"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°5 del 2017

Aggiornamento della settimana

- dal 28 gennaio al 3 febbraio 2017 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 10 febbraio 2017

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


PREGHIERA DEI FEDELI




OMELIA 


 

 



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 










I NOSTRI TEMPI


 

(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)


I gesti di Trump, un incubo che torna. Infame è il marchio di Marco Tarquinio


Donald J. Trump sa che cosa vuole e chi non vuole sulla sua strada. Vuole un mondo che nessuno si azzardi a pensare come «casa comune» da difendere, da usare e da continuare a costruire insieme: il grido di battaglia è «ognun per sé», Stati e persone. Non vuole nel suo Paese, costruito dai migranti di tutto il mondo, tutta una serie di persone che considera indesiderabili o, come ha proclamato ieri, «pericolose»: dai rifugiati, lavoratori e persino turisti di religione islamica sunnita e sciita ai migranti latino americani prevalentemente di religione cristiano cattolica (nel primo caso la discriminazione religiosa è esplicita, nel secondo è implicita e si mescola ad altri elementi ugualmente preoccupanti).
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Se la fede e la cultura di una persona o di un gruppo di persone diventano il motivo di una discriminazione aspra e ingiusta, questo riguarda tutti non solo i direttamente interessati. Se essere musulmano diventa un «marchio» di pericolosità e un peccato civile, se per questo la condizione di persecuzione e di miseria di un essere umano diventano irrilevanti, nessuno è salvo e nessuno è civilmente al sicuro, ma tutti – cristiani, ebrei, buddisti o di ogni altra tradizione e convinzione religiosa e filosofica – siamo in pericolo. Perché se non solo il mondo dei tagliagole, ma anche il mondo che si è costruito sulla cultura dei diritti fondamentali della persona umana diventasse davvero un mondo di esseri «marchiati», che in base a questo possono essere accettati e rifiutati, saremmo a un passo dall’incubo. Un incubo che abbiamo già affrontato e sconfitto. E che è assurdo possa crescere di nuovo a partire dalla «terra della libertà».

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Quella lezione dell'antica Roma di Maurizio Bettini


Come si sa i quattro nonni dell’attuale presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non erano nati in America, ma in Europa. Di conseguenza il fatto che fra i primi provvedimenti presi da un presidente nipote di immigrati ci sia proprio un blocco dell’immigrazione suona paradossale. Tanto più se questo avviene in un paese come gli Stati Uniti nel quale, come in questi giorni sempre più spesso si ripete, tutti gli abitanti sono in definitiva degli immigrati o discendenti di immigrati. I bostoniani, che vantano come antenati i protestanti inglesi guidati da John Winthrop, di per sé non sono diversi dai latinos appena approdati alle periferie di Los Angeles: vengono comunque tutti “da fuori”.
Chi è dunque il “vero” americano, quello dell’America first, che ha il diritto di vivere sicuro dentro i “suoi” confini? Difficile rispondere a questa domanda.
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Alla domanda «chi è il vero romano», dunque, il mito della fondazione di Roma forniva la risposta seguente: uno straniero, cresciuto in una terra lontana, che ne ha portato con sé una zolla per mescolarla con quelle degli altri, così come con gli altri si è mescolato lui stesso. Penso che questo mito meriterebbe di essere diffuso e fatto conoscere con tutti i mezzi mediatici che oggi abbiamo a disposizione: soprattutto là dove assieme ai fili spinati si moltiplicano gli appelli alle radici e il discorso pubblico si articola ossessivamente attorno al pronome “noi”. Questo mito ci aiuterebbe perlomeno a pensare a siriani, iracheni, sudanesi o libici in fila di fronte al blocco degli immigration points: ciascuno con una zolla di terra nella valigia.

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A tre giorni dalla firma dell'ordine esecutivo con cui il presidente americano ha bloccato ingresso negli Stati Uniti a rifugiati e cittadini di 7 Paesi a maggioranza islamica, Bruxelles prende posizione. E spiega che sta valutando se il divieto d'ingresso riguardi o meno anche gli europei. L'ambasciata Usa, intanto, ha annunciato che anche le persone con la doppia nazionalità sono pregati di "non chiedere visti". L'Onu: "Atto illegale e malvagio". Obama: "Nostri valori a rischio"

  IL FATTO QUOTIDIANO:    Trump in guerra con i diplomatici Usa. Casa Bianca: ‘Dissenso? Chi non aderisce al programma può andare’

Cosa sarà dei palestinesi nell’era Trump? Lo abbiamo chiesto alla più nota giornalista israeliana, Amira Hass, che da sempre vive nei Territori Occupati. Da anni è corrispondente da Ramallah per il quotidiano israeliano Haaretz. E’ stata nei nostri studi e abbiamo parlato di tutto: di Netanyahu e delle inchieste a suo carico, dello spostamento dell’ambasciata statunitense, delle colonie, della ormai “moribonda” soluzione dei due Stati.

  Michela Sechi:    “Cosa sarà dei Palestinesi nell’era Trump?”
 
Una via diversa. Dove i luoghi di culto siano protetti dall’odio. Dove le porte delle frontiere si aprano davanti ai profughi ma quelle delle galere si serrino alle spalle dei jihadisti. Dove a più regole corrisponda più dignità. È stretto il sentiero lungo il quale prova a muoversi l’Italia nel rapporto con l’Islam. Dunque va percorso a piccoli passi, con cautela. E tuttavia ogni passo delinea un modello peculiare, più che mai prezioso per la nostra convivenza in questi giorni infiammati dagli ordini esecutivi di Donald Trump e dalla strage nella moschea di Quebec City.

