"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°49 del 2016

Aggiornamento della settimana

- dal 17 al 23 dicembre 2016 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 6 gennaio 2017

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


PREGHIERA DEI FEDELI




OMELIA 


 

 



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 







Questo tempo mi è donato da Dio perché io possa viverlo; non mi è dato per ricavarci qualcosa, bensì perché sia consegnato all'eternità trasformato in amore.
Thomas Merton
BUON NATALE
E
FELICE ANNO NUOVO!!!





I NOSTRI TEMPI


(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)


Siria: fermiamo la guerra. La pace è possibile - ... Tutte le guerre di oggi si combattono sulla pelle dei civili. Tutte!!!


Siria: fermiamo la guerra. La pace è possibile

"Questa guerra è il peggiore inverno per la Siria. Ma noi sappiamo che dopo l'inverno viene la primavera. Con il vostro sostegno Caritas in tutto il mondo si è impegnata e ha lavorato per rendere possibile la pace in Siria. Lo stesso Papa Francesco ha incoraggiato la nostra campagna «Siria: la pace è possibile», implorando la grazia della conversione dei cuori di quanti hanno la responsabilità del destino di quella martoriata regione.
Mentre Aleppo, tra tregue annunciate e sempre violate, continua ad essere il simbolo di una guerra infinita, con queste parole il card. Luis Antonio Tagle, presidente di Caritas Internationalis nell'imminenza del Santo Natale ha rilanciato la campagna per la pace in Siria. Come sottolineato dal card. Tagle anche Papa Francesco in un video per questa campagna aveva esortato i governi a trovare una soluzione politica alla guerra e ad agevolare l'accesso agli aiuti umanitari.
  video
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(fonte: Caritas Italiana)
LA GUERRA DI ALEPPO NON È SOLO COME VE LA RACCONTANO
di Fulvio Scaglione
C'è molto di più della mera e ipocrita propaganda anti Assad portata avanti dai pacifisti tali solo per convinzione ideologica.
La battaglia di Aleppo, con le stragi di questi giorni e gli anni terribili che le hanno precedute, ha segnato tra le altre cose il collasso del sistema informativo occidentale, ormai quasi incapace di distinguersi dalla propaganda di parte.
Tutto, nel racconto occidentale su Aleppo, sa di truffa e inganno. Dalla pubblicazione senza filtri né verifiche dei dati forniti dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, fondato e animato da un oppositore di Bashar al-Assad e mantenuto dal governo inglese, alla parola “assedio”, usata senza risparmio per Aleppo ma solo negli ultimi mesi, e mai nei più di tre anni in cui la città era attaccata su tre lati da ribelli e jihadisti, arrivati anche a occupare il 60 per cento del territorio urbano. 
Ma questi, se vogliamo, sono piccoli particolari. Il problema vero è il rifiuto di confrontarsi con una realtà che possiamo sintetizzare così: quanto è accaduto ad Aleppo in queste settimane non è per nulla eccezionale. Al contrario, è la norma della guerra contemporanea. Non ci credete? Allora cominciamo a guardarci intorno. Prendiamo Mosul, la grande città irachena che da due anni e mezzo è occupata dall’Isis.
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Per quanto riguarda militari e combattenti vari, le cifre sono: in settembre, 394 uccisi (208 feriti), in ottobre 672 uccisi (353 feriti), in novembre 1.959 uccisi (e 450 feriti). Risultato? Tutto bloccato, quindi altre sofferenze per i civili prigionieri a Mosul e altro tempo regalato all’Isis per continuare a fortificarsi.
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Allora furono proprio i paesi che oggi gridano allo scandalo per le operazioni di Aleppo a bloccare, all’Onu, le proposte di censura contro Israele. E Gaza, d’altra parte, non è una perfetta copia dei quartieri est di Aleppo, quelli attaccati con le bombe dai russi e dai siriani di Assad? 
Ancora. L’Unicef ci ha fatto sapere che nei primi sei mesi del 2016 in Afghanistan si è avuto il numero record di vittime civili: 1.601 morti e 3.565 feriti. Il semestre peggiore dall’invasione anti talebani del 2001. Secondo le stime dell’Onu, il 60 per cento dei civili afghani cade sotto i colpi dei talebani e degli altri gruppi ribelli e criminali.
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La guerra dei nostri tempi, insomma, è questa roba schifosa. Chi fa finta di credere che in Cecenia e ad Aleppo si siano fatte cose diverse da quelle accadute altrove, per esempio a Fallujah o a Gaza, molto semplicemente mente. Tutte le guerre di oggi si combattono sulla pelle dei civili. Tutte.
E in tutte le guerre gli uomini armati, portino o meno un’uniforme, sono al più le vittime collaterali. Cosa che politici, militari e terroristi sanno bene. Dunque la questione vera è evitare il più possibile le guerre, non far finta che ci siano guerre buone e guerre cattive.
(fonte: TPI)


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Una bella iniziativa di solidarietà per Natale: Napoli propone il "Giocattolo sospeso"

A Napoli, dopo l'abitudine, ormai consolidata nel tempo, del "Caffè sospeso" per chi non può permetterselo, un'altra bella iniziativa di grande solidarietà. Affinché a nessun bambino nel giorno di Natale manchi un dono è stata promossa ed avviata con successo la campagna "Giocattolo sospeso"
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La cosa più bella ed importante del Natale è unirsi con la propria famiglia e gli amici ma per i bambini è anche, forse soprattutto, la gioia di scrivere la letterina a Babbo Natale e scartare i regali sotto l'albero. Il "Giocattolo Sospeso" è l'iniziativa di carattere solidale promossa dall'Assessorato ai Giovani del Comune di Napoli per permettere a tutti i bambini di vivere la magia del Natale.
Chiunque lo voglia può, come si fa tradizionalmente con il caffè sospeso, acquistare un gioco da lasciare nei negozi che hanno aderito all'iniziativa e permettere a chi ne ha bisogno di ritirarlo.
Codice etico
1. All'atto della donazione sarà rilasciato uno scontrino di cortesia ed il donatore scriverà il proprio nome sull'apposito registro tenuto in negozio
2. Per ritirare il giocattolo sospeso sarà necessario consegnare al negoziante una fotocopia del proprio documento d'identità in corso di validità
  dal sito del Comune di Napoli Giocattolo Sospeso
  video

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CETA - Una testa di Alex Zanotelli


Una testa 
di Alex Zanotelli
Le disuguaglianze e il riscaldamento sono le principali sfide del nostro tempo” – scrive il noto economista francese T. Piketty. Da qui la necessità di stipulare trattati internazionali che consentano di rispondere a queste sfide promuovendo un modello di sviluppo sostenibile. Da questo punto di vista, l’Accordo commerciale tra Canada e Unione Europea (CETA) è un trattato di altri tempi. E va quindi respinto”.
Piketty, autore del noto studio Il Capitale del XXI secolo, motiva così questo suo giudizio sul CETA. “Il trattato è di natura strettamente commerciale e non contempla alcuna misura vincolante sul piano monetario o climatico.”
Come cittadini non possiamo accettare l’approvazione di questi accordi il CETA, TTIP, TISA che consegnerebbero l’Europa e il mondo alle sole logiche del mercato. È proprio quanto Papa Francesco bolla con tanta forza: “L’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria”.
Se vogliamo bloccare questa deriva, dobbiamo fermare ora il CETA che apre le porte a tutto il resto. Il tempo è breve, febbraio è alle porte. Per informazioni ulteriori, basta entrare nella rete#stopttipItalia che porta avanti anche la Campagna contro il CETA. Mobilitiamoci!
È quanto ci invita a fare papa Francesco, che parlando al terzo Congresso Mondiale dei Movimenti Popolari tenutosi a Roma il novembre scorso ha detto: “Quando strillate, quando gridate, quando pretendete di indicare al potere una impostazione più integrale, allora non ci si tollera più tanto perché state uscendo dalla casella, vi state mettendo sul terreno delle ‘grandi decisioni’ che alcuni pretendono di monopolizzare in piccole caste”.
Insieme ce la possiamo fare.
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  CETA - Una testa di Alex Zanotelli

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La sfida del Natale al tempo del terrorismo di Giuseppe Savagnone

