"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°2 del 2017

Aggiornamento della settimana

- dal 7 al 13 gennaio 2017 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 20 gennaio 2017

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


PREGHIERA DEI FEDELI




OMELIA 


 

 



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 










I NOSTRI TEMPI


SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"

"Non dobbiamo mai dimenticare l’umanità e soprattutto il fatto che i poveri aspettano e meritano di essere accolti da noi, ciascuno di noi può fare qualcosa, anche di piccolo. (Carlo Santoro, della comunità di Sant’Egidio)

 
Emergenza freddo, morti 6 clochard. S. Egidio: bisogna fare di più

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... Per i senzatetto anche sacchi a pelo speciali resistenti a temperature di meno 20 gradi e guanti per il freddo “comprati – aggiunge l’Elemosiniere – proprio oggi”. 

 
Maltempo. Papa Francesco autorizza apertura no-stop di dormitori e auto per senzatetto

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"In questi giorni di tanto freddo penso e vi invito a pensare a tutte le persone che vivono per strada colpite dal freddo e tante volte dall'indifferenza, purtroppo alcuni non ce l'hanno fatta. Preghiamo per loro e chiediamo al Signore di scaldarci il cuore per poterli aiutare" (Papa Francesco, dopo l'Angelus 08.01.2017)

 
video

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Medici senza Frontiere denuncia: Migliaia di persone bloccate al gelo a causa delle politiche europee!
"Dopo essere stati bloccati dalle politiche europee sulla migrazione, migliaia di migranti e rifugiati si trovano costretti al gelo in Grecia e nei Balcani, in ripari per nulla adatti alle rigidi condizioni invernali. La cinica noncuranza delle politiche degli Stati europei, insieme alle temperature glaciali e alla mancanza di preparazione per l’inverno, hanno aggravato una situazione già insostenibile per migliaia di uomini, donne e bambini che cercano protezione in Europa
“Le sofferenze patite dai rifugiati in questo gelido inverno in Serbia non sono dovute al fenomeno atmosferico in sé, ma sono una conseguenza delle politiche europee, che invece di garantire la dignità e la salute delle persone, le mettono a repentaglio lasciando circa 2000 persone vulnerabili a dormire al gelo, senza un tetto che li protegga” aggiunge Andrea Contenta, esperto di affari umanitari MSF in Serbia.


  video

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(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)


13/01/2017 Comunicato Elemosineria Apostolica. Una chiesa del Vaticano aperta per l'emergenza freddo


La Comunità di Sant’Egidio, a motivo dell’emergenza freddo di questi giorni, da sabato 7 gennaio scorso ha aperto la chiesa di San Calisto in Trastevere per dare riparo notturno alle persone di strada che non hanno altro rifugio, sino a quando permarranno le basse temperature.
La chiesa e i locali sono in zona extraterritoriale, proprietà della Santa Sede. La chiesa è un luogo di culto antico, edificato intorno al pozzo dove fu martirizzato Papa Calisto I, nel 222. L’attuale edificio è del XVII secolo. È una Rettoria connessa alla Parrocchia di Santa Maria in Trastevere e affidata alla Comunità di Sant’Egidio, che vi svolge attività di culto e di catechesi, particolarmente per gli anziani e le persone con disabilità.
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Nella chiesa, come appare visibile dalle foto, sono state spostate le banche per far posto ai letti, ma è rimasto il Santissimo Sacramento nel tabernacolo.

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Si moltiplicano le iniziative delle diocesi italiane per stare accanto ai senza dimora in questi giorni di gelo. Operatori e volontari, per altro attivi tutto l’anno, hanno intensificato gli sforzi per far fronte all’emergenza invernale.

  AVVENIRE: Le diocesi in campo per l'emergenza gelo


Un doppio cheeseburger, delle mele fresche tagliate in busta e una bottiglietta d’acqua. E’ la composizione dei mille pasti che, dal prossimo 16 gennaio, verranno distribuiti ai tanti senza fissa dimora che vivono nella zona di San Pietro e di via della Conciliazione. L’iniziativa nasce dall’accordo tra l’associazione Medicina Solidale onlus - che già da tempo opera con un ambulatorio medico sotto il colonnato della Basilica Vaticana e altre iniziative di volontariato - e il ristorante McDonald’s di Borgo Pio, in collaborazione con l’Elemosineria Apostolica.

 
RADIO VATICANA: 
  In arrivo mille pasti per i senza tetto della zona di San Pietro


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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)


A mille giorni dal rapimento e per non dimenticare... Le ragazze di Chibok. Il nostro silenzio e la loro audacia di Marina Corradi


Le ragazze di Chibok. 
Il nostro silenzio e la loro audacia
di Marina Corradi
Mille giorni da quella notte del 14 aprile 2014 a Chibok, nel nord est della Nigeria, quando un commando di Boko Haram fece irruzione nel dormitorio di un collegio femminile. L’inferno spezzò il sonno di 276 ragazzine fra i 12 e i 17 anni. «Urlavano 'Allah akbar', ci minacciarono con le armi, ci trascinarono via a forza», raccontarono quelle che riuscirono a scappare. Per le rapite il web si mobilitò: #bringbackourgirls, ridateci le nostre ragazze, era l’hashtag che fece il giro del mondo. Ventuno ragazze sono state liberate questo autunno, un paio ancora sono state ritrovate. Una vagava nella foresta, un bambino di pochi mesi fra le braccia. Ma in quasi duecento restano prigioniere. Il web, che sembra nel mostro mondo onnipotente, può poco o nulla nelle foreste in cui Boko Haram, costola africana del califfato nero jihadista, detta un’altra feroce legge.
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Oggi in quasi duecento sono ancora prigioniere di questo destino. Delle ventuno liberate lo scorso autunno, diciotto erano incinte. Quasi tutte le rapite sono dunque, si può ipotizzare, ormai madri, nel loro inferno, che dunque è un inferno doppio: madri bambine di bambini denutriti e malati. Il web adesso, dimentico, tace. È troppo grande il male di Chibok perchè delle semplici parole, seppure gridate milioni di volte, possano smuoverlo. Le sole parole imprevedibili in questa tragedia sono quelle pronunciate dal giornalista freelance italiano Daniele Bellocchio, recatosi in Nigeria per testimoniarne il dramma e, dieci giorni fa, intervistato da Radio Vaticana. Bellocchio ha detto di avere sentito dire da alcune ragazze scampate a Boko Haram: «Noi siamo anche disposte a perdonare, perché bisogna ricreare una nuova Nigeria, dimenticando la violenza, e per farlo serve il perdono».
Parole inaudite, a fronte del male che queste ragazzine hanno subito. La prigionia di duecento donne bambine e dei loro figli continua. Il mondo se ne va dimenticando. L’unico fiato di speranza nel regno del buio, nell’inferno che questi mille giorni africani ci raccontano viene, incredibilmente, dalla voce di alcune vittime – in un’audacia che ci fa tremare.
(fonte: AVVENIRE)
Sono passati mille giorni da quando duecentosettantasei giovani studentesse furono sequestrate da combattenti del gruppo terrorista Boko Haram a Chibok, in Nigeria. Alcune decine sono riuscite a fuggire, o in qualche modo sono state salvate, del resto, invece, ben duecento ragazze, non si hanno più notizie. Le superstiti hanno rivelato al mondo storie terribili di soprusi e violenze. Ma dopo l'indignazione di rito iniziale, l'attenzione è scemata in maniera inesorabile. Era aprile del 2014 e a macchia d'olio i social network si riempirono di cartelli con su scritto Bring back our girls, "riportiamo indietro le nostre ragazze". 
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  Storia delle studentesse rapite da Boko Haram e della memoria corta dell'Occidente
Leggi anche l'intervista del giornalista freelance italiano Daniele Bellocchio a Radio Vaticana:
  Nigeria. Ragazze di Chibok fuggite da Boko Haram: li abbiamo perdonati
Per approfondire vedi anche alcuni dei nostri post precedenti:
  • Violenza, dolore e morte in Nigeria - #BringBackOurGirls (riportate indietro le nostre ragazze), l’hashtag di solidarietà condiviso in tutto il mondo
  • Per le ragazze rapite non basta indignarsi
  • La Nigeria e tutto il mondo ricorda il rapimento delle studentesse a Chibok: cortei, marce, il rapporto di Amnesty International e la lettera aperta di Malala.
  • L’odissea delle donne africane tra guerre, stupri e disperazione di Cornelia I. Toelgyes