  Goffredo Buccini:    Islam e Occcidente una via italiana


L'immigrazione. Fra tutti i temi che poteva scegliere per dare un segnale forte all'inizio del suo mandato Donald Trump ha affrontato l'argomento più sensibile, al momento, sullo scenario internazionale.
Perché ne riassume tanti altri: le guerre in corso (che producono enormi masse di profughi), la minaccia del terrore, le crisi ambientali, il ruolo delle religioni (con l'Islam nel mirino) e la libera circolazione dei cittadini...

  Marco Impagliazzo:    Il ponte di Francesco, il muro di Donald


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(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)


“Kemioamiche” la lotta delle donne contro il cancro


La lotta delle donne contro il tumore al seno al centro di un docureality che diventa anche musical. Nasce con questo obiettivo “Kemioamiche”, programma in sei puntate prodotto da Kimera Produzioni per Tv2000 e Real Time, presentato martedì 31 gennaio nella sala multimediale del Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma.
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Ne parliamo col Professore Riccardo Masetti, direttore del centro di senologia del Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma e presidente di Komen Italia Onlus e con Chiara Salvo, autrice e produttrice della serie. 
  Ascolta l'intervista a Radio Vaticana: Le Kemioamiche del Gemelli
  video
“Kemioamiche è un coming-out”. Chiara Salvo parla con trasporto ed energia delle piccole e grandi battaglie quotidiane vissute dalle protagoniste di Kemioamiche, docu-reality con inframezzi musicali in partenza dal 4 febbraio su Real Time e Tv2000 alle 22.10, in occasione della Giornata mondiale contro il cancro. Nel programma, con tatto e sensibilità, si racconta la lotta di nove donne, in cura presso il Policlinico Gemelli di Roma, che devono affrontare un tumore al seno. In ciascuna delle sei puntate previste c’è spazio in egual misura per la sofferenza, per l’amore, per il dolore, per l’amicizia, per la voglia di farcela a dispetto di una malattia che non vuole fare sconti a nessuno. Su TvZap Chiara Salvo, autrice di Kemioamiche, si sofferma sui temi del programma con la serenità di chi sa cosa vuol dire combattere in prima linea...
  Una docu-fiction in onda su Real Time e TV2000 ispirata da Sex and The City
“Queste donne sono eccezionali - racconta Chiara Salvo -. Si sono fatte riprendere mentre si facevano tagliare i capelli cortissimi prima di indossare la parrucca per affrontare la chemioterapia che, e le protagoniste lo sottolineano con forza, salva la vita e si può affrontare”.
  video con l'intervista a Chiara Salvo
“Con questo progetto sfidiamo tutti i tabù - dice Paolo Ruffini -. Trovare un gruppo di persone che racconta il male e la possibilità di uscirne con così tanta forza di linguaggio ci ha fatto pensare che fosse non una scommessa realizzare questo progetto, ma assolutamente una cosa giusta e naturale da fare”.
  video con l'intervista a Paolo Ruffini

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"Io conosco la Shoah. Tuttavia ritengo che oggi essa venga strumentalizzata per altri scopi. Il giorno della memoria sta diventando il giorno della falsa coscienza e della retorica. L'Ebreo è divenuto il Totem attraverso cui ricostruire la verginità della civiltà occidentale. Ma l'ebreo di oggi è il rom, considerato ancora paria dell'umanità; è il musulmano, il palestinese; è il profugo che trova la morte nella fossa comune del Mediterraneo". A parlare è l'artista poliedrico Moni Ovadia. Un ebreo italiano, nato in Bulgaria nel 1946. Un uomo, innanzitutto.

  Emma Barbaro: La Shoah oggi? Ovadia: il nuovo Olocausto è nella fossa comune del Mediterraneo

Per gentile concessione dell’autore, pubblichiamo l’intervento di Valerio Di Porto, Consigliere Parlamentare, al Convegno dell’UCEI su Legge e legalità – le armi della democrazia. Dalla memoria della Shoah ad una integrazione dei diritti dell’uomo nell’Unione europea, che si è svolto a Roma, giovedì scorso, in occasione della “Giornata della Memoria”.

  Valerio Di Porto:   Dalla negazione dei diritti alla negazione delle vite: le leggi razziali e il loro seguito.


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FEDE E
SPIRITUALITÀ


 SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"

  Dio "non è indifferente"...  (Papa Francesco)
   Le Beatitudini: Le parole più alte... (Mahatma Gandhi)
   2000 anni fa... 2017...  (GIOBA vignetta)
  Si celebra oggi la Giornata mondiale dei malati di lebbra... (Papa Francesco)
  Gli uomini parlano tanto di libertà...  (P. Lino Pedron)
  Quando noi supplichiamo Dio per le necessità... (Sant'Agostino)
  E' curioso a vedere che quasi tutti gli uomini... (Giacomo Leopardi)
  Anche noi, oggi, come Maria e come Simeone...  (Papa Francesco)
  Dove ci sono teste decapitate c'è sempre il silenzio... (P. Ottavio Raimondo)


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Mohandas Karamchand Gandhi (2 ottobre 1869 - 30 gennaio 1948) lo si conosce soprattutto col nome di Mahatma (in sanscrito महात्मा, "grande anima"), appellativo che gli fu conferito per la prima volta dal poeta Tagore. Un altro suo soprannome è Bapu, che in hindi significa "padre", in India infatti è stato riconosciuto come Padre della nazione e il giorno della sua nascita (2 ottobre) è un giorno festivo. Questa data è stata anche dichiarata «Giornata internazionale della non violenza» dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Il 30 gennaio 1948, presso la Birla House, a New Delhi, mentre si recava nel giardino per la consueta preghiera ecumenica, viene assassinato da un fanatico indù radicale.
Gandhi è l’ispiratore dei movimenti per la pace, i diritti umani e le libertà civili di tutto il mondo. È infatti con Gandhi che nasce la nonviolenza moderna, vera rivoluzione del ventesimo secolo.
Il messaggio che il Mahatma ci lascia è molto attuale e la storia contemporanea, purtroppo, continua ad essere macchiata dalla guerra e dalla violenza.