La sfida del Natale 
al tempo del terrorismo
di Giuseppe Savagnone
Direttore Ufficio Pastorale della Cultura dell'Arcidiocesi di Palermo.
Scrittore ed Editorialista.
Possiamo ancora celebrare il Natale? In un racconto della tradizione ebraica si parla di un discepolo che un giorno si recò dal proprio rabbi per confessargli di avere la terribile tentazione di farsi cristiano. «E se fosse davvero venuto?», era la domanda che lo tormentava.
Il rabbi era seduto vicino a una piccola finestra, coperta da una tenda. Non disse nulla ma, con una mano, scostò la tenda e guardò fuori. In strada c’erano un mendicante cencioso che chiedeva l’elemosina, una prostituta che aspettava qualche cliente, un uomo che picchiava un bambino. Lasciò ricadere la tenda e disse: «No, non è venuto».
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Se si guarda a questa promessa, non si può non restare increduli davanti alla fede dei cristiani, espressa nella festa del Natale, secondo cui il Messia è già venuto nel mondo duemila anni fa. Proprio in questi giorni la cronaca ci parla di fatti che fanno apparire questa festa come un’illusione, se non addirittura come un ipocrita “buonismo”. Possiamo ancora credere nel Natale oggi, dopo quello che è successo a Berlino? Ma la domanda si può riprendere e moltiplicare: possiamo ancora credere nel Natale dopo quello che è accaduto ad Aleppo? dopo le atroci torture agli ostaggi da parte dei membri dell’Isis a Dacca? dopo la strage di Nizza? dopo quella del Bataclan a Parigi?
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Resta l’interrogativo per le coscienze più vigili, siano esse credenti o non credenti: che senso ha oggi festeggiare il Natale, mentre tutto concorre, con tragica evidenza, a smentirne il significato? Non siamo costretti anche noi, come il saggio rabbi ebreo, a constatare con rassegnata tristezza: «No, non è venuto»? E a dare ragione a chi, in aperta rottura col messaggio cristiano, oggi, per reazione, si appella ad un crudo realismo e rinnega cinicamente ogni logica di fraternità e di solidarietà, alzando muri in nome del diritto di autodifesa?
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Il silenzio e la povertà che pervadono il Natale, la successiva fuga in Egitto, indicano piuttosto che Dio stesso si mette dalla parte dei poveri, dei perseguitati, delle vittime, così che ciò che viene fatto a loro colpisce Lui. Già da questo punto di vista esso è un terribile monito nei confronti dei ricchi, dei persecutori e dei violenti.
Ma il Natale significa anche che nella profondità della storia operano forze che non fanno rumore – come sono quelle della verità e dell’amore – e che, a dispetto degli apparenti, momentanei insuccessi, sono destinate ad avere la meglio. Perché a Natale Dio si è fatto uomo e ormai Egli stesso garantisce la vittoria finale di ciò che è umano.
Oggi molti pensano che la storia darà ragione ai terroristi, se non ci opponiamo ad essi con lo stesso spirito di odio e con lo stesso disprezzo della differenza tra colpevoli e innocenti. Il Natale ci sfida a rifiutare questa logica. In realtà, la sola cosa peggiore di un mondo dove i fanatici dilagano senza pietà è un mondo dove, per combatterli, noi stessi ci riduciamo a diventare come loro. Duemila anni fa il Signore delle galassie, assumendo la nostra inerme umanità nella sua forma più estrema, quella di un neonato infreddolito, ha preso su di sé la causa dell’uomo e ci ha chiesto di avere anche noi fiducia in essa. Ed anche in questo difficile momento della nostra storia, possiamo metterci in ascolto di questo silenzioso messaggio, oppure ignorarlo, nella fretta di correre di negozio in negozio per comprare gli ultimi regali.
(fonte: TUTTAVIA)

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La lucida follia omicida ha seminato morte al cuore dell’Europa, in quella Berlino che nel 1989 era diventata il simbolo della caduta di ogni muro e della riconciliazione tra due mondi confinanti ma ideologicamente agli antipodi. E ha colpito in prossimità della festività religiosa più sentita in occidente, forse l’unica ancora capace di richiamare tutti i membri di una società secolarizzata a sentimenti di pace e di bontà. Ma stiamo attenti a leggere la simbolica di questo atto terroristico in chiave di scontro religioso. L’attentato di Berlino è molto più simile a quello di Nizza nel luglio scorso – non solo per le modalità di esecuzione – che non ai tanti perpetrati contro obiettivi dichiaratamente cristiani. L’attentatore, infatti, ha scelto un luogo e un momento che garantissero al contempo un numero potenzialmente elevato di vittime e una forte valenza simbolica, capace di sconvolgere i sentimenti occidentali: a Nizza i festeggiamenti civili legati alla laicità per eccellenza, quella rappresentata dalla triade libertà-fraternità-uguaglianza, patrimonio universale di cui l’illuminismo e la rivoluzione francese si sono fatti gli araldi per antonomasia. A Berlino la calamita per l’attentatore non è stato il Natale in sé, ma la sua commercializzazione diffusa: non certo la celebrazione del mistero cristiano dell’incarnazione, bensì la sua riduzione – sovente lamentata anche dagli stessi cristiani – a gioioso mercato di doni e di regali, di profitti e di buoni sentimenti a basso prezzo.
Ben diversi, e quelli sì manifestamente anticristiani, sono stati altri atti di terrore, altri tragici massacri, come quello contro un inerme anziano prete francese intento a celebrare messa o le stragi di cristiani in Egitto compiute all’uscita dei fedeli dalla messa di Natale o tra le navate di una chiesa durante le celebrazioni liturgiche in giorno di domenica.
Il terrore e la morte seminati a Berlino suscitano allora, assieme all’orrore, due tipi di riflessioni quanto mai urgenti, l’una concernente i cittadini europei indistintamente e l’altra particolarmente cogente per i cristiani.
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E qui si innesta la riflessione che coinvolge più da vicino i cristiani: dopo aver a lungo rivendicato le “radici cristiane dell’Europa”, si fa sempre più urgente l’impegno a discernere tra secolari sedimenti culturali e istanze radicalmente evangeliche, tra consuetudini che hanno conservato solo l’esteriorità di un’appartenenza e prassi quotidiane di carità cristiana, tra immagini oleografiche e stereotipate e cura concreta per il prossimo e il bisognoso. Nei giorni precedenti la strage, papa Francesco con candore per nulla ingenuo ebbe a dire: “Parlo sempre di poveri e di misericordia, ma non è una malattia!”. Non di malattia si tratta ma di eco schietta del vangelo. Per un cristiano, infatti, malattia è non vedere i poveri, epidemia è non usare misericordia, contagio è chiudere il cuore di fronte al bisognoso. Questa è la risposta che la fede e le opere cristiane possono dare anche oggi a un’Europa ferita nei suoi sentimenti più profondi
(Dal sito di Bose. pubblicato su Avvenire)
NON RIUSCIRETE A DIVIDERCI!!
BERLINO - Berlinesi e migranti insieme, per ricordare le vittime dell'attacco al mercatino di Natale in cui sono state uccise 12 persone e un'altra cinquantina sono rimaste ferite, e per dare un segnale di unità. Due cori della città di Berlino si sono ritrovati sul luogo della strage, nella Breitscheidplatz. Il "Begegnungschor", un coro composto da rifugiati residenti nella capitale e il coro "Everybody Can Sing Chor" della Gedaechtniskirche, la Chiesa della Memoria, a due passi dal luogo della strage.
Hanno intonato canti di Natale e alzato striscioni e manifesti con scritto: 
"Berlino resta unita", oppure "Non riuscirete a dividerci".(Fonte: askanews, 22/12/2016)
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SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"

La conduttrice lo ha definito olocausto e ha accusato la comunità internazionale di restare inerme dinnanzi all’orrore. ..
#Aleppo #Lasciamouscireicivili

 
L’accusa della giornalista tv arabo-israeliana: “Ad Aleppo c’è l’olocausto e io mi vergogno”


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#PrayforBerlin

 
vignetta GIOBA


NON RIUSCIRETE A DIVIDERCI!!
BERLINO - Berlinesi e migranti insieme, per ricordare le vittime dell'attacco al mercatino di Natale in cui sono state uccise 12 persone e un'altra cinquantina sono rimaste ferite, e per dare un segnale di unità. Due cori della città di Berlino si sono ritrovati sul luogo della strage, nella Breitscheidplatz. Il "Begegnungschor", un coro composto da rifugiati residenti nella capitale e il coro "Everybody Can Sing Chor" della Gedaechtniskirche, la Chiesa della Memoria, a due passi dal luogo della strage.
Hanno intonato canti di Natale e alzato striscioni e manifesti con scritto: "Berlino resta unita", oppure "Non riuscirete a dividerci".

 
video


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#Aleppo #Natale # #Presepe

 
Vuole che il suo presepe sia...  (vignetta GIOBA)

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Il vescovo maronita di Damasco lancia un nuovo appello per la fine della guerra e racconta il Natale nella travagliata nazione

  Paolo Affatato: Samir Nassar : “Il bambino Gesù ha molti compagni in Siria”

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Sul camion assassino di Berlino è stato ritrovato un documento che porta sulle tracce del killer. Sarebbe un tunisino e ora lo stanno cercando. È anche trapelato il nome ma non lo riportiamo per senso di pudore. 
Spieghiamo: questa storia di documenti ritrovati su macchine usate per gli attentati è roba abusata. Fin dall’11 settembre, da quando il documento di Mohamed Atta fu ritrovato tra le rovine fumanti delle Torri gemelle (l’incendio fu domato solo due mesi dopo), va avanti questa improbabile reiterazione.


