciolti
dalle risorgenti tentazioni del localismo, in virtù delle nuove
possibili riarticolazioni tra locale e globale, situato e
delocalizzato, individuale e collettivo.
Chiara Giaccardi e Mauro Magatti: «La Rete può favorire l'economia della cura»
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SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA
NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA" Beato il grembo che ti ha portato... (Lc 11,27-28)
Dire grazie è così facile, eppure così difficile... (Papa Francesco)
Il suono delle parole e l'evidenza dei segni... (M. Blondel)
Non ti arrendere mai... (San Leone Magno)
Uomini e donne dell'invece... (Antonio Savone)
Guai a voi... (mons. Domenico Sigalini)
C'è bisogno di autentici testimoni di Gesù Cristo... (Benedetto XVI)
Gesù porta il fuoco nel nostro cuore... (Gregorio il Sinaita)
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L'11 ottobre del 1962 Giovanni XXIII apriva
l'assise ecumenica e pronunciava il celebre "Discorso della luna". Per
questo Francesco ha scelto questa data per la festa liturgica, legando
la memoria del "Papa buono" a quell'evento profetico che aprì la Chiesa
all'abbraccio con la modernità
Nella convocazione del Concilio San Giovanni XXIII ha dimostrato... Il perdono sia sulle labbra e nel cuore di tutti...
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... Di lui, alcuni
confratelli hanndo sempre detto: "Sa leggere il mondo". Ciò ci fa
pensare che i gesuti hanno scelto un nuovo Superiore generale non solo
per governare la Compagnia ma anche per leggere il mondo, il suo
presente incerto, insidioso e travagliato, ma soprattutto per leggere i
segni dei tempi e della speranza...
Il nuovo Superiore generale dei gesuiti. La sorprendente elezione di padre Arturo Sosa
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E’ stato eletto il nuovo
superiore generale della Compagnia di Gesù. Si tratta di
padre Arturo Sosa Abascal, della Provincia del Venezuela. Padre
Sosa, 68 anni, venezuelano, è stato consultore del padre generale,
delegato generale per le case e le opere interprovinciali della
Compagnia di Gesù a Roma. Ha conseguito un dottorato in scienze
politiche presso l’Universidad Central de Venezuela. Padre Arturo Sosa,
nato nel 1948 a Caracas, è entrato nella Compagnia di Gesù nel 1966 ed
è stato ordinato sacerdote nel 1977. Padre Sosa è il 31.mo Superiore
generale della Compagnia di Gesù. Ma con quali
sentimenti padre Arturo Sosa Abascal ha ricevuto questo
incarico? Ascoltiamolo ...
RADIO VATICANA: Padre Sosa, nuovo superiore dei Gesuiti: inizia una grande sfida
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Lo splendido canto in lingua aramaica
eseguito dai membri ortodossi assiri
della Chiesa ortodossa di Georgia
al
termine dell’incontro tra Papa Francesco e Ilia II, nella Cattedrale
Patriarcale di Svetitskhoveli a Mtskheta, 1 ottobre 2016. video
Guarda anche i post già pubblicati:
- VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE FRANCESCO IN GEORGIA E AZERBAIJAN - 30 SETTEMBRE (cronaca, foto, testi e video)
- "L’ultima
parola l’ha la misericordia!" - CONFERENZA STAMPA DEL SANTO PADRE
DURANTE IL VOLO DI RITORNO DALL'AZERBAIJAN - 2 ottobre 2016 -
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Il recente incontro delle religioni per la pace ad Assisi e l’annuale
ricorrenza della festa di San Francesco ripropongono in maniera diversa
e complementare l’attualità del messaggio di colui che fu definito da
Dante “tutto serafico in ardore” (Paradiso, XI, 37), capace di parlare
agli uomini d’oggi non meno che a quelli del suo tempo.
Significativamente, in un delizioso scritto giovanile intitolato
Francesco d’Assisi (1904), Hermann Hesse osservava: “Appare evidente
come per parecchi secoli in tutta l’Italia nessun uomo abbia goduto di
un amore e di un ossequio così smisurati come il modesto e umile
Francesco… Egli aveva sparso a piene mani un buon seme, e quel seme
germogliò, crebbe e fiorì”.
Qual è questo seme? Che cosa esso potrebbe offrire all’Italia di oggi? Vorrei rispondere a queste domande soffermandomi su
tre aspetti della figura di Francesco, che mi sembra incarnino un
messaggio di vita e di speranza particolarmente importante per il
nostro oggi: l’amore alla povertà, la scelta di farsi prossimo,
specialmente ai più poveri, e il coraggio nel richiamare il valore
sanante della misericordia e del perdono.
