"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°1 del 2017

Aggiornamento della settimana

- dal 24 dicembre 2016 al 6 gennaio 2017 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 13 gennaio 2017

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


PREGHIERA DEI FEDELI




OMELIA 


 

 



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 







BUON  ANNO!!!




I NOSTRI TEMPI


(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)


PALLE DI NATALE (SMILE! IT'S CHRISTMAS DAY), ALTRO CHE "BRACCIALETTI ROSSI"


Autori e interpreti i ragazzi in cura al centro tumori di Milano. 
E stavolta, come dicono nella canzone, non è un film. Tutto vero, il problema è impedire che la realtà sfratti la fantasia, è trovare una strada perché il Natale sia Natale e festa anche dentro un ospedale.

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  video
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(fonte: Caritas Italiana)
Il brano è scaricabile su iTunes mentre il cd è disponibile in Istituto: i ricavati andranno all'associazione Bianca Garavaglia che finanzia i progetti degli adolescenti e la ricerca scientifica in campo dell'oncologia pediatrica.
(fonte: TPI)


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La violenza è incompatibile col Vangelo. ... "Si possono celebrare messe in forma privata, ma non è accettabile, anzi è scandaloso, invitare una comunità a ricordare chi è responsabile di soprusi" don Luigi Ciotti


“Il no della Chiesa alla mafia
 deve essere sempre chiaro”
Intervista a don Luigi Ciotti
Si possono «celebrare messe in forma privata», ma non è accettabile, anzi, è scandaloso «invitare una comunità a ricordare chi è responsabile di soprusi». Perché la violenza mai è compatibile col Vangelo. È lapidario don Luigi Ciotti, fondatore e presidente di Libera, associazione contro le mafie: don Michele delle Foglie, parroco di Grumo Appula, in provincia di Bari, non doveva chiamare a raccolta – addirittura con un manifesto – la popolazione a una celebrazione a suffragio di Rocco Sollecito, presunto boss della ’ndrangheta ucciso a maggio in Canada.
Don Ciotti, come descrive la decisione di don delle Foglie? 
«Come monsignor Cacucci, vescovo di Bari-Bitonto».
Francesco Cacucci ha parlato di «grave scandalo». Il parroco si è difeso così: «Le messe non si celebrano in onore ma a suffragio dei defunti e quanto più si è peccatori tanto si chiede la misericordia di Dio». Ha ragione Cacucci?
«Nessuno impedisce di celebrare messe in forma privata. I famigliari hanno tutto il diritto di pregare per i loro congiunti. Altro conto è invitare un’intera comunità a ricordare persone responsabili soprusi. La violenza è incompatibile col Vangelo». 
E la misericordia? 
«Il Papa ha detto: “Più grande è il peccato, maggiore deve essere l’amore per coloro che si convertono”. Ha messo cioè l’accento sulla conversione, prodigio del cuore e della coscienza capace di trasformare il male in bene. Non risulta che in questo caso ci siano stati segni di conversione, o quantomeno non ci si è richiamati a questo per giustificare la scelta di una messa celebrata in forma pubblica». 
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Ecco, i pontefici: come si conciliano l’appello di Wojtyla del 1993 - «Mafiosi convertitevi, una volta verrà il giudizio di Dio» - e la «scomunica» di Francesco del 2014, con la misericordia divina che non esclude nessuno, come lo stesso Bergoglio ricorda continuamente? 
«È una contraddizione solo apparente. Francesco ci ricorda che “il perdono di Dio per i nostri peccati non conosce confini”, ma con la stessa forza ci ricorda che certi peccati ci pongono al di fuori dalla comunione con Dio, che va ritrovata attraverso la conversione. Le parole pronunciate il 21 giugno 2014, nella Messa nella Piana di Sibari, in Calabria, sono in questo senso inequivocabili: “La mafia è adorazione del male e disprezzo del bene comune (…) Coloro che nella loro vita percorrono la strada del male, come i mafiosi, non sono in comunione con Dio, sono scomunicati”». 
Sono «irrecuperabili»? 
«La scomunica non è una condanna definitiva laddove emerge in chi ha commesso il male l’intenzione sincera, e concreta, di cambiare strada, diventando una persona che ama Dio attraverso gli uomini e gli uomini attraverso Dio». 
(Fonte: Intervista di Domenico Agasso JR, pubblicato su "La Stampa")
IL VESCOVO GIUDICA SCANDALOSE 
LE SCELTE DEL PRETE
"... evidenzio il grave scandalo che questa tua decisione, presa peraltro in modo arbitrario e senza consultare l’Ordinario Diocesano, sta provocando.
Alla luce di quanto sopra, stante la gravità della situazione creatasi, anche per evitare il “grave pregiudizio per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica”, e dovendo tutelare la dignità della Sacra Celebrazione Eucaristica, formalmente
Ti vieto di celebrare la S. Messa domani 27 dicembre 2016 alle ore 18,30.
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Leggi il testo integrale della lettera:
  Lettera dell'Arcivescovo Mons. Francesco Cacucci a don Michele Delle Foglie
Servizio TGR Puglia - edizione serale  del 27.12.2016
  video

Vedi tra i post già pubblicati:
  • Don Ciotti: uno di noi!!!
ed anche:
  • Il nostro grazie a Giovanni Paolo II per... la condanna alla mafia
  • VISITA PASTORALE A CASSANO ALL'JONIO (21 giugno 2014) - cronaca, testi, foto e video - seconda parte
  • Papa Francesco ai mafiosi: convertitevi! "Aprite il vostro cuore al Signore!"

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Nella storia la vera cultura non è quella del vincere, ma del riconciliare. Da Aleppo a Berlino, ripartendo da Fontem di Massimo Toschi


CAMERUN - Viaggio nella foresta equatoriale per celebrare il giubileo straordinario di questa piccola città, inaugurata nel 1966. Il pensiero va ai sofferenti del mondo intero
All’indomani del Concilio, pochi mesi dopo la sua conclusione, Fontem fu inaugurata. Verrebbe da parafrasare le parole del profeta: «E tu, Fontem, la più piccola delle città del Camerun, da te nascerà un figlio, che dominerà l’Africa». Ero già venuto dieci anni fa, nel 2006, per vedere una originale esperienza di convivenza che poteva costituire un punto di riferimento per il superamento dei conflitti etnici e tribali che hanno devastato in questi ultimi trent’anni l’Africa.
Tutto nasce nel Concilio Vaticano II. Il vescovo di questa area segnata dall’epidemia costante e tragica della malattia del sonno, chiede a Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, di inviare alcuni medici per dare una mano ai popoli di quel luogo minacciato. Una richiesta semplice e diretta, senza tante strategie, che riceve una risposta altrettanto semplice e diretta. Il Concilio cambia la vita di un piccolo pezzo del Camerun in modo semplice: qualche medico per curare i bambini che morivano di devastanti epidemie. La presa in cura dei piccoli, secondo la parola di papa Giovanni XXIII della Chiesa dei poveri.
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Se Fontem contiene la cultura della pace e del perdono, Boko Haram contiene le opere della distruzione nel Nord del Camerun e non solo. Mentre in Europa crescono gli etnocentrismi e i populismi, con il loro potere distruttivo, nella grande Africa, sull’onda della ispirazione di Mandela, nascono queste straordinarie esperienze che non hanno la pretesa di cambiare la storia, ma di fecondarla in modo nuovo secondo una saggezza antica e una visione moderna. Se si vuole fecondare la pace ci vogliono una cultura e una visione di pace, altrimenti saremo solo moltiplicatori di guerra senza fine. Nel tempo della Terza guerra mondiale a pezzi, solo la pace e il perdono sconfiggono la paura e i conflitti.
Pensavo queste cose nel mio lungo viaggio verso Fontem. Pensavo ad Aleppo e alla sua tragedia. Si è pensato di sconfiggere la Siria con la guerra, a cui molti hanno dato il loro contributo; e invece abbiamo prodotto una tragedia di dimensioni indicibili, nel numero degli uccisi, nelle distruzioni che hanno devastato tutto. Si è pensato che la guerra potesse essere guarita dalla guerra, mentre è vero esattamente il contrario.
Quello che abbiamo visto in questi giorni e in queste ore sarà come un giudizio di Dio sui popoli e sui governi del conflitto. Hanno vinto i grandi interessi politici, militari ed economici, che hanno schiacciato i bambini innocenti, gli anziani abbandonati, i disabili, prigionieri tragici della loro disabilità, che non sono stati capaci di fuggire dalla guerra, tanto meno di lasciare il loro Paese. Come sempre c’è una gerarchia di morte, che nessuno ha il potere di evitare nella fuga.
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TUTTI POSSONO ESSERE ARTIGIANI DI PACE di Enrico Peyretti

La nonviolenza: stile di una politica per la pace: questo messaggio di papa Francesco per la 50a Giornata mondiale della Pace mi pare che abbia l’importanza di un passo storico. Non è solo una giusta esortazione alla pace, ma indica la nonviolenza interiore, attiva e politica come via alla pace. È anche importante che in un documento di questa levatura la parola sia scritta unita (nonviolenza) e non staccata (non violenza), per esprimerne il carattere positivo e non solo negativo. Non si tratta tanto di non fare violenza, quanto di gestire i conflitti naturali della vita con forze umane costruttive. Francesco sottolinea il carattere attivo e costruttivo della linea culturale-morale-politica nonviolenta.
Nel solco tracciato dai movimenti cristiani e non
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Da virtù personale a carattere della politica
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L’illusione dell’uso delle armi
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Nonviolenza: scelta ponderata e non assoluta
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Gesù leader nonviolento
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Un patrimonio e un impegno per tutte le religioni
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Dalla famiglia al mondo
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Impegno per uno sviluppo umano integrale
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Te deum del cuore - L'anno che va, il tempo che viene...


Te deum del cuore
L'anno che va, 
il tempo che viene
di Davide Rondoni
E ora che l’anno finisce, il cuore deve decidere da che parte stare. Il cuore, che è la sede delle decisioni che davvero segnano l’esistenza, come dice la Bibbia. 
E il nostro cuore, adesso che finisce un anno duro e pie­no di fatiche, deve decidere: lamento o gra­titudine? 
È sempre così. Di fronte a un anno che passa, come di fronte al viso dei propri figli, o delle persone che ti trovi accanto. Hai mille motivi per lamentarti, cuore nostro. Mil­le motivi per dare voce alle ferite. Alle delu­sioni. Ai torti subiti. Mille motivi per far par­lare la lingua amara della rivendicazione. O la lingua stanca dell’avvilimento.
Molte notizie che anche oggi troviamo sui giornali farebbero salire parole dure dal cuo­re. Ma come c’è la durezza della pena, c’è an­che la durezza della gioia. La resistenza, la forza della gratitudine. Quella che proviamo per cose che magari sui giornali non ci fini­scono. La gratitudine per le cose da niente che costellano la nostra vita.
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La nonviolenza: stile di una politica per la pace - Messaggio del Papa per la cinquantesima giornata mondiale della pace, che si celebra il 1° gennaio 2017 (testo integrale)

La «nonviolenza attiva e creativa» come «stile di vita» è al centro del messaggio del Papa per la cinquantesima giornata mondiale della pace, che si celebra il 1° gennaio 2017 e che è stato presentato nella Sala stampa della Santa Sede lunedì mattina, 12 dicembre.
Segue il testo integrale.

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Le banche da salvare e la povertà dimenticata di Chiara Saraceno

Ci sono molte buone ragioni perché lo Stato intervenga a sostegno delle banche. Accanto alla protezione dei piccoli risparmiatori ingannati da impiegati senza scrupoli e soprattutto da amministratori non particolarmente competenti, occorre anche evitare un effetto domino sull'intero sistema creditizio italiano, con conseguenze devastanti sulla tenuta dell'economia del Paese. Anzi, come è stato osservato da più parti, nel caso Monte dei Paschi l'intervento è stato troppo tardivo e preceduto da decisioni pasticciate e inefficaci, che hanno fatto ulteriormente alzare il prezzo del salvataggio.
In questa vicenda rimane tuttavia lo sconcerto per l'enorme scarto che c'è tra i fondi stanziati per questo e precedenti salvataggi più o meno riusciti, uniti alla inefficacia dei controlli e alla incompetenza degli "esperti, e l'estrema riluttanza con cui si procede nel campo delle politiche sociali, che pure dovrebbero essere considerate una forma indispensabile di investimento (in capitale umano e sociale). Che si tratti di nidi per la prima infanzia, della diffusione delle scuole a tempo pieno soprattutto nelle aree più povere ove oggi sono quasi assenti, dei servizi per le persone non autosufficienti o del contrasto alla povertà, il refrain ripetuto è che ci sono le norme sull'austerity da rispettare e che i fondi necessari possono solo derivare da risparmi e tagli.
Sono la prima a dire che occorre eliminare gli sprechi e la frammentazione nelle politiche sociali, cui lo stesso governo Renzi ha contribuito con la sua politica dei bonus, non in nome del risparmio, ma dell'equità e dell'efficacia. Tuttavia razionalizzare non basta se le risorse di partenza sono inadeguate rispetto al bisogno. Non si può non segnalare l'enormità della differenza tra i 5 miliardi e rotti (sui 20 complessivi del fondo salva banche) destinati a salvaguardare circa quarantamila piccoli risparmiatori di Mps a fronte del miliardo circa stanziato in legge di Stabilità per l'istituzione di un Reddito di inclusione (Rei) per chi si trova in povertà assoluta, un settimo di quanto sarebbe necessario per portare sopra la soglia della povertà assoluta il milione e 582 mila famiglie (4 milioni e 598 mila persone) che attualmente ne sono al di sotto.
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La bestemmia più grande. Nella rivendicazione islamista della strage di Istanbul di Marina Corradi

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Abbiamo cambiato la vostra gioia in dolore, la vostra letizia in pianto.
Che marchio maligno si avverte in queste parole, che odio alla vita. Sempre gli uomini si sono fatti la guerra e massacrati, ma il gusto di frantumare il nemico nel momento in cui, indifeso, gioisce, è una vetta acuminata di male. Dicono, quelli del Califfato, che l’ultima strage è «vendetta della religione di Dio». A noi viene in mente un passo del Libro della Sapienza: «Dio non ha creato la morte, e non gode per la rovina dei viventi». E dunque mai per noi il sangue può essere «vendetta» di Dio. La conseguenza di un antico oscuro male che ci segna, sì; ma vendetta di Dio, mai. Il Figlio del nostro Dio è colui che cambiò a Cana l’acqua in vino, perché la festa di nozze fosse più piena, e gli invitati attorno alla tavola più lieti. Il nostro Dio ama la vita, e anche la povera allegria che in questo mondo gli uomini, a fatica, riescono a celebrare.
Così come lieti volevano essere l’altra notte uomini e donne in una discoteca di Istanbul: la ragazzina israeliana 19 enne conquistata dal basso prezzo di un volo low cost, e la coppia in attesa di sposarsi. Mentre all’ingresso del locale, Hatice – guardia giurata e ragazza madre – faceva il suo turno, per mantenere il suo bambino di tre anni. Hatice, che forse non vedeva l’ora di deporre il fucile e tornare a casa, dove suo figlio dormiva – di stringerselo nel sonno, nella prima notte dell’anno. Invece, hanno «cambiato la loro gioia in dolore». Se ne vantano, con orgoglio, questi jihadisti. Ma attribuire la «vendetta» a Dio è, nel delirio del Califfato, la bestemmia più grande.