 
L'ANTIDIPLOMATICO: 
  Berlino e l'ennesimo passaporto miracolosamente apparso sul luogo del delitto

Prima che Fabrizia abbandonasse noi, è stato il suo Paese ad abbandonarla, forse a tradirla persino. Con le mille ingiustizie di cui è costellata la vita di chi cerca un lavoro. Ecco perché, in questa mesta vigilia di Natale, la ragazza di Sulmona che ha perso la vita in una città che amava è un po’ la figlia, la sorella, l’ amica di tutti

  Antonio Sanfrancesco: CIAO FABRIZIA, FIGLIA DELL'ITALIA MIGLIORE CHE NON S'ARRENDE

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È grave, anzi gravissimo quanto espresso dal ministro del lavoro Giuliano Poletti sui giovani italiani che lasciano il nostro paese e vanno all’estero.

  Michele Schiavone:    «No ministro Poletti, non accettiamo le sue scuse»



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FEDE E
SPIRITUALITÀ


 SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"

  Ha un suo fascino la genealogia di Gesù...  (Antonio Savone)
  Maria ha puntato tutto sull'onnipotenza...  (Don Tonino Bello)
   Il primo servizio che si deve al prossimo... (Dietrich Bonhoeffer)
  O Vergine, cattedrale del silenzio... (David Maria Turoldo)
  In ogni incontro si tratta di scoprire...  (Anselm Grùn)
  Maria riconosce Dio come Dio e scopre... (Silvano Fausti)
  Giovanni, ovvero: Dio fa grazia... (Antonio Savone)


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#PapaFrancesco #Buoncompleanno #AUGURI
  Buon Compleanno!
 
Nel giorno del compleanno di...
  Papa Francesco compie 80 anni...  (vignetta GIOBA)
e a fine giornata per Papa Francesco ecco gli auguri più importanti, quelli che vengono dall'alto... ;)
  Buon Compleanno Francesco! ...
  Torno tra poco. Voglio solo fare velocemente la festa del mio compleanno...! (vignetta)
  Ma Santo Padre, non è felice... (vignetta GIOBA)


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, che inizia il 16 dicembre e si conclude il 24 dicembre, pur non essendo "preghiera ufficiale" della Chiesa, è un’antichissima tradizione e costituisce un momento molto significativo nella vita delle nostre comunità cristiane che ci permette di approfondire il mistero dell’incarnazione del Verbo e di celebrare con gioia la solennità del Santo Natale.

  La novena di Natale guidati da Don Tonino Bello - 2° giorno - VIVERE PROTESI VERSO IL FUTURO
  La novena di Natale guidati da Don Tonino Bello - 3° giorno - ANDIAMO PER DIRE CON MARIA “ ECCOMI ”
  La novena di Natale guidati da Don Tonino Bello - 4° giorno - ANDIAMO A PIEDI NUDI
  La novena di Natale guidati da Don Tonino Bello - 5° giorno - ANDIAMO VERSO LA "CARA CITTÀ"
  La novena di Natale guidati da Don Tonino Bello - 6° giorno - ANDIAMO PER CONDIVIDERE LA NOSTRA CASA CON I POVERI
  La novena di Natale guidati da Don Tonino Bello - 7° giorno - ANDIAMO PER RICERCARE L'ALTRO NEL VOLTO
  La novena di Natale guidati da Don Tonino Bello - 8° giorno - ANDIAMO PER LA PACE, PER LA FEDE


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  (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)


Religiosità popolare - Preghiere in dialetto - Sardegna: Notte de chelu (Notte celestiale)

La religiosità popolare di tutte le regioni italiane è ricca di preghiere dialettali, espressione di una cultura religiosa tramandata oralmente di generazione in generazione, per lo più dai nonni ai nipotini.
L'era moderna, purtroppo, tende a cancellare questo patrimonio, infatti le suddette preghiere permangono quasi esclusivamente nei ricordi delle persone più anziane. 
Nei giorni scorsi Padre Gregorio Battaglia, della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto - ME - (che i nostri lettori sicuramente conoscono attraverso i post da noi pubblicati) ci chiedeva se fosse stato possibile  pubblicare una preghiera in dialetto siciliano ricordata da una persona anziana che sta attraversando un momento molto difficile, questa richiesta ci ha stimolati a promuovere nel periodo di Avvento la pubblicazione di questa forma di devozione appartenente al nostro patrimonio culturale estendendo l'invito ai nostri lettori di tutte le regioni italiane.
Ci farebbe molto piacere avere un riscontro positivo da parte dei nostri lettori, che pertanto invitiamo a inviare il loro contributo o con un messaggio privato in Facebook nella pagina "Quelli della Via" o scrivendo una email alla casella di posta di "Tempo Perso" tempo-perso@libero.it .
Vi chiediamo cortesemente di indicare, accanto alla versione dialettale, anche quella in lingua italiana e, nel caso ne foste a conoscenza, di corredarla di diversi particolari (ad esempio se veniva recitata in particolari periodi dell'anno o momenti della giornata, o se rivolta a qualche Santo per chiederne l'intercessione, o a qualunque altra informazione riteniate opportuno fornirci).
Sarà nostra cura selezionare i suggerimenti, verificandone ovviamente i contenuti, e preparare i post ed anche uno Speciale, in continuo aggiornamento, in cui potere rintracciare con facilità tutte le preghiere.
Preghiere in dialetto
  Sardegna 
Notte de chelu

Notte de chelu es custa: d'ogni sinu
de allegria si sentit bundare, ca in sa grutta es nadu su Bambinu
dai s’inferru pro nos liberare. 
Es nadu, es nadu, es nadu su Bambinu
Enide, enide tottus a l’ammirare
enide a l’adorare
enide a l’adorare, a l’amare

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Libera traduzione: 
Una notte celestiale è questa che abbonda di segni di allegria, perché nella grotta è nato il Bambino affinché ci liberi dall’Inferno. 
E’ nato il Bambino, venite tutti ad ammirarlo, ad adorarlo, ad amarlo.
...
La canzone natalizia in Lingua Sarda più conosciuta e cantata, soprattutto dai cori polifonici, è Notte de chelu di Pietro Casu. Egli fu parroco di Berchidda ma anche uno dei personaggi più importanti nella scena culturale sarda del primo Novecento. Notte de chelu fu scritta insieme ad altre canzoni sacre natalizie per la Novena del 1927 con il contributo di Antonio Sanna che le musicò riprendendo la tradizione sarda.
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  video
Segnalazione di Aldo Pintor
Segui lo Speciale:
  Religiosità popolare - Preghiere in dialetto in continuo aggiornamento

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IL VERO SENSO DEL NATALE - "Il Natale non è una favola mielosa" di Alberto Maggi e Il Natale non é il compleanno di Gesù ma ..." di fr. Egidio Palumbo (VIDEO)