...
Certo,
il Santo di Assisi sceglie la povertà non per pauperismo, ma per amore
del Cristo povero, con l’intento di vivere il Vangelo che l’ha
raggiunto in maniera folgorante nella festa dell’Apostolo Mattia alla
Porziuncola: “Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli
è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi,
scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca
da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone…” (Mt 10,7-10).
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Così San Francesco parla anche all’Italia di oggi di Bruno Forte
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SALUTO DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII
AI FEDELI PARTECIPANTI
ALLA FIACCOLATA
IN OCCASIONE DELL'APERTURA
DEL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II
Giovedì, 11 ottobre 1962
Cari
figliuoli, sento le vostre voci. La mia è una voce sola, ma riassume la
voce del mondo intero; qui tutto il mondo è rappresentato. Si direbbe
che persino la luna si è affrettata, stasera – osservatela in alto! – a
guardare a questo spettacolo.
...
La
mia persona conta niente, è un fratello che parla a voi, diventato
Padre per la volontà di Nostro Signore, ma tutt’insieme: paternità e
fraternità e grazia di Dio, tutto, tutto!
Continuiamo,
dunque, a volerci bene, a volerci bene così, a volerci bene così,
guardandoci così nell’incontro, cogliere quello che ci unisce, lasciar
da parte quello - se c’è – qualche cosa che ci può tenere un po’ in
difficoltà.
Niente:
Fratres sumus! La luce che splende sopra di noi, che è nei nostri
cuori, che è nelle nostre coscienze, è luce di Cristo, il quale
veramente vuol dominare, con la Grazia sua, tutte le anime.
Stamattina
è stato uno spettacolo che neppure la Basilica di San Pietro, che ha
quattro secoli di storia, non ha mai potuto contemplare.
...
Questa
sera lo spettacolo offertomi è tale da restare ancora nella mia
memoria, come resterà nella vostra. Facciamo onore alla impressione di
questa sera. Che siano sempre i nostri sentimenti come ora li
esprimiamo davanti al Cielo e davanti alla terra: fede, speranza,
carità, amore di Dio, amore dei fratelli; e poi, tutti insieme, aiutati
così nella santa pace del Signore, alle opere del bene !
Tornando a casa, troverete i bambini; date una carezza ai vostri bambini e dite:“Questa è la carezza del Papa”.
Troverete qualche lacrima da asciugare. Fate qualcosa, dite una parola
buona. Il Papa è con noi specialmente nelle ore della tristezza e
dell'amarezza.
E
poi, tutti insieme ci animiamo cantando, sospirando, piangendo, ma
sempre sempre pieni di fiducia nel Cristo che ci aiuta e che ci
ascolta, continuare e riprendere il nostro cammino. ...
video
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E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
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«Spesso mi chiedo: come i mezzi di comunicazione possono mettersi al servizio di una cultura dell'incontro?
Abbiamo
bisogno di informazioni che portino alla concordia per il bene
dell'umanitù e del pianeta. Unisciti con me in questa richiesta.
Perché
i giornalisti nell'esercizio della loro professione siano sempre
animati dal rispetto per la verità e da un forte sentimento etico.
Puoi aiutarmi a diffondere questa intenzione di preghiera?...» video
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Vangelo: Lc 17,11-19
La lebbra è una malattia terribile, chiamata "la figlia primogenita della morte"(Gb 18,13)
e ritenuta una vera e propria maledizione di Dio, una punizione
riservata a coloro che hanno fatto esperienza del peccato e per questo
sono divorati, pezzo per pezzo, dalla morte. I lebbrosi sono "cadaveri ambulanti, impuri ed esclusi, obbligati a star fuori dalla comunità dei viventi "(cit.), esseri immondi che rendono immondo tutto quello con cui vengono a contatto. La Samaria e la Galilea,
simboli dell'infedeltà e dell'idolatria, sono la cifra di questa
impurità generatrice di morte, che impedisce ogni contatto con Dio, con
gli uomini e con le cose. Questa è la ragione per cui Gesù attraversa
queste due regioni, le taglia in mezzo proprio perché nessun fratello
si senta escluso dalla prossimità e dalla tenerezza di Dio, e tutti
tragga dietro di sé fino a Gerusalemme dove, sul Golgota, manifesterà
al mondo intero il volto misericordioso del Padre. Lebbrosi sono i
samaritani e i galilei, lebbrosa è la comunità dei credenti (il numero
dieci è il simbolo dell'assemblea sinagogale) perché incapace di vivere
la misericordia (17,1-6) lebbrosi siamo tutti perché viviamo visibilmente la stessa morte.