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La gentilezza nelle nostre parole per ricominciare di Dacia Maraini

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Il linguaggio esprime il pensiero collettivo, anche quando non ne è consapevole, il linguaggio disegna i rapporti. Non ci rendiamo neanche conto che stiamo usando sempre di più un linguaggio rabbioso e guerresco.
 Ma ricordiamoci che in guerra la realtà si impoverisce: ci sono solo i nemici da abbattere e gli amici da salvare. Amici che devono pensarla esattamente come noi, altrimenti diventano anche loro immediatamente nemici. Ma la cultura è complessa e problematica. La guerra invece semplifica, taglia, appiattisce, rifiuta le distinzioni, non ammette l’attenzione verso l’altro. La guerra affonda le sue radici nei più arcaici e semplici impulsi di sopravvivenza: uccidere o essere uccisi. Mentre la cultura cerca la comprensione del diverso, la consapevolezza, il senso di responsabilità, il perdono, la gioia di vivere e di amare, la giustizia e le regole di convivenza. Spesso il cambiamento di linguaggio precede un cambiamento di clima sociale e finisce per sfociare in una guerra vera, fatta di bombe, mitragliatrici, strazio e morte. Una forma di resistenza alla guerra annunciata può e deve iniziare proprio dal linguaggio. La riscoperta di parole come creanza, urbanità, cortesia, affidabilità, comprensione, tolleranza. Non sono le parole della debolezza ma della vera forza, quella del pensiero complesso e dell’intelligenza sociale. Torniamo a parlare di idee e non solo di appartenenza. Torniamo a confrontarci sui progetti per il futuro, senza affidarci a quella triste pratica.

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Dai bimbi del Congo una colletta per i terremotati italiani (Testo e video)

La colletta dei bimbi del Congo: 
238 euro per i coetanei italiani
di Flavia Amabile
Il bonifico è arrivato a metà dicembre. Erano 238 euro che avevano viaggiato dal cuore dell’Africa, con la speranza di dare il proprio contributo per aiutare le persone colpite dal terremoto. 
La cifra era stata inviata da Kingoué, un distretto di trenta villaggi e quindicimila abitanti nella Repubblica del Congo, ai margini della foresta pluviale dove non c’è luce né acqua corrente. Nove abitanti su dieci non hanno stipendio, vivono coltivando manioca, mais, ananas, oppure allevando mucche, maiali, pecore, capre. 
A fine agosto don Ghislain, un sacerdote congolese che conosce l’Italia per averci studiato, viene a sapere del terremoto. Mostra le immagini di Amatrice, di Accumuli, Arquata, delle case e dei borghi interi distrutti ai parrocchiani. Don Ghislain ha una vasta rete di contatti nel mondo della solidarietà, ha fondato l’associazione Amici Del Congo, da anni porta nei villaggi di Kingoué aiuti, di lui tutti si fidano e gli sono riconoscenti. 
Il sindaco e il capovillaggio pensano di avviare una raccolta fondi. All’inizio sembra un’azione disperata. Per riuscire a raggiungere una somma consistente vengono coinvolti diversi villaggi. Trascorrono molte settimane, altre due scosse mettono in ginocchio anche l’Umbria. La raccolta si intensifica. Ogni domenica a messa qualcuno dà quello che può. C’è chi non arriva a dieci centesimi e chi riesce a donare anche 15 euro. 
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  video Servizio TV2000

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Sandrine Bakayoko E' morta mia sorella ...

Sandrine Bakayoko 
E' morta mia sorella
di Silvestro Montanaro 
Sandrine Bakayoko era una ragazza della Costa d’Avorio, aveva 25 anni. Era arrivata in Italia nel settembre del 2016 ed era in attesa dell’esito della sua richiesta d’asilo. È morta per una trombosi polmonare il 2 gennaio mentre si trovava nei bagni del centro di prima accoglienza di Conetta, un’ex base militare in provincia di Venezia, dove Bakayoko risiedeva insieme ad altre 1.300 persone.
Era malata da tempo, ma nessuno ha mai mosso un dito per capire le ragioni del suo male. Sandrine era una tra più di mille in quell'inferno che è il centro di "accoglienza" di Cona. Un medico una volta alla settimana, qualche infermiere. Poi, dopo tante denunce qualcosa di più, appena qualcosa. Sandrine è andata a farsi la doccia. Si è sentita male e nessuno se ne è accorto in quella bolgia. Quando l'hanno trovata riversa a terra oramai c'era ben poco da fare. Chi ha visto il suo povero corpo racconta che il suo viso era solcato da grandi lacrime. E' morta disperata, sola, a 25 anni.
Hanno già detto che è morta di morte naturale. Seppellita due volte, come tutti quelli che muoiono ingiustamente ed ai quali non viene resa giustizia.
Sandrine era ospite di un centro "accoglienza" dello Stato Italiano. In una struttura seria i suoi malanni non potevano passare inosservati. Mancavano fondi per assicurare in quel centro assistenza e prevenzione sanitaria? Assolutamente no. I famosi 47 euro che quei cinici della Lega raccontano falsamente essere destinati quotidianamente ad ogni profugo ed immigrato, vanno alle cooperative che gestiscono i centri di accoglienza. Agli immigrati vanno solo due euro e mezzo, niente altro. Una marea di soldi, quella che ha fatto ricchi tanti, ad esempio i protagonisti di Mafia Capitale a Roma, ed ha lasciato profughi ed immigrati a marcire in strutture da vergogna.
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Leggi anche:
  Il centro per migranti di Conetta doveva essere già chiuso

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COSTRUTTORI DI PACE NON POSSIAMO RIMANERE IN SILENZIO di Alex Zanotelli


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L’Italia nel 2015 ha esportato armi per un valore di oltre 7 miliardi di euro in paesi in guerra o dove sono violati i diritti umani. Ma come fanno i nostri governi a parlare di legalità quando agiscono in maniera così illegale? È la grande Bugia. «La violenza esiste solo con l’aiuto della Bugia», diceva Don Berrigan, il gesuita nonviolento americano scomparso lo scorso anno.
È passato il tempo in cui i buoni possono rimanere in silenzio. E ciò che sconcerta maggiormente è il silenzio del movimento per la pace davanti a questi scenari di guerra. Non lo posso accettare. Dobbiamo scendere in piazza, urlare, gridare, protestare. Forse non riusciamo a parlare perché il movimento è frammentato. Allora mettiamoci insieme. La situazione è troppo grave. Per questo dobbiamo avere il coraggio di violare la legge, di farci arrestare, di andare in prigione. Questo sarebbe il dovere prima di tutto dei religiosi, dei preti, delle suore: sull’esempio dei fratelli Berrigan e delle suore domenicane che, negli Stati Uniti qualche decennio fa, si sono fatti anni di carcere per loro impegno contro la guerra in Vietnam e la bomba atomica.
Come cristiano mi fa ancora più male il silenzio dell’episcopato italiano e di larga parte delle comunità cristiane. Per fortuna papa Francesco parla chiaro. Nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace (1 gennaio) afferma che «essere veri discepoli di Gesù oggi significa aderire anche alla sua proposta di nonviolenza». E prosegue: «La nonviolenza praticata con decisione e coerenza ha prodotto risultati importanti. I successi ottenuti da Gandhi e Khan Abdul Ghaffar Khan nella liberazione dell’India, e da Martin Luther King contro la discriminazione razziale…».
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A tutti i costruttori di pace, l’augurio di cuore di un buon anno, carico di frutti di pace

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Mohammed come Aylan: un'altra foto che spezza il cuore, ma anche questa purtroppo presto sarà scordata...

Immagini senza speranza che inchiodano le coscienze
Orrore nel Golfo del Bengala come nel Mediterraneo. Il piccolo Mohammed Shohayet, 16 mesi, è morto affogato attraversando il fiume Naf mentre tentava di fuggire da Myanmar verso il Bangladesh. Con lui sono affogati la madre e il fratello di tre anni. L’immagine del bimbo birmano esanime con il volto conficcato nella sabbia grigia ripropone l’orrore per la morte di Aylan Kurdi, il bimbo curdo di tre anni travolto dalle acque del Mediterraneo nel settembre 2015 mentre fuggiva dalla Siria in guerra, ritrovato su una spiaggia turca nei pressi di Bodrum. Le sagome senza vita di Mohammed e Aylan ci appartengono perché descrivono tragedie umane che accompagnano il fenomeno delle migrazioni che investe in maniera crescente l’intero pianeta.
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Lo sdegno pubblico che accompagnò la diffusione delle immagini di Aylan Kurdi si è consumato nello spazio di un mattino, lasciando campo libero su entrambe le sponde del Mediterraneo alla ferocia dei trafficanti di uomini come al cinismo di chi preferisce voltarsi dall’altra parte, con le motivazioni più disparate. 
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I migranti non sono un fenomeno astratto da cui difendersi come se fosse una sorta di fastidioso diluvio: è un dramma planetario composto da milioni di singoli individui aggrediti da violenza e povertà fino al punto di dover affidare ai più pericolosi spostamenti la propria sopravvivenza. 
Conosciamo Mohammed e Aylan perché abbiamo visto le loro immagini e dobbiamo essere consapevoli di non poter ignorare che altri come loro, nei luoghi più distanti e diversi, muoiono nella stessa orrenda maniera. 
Ciò significa che non potremo dire di non aver saputo quando i sopravvissuti ci chiederanno dove eravamo, cosa facevamo e perché non fu possibile rompere il muro dell’indifferenza su una strage di essersi umani destinata a diventare una macchia terribile sulla coscienza collettiva.
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Quei bambini a faccia in giù su una spiaggia o sulla riva di un fiume (o quelli dilaniati dai bombardamenti in Siria o in Yemen) sono nostri, ci appartengono, così come appartengono a tutti gli italiani le vittime del terremoto in Umbria.
Ma la presa di coscienza di tipo morale non può avvenire senza la conoscenza. Qui la responsabilità di chi fa informazione è primaria e indiscutibile. Così come si è cercato di spiegare perché Alan è annegato vicino alla costa turca oggi è doveroso raccontare le vicende che hanno portato Mohammed a morire in un fiume che divide la Birmania dal Bangladesh. Posti lontani, ma dove le tragedie umane non sono poi così diverse da quelle che vediamo sulle coste del Mediterraneo.
Sono tragedie che sempre rientrano nella categoria della violazione di diritti umani, in particolare nella negazione dei diritti delle minoranze. In Myanmar, un paese a maggioranza buddista che un tempo si chiamava Birmania, vivono oltre un milione di musulmani, i Rohingya. Ci vivono da lungo tempo, ma non vengono riconosciuti come cittadini e li si considera immigrati privi di diritti. Vengono discriminati e sono oggetto di una repressione dura e indiscriminata. 
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  Birmania, la morte del piccolo Mohammed rompe il silenzio sulla tragedia dei Rohingya

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SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"

Da Aleppo a Betlemme, il Natale nel mondo

 
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Arte e spiritualità ebraica - LUMI DI CHANUKKAH 
TRA STORIA, ARTE E DESIGN a Milano fino all'8 gennaio 2017 (VIDEO)

 
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Il progetto di legge delle sinistre emiliane è di ridurre in modo facoltativo l’orario da 40 a 32 ore, in modo da lavorare solo e tassativamente 4 giorni la settimana. Il risultato, secondo i promotori dell'iniziativa, porterebbe all’azzeramento totale dell’attuale disoccupazione nella Regione. Ma il taglio allo stipendio in tempi di crisi potrebbe incidere troppo sull’economia familiare

  Simonetta Pagnotti: L'ULTIMA IDEA DI BOLOGNA LA ROSSA: LAVORARE MENO, LAVORARE TUTTI

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Le regole in base alle quali il social media decide se pubblicare o censurare i nostri post rivelano scelte neutrali che hanno l'obiettivo di non comprometterne l'attività economica.