  Non credere alla possibilità di una pace permanente...
  Il benessere è necessario, ma oltre un certo limite...

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31 gennaio Memoria liturgica di San Giovanni Bosco
Giovanni Melchiorre Bosco, meglio noto come don Bosco. Grande apostolo dei giovani, fu loro padre e guida alla salvezza con il metodo della persuasione, della religiosità autentica, dell’amore teso sempre a prevenire anziché a reprimere.
Fu il fondatore delle congregazioni dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice. È stato canonizzato da papa Pio XI nel 1934
Patrono di Educatori, Scolari, Giovani, Studenti, Editori


  Dobbiamo essere lux mundi...
  Sii con Dio come l'allodola...
  Voi siete la delizia e l'amore...


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martedì 2 febbraio 2010 "veniva alla luce" PIETRE VIVE, il blog di TEMPO PERSO 
Desideriamo ricordarne l'avvio ripubblicando il primo post con la meditazione di Enzo Bianchi

 
Presentazione di Gesù al Tempio

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Dedicato a tutte le suore...

  Ma pensiamo un po’ cosa succederebbe se non ci fossero le suore...

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Simone Adolphine Weil (Parigi, 3 febbraio 1909 – Ashford, 24 agosto 1943) è stata una filosofa, mistica e scrittrice francese, la cui fama è legata, oltre che alla vasta produzione saggistico-letteraria, alle drammatiche vicende esistenziali che ella attraversò, dalla scelta di lasciare l'insegnamento per sperimentare la condizione operaia, fino all'impegno come attivista partigiana, nonostante i persistenti problemi di salute.
Papa Paolo VI, nel considerare la pensatrice come una delle figure più influenti sulla propria vita, affermerà di dispiacersi per il suo mancato approdo al battesimo, in quanto meritevole di essere proclamata santa. Tuttavia Eric Springsted, docente presso l'Università di Princeton, ha riferito nel corso di un convegno che Simone Deitz, amica della pensatrice, gli confidò di aver battezzato Simone Weil in articulo mortis su sua esplicita richiesta.

  Non cercare di non soffrire, nè di soffrire di  meno...

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  (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)



PRENDERSI CURA DELLA “CASA COMUNE” - HOREB n. 3/2016 (n. 75)


E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
E-mail: horeb.tracce@alice.it

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IL CAMMINO DELL’APOSTOLO PAOLO VERSO LA PIENA MATURITÀ - I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA – 2017

Dal 25 Gennaio al 22 Marzo 
Sala del Convento 
dalle h. 20.00 alle h. 21.00
  il calendario degli incontri

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I LUNEDÌ  DAL 23 GENNAIO  AL 6 MARZO 

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Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Gennaio 2017 - “I Cristiani al servizio delle sfide dell’umanità”


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Vangelo: Mt 5,1-12
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Questi dodici brevi e fondamentali versetti del Vangelo non hanno come destinatari soltanto preti e religiosi; essi piuttosto sono l'imperativo categorico, il vademecum irrinunciabile per quanti, battezzati e non, sono alla ricerca della propria identità di uomini, la lampada che illumina il cammino di tutti coloro che hanno liberamente scelto di seguire il Signore Gesù, facendo di Lui "la loro vita e la loro regola di vita"(cit.). 

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"Le Beatitudini, il più grande atto di speranza cristiano" di p. Ermes Ronchi - IV Domenica Tempo ordinario – Anno A


Commento
IV Domenica  Tempo ordinario – Anno A
Letture: Sofonía 2,3; 3,12-13; Salmo 145; 1 Corinzi 1,26-31; Matteo 5,1-12
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Le Beatitudini hanno, in qualche modo, conquistato la nostra fiducia, le sentiamo difficili eppure suonano amiche. Amiche perché non stabiliscono nuovi comandamenti, ma propongono la bella notizia che Dio regala vita a chi produce amore, che se uno si fa carico della felicità di qualcuno il Padre si fa carico della sua felicità.
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Se accogli le Beatitudini la loro logica ti cambia il cuore, sulla misura di quello di Dio; te lo guariscono perché tu possa così prenderti cura bene del mondo.

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Avvicendamento alla guida della comunità monastica di Bose - Chi porta il peso di Enzo Bianchi

... Certamente chi ha iniziato e dato forma a una vita monastica ha assunto responsabilità che non possono venir meno né sono trascurabili, quali il vegliare sulla fedeltà al Vangelo e alla regola monastica e sulla comunione con la Chiesa. Viene lasciato il governo, non l’insegnamento, non la testimonianza: il fondatore resterà un fratello tra i fratelli e obbedirà anche lui al nuovo priore, partecipando alla vita comunitaria come tutti gli altri, né più né meno.
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Il Signore che è sempre fedele ci ha accompagnato anche nell’elezione del nuovo priore: fratel Luciano Manicardi, monaco di Bose dal 1980, poi maestro dei novizi e dal 2009 vice-priore, è stato eletto al primo scrutinio, segno di una grande unità della comunità. La liturgia di inizio del suo ministero di priore ha inaugurato una nuova stagione per la nostra comunità. In quest’ora mi abita un’unica grande preghiera: che il Signore abbia misericordia di tutti noi, ora e nel giorno del giudizio.
Enzo Bianchi
Dopo 52 anni alla guida della Comunità di Bose, il fondatore, della famiglia monastica, Enzo Bianchi, all’età di quasi 74 anni, ha lasciato la carica di priore. Per ricoprire questo ruolo i confratelli hanno scelto Luciano Manicardi, già vicepriore.
Continua a leggere da Radio Vaticana 
  Comunità di Bose: Enzo Bianchi lascia la guida, Luciano Manicardi priore
  video
  Comunicato del priore Enzo Bianchi