Il Signore Gesù, venendo a contatto con noi, usandoci misericordia, assume la nostra lebbra divenendo come noi (cfr. Lv 13).
...
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Commento
XXVIII Domenica Tempo Ordinario (Anno C)
Letture: 2 Re 5,14-17; Salmo 97; 2 Timoteo 2,8-13; Luca 17, 11-19
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Gesù è in cammino. E come lungo ogni cammino, la lentezza favorisce gli incontri, l'attenzione trasforma ogni incontro in evento.
...
Davanti al dolore dell'uomo, appaiono i tre verbi dell'agire di Cristo: vedere, fermarsi, toccare, anche se solo con la carezza della parola.
Davanti al dolore scatta come un'urgenza, una fretta di bene:
non devono soffrire neanche un secondo di più. E mi ricorda un verso
bellissimo di Ian Twardowski: affrettiamoci ad amare, le persone se ne
vanno così presto! L'amore vero ha sempre fretta. È sempre in ritardo sulla fame di abbracci o di salute.
Andate... ...
Ancora una volta il Vangelo propone un samaritano, uno straniero, un eretico come modello di fede: la tua fede ti ha salvato. La fede che salva non è una professione verbale, non si compone di formule ma di gesti pieni di cuore: il ritorno, il grido di gioia, l'abbraccio che stringe i piedi di Gesù.
Il
centro della narrazione è la fede che salva. Tutti e dieci sono
guariti. Tutti e dieci hanno creduto alla parola, si sono fidati e si
sono messi in cammino. Ma uno solo è salvato. Altro è essere guariti, altro essere salvati. Nella
guarigione si chiudono le piaghe, rinasce una pelle di primavera. Nella
salvezza ritrovi la sorgente, tu entri in Dio e Dio entra in te, e
fiorisce tutta intera la tua vita.
...
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Da HOREB,
tracce di spiritualità a cura dei Carmelitani,
anno XXV - 2016 - n. 2
"La misericordia, volto di Dio, volto dell’uomo"
Nell’indire
l’Anno Santo della Misericordia Papa Francesco ha sollecitato ad aprire
il cuore e a concentrare l’attenzione sul dramma delle periferie
esistenziali che la nostra società crea spesso in modo cinico e
perverso. Dentro questo contesto il Papa ci esorta a meditare sulle
opere di misericordia corporale e spirituale – cadute da tempo
nell’oblio della coscienza credente – e a metterle in pratica come
discepoli del Signore:
«È mio vivo desiderio – scrive il Papa nella
Misericordiae vultus al n. 15 – che il popolo cristiano rifletta
durante il Giubileo sulle opere di misericordia corporale e spirituale.
Sarà un modo per risvegliare la nostra coscienza spesso assopita
davanti al dramma della povertà e per entrare sempre di più nel cuore
del Vangelo, dove i poveri sono i privilegiati della misericordia
divina. […] In ognuno di questi “più piccoli” è presente Cristo stesso.
La sua carne diventa di nuovo visibile come corpo martoriato, piagato,
flagellato, denutrito, in fuga… per essere da noi riconosciuto, toccato
e assistito con cura. Non dimentichiamo le parole di san Giovanni della
Croce: “Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore ” (Parole di
luce e di amore, 57)».
In
questa mia riflessione non intendo commentare le singole opere di
misericordia corporale e spirituale – altri l’hanno già fatto con
competenza e sapienza, ma concentrare l’attenzione sullo stile umano e
di fede, sulla postura esistenziale più corretta che è opportuno
assumere quando persone e comunità decidono di offrire l’operosità
delle loro mani, della loro mente e del loro cuore per dedicarsi alla
cura delle ferite impresse negli impoveriti, negli scartati, nei deboli
e negli smarriti della nostra società.
...