 
Paolo Perazzolo: 
  CODICE ETICO DI FACEBOOK, LA MORALE A MISURA DEL BUSINESS


L'arcivescovo "La guerra divide, la pace unisce". Il rappresentante islamico: "Camminare insieme". Il messaggio di Bergoglio e la risposta di Merola

  Ilaria Venturi: La marcia multireligiosa di Zuppi: "La pace non si fa a pezzi". E il papa ringrazia Bologna

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"Premiare il merito non è solo giusto, ma anche conveniente. Perché se un lavoratore sa che il suo impegno viene riconosciuto, ce la mette tutta per raggiungere gli obiettivi dell’azienda" spiega l'imprenditore

  Giovanni Maria Bellu:    Premia i dipendenti con due stipendi in più. E spiega: “E’ normale, sono loro la nostra ricchezza”

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FEDE E
SPIRITUALITÀ


 SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"

  E' uno stile nuovo di vita...  (Carlo Maria Martini)
«Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». (Lc 2,10-12)
  Buon Natale!
   La festa del Natale è la festa... (don Tonino Bello)
   I martiri ci hanno insegnato... (card. Francois X. Ngujen Van Thu'n)
  Buon Natale, fratello mio Gesù... (Don Tonino Bello)
  Per capire il senso profondo del Natale abbiamo bisogno della Pasqua...  (Paolo Curtaz)
  Si vuole uccidere il Bambino... (p. Vito Dipinto)
  Anche noi, oggi, come Maria e come Simeone... (Papa Francesco)
   Preghiera alla Santa Famiglia... (Papa Francesco)
  Davanti ad ogni famiglia si presenta l'icona... (Papa Francesco)
  C'è un frammento di Logos in ogni uomo...  (Ermes Ronchi)
  Buon anno... Questo tempo mi è donato da Dio... (Thomas Merton)
  E' proprio nel segno della benedizione che si apre questo nuovo anno... (Antonio Savone)
  Auguri di Capodanno...  (Raoul Follereau)
  L'uomo che si mette a servizio è l'unico... (Alberto Maggi)
  Conosce Gesù veramente chi si lascia strappare... (André Louf)
   I discepoli cercano una relazione... (Giovanni Berti)
  All'inizio dell'essere cristiano non c'è... (Benedetto XVI)


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1° gennaio - Giornata mondiale della Pace

  La pace è un dono che viene dall'alto... (don Tonino Bello)
  La pace non può regnare tra gli uomini se prima...  (Giovanni Paolo II)
  Per avere una vera pace bisogna... (Paolo VI)
  La pace è l'unico brano che la Chiesa è abilitata a... (don Tonino Bello)

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Epifania
  Mi spiace, ma quest'anno...  (vignetta GIOBA)
 
Una vita senza ricerca...
(Socrate)
... Il credente “nostalgioso”, spinto dalla sua fede, va in cerca di Dio, come i magi, nei luoghi più reconditi della storia, perché sa in cuor suo che là lo aspetta il suo Signore. Va in periferia, in frontiera, nei luoghi non evangelizzati, per potersi incontrare col suo Signore; e non lo fa affatto con un atteggiamento di superiorità, lo fa come un mendicante che non può ignorare gli occhi di colui per il quale la Buona Notizia è ancora un terreno da esplorare... (Papa Francesco Omelia Epifania del Signore 06/01/2017)
  Il credente "nostalgioso"...
  L'uomo è la stella...  (Sant'Agostino)
;)
  Impariamo dai Magi ...  (Papa Francesco)
  O Signore, non ho, come i Magi
  ... Quest'anno vuole che... (vignetta GIOBA)

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che inizia il 16 dicembre e si conclude il 24 dicembre, pur non essendo "preghiera ufficiale" della Chiesa, è un’antichissima tradizione e costituisce un momento molto significativo nella vita delle nostre comunità cristiane che ci permette di approfondire il mistero dell’incarnazione del Verbo e di celebrare con gioia la solennità del Santo Natale.


  La novena di Natale guidati da Don Tonino Bello - 9° giorno - ANDIAMO... SIAMO A BETLEMME!


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“Hallelujah”, interpretazione da brividi
L'esibizione di una bambina autistica nel coro natalizio della sua scuola diventa un successo sul web e il video dello spettacolo alla scuola “Killard House School” di Donaghadee, cittadina nella contea di Down, in Irlanda del Nord, uno dei più virali di questi giorni. La piccola Kaylee Rodgers era stata scelta per cantare “Hallelujah”, il brano di Leonard Cohen. L’esibizione della bambina di 10 anni, affetta da autismo e da un disturbo da deficit di attenzione e iperattività (Adhd), è stata condivisa migliaia di volte sui social network. Kaylee, riporta Corriere.it riesce a sviluppare fiducia e sicurezza in se stessa proprio grazie al canto.

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Palermo, notte di Natale 2016 - Costruiamo la città degli uomini come casa accogliente
I cristiani chiamati a combattere la povertà ogni giorno ... No all'egoismo dei potenti, che pensano solo a conteggiare i beni che utilizzano esclusivamente per loro (don Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo - servizio RAI - TG Sicilia Edizione del 25.12.2016 -19.30)


 
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NATALE 2016  "Nulla è più bello al mondo del sorgere del sole ...ma noi ci siamo abituati a tutto. ... Vero Natale a tutti" don Franco Montenegro, cardinale, diocesi di Agrigento

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Testimoni di Cristo.
L’elenco annuale di Fides, senza dubbio incompleto, non riguarda solo i missionari ad gentes, ma tiene conto anche degli operatori pastorali morti in modo violento, tra cui i laici. Inoltre, va precisato che all'elenco provvisorio stilato annualmente dall’agenzia Fides, deve sempre essere aggiunta la lunga lista dei tanti, di cui forse non si avrà mai notizia o di cui non si conoscerà neppure il nome, che in ogni angolo del pianeta soffrono e pagano con la vita la loro fede in Gesù Cristo. Papa Francesco ci ricorda spesso che “Oggi ci sono cristiani assassinati, torturati, carcerati, sgozzati perché non rinnegano Gesù Cristo”… “i martiri di oggi sono in numero maggiore rispetto a quelli dei primi secoli”.

 
Testimoni di Cristo. 28 operatori pastorali uccisi nel 2016

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PAPA FRANCESCO: DOBBIAMO ASSUMERE LE RESPONSABILITÀ' CHE ABBIAMO VERSO I NOSTRI GIOVANI, ANZI LA PAROLA GIUSTA E' DEBITO! ..
Guardare il presepe ci sfida ad aiutare i nostri giovani perché non si lascino disilludere davanti alle nostre immaturità, e stimolarli affinché siano capaci di sognare e di lottare per i loro sogni. Capaci di crescere e diventare padri e madri del nostro popolo.
Davanti all’anno che finisce, come ci fa bene contemplare il Dio-Bambino! E’ un invito a tornare alle fonti e alle radici della nostra fede...
(Papa Francesco, estratto video omelia 31 dicembre 2016. Basilica Vaticana)

 
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L'Epifania una festa ci guida verso la gioia e la speranza... Abbiamo tanto bisogno di luce, siamo tutti, come i Magi cercatori di luce, di speranza!! (don Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna)

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  (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)


Religiosità popolare - Preghiere in dialetto - Sicilia: Bammineddu duci, duci (Bambinello dolce, dolce) - canto e novena (testi e video)

La religiosità popolare di tutte le regioni italiane è ricca di preghiere dialettali, espressione di una cultura religiosa tramandata oralmente di generazione in generazione, per lo più dai nonni ai nipotini.
L'era moderna, purtroppo, tende a cancellare questo patrimonio, infatti le suddette preghiere permangono quasi esclusivamente nei ricordi delle persone più anziane. 
Nei giorni scorsi Padre Gregorio Battaglia, della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto - ME - (che i nostri lettori sicuramente conoscono attraverso i post da noi pubblicati) ci chiedeva se fosse stato possibile  pubblicare una preghiera in dialetto siciliano ricordata da una persona anziana che sta attraversando un momento molto difficile, questa richiesta ci ha stimolati a promuovere nel periodo di Avvento la pubblicazione di questa forma di devozione appartenente al nostro patrimonio culturale estendendo l'invito ai nostri lettori di tutte le regioni italiane.
Ci farebbe molto piacere avere un riscontro positivo da parte dei nostri lettori, che pertanto invitiamo a inviare il loro contributo o con un messaggio privato in Facebook nella pagina "Quelli della Via" o scrivendo una email alla casella di posta di "Tempo Perso" tempo-perso@libero.it .
Vi chiediamo cortesemente di indicare, accanto alla versione dialettale, anche quella in lingua italiana e, nel caso ne foste a conoscenza, di corredarla di diversi particolari (ad esempio se veniva recitata in particolari periodi dell'anno o momenti della giornata, o se rivolta a qualche Santo per chiederne l'intercessione, o a qualunque altra informazione riteniate opportuno fornirci).
Sarà nostra cura selezionare i suggerimenti, verificandone ovviamente i contenuti, e preparare i post ed anche uno Speciale, in continuo aggiornamento, in cui potere rintracciare con facilità tutte le preghiere.
Preghiere in dialetto
 Sicilia
Notti Santa
(Notte Santa)

Bammineddu duci, duci, iu ti vegnu ad abbrazzari
Portu latti, meli e nuci cammiseddri, panni e ciuri.
Bammineddu duci, duci, iu ti vegnu ad adurari
Lu me’ cori canta e dici catu si’ lu Salvaturi
(Bambinello dolce, dolce, io vengo ad abbracciarti
porto latte, miele e noci camiciole, panni e fiori.
Il mio cuore canta e dice che tu sei i Salvatore)
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In Sicilia molte sono le preghiere ed i canti dedicati a Gesù Bambino come questo qui proposto; inoltre ci sembra opportuno ricordare l’usanza di celebrare nei giorni che precedono il Natale la novena natalizia (a nuvena) che affonda le sue radici in un lontano passato e, ancora oggi, sopravvive in alcuni paesi dell’Isola.
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Segui lo Speciale:
  Religiosità popolare - Preghiere in dialetto in continuo aggiornamento

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“Se a Natale Gesù non nasce nel nostro cuore, rischiamo un aborto spirituale” p. Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia

23 dicembre 2016. Nell’ultima predica d’Avvento, il predicatore della Casa Pontificia si sofferma sulla triplice maternità di Maria: fisica, metafisica e spirirituale
Il Natale non è una celebrazione a modo di anniversario (la scelta della data del 25 Dicembre non è dovuta, sappiamo, a ragioni storiche, ma simboliche e di contenuto); è una celebrazione a modo di mistero che esige di essere compresa nel suo significato per noi. San Leone Magno metteva già in luce il significato mistico del “sacramento della natività di Cristo”, dicendo che “i figli della Chiesa sono stati generati con Cristo nella sua nascita, come sono stati crocifissi con lui nella passione e risuscitati con lui nella risurrezione”...
  Quarta predica di avvento - INCARNATO PER OPERA DELLO SPIRITO SANTO DA MARIA VERGINE
Vedi anche:
  Terza predica di avvento
  Seconda predica di avvento
  Prima predica di avvento

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AUGURI SCOMODI di Don Tonino Bello

Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.
Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!
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Come il Maestro - S. Stefano protomartire di Antonio Savone

Proprio a ridosso del Natale, la Chiesa ci fa celebrare alcune feste di santi che in qualche modo attestano che cosa ha rappresentato per loro il fatto che Dio sia sceso sulla terra assumendo la nostra condizione umana.
A rileggere il vangelo, non univoca è la risposta di coloro ai quali viene recato l’annuncio del Natale. Ci sono quelli che rispondono alla provocazione dell’evento inaudito e vanno a vedere, rendersi conto, contemplare (i pastori); ci sono quelli che non abbandonano il proprio posto (scribi); e ci sono coloro che, come Erode ad esempio, si agitano, sono inquieti, si danno da fare perché avvertono quella Presenza come una minaccia.
Questo diverso atteggiamento è trasversale a ogni generazione, anche a quella di Stefano. Stefano ha nulla dell’eroe; ha, invece, tutti i tratti del discepolo, di colui che con il racconto della vita e della morte – non con quello di una definizione – narra cosa ha significato per lui l’avventura di aver incontrato Gesù Cristo.
Stranissima costante: tanto Stefano quanto Gesù sono condannati e messi a morte da uomini religiosi. Nel momento in cui sta per morire Stefano manifesta come ha segnato la sua vita l’aver conosciuto Gesù: Contemplo i cieli aperti… Egli ha avuto la grazia di incontrare il Dio dei cieli aperti. Se tu squarciassi i cieli e scendessi… Così aveva sempre pregato Israele patendo sulla sua pelle l’esperienza di un cielo chiuso.
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“E il verbo si fece Carne” - Il cammino della Parola dalla Terra Santa, puntata Avvento -Epifania (VIDEO)

TV2000 porta il telespettatore sui luoghi della Terra Santa che fanno da cornice alle letture dei Vangeli delle domeniche dall’inizio dell’Avvento fino a dopo l’Epifania e far “rivivere” la Scrittura grazie alle immagini, alle parole e alla musica. Con una guida competente, preparata e interessante come mons. Rodolfo Cetoloni, frate minore francescano, Vescovo di Grosseto e appassionato esperto dei luoghi di Terra Santa. A lui, si affiancherà padre Frédéric Manns, biblista di origini francesi, che introdurrà la location di ogni puntata, facendoci rivivere la storia, l’arte e la spiritualità del luogo.
"Oggi per noi è nato il Salvatore", Per noi. 
Nella nostra storia, nelle nostre fatiche, nelle nostre oscurità, ma non per condannarci, per giudicarci, per farci sentire lontani ma per dire che Lui é li, nelle nostre grotte, nelle nostre oscurità, per portarvi Luce. 
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Natale 2016 - “La Parola di Dio porti gioia” e ci aiuti a rendere il mondo “ secondo il suo progetto” don Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo (Testo e video)