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"Sulla via di Damasco. La vocazione di Paolo e la svolta della sua vita: At 7,95-9,31" di fr. Egidio Palumbo

Primo incontro dei 
MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA 2017
promossi dalla Fraternità Carmelitana
di Barcellona Pozzo di Gotto 
25.01.2017


1. Paolo, giudeo della diaspora
Per la prima volta Paolo appare sulla “scena biblica” del NT in At 7, 58-8,3, col nome aramaico di Saulo (dal nome del re Saul), che significa “interpellato, chiamato in causa” (“Paulus/Paolo” è il cognome romano). Qui Saulo è presentato come colui che custodisce i mantelli dei lapidatori di Stefano, che approva la sua esecuzione ed è intento a smantellare la Chiesa di Gerusalemme perseguitando con perquisizioni e arresti i giudeo-cristiani di quella comunità.
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  video

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La Parola di Dio nella Chiesa e nella famiglia chiesa domestica.- prima parte - a cura di fr. Egidio Palumbo, carmelitano (VIDEO INTEGRALE)

Incontro del 23 gennaio 2017
promosso dal Vicariato S. Sebastiano di Barcellona Pozzo di Gotto
Primo incontro
ITINERARIO DI FORMAZIONE ALLA VITA CRISTIANA
ANNO 2017
“CAMMINIAMO, FAMIGLIE, CONTINUIAMO A CAMMINARE!” 
(Papa Francesco, Amoris Laetitia, n. 325) 
"... il nostro itinerario formativo vicariale di quest’anno lo dedicheremo alla lettura e all’approfondimento dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia di papa Francesco, sulla situazione delle famiglie oggi, che chiede alla Chiesa uno sguardo più attento e un’azione pastorale più incisiva, modulati sullo stile misericordioso e compassionevole del Signore Gesù, Volto della misericordia del Padre. È la ripresa del tema della seconda traccia. Ma alla famiglia vogliamo guardare anche nella sua specifica vocazione cristiana nella Chiesa e nel mondo: essere chiesa domestica, la piccola sposa del Signore. È una vocazione che pone al centro: - la presenza del Signore Gesù, lo Sposo della Chiesa e di ogni chiesa domestica; - la sua Parola ascoltata, meditata, pregata, contemplata, vissuta e testimoniata; - l’Eucaristia, che è la “Parola fatta carne”, fatta corpo donato e condiviso, mensa familiare e fraterna; - il sacramento della Riconciliazione, che è la Parola purificatrice e sanante, esperienza del perdono gratuito di Dio, il quale, se accolto come tale, suscita cammini di vera conversione e dà la capacità di ricominciare con più fiducia e speranza.
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  video integrale

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"Amoris Laetitia"- Il matrimonio come un cammino gioioso! Come cristiani dobbiamo essere capaci di proporre orizzonti, strade di felicità! prof. Giuseppe Savagnone (VIDEO)

Brevi estratti video
 dell'incontro  promosso dalla Famiglia Salesiana 
presso il teatro dell'Oratorio di Barcellona P.G,
17 dicembre 2016
IL PONTIFICATO DELLA GIOIA DI PAPA FRANCESCO
Come cristiani dobbiamo essere capaci di proporre orizzonti, strade di felicità! 
… Noi dobbiamo fare una proposta entusiasmante! .. 
Noi dobbiamo annunciare al mondo una liberazione, una vita in pienezza, una salvezza!!
  video
"La Chiesa deve presentare la famiglia come un cammino ... 
La Chiesa deve formare le coscienze, non pretendere di sostituirle."
Il Papa è consapevole che gli esseri umani sono in cammino, e che le loro coscienze navigano in mezzo a mille difficoltà, a mille problemi, a mille incertezze, e non possiamo giudicarli, dobbiamo cercare di aiutarli. Indicando la meta, ma senza disprezzare il percorso che stanno facendo, perché stanno camminando ...
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Il matrimonio deve essere una gioia!
Deve essere sempre in crescita
Bisogna ascoltare …
bisogna coltivarsi anche per avere qualcosa da dire.
  video

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Monastero di Bose Comunicato del nuovo priore, Luciano Manicardi

Cari amici e ospiti,
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Sono cosciente della responsabilità che questo comporta e sono soprattutto cosciente dei miei profondi limiti, ma chi presiede una comunità lo fa insieme, accanto e con i suoi fratelli e sorelle, e anche con il sostegno e la preghiera di quanti le sono vicini. Per questo chiedo a voi, amici e ospiti, di invocare lo Spirito e pregare per la nostra comunità, per chi l’ha fondata e presieduta fino ad ora e per me e per il servizio che mi accingo a svolgere.
Confidando nel Signore misericordioso e compassionevole
Fr. Luciano Manicardi


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Un magistero capace di autocritica: dallo “stand by” al “play” di Andrea Grillo