Il Natale non è una favola mielosa
di Alberto Maggi
I VANGELI DEL NATALE
Tanto scarno e asciutto è quel che scrivono i vangeli riguardo al Natale, quanto mielosa è diventata la maniera di presentarlo e di viverlo. La nascita di Gesù è infatti come impiastricciata in una melassa dolciastra, che rischia di impantanare la verità evangelica in una bella favola che va a toccare le corde dei sentimenti, ma che poco o nulla incide nella vita del credente.
Gli evangelisti non hanno avuto alcuna intenzione di descrivere minuziosamente la cronaca del giorno, mese e anno sconosciuti, in cui a Betlemme, è nato un maschietto al quale i genitori hanno posto nome Gesù, l’ebraico Jeshua (“Il Signore salva”).
Quel che viene presentato nei vangeli non è una cronaca, ma un’interpretazione della nascita di Gesù, alla luce della sua morte e risurrezione, dove i sentimenti vengono fatti tacere per lasciare il posto solo ai significati. Per scoprire quali essi siano occorre procedere a un’efficace operazione di pulizia, per giungere al significato profondo della narrazione evangelica facendola riemergere da quel cumulo di leggende, tradizioni, devozioni, folklore, che l’aveva come seppellita. La luce che emerge dopo l’operazione di restauro è l’annuncio della realizzazione del progetto di Dio sull’umanità: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14), avveratosi storicamente in Gesù di Nazareth e proposto, attraverso di lui, a ogni persona: “A quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12).
Ma chi l’ha accolto? Non i capi religiosi, ma i pastori, i pària di Israele, non i pii farisei, ma i magi, gli impuri pagani. Quelli che erano considerati esclusi dal piano di Dio hanno accolto Gesù; quelli che si ritenevano gli eletti privilegiati hanno rifiutato il disegno del Signore sull’umanità (“ma i suoi non lo hanno accolto”, Gv 1,11).
Ecco allora che quei particolari che gli evangelisti hanno inserito nella loro narrazione, una volta ripuliti da ogni elemento estraneo, acquistano tutta la loro portata, cominciando dai personaggi. Matteo presenta, una ragazza, Maria ... Il marito, Giuseppe, ...
L’annuncio della nascita di Gesù, non suscita gioia, ma provoca il panico nella città santa, Gerusalemme. La venuta del “Dio con noi” (Mt 1,23), spaventa tutta Gerusalemme ...
Anche nel vangelo di Luca non sono le persone religiose ad accorrere alla nascita del salvatore, ma i pària, i disprezzati pastori d’Israele (“Nessuna condizione di vita è così disprezzata nel mondo come quella dei pastori”, Midrash Sal. 23). E saranno i pastori, non i teologi, a far conoscere al mondo la grande novità che diventerà poi il filo conduttore del vangelo, la “buona notizia”: quando Dio s’incontra con i peccatori, non li castiga ma li avvolge con il suo amore (Lc 1,9), perché questo Signore non è attratto dai meriti delle persone ma dai loro bisogni, ed “è benevolo verso gli ingrati e i malvagi” (Lc 6,35).
"Il Natale non é il compleanno di Gesù ma ..." 
fr. Egidio Palumbo, carmelitano
  video

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PRENDERSI CURA DELLA “CASA COMUNE” - HOREB n. 3/2016 (n. 75)


E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
E-mail: horeb.tracce@alice.it

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DISCERNIMENTO E RESPONSABILITÀ “Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono” (1Ts 5,21) - I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2016

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Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Dicembre 2016 - “Perché sia eliminata in ogni parte del mondo la piaga dei bambini-soldato”

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Vangelo: Mt 1,18-24
"Ho avuto paura"(Gen 3,10). Sono le prime parole che l'uomo rivolge a Dio nel giardino dell'Eden, per questo: "Non temete !" sono le parole che da sempre il Signore ripete a noi uomini quando lui si rivela: a Zaccaria nel Tempio (Lc 1,13), a Maria (1, 30), ai Pastori (Lc 2,10), e adesso a Giuseppe.
"Il Dio Altissimo, creatore del cielo e della terra" (Gen 14,19)
 compie ciò che mente umana mai avrebbe pensato potesse avverarsi, la sorpresa più incredibile e splendida che una creatura possa mai immaginare: concepire l'inconcepibile, il suo Creatore. Dio entra nella storia, la nostra storia, perché noi possiamo prendere parte alla sua. E lo fa assumendo la nostra carne, la nostra fragilità, affinché noi si possa accogliere la sua vita, così come Lui si palesa: un bambino piccolo, debole, povero. E lo compie colmando Maria della sua Grazia e tenerezza, coinvolgendola totalmente nella sua infinita storia d'amore per l'umanità. Maria è la prima di tutti i credenti, nel suo grembo verginale la Parola increata è divenuta uno di noi. Se allora vogliamo accogliere il Figlio, dobbiamo necessariamente prendere con noi, come Giuseppe, anche lei, Maria.
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"Giuseppe, il giusto con gli stessi sogni di Dio" di p. Ermes Ronchi - IV Domenica di Avvento - anno A


Commento
IV Domenica di Avvento (Anno A)
Letture Isaia 7,10-14; Salmo 23; Romani 1,1-7; Matteo 1,18-24
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Tra i testimoni d'Avvento, tra coloro che rendono, «testimonianza alla luce» (Gv 1,7.8) e ci accompagnano al Natale, entra Giuseppe, uomo giusto che sogna e ama, non parla e agisce.
Prima che andassero a vivere insieme Maria si trovò incinta. Sorpresa assoluta della creatura che arriva a concepire l'inconcepibile, il proprio Creatore. Qualcosa che però strazia il cuore di Giuseppe, che si sente tradito. Ed entra in crisi: non volendo accusarla pubblicamente pensò di ripudiarla in segreto. Vive il conflitto tra la legge di Dio che ribadisce più volte: toglierai di mezzo a te il peccatore (cfr Deut 22,22) e l'amore per quella giovane donna.
Giuseppe è innamorato di Maria, non si dà pace, continua a pensare a lei, a sognarla di notte. Ma basta che la corazza della legge venga appena incrinata, scalfita dall'amore, che lo Spirito irrompe e agisce.
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Maria e Giuseppe, poveri di tutto ma non d'amore, sono aperti al mistero proprio perché se c'è qualcosa sulla terra che apre la via all'assoluto, questa cosa è l'amore, luogo privilegiato dove arrivano angeli. Il cuore è la porta di Dio.
Giuseppe prende con sé Maria e il bambino, quel figlio che non ha generato, di cui però sarà vero padre perché lo amerà, lo farà crescere, lo farà felice, gli insegnerà il mestiere di uomo, e a sognare, e a credere nell'amore. Giuseppe non ha sogni di immagini, ma sogni di parole. Un sogno di parole è offerto anche a tutti noi: è il Vangelo. E sono offerti angeli: in ognuna delle nostre case Dio manda i suoi messaggeri, come in quella di Maria; invia sogni e progetti, come in quella di Giuseppe.
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"La misericordia, chiave ermeneutica del vivere umano" - Don Luigi Maria Epicoco

22 ottobre 2016
Intervento inserito nell'ambito del convegno
 "La misericordia al femminile"
22-23 ottobre 2016, Santa Maria degli Angeli Assisi
"La parola misericordia é una parola composta da miseria e cordis(cuore) e non si può capire niente di misericordia se si pensa solo all'amore di Dio. Per capire la misericordia bisogna creare un'alleanza tra la mia miseria e Lui che ci mette il cuore nella mia miseria. Forse l'immagine più bella su cos'è l'alleanza uomo-Dio è misericordia. Perché la misericordia é possibile a patto che io ci metto la miseria e Dio ci mette il suo amore . Questo incontro avviene nella mia miseria. E' per la mia miseria che io sperimento l'amore. Il mondo ci insegna che noi siamo amabili per le cose che abbiamo, che siamo amabili per i nostri talenti, che siamo amabili per le nostre doti, per la nostra parte vincente, il mondo ci insegna questo. Ma questa non é la logica di Dio. Dio é innamorato della nostra miseria, non della nostra parte vincente, non é innamorato dei nostri talenti, infatti li rischia, ce li da e se ne va ... Io posso capire qualcosa di Dio quando mi sforzo di incontrarlo nella mia miseria...
  video

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VERSO IL NATALE. GRANDI COSE HA FATTO IN ME L’ONNIPOTENTE di Simonetta Giovannini

Quando si mette in viaggio, Maria ha appena vissuto un’esperienza incredibile. Nel silenzio della sua casa, un angelo del Signore l’ha visitata per annunciarle che resterà incinta e darà alla luce “il Figlio dell’Altissimo.” “Com’è possibile?” ha risposto Maria “Non conosco uomo.” L’angelo le ha predetto cosa accadrà, e ha comparato l’evento straordinario con un altro a sua volta prodigioso benché simile a prodigi già narrati nelle Scritture d’Israele: la gravidanza della sterile Elisabetta. E Maria ha pronunciato il suo “Eccomi.” 
“In quei giorni Maria si mise in viaggio…”
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Ha guardato l’umiltà della sua serva
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  VERSO IL NATALE. GRANDI COSE HA FATTO IN ME L’ONNIPOTENTE

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Il mio papà ha sempre fatto il presepe, il primo che ricordo quando avevo cinque anni. Si cominciava il giorno dell’Immacolata Concezione, l’8 di dicembre, e si finiva una settimana dopo. Sette giorni, proprio come il tempo impiegato da Dio per creare la terra.