Diventare fratelli, per grazia
Accostandoci
più da vicino alle opere di misericordia, rileviamo che vi è una pagina
evangelica che fortemente le ha ispirate: il giudizio universale di Mt
25,31-46. Qui nei vv. 35-36 vengono indicate sei opere di misericordia:
«ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete
dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete
vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a
trovarmi», dove si sente l’eco di altre pagine bibliche dell’Antico e
del Nuovo Testamento che enucleano atti similari di realizzazione della
misericordia5. Ebbene, se Mt 25,31-46 è stato testo ispirante, di esso
non devono sfuggirci alcune particolarità che mirano a plasmare il
nostro stile, il nostro modo di essere nel fare misericordia.
Innanzitutto,
davanti al Figlio dell’Uomo Crocifisso Risorto, vengono convocati tutti
i popoli (v. 32), vale a dire tutta l’umanità e non solo i credenti in
lui. I cristiani appartengono a tutta l’ecumene, a tutta la famiglia
umana; non sono una élite di privilegiati a cui il Signore riserva un
giudizio a parte. Nel Giorno del Giudizio, quando saremo davanti a Lui,
noi cristiani verremo giudicati nello stesso modo e assieme a tutte le
altre persone umane di questo mondo.
E il giudizio – che a dire il vero inizia già da quaggiù e dal nostro oggi
...
Amando si impara ad amare - Le opere di misericordia (PDF)
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Don Ernest Simoni, il neo-cardinale che ha commosso Francesco
Il
Papa ha annunciato la berretta rossa per l’unico sacerdote vivente che
è stato testimone della persecuzione nell’Albania comunista
proclamatasi «primo Stato ateo al mondo»
Tra
i nomi dei nuovi cardinali annunciati da Papa Francesco all’Angelus di
domenica 9 ottobre ce
n’è uno che attira particolarmente l’attenzione. È quello di un
semplice prete che fra qualche giorno compirà 88 anni, l’albanese don
Ernest Simoni Troshani. Il 21 settembre 2014, a Tirana, Francesco
aveva ascoltato la sua toccante testimonianza e ne era stato
profondamente colpito,
fino alle lacrime. Aveva abbracciato il sacerdote e gli aveva baciato
le mani. Don Simoni, l’unico sacerdote vivente che sia stato testimone
della persecuzione del regime di Enver Hoxha, che aveva proclamato
l’Albania il «primo Stato ateo al mondo». E aveva perseguitato
cristiani cattolici e ortodossi insieme a musulmani e sufi
bektashi.
...
Francesco
lo aveva ascoltato in silenzio. Poi quando l’anziano sacerdote che ha
trascorso 27 anni ai lavori forzati si era inginocchiato davanti a lui,
lo aveva risollevato, aveva messo la sua fronte sulla sua fronte e lo
aveva abbracciato a lungo, stringendolo a sé. Aveva pianto Papa
Bergoglio, anche se non voleva non darlo a vedere e prima di girarsi
nuovamente verso i sacerdoti e le religiose che si stringevano attorno
a lui nella cattedrale di Tirana, si era tolto gli occhiali
asciugandosi gli occhi.
«Davvero
sentire parlare un martire del proprio martirio è forte - aveva detto
poco dopo il Papa ai giornalisti sul volo che da Tirana lo riporta a
Roma - credo che eravamo tutti commossi per questi testimoni che
parlavano con naturalezza e con un’umiltà e sembravano quasi raccontare
le storie della vita di un altro». La storia di don Ernest Simoni è
raccontata nel libro «Dai lavori forzati all’incontro con Francesco»,
scritto dal giornalista Mimmo Muolo e pubblicato dalle Edizioni Paoline.
(fonte del testo: Vatican Insider, articolo di Andrea Tornielli del 09/10/2016)
Immagini dal web a cura dello staff di "Quelli della Via"
video
Per saperne di più guarda anche:
- la scheda del libro «Don Ernest Simoni - Dai lavori forzati all’incontro con Francesco»
- Papa Francesco: viaggio apostolico in Albania (21 settembre 2014) / 2 (cronaca, foto, testi e video)
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di Carlo Maria Martini
Un
testo inedito del 1975, sorprendente e di straordinaria freschezza,
ritrovato fra le carte di Carlo Maria Martini. Un viaggio meditativo
sulla vita dell'anima e la lotta spirituale, proposto dall'allora
Rettore del Pontificio Istituto Biblico di Roma, che sarebbe poi
diventato cardinale di Milano.In
questo scritto - recuperato a seguito del lavoro di riordino e
archiviazione a cura della Fondazione Martini - si rivela ancora una
volta non solo il fine esegeta della Sacra Scrittura e il pastore che
sarebbe stato poi grandemente ascoltato negli anni milanesi, ma anche
il profondo scrutatore dell'animo umano capace di scandagliare le
vanità e le debolezze dell'io nel costante combattimento fra l'opzione
fondamentale per il bene e la resa di fronte alla fascinazione del
male. Questa sorta di "manuale di vita interiore" aiuta a guardarsi
dentro, a individuare le nostre inquietudini, a difendersi dal "morso
dello spirito negativo" e ad affrontare quello stato di "desolazione
spirituale" sempre in agguato sulla strada di chi vuole seguire il
Vangelo; non manca un'instancabile esortazione alla fiducia,
soprattutto quando si cade nei tentacoli delle forze oscure del
maligno, perché come scrive Martini in queste pagine: "Tornerà il
sereno. Dovremo solo attendere il riapparire del sole interiore, della
luce dell'anima, con disposizione paziente, risoluta e coraggiosa".