Fin dall’inizio era chiaro: di fronte alla ripresa della grande svolta conciliare, che papa Francesco ha portato nello stile di pensiero e di pratica ecclesiale, e di cui la Chiesa aveva il giusto “presentimento”, ci sarebbe stata una non piccola resistenza, soprattutto da parte di chi si era illuso di poter far dimenticare il Concilio, di normalizzare la curia, di assolutizzare il massimalismo morale e il giuridismo canonistico.
Per questo ho letto con molto interesse e con sintonia ciò che ha scritto alcuni giorni fa Luca Diotallevi, sul “Foglio”. Con ragione sosteneva che anche oggi serve un pensiero all’altezza, servono decisioni strategiche, serve un responsabile esercizio della autorità; non serve la retorica di chi parla di “uscita” e spranga porte e finestre; non serve la piaggeria bergoglista, tanto consensuale quanto vuota.
Francesco e il Concilio
Perciò credo sia importante valorizzare un punto fondamentale del pontificato di Francesco: ossia la ripresa di una continuità strutturale con il processo di “ressourcement” e di “aggiornamento” introdotto nello stile ecclesiale da parte dei grandi documenti del Concilio Vaticano II.
Qui dobbiamo essere molto chiari, senza lasciarci distrarre dal fumo di sbarramento o dalla miopia di analisi. Quando si è collocato su questa via apertamente e inequivocabilmente conciliare, Francesco ha dovuto – inevitabilmente – prendere le distanze da toni, temi e accenti che il magistero aveva assunto non solo “prima del Concilio”, ma anche “dopo il Concilio”. In effetti, a partire dalla metà degli anni 80, fino al primo decennio del nuovo secolo, sotto il pontificato di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, abbiamo potuto assistere al prevalere – non uniforme, ma assai pesante – di una forte discontinuità con il Vaticano II: di fronte a questi sviluppi di più di 30 anni di “recezione mancata” del concilio, la ripresa voluta da Francesco appare inevitabilmente come una improvvisa accelerazione.
Vaticano II: dallo “stand by” al “play”
Ma si tratta di un effetto ottico: dopo un così lungo periodo in cui il film del Concilio era stato ridotto a “slow motion” o addittura a “stand by”, quando Francesco ha schiacciato il “play” e le immagini sono tornate a scorrere con naturalezza, molti hanno esclamato “ci sembrava di sognare”! La realtà ecclesiale era talora tanto diversa, che il Concilio sembrava essere diventato un”sogno”.
Il punto su cui vorrei soffermarmi è allora questo: tale “differenza di passo” – che è solo continuità fedele al passo degli anni 60/70 – con quali criteri è stata letta? Si osservano soprattutto due reazioni: quelle impostate al pensiero “pre-anti- conciliare” – che parlano apertamente e senza alcun ritegno di modernismo, relativismo, protestantizzazione – e quelle “preter-conciliari”, che ragionano come se il Concilio non ci fosse stato e utilizzano criteri di discernimento vecchi, rozzi o errati addirittura.
Ma è interessante che il papa stesso, insieme alla stragrande maggioranza della Chiesa che cammina con lui, sa bene che questo passaggio era e sarà inevitabile.
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  Un magistero capace di autocritica: dallo “stand by” al “play”
  l'articolo di Luca Diotallevi a cui si fa riferimento nel testo di Grillo: È vero, la dottrina non basta, ma anche il bergoglismo serve a poco


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"I Vangeli. Esercizi spirituali per la vita cristiana" di Carlo Maria Martini - recensione di Aldo Pintor

Il compianto Cardinal Carlo Maria Martini, che ha retto l'Archidiocesi di Milano lasciando una inconfondibile traccia, era solito porre ai suoi fedeli una domanda “Che cosa sei disposto a fare, a lasciare e in che modo vuoi seguire il Cristo umile?” Questo interrogativo, secondo questo grande gesuita che oltre che Cardinale di Milano è stato un valente esegeta biblico, è il fulcro degli Esercizi Spirituali, di San'Ignazio di Loyola.  Per ricordare la sua figura oggigiorno è possibile trovare in libreria raccolti in un volume gli esercizi spirituali che lui stesso aveva predicato con tutti e quattro i Vangeli come testo di riferimento. I testi riuniti in questa raccolta hanno una preziosa introduzione scritta da Maurizio Teani, anche lui valido gesuita bergamasco e anche lui fine esperto delle Sacre Scritture, che qui a Cagliari abbiamo apprezzato molto come preside della facoltà di teologia. 
In questa nuova raccolta di testi che coprono un lasso temporale piuttosto vasto del suo ministero pastorale da lui svolto sia come gesuita che come Cardinale emerge tutto l'amore che il compianto Carlo Maria Martini aveva per la Sacra Scrittura in particolare per il Nuovo Testamento. Infatti in nessuna fase della sua vita, ha mai mancato di leggere, studiare meditare e pregare le Scritture. La Bibbia e i Vangeli erano il metro con cui Carlo Maria Martini misurava la sua esistenza e che ispirarono il suo agire da Cardinale.
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"Arrivederci don Aldo. Prepara un posto bello anche per noi, per la nostra Nascita." La lettera di Alessandro D'Avenia a don Aldo Geranzani

Caro don Aldo, 
ti scrivo queste righe per raccontarti come è andata. Ti ho salutato che eri sul tuo letto, ormai incosciente, ti era rimasto solo il respiro. Un respiro rapido e aggrappato alla vita, come la mascherina per l’ossigeno al tuo viso. Occhi chiusi, forse ignaro dei nostri silenzi impauriti, appartenevi al momento tutto personale in cui il corpo lotta per dire il suo ultimo sì alla vita: la vita definitiva. Sono stato un po’ accanto a te, ti ho stretto la mano. Questo è accaduto due volte. Una prima la mattina, dopo le lezioni. Una seconda la sera, poco prima che tu smettessi di respirare ed entrassi nella Gioia, dopo tanto patire. La prima volta ti ho salutato dicendoti: «Grazie di tutto e scusa se non ti sono venuto a trovare abbastanza».
A volte la pigrizia, più spesso la paura. La seconda volta ti ho detto: «Ti affido a Maria», e l’ho fatto perché avevo pregato lei accanto a te ed ero sicuro che sarebbe andata così, «ora e nell’ora della nostra morte», quante volte lo ripetiamo senza rendercene conto. Intanto centinaia di persone di tutte le età facevano altrettanto, nell’ombra della sera, recitando un rosario nella cappella della scuola, dove quel crocifisso immenso, con gli occhi aperti, vivo, ti guarda, ovunque tu sia seduto, e ti ricorda che il dolore non ha l’ultima parola, che la morte non ha l’ultima parola, altrimenti quella croce sarebbe vana e la buona novella soltanto una pia illusione. Tu sei mio, dicono quegli occhi, per questo sono qui. Mentre ti tenevo compagnia la prima volta c’erano urla di bambini dal cortile, nel pieno dell’intervallo, proprio in quei cortili che avevi voluto sistemare e ampliare perché i bambini avessero più spazio per giocare.
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Trentunesima giornata mondiale della vita consacrata - Nel tempo dell’uomo senza vocazione di Paolo Martinelli