 
Giacomo Poretti: 
  Cosa s'impara facendo il presepe


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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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IL PONTIFICATO DELLA GIOIA DI PAPA FRANCESCO
Come cristiani dobbiamo essere capaci di proporre orizzonti, strade di felicità! 
 … Noi dobbiamo fare una proposta entusiasmante! .. Noi dobbiamo annunciare al mondo una liberazione, una vita in pienezza, una salvezza!! (Prof. Giuseppe Savagnone)
#PapaFrancesco #gioia #liberazione #pienezza #salvezza

 
video


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IL SOGNO DI UNA STORIA DIVERSA - XXX ANNIVERSARIO DELL'ASSOCIAZIONE CASA DI SOLIDARIETÀ E ACCOGLIENZA DI P. PIPPO INSANA (VIDEO)


P. Pippo Insana con i volontari dell'associazione, 
da 30 anni sono autentici testimoni dell'amore di Dio,
 tangibile e concreto, 
verso gli uomini scartati e indifesi.
14  dicembre 2016
Barcellona P.G.  (ME)
Il 14 dicembre 2016, presso la Casa di Accoglienza e di Solidarietà di Barcellona P. G., si è tenuto un importante momento di spiritualità particolarmente significativo essendo quest'anno il  XXX Anniversario dell'Associazione, fondata da p. Pippo Insana il 1° dicembre 1986.
Con uno stile sobrio e senza nessun tipo di trionfalismo, ritenuto  fuori luogo, P. Pippo Insana ha fatto memoria del cammino dell'associazione, l'importante battaglia vinta della chiusura degli O.P.G. e dei nuovi tanti progetti "in cantiere" per continuare a percorrere la strada che porta alla restituzione della dignità alle persone con disagio mentale.
Introduzione di P. Pippo Insana
  video
Lettura del Vangelo di Matteo, Capitolo 2
  video
La riflessione di p. Gregorio Battaglia, carmelitano
  video
Dopo un momento di preghiera intenso e partecipato
Intervento di P. Pippo Insana
  video
L'incontro si conclude con la consegna della lettera apostolica di Papa Francesco
"Misericordia et misera"
Guarda anche i post già pubblicati:
  • L'Ospedale Psichiatrico di Barcellona Pozzo di Gotto - "Non nominare il nome di Dio Invano"
  • L’umanizzazione del malato mentale, paradigma del “prendersi cura” dell’altro (sac. Pippo Insana – p. Gregorio Battaglia ocarm) - VIDEO INTEGRALE
Leggi anche:
  A colloquio con padre Giuseppe Insana, cappellano dell’OPG di Barcellona Pozzo di Gotto. A cura di Diego Cipriani

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Aversa. Don Peppe Diana il suo messaggio torna 25 anni dopo

Aversa. Don Peppe Diana il suo messaggio 
torna 25 anni dopo
Ripubblicata e distribuita la lettera. 
“Per amore del mio popolo”
Venticinque anni dopo ancora non si deve tacere, in nome di un popolo che vuole risorgere, e sta risorgendo, dalla tirannia della camorra. Nel Natale 1991 gli otto parroci della Forania di Casal di Principe, guidati da don Peppe Diana, firmarono un forte documento “Per amore del mio popolo” che venne distribuito in tutte le chiese il 25 dicembre. Un grido che squarciò paura e silenzi. Quest’anno viene ripubblicato e verrà consegnato nello stesso giorno ma in tutta la Diocesi di Aversa e in tutt’Italia grazie all’impegno di tanti giovani dell’Agesci, di Libera, dei gruppi parrocchiali, delle tante associazioni che distribuiranno il documento fuori le chiese ma anche nelle piazze e nei luoghi di incontro e di ritrovo.
Un’iniziativa della Diocesi, del Comitato don Peppe Diana, dell’Agesci (don Peppe era capo scout) e di Libera. Lo stesso forte e ancora attualissimo testo, accompagnato dalle riflessioni del vescovo Angelo Spinillo, di don Luigi Ciotti, dei responsabili nazionali dell’Agesci e del Comitato che in questi anni ha unito tanti giovani che hanno raccolto il testimone del parroco ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994. Ieri la presentazione dell’importante iniziativa. Il vescovo ha parlato del «grande lavoro fatto dai sacerdoti e dalle associazioni, alcune tra le quali hanno fatto da eco a questo importante documento ma ne hanno anche incarnato l’azione, ne hanno fatto cammino di liberazione, impegno quotidiano».
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  Don Peppe Diana il suo messaggio torna 25 anni dopo
L'INTERVISTA  AL VESCOVO
  video
Non tacerò - La storia di Don Peppe Diana
  video
Leggi anche i nostri post già pubblicati:
  • Non tacerò. La storia di Don Peppe Diana - Rai Storia (video)
  • "Giovanni Falcone e don Peppe Diana, costruttori per una terra nuova" di Rosario Giuè
  • "Per amore del mio popolo non tacerò" il messaggio di don Diana risuona ancora a 19 anni dal suo assassinio.


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I Frati Francescani del Rinnovamento parlano della loro ultima produzione musicale

 
ALETEIA: 
   Questi frati del Bronx hanno infranto ogni barriera con una mossa sola

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Il prelato spagnolo lascia il carcere. Era stato condannato a 18 mesi per aver rivelato documenti riservati

 
Andrea Tornielli: 
   Vatileaks, il Papa concede la libertà condizionale a monsignor Vallejo


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 FRANCESCO
 


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Tweet

17/12/2016:

Con un tweet Papa Francesco ringrazia tutti coloro che gli hanno fatto gli auguri in occasione del suo 80° compleanno.
  Vi ringrazio per il vstro affetto...

18/12/2016:

  La nostra gioia viene dalla certezza...

 Esprimo la mia solidarietà ai migranti del mondo...


19/12/2016:

  Niente di quanto un peccatore pentito pone...

20/12/2016:

  La misericordia è 'azione concreta dell'amore...

21/12/2016:

  La misericordia suscita gioia...

22/12/2016:

  Si avvicina la nascita di Gesù...


23/12/2016:

  Il Signore si fa uomo per camminare...

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Papa Francesco è proprio il Papa delle sorprese...
Francesco telefona in diretta a Uno Mattina: auguri di un Natale cristiano

  Francesco telefona in diretta a Uno Mattina: auguri di un Natale cristiano


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Noi siamo con Papa Francesco!
#PapaFrancesco #AmorisLaetitia

   I 4 cardinali accusano il papa (vignetta GIOBA)


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80° compleanno di Papa Francesco - Prima colazione con otto senzatetto, gli auguri da tutto il mondo, e ai Cardinali dice: "Chiedo una vecchiaia gioiosa e feconda" (testo e video)