“Vorrei rendermi presente ovunque in questa famiglia che il Signore mi ha dato, particolarmente di quelli segnati dalla sofferenza di ogni tipo. Il Natale è la pienezza della felicità ed io la voglio condividere con tutti”. E’ il cuore del messaggio di Natale che l’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, invia all’arcidiocesi. “A Natale accogliamo la Parola di Dio che si fa carne” e il Natale “ci dice il mondo con gli occhi di Dio”. Se questo è vero, “allora capiamo che a Natale Dio vede il mondo con occhi che partono dal basso, anzi lui stesso viene, scende”, e il messaggio è quello di “un Dio che assume la nostra condizione umana, in tutto, in tutto, se ne fa carico”. Dio, prosegue mons. Lorefice, “cii salva, e nello stesso tempo ci coinvolge in questo suo movimento, assumere altri, fare strada come fa lui con altri. Il mondo che viene visitato da Dio è un mondo che Dio ama, ed è un mondo che i cristiani, dunque, devono amare”. Potremo aiutare “a realizzare questo mondo così come lo vede Dio – si legge ancora nel messaggio – e il mondo che Dio vuole è un mondo che deve essere riscattato dal male. Secondo questo movimento: assumere la fatica di altri, assumere la sofferenza di altri, condividere la gioia perché il mondo sia sempre di più una casa secondo gli occhi di Dio”. Di qui l’augurio del presule: “la Parola di Dio sia accolta, porti gioia, ma soprattutto immetta questo movimento nei nostri cuori di far si che altri prendano parte al mondo secondo il progetto di Dio”.
Messaggio di Natale di Mons. Corrado Lorefice
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Palermo, notte di Natale 2016 
Costruiamo la città degli uomini 
come casa accogliente
I cristiani chiamati a combattere la povertà ogni giorno ...
No all'egoismo dei potenti,
che pensano solo a conteggiare i beni che utilizzano esclusivamente per loro 
(don Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo - servizio RAI -TG Sicilia Edizione del 25.12.2016 -19.30)
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I “Santi Innocenti” del Vangelo e quelli di oggi


La Chiesa commemora i bambini di Betlemme fatti uccidere da Erode per eliminare il neonato Gesù. Così simili ai tanti minori violentati da guerre e manipolazioni scatenate dagli adulti. Papa Francesco ha parlato diffusamente anche di loro, nell’omelia per la notte di Natale. Mentre il Patriarca ecumenico Bartolomeo chiede che il 2017 diventi sia proclamato «Anno della sacralità dell’infanzia»
Oggi la liturgia della Chiesa cattolica fa memoria dei santi innocenti. Sono le vittime della strage degli innocenti, i i bambini sotto i due anni che secondo il Vangelo Erode fece ammazzare nella regione di Betlemme, per essere sicuro di eliminare tra loro anche Gesù, appena nato. La Chiesa li celebra tre giorni dopo il Natale, per sottolineare che la loro vicenda tragica ha un legame misterioso con la promessa di salvezza entrata nel mondo con la nascita di Cristo. 
Ci sono tanti santi innocenti anche oggi. Le foto e i filmati dagli scenari di guerra li mostrano mentre magari giocano tra le macerie delle loro case o quando riescono a divertirsi perfino tuffandosi nelle nei crateri creati dalle bombe che si sono riempiti d’acqua, che loro usano come se fossero piccole piscine. 
Non c’è niente di più umanamente insostenibile del dolore dei bambini. E non c’è niente di più diabolico del dolore provocato ai bambini. Ne hanno accennato, nelle loro parole per il Natale, sia Papa Francesco sia Bartolomeo, il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, con una sincronia eloquente. Il Successore di Pietro, nella omelia della notte di Natale, guardando al mistero della nascita di Gesù, ha invitato a lasciarsi interpellare «anche dai bambini che, oggi, non sono adagiati in una culla e accarezzati dall’affetto di una madre e di un padre, ma giacciono nelle squallide “mangiatoie di dignità”: nel rifugio sotterraneo per scampare ai bombardamenti, sul marciapiede di una grande città, sul fondo di un barcone sovraccarico di migranti». I bambini «che non vengono lasciati nascere», quelli «che piangono perché nessuno sazia la loro fame», quelli «che non tengono in mano giocattoli, ma armi». 
Il Patriarca ecumenico Bartolomeo I, nella sua lettera enciclica per il Natale 2016, ha chiesto di proclamare il 2017 come Anno della sacralità dell’infanzia.
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NATALE 2016, BOLOGNA - "Dio ci ama e non può restare lontano. Chi ama non può guardare a distanza! Per questo viene ..L'amore ci fa vedere in ogni uomo o donna il fratello... " don Matteo Zuppi, arcivescovo (Testo e video)

"Questa sera la città di Bologna ha avuto 2 cattedrali, una la sala di aspetto della stazione dove si sono riuniti i senzatetto e l’altra la Chiesa di S. Pietro" (don Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna - servizio RAI - TG Emilia Romagna Edizione del 25.12.2016 -19.30)
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  video - Natale in Stazione
  le foto delle S. Messe alla stazione e in cattedrale
Omelia S. Messa nella notte di Natale 
in Cattedrale, 24 dicembre 2016
"Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini che egli ama". Questo è il grido che risuona in questa notte santa che rischiara con tenera luce la notte degli uomini. Natale non è una bella notizia per un mondo distratto e dimentico. Non c'è niente di buono nel buio delle tenebre del mondo, di ogni violenza, dell'indifferenza, del banale pensare a sé (l'egoismo sdrucciolo che canta il poeta). E c'è un immenso e dolente bisogno di pace in un mondo che vive i pezzi della guerra mondiale. Noi siamo usciti proprio di notte perché abbiamo bisogno di luce, per la nostra vita e per i poveri che sono nella disperazione. "Il popolo che camminava nelle tenebre" ha bisogno di vedere questa "grande luce". Gesù nasce di notte perché è la luce nel buio e perché nessuno sia perduto nell'insignificanza, nel nulla. "Chi glielo fa fare a Dio di venire in un mondo così cattivo?" mi ha chiesto un bambino pochi giorni fa. Aveva ragione. Noi ci teniamo alla larga dei problemi, pensando di stare bene evitandoli, convinti di poterci salvare prudentemente da soli, sperando che non capiti a noi. Dio ci ama e non può restare lontano. Chi ama non può guardare a distanza! Per questo viene.
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L'amore ci fa vedere in ogni uomo o donna il fratello
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  video Omelia integrale in Cattedarle

Omelia S. Messa di Natale
Nel carcere della Dozza, 25 dicembre 2016
L'avvento ci aiuta a trovare le parole per capire ed esprimere quello che viviamo. Le cose di Dio non stanno nei cieli e basta, ma si uniscono a quelle nostre, a quelle della terra, così come sono e siamo. Le cose di Dio ci aiutano a trovare il senso della nostra vita, a volte così difficile da capire anche per noi.
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Natale è Dio che sceglie. Infatti nasce. È una scelta, perché così non può più tornare indietro, non può scomparire, volatilizzarsi come spesso facciamo noi che restiamo virtuali, non ci leghiamo mai agli altri fino in fondo e pensiamo si possa staccare e riattaccare come ci piace a noi. Dio sceglie una volta per sempre. Il suo amore è definitivo. Dio scommette su di noi. Davvero ci sembra impossibile. Ed è impossibile! Scommette su di me? Forse non mi conosce, non ha capito chi sono! Anche il più presuntuoso tra noi sa bene che non merita nulla. Dio scommette su di noi, mentre spesso, purtroppo, il mondo non solo non scommette ma ci ricorda continuamente il nostro passato e non ci aiuta a cercare e a credere nel futuro.
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Natale dice però una cosa: non ti rassegnare! Io vengo! E la mangiatoia a Natale è una sola: il mio cuore. Dio si fa deporre lì. Ma è una mangiatoia!! Lo sa. E si lascia mettere lì perché diventi il luogo più grande che c'è al mondo. Ecco la vera gioia del Natale. E gioia a Dio nell'altro dei cieli! 
Pace in terra agli uomini che egli ama e scommette su di loro perché l'attesa abbia una risposta! 
Grazie Dio e insegnaci a custodirti dentro la mangiatoia del mio cuore. Grazie: grazie, perché fai tutto questo per me.

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NATALE 2016 - "Stupiamoci di Dio che si fa uomo...Lui solo può ridestare la speranza della vera felicità e la gioia della grandezza della nostra vita." don Franco Montenegro, cardinale e arcivescovo di Agrigento (Testo e video)

"Nulla è più bello al mondo del sorgere del sole ...
ma noi ci siamo abituati a tutto. ... 
Vero Natale a tutti"  
"Nulla è più bello al mondo del sorgere del sole" questa frase che ho voluto stampare su una immagine di auguri appartiene ad un immigrato. Noi ormai ci siamo abituati a tutto, questo immigrato dopo una notte passata in mare si sentì rivivere. E credo che é la stessa esperienza che facciamo noi, ci troviamo in un mare che tante volte è molto agitato e abbiamo paura di andare a fondo, ma poi c'è il sole che sorge. E credere insieme al sole che sorge non é sognare inutilmente. E', come diceva Giorgio La Pira, spingere ancora di più il sole a sorgere. 
... Se ognuno di noi riesce a fare la sua parte ecco che il sole sorgerà. Allora gli auguri di un vero Natale li faccio a questa città, la bellezza di questa terra è esorbitante e penso al contempo a tutte quelle persone che sono in difficoltà per motivi commerciali, economici, ai giovani senza speranza, agli ammalati in ospedale dico loro di credere nella forza di quel bambino. Natale deve diventare la festa degli adulti perché è un Dio che dà fiducia, è un Dio con cui avere a che fare, è un Dio che mi fa sentire importante e prezioso. Ecco perché a Natale nessuno può dire la mia vita è inutile e se per caso non si dovesse credere in Dio approfittiamo di questo giorno per credere alla vita. Buon Natale, anzi Vero Natale per tutti”.
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«Stupiamoci di Dio che si fa uomo» 
gli auguri dell’arcivescovo card. Francesco Montenegro
Il Natale torna regolare col suo notorio rituale fatto di commoventi suoni e canti, di cui, purtroppo, si è impadronita la pubblicità, tanto da collegarli ai vari prodotti e spingerci – giocando coi nostri sentimenti – al loro acquisto, contribuendo così a rubare il posto al protagonista principale, vero motivo della festa: Gesù.
Una volta, infatti, ascoltando “Tu scendi dalle stelle” il pensiero andava immediatamente al Bambino di Betlemme, oggi invece si associano la musica e le parole dell’inno a un panettone o a una bottiglia di spumante. Senza Gesù!
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Ma dire buon Natale non significa fare posto a Gesù nella propria vita?
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Abbiamo bisogno del Natale, perché abbiamo bisogno di Dio. Di sentirLo vicino anche se si presenta rivestito della nostra debolezza. Lui solo può ridestare la speranza della vera felicità e la gioia della grandezza della nostra vita. Siamo troppo grandi per perdere il nostro tempo con un neonato che vagisce tra le braccia della mamma? Eppure annualmente viene a ripeterci che per Lui siamo importanti e grandi e a chiederci di cancellare dalla nostra mente la sensazione dell’inutilità della nostra vita! Spogliamoci, perciò, di tutte le false proposte e aspettative di felicità, non vergogniamoci di farci piccoli, avviciniamoci a Lui e ascoltiamo la Sua proposta di vita nuova.
Questo è il mio augurio per questo Natale: essere capaci di meravigliarci di quanto in questi giorni si celebra nelle nostre Chiese. Stupirci di Dio che si fa uomo, del cielo che non è più lontano, di questa terra che Lui ha scelto come casa e che vuole bella e di tutti, che è venuto a dichiarare a ciascuno un amore unico e grande, che c’è ancora posto per la speranza, che nonostante le cadute e i tradimenti ci sono sempre due braccia aperte e un sorriso di bambino pronti ad accoglierci. Per questo motivo, anche quest’anno a tutti, credenti e uomini di buona volontà, più che BUON Natale auguro di cuore un VERO Natale.
† don Franco, arcivescovo

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NATALE 2016, Napoli - "Questo Natale dovrebbe servire a capire che se andiamo avanti così é la morte che ci attende. Dobbiamo cambiare. Siamo invitati a vivere e non a morire" p. Alex Zanotelli (VIDEO)

Un Natale povero, celebrato alla Stazione Ferroviaria di Napoli (Piazza Garibaldi) con un centinaio di persone tra cui senza fissa dimora e migranti. Infatti la Stazione è un punto di riferimento per i senza fissa dimora e i profughi. Quale luogo migliore per celebrare la nascita di quel povero Gesù che nasce per strada da due poveri migranti, Giuseppe e Maria, in cammino, come oggi milioni e milioni di persone in fuga da guerre e da fame!
Quello che sta accadendo é di una gravità estrema, viviamo dentro un sistema di morte.
Un sistema che permette ai 62 uomini più ricchi al mondo di avere l'equivalente di 3 miliardi e 600 milioni di persone ... e permette all'1% delle popolazione mondiale, 70 milioni di persone, di avere più dell 99% delle persone, Questo sistema impoverisce i molti e arricchisce i pochi: affama e impoverisce. E' assurdo come sistema, per le profonde diseguaglianze che crea. ...
Questi 70 milioni per andare avanti cosi a comandare hanno bisogno di armi potentissime, ma come oggi siamo arrivati alla follia di una tale potenza di armamenti. Per questo si fanno le guerre, per difendere gli interessi vitali ovunque minacciati. Ecco perchè abbiamo fatto la guerra in Iraq, costruita tutta su bugie, che è la causa di tutto questo disastro, che vediamo anche dell'Isis  ...
Questo sistema economico-finanziario-militarizzato  sta  facendo saltare pure l'ecosistema ...
Bisogna  cambiare sistema. Per fare questo bisogna cambiare il cuore dell'uomo, ha ragione Papa francesco quando parla di crisi antropologica ...
Questo Natale dovrebbe servire che se andiamo avanti così é la morte che ci attende. Dobbiamo cambiare. Siamo invitati a vivere e non a morire ( p. Alex Zanotelli, missionario comboniano)
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GESÙ PROFUGO NEI PROFUGHI DI QUESTI TEMPI di Gianfranco Ravasi