La trentunesima giornata mondiale della vita consacrata di quest’anno si celebra pochi giorni dopo la pubblicazione del documento preparatorio della quindicesima assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, che avrà come tema: «Giovani, fede e discernimento vocazionale». Un testo molto ricco e suggestivo che mette concretamente al lavoro tutto il popolo di Dio su un tema decisivo. Si legge nell’introduzione: «La Chiesa ha deciso di interrogarsi su come accompagnare i giovani a riconoscere e accogliere la chiamata all’amore e alla vita in pienezza, e anche di chiedere ai giovani stessi di aiutarla a identificare le modalità oggi più efficaci per annunciare la buona notizia».
Quale percezione abbiamo oggi della parola “vocazione”? Come la intendono i giovani?
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Trentunesima giornata mondiale della vita consacrata - Chiamata per nome di Nicla Spezzati

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Nel nostro tempo, in cui all’esaltazione della libertà individuale, del relativismo valoriale ed etico, dell’affermazione del primato della tecnica, si aggiunge un primo recupero della ragione comunicativa e comunitaria, si può scorgere il preludio a una società che valorizza il desiderio di religiosità e spiritualità. Affiora la necessità di una cultura che faccia emergere il piacere della gratuità e favorisca la comunità quale luogo rigenerativo delle relazioni interpersonali, familiari e sociali. Papa Francesco invita alla mistica del vivere insieme, «di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio (Evangelii gaudium 87)»; abbandonando il comodo criterio del si è fatto sempre così. Invita la vita consacrata a essere audace e creativa, profetica nel modo di seguire Cristo, sapiente compagna nel viaggio umano. In questo processo appassionante e impegnativo i consacrati e le consacrate stanno vivendo inevitabili tensioni e sofferenze segno di una nuova gestazione. In tale sviluppo doloroso e fecondo, dove non contano i numeri ma l’accoglienza di fede della stagione che ci è data da vivere, la vita consacrata continua ad abitare il mondo e in esso contribuire a una nuova narrazione secondo il mistero di Cristo e del suo Vangelo. L’accoglienza di tale sfida nella fedeltà è già soglia di nuove sintesi.
Fianco a fianco, anzi mescolata alla carovana umana, la vita consacrata si sporca con il fango della strada in molteplici luoghi e situazioni, mentre procede nella fede orante e nel giubilo della speranza lanciata oltre il confine terreno. Si trova a sperimentare in tal modo la possibilità di una nuova narrazione fondata sul valore della vita e della sua cifra trascendente, sul primato del bene e del vivere in sintonia solidale-caritativa, sul senso di responsabilità personale e collettiva teso all’Oltre. Donne e uomini consacrati, come pizzico di lievito e di sale, fermento e sapore nella massa, Chiesa che narra nella città umana il vangelo della gioia.

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CONVENTI ADDIO, SE NE VANNO FRATI E SUORE: LA CHIESA REAGISCE

A parlare di «emorragia» è stato lo stesso papa Francesco. Partendo da cifre drammatiche: nel corso del 2015 e del 2016 tra frati e suore si sono registrati circa 2.300 abbandoni all'anno, compresi i 271 decreti di dimissione dall'istituto, le 518 dispense dal celibato concesse dalla Congregazione per il clero, i 141 sacerdoti religiosi incardinati in diverse diocesi e le 332 dispense dai voti tra le contemplative. Rimane alto il numero di religiosi e religiose che gettano via il saio. E i conventi sono sempre più vuoti.
Della situazione, dei motivi e delle possibili ricette ne ha parlato con l'Osservatore Romano monsignor José Rodríguez Carballo, segretario della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica. Le fedeltà ai voti emessi viene messa a dura prova dalle sfide del mondo, è il cuore del ragionamento dell'arcivescovo: per superarle occorrono una solida vocazione e una formazione continua. «Se il Papa parla di "emorragia" vuol dire che il problema è preoccupante, non soltanto per il numero ma anche per l'età in cui si verificano, la grande parte tra i 30 e 50 anni», spiega monsignor Carballo.
«Durante la recente plenaria del dicastero in cui lavoro ci siamo soffermati su tre constatazioni - aggiunge l'arcivescovo -: l'elevato numero di chi lascia la vita consacrata per incardinarsi in una diocesi, il numero non indifferente delle contemplative che lasciano la vita consacrata e il numero di quelli che la abbandonano (225 casi) dicendo che mai hanno avuto vocazione. Si deve constatare che il più alto numero di abbandoni si ha tra le religiose, fatto almeno in parte spiegabile in quanto sono la grande maggioranza dei consacrati».

I PROBLEMI AFFETTIVI E SESSUALI VENGONO DOPO, PRIMA C'E' UNA CRISI DI FEDE
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IL PROBLEMA DEI GIOVANI A DIRE UN "SI'" PER SEMPRE 
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Padre Renè Robert: «Non condannate a morte il colpevole del mio omicidio»


Un prete cattolico americano di 71 anni nel 1995 aveva sottoscritto la “Declaration for life”, precisando che la persona trovata colpevole del suo eventuale omicidio non dev'essere condannata a morte, non importa quanto efferato il crimine. Nell’aprile del 2016 padre Robert è stato ucciso a colpi di pistola in Georgia. Il procuratore di Augusta ha chiesto, nel suo atto di accusa, che in caso di condanna sia applicata la pena di morte. Ma tre vescovi chiedono che sia rispettata la volontà espressa da padre Robert.
«Chiedo che la persona trovata colpevole del mio omicidio non sia condannata a morte, non importa quanto sia stato efferato il crimine e quanto io possa aver sofferto». Sono le parole della “Declaration for life”, Dichiarazione della vita, firmata il 23 maggio del 1995 da padre Renè Robert
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Al suo funerale Padre Robert è stato definito dal vescovo di Saint Augustine: «Un umile e generoso servo del Signore, e ha condiviso i suoi molti doni con i poveri, la comunità dei sordi, i carcerati. Sarà ricordato per la sua bontà e il suo amore senza fine per loro”.
  video

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Sposato e padre di 4 figli, per la prima volta un non presbitero gestirà i conti della Conferenza episcopale italiana.