17 DICEMBRE 2016
Il Papa fa la prima colazione con otto senzatetto 
Nel giorno dell'80° compleanno invitati  a Santa Marta alcuni clochard
che dormivano all'aperto nei dintorni di San Pietro
A porgere per primi gli auguri al Papa per i suoi 80 anni sono stati stamane alcuni senzatetto arrivati nella Casa Santa Marta, dove Francesco li ha accolti, invitandoli poi a fare colazione con lui. Ad accompagnarli mons. Konrad Krajewski, elemosiniere pontificio. Parole di affetto, stima, simpatia, incoraggiamento e gratitudine sono arrivate a Papa Francesco da personalità e persone semplici di tutto il mondo. Quasi 50 mila gli auguri di compleanno giunti via posta elettronica, in numerosissime lingue, più di mille anche in latino.
Tre mazzi di girasole: primo regalo della giornata per il Papa da otto senzatetto, che gravitano intorno a San Pietro, quattro italiani, due rumeni, un moldavo e un peruviano, accolti con calore da Francesco, che ha offerto loro dei dolci argentini. Tante nel mondo le iniziative benefiche a sottolineare questo evento, nello spirito di Francesco, sempre accanto ai poveri. In molte mense di Roma è offerto a nome del Papa un dolce di compleanno, così anche ai rifugiati ospiti dal Centro Astalli, e in vari dormitori viene dato un piccolo dono, con un’immagine ricordo del Natale. Dall’Unitalsi sono arrivati a Francesco 5 buoni per un viaggio a Lourdes, da destinare ad una famiglia di cristiani perseguitati. Nella città natale di Francesco, a Buenos Aires, festa ovunque nelle grandi chiese dei quartieri residenziali e nelle piccole cappelle delle bindoville della sperduta periferia.
... (Radio Vaticana)
  Papa fa colazione con i senzatetto, auguri da tutto il mondo
Papa Francesco ai Cardinali dice: 
"Chiedo una vecchiaia gioiosa e feconda"
Celebrando la messa nella cappella Paolina coi cardinali residenti a Roma, nel giorno del suo compleanno, Papa Francesco ha insistito sulla necessità e la grazia di fermarsi e fare memoria. Al termine ha ringraziato per gli auguri e scherzato sulla vecchiaia
Speriamo che la mia vecchiaia sia sede di saggezza
Una parola, soggiunge, che “spaventa”. Riferisce così di un prelato, mons. Cavaliere, che gli ha regalato in questi giorni il De senectute di Cicerone. “Una goccia in più”, commenta scherzando. Poi aggiunge una riflessione:
“Ricordo quello che ho detto a voi il 15 marzo [2013], nel nostro primo incontro: ‘La vecchiaia è sede di saggezza’. Speriamo che anche per me sia questo. Speriamo che ci sia così!”.
Chiedo una vecchiaia gioiosa e feconda
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Pregate perché la mia sia così: tranquilla, religiosa e feconda. E anche gioiosa".
Guardare sempre al nostro cammino di fede
Prima del pensiero sul suo compleanno, il Papa – nell’omelia – si era soffermato sul passo del Vangelo odierno che parla della genealogia di Gesù. Un passo, ha osservato, che fa pensare alla “grazia della memoria”, la grazia di “non dimenticare”:
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La vita cristiana è un cammino verso l’incontro con Gesù
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Stare tranquilli, fidarsi del Signore senza lamentele
Che il Signore ci aiuti a riprendere questa grazia della memoria, ha concluso il Papa, e se ci sembra che abbiamo “tanti problemi”, ricordiamoci di stare tranquilli, di andare avanti con fiducia:
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  Omelia Papa Francesco, Cappella Paolina Sabato, 17 dicembre 2016
  video Servizio CTV
  video L'omelia integrale
  video Concelebrazione eucaristica completa
  video Ecco alcune immagini della giornata del 80°compleanno di Papa Francesco

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Gli 80 anni di Francesco di Enzo Bianchi


“La nostra vita è di settant’anni, ottanta se ci sono le forze...”, dice il salmo 89 (90) che papa Francesco prega sovente nella liturgia delle ore e forse anche nella preghiera personale, con più insistenza perché ormai a questa tappa è giunto. Lo constatiamo ogni giorno: Francesco è un uomo ancora forte, in buona salute, e per lui il popolo di Dio prega affinché possa ancora rendere evangelico il potere che è connesso al suo essere vescovo di Roma e papa. In spirito di attenzione e di ascolto del suo magistero possiamo abbozzare una lettura di ciò che è mutato nella chiesa cattolica in questi tre anni e mezzo e delle attese che hanno trovato in papa Francesco motivo di accendersi.
Innanzitutto vorrei sottolineare il clima nuovo in cui questa lettura è possibile. Il cammino che ha preceduto e accompagnato i due sinodi dei vescovi, così come i ripetuti inviti di papa Francesco hanno reso più franca e trasparente la dialettica all’interno della chiesa: la vivacità di un’opinione pubblica nello spazio ecclesiale è tornata a essere non solo possibile ma anche auspicabile, come nella stagione inaugurata dall’annuncio del concilio Vaticano II e proseguita per tutto il suo svolgimento.
Anche l’eccessiva sovraesposizione dei movimenti ecclesiali, che avevano quasi monopolizzato la vena carismatica mai assente dalla storia, è stata ricondotta nell’alveo di una chiesa più ordinata, in una comunione più visibile e rappacificata, così che i movimenti possono ora offrire la loro testimonianza senza che ci sia il sospetto di un desiderio di occupare spazi o gestire potere. La chiesa è più che mai “popolo di Dio”, espressione cara a papa Francesco, non solo per la sua matrice conciliare, ma perché capace di indicare la qualità “popolare”, non elitaria della comunità cristiana.
Grazie anche a questo diverso approccio, è più facile cogliere uno dei tratti salienti di questo pontificato: il nuovo slancio conferito all’ecumenismo. Pareva stagnante, al punto che alcuni avevano parlato di “inverno ecumenico”, ma papa Francesco, con gesti inattesi e audaci, più ancora che con parole, ha ridestato quel desiderio di unità che aveva accompagnato il tempo del post-concilio nella chiesa cattolica e, parallelamente, nella altre chiese.
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Ora, quali attese nutre il popolo di Dio ascoltando le parole di Francesco? Sono attese di riforma della chiesa “in capite et in membris”. Sappiamo però che si parla di riforma della chiesa da almeno otto secoli e che la chiesa dovrebbe essere sempre in dinamica di riforma: ecclesia semper reformanda. Papa Francesco, è animato da questa intenzione e lo dichiara sovente, ma dovremmo essere consapevoli che più la chiesa si riforma secondo il primato del vangelo e più scatena le forze avverse che si rivolteranno contro di essa. Più vita secondo il vangelo significa più cristiani perseguitati nel mondo, più credenti osteggiati dagli stessi fratelli di fede, nella chiesa stessa. C’è un’ingenuità che temo possa portare solo a riforme, se non mondane, di semplice maquillage. Anche la stessa riforma della curia avverrà solo se il papa riuscirà a farla con la curia e la curia con il papa, perché altrimenti non sarà possibile operare mutamenti efficaci in una realtà così complessa e strutturata. Molti vescovi e semplici fedeli mi confidano: speriamo che il papa riformi poche cose essenziali, ma tali che non si possa più tornare indietro dopo di lui: è questo l’augurio per il suo ottantesimo compleanno.

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Ottanta anni: i due fronti di Francesco di Christian Albini

Il raggiungimento da parte di papa Francesco di un traguardo importante come gli ottanta anni compiuti oggi ben si presta a riflessioni e bilanci, anche perché il pontefice, secondo il suo stile, non ha voluto celebrazioni in forma ufficiale che troppo si prestano all'adulazione e all'apologia. La sua festa è stata insieme ai poveri. Semplicemente.
Altri hanno scritto in dettaglio sulla statura e le caratteristiche di questa figura e del suo modo d'interpretare il ministero petrino. Volevo qui soffermarmi brevemente su due fronti in cui la sua azione e il suo insegnamento lo hanno impegnato e che corrispondono ad altrettante vie decisive per il presente e il futuro della chiesa cattolica. 
Un primo fronte è quello del suo ruolo internazionale. Papa Francesco è oggi forse l'unico vero leader mondiale, perché ha saputo porsi come figura che non porta avanti gli interessi di una parte, neppure quelli religiosi della sua chiesa, ma si fa interprete dei bisogni e delle sofferenze di tutte le porzioni di umanità a cominciare da coloro che sono feriti e scartati. In questo senso, è oggetto di una benevolenza e di una simpatia veramente universali. In un tempo di fughe verso identità chiuse e contrapposizioni identitarie egli rappresenta la vera alternativa offrendo al cattolicesimo una grande chance di riconfigurare il proprio ruolo nel mondo di oggi come comunità alternativa che oltrepassa le frontiere.
Un secondo fronte è quello del dissenso interno che va oltre una normale dialettica e diversità di opinioni perché travalica in un'ostilità verbalmente violenta che punta addirittura a una sua delegittimazione.
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L'augurio e l'auspicio è che Francesco non si lasci intristire e arenare in una palude. Negli ultimi mesi non ha dato segni in tal senso, ma anzi di un'energia e di una capacità d'iniziativa intatte. Che gli ottant'anni gli diano quella santa audacia che è sempre più libera da preoccupazioni di opportunità e cautela. L'anzianità può essere occasione di slanci che hanno il sapore di quella scioltezza di chi sente di avere le spalle libere da vincoli e calcoli.