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Intanto il Natale tradizionale continua le sue coreografi e pubblicitarie, i suoi apparati di luci e di regali, i suoi rituali commerciali. Intendiamoci: anche questo aspetto esteriore, in un tempo in cui si tende a cancellare ogni simbolo o memoria religiosa, ha un signi ficato. Tuttavia, con i †flussi ininterrotti e spesso tragici dei rifugiati, con le bombe di Aleppo e le tende dei terremotati non ci si può, da cristiani, impunemente abbandonare a gadget e panettoni, a luminarie e capitoni.
È per questo che abbiamo pensato di riproporre una scena natalizia evangelica nota ma di solito marginalizzata, quella di Cristo profugo in Egitto con i suoi genitori. Anni fa il pittore Renato Guttuso in una delle cappelle del Sacro Monte di Varese ha voluto raf figurare Maria, Giuseppe e il piccolo Gesù proprio come una famiglia di profughi del Vicino Oriente, impauriti, costretti ad abbandonare la loro casa errando nel deserto. Contrariamente alla gioiosa retorica natalizia, il racconto evangelico della nascita e infanzia di Cristo nei 48 versetti dei primi due capitoli del Vangelo di Matteo è, infatti, tutto striato di sofferenze: nasce in una grotta-stalla, è deposto non in una culla ma in una mangiatoia, si affaccia subito l’incubo di Erode, è trasferito in terra straniera per non fi nire sotto la spada che elimina i neonati di Betlemme in quella che sarà nota come “la strage degli innocenti”.
Già l’ombra della croce si proietta, dunque, sui primi giorni della sua vita
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La liturgia di questo Natale, con la voce instancabile di papa Francesco, si trasforma allora in un appello a ritrovare tra i volti spauriti dei profughi che vediamo scorrere sugli schermi televisivi anche quello del piccolo Gesù e quelli angosciati di Maria e Giuseppe, e a stendere le nostre mani per incrociarle con le loro.
  GESÙ PROFUGO NEI PROFUGHI DI QUESTI TEMPI

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"ESSERE AUGURI. Anziché fare gli auguri di buon anno e poi restare delusi, proviamo a essere auguri per gli altri" di Alberto Maggi


È ben strano il destino che attende il nuovo anno, da sempre tanto atteso, tanto desiderato, tanto festeggiato. Viene raffigurato come un bebè, portatore di cose buone, ed è accolto con tanta gioia, ma poi, per qualche misterioso maleficio, in poco più di trecento giorni il tenero pargoletto si trasforma in un decrepito vecchio, del quale non si vede l’ora di sbarazzarsene, cacciato via con risentimento, per non aver portato la felicità così attesa e sperata. Le frasi più ricorrenti nell’approssimarsi della fine dell’anno ben esprimono questo stato d’animo: “Tirasse via a passare quest’anno…”, oppure: “E speriamo che il nuovo anno sia migliore di questo…”.
E questo accade ogni fine d’anno. Non si vede l’ora che l’anno termini, proiettando nel nuovo arrivato tutti quei desideri frustrati che non si sono realizzati nell’anno vecchio, caricando il nuovo che viene con tante illusioni che non tarderanno a tramutarsi in cocenti delusioni. E gli auguri fatti e quelli ricevuti, vengono spazzati via, dimenticati, lasciando in bocca un amaro disincanto, in attesa di un nuovo anno nel quale riporre nuovamente le aspettative di sempre.
Forse per non restare ogni volta delusi, bisognerebbe cambiare la prospettiva, e anziché fare gli auguri, essere auguri,
 farsi augurio per gli altri, non chiedendo cosa l’anno nuovo possa donare, ma impegnandosi a portare qualcosa per renderlo più bello, più umano, come insegna il Nuovo Testamento, per il quale la felicità non è un’utopia, una chimera sempre rincorsa e mai raggiunta, ma una possibilità concreta alla portata di tutti. Infatti la felicità, per Gesù, non consiste in quel che si riceve, ma in quel che si è capaci di donare: “Si è più beati nel dare che nel ricevere” (At 20,35).
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"Il viaggio dei Magi" riflessione di p. Gregorio Battaglia, ocarm (video)


... I Magi si presentano come persone insoddisfatte, indignate, perché il mondo, secondo loro, va in un certo modo che non li soddisfa, interiormente hanno il desiderio di vedere una novità, che sia un'apertura, un flash che permetta di sognare diversamente... I magi sintetizzano tutte le persone che lungo i secoli hanno desiderato qualcosa di diverso...
Ci può essere un futuro diverso?...
Il tempo della grandezza dura pochissimo... la strada della piccolezza, della povertà è la strada che ci conduce a scoprire la nuova Gerusalemme... fatta di popoli diversi, di lingue diverse, ma accomunate da quell'unico amore di Dio che ci raccoglie... Questo è sogno? è solo fantasia? i Magi dicono "no, è un'intuizione che abbiamo sentito e ci crediamo, l'abbiamo sperimentato, è Lui la novità!"
E viene consegnata a noi questa novità, con Lui si può scrivere una storia nuova!...
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L’Epifania, manifestazione dell’anti-regalità di Gesù di Enzo Bianchi

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Dunque il vangelo dell’Epifania, della manifestazione dell’identità di Gesù alle genti, a quelli che non erano ebrei, figli di Israele, è un vangelo decisivo, che dà alla festa odierna un particolare significato: Gesù è nato Re dei giudei, ma per tutti, e tutti possono andare a lui. In questo racconto di Matteo c’è la storia, ma c’è anche una lettura che l’evangelista fa nella fede.
 Nasce un bambino in una semplice famiglia formata da un artigiano, Giuseppe, e dalla sua giovane moglie, Maria; nasce in una stalla, riparo per il gregge nella campagna di Betlemme, eppure alcuni uomini da lontano, dall’oriente, o meglio dalla loro sapienza orientata, nella loro ricerca sono portati a vedere in questa semplice nascita il compimento del loro cercare, la pienezza della loro sapienza. Tutti gli umani di ogni tempo e cultura, infatti, hanno in comune soprattutto la ricerca del bene, anche se poi contraddicono questo loro desiderio così impegnativo. In ogni essere umano c’è un anelito al bene, alla vita piena, alla pace, e questo fuoco che abita gli umani li spinge a cercare, a mettersi in cammino, a dichiarare per loro insufficiente la terra che abitano, l’orizzonte consueto. Per questo cammino gli umani cercano e trovano come segnali ciò che possono: il cielo, la terra, il mare e anche le creature animate e inanimate con le quali sanno comunicare.
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Ecco lo scandalo: chi è deputato a conoscere e a osservare ciò che accade non sa, chi è capace di interpretare puntualmente le Scritture in riferimento al Re dei giudei lo annuncia con chiarezza e certezza, eppure in una situazione di radicale accecamento. È così, e ancora oggi avviene così: si possono conoscere le parole di Dio contenute nelle Scritture, si possono citare e spiegare con competenza, si possono addirittura insegnare agli altri, eppure, nel contempo, restare in una situazione di totale cecità o sordità, manifestazioni della sklerokardía, della callosità del cuore
  L'Epifania, manifestazione dell'anti-regalità di Gesù

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ABBIAMO VISTO LA SUA STELLA di don Tonino Bello

Non facciamo neppure in tempo a svuotare il presepe che già sentiamo l’annuncio della Pasqua.
L’Epifania è il racconto della Pasqua in altra chiave. La Pasqua è la manifestazione della divinità di Gesù Cristo: Lui è il centro della storia. Verso di Lui convergono le carovane di tutti i secoli, di tutti i tempi, di tutti i popoli. Cade il velo del tempio e il Signore si manifesta a tutti i popoli. Le carovane muovono verso di Lui.
E’ il simbolo della nostra vita: carovane di popoli vanno verso di Lui.
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Il Signore ci dia tanta luce perché anche noi possiamo trovare le piste giuste, le carovaniere giuste che ci portano alla sua casa.
La sua Parola, non altra stella, illumini il nostro cammino.
Vostro + don Tonino Bello, Vescovo

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PRENDERSI CURA DELLA “CASA COMUNE” - HOREB n. 3/2016 (n. 75)


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CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
E-mail: horeb.tracce@alice.it

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DISCERNIMENTO E RESPONSABILITÀ “Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono” (1Ts 5,21) - I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2016

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Vangelo: Lc 2,1-14 (Vangelo della notte di Natale)
L'Amore e la misericordia di Dio verso di noi si è finalmente manifestata nella carne del suo Figlio.
Il Dio infinitamente grande, il Dio Altissimo, Creatore e Signore del cielo e della terra si è reso visibile in un bimbo indifeso perché noi lo potessimo accogliere senza timore. La scelta che, come credenti, siamo chiamati a fare è tra Cesare Augusto e Gesù, tra la potenza dell'uomo che divinizza se stesso per opprimere e dominare gli altri, e la fragilità e l'impotenza di Dio che si umanizza restringendosi in un bambino per salvarci. Riteniamo erroneamente che le caratteristiche di Dio siano l'onnipotenza, la grandezza e lo splendore (cf. Dn 2,31ss), senza sapere che queste sono le caratteristiche degli idoli, della sua immagine satanica. "Così come il suo segno di riconoscimento sarà un bambino, così la caratteristica di Dio è la piccolezza: una piccolezza in grado di abbattere qualsiasi grandezza, come il sassolino abbatte l'idolo di Dn 2,34"(cit.). La piccolezza è la norma essenziale per la nostra fede, la porta stretta che dobbiamo necessariamente attraversare per entrare nel Regno. Il grande dilemma dell'uomo di ogni tempo è accogliere l'estrema fragilità di questo Dio che si è fatto solidale con la nostra debolezza, perché un Dio che viene nel mondo in questo modo si espone inevitabilmente al rifiuto
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"La vertigine di Betlemme, l'Onnipotente in un neonato" di p. Ermes Ronchi - Natale del Signore (Messa della notte)


Commento
Natale del Signore (Messa della notte)
Letture: Isaia 9,1-6; Salmo 95; Tito 2,11-14; Luca 2,1-14
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Questo per voi il segno: troverete un bambino: «Tutti vogliono crescere nel mondo, ogni bambino vuole essere uomo. Ogni uomo vuole essere re. Ogni re vuole essere “dio”. Solo Dio vuole essere bambino» (Leonardo Boff).
Dio nella piccolezza: è questa la forza dirompente del Natale. L'uomo vuole salire, comandare, prendere. Dio invece vuole scendere, servire, dare. È il nuovo ordinamento delle cose e del cuore.
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Mio Dio, mio Dio bambino, povero come l'amore, piccolo come un piccolo d'uomo, umile come la paglia dove sei nato, mio piccolo Dio che impari a vivere questa nostra stessa vita. Mio Dio incapace di aggredire e di fare del male, che vivi soltanto se sei amato, insegnami che non c'è altro senso per noi, non c'è altro destino che diventare come Te.

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"Un cuore che ascolta - lev shomea" - n. 6/2016-2017 (A) di Santino Coppolino


Vangelo: Lc 2,16-21
Così come fece Maria (1,39) anche i pastori si mettono in cammino 'in fretta' obbedendo all'invito dell'Angelo. Disprezzati e rifiutati dalla società religiosa del loro tempo, ritenuti peccatori insalvabili, causa prima insieme a pubblicani e prostitute del ritardato avvento del Regno, diventano modelli di fede, ascoltatori e annunciatori del messaggio che è stato loro dato, simboli della Chiesa nascente. Hanno accolto la Parola, vi hanno creduto, hanno contemplato e adesso a loro volta la proclamano. 
Come Maria, a noi non rimane che accogliere stupiti il loro annuncio serbandolo nel nostro cuore come tesoro prezioso, meditandolo e confrontandolo  "in una crescita continua che fa germinare la Parola". Perché la contemplazione e la comprensione che abbiamo del Signore avverrà unicamente attraverso il continuo ascolto del suo Vangelo.
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"Scoprire un Dio dalle grandi braccia e dal cuore di luce" di p. Ermes Ronchi - Maria santissima Madre di Dio


Commento
Maria santissima Madre di Dio
Letture:  Numeri 6, 22-27; Salmo 66; Galati 4,4-7; Luca 2,16-21
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Otto giorni dopo Natale, lo stesso racconto di quella notte: Natale non è facile da capire, è una lenta conquista. Ci disorienta: per la nascita, quella nascita, che divenne nella notte un passare di voci che raccontavano una storia incredibile. Da stropicciarsi gli occhi. È venuto il Messia ed è nel giro di poche fasce, nella ruvida paglia di una mangiatoia. Chi va a cercarlo nei sacri palazzi non lo trova. 
"Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette dai pastori". Riscoprire lo stupore della fede. Lasciarci incantare almeno da una parola del Signore, stupirci ancora della mangiatoia e della Croce, di questo mistero di un Dio che sa di stelle e di latte, di infinito e di casa.
Dimentichiamo tutta la liturgia senz'anima che presiede a questi giorni: regali, botti, auguri, sms clonati, luci, per conservare ciò che vale davvero: la capacità di sorprenderci per la speranza indomita di Dio nell'uomo e in questa nostra storia barbara e magnifica, per il suo ricominciare dagli ultimi della fila.
E impariamo da Maria
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"Un cuore che ascolta - lev shomea" - n. 7/2016-2017 (A) di Santino Coppolino