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L'estratto pubblicato da Avvenire
La prefazione di Enzo Bianchi.
Stare
tra voi affinché possiamo insieme gustare il conforto, per mezzo della
fede vostra e mia» (Rm 1, 12). Il desiderio espresso dall’apostolo
Paolo ai cristiani di Roma è lo stesso che animava quarant’anni fa
padre Carlo Maria Martini, allora rettore del Pontificio Istituto
Biblico di Roma, nel predicare un corso di esercizi sulla lotta
spirituale a una comunità di monache carmelitane.
Ed
è lo stesso sentimento che abita il lettore nell’accostarsi a queste
pagine inedite, letteralmente riemerse da un cassetto dimenticato e
proposte con la freschezza del parlato.
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Vivono
«come gufi nella notte», così li definì Cristina Saviozzi in un
fortunato libro edito da San Paolo, nascosti in appartamenti anonimi
all'interno delle nostre città o in masi abbarbicati su montagne
difficili da raggiungere. Ma tre giorni fa, in via del tutto
eccezionale, hanno scelto di scendere "a valle". E di venire allo
scoperto, riunendosi in una casa di ritiro vicino a Firenze, dove hanno
partecipato a un convegno dedicato esclusivamente a loro e intitolato:
«Vivere in disparte per essere al cuore del mondo».
Paolo Rodari: Il ritorno degli eremiti "Noi, ultimo rifugio per chi cerca ascolto"
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Intimo o pubblico: il rapporto con il divino nei saggi di Heiler e di Florenskij tradotti in Italia
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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni |
(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
S’intitola
"Bartholomew Apostle and Visionary" l’omaggio al Patriarca Ecumenico
Bartolomeo contenuto in un volume appena uscito negli Stati Uniti nel
venticinquesimo anniversario della sua elezione alla sede di
Costantinopoli. Autore del libro è John Chryssavgis, arcidiacono del
Trono ecumenico e consulente teologico dell’arcidiocesi greco-ortodossa
di America e del Patriarca Ecumenico per le questioni ambientali. Il volume contiene la prefazione di Papa Francesco e la riflessione di Benedetto XVI (di cui riportiamo di seguito il testo) nonché
gli interventi di Joe Biden, vicepresidente degli Stati Uniti, del
rabbino David Rosen, dell’arcivescovo anglicano Rowan Williams, di Al
Gore, dell’antropologa Jane Goodall e del giornalista George
Stephanopoulos.
Cammino comune
La
prefazione del Papa al libro dedicato a Bartolomeo per il
venticinquesimo anniversario dell’elezione nella sede patriarcale di
Costantinopoli
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Compagni di viaggio
La riflessione di Benedetto XVI
...
la scheda del libro Bartholomew: Apostle and Visionary (Inglese)
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Le
prime cittadine di Madrid, Barcellona e Parigi hanno inviato una
lettera ai loro colleghi europei per incoraggiarli a partecipare
all’incontro del 9-10 dicembre su questi «nostri fratelli»
Jacopo Scaramuzzi: Tre super sindache promuovono un summit sui rifugiati in Vaticano
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Teologi
e attivisti per la giustizia climatica riuniti nei giorni scorsi a
Ginevra per discutere le strategie in vista della Conferenza del 7-18
novembre
“I cristiani devono guardare alle sfide del cambiamento climatico
attraverso la lente della fede e della speranza nell’amore di Dio”. È
quanto ha dichiarato il segretario generale del World Council of
Churches (Wcc), reverendo Olav Fykse Tveit, durante la riunione del
gruppo di lavoro sui cambiamenti climatici cha fa capo alla stessa
organizzazione ecumenica. Fkyse Tveit ha sottolineato in particolare
l’importanza di affrontare le questioni relative alla giustizia
climatica con un impegno spirituale e con una preparazione
multidisciplinare collaborativa
ZENIT: “Le sfide dei cambi climatici sotto la lente della fede”. Il Wcc verso la Cop22 di Marrakech
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08/10/2016:
09/10/2016:
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11/10/2016:
Per vivere felici è necessario...