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"Cerchiamo di entrare nel vero Natale, quello di Gesù, che ci si avvicina – Dio-con-noi, vicino a noi – per ricevere la grazia di questa festa, che è una grazia di vicinanza, di amore, di umiltà e di tenerezza." Papa Francesco Angelus 18/12/2016 (testo e video)


 ANGELUS 
 18 dicembre 2016 
Sul modello di Maria e di Giuseppe rendiamoci disponibili ad accogliere il Figlio di Dio nella nostra vita concreta e a seguire con fiducia la volontà del Padre celeste. E’ l’invito rivolto dal Papa a migliaia di fedeli presenti questa domenica in piazza S. Pietro per l’Angelus. Da Francesco anche l’invito, in questa settimana che ci separa dal Natale a fermarci in silenzio davanti al presepe per cogliere veramente la grazia di amore che questa festa rappresenta.
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
La liturgia di oggi, che è la quarta e ultima domenica di Avvento, è caratterizzata dal tema della vicinanza, la vicinanza di Dio all’umanità. Il brano del Vangelo (cfr Mt 1,18-24) ci mostra due persone, le due persone che più di ogni altra sono state coinvolte in questo mistero d’amore: la Vergine Maria e il suo sposo Giuseppe. Mistero di amore, mistero di vicinanza di Dio con l’umanità.
Maria è presentata alla luce della profezia che dice: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio» (v. 23). L’evangelista Matteo riconosce che ciò è avvenuto in Maria, la quale ha concepito Gesù per opera dello Spirito Santo (cfr v. 18). Il Figlio di Dio “viene” nel suo seno per diventare uomo e Lei lo accoglie. Così, in modo unico, Dio si è avvicinato all’essere umano prendendo la carne da una donna: Dio si avvicinò a noi e ha preso la carne da una donna. Anche a noi, in modo diverso, Dio si avvicina con la sua grazia per entrare nella nostra vita e per offrirci in dono il suo Figlio. E noi che cosa facciamo? Lo accogliamo, lo lasciamo avvicinarsi oppure lo rifiutiamo, lo cacciamo via? Come Maria, offrendo liberamente se stessa al Signore della storia, gli ha permesso di cambiare il destino dell’umanità, così anche noi, accogliendo Gesù e cercando di seguirlo ogni giorno, possiamo cooperare al suo disegno di salvezza su noi stessi e sul mondo. Maria ci appare dunque come modello a cui guardare e sostegno su cui contare nella nostra ricerca di Dio, nella nostra vicinanza a Dio, in questo lasciare che Dio si avvicini a noi e nel nostro impegno per costruire la civiltà dell’amore.
L’altro protagonista del Vangelo di oggi è san Giuseppe. ... Accogliendo Maria, Giuseppe accoglie consapevolmente e con amore Colui che in lei è stato concepito per opera mirabile di Dio, a cui nulla è impossibile. Giuseppe, uomo umile e giusto (cfr v. 19), ci insegna a fidarci sempre di Dio, che ci si avvicina: quando Dio ci si avvicina dobbiamo fidarci. Giuseppe ci insegna a lasciarci guidare da Lui con volontaria obbedienza.
Queste due figure, Maria e Giuseppe, che per primi hanno accolto Gesù mediante la fede, ci introducono nel mistero del Natale. Maria ci aiuta a metterci in atteggiamento di disponibilità per accogliere il Figlio di Dio nella nostra vita concreta, nella nostra carne. Giuseppe ci sprona a cercare sempre la volontà di Dio e a seguirla con piena fiducia. Tutti e due si sono lasciati avvicinare da Dio.
... Questo annuncio di speranza, che si compie a Natale, porti a compimento l’attesa di Dio anche in ciascuno di noi, in tutta la Chiesa, e in tanti piccoli che il mondo disprezza, ma che Dio ama e a cui Dio si avvicina

Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
vi saluto tutti, fedeli romani e pellegrini venuti da vari Paesi, le famiglie, i gruppi parrocchiali, le associazioni.
Chiedo a tutti voi di pregare affinché il dialogo nella Repubblica Democratica del Congo si svolga con serenità per evitare qualsiasi tipo di violenza e per il bene di tutto il Paese.
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Vorrei ringraziare tutte le persone e le istituzioni che ieri hanno voluto esprimermi i loro auguri. Grazie tante!
Auguro a tutti una buona domenica: il tempo è bello.
Domenica prossima sarà Natale. In questa settimana - mi raccomando - cerchiamo di trovare qualche momento per fermarci, fare un po’ di silenzio, e immaginare la Madonna e san Giuseppe che stanno andando a Betlemme. Immaginare come vanno: il cammino, la fatica, ma anche la gioia, la commozione, e poi l’ansia di trovare un posto, la preoccupazione…, e così via. In questo aiuta molto il presepe. Cerchiamo di entrare nel vero Natale, quello di Gesù, che ci si avvicina – Dio-con-noi, vicino a noi – per ricevere la grazia di questa festa, che è una grazia di vicinanza, di amore, di umiltà e di tenerezza.
E in quei momenti anche ricordatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!
  video

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PRESENTAZIONE DEGLI AUGURI NATALIZI DELLA CURIA ROMANA
Sala Clementina
Giovedì, 22 dicembre 2016
Papa Francesco ha incontrato nella Sala Clementina, in Vaticano, i membri della Curia Romana per i tradizionali auguri natalizi. Al centro del suo discorso il tema della riforma della Curia.
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Il Natale, quindi, è la festa dell’umiltà amante di Dio, del Dio che capovolge l’ordine del logicamente scontato, l’ordine del dovuto, del dialettico e del matematico. In questo capovolgimento sta tutta la ricchezza della logica divina che sconvolge la limitatezza della nostra logica umana...
Proprio sotto questa luce soave e imponente del volto divino di Cristo bambino, ho scelto come argomento di questo nostro incontro annuale la riforma della Curia Romana. Mi è sembrato giusto e opportuno condividere con voi il quadro della riforma, evidenziando i criteri-guida, i passi compiuti, ma soprattutto la logica del perché di ogni passo realizzato e di ciò che verrà compiuto.
In verità, qui mi torna spontaneo alla memoria l’antico adagio che illustra la dinamica degli Esercizi Spirituali nel metodo ignaziano, ossia: deformata reformare, reformata conformare, conformata confirmare e confirmata transformare.
Non v’è dubbio che nella Curia il significato della ri-forma può essere duplice: anzitutto renderla con-forme alla Buona Novella che deve essere proclamata gioiosamente e coraggiosamente a tutti, specialmente ai poveri, agli ultimi e agli scartati; con-forme ai segni del nostro tempo e a tutto ciò che di buono l’uomo ha raggiunto, per meglio andare incontro alle esigenze degli uomini e delle donne che siamo chiamati a servire; al tempo stesso si tratta di rendere la Curia più con-forme al suo fine, che è quello di collaborare al ministero proprio del Successore di Pietro («cum Ipso consociatam operam prosequuntur», dice il Motu proprio Humanam progressionem), quindi di sostenere il Romano Pontefice nell’esercizio della sua potestà singolare, ordinaria, piena, suprema, immediata e universale.
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Essendo la Curia non un apparato immobile, la riforma è anzitutto segno della vivacità della Chiesa in cammino, in pellegrinaggio, e della Chiesa vivente e per questo - perché vivente - semper reformanda, reformanda perché è viva. E’ necessario ribadire con forza che la riforma non è fine a sé stessa, ma è un processo di crescita e soprattutto di conversione. La riforma, per questo, non ha un fine estetico, quasi si voglia rendere più bella la Curia; né può essere intesa come una sorta di lifting, di maquillage oppure di trucco per abbellire l’anziano corpo curiale, e nemmeno come una operazione di chirurgia plastica per togliere le rughe. Cari fratelli, non sono le rughe che nella Chiesa si devono temere, ma le macchie!
In questa prospettiva, occorre rilevare che la riforma sarà efficace solo e unicamente se si attua con uomini “rinnovati” e non semplicemente con “nuovi” uomini . Non basta accontentarsi di cambiare il personale, ma occorre portare i membri della Curia a rinnovarsi spiritualmente, umanamente e professionalmente. La riforma della Curia non si attua in nessun modo con il cambiamento delle persone – che senz’altro avviene e avverrà – ma con la conversione nelle persone. In realtà, non basta una formazione permanente, occorre anche e soprattutto una conversione e una purificazione permanente. Senza un mutamento di mentalità lo sforzo funzionale risulterebbe vano.
È per questa ragione che nei due nostri precedenti incontri natalizi mi sono soffermato, nel 2014, avendo a modello i Padri del deserto, su alcune “malattie”,
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e nel 2015, partendo dalla parola “misericordia”, su una sorta di catalogo delle virtù necessarie a chi presta servizio in Curia e a tutti coloro che vogliono rendere feconda la loro consacrazione o il loro servizio alla Chiesa. 
La ragione di fondo è che, come per tutta la Chiesa, anche nella Curia il semper reformanda deve trasformarsi in una personale e strutturale conversione permanente.
Era necessario parlare di malattie e di cure perché ogni operazione, per raggiungere il successo, deve essere preceduta da approfondite diagnosi, da accurate analisi e deve essere accompagnata e seguita da precise prescrizioni.
In questo percorso risulta normale, anzi salutare, riscontrare delle difficoltà, che, nel caso della riforma, si potrebbero presentare in diverse tipologie di resistenze: le resistenze aperte, che nascono spesso dalla buona volontà e dal dialogo ‎sincero; le resistenze nascoste, che nascono dai cuori impauriti o impietriti che si alimentano dalle parole vuote del “gattopardismo” spirituale di chi a parole si dice pronto al cambiamento, ma vuole che tutto resti come prima; ‎esistono anche le resistenze malevole, che germogliano in menti distorte e si presentano quando il demonio ispira intenzioni cattive (spesso “in veste di agnelli”). Questo ultimo tipo di resistenza si nasconde dietro le parole giustificatrici ‎e, in tanti casi, accusatorie, rifugiandosi nelle tradizioni, nelle apparenze, nelle formalità, nel conosciuto, oppure nel voler portare ‎tutto sul personale senza distinguere tra l’atto, l’attore e l’azione.‎
L’assenza di reazione è segno di morte! Quindi le resistenze buone – e perfino quelle meno buone – sono necessarie e meritano di essere ascoltate, accolte e incoraggiate a esprimersi, perché è un segno che il corpo è vivo.
Tutto questo sta a dire che la riforma della Curia è un delicato processo che deve essere vissuto con fedeltà all’essenziale, con continuo discernimento, con evangelico coraggio, con ecclesiale saggezza, con attento ascolto, con tenace azione, con positivo silenzio, con ferme decisioni, con tanta preghiera - tanta preghiera! -, con profonda umiltà, con chiara lungimiranza, con concreti passi in avanti e – quando risulta necessario – anche con passi indietro, con determinata volontà, con vivace vitalità, con responsabile potestà, con incondizionata obbedienza; ma in primo luogo con l’abbandonarci alla sicura guida dello Spirito Santo, confidando nel Suo necessario sostegno. E, per questo, preghiera, preghiera e preghiera.
ALCUNI CRITERI GUIDA DELLA RIFORMA:
Sono principalmente dodici: individualità; pastoralità; missionarietà; razionalità; funzionalità; modernità; sobrietà; sussidiarietà; sinodalità; cattolicità; professionalità; gradualità.
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ALCUNI PASSI COMPIUTI
Menziono brevemente e limitatamente alcuni passi realizzati, in attuazione dei criteri-guida, delle raccomandazioni espresse dai Cardinali durante le Riunioni plenarie prima del Conclave, della COSEA, del Consiglio di Cardinali, nonché dei Capi Dicastero e di altre persone ed esperti.
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Questo nostro incontro è iniziato parlando del significato del Natale come capovolgimento dei nostri criteri umani per evidenziare che il cuore e il centro della riforma è Cristo (Cristocentrismo).
Vorrei concludere semplicemente con una parola e con una preghiera. La parola è quella di ribadire che il Natale è la festa dell’umiltà amante di Dio. Per la preghiera, ho scelto l’invocazione natalizia di Padre Matta el Meskin ...
Grazie, e vi auguro un santo Natale e un felice anno nuovo 2017![a braccio]
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  il testo integrale del discorso
  video  integrale