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NUOVI CORRIDOI UMANITARI - 500 profughi eritrei, somali e sud-sudanesi, fuggiti dai loro Paesi per i conflitti in corso, arriveranno in sicurezza in Italia


12 gennaio 2017 - È stato firmato oggi al Viminale il Protocollo di intesa per l’apertura di nuovi corridoi umanitari che permetteranno l’arrivo in Italia, nei prossimi mesi, di 500 profughi eritrei, somali e sud-sudanesi, fuggiti dai loro Paesi per i conflitti in corso. A siglare il “protocollo tecnico” quattro soggetti: la Conferenza episcopale italiana (che agirà attraverso la Caritas Italiana e la Fondazione Migrantes) con il segretario generale, monsignor Nunzio Galantino, e la Comunità di Sant’Egidio con il suo presidente, Marco Impagliazzo, come promotori; il sottosegretario all’Interno, Domenico Manzione, e il direttore delle Politiche migratorie della Farnesina, Cristina Ravaglia, per lo Stato italiano. “Troppo spesso ci troviamo a piangere le vittime dei naufragi in mare, senza avere il coraggio poi di provare a cambiare le cose: questo Protocollo consentirà un ingresso legale e sicuro a donne, uomini e bambini che vivono da anni nei campi profughi etiopi in condizioni di grande precarietà materiale ed esistenziale”, dichiara mons. Galantino, che aggiunge: “La Chiesa italiana si impegna nella realizzazione del progetto facendosene interamente carico – grazie ai fondi 8 per mille – senza quindi alcun onere per lo Stato italiano; attraverso le diocesi accompagnerà un adeguato processo di integrazione ed inclusione nella società italiana”.
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  video Servizio TV2000
Vedi anche i post già pubblicati:
  • NO MURI, MA CORRIDOI UMANITARI - Austria, il vescovo che dice no al muro e non muri, ma ponti. Diritti umani, ma anche ecumenismo di Andrea Riccardi
  • I primi mille migranti salvati dal «corridoio umanitario» per profughi voluto dalla Comunità di Sant'Egidio e dalla Federazione delle Chiese evangeliche in Italia

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L’uomo che vedete nella foto qui sopra si chiama Cedric Herrou e vive a Breil sur Roya, un villaggio al confine con l’Italia, più precisamente con l’entroterra di Ventimiglia. È un contadino ed è sotto processo per avere dato aiuto e ospitalità nei mesi scorsi ad alcune centinaia di profughi (molti dei quali bambini e bambine) costretti, visto l’ormai celebre blocco di Ventimiglia, a tentare clandestinamente il passaggio in cerca di una vita migliore.
È accusato di favoreggiamento e rischia cinque anni di carcere e una sanzione economica pesante. Qualche giorno fa di fronte a un giudice di Nizza ha rivendicato le proprie azioni affermando che è giusto trasgredire le leggi davanti alla disperazione e che continuerà perché “questo è il momento di alzarsi in piedi”.

  Marco Arturi: Questo è il momento di alzarsi in piedi


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La sezione Migranti e Rifugiati del nuovo dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale lancia una campagna mediatica si concentrerà sulla situazione di bambini e adolescenti migranti, rifugiati, sfollati e vittime della tratta

  VATICAN INSIDER: Francesco darà voce ai migranti su Twitter

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Oggi 9 gennaio 2017, ci ha lasciati il filosofo di origine polacca Zygmunt #Bauman all'età di 92 anni. Era noto in tutto il mondo per essere il teorico della cosiddetta "società liquida", ma non solo.
Sempre lucide e brillanti le sue analisi. Vero punto di riferimento per decodificare questi tempi così complessi. Grave perdita per tutto il mondo

  Zygmunt Bauman: "Dialogo al centro dell'educazione: una rivoluzione culturale" (video)

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Sarebbe un errore imperdonabile racchiudere Zygmunt Bauman soltanto all’interno della categoria della modernità liquida. Certamente, quell’aggettivo “liquido” sarà associato per sempre all’opera intellettuale del sociologo polacco, scomparso ieri novantunenne, ma altrettanto certamente, da solo, non riesce a esprimere l’itinerario biografico-culturale di un intellettuale che ha attraversato tutto il Novecento venendo a contatto diretto con gli orrori del XX secolo

  Andrea Possieri:    È morto Zygmunt Bauman - Dalla società liquida alle vite di scarto

... Questo ci insegna Zygmunt Bauman.
E non importa che non ci sia più, perché le sue parole risuonano tramite noi e sono destinate a non morire, anzi. “Modernità liquida” ( Liquid modernity esce nel 2000) non è lo slogan fortunato di una breve stagione, ma una chiave di lettura acuta, bril- lante, intelligente capace di spiegare perché il nostro mondo è così e non in un altro modo. Spiega come viviamo. Spiega lo sfarinamento della comunità, del partito, del sindacato, della famiglia, anche delle Chiese. Spiega perché sia durissimo compiere scelte definitive, dallo sposarsi al farsi prete, frate o suora

  Umberto Folena:   L'eredità di Bauman. Ormai per tutti la modernità è «liquida»


Quando gli facevi una domanda, o sollevavi una questione, appoggiava la testa alla mano sinistra, la rovesciava indietro finché gli occhi trovavano la direzione della risposta. Allora Zygmunt Bauman senza accorgersene incominciava ogni volta a insegnare: non a rispondere, ma inconsapevolmente a insegnare.

  Ezio Mauro:   Zygmunt Bauman, l'uomo che non sapeva di insegnare con gli occhi


L’ultima volta che ho incontrato Zygmunt Bauman è stata qui ad Assisi nel settembre scorso in occasione dell’incontro mondiale delle religioni per la pace a trent’anni dalla storica iniziativa di Giovanni Paolo II. Di seguito riporto la conclusione del suo interessantissimo intervento.

  Tonio Dell'Olio:    La luce in fondo al tunnel di Bauman

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LOTTA ALLA MAFIA - Per non dimenticare il piccolo Giuseppe Di Matteo e i quasi 100 bambini innocenti uccisi dalla mafia. "A Giuseppe che non ha chiuso gli occhi perché li ha aperti a noi" 
21/mo anniversario dell'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo 
Una vicenda quella di Giuseppe Di Matteo che sbatte in faccia la ferocia e la mostruosità di cui è capace la mafia.


  video

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FEDE E
SPIRITUALITÀ


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  Tutte le creature sono lettere d'amore di Dio...  (Roland Leonhardt)
   Al nostro Battesimo, esattamente come al Giordano... (P. Ermes Ronchi)
   Inizia un altro giorno. Gesù vuol viverlo in me... (Madeleine Delbrel)
  Le parole insegnano, gli esempi... (Sant'Agostino)
  Voglio vivere perché tutti i disperati del mondo...  (Chiara Amirante)
  Ogni vita muore se non è toccata... (p. Ermes Ronchi)
  Una fede che non si fa carico dell'altro... (Silvano Fausti)


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  (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)

Buon compleanno Chiara!!! sei sempre nel cuore di tutti quelli che ti hanno conosciuta...