13/10/2016:
Viviamo il Vangelo quando...
14/10/2016:
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"Voglio
veder ridere. Un cristiano non ha alcun motivo per essere triste e ne
ha tanti per essere contento" Sant'Ignazio di Loyola.
Questo video, con un simpatico momento dell'incontro di Papa Francesco
e il Primate della Chiesa anglicana Justin Welby, è stato pubblicato su
Twitter dal direttore della sala stampa vaticana Greg Burke.
L'arcivescovo di Canterbury nell'austera Biblioteca privata del Palazzo
apostolico, prima del trasferimento nella Sala dei papi per l'incontro
ufficiale con i due discorsi sull'ecumenismo, racconta questa
barzelletta: "Sai quale è la differenza tra un liturgista e un
terrorista? Con il terrorista puoi trattare..." ed entrambi esplodono
con una prorompente risata.
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"E’ ipocrita essere cristiano e cacciare via un rifugiato, uno che cerca aiuto, un affamato”
(Papa Francesco - incontro con i partecipanti al pellegrinaggio dei luterani - Aula Paolo VI Giovedì, 13 ottobre 2016)
video
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Visita di Papa Francesco ai bambini del “Villaggio SOS” di Roma, nel quadro dei “Venerdì della Misericordia”
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
La visita del Papa sui luoghi del terremoto
Una foto e una scelta che valgono un mondo
di Angelo Scelzo
Il
Papa, di spalle, solo e sullo sfondo le macerie di Amatrice: se una
foto è anche un racconto quella di Francesco nei paesi terremotati
parla e narra fino ai dettagli della natura e dello stile di un
pontificato. La forza di pietre ridotte in polvere è grande, ed è per
questo che dalle rovine di Amatrice lo sguardo non fa fatica ad
allargarsi al mondo, e ad altre macerie non di pietra, ma non meno
rovinose.
...
Davanti
a un panorama di macerie, l’ansia tutta francescana di «riparare la
casa» – l’uscio di Amatrice, la porta del mondo – si è manifestata in
tutta la sua struggente intensità. ...
Anche
di fronte alle macerie di Amatrice, Francesco ha mostrato come una
Chiesa che accorre è tutt’altro che un mero organismo da «pronto
soccorso». Essa non invade campi, né ad Amatrice («Non sono venuto
prima per non dare fastidio») né in ogni altra parte nel mondo. E non
ha bisogno di piantare bandiere. La sua casa è l’uomo e dove egli vive.
Il Reatino vale il Caucaso, e Lesbo vale Cuba, l’Africa, l’America
Latina. Una globalizzazione anche, ma radicalmente diversa. E ancora
alla rovescia. Perché la chiesa di papa Francesco, nell’era di internet
e nel profluvio delle connessioni, è quella che ha preso a bussare a
ogni porta.
Vedi anche i nostri post precedenti:
- Francesco, l'«amico sacerdote» tra i terremotati del centro Italia. La visita di un umile, buon pastore.
- "Vi
sono vicino... e prego per voi!" - 4 ottobre 2016 - Papa Francesco:
parole e gesti tanto attesi... (cronaca, testi e video) - 1
- «E
coraggio, sempre avanti, sempre avanti... Io vi sono vicino, sono con
voi» - 4 ottobre 2016 - Papa Francesco: parole e gesti tanto attesi...
(cronaca, testi e video) - 2
- “Il terrore negli occhi dei bambini” di Andrea Tornielli
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GIUBILEO MARIANO
Veglia
8 ottobre 2016
«La Madonna vuole portare a noi tutti il grande dono
che è Gesù; e con Lui ci porta il suo amore, la sua pace, la sua
gioia». È il tweet lanciato sull’account @Pontifex, con cui il Papa ha
aperto, sabato 8 ottobre, il giubileo mariano in Piazza San
Pietro.
Una
due-giorni di preghiera e di riflessione alla quale hanno preso parte
più di 25.000 fedeli da 55 nazioni. Questo è stato il giubileo mariano
celebrato sabato e domenica in Vaticano. Rettori, cappellani e devoti
dei principali santuari dei cinque continenti hanno portato i loro
gonfaloni insieme con gli stendardi dei comuni di provenienza.