Vangelo: Mt 2,1-12
Se Luca ha nei Pastori i primi destinatari dell'annuncio della nascita di Gesù, Matteo ci presenta i Magi o meglio, i Maghi. Gli uni e gli altri erano considerati come ricettacoli di ogni impurità, esseri immondi e insalvabili, disprezzati ed emarginati dagli israeliti che si guardavano bene dal frequentarli.
E' la sconvolgente novità del Vangelo: "Dio non fa preferenza di persona"(At 10,34), non esclude nessuno dal suo amore, siano essi i rozzi ed animaleschi pastori o gli scomunicati maghi, per di più pagani. E' questa la Bella/Buona Notizia che questa pagina del Vangelo, nell'occasione della festività della "Epifania del Signore", ci consegna come anticipo di quella che sarà l'intera esistenza di Gesù.
Guidati allora dalla stella, simbolo di Dio e della sua Parola, sorgiamo anche noi ponendoci in cammino fin dove la sua Luce ci condurrà: all'incontro con il Signore Gesù, vera Luce, vera Vita degli uomini (Gv 1,4).
Ma nel tornare a casa nostra proseguiamo, così come fecero i Maghi
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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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... Che davvero sia profonda la convinzione che la nonviolenza è la sostanza del Vangelo. Se il Vangelo è amore, la violenza è il contrario dell’amore. Riflettiamo dunque sul fatto che Dio è amore, che Dio è Nonviolenza e se vogliamo esse buoni cristiani, ma già esseri umani pieni di speranza, dobbiamo essere persone di nonviolenza.
Auguri ! e arrivederci a Bologna.
+ Luigi Bettazzi

 
La nonviolenza è la sostanza del Vangelo

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SPERANZA E ACCOGLIENZA - Bologna, notte di Natale.
"Questa sera la citta di Bologna ha avuto 2 cattedrali, una la sala di aspetto della stazione dove si sono riuniti i senzatetto e l’altra la Chiesa di S. Pietro" (don Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna - servizio RAI - TG Emilia Romagna Edizione del 25.12.2016 -19.30)


 
video

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“Anche questo Natale Dio è in grado di sorprenderci. Dobbiamo essere pronti” Mons. Pierbattista Pizzaballa


Una tragedia la situazione 
dei cristiani in Medio Oriente

“Anche quest’anno, anche in questo Natale Dio è in grado di sorprenderci, ma dobbiamo essere pronti e aprire i nostri occhi alle sue sorprese”.
È iniziata così la prima conferenza stampa natalizia al Patriarcato Latino di Mons. Pierbattista Pizzaballa, nominato Amministratore Apostolico a fine giugno.
“L’anno che si sta chiudendo è stato un anno pieno di difficoltà e sfide” – ha continuato il vescovo, circondato dai vicari patriarcali William Shomali e Boulos Marcuzzo e dal responsabile della Pastorale Migranti David Neuhaus.
Siria, Iraq, Egitto hanno subito un’ondata di violenza mai vista prima.
Gli auguri di Natale di Mons. Pierbattista Pizzaballa

  video
Conferenza stampa
  video integrale

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"La Nonviolenza: stile di una politica per la Pace" è il tema della prossima Marcia per la Pace che si terrà a Bologna il 31 dicembre 2016 (Testo e video)


49ª Marcia per la pace
e 50ª Giornata della Pace 
(1° gennaio 2017)
"La nonviolenza: stile di una politica per la pace" è il titolo voluto da papa Francesco per la 50ª Giornata Mondiale della Pace, che si celebrerà il 1° gennaio 2017. Il testo del messaggio è stato diffuso il 12 dicembre e farà da riferimento anche per la 49ª edizione della «Marcia nazionale per la pace», che si terrà a Bologna il 31 dicembre prossimo e che è promossa da Ufficio nazionale Cei per i problemi sociali e il lavoro, con Caritas Italiana, Pax Christi, Azione Cattolica Italiana, e organizzata quest'anno con la diocesi di Bologna.
«La nonviolenza - scrive papa Francesco - è talvolta intesa nel senso di resa, disimpegno e passività, ma in realtà non è così. [...] La nonviolenza praticata con decisione e coerenza ha prodotto risultati impressionanti. I successi ottenuti dal Mahatma Gandhi e Khan Abdul Ghaffar Khan nella liberazione dell’India, e da Martin Luther King Jr contro la discriminazione razziale non saranno mai dimenticati. Le donne, in particolare, sono spesso leader di nonviolenza, come, ad esempio, Leymah Gbowee e migliaia di donne liberiane, che hanno organizzato incontri di preghiera e protesta nonviolenta (pray-ins) ottenendo negoziati di alto livello per la conclusione della seconda guerra civile in Liberia».
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Il 1° gennaio vedrà poi la luce il nuovo Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che aiuterà la Chiesa a promuovere in modo sempre più efficace «i beni incommensurabili della giustizia, della pace e della salvaguardia del creato» e della sollecitudine verso i migranti, «i bisognosi, gli ammalati e gli esclusi, gli emarginati e le vittime dei conflitti armati e delle catastrofi naturali, i carcerati, i disoccupati e le vittime di qualunque forma di schiavitù e di tortura».
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Leggi anche il post già pubblicato:
  Messaggio del Papa - testo integrale
Nel corso di una conferenza stampa con l'Arcivescovo di Bologna
 è stato presentato il programma della Marcia della Pace
  video
Video realizzato per invitare alla Marcia della Pace di Bologna del 31/12/16
  video


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 FRANCESCO
 


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24/12/2016:

  Come per i pastori di Betlemme, possano i nostri occhi...

25/12/2016:

  Cristo è nato per noi, esultiamo...

26/12/2016:

  Nella festa di Santo Stefano ricordiamo...

27/12/2016:

  Il Natale ha soprattutto un sapore di speranza...

28/12/2016:

  Dio, innamorato di noi, ci attira con la sua tenerezza...

28/12/2016:

  Lasciamoci toccare dalla tenerezza che salva...


30/12/2016:

  Santa Famiglia di Nazaret, fa' che tutti riconosciamo...


31/12/2016:

  Al termine di un anno, ricordiamo i giorni...

0/01/2017:

  Affidiamo a Maria Santissima Madre di Dio il nuovo anno...

02/01/2017:

  All'inizio di questo nuovo anno...

03/01/2017:

  Possa la nonviolenza diventare lo stile...

04/01/2017:

  Essere veri discepoli di Gesù oggi significa...

05/01/2017:

  Che siano la carità e la nonviolenza...

06/01/2017:

  Come i Magi, anche noi camminiamo...

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"Il mistero del Natale, che è luce e gioia, interpella e scuote ...i bambini in un barcone o sotto le bombe ci interpellano" omelia di Papa Francesco nella Notte di Natale (Testo, foto e video)

«È apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini» (Tt 2,11). Le parole dell’apostolo Paolo rivelano il mistero di questa notte santa: è apparsa la grazia di Dio, il suo regalo gratuito; nel Bambino che ci è donato si fa concreto l’amore di Dio per noi.
È una notte di gloria, quella gloria proclamata dagli angeli a Betlemme e anche da noi in tutto il mondo. È una notte di gioia, perché da oggi e per sempre Dio, l’Eterno, l’Infinito, è Dio con noi: non è lontano, non dobbiamo cercarlo nelle orbite celesti o in qualche mistica idea; è vicino, si è fatto uomo e non si staccherà mai dalla nostra umanità, che ha fatto sua. È una notte di luce: quella luce, profetizzata da Isaia (cfr 9,1), che avrebbe illuminato chi cammina in terra tenebrosa, è apparsa e ha avvolto i pastori di Betlemme (cfr Lc 2,9).
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  video Servizio CTV
  video L'omelia integrale
  video integrale Natale del Signore - Santa Messa della Notte

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"Il potere di questo Bambino, Figlio di Dio e di Maria, non è il potere di questo mondo, basato sulla forza e sulla ricchezza; è il potere dell’amore... «un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio»: è il «Principe della pace». Accogliamolo!" Papa Francesco - Messaggio e benedizione per il Natale 2016


Cari fratelli e sorelle, buon Natale!
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Il potere di questo Bambino, Figlio di Dio e di Maria, non è il potere di questo mondo, basato sulla forza e sulla ricchezza; è il potere dell’amore. ... E’ il potere di Dio. 
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Oggi questo annuncio percorre tutta la terra e vuole raggiungere tutti i popoli, specialmente quelli feriti dalla guerra e da aspri conflitti e che sentono più forte il desiderio della pace.
Pace agli uomini e alle donne nella martoriata Siria ... È tempo che le armi tacciano definitivamente e la comunità internazionale si adoperi attivamente perché si raggiunga una soluzione negoziale e si ristabilisca la convivenza civile nel Paese.
Pace alle donne e agli uomini dell’amata Terra Santa ... Possano ritrovare unità e concordia l’Iraq, la Libia, lo Yemen, dove le popolazioni patiscono la guerra ed efferate azioni terroristiche.
Pace agli uomini e alle donne in varie regioni dell’Africa, particolarmente in Nigeria ... Pace nel Sud Sudan e nella Repubblica Democratica del Congo ...
Pace alle donne e agli uomini che tuttora subiscono le conseguenze del conflitto nell’Ucraina orientale ...
Concordia invochiamo per il caro popolo colombiano ... l’amato Venezuela ...
Pace a quanti, in diverse zone, stanno affrontando sofferenze a causa di costanti pericoli e persistenti ingiustizie. ... il Myanmar ... la penisola coreana ...
Pace a chi è stato ferito o ha perso una persona cara a causa di efferati atti di terrorismo, che hanno seminato paura e morte nel cuore di tanti Paesi e città. Pace – non a parole, ma fattiva e concreta – ai nostri fratelli e sorelle abbandonati ed esclusi, a quelli che soffrono la fame e a coloro che sono vittime di violenze. Pace ai profughi, ai migranti e ai rifugiati, a quanti oggi sono oggetto della tratta delle persone. Pace ai popoli che soffrono per le ambizioni economiche di pochi e l’avida ingordigia del dio denaro che porta alla schiavitù. Pace a chi è segnato dal disagio sociale ed economico e a chi patisce le conseguenze dei terremoti o di altre catastrofi naturali.
E pace ai bambini, in questo giorno speciale in cui Dio si fa bambino, soprattutto a quelli privati delle gioie dell’infanzia a causa della fame, delle guerre e dell’egoismo degli adulti.
Pace sulla terra a tutti gli uomini di buona volontà, che ogni giorno lavorano, con discrezione e pazienza, in famiglia e nella società per costruire un mondo più umano e più giusto, sostenuti dalla convinzione che solo con la pace c’è la possibilità di un futuro più prospero per tutti.
Cari fratelli e sorelle,
«un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio»: è il «Principe della pace». Accogliamolo!
[dopo la Benedizione]
A voi, cari fratelli e sorelle, giunti da ogni parte del mondo in questa Piazza, e a quanti da diversi Paesi siete collegati attraverso la radio, la televisione e gli altri mezzi di comunicazione, rivolgo il mio augurio.
In questo giorno di gioia siamo tutti chiamati a contemplare il Bambino Gesù, che ridona la speranza ad ogni uomo sulla faccia della terra. Con la sua grazia, diamo voce e diamo corpo a questa speranza, testimoniando la solidarietà e la pace. Buon Natale a tutti!
  video

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"Quanti nostri fratelli e sorelle nella fede subiscono soprusi, violenze e sono odiati a causa di Gesù! Io vi dico una cosa, i martiri di oggi sono in numero maggiore rispetto a quelli dei primi secoli." - Papa Francesco Angelus 26/12/2016 (testo e video)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
La gioia del Natale riempie anche oggi i nostri cuori, mentre la liturgia ci fa celebrare il martirio di santo Stefano, il primo martire, invitandoci a raccogliere la testimonianza che con il suo sacrificio egli ci ha lasciato. È la testimonianza gloriosa propria del martirio cristiano, patito per amore di Gesù Cristo; martirio che continua ad essere presente nella storia della Chiesa, da Stefano fino ai nostri giorni.
Di questa testimonianza ci ha parlato il Vangelo di oggi (cfr Mt 10,17-22). Gesù preannuncia ai discepoli il rifiuto e la persecuzione che incontreranno: «Sarete odiati da tutti a causa del mio nome» (v. 22). Ma perché il mondo perseguita i cristiani? Il mondo odia i cristiani per la stessa ragione per cui ha odiato Gesù, perché Lui ha portato la luce di Dio e il mondo preferisce le tenebre per nascondere le sue opere malvagie. Ricordiamo che Gesù stesso, nell’Ultima Cena, pregò il Padre perché ci difendesse dal cattivo spirito mondano. C’è opposizione tra la mentalità del Vangelo e quella mondana. Seguire Gesù vuol dire seguire la sua luce, che si è accesa nella notte di Betlemme, e abbandonare le tenebre del mondo.
Il protomartire Stefano, pieno di Spirito Santo, venne lapidato perché confessò la sua fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio. ... Ma in Cristo, Stefano ha vinto!
Anche oggi la Chiesa, per rendere testimonianza alla luce e alla verità, sperimenta in diversi luoghi dure persecuzioni, fino alla suprema prova del martirio. Quanti nostri fratelli e sorelle nella fede subiscono soprusi, violenze e sono odiati a causa di Gesù! Io vi dico una cosa, i martiri di oggi sono in numero maggiore rispetto a quelli dei primi secoli. Quando noi leggiamo la storia dei primi secoli, qui, a Roma, leggiamo tanta crudeltà con i cristiani; io vi dico: la stessa crudeltà c’è oggi, e in numero maggiore, con i cristiani. Oggi vogliamo pensare a loro che soffrono persecuzione, ed essere vicini a loro con il nostro affetto, la nostra preghiera e anche il nostro pianto.
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Nel fare spazio dentro il nostro cuore al Figlio di Dio che si dona a noi nel Natale, rinnoviamo la gioiosa e coraggiosa volontà di seguirlo fedelmente come unica guida, perseverando nel vivere secondo la mentalità evangelica e rifiutando la mentalità dei dominatori di questo mondo.
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Dopo l'Angelus:
Esprimo vive condoglianze per la triste notizia dell’aereo russo precipitato nel Mar Nero.
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In queste settimane ho ricevuto tanti messaggi augurali da tutto il mondo. Non essendomi possibile rispondere a ciascuno, esprimo oggi a tutti il mio sentito ringraziamento, specialmente per il dono della preghiera. Grazie di cuore! Il Signore vi ricompensi con la sua generosità!
Buona festa! Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci.
  video