Il 9 gennaio 1984 nasceva Chiara Corbella, oggi avrebbe compiuto 33 anni!!! 
Ma forse dal 2012 per Chiara è più importante un'altra data il 13 Giugno, giorno in cui è nata in cielo. Aveva 28 anni ed era sposata con Enrico Petrillo.
Una coppia normalissima della generazione Wojtyla, cresciuta… in parrocchia e a pane e Gmg.... così si legge nella sua pagina ufficiale di Facebook Chiara Corbella Petrillo
Nel giorno del suo compleanno vogliamo raccontare a chi ancora non la conoscesse la sua bellissima storia che, a nostro avviso, è sicuramente, senza alcuna retorica, la storia di una santa dei nostri giorni...
Per conoscerla meglio riproponiamo alcuni dei nostri post precedenti su Chiara:

  • Una storia di ordinaria santità: il coraggio di Chiara Corbella che rinvia le cure e muore per far nascere il suo bimbo!
  • Una storia di ordinaria santità - Chiara Corbella ed Enrico Petrillo ci mostrano che anche oggi il Vangelo può essere vissuto.
  • Una storia di ordinaria santità - Chiara Corbella, la regola delle 3P e le testimonianze in rete
  • "Il nostro amore speciale": il ricordo di Chiara Corbella nelle parole del marito Enrico Petrillo
  • Ricordiamo Chiara Corbella Petrillo e la sua lezione di vita raccontata dal padre.
  • Ricordando Chiara Corbella Petrillo ad un anno dalla sua salita in cielo...
  • Siamo nati e non moriremo mai più! -Storia di Chiara Corbella Petrillo - (VIDEO)
  • Per mantenere vivo il ricordo di Chiara Corbella Petrillo...
  • 13 giugno 2015- Chiara Corbella Petrillo terzo anniversario della sua nascita al Cielo - ‪#‎SiamoNatiEnonMoriremoMaiPiú‬
  • Siamo nati e non moriremo mai più... la "storia bellissima" di Chiara Corbella Petrillo da quattro anni nelle braccia del Padre - #‎SiamoNatiEnonMoriremoMaiPiú

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Religiosità popolare - Preghiere in dialetto - Sardegna: Celeste tesoro

La religiosità popolare di tutte le regioni italiane è ricca di preghiere dialettali, espressione di una cultura religiosa tramandata oralmente di generazione in generazione, per lo più dai nonni ai nipotini.
L'era moderna, purtroppo, tende a cancellare questo patrimonio, infatti le suddette preghiere permangono quasi esclusivamente nei ricordi delle persone più anziane. 
Nei giorni scorsi Padre Gregorio Battaglia, della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto - ME - (che i nostri lettori sicuramente conoscono attraverso i post da noi pubblicati) ci chiedeva se fosse stato possibile  pubblicare una preghiera in dialetto siciliano ricordata da una persona anziana che sta attraversando un momento molto difficile, questa richiesta ci ha stimolati a promuovere nel periodo di Avvento la pubblicazione di questa forma di devozione appartenente al nostro patrimonio culturale estendendo l'invito ai nostri lettori di tutte le regioni italiane.
Ci farebbe molto piacere avere un riscontro positivo da parte dei nostri lettori, che pertanto invitiamo a inviare il loro contributo o con un messaggio privato in Facebook nella pagina "Quelli della Via" o scrivendo una email alla casella di posta di "Tempo Perso" tempo-perso@libero.it .
Vi chiediamo cortesemente di indicare, accanto alla versione dialettale, anche quella in lingua italiana e, nel caso ne foste a conoscenza, di corredarla di diversi particolari (ad esempio se veniva recitata in particolari periodi dell'anno o momenti della giornata, o se rivolta a qualche Santo per chiederne l'intercessione, o a qualunque altra informazione riteniate opportuno fornirci).
Sarà nostra cura selezionare i suggerimenti, verificandone ovviamente i contenuti, e preparare i post ed anche uno Speciale, in continuo aggiornamento, in cui potere rintracciare con facilità tutte le preghiere.
Preghiere in dialetto
 Sardegna
Celeste teśoro 
1 - Solo - Celeste teśoro d'eterna allegria dormi vida e coro ripośa e ninnìa
Coro - Dormi vida e coro ripośa e ninnìa dormi vida e coro ripośa e ninnìa
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Traduzione: 
1 - Solo - Celeste tesoro d'eterna allegria dormi vita e cuore riposa e fa la nanna 
Coro - Dormi vita e cuore riposa e fa la nanna dormi vita e cuore riposa e fa la nanna
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Di questo canto natalizio sardo esistono diverse versioni, ne proponiamo un'altra su melodia tradizionale con testo di don Giuseppe Pani del 1825
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Segnalato da Aldo Pintor
Segui lo Speciale:
  Religiosità popolare - Preghiere in dialetto in continuo aggiornamento

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PRENDERSI CURA DELLA “CASA COMUNE” - HOREB n. 3/2016 (n. 75)


E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
E-mail: horeb.tracce@alice.it

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DISCERNIMENTO E RESPONSABILITÀ “Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono” (1Ts 5,21) - I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2016

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Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Gennaio 2017 - “I Cristiani al servizio delle sfide dell’umanità”

Nel primo videomessaggio del 2017 per le intenzioni di preghiera Papa Francesco, breve video, realizzato dall’agenzia La Machi con la collaborazione del Centro Televisivo Vaticano, scorrono immagini di chiese e di cristiani, religiosi e laici che si impegnano per il prossimo ed a conclusione il Papa chiede a tutti di impegnarsi innanzitutto con la preghiera per l’unità del cristiani al servizio del prossimo.
Il testo:
Nel mondo attuale, molti cristiani di diverse Chiese lavorano insieme al servizio dell'umanità bisognosa, per la difesa della vita umana e della sua dignità, del creato e contro le ingiustizie.
Questo desiderio di camminare insieme di collaborare nel servizio e nella solidarietà nei confronti dei più deboli e di coloro che soffrono è motivo di gioia per tutti.
Unisci la tua voce alla mia per pregare perché tutti contribuiscano con la preghiera e la carità fraterna a ristabilire la piena comunione ecclesiale al servizio delle sfide dell'umanità.
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Vangelo: Mt 3,13-17
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Gesù che si mette in fila con i peccatori è l'icona di quel Dio-con-noi che stravolge le attese messianiche di Israele, il sassolino che fa crollare i falsi idoli che di Lui ci siamo fabbricati. Il brano è la sintesi di tutto il Vangelo di Matteo che ci rivela il Mistero d'Amore di Dio offerto agli uomini: la Santissima Trinità. La decisione di Gesù di farsi battezzare sarà anche quella dei credenti, chiamati ad essere immersi nel vissuto del Figlio per divenire, come Lui, immagine dell'Amore del Padre per gli uomini. La scena del Giordano fa da grande inclusione con quella del Golgota (27,45ss): qui Gesù si immerge nell'acqua, là si immergerà nella sua morte; qui si aprono i cieli, là si squarcerà il velo del tempio; qui "riceve lo Spirito Santo e dal Padre viene chiamato Figlio, al Golgota consegnerà il medesimo Spirito a tutti e sarà riconosciuto Figlio di Dio dal fratello più lontano, il centurione, un pagano". Sigillo eterno sulla scelta di Gesù è la voce del Padre, voce che si fa Parola- Evento nella carne di Gesù, il volto vivente di Colui che non ha volto. Ascoltiamo lui. 