Prologo
alla messa di domenica mattina è stata la veglia svoltasi sempre in
piazza San Pietro con la recita dei misteri gloriosi del rosario
davanti all’immagine della Salus populi Romani. La venerata effige cara
a Papa Francesco ha chiuso la suggestiva processione che ha preceduto e
accompagnato l’arrivo del Pontefice: 94 delegazioni dei santuari hanno
sfilato lungo la piazza portando statue, immagini e vessilli, collocati
poi sul sagrato della basilica.
...
video
Al termine della recita del Santo Rosario il Santo Padre prima della benedizione finale rivolge ai fedeli queste parole:
testo
video del discorso
video integrale
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GIUBILEO MARIANO
9 ottobre 2016
Decine
di migliaia i fedeli presenti questa mattina in Piazza San Pietro per
partecipare alla celebrazione eucaristica presieduta da Papa Francesco,
che ha concluso il Giubileo Mariano.
testo
video dell'omelia
Angelus
testo
Annuncio di Concistoro per la creazione di nuovi Cardinali
video dell'Angelus
video integrale
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UDIENZA GENERALE 12 ottobre 2016 ...
Le Opere di Misericordia corporali e spirituali
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Nelle
catechesi precedenti ci siamo addentrati poco alla volta nel grande
mistero della misericordia di Dio. Abbiamo meditato sull’agire del
Padre nell’Antico Testamento e poi, attraverso i racconti evangelici,
abbiamo visto come Gesù, nelle sue parole e nei suoi gesti, sia
l’incarnazione della Misericordia. Egli, a sua volta, ha insegnato ai
suoi discepoli: «Siate misericordiosi come il Padre» (Lc 6,36). È un
impegno che interpella la coscienza e l’azione di ogni cristiano.
Infatti, non basta
fare esperienza della misericordia di Dio nella propria vita; bisogna
che chiunque la riceve ne diventi anche segno e strumento per gli
altri. La misericordia, inoltre, non è riservata solo a dei momenti
particolari, ma abbraccia tutta la nostra esistenza quotidiana.
Come, dunque, possiamo essere testimoni di misericordia?
...
testo
video dela catechesi
Saluti:
...
APPELLO PER LA SIRIA
Voglio
sottolineare e ribadire la mia vicinanza a tutte le vittime del
disumano conflitto in Siria. È con un senso di urgenza che rinnovo il
mio appello, implorando, con tutta la mia forza, i responsabili,
affinché si provveda a un immediato cessate il fuoco, che sia imposto e
rispettato almeno per il tempo necessario a consentire l’evacuazione
dei civili, soprattutto dei bambini, che sono ancora intrappolati sotto
i bombardamenti cruenti.
APPELLO
Domani, 13 ottobre, ricorre la Giornata internazionale per la riduzione dei disastri naturali,
che quest’anno propone il tema: “Ridurre la mortalità”. Infatti i
disastri naturali potrebbero essere evitati o quanto meno limitati,
poiché i loro effetti sono spesso dovuti a mancanze di cura
dell’ambiente da parte dell’uomo. Incoraggio
pertanto a unire gli sforzi in modo lungimirante nella tutela della
nostra casa comune, promuovendo una cultura di prevenzione, con l’aiuto
anche delle nuove conoscenze, riducendo i rischi per le popolazioni più
vulnerabili.
...
testo integrale
video integrale
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
11 ottobre 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
Facce toste - "Religione dell’apparire" o "strada dell’umiltà"?
«Religione
dell’apparire» o «strada dell’umiltà»? Nell’omelia della messa
celebrata a Santa Marta martedì 11 ottobre, Papa Francesco ha indicato
una scelta decisiva per la vita di ogni cristiano: anche nel «fare il
bene», infatti, si può incorrere in un pericoloso fraintendimento, che
è quello di mettere avanti noi stessi e non «la redenzione che Gesù ci
ha dato». L’obiettivo è quello di affermare «la nostra libertà
interiore» mostrandoci al mondo come realmente siamo nel nostro cuore,
senza facili o furbesche operazioni di «maquillage» esteriore.