 
Un diacono e padre di famiglia nuovo economo della Cei

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AMORIS LAETIZIA - "La Chiesa deve presentare la famiglia come un cammino ... 
La Chiesa deve formare le coscienze, non pretendere di sostituirle."

 
video

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Si intitola «Vedete sono uno di voi». La proiezione in anteprima il 10 febbraio, in occasione del 37° anniversario dell'ingresso nell'arcidiocesi di Milano del cardinale Martini.

  Il film di Ermanno Olmi sul cardinale Carlo Maria Martini

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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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Tweet del cardinale Gérald Lacroix, Arcivescovo di Québec: "I musulmani sono nostri fratelli e nostre sorelle. Condoglianze e preghiere"
Sei persone sono state uccise e 8 ferite in una sparatoria nella moschea di Quebec City al momento della preghiere serali (circa le 4 del mattino in Italia).
https://www.avvenire.it/mondo/pagine/sparatoria-moschea-quebec


 
tweet

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Quando la speranza è alimentata dal Vangelo di mons. Bruno Forte


Che Papa Francesco si stagli nel panorama mondiale come autorità morale universalmente riconosciuta è un dato di fatto. Continua inoltre ad accompagnarlo un ampio entusiasmo popolare, motivato dalla straordinaria capacità comunicativa con cui egli raggiunge i cuori servendosi di un linguaggio semplice e immediato, fatto di parole e di gesti di grande efficacia. Non mancano, tuttavia, resistenze alla Sua azione e al Suo messaggio: specialmente dopo la pubblicazione dell’Esortazione “Amoris Laetitia”, seguita alle due assemblee sinodali del 2014 e 2015 sul tema della famiglia, diverse critiche al Suo magistero si sono concentrate sulla possibilità di integrare pienamente nella vita della comunità ecclesiale e di ammettere ai sacramenti i divorziati risposati che si trovino in una situazione irreversibile e siano animati da una fede viva e dal desiderio di comunione con il Signore e con la Chiesa. I “dubia” presentati da quattro autorevoli membri del Collegio Cardinalizio, enfatizzati da molti media, sono stati la punta di iceberg di questa resistenza, che - sebbene largamente minoritaria nel popolo di Dio - vuole tuttavia farsi sentire dall’opinione pubblica e in particolare nella comunità ecclesiale. Alcuni interventi di operatori della comunicazione e di esperti di discipline teologiche, morali e pastorali, si uniscono a questo coro, che non scalfisce certo la serenità e la libertà di azione di Francesco, ma rischia di seminare insicurezza e divisione fra i cattolici e non solo.
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Francesco è ben consapevole del fatto che oggi “una mentalità diffusa tende ad oscurare l’accesso alle verità eterne”, coinvolgendo “gli atteggiamenti e i comportamenti degli stessi cristiani”, come ha detto recentemente parlando alla Rota Romana: egli sa anche, però, che l’assoluto della verità non può fare a meno dell’assoluto della carità. Sta in questa coniugazione il cuore del suo messaggio, che di relativismo non ha veramente nulla, mentre respira a pieni polmoni del soffio del Vangelo, che vuol salvare e rendere liberi tutti.
Vedi anche il post:
  MESSAGGIO DI PAPA FRANCESCO PER LA 51ma GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI (testo integrale)

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Fermare le politiche disumane. Prima di tutto la dignità umana! - Comunicato stampa di Pax Christi

Comunicato stampa di Pax Christi
Davanti allo scenario minaccioso e violento che si profila a causa di provvedimenti disumani varati dall’attuale amministrazione statunitense, – come il rafforzamento del muro tra Usa e Messico (iniziato da Clinton), la chiusura delle frontiere a persone provenienti da 7 paesi di religione islamica, il rilancio dei sistemi di tortura -, Pax Christi Italia (riunito in Consiglio Nazionale il 28-29 gennaio) si associa alla mobilitazione di Pax Christi USA (www.paxchristiusa.org) e si unisce alla forte preoccupazione già espressa dalla Santa Sede, dai vescovi messicani e statunitensi, da altri esponenti religiosi contro politiche escludenti, prigioniere della cultura del nemico e dello scarto, contrarie alla dignità della persona umana.
Ora più che mai ci sembra urgente e doveroso riprendere il messaggio di papa Francesco per la scorsa Giornata mondiale della pace, “La nonviolenza stile di una politica per la pace”.
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Preghiamo e operiamo perché “l’immagine e la somiglianza di Dio in ogni persona ci consentano di riconoscerci a vicenda come doni sacri dotati di una dignità immensa”.

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Per l'emergenza freddo il cardinale Gualtiero Bassetti ha aperto il palazzo vescovile agli emarginati. Fra loro anche alcolisti e tossicodipendenti. «Non possiamo voltarci dall’altra parte»

 
Giacomo Gambassi: 
   Il palazzo vescovile di Perugia «casa» per i senzatetto


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 FRANCESCO
 


SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"


Tweet

28/01/2017:

  Il Regno di Dio è già in mezzo a noi...

29/01/2017:

  Signore, Dio di pace, ascolta...

30/01/2017:

  Niente è impossibile se ci rivolgiamo a Dio...