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"Battesimo di Gesù, il cielo si apre e nessuno lo richiuderà" di p. Ermes Ronchi - Battesimo del Signore - anno A


Commento
Battesimo del Signore (Anno A)
Letture: Isaia 42,1-4.6-7; Salmo 28; Atti 10,34-38; Matteo 3,13-17
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La scena grandiosa del battesimo di Gesù, con il cielo squarciato, con il volo ad ali aperte dello Spirito, con la dichiarazione d'amore di Dio sulle acque, è anche la scena del mio battesimo, quello del primo giorno e quello esistenziale, quotidiano.
Ad ogni alba una voce ripete le tre parole del Giordano, e più forte ancora in quelle più ricche di tenebra: figlio mio, mio amore, mia gioia, riserva di coraggio che apre le ali sopra ciascuno di noi, che ci aiuta a spingere verso l'alto, con tutta la forza, qualsiasi cielo oscuro che incontriamo

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NESSUNO E' STRANIERO NELLA CHIESA - Dedicazione dell'Altare e consacrazione della Chiesa "Casa di Preghiera per Tutti i Popoli" della Missione "Speranza e Carità" di Biagio Conte(Testo e video)


Una celebrazione significativa, e per certi versi anche emozionante si è svolta nella Missione “Speranza e Carità” di via Decollati, l’Arcivescovo mons. Corrado Lorefice ha presieduto il solenne rito della Dedicazione dell’Altare e la consacrazione della chiesa Casa di preghiera per tutti i popoli, diretta dal missionario laico Biagio Conte che ospita centinaia di immigrati. Presente anche i card. Paolo Romeo e diversi presbiteri, diaconi e rappresentanti delle Istituzioni che non hanno voluto mancare all’importante appuntamento. La solenne celebrazione è stata animata dalla corale del duomo di Monreale diretta dal maestro Marco Intravaja.
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“Abbiamo realizzato questa chiesa – afferma Biagio Conte – grazie alla collaborazione di tanti che si sono impegnati giorno e notte. Un messaggio importante di accoglienza che arriva da Palermo in un momento difficile per la nostra società.Questo luogo sembra profetizzare la fratellanza, senza esclusione di nessuno, non più frontiere e muri ma ponti. Ricordiamoci che nessuno è titolare nemmeno di un metro quadrato della terra"
L’emozione di monsignor Lorefice durante il rito è stata percepita da tutti. “Questo era un luogo simbolo di abbandono e invece questo è quello che sono capaci di fare gli uomini di fede vera, che fanno diventare il loro cuore tempio di Dio. Da qui arriva per tutti il messaggio che dobbiamo fare sul serio. Attraverso la Chiesa di Palermo parte un appello a tutti i palermitani per realizzare una città dove nessuno si senta straniero né ospite, ma concittadino e familiare”
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  video Servizio TG2000
  video Servizio Telesud
  video Omelia integrale don Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo
  video Cerimonia integrale

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La cura che salva di ENZO BIANCHI


La cura che salva
Luoghi dell'infinito, gennaio 2017
di ENZO BIANCHI
1. Un incontro personale
Per avviare una riflessione sul tema del dialogo in ambito neotestamentario (e, più in generale, cristiano) non si può non partire dalle fondamenta: in tutta la sua parabola terrena Gesù è stato un uomo di dialogo. Leggendo i vangeli, si può constatare che Gesù non consegna mai a chi incontra una verità astratta, ma instaura una relazione umana, nella quale il momento dell’incontro è un kairós, un’occasione unica e irripetibile. Il suo è un comunicare “in situazione” e apre un dialogo, ma è sempre preceduto da un cammino di abbassamento, di con-discendenza, che rinnova il cammino di kénosis da lui percorso per passare dalla forma di Dio alla forma di uomo (cf. Fil 2,6-7). Gesù si fa viandante assetato al pozzo di Sicar dove incontra la donna samaritana (cf. Gv 4,5-30); si fa pellegrino sulla strada di Emmaus dove incontra i due pellegrini (cf. Lc 24,13-35); si fa frequentatore della tavola dei pubblicani e dei peccatori per poter annunciare loro la buona notizia (cf. Mc 2,16 e par.; Lc 7,34)…
Gesù percorre dunque un cammino di abbassamento, si mette in dialogo con l’interlocutore. Primo effetto dell’incontro con lui è l’interrogarsi su cosa si cerca e si vuole. Basta ricordare alcune delle numerose domande che Gesù rivolge a quanti incontra: “Che cosa cercate?” (Gv 1,38); “Donna, chi cerchi?” (Gv 20,15); “Che discorsi state facendo?” (Lc 24,17). A partire da domande come queste, nel dialogo avviene un vero incontro, un’esperienza condivisa, un parlare e un rispondersi reciprocamente. Questo è uno dei tratti maggiori dell’educazione alla fede-fiducia praticata da Gesù: accettare di “svuotarsi” per stare accanto all’altro; accettare di rinunciare a certi diritti e privilegi che rischiano di essere un ostacolo, per proporre la fede in modo credibile. Sì, perché la buona notizia del Vangelo non può risuonare né esistere senza un’incarnazione concreta, senza che si inscriva nella vita di uomini e donne.
Occorre d’altra parte precisare un elemento fondamentale: Gesù nella sua vita non ha incontrato delle “categorie” di persone, ma è entrato in relazione con gli uomini e le donne in quanto esseri umani come lui. Gesù ha cercato di incontrare ciascuno di quelli che venivano a lui e di andare incontro a quanti sapeva sprovvisti del coraggio o della forza di avvicinarlo: o essi si facevano vicini a Gesù, oppure egli si faceva vicino a loro. Gli unici che Gesù non ha mai incontrato, perché da essi tenuto a distanza, erano i potenti di questo mondo, quelli che disprezzavano gli altri, che si sentivano incaricati di minacciare… Da costoro si è tenuto lontano, anzi li ha ammoniti e avvertiti con i “guai!” (cf. Mt 23,13-32; Lc 6,24-26), li ha chiamati “volpi” (cf. Lc 13,32), “dominatori che si fanno chiamare benefattori dell’umanità” (cf. Lc 22,25), “guide cieche” (Mt 23,24).
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"Sento urgente la sfida di una cultura della dignità della persona .. La Chiesa non cessa di essere Madre di Misericordia. "Mons. Giovanni Accolla, inizio del ministero Pastorale nella Diocesi di Messina


MESSINA - 7 gennaio 2017
"Ho chiesto a Papa Francesco di mandarci un Vescovo rivoluzionario perché abbiamo bisogno di una grande rivoluzione, d'altronde Cristo ha fatto la grande rivoluzione dell'amore, ed è quello che vogliamo fare e vogliamo continuare; la rivoluzione dell'amore cambia il mondo, stare dalla parte degli ultimi, in questa strada stretta che dobbiamo percorrere senza compromessi e senza padroni e padrini" (Renato Accorinti, Sindaco di Messina)
  video IL SALUTO DEL SINDACO DI MESSINA INTERVENTO INIZIALE DI MONS. GIOVANNI ACCOLLA
Carissimi fratelli e sorelle,
cari amici tutti.
Rivolgo il mio ringraziamento per la presenza e per le parole che mi sono state rivolte al Sig. Sindaco Prof. Renato Accorinti e a tutte le gentili autorità civili e militari. 
Nel rispetto delle diverse competenze e dei diversi ruoli, sono sicuro che il nostro comune intento è di servire la gente, a cominciare dai più poveri, dai più disagiati. 
Sentiamo questo tempo come un tempo che ci stimola fortemente ad essere all’altezza di grandi sfide: tra queste, sento urgente la sfida di una cultura della dignità della persona.
Ancora una volta, la gente e la Chiesa di Messina – Lipari – S. Lucia del Mela si dimostrano accoglienti e vivaci, come ho potuto subito constatare in questi giorni dai vostri gesti di apprezzamento e di affetto.
Ogni volta che diciamo “grazie” lo facciamo sapendo che è Dio Padre a farci sentire la sua paternità, non facendoci mancare i suoi doni di vita. È a lui, insieme a voi tutti, che desidero elevare la mia preghiera di ringraziamento e di lode. 
Insieme con voi, vorrei rivolgere poi il mio pensiero filiale e riconoscente al Santo Padre, Papa Francesco: con uno sguardo di speciale benevolenza, mi ha ritenuto degno di questo servizio pastorale, che oggi ufficialmente avvio, con cuore sereno e gioioso, nella santa Chiesa.
...
Vengo a voi come un Pastore che desidera stare tra le sue pecorelle, custodire quanti stanno nel recinto della Chiesa, raggiungere le lontane per ricondurle a casa portandole sulle spalle, e accompagnarle tutte verso i pascoli migliori: i pascoli del Vangelo, della vita nuova. E poiché so che il cammino può essere faticoso e impegnativo, mi sono portato nella bisaccia tre cibi spirituali. Per non dimenticarmene, li ho scelti per il mio stemma episcopale e, in questo momento, mi piace raccontarveli perché mi aiutiate a farne sempre memoria.
Il primo segno, ovvero il primo sostegno spirituale per me e per tutta la nostra Chiesa, è la croce di Cristo...
Il secondo segno, che sento come un altro indispensabile cibo spirituale, è la barca: questa è simbolo della Chiesa...
Il terzo segno – se posso dire così – che mi porto nella bisaccia di vescovo è Maria, la Madre di Gesù...
  video Servizio TempoStretto
Celebrazione Eucaristica di Inizio Ministero pastorale
Solennità del Battesimo del Signore
Omelia di S.E. Mons. Giovanni Accolla
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Una Chiesa che non scopre e non valorizza la propria vocazione profetica al “SERVIZIO” è una Chiesa che rischia un’amarissima esperienza di infedeltà che da scandalo. 
Il rinvigorimento della Chiesa di Messina – Lipari – S. Lucia del Mela passa attraverso una severa ed umile revisione di vita, nella mitezza e nella docilità alla chiamata del Signore. Una Chiesa “SERVA di Jahvè”, con il coraggio di una santa inquietudine, meno formale e più pronta a sbracciarsi per servire coloro che stanno nelle varie periferie geografiche: fisiche ed esistenziali. Una chiesa con sentimenti di umiltà, disinteressata e testimoniante la gioia della comunione con Dio. Una Chiesa che si lasci inquietare sempre dalla domanda che Gesù rivolge ai suoi discepoli: “ Voi chi dite che io sia?” (Mt.16,15).
Abbiamo urgente bisogno di rivelare, con la nostra testimonianza di vita, la nostra professione di fede, che Gesù è “il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, che Gesù è il Salvatore e il Redentore; la gente ha bisogno di rigenerarsi alla fiducia, alla speranza.
...