... (fonte: L'Osservatore Romano)
video
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
13 ottobre 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“Un nome da sogno”
Sul
documento d’identità di ogni cristiano c’è il nome che Dio ha scelto
con la stessa tenerezza di una mamma e un papà che «sognano il loro
bambino». E ci sono anche tre caratteristiche irrinunciabili:
«benedetto perché scelto, perché perdonato e perché in cammino». Ecco i
segni di riconoscimento del cristiano indicati dal Papa nella messa
celebrata giovedì mattina, 13 ottobre, nella cappella della Casa Santa
Marta. ...
(fonte: L'Osservatore Romano)
video
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Per Papa Francesco, che questa volta non la manda a dire, è ipocrita "dirsi cristiano e cacciare via un rifugiato". Così si è espresso ieri nella Sala Paolo VI nel corso dell'udienza a un gruppo di luterani.
Ecco le sue parole testuali trascritte dal video: "La
malattia, o si può dire anche il peccato, che Gesù condanna di più è
l'ipocrisia. E' un atteggiamento ipocrita dirsi cristiano e cacciare
via un rifugiato, uno che cerca aiuto, un affamato, un assettato, un
... cacciare via uno che ha bisogno del mio aiuto. Se io mi dico
cristiano e faccio questo cose sono un ipocrita".
video
Poi, il Santo Padre ha aggiunto: i
conti non quadrano nel caso di coloro che «vogliono difendere il
cristianesimo in Occidente e dall’altra parte sono contro i rifugiati e
contro le altre religioni», "è una contraddizione", e cioè
un’incoerenza tra fede e vita.
...
In
passato, il Santo Padre, sempre nell'ambito dei flussi migratori, dei
rifugiati e migranti, aveva già smontato l'altra falsità che serpeggia
da sempre: voler la pace, a parole, per poi, sottobanco vendere armi
per fare la guerra. «C'è
sempre l'ipocrisia e per questo ho detto che non è sufficiente parlare
di pace, si deve fare la pace. Chi parla soltanto di pace e non fa la
pace, è in contraddizione. Chi parla di pace e favorisce la guerra, per
esempio con la vendita delle armi, è un ipocrita». (In aereo il 6 giugno 2015, rientrando da Sarajevo). "Per questo bisogna contrastare con fermezza la proliferazione e il traffico delle armi e le loro trame spesso occulte", disse alla cittadinanza di Lesbo lo scorso 16 aprile. E sempre ieri nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2017, Papa Francesco ha scritto: "«Amate
dunque il forestiero, perché anche voi foste forestieri nella terra
d’Egitto» (Dt 10,19). Tale fenomeno costituisce un segno dei tempi, un
segno che parla dell’opera provvidenziale di Dio nella storia e nella
comunità umana in vista della comunione universale. Pur senza
misconoscere le problematiche e, spesso, i drammi e le tragedie delle
migrazioni, come pure le difficoltà connesse all’accoglienza dignitosa
di queste persone, la Chiesa incoraggia a riconoscere il disegno di Dio
anche in questo fenomeno, con la certezza che nessuno è straniero nella
comunità cristiana, che abbraccia «ogni nazione, razza, popolo e
lingua» (Ap 7,9). Ognuno è prezioso, le persone sono più importanti
delle cose e il valore di ogni istituzione si misura sul modo in cui
tratta la vita e la dignità dell’essere umano, soprattutto in
condizioni di vulnerabilità, come nel caso dei minori migranti." E'
ora di essere cristallini e veritieri: chi non vuole i rifugiati e i
migranti, posizione legittima, non deve usare il Vangelo e il
cristianesimo per dare fondamento alla sua scelta. Deve avere invece il
coraggio e l'onestà di esporre le proprie ragioni senza usare la fede
religiosa di milioni di cittadini e che ovviamente nulla ha che fare
con le loro convinzioni. E' una questione di reputazione e la
reputazione è il vero valore aggiunto della credibilità di un politico. (fonte: Il Sismografo 14/10/2014)
Vedi anche:
- Francesco pellegrino di pace a Sarajevo 6/6/2015 - Conferenza stampa durante il volo di ritorno a Roma (testo e video)
- Il messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2017
- Il testo del discorso di Papa Francesco ai partecipanti al Pellegrinaggio dei Luterani (13 ottobre 2016)
video
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Francesco sorprende
ancora. Tre anni e mezzo dopo la decisione di rinunciare ad abitare
nell'appartamento papale al terzo piano del palazzo apostolico, chiude
un altro appartamento. Quello di Castel Gandolfo,
Paolo Rodari: Castel Gandolfo, addio: la rinuncia di Papa Francesco al buen retiro
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