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“Il male non avrà l’ultima parola” Papa Francesco ai giovani di Taizé

In occasione del 39° incontro europeo di Taizé
che si tiene a Riga, in Lettonia, dal 28 dicembre 2016 all’1 gennaio 2017,
sul tema "Insieme per aprire strade di speranza"
“Manifestare a parole e con azioni che il male non ha l’ultima parola della nostra storia”. È l’invito che papa Francesco rivolge in un messaggio ai giovani che si riuniranno dal 28 dicembre al 1° gennaio a Riga, in Lettonia, per il 39° Incontro europeo promosso dalla comunità ecumenica di Taizé. In migliaia – ortodossi, protestanti e cattolici – da tutta Europa sono attesi quest’anno nella capitale lettone per trascorrere la fine dell’anno in preghiera e meditazione e riflettere sul tema “Insieme per aprire cammini di speranza”. “Nei nostri giorni – scrive il Papa – molte persone sono sconvolte, scoraggiate dalla violenza, dalle ingiustizie, dalla sofferenza e dalle divisioni. Hanno l’impressione che il male è più forte di tutto”. Per questo, papa Francesco ripete ai giovani quanto ha scritto al termine del Giubileo nella “Misericordia et Misera”: “È il tempo della misericordia per tutti e per ognuno, perché nessuno possa pensare di essere estraneo alla vicinanza di Dio e alla potenza della sua tenerezza”. Il Papa si dice “particolarmente vicino” ai giovani che “hanno fatto la scelta di lasciare i divani per vivere questo pellegrinaggio della fiducia”. Ed aggiunge: “Giovani cristiani ortodossi, protestanti e cattolici, con queste giornate vissute all’insegna di una reale fraternità, voi esprimete il desiderio di essere protagonisti della storia, di non lasciare che siano gli altri a decidere del vostro futuro”. Da qui l’augurio di papa Francesco: “Queste giornate vi aiutino a non avere paura dei vostri limiti, ma a crescere nella fiducia in Gesù, Cristo e Signore, che crede e spera in voi. Che nella semplicità che frère Roger ha saputo testimoniare, voi possiate costruire ponti di fraternità e rendere visibile l’amore con cui Dio ci ama”
La storia di Taizé e frère Roger
Tutto è incominciato nel 1940 quando, all’età di venticinque anni, frère Roger lasciò il paese dove era nato, la Svizzera, per andare a vivere in Francia, il paese di sua madre.
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  Il sito internet della comunità di Taizé
Vedi anche il nostro post già pubblicato:
  Ricordo di Frère Roger di Taizé


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"La speranza apre nuovi orizzonti, rende capaci di sognare ciò che non è neppure immaginabile. La fede non è solo silenzio che tutto accetta senza replicare, la speranza non è certezza che ti mette al sicuro dal dubbio e dalla perplessità. Fede è anche lottare con Dio, mostrargli la nostra amarezza, E speranza è anche non avere paura di vedere la realtà per quello che è e accettarne le contraddizioni." Papa Francesco Udienza generale 28/12/2016


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La Speranza cristiana - 4. Abramo, padre nella fede e nella speranza
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
San Paolo, nella Lettera ai Romani, ci ricorda la grande figura di Abramo, per indicarci la via della fede e della speranza. Di lui l’apostolo scrive: «Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli» (Rm 4,18); “saldo nella speranza contro ogni speranza”. Questo concetto è forte: anche quando non c’è speranza, io spero.
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Abramo crede, la sua fede si apre a una speranza in apparenza irragionevole; essa è la capacità di andare al di là dei ragionamenti umani, della saggezza e della prudenza del mondo, al di là di ciò che è normalmente ritenuto buonsenso, per credere nell’impossibile. La speranza apre nuovi orizzonti, rende capaci di sognare ciò che non è neppure immaginabile. La speranza fa entrare nel buio di un futuro incerto per camminare nella luce. È bella la virtù della speranza; ci dà tanta forza per camminare nella vita.
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La fede non è solo silenzio che tutto accetta senza replicare, la speranza non è certezza che ti mette al sicuro dal dubbio e dalla perplessità. Ma tante volte, la speranza è buio; ma è lì la speranza … che ti porta avanti. Fede è anche lottare con Dio, mostrargli la nostra amarezza, senza “pie” finzioni. “Mi sono arrabbiato con Dio e gli ho detto questo, questo, questo, …”. Ma Lui è padre, Lui ti ha capito: vai in pace! Bisogna avere questo coraggio! E questo è la speranza. E speranza è anche non avere paura di vedere la realtà per quello che è e accettarne le contraddizioni.
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È questa la fede, questo il cammino della speranza che ognuno di noi deve percorrere. Se anche a noi rimane come unica possibilità quella di guardare le stelle, allora è tempo di fidarci di Dio. Non c’è cosa più bella. La speranza non delude. Grazie.
  video della catechesi
Saluti:
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Accolgo con la gioia del clima natalizio i cari pellegrini di lingua italiana. Saluto gli artisti e operatori del Golden Circus di Liana Orfei, e li ringrazio per la loro gradita esibizione. La bellezza sempre ci avvicina a Dio!
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  il testo integrale
  video integrale

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"Siamo un popolo con una Madre, non siamo orfani." Papa Francesco: omelia 01/01/2017 (foto, testo e video)

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Celebrare la festa della Santa Madre di Dio ci ricorda che non siamo merce di scambio o terminali recettori di informazione. Siamo figli, siamo famiglia, siamo popolo di Dio.
Celebrare la Santa Madre di Dio ci spinge a creare e curare spazi comuni che ci diano senso di appartenenza, di radicamento, di farci sentire a casa dentro le nostre città, in comunità che ci uniscano e ci sostengano (cfr ibid., 151).
Gesù Cristo, nel momento del più grande dono della sua vita, sulla croce, non ha voluto tenere niente per sé e consegnando la sua vita ci ha consegnato anche sua Madre. Disse a Maria: ecco il tuo figlio, ecco i tuoi figli. E noi vogliamo accoglierla nelle nostre case, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità, nei nostri paesi. Vogliamo incontrare il suo sguardo materno. Quello sguardo che ci libera dall’orfanezza; quello sguardo che ci ricorda che siamo fratelli: che io ti appartengo, che tu mi appartieni, che siamo della stessa carne. Quello sguardo che ci insegna che dobbiamo imparare a prenderci cura della vita nello stesso modo e con la stessa tenerezza con cui lei se n’è presa cura: seminando speranza, seminando appartenenza, seminando fraternità.
Celebrare la Santa Madre di Dio ci ricorda che abbiamo la Madre; non siamo orfani, abbiamo una madre. Professiamo insieme questa verità! 
E vi invito ad acclamarla in piedi [tutti si alzano] tre volte come fecero i fedeli di Efeso: Santa Madre di Dio! Santa Madre di Dio! Santa Madre di Dio!
  video omelia
  video integrale

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"L’anno sarà buono nella misura in cui ognuno di noi, con l’aiuto di Dio, cercherà di fare il bene giorno per giorno" Papa Francesco Angelus 01/01/2017 (testo e video)


Angelus
SOLENNITÀ DI MARIA SS.MA MADRE DI DIO
L GIORNATA MONDIALE DELLA PACE
Piazza San Pietro
Domenica, 1° gennaio 2017
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Nei giorni scorsi abbiamo posato il nostro sguardo adorante sul Figlio di Dio, nato a Betlemme; oggi, solennità di Maria Santissima Madre di Dio, rivolgiamo gli occhi alla Madre, ma cogliendo l’una e l’altro nel loro stretto legame.
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Ed ecco che, mentre, come i pastori, contempliamo l’icona del Bambino in braccio a sua Madre, sentiamo crescere nel nostro cuore un senso di immensa riconoscenza verso Colei che ha dato al mondo il Salvatore. Per questo, nel primo giorno di un nuovo anno, le diciamo:
Grazie, o Santa Madre del Figlio di Dio Gesù, Santa Madre di Dio!
Grazie per la tua umiltà che ha attirato lo sguardo di Dio;
grazie per la fede con cui hai accolto la sua Parola;
grazie per il coraggio con cui hai detto “eccomi”,
dimentica di te, affascinata dall’Amore Santo,
fatta un tutt’uno con la sua speranza.
Grazie, o Santa Madre di Dio!
Prega per noi, pellegrini nel tempo;
aiutaci a camminare sulla via della pace.
Amen.
Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle, buon anno!
E l’anno sarà buono nella misura in cui ognuno di noi, con l’aiuto di Dio, cercherà di fare il bene giorno per giorno. Così si costruisce la pace, dicendo “no” – con i fatti – all’odio e alla violenza e “sì” alla fraternità e alla riconciliazione. 50 anni or sono, il beato Papa Paolo VI iniziò a celebrare in questa data la Giornata Mondiale della Pace, per rafforzare l’impegno comune di costruire un mondo pacifico e fraterno. Nel Messaggio di quest’anno ho proposto di assumere la nonviolenza come stile per una politica di pace.
Purtroppo, la violenza ha colpito anche in questa notte di auguri e di speranza. Addolorato, esprimo la mia vicinanza al popolo turco, prego per le numerose vittime e per i feriti e per tutta la Nazione in lutto, e chiedo al Signore di sostenere tutti gli uomini di buona volontà che si rimboccano coraggiosamente le maniche per affrontare la piaga del terrorismo e questa macchia di sangue che avvolge il mondo con un’ombra di paura e di smarrimento.
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  video

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Papa Francesco scrive ai vescovi: Oggi anche a noi, pastori, viene chiesto di essere uomini capaci di ascoltare... siamo invitati a non lasciare che ci rubino la gioia... Il coraggio di proteggerla dai nuovi Erode dei nostri giorni, che fagocitano l’innocenza dei nostri bambini

Pubblichiamo di seguito la Lettera che Papa Francesco ha scritto ai Vescovi nella Festa dei Santi Innocenti, celebrata il 28 dicembre 2016.
Il testo è stato pubblicato il 2 gennaio 2017 dalla Sala Stampa vaticana.
Caro fratello,
Oggi, giorno dei Santi Innocenti, mentre continuano a risuonare nei nostri cuori le parole dell’angelo ai pastori: «Vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore» ( Lc 2,10-11), sento il bisogno di scriverti.
Come pastori siamo stati chiamati per aiutare a far crescere questa gioia in mezzo al nostro popolo. Ci è chiesto di prenderci cura di questa gioia.
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Il Natale, nostro malgrado, viene accompagnato anche dal pianto.
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È il gemito di dolore delle madri che piangono la morte dei loro figli innocenti di fronte alla tirannia e alla sfrenata sete di potere di Erode.
Un gemito che anche oggi possiamo continuare ad ascoltare, che ci tocca l’anima e che non possiamo e non vogliamo ignorare né far tacere. Oggi tra la nostra gente, purtroppo – e lo scrivo con profondo dolore –, si ascolta ancora il lamento e il pianto di tante madri, di tante famiglie, per la morte dei loro figli, dei loro figli innocenti.
Contemplare il presepe è anche contemplare questo pianto, è anche imparare ad ascoltare ciò che accade intorno e avere un cuore sensibile e aperto al dolore del prossimo, specialmente quando si tratta di bambini, ed è anche essere capaci di riconoscere che ancora oggi si sta scrivendo questo triste capitolo della storia. Contemplare il presepio isolandolo dalla vita che lo circonda, sarebbe fare della Natività una bella favola che susciterebbe in noi buoni sentimenti ma ci priverebbe della forza creatrice della Buona Notizia che il Verbo Incarnato ci vuole donare. E la tentazione esiste.
È possibile vivere la gioia cristiana voltando le spalle a queste realtà? È possibile realizzare la gioia cristiana ignorando il gemito del fratello, dei bambini?
San Giuseppe è stato il primo chiamato a custodire la gioia della Salvezza. Davanti ai crimini atroci che stavano accadendo, san Giuseppe – esempio dell’uomo obbediente e fedele – fu capace di ascoltare la voce di Dio e la missione che il Padre gli affidava. E poiché seppe ascoltare la voce di Dio e si lasciò guidare dalla sua volontà, divenne più sensibile a ciò che lo circondava e seppe leggere gli avvenimenti con realismo.
Oggi anche a noi, pastori, viene chiesto lo stesso, di essere uomini capaci di ascoltare e non essere sordi alla voce del Padre, e così poter essere più sensibili alla realtà che ci circonda. Oggi, tenendo come modello san Giuseppe, siamo invitati a non lasciare che ci rubino la gioia. Siamo invitati a difenderla dagli Erode dei nostri giorni. E come san Giuseppe, abbiamo bisogno di coraggio per accettare questa realtà, per alzarci e prenderla tra le mani (cfr Mt 2,20). Il coraggio di proteggerla dai nuovi Erode dei nostri giorni, che fagocitano l’innocenza dei nostri bambini. Un’innocenza spezzata sotto il peso del lavoro clandestino e schiavo, sotto il peso della prostituzione e dello sfruttamento. Innocenza distrutta dalle guerre e dall’emigrazione forzata con la perdita di tutto ciò che questo comporta. Migliaia di nostri bambini sono caduti nelle mani di banditi, di mafie, di mercanti di morte che l’unica cosa che fanno è fagocitare e sfruttare i loro bisogni.
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Ascoltiamo il pianto e il lamento di questi bambini; ascoltiamo anche il pianto e il lamento della nostra madre Chiesa, che piange non solo davanti al dolore procurato nei suoi figli più piccoli, ma anche perché conosce il peccato di alcuni dei suoi membri: la sofferenza, la storia e il dolore dei minori che furono abusati sessualmente da sacerdoti. Peccato che ci fa vergognare. Persone che avevano la responsabilità della cura di questi bambini hanno distrutto la loro dignità. Deploriamo questo profondamente e chiediamo perdono. Ci uniamo al dolore delle vittime e a nostra volta piangiamo il peccato. Il peccato per quanto è successo, il peccato di omissione di assistenza, il peccato di nascondere e negare, il peccato di abuso di potere. Anche la Chiesa piange con amarezza questo peccato dei suoi figli e chiede perdono. Oggi, ricordando il giorno dei Santi Innocenti, voglio che rinnoviamo tutto il nostro impegno affinché queste atrocità non accadano più tra di noi. Troviamo il coraggio necessario per promuovere tutti i mezzi necessari e proteggere in tutto la vita dei nostri bambini perché tali crimini non si ripetano più. Facciamo nostra chiaramente e lealmente la consegna “tolleranza zero” in questo ambito.
La gioia cristiana non è una gioia che si costruisce ai margini della realtà, ignorandola o facendo come se non esistesse. La gioia cristiana nasce da una chiamata – la stessa che ricevette san Giuseppe – a “prendere” e proteggere la vita, specialmente quella dei santi innocenti di oggi.
...
Non lasciamo che rubino loro la gioia. Non ci lasciamo rubare la gioia, custodiamola e aiutiamola a crescere.
Facciamo questo con la stessa fedeltà paterna di san Giuseppe e tenuti per mano da Maria, la Madre della tenerezza, perché non ci si indurisca il cuore.
Con fraterno affetto,
FRANCESCO