Continuare a vivere l’impegno giubilare della “misericordia” come caratterizzante l’identità del nostro essere Chiesa. La Chiesa non cessa di essere Madre di Misericordia. Sarebbe bello che si rispolverasse l’impegno della Chiesa per gli anni 90 “Evangelizzazione e testimonianza della carità”. Un modo per riscoprire la sacramentalità della evangelizzazione attraverso la carità. 
L’impegno a vivere come “discepoli missionari e testimoni della gioia del Vangelo”.
Come fecero i servi alle nozze di Cana così facciamo noi: accogliamo l’esortazione di Maria “ fate quello che vi dirà”, la nostra vita ecclesiale riprenderà vigore e la gioia di essere vissuta e testimoniata. 
Madonna della Lettera prega per noi. Amen.
video Omelia integrale (Riprese di Sonia Sabato)
video Inizio Ministero pastorale integrale

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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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Leggiamo con grande tristezza dalla bacheca dell'amico Christian Albini...

 
Christian RIP...


tweet di Enzo Bianchi

 
Christian Albini ci ha lasciati ora...

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Il nostro ricordo di Christian Albini


Christian Albini è scomparso la scorsa notte, all'età di 43 anni, a causa di un male incurabile, Christian Albini, teologo, insegnante, marito e padre, collaboratore di varie testate e fautore di una teologia del quotidiano.
A darne la notizia nel suo blog "Sperare per tutti"  un semplice ma significativo post...
 in seguito però rimosso e sostituito da questo avviso...
Invece su Twitter l'annuncio è stato dato da Enzo Bianchi, priore della comunità monastica di Bose: "Christian Albini ci ha lasciati ora: era un vero cristiano, mite, buono, paziente! Per me un amico consonante sempre!"...
Sposato con Silvia e padre di tre figli dai 4 ai 12 anni, Albini era docente di religione nelle scuole superiori, responsabile del Centro di spiritualità della diocesi di Crema, autore di libri di teologia, autore del blog "SPERARE PER TUTTI" (sottotitolo: INCONTRARSI SENZA CONDANNARSI. SGUARDI SU SOCIETÀ, CULTURA, FEDE, CHIESA...) e collaboratore del mensile Jesus con la rubrica Un popolo chiamato Chiesa.
"La riflessione teologica in Italia non può continuare a essere una cosa che interessa solo i preti, anzi, direi una parte piuttosto elitaria dei preti", ha spiegato in una recente intervista a "Credere" dal titolo molto eloquente "IL TEOLOGO CON I PIATTI DA LAVARE"Dovrebbe invece rientrare a pieno titolo nella comunicazione e nel dibattito pubblico. Parlare di teologia non vuol dire solo occuparsi di Dio e della Chiesa ma anche dell`umano. Vedere come la fede in Dio e il vissuto della Chiesa hanno a che fare con l`esistenza nei suoi aspetti personali ma anche pubblici e sociali. Penso che l`assenza della teologia dalla cultura italiana renda entrambe più povere". 
Il titolo del suo blog, "Sperare per tutti", riprende quello dell`ultimo libro del teologo Hans Urs von Balthasar, nel quale il grande teologo azzardava la tesi che l`inferno esiste ma si può sperare che sia vuoto grazie alla misericordia di Dio. "Ma non è solo questione dell`aldilà", spiegava Albini: "Quel 'tutti' vuol dire avere uno sguardo oltre i bastioni della Chiesa: davvero c`è un`apertura e un coinvolgimento universale nella salvezza. E' quanto ci insegnano il concilio Vaticano II e ora papa Francesco".
Nel suo ultimo post, del quattro gennaio, Solitari nella speranza Christian Albini partiva da un versetto del salmo 4 ...

Ci piace anche riportare quanto scriveva il tre gennaio: Comunicazione importante
Questo blog è diventato uno strumento di contatto con molti amici. Cercherò di mantenerlo finché posso, ma devo avvisare che, trovandomi in una situazione di precarietà e fragilità di salute, gli aggiornamenti saranno d'ora in poi meno consistenti e sistematici.
A tutti, un caro saluto, Christian Albini
e subito dopo Permanere nella dignità Possiamo perdere tutto, essere frantumati nel corpo e nello spirito, ma possiamo permanere nella dignità che è uno dei tratti del nostro essere umani.
Ed infine  il suo augurio per questo nuovo anno che ora acquista una nuova luce...
Più luce
Dicono che le ultime parole pronunciate da Goethe prima di morire siano state: "Più luce...".
Alla chiusura di un anno e all'apertura di un altro abbiamo bisogno di più luce.
C'è luce al principio della creazione. C'è luce nella colonna di fuoco che accompagna Israele nel deserto. C'è luce alla nascita di Gesù, sul monte della trasfigurazione e a Pasqua.
Abbiamo bisogno di luce per vedere e andare avanti.
Allora, facciamo nostre le parole di Goethe come preghiera, invocazione, speranza.
Buon 2017.
E noi di Quelli della Via, caro Christian, nel ringraziarti per tutti gli spunti di riflessione che in questi anni ci hai sempre donato, siamo certi che tu quella luce ormai l'hai trovata! 
Sono tantissimi i post che in questi anni gli abbiamo dedicato vogliamo riproporne solo qualcuno dei più recenti:
  • Ottanta anni: i due fronti di Francesco di Christian Albini
  • Parrocchia, chi sei? di Christian Albini
  • Tornare ad Assisi: perché? di Christian Albini ...
  • Questa è la nostra guerra
  • "Thomas Merton, Gandhi e i ciclopi" di Christian Albini
  • La strage di Charlie Hebdo: condannare la violenza del nome di Dio, opporsi tutti all'odio e dialogo per la pace
  • Veronesi:quando vedi il cancro nei bambini affermi che Dio non esiste! Le risposte di Zichichi, Antonelli, Albini, Savagnone e Cheaib
  • ...

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Grazie Christian del tuo «tempo per vivere» di Giorgio Bernardelli


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Ricordo bene quando mi propose di pubblicare questo articolo. Voleva che fosse l'inizio di una serie sul tema della malattia, a partire dalla sua storia. Ne aveva già parlato un anno prima in un altro suo post intitolato Il Nulla e la speranza.
«Fondamentalmente, è stato scoprire il mio corpo come non più mio, la mia vita come non più mia. Con tutti i miei progetti, idee, aspettative, mi sono trovato a convivere con la minaccia della morte che veniva da dentro di me e per curarmi a dover aggredire, tagliare, avvelenare, irradiare il mio stesso corpo... (...). Eppure... Eppure in questi anni ho vissuto, ho amato e sono stato amato, sono nati due figli, ho sofferto, ho gioito e ho sbagliato. I luoghi della malattia sono anche i luoghi della speranza nella cura, ma soprattutto sono i luoghi dove ho trovato - dentro la piccolezza di un gesto, un sorriso, una parola - l'umanità di ammalati, medici, infermieri, preti e persino amicizia. E poi c'è sempre quell'uomo, Gesù. Se non fosse uomo, veramente uomo, Dio non sarebbe Dio, sarebbe un falso Dio».
Questo suo affidare proprio al nostro blog pensieri così intimi mi lasciò molto sorpreso: non ci conoscevamo nemmeno di persona, neanche dopo ci è mai capitato di incontrarci dal vivo. Sì, succede anche questo a Vino Nuovo: si possono costruire rapporti semplicemente incontrandosi tra blogger e stimandosi a vicenda. L'esatto contrario della post-verità, di cui in questi giorni tanto si parla: la rete come relazione vera, come strumento fecondo. Con Christian era così: era uno dei lettori più attenti di Vino Nuovo, uno che ci credeva profondamente in questo spazio, un amico che se trovava qui dentro una parola buona non esitava a farla diventare tesoro per tutti. Del resto nella rete ci era arrivato ben prima di tutti noi con il suo blog dal titolo così bello: Sperare per tutti.
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Tante altre cose su chi è stato Christian Albini fuori dalla nostra esperienza di Vino Nuovo le ha scritte ieri Gianni Di Santo in questo bel profilo pubblicato sul sito di Famgilia Cristiana.
Vorrei però concludere con un altro suo pensiero tratto da un'intervista radiofonica sulla misericordia che Christian aveva rilasciato appena una manciata di giorni fa a Fabio Colagrande per Radio Vaticana (e anche questa rilanciata ieri per ricordarlo).
«La conversione del cristiano nella Chiesa è ancora un qualcosa a cui non siamo abituati. Pensiamo troppo a convertire gli altri e poco noi stessi. La misericordia a cui ci richiama il Papa, invece, è l'imperativo di mettersi in ascolto del Vangelo e convertire, prima di tutto, noi stessi».
Lo risento con il suo tono pacato di voce ripetere queste parole. Eredità preziosa del suo tempo per vivere.

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La lettera di Enzo Bianchi letta al funerale di Christian Albini e indirizzata alla moglie Sivia e Vedere oltre. In ricordo di Christian Albini di Guido Dotti


In memoria di Christian Albini da anni amico della Comunità di Bose, pubblichiamo la lettera che fr. Enzo ha indirizzato alla moglie Silvia e che è stata letta da fr. Guido che, con fr. Ludwig, hanno rappresentato il priore, i fratelli e le sorelle di Bose ai funerali.
A Silvia Albini
Carissima Silvia,
in quest’ora del passaggio di Christian da questo mondo al Padre scrivo a te, e scrivo attraverso di te anche ai vostri amatissimi figli Davide, Michele e Sofia e a tutti coloro che l’hanno conosciuto e amato. Ti dico innanzitutto la mia commozione, i sentimenti fraterni e i ricordi numerosi che si accavallano nel cuore e nella mente.
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L’amicizia con Christian è stata intensa e forte, ho potuto sperimentare con lui una grande consonanza e soprattutto conoscere almeno un po’ il suo animo, di grande sensibilità e bontà: un vero cristiano, mite, buono e paziente. Le sue parole hanno sempre dato speranza, insegnava a sperare per tutti, come aveva intitolato il suo blog
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Christian è un grande dono per tutti, i rapporti di amore da lui vissuti non andranno perduti e quest’ora si apre al ringraziamento al Signore. Gli chiedo di continuare ad accompagnarci con la sua preghiera e il suo volto di tenerezza, certo che è vivente per sempre, ed è più che mai accanto a noi. Con i fratelli e le sorelle della comunità ti abbraccio fraternamente: contate sulla nostra amicizia fedele! A presto!
Con affetto profondo, Enzo Bianchi, con i fratelli e le sorelle della comunità di Bose
Vedere oltre. 
In ricordo di Christian Albini
di Guido Dotti
* monaco di Bose, direttore delle edizioni Qiqajon
“Vedere oltre”. Così Christian Albini aveva voluto intitolare il percorso di riflessioni proposte quest’anno dal Centro di spiritualità della Diocesi di Crema che dirigeva. E mi aveva chiesto di inaugurarlo il 12 ottobre dialogando con lui su “Vedere più lontano il volto di Dio: l’Islam”. Non poteva immaginare che un paio di mesi dopo l’improvvisa recrudescenza del male con cui aveva combattuto anni fa lo avrebbe portato nel volgere di appena una settimana ad andare oltre e contemplare faccia a faccia il Signore che aveva tanto cercato. Christian Albini si è spento nella pace lunedì 9 gennaio, attorniato dall’amore di sua moglie Silvia, di Davide, Michele e Sofia e di quanti, vicini e lontani, lo hanno amato. È andato a “vedere oltre”, e oggi qualcuno sta vedendo la realtà di quaggiù con le cornee che Christian ha voluto donare come ulteriore, naturale gesto di spossesso.
Ma a guardare e vedere oltre Christian si era abituato da tanto tempo, con una rara capacità di discernimento di quanto gli accadeva attorno, con la fraterna naturalezza con cui viveva la sua condizione di uomo, di cristiano, di padre e poi di insegnante, di teologo, di scrittore, di quotidiano dispensatore di pensiero attraverso il web, anche qui con quanta capacità di vedere oltre...
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Fallimento, parola censurata di ENZO BIANCHI - JESUS, gennaio 2017


JESUS, gennaio 2017
La bisaccia del mendicante
Rubrica di ENZO BIANCHI
Fallimento, parola censurata
Nell’aria dei nostri giorni appare a volte, ma è subito rimossa, la paura del fallimento. Le grandi parole come speranza e fiducia, soprattutto nello spazio cristiano, sembrano vietare la possibilità di leggere un evento o la propria vita come un fallimento. Questa mi sembra una malattia spirituale del nostro tempo: abituati a cercare il successo, l’approvazione degli altri, impegnati in compiti “buoni” e conformi al Vangelo, non siamo più capaci di intravedere la possibilità della debolezza e del conseguente fallimento.
Sembra che noi cristiani abbiamo già “le parole pronte” per impedire di constatare il fallimento, e quindi di dirlo, e per poterlo vivere non come un dolore reale, un evento che ci può cogliere nella nostra lunga vita. Eppure ci dichiariamo discepoli di un maestro, un profeta che ha conosciuto come esito della vita il fallimento: il rifiuto della gente, l’abbandono e il tradimento dei suoi discepoli, una morte nella vergogna di chi è giudicato come uomo nocivo al bene dell’umanità, addirittura un indemoniato, un pazzo, un uomo falso. È sorprendente, di conseguenza, che noi cristiani parliamo facilmente e anche sorridendo di “scandalo della croce” (Gal 5,11), ma senza sentirci intrigati da esso, senza assolutamente pensare che questa potrebbe essere la sorte che ci attende.
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L’Oratorio di Santa Maria del Sabato - sorto in quello che fu il quartiere ebraico - verrà affidato in comodato d’uso all’Unione delle Comunità ebraiche per ridare agli ebrei una casa nel capoluogo siciliano. Il gesto nell’anniversario dell’espulsione del 1493

  Lorefice dona agli ebrei una sinagoga a Palermo

Dopo oltre 500 anni dall'espulsione degli ebrei dalla Sicilia, la Chiesa Cattolica concede alla comunità ebraica di Palermo, a titolo di comodato d'uso gratuito, parte di un antico complesso composto da chiesa e monastero, costruito sui resti di una sinagoga medievale. Lo spazio concesso sarà adibito a sinagoga; i lavori di ristrutturazione necessari a tale riconversione saranno finanziati dalla Chiesa Cattolica. Protagonisti del gesto di riconciliazione, l'arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice e il rabbino di Palermo Pinhas Punturello

  Palermo, Sicily, to get first synagogue in 500 years


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... Siamo partiti dal Corano – che agli occhi di molti appare come il testo sacro più integralistico – per affermare che il dialogo interreligioso in realtà appartiene all’anima profonda di tutte le religioni, in particolare delle tre monoteistiche.

  Gianfranco Ravasi:   Verso una teologia delle religioni

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 FRANCESCO
 


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07/01/2017:

  Ricordiamo i fratelli e le sorelle dell'Oriente cristiano...

08/01/2017:

  La Vergine Maria ci aiuti a seguire Gesù...

09/01/2017:

  Non ci può essere pace vera se...

10/01/2017:

  Auspico che possano crescere tra i nostri Paesi...

11/01/2017:

  Ciascuno può contribuire ad una cultura della misericordia...

12/01/2017:

  I migranti minorenni specialmente soli...

13/01/2017:

  I bambini costretti alla fuga, specialmente se sono soli...

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“Chi cerca Dio va in periferia, in frontiera, nei luoghi non evangelizzati, .. come mendicante per incontrarlo” Papa Francesco Omelia Epifania 06/01/2017 (Testo e video)

«Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo» (Mt 2,2).
Con queste parole i magi, venuti da terre lontane, ci fanno conoscere il motivo della loro lunga traversata: adorare il re neonato. Vedere e adorare: due azioni che risaltano nel racconto evangelico: abbiamo visto una stella e vogliamo adorare.
Questi uomini hanno visto una stella che li ha messi in movimento. La scoperta di qualcosa di inconsueto che è accaduto nel cielo ha scatenato una serie innumerevole di avvenimenti. Non era una stella che brillò in modo esclusivo per loro né avevano un DNA speciale per scoprirla. Come ha ben riconosciuto un padre della Chiesa, i magi non si misero in cammino perché avevano visto la stella ma videro la stella perché si erano messi in cammino (cfr San Giovanni Crisostomo). Avevano il cuore aperto all’orizzonte e poterono vedere quello che il cielo mostrava perché c’era in loro un desiderio che li spingeva: erano aperti a una novità.
I magi, in tal modo, esprimono il ritratto dell’uomo credente, dell’uomo che ha nostalgia di Dio; di chi sente la mancanza della propria casa, la patria celeste. Riflettono l’immagine di tutti gli uomini che nella loro vita non si sono lasciati anestetizzare il cuore.
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  video L'omelia integrale
  video celebrazione integrale

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"A me piace pensare che la prima predica di Gesù nella stalla è stato un pianto" Papa Francesco Omelia 08/01/2017 (foto, testo e video)


Cari genitori,
voi avete chiesto per i vostri bambini la fede, la fede che sarà data nel Battesimo. La fede: ciò significa vita di fede, perché la fede va vissuta; camminare sulla strada della fede e dare testimonianza della fede. La fede non è recitare il “Credo” la domenica, quando andiamo a Messa: non è solo questo. La fede è credere quello che è la Verità: Dio Padre che ha inviato suo Figlio e lo Spirito che ci vivifica. Ma la fede è anche affidarsi a Dio, e questo voi dovete insegnare loro, con il vostro esempio, con la vostra vita. E la fede è luce: nella cerimonia del Battesimo vi sarà data una candela accesa, come ai primi tempi della Chiesa. E per questo il Battesimo, a quei tempi, si chiamava “illuminazione”, perché la fede illumina il cuore, fa vedere le cose con un’altra luce. Voi avete chiesto la fede: la Chiesa dà la fede ai vostri figli con il Battesimo, e voi avete il compito di farla crescere, custodirla, e che divenga testimonianza per tutti gli altri. Questo è il senso di questa cerimonia. E soltanto questo volevo dirvi: custodire la fede, farla crescere, che sia testimonianza per gli altri.
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  video omelia
  video integrale Santa Messa

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Servo umile e mite, Angelus Papa Francesco 08/01/2017

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
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Il Battista infatti è consapevole della grande distanza che c’è tra lui e Gesù. Ma Gesù è venuto proprio per colmare la distanza tra l’uomo e Dio: se Egli è tutto dalla parte di Dio, è anche tutto dalla parte dell’uomo, e riunisce ciò che era diviso. Per questo chiede a Giovanni di battezzarlo, perché si adempia ogni giustizia (cfr v. 15), cioè si realizzi il disegno del Padre che passa attraverso la via dell’obbedienza e della solidarietà con l’uomo fragile e peccatore, la via dell’umiltà e della piena vicinanza di Dio ai suoi figli. Perché Dio è tanto vicino a noi, tanto!
Nel momento in cui Gesù, battezzato da Giovanni, esce dalle acque del fiume Giordano, la voce di Dio Padre si fa sentire dall’alto: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento» (v. 17). E nello stesso tempo lo Spirito Santo, in forma di colomba, si posa su Gesù, che dà pubblicamente avvio alla sua missione di salvezza; missione caratterizzata da uno stile, lo stile del servo umile e mite, munito solo della forza della verità, come aveva profetizzato Isaia: «Non griderà, né alzerà il tono, [...] non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta; proclamerà il diritto con verità» (42,2-3). Servo umile e mite.
Ecco lo stile di Gesù, e anche lo stile missionario dei discepoli di Cristo: annunciare il Vangelo con mitezza e fermezza, senza gridare, senza sgridare qualcuno, ma con mitezza e fermezza, senza arroganza o imposizione. La vera missione non è mai proselitismo ma attrazione a Cristo. Ma come? Come si fa questa attrazione a Cristo? Con la propria testimonianza, a partire dalla forte unione con Lui nella preghiera, nell’adorazione e nella carità concreta, che è servizio a Gesù presente nel più piccolo dei fratelli. Ad imitazione di Gesù, pastore buono e misericordioso, e animati dalla sua grazia, siamo chiamati a fare della nostra vita una testimonianza gioiosa che illumina il cammino, che porta speranza e amore.
...
Dopo l'Angelus:
nel contesto della festa del Battesimo del Signore, stamattina ho battezzato un bel gruppo di neonati: ventotto. Preghiamo per loro e per le loro famiglie. Anche ieri pomeriggio ho battezzato un giovane catecumeno. E vorrei estendere la mia preghiera a tutti i genitori che in questo periodo si stanno preparando al Battesimo di un loro figlio, o lo hanno appena celebrato. Invoco lo Spirito Santo su di loro e sui bambini, perché questo Sacramento, così semplice e nello stesso tempo così importante, sia vissuto con fede e con gioia.
Vorrei inoltre invitare ad unirsi alla Rete Mondiale di Preghiera del Papa, che diffonde, anche attraverso le reti sociali, le intenzioni di preghiera che propongo ogni mese a tutta la Chiesa. Così si porta avanti l’apostolato della preghiera e si fa crescere la comunione.
In questi giorni di tanto freddo penso e vi invito a pensare a tutte le persone che vivono per la strada, colpite dal freddo e tante volte dall’indifferenza. Purtroppo, alcuni non ce l’hanno fatta. Preghiamo per loro e chiediamo al Signore di scaldarci il cuore per poterli aiutare.
Saluto tutti voi, fedeli di Roma e pellegrini italiani e di vari Paesi, in particolare il gruppo di giovani di Cagliari, che incoraggio a proseguire il cammino iniziato con il Sacramento della Confermazione. E li ringrazio perché mi offrono l’occasione di sottolineare che la Confermazione o Cresima non è solo un punto di arrivo – come alcuni dicono, il “sacramento dell’addio”, no, no! –, è soprattutto un punto di partenza nella vita cristiana. Avanti, con la gioia del Vangelo!
Auguro a tutti una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!
  video

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«Sperare è un bisogno primario dell’uomo: sperare nel futuro, credere nella vita, il cosiddetto “pensare positivo”.» Papa Francesco Udienza Generale 11/01/2017 (foto, testo e video)


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  video del saluto ai fedeli
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La Speranza cristiana - 6. Salmo 115. Le false speranze negli idoli
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Nello scorso mese di dicembre e nella prima parte di gennaio abbiamo celebrato il tempo di Avvento e poi quello di Natale: un periodo dell’anno liturgico che risveglia nel popolo di Dio la speranza. Sperare è un bisogno primario dell’uomo: sperare nel futuro, credere nella vita, il cosiddetto “pensare positivo”.
Ma è importante che tale speranza sia riposta in ciò che veramente può aiutare a vivere e a dare senso alla nostra esistenza. È per questo che la Sacra Scrittura ci mette in guardia contro le false speranze che il mondo ci presenta, smascherando la loro inutilità e mostrandone l’insensatezza. E lo fa in vari modi, ma soprattutto denunciando la falsità degli idoli in cui l’uomo è continuamente tentato di riporre la sua fiducia, facendone l’oggetto della sua speranza.
In particolare i profeti e sapienti insistono su questo, toccando un punto nevralgico del cammino di fede del credente. Perché fede è fidarsi di Dio – chi ha fede, si fida di Dio –, ma viene il momento in cui, scontrandosi con le difficoltà della vita, l’uomo sperimenta la fragilità di quella fiducia e sente il bisogno di certezze diverse, di sicurezze tangibili, concrete. Io mi affido a Dio, ma la situazione è un po’ brutta e io ho bisogno di una certezza un po’ più concreta. E lì è il pericolo! E allora siamo tentati di cercare consolazioni anche effimere, che sembrano riempire il vuoto della solitudine e lenire la fatica del credere. E pensiamo di poterle trovare nella sicurezza che può dare il denaro, nelle alleanze con i potenti, nella mondanità, nelle false ideologie. A volte le cerchiamo in un dio che possa piegarsi alle nostre richieste e magicamente intervenire per cambiare la realtà e renderla come noi la vogliamo; un idolo, appunto, che in quanto tale non può fare nulla, impotente e menzognero. Ma a noi piacciono gli idoli, ci piacciono tanto!
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Sempre il Signore si ricorda. Anche nei momenti brutti lui si ricorda di noi. E questa è la nostra speranza. E la speranza non delude. Mai. Mai. Gli idoli deludono sempre: sono fantasie, non sono realtà.
Ecco la stupenda realtà della speranza: confidando nel Signore si diventa come Lui, la sua benedizione ci trasforma in suoi figli, che condividono la sua vita. La speranza in Dio ci fa entrare, per così dire, nel raggio d’azione del suo ricordo, della sua memoria che ci benedice e ci salva. E allora può sgorgare l’alleluia, la lode al Dio vivo e vero, che per noi è nato da Maria, è morto sulla croce ed è risorto nella gloria. E in questo Dio noi abbiamo speranza, e questo Dio – che non è un idolo – non delude mai.
  video della catechesi
Saluti:
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Adesso devo dirvi una cosa che non vorrei dire, ma devo dirla. Per entrare alle udienze ci sono i biglietti nei quali è scritto in una, due, tre, quattro, cinque e sei lingue che “Il biglietto è del tutto gratuito”. Per entrare all’udienza, sia in aula sia in piazza, non si deve pagare, è una visita gratuita che si fa al Papa per parlare con il Papa, con il vescovo di Roma. Ma ho saputo che ci sono dei furboni, che fanno pagare i biglietti. Se qualcuno ti dice che per andare in udienza dal Papa c’è bisogno di pagare qualcosa, ti sta truffando: stai attento, stai attenta! L’ingresso è gratuito. Qui si viene senza pagare, perché questa è casa di tutti. E se qualcuno si fa pagare per farvi entrare all’udienza commette un reato, come un delinquente, e fa qualcosa che non si deve fare!
  video
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  il testo integrale
  video integrale

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Edificare la pace esige anche che si eliminino le cause che fomentano guerre. La prima causa sono le ingiustizie... Il dialogo è l’unica via per garantire la sicurezza e lo sviluppo anche in Europa - Papa Francesco al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede

Vaticano, Sala Regia
Lunedì, 9 gennaio 2017
Papa Francesco riceve in udienza 
il Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 
per lo scambio di auguri di inizio anno.
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Vorrei perciò dedicare l’incontro odierno al tema della sicurezza e della pace, poiché nel clima di generale apprensione per il presente e d’incertezza e di angoscia per l’avvenire, nel quale ci troviamo immersi, ritengo importante rivolgere una parola di speranza, che indichi anche una prospettiva di cammino.
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Edificare la pace esige anche che si eliminino le cause che fomentano guerre. La prima causa sono le ingiustizie. Le disuguaglianze che provocano discordie. Inevitabilmente perciò la pace passa attraverso lo sviluppo e nel creare condizioni per una più equa distribuzione delle risorse e opportunità di lavoro. Il Papa fa riferimento a quanti egoisticamente sono oggi trascurati e dimenticati soprattutto i bambini e i giovani che subiscono le conseguenze dei conflitti e sono vittime del lavoro clandestino e schiavo, della prostituzione o degli abusi degli adulti, dei banditi e dei mercanti di morte».
  intervento integrale di Papa Francesco
  video CTV
  video intervento integrale di Papa Francesco
  video cerimonia integrale

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"E’ questo il centro della nostra vita: Gesù Cristo" - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta 9 gennaio 2017 (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta,
Vaticano
9 gennaio 2017
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco
"E’ questo il centro della nostra vita: 
Gesù Cristo" 
«Conoscere e riconoscere Gesù, adorarlo, seguirlo»: solo così il Signore sarà davvero «il centro della nostra vita». E per fare questo esistono alcuni piccoli gesti alla portata di tutti: avere sempre con sé un’edizione tascabile dal Vangelo per poterlo facilmente leggere ogni giorno, insieme alla recita di brevi preghiere di adorazione come il Gloria, stando però ben attenti a non ripetere le parole «come pappagalli». Sono queste le coordinate della «semplicità della vita cristiana» — non serve infatti ricorrere a «cose strane o difficili» — che il Pontefice ha riproposto nella messa celebrata lunedì mattina, 9 gennaio, nella cappella della Casa Santa Marta.
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  video

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«Gesù spiegava le cose perché la gente capisse bene: era al servizio della gente... era vicinissimo alla gente... era coerente, viveva quello che predicava...» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
10 gennaio 2017
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 
Papa Francesco:
Il locandiere stupito”
Perché Gesù insegnava con un’autorità che «stupiva» e conquistava, e invece gli scribi e i dottori della legge potevano solo imporre leggi ma «non entravano nel cuore del popolo»? La meditazione di Papa Francesco durante la messa celebrata a Santa Marta martedì 10 gennaio è stata tutta improntata a rilevare le differenze tra l’«autorità reale» dell’uno e l’«autorità formale» degli altri. Un confronto eloquente, che porta a riflettere sul rischio che quanti sono chiamati a «insegnare la verità» possano cadere nella tentazione del «clericalismo» invece di seguire la strada della «vicinanza alla gente».
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  video

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«La nostra vita è un oggi “pieno di giorni”... ed è proprio nel nostro cuore che si gioca l’oggi» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)

S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
12 gennaio 2017
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 
Papa Francesco:
Senza replay”
«Oggi» e «cuore» sono le due parole che Papa Francesco ha indicato come cardini per un esame di coscienza personale dello stato di salute del proprio rapporto con Dio e con i fratelli. Per questa sua meditazione, nella messa celebrata giovedì mattina, 12 gennaio, nella cappella della Casa Santa Marta, Francesco ha preso le mosse dalla prima lettura, tratta dalla lettera di san Paolo agli Ebrei (3, 7-14).
...
  video

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Così la Santa Sede è stata coinvolta nella vicenda: il cardinale Burke a novembre chiese al Papa di intervenire per avallare la cacciata del Gran Cancelliere Boeselager. Ma in quel testo Bergoglio non chiedeva licenziamenti

 
Andrea Tornielli: 
  Ordine di Malta, la lettera di Francesco

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