31/01/2017:

  Imitiamo l'atteggiamento di Gesù verso i malati...

01/02/2017:

  Dio desidera che tutti gli uomini si riconoscano fratelli...

02/02/2017:

  La vita consacrata è un grande dono di Dio...

03/02/2017:

  Non dimentichiamoci mai di pregare...

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Papa Francesco: vicino ai terremotati, non manchi il sostegno di tutti ed evitiamo che la burocrazia, li faccia aspettare e ulteriormente soffrire!

  video

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  (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)


"Non si è beati se non si è convertiti, in grado di apprezzare e vivere i doni di Dio." Papa Francesco Angelus 29/01/2017 (testo e video)


Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
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 Il motivo della beatitudine, cioè della felicità, non sta nella condizione richiesta – per esempio, «poveri in spirito», «afflitti», «affamati di giustizia», «perseguitati»... – ma nella successiva promessa, da accogliere con fede come dono di Dio. Si parte dalla condizione di disagio per aprirsi al dono di Dio e accedere al mondo nuovo, il «regno» annunciato da Gesù. Non è un meccanismo automatico, questo, ma un cammino di vita al seguito del Signore, per cui la realtà di disagio e di afflizione viene vista in una prospettiva nuova e sperimentata secondo la conversione che si attua. Non si è beati se non si è convertiti, in grado di apprezzare e vivere i doni di Dio.
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Il povero in spirito è il cristiano che non fa affidamento su se stesso, sulle ricchezze materiali, non si ostina sulle proprie opinioni, ma ascolta con rispetto e si rimette volentieri alle decisioni altrui. Se nelle nostre comunità ci fossero più poveri in spirito, ci sarebbero meno divisioni, contrasti e polemiche! L’umiltà, come la carità, è una virtù essenziale per la convivenza nelle comunità cristiane. I poveri, in questo senso evangelico, appaiono come coloro che tengono desta la meta del Regno dei cieli, facendo intravedere che esso viene anticipato in germe nella comunità fraterna, che privilegia la condivisione al possesso. Questo vorrei sottolinearlo: privilegiare la condivisione al possesso. Sempre avere il cuore e le mani aperte (fa il gesto), non chiuse (fa il gesto). Quando il cuore è chiuso (fa il gesto), è un cuore ristretto: neppure sa come amare. Quando il cuore è aperto (fa il gesto), va sulla strada dell’amore.
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Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
Si celebra oggi la Giornata mondiale dei malati di lebbra.
..
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Vorrei anche rinnovare la mia vicinanza alle popolazioni dell’Italia Centrale che ancora soffrono le conseguenze del terremoto e delle difficili condizioni atmosferiche. Non manchi a questi nostri fratelli e sorelle il costante sostegno delle istituzioni e la comune solidarietà. E per favore, che qualsiasi tipo di burocrazia non li faccia aspettare e ulteriormente soffrire!
  video
Mi rivolgo ora a voi, ragazzi e ragazze dell’Azione Cattolica, delle parrocchie e delle scuole cattoliche di Roma. Quest’anno, accompagnati dal Cardinale Vicario, siete venuti al termine della “Carovana della Pace”, il cui slogan è Circondati di Pace: bello, lo slogan. Grazie per la vostra presenza e per il vostro generoso impegno nel costruire una società di pace. Adesso, tutti ascoltiamo il messaggio che i vostri amici, qui accanto a me, ci leggeranno.
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A tutti auguro buona domenica, auguro pace, umiltà, condivisione nelle vostre famiglie. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!
  video integrale

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«Noi cristiani, siamo donne e uomini di speranza» Papa Francesco Udienza Generale 01/02/2017 (foto, testo e video)


 UDIENZA GENERALE 
 1 febbraio 2017
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  video del saluto ai fedeli
La Speranza cristiana - 9. L’elmo della speranza (1Ts 5,4-11)
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
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Noi cristiani, siamo donne e uomini di speranza.
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Ogni volta che ci troviamo di fronte alla nostra morte, o a quella di una persona cara, sentiamo che la nostra fede viene messa alla prova. Emergono tutti i nostri dubbi, tutta la nostra fragilità, e ci chiediamo: «Ma davvero ci sarà la vita dopo la morte…? Potrò ancora vedere e riabbracciare le persone che ho amato…?».
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Una cosa bella: tutto passa ma, dopo la morte, saremo per sempre con il Signore.
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  video della catechesi
Saluti:
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  il testo integrale
  video integrale

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«La vita merita di essere vissuta con speranza perché il Signore mantiene la sua promessa. Accompagniamo Gesù ad incontrarsi con il suo popolo, ad essere in mezzo al suo popolo» Papa Francesco ai consacrati (testo e video)

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA PER I CONSACRATI
2 febbraio 2017
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L'omelia di Papa Francesco
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La liturgia di oggi ci dice che con quel rito, quaranta giorni dopo la nascita, «il Signore si assoggettava alle prescrizioni della legge antica, ma in realtà veniva incontro al suo popolo che l’attendeva nella fede» (Messale Romano, 2 febbraio, Monizione alla processione di ingresso). L’incontro di Dio col suo popolo suscita la gioia e rinnova la speranza.
Il canto di Simeone è il canto dell’uomo credente che, alla fine dei suoi giorni, può affermare: è vero, la speranza in Dio non delude mai (cfr Rm 5,5), Egli non inganna. Simeone e Anna, nella vecchiaia, sono capaci di una nuova fecondità, e lo testimoniano cantando: la vita merita di essere vissuta con speranza perché il Signore mantiene la sua promessa; e in seguito sarà lo stesso Gesù a spiegare questa promessa nella sinagoga di Nazaret: i malati, i carcerati, quelli che sono soli, i poveri, gli anziani, i peccatori sono anch’essi invitati a intonare lo stesso canto di speranza. Gesù