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"Tante volte, nella nostra vita, le lacrime seminano speranza, sono semi di speranza." Papa Francesco Udienza generale 04/01/2017 (foto, testo e video)


 UDIENZA GENERALE 
 4 gennaio 2017 
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  video del saluto ai fedeli
La Speranza cristiana - 5. Rachele “piange i suoi figli”, ma...“c’è una speranza per la tua discendenza” (Ger 31)
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Davanti alla tragedia della perdita dei figli, una madre non può accettare parole o gesti di consolazione, che sono sempre inadeguati, mai capaci di lenire il dolore di una ferita che non può e non vuole essere rimarginata. Un dolore proporzionale all’amore.
Ogni madre sa tutto questo; e sono tante, anche oggi, le madri che piangono, che non si rassegnano alla perdita di un figlio, inconsolabili davanti a una morte impossibile da accettare. Rachele racchiude in sé il dolore di tutte le madri del mondo, di ogni tempo, e le lacrime di ogni essere umano che piange perdite irreparabili.
Questo rifiuto di Rachele che non vuole essere consolata ci insegna anche quanta delicatezza ci viene chiesta davanti al dolore altrui. Per parlare di speranza a chi è disperato, bisogna condividere la sua disperazione; per asciugare una lacrima dal volto di chi soffre, bisogna unire al suo il nostro pianto. Solo così le nostre parole possono essere realmente capaci di dare un po’ di speranza. E se non posso dire parole così, con il pianto, con il dolore, meglio il silenzio; la carezza, il gesto e niente parole.
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Il Figlio di Dio è entrato nel dolore degli uomini. Non bisogna dimenticare questo. Quando qualcuno si rivolge a me e mi fa domande difficili, per esempio: “Mi dica, Padre: perché soffrono i bambini?”, davvero, io non so cosa rispondere. Soltanto dico: “Guarda il Crocifisso: Dio ci ha dato il suo Figlio, Lui ha sofferto, e forse lì troverai una risposta”. Ma risposte di qua [indica la testa] non ci sono. Soltanto guardando l’amore di Dio che dà suo Figlio che offre la sua vita per noi, può indicare qualche strada di consolazione. E per questo diciamo che il Figlio di Dio è entrato nel dolore degli uomini; ha condiviso ed ha accolto la morte; la sua Parola è definitivamente parola di consolazione, perché nasce dal pianto.
E sulla croce sarà Lui, il Figlio morente, a donare una nuova fecondità a sua madre, affidandole il discepolo Giovanni e rendendola madre del popolo dei credenti. La morte è vinta, e giunge così a compimento la profezia di Geremia. Anche le lacrime di Maria, come quelle di Rachele, hanno generato speranza e nuova vita. Grazie.

  video della catechesi
Saluti:
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APPELLO
Ieri sono giunte dal Brasile le notizie drammatiche del massacro avvenuto nel carcere di Manaus, dove un violentissimo scontro tra bande rivali ha causato decine di morti. Esprimo dolore e preoccupazione per quanto accaduto. Invito a pregare per i defunti, per i loro familiari, per tutti i detenuti di quel carcere e per quanti vi lavorano. E rinnovo l’appello perché gli istituti penitenziari siano luoghi di rieducazione e di reinserimento sociale, e le condizioni di vita dei detenuti siano degne di persone umane. Vi invito a pregare per questi detenuti morti e vivi, e anche per tutti i detenuti del mondo, perché le carceri siano per reinserire e non siano sovraffollate; siano posti di reinserimento. Preghiamo la Madonna, Madre dei detenuti: Ave o Maria,
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  il testo integrale
  video integrale

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Il pasticcio dei "dubia" suscita altri "dubia"...

Il pasticcio dei "dubia" suscita altri "dubia"...
di
Luis Badilla e Francesco Gagliano
La nota vicenda della lettera che 4 cardinali hanno inviato al Papa, dove vengono richieste risposte alle loro cinque domande su alcuni passaggi dell'Esortazione Amoris laetitia ritenuti non chiari e fuori dalla dottrina, è diventata ormai un bel pasticcio. Gli elementi chiari e incontrovertibili sono pochi ma importanti:
  1.  La lettera ormai di dominio pubblico seppure inviata in forma privata, indirizzata al Papa;
  2.  La consegna del testo della lettera ai giornalisti amici dei 4 cardinali, che ovviamente l'hanno pubblicata e amplificata con la dovuta solerzia; 
  3.  La violazione della corrispondenza privata del Papa (la lettera, non essendo aperta o pubblica, non doveva essere data ad alcun giornalista. La sua pubblicazione, per volere dei firmatari, per certi aspetti equivale ad averla sottratta dalla scrivania di Francesco);
  4.  Il cardinale Leo R. Burke, in diverse interviste ha continuato a ribadire: faremo, se non arrivano le risposte richieste, una "correzione formale" pubblica del magistero pontificio. Recentemente ha precisato che ciò potrebbe accadere dopo le feste di Natale; 
  5.  Degli altri tre firmatari, due - Carlo Caffarra, italiano, e Joachim Meisner, tedesco - non hanno mai fatto nessuna dichiarazione in merito alla vicenda; 
  6.  Il quarto, il tedesco Walter Brandmüller, ha rilasciato alcune dichiarazioni al portale Vatican Insider che il suo coordinatore, Andrea Tornielli, ha riassunto in un suo articolo. 
  7.  Altri due cardinali hanno espresso un certo sostegno alla lettera dei 4 cardinali, ma con sfumature diverse: chiaro e univoco è stato il cardinale tedesco Paul Cordes, ma meno chiara e più articolata è stata l'opinione dell'italiano Renato Raffaele Martino.
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Sono questi gli unici passaggi o elementi chiari. Al di fuori di questo stretto recinto la vicenda appare confusa, opaca e in qualche modo misteriosa. Ecco un elenco parziale dei "dubia" sulla lettera e su quanto è accaduto dopo la sua divulgazione:
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"Noi cardinali ..." ... noi chi?, loro 4 o tutto il Collegio cardinalizio, o la metà o un terzo ... quanti? 
E poi perché "una mancata risposta" da parte del Papa alla lettera comporterebbe che "ampi settori della Chiesa" la dovrebbero considerare "un rifiuto dell'adesione chiara e articolata alla dottrina definita"? 
Dov’è la logica e la consistenza di una simile affermazione? Oppure si vuole dire che la non riposta del Papa è già "un rifiuto dell'adesione chiara e articolata alla dottrina definita"?
(fonte: Il Sismografo)
Vedi anche alcuni dei nostri post precedenti sugli attacchi a Papa Francesco:
  FERMIAMO GLI ATTACCHI A PAPA FRANCESCO
  La guerra dei tradizionalisti a Papa Francesco. Intervista ad Andrea Grillo di Pierluigi Mele
  Nuovi attacchi a Papa Francesco
  Il “panico” tra i cardinali per il Giubileo “scandaloso” di Papa Francesco di Alberto Maggi
  Manuale di cyber-attacco contro Papa Francesco di Antonio Spadaro
e per essere chiari ed evitare altri eventuali dubbi...

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"Sulla soglia del nuovo anno - Una riforma spirituale" di Enzo Bianchi

Papa Francesco, appena varcata la soglia degli ottant’anni, ha segnato con la serenità che lo contraddistingue i momenti tradizionalmente legati alla fine di un anno civile: l’incontro con la curia romana e i messaggi di Natale e per la giornata mondiale della pace di Capodanno. Vigilante e visionario, il Pontefice appare un uomo forte, in buona salute, un cristiano che si nutre di fede convinta, un pastore che conosce la sollecitudine per ogni pecora a cominciare da quella smarrita, per la Chiesa che presiede, per le Chiese cristiane tutte.
Presto si compiranno quattro anni dall’inizio del suo servizio papale e forse possiamo decifrare cosa abbia significato e significhi nella Chiesa e nel mondo la successione all’apostolo Pietro di un vescovo che proviene non solo, come si ripete, dalle periferie del mondo, ma anche e soprattutto dagli interiora ecclesiae. Occorre ascolto del suo magistero, ascolto della società e della storia nella consapevolezza che gli effetti di un pontificato sono la conseguenza non solo del Papa, ma anche dei collaboratori, chiamati a corrispondere alle sue intenzioni profonde.
Il primo elemento sottolineato da molti è che, con l’avvento di Francesco, si è sviluppato un clima nuovo
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Questa diversità di doni è più evidente anche grazie alla mutata posizione dei movimenti nella Chiesa, favorita da Papa Francesco... Così la Chiesa si mostra oggi più che mai “popolo di Dio”, espressione cara a Francesco non solo per la matrice conciliare, ma perché capace di indicare la qualità quotidiana, “popolare”, non elitaria della comunità cristiana.
Ma ciò che in modo più evidente è accaduto in questo pontificato è il nuovo slancio conferito all’ecumenismo. Pareva stagnante, al punto che alcuni parlavano di “inverno ecumenico”, ma il Papa, con gesti inattesi e impensabili più ancora che con parole, ha ridestato quel desiderio di unità che aveva accompagnato la stagione postconciliare nella Chiesa cattolica e parallelamente nelle altre Chiese.
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Va poi evidenziato lo sforzo di Francesco per portare a compimento il concilio Vaticano II nel suo progetto di dialogo con il mondo e la modernità. La Chiesa è stata sovente tentata di esercitare il ministero della condanna, dell’intransigenza per il bene delle anime cattoliche; il Pontefice, per il bene di tutti, cristiani o meno, vuole instaurare una cultura del dialogo, un esercizio dell’ascolto della società e della storia, un discernimento per poter camminare insieme. Ecco perché la Chiesa è stata invitata con l’anno della misericordia, sigillo dei due sinodi, a essere inclusiva e non escludente, ad andare incontro a chi ha peccato, accordandogli il perdono di Dio e annunciando la misericordia senza confini.
Ma è significativo che proprio sullo stile e la prassi della misericordia il Papa abbia conosciuto e conosca l’opposizione più dura, una vera contestazione. Non si può tacere che ciò avvenne anche nei confronti di Gesù, come testimoniano i vangeli. Cosa lo ha portato alla condanna? L’annuncio del volto misericordioso di Dio, null’altro: Gesù non ha contraddetto la Torah, ma l’ha posta sotto il primato dell’amore fraterno e della misericordia di Dio. Sempre all’insegna della misericordia, “cuore per i miseri”, va compresa la sua passione per i poveri, gli ultimi, gli scartati della storia, le vittime della società: tutti figli di Dio, con la stessa dignità. Una «Chiesa povera e per i poveri» e dunque una Chiesa di “beati” secondo il Vangelo: questo desidera Francesco ed è ciò a cui si sente impegnato dal nome del santo di Assisi che ha voluto assumere. I suoi viaggi nel Mediterraneo, attraversato da migranti, la sua sollecitudine per loro anche nell’ammonire i potenti e i governanti del mondo svelano cosa gli brucia nel cuore.
Ora, se questi sono i segni distintivi del pontificato di Francesco, cosa attende ancora il popolo di Dio ascoltando le sue parole? Attende che la riforma della Chiesa, in capite et in membris, continui e si manifesti con chiarezza. Di riforma della Chiesa si parla da quasi dieci secoli e la Chiesa è semper reformanda. Il Papa è animato da questa intenzione e lo dichiara sovente: anche nel quarto discorso natalizio alla curia romana ha ribadito questo impegno.
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Francesco, come riconoscono tutti, ha destato molte speranze e anche entusiasmi nelle Chiese, di cui non possiamo che rallegrarci. Ma bisogna ricordare ancora una volta che più la Chiesa brilla della luce del risorto più si scatenano le potenze demoniache che si rivoltano contro di essa, più la Chiesa è Vangelo vissuto e più troverà opposizione e persecuzione, come il suo Signore. Quando ascolto tanti semplici fedeli raccolgo la speranza che il Papa riformi poche cose essenziali, ma tali che non si possa tornare indietro.

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«Privati delle gioie dell’infanzia a causa della fame, delle guerre, dell’egoismo degli adulti». Si chiude così, con questo pensiero per i bambini, l’augurio di Natale del Papa. L’augurio di pace è interamente scandito dalla puntuale evocazione dei luoghi in cui la violenza destabilizza ogni convivenza.

 
Pierangelo Sequeri: 
  Resistere all'odio. Francesco, la pace e la non violenza

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In Aula Paolo VI papa Francesco abbraccia alcune delle persone colpite del Centro Italia: insieme per «ricostruire, ricominciare ma senza perdere la capacità di sognare».

 
AVVENIRE: 
  Il Papa ai terremotati: ricostruire i cuori, non solo le case



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