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"Sperare per il cristiano significa la certezza di essere in cammino con Cristo verso il Padre che ci attende. La speranza mai è ferma, la speranza sempre è in cammino e ci fa camminare." Papa Francesco Udienza 21/12/2016 (foto, testo e video)


 UDIENZA GENERALE 
 21 dicembre 2016 
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La Speranza cristiana - 3. Il natale di Gesù, sorgente della speranza
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Quando si parla di speranza, spesso ci si riferisce a ciò che non è in potere dell’uomo e che non è visibile. In effetti, ciò che speriamo va oltre le nostre forze e il nostro sguardo. Ma il Natale di Cristo, inaugurando la redenzione, ci parla di una speranza diversa, una speranza affidabile, visibile e comprensibile, perché fondata in Dio. Egli entra nel mondo e ci dona la forza di camminare con Lui: Dio cammina con noi in Gesù e camminare con Lui verso la pienezza della vita ci dà la forza di stare in maniera nuova nel presente, benché faticoso. Sperare allora per il cristiano significa la certezza di essere in cammino con Cristo verso il Padre che ci attende. La speranza mai è ferma, la speranza sempre è in cammino e ci fa camminare. Questa speranza, che il Bambino di Betlemme ci dona, offre una meta, un destino buono al presente, la salvezza all’umanità, la beatitudine a chi si affida a Dio misericordioso. San Paolo riassume tutto questo con l’espressione: «Nella speranza siamo stati salvati» (Rm 8,24). Cioè, camminando in questo mondo, con speranza, siamo salvi. E qui possiamo farci la domanda, ognuno di noi: io cammino con speranza o la mia vita interiore è ferma, chiusa? Il mio cuore è un cassetto chiuso o è un cassetto aperto alla speranza che mi fa camminare non da solo, con Gesù?
Nelle case dei cristiani, durante il tempo di Avvento, viene preparato il presepe, secondo la tradizione che risale a san Francesco d’Assisi. Nella sua semplicità, il presepe trasmette speranza; ognuno dei personaggi è immerso in questa atmosfera di speranza.
Prima di tutto notiamo il luogo in cui nacque Gesù: Betlemme. ...
Poi guardiamo Maria, Madre della speranza. ...
 Per questo è importante guardare il presepe!
E nel presepe ci sono anche i pastori, che rappresentano gli umili e i poveri che aspettavano il Messia ... le nostre sicurezze non ci salveranno; l’unica sicurezza che ci salva è quella della speranza in Dio. Ci salva perché è forte e ci fa camminare nella vita con gioia, con la voglia di fare il bene, con la voglia di diventare felici per l’eternità. I piccoli, i pastori, invece confidano in Dio, sperano in Lui e gioiscono quando riconoscono in quel Bambino il segno indicato dagli angeli (cfr Lc 2,12).
E proprio il coro degli angeli annuncia dall’alto il grande disegno che quel Bambino realizza: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama» (Lc 2,14). La speranza cristiana si esprime nella lode e nel ringraziamento a Dio, che ha inaugurato il suo Regno di amore, di giustizia e di pace.
Cari fratelli e sorelle, in questi giorni, contemplando il presepe, ci prepariamo al Natale del Signore. Sarà veramente una festa se accoglieremo Gesù, seme di speranza che Dio depone nei solchi della nostra storia personale e comunitaria. Ogni “sì” a Gesù che viene è un germoglio di speranza. Abbiamo fiducia in questo germoglio di speranza, in questo sì: “Sì, Gesù, tu puoi salvarmi, tu puoi salvarmi”. Buon Natale di speranza a tutti!

  video della catechesi
Saluti:
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APPELLO
Alla luce di un recente incontro che ho avuto con il Presidente e il Vice-Presidente della Conferenza Episcopale della Repubblica Democratica del Congo, rivolgo nuovamente un accorato appello a tutti i congolesi perché, in questo delicato momento della loro storia, siano artefici di riconciliazione e di pace. ...
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Nel clima di gioiosa attesa del Natale ormai vicino, mi è gradito salutare con affetto i fedeli di lingua italiana. ... Invito tutti alla preghiera e all’impegno nelle opere di misericordia perché il Natale sia un incontro personale con il Signore e susciti in noi propositi di bene e di solidarietà.
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  il testo integrale
  video integrale

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Papa Francesco esce da Santa Marta e va ad acquistare un paio di scarpe

Papa Francesco è uscito da Casa Santa Marta per acquistare un paio di scarpe ortopediche. 
La visita, avvenuta ieri pomeriggio (20/12/2016) dopo un appuntamento privato concordato con i proprietari della Sanitaria di via del Gelsomino a Roma, che hanno accolto il Pontefice con immensa gioia, è documentata da foto e video postate sui social da chi era presente. 
Nelle immagini si vede il pontefice che gira per la Sanitaria, parla con le persone del negozio, si mette in posa per le foto ricordo e appoggiandosi al bancone firma un foglio.
Tra le immagini anche quella in cui un giovane della Sanitaria con il camice bianco gli mostra un crocifisso e il pontefice lo benedice.
«È stato molto bello, ma ora non chiedete di più»: l'addetto alla Sanitaria di Roma dove ieri Papa Francesco si è recato a sorpresa a fare shopping, si limita a queste poche parole. Un momento che ha emozionato tutti i presenti ma che forse doveva restare riservato. «Preferiamo non parlare», dicono all'Ansa. E a chi fa notare che comunque l'evento è finito sui social e su tutti i siti di informazione, replicano: «ecco, allora sapete tutto, oggi non abbiamo nulla da aggiungere».
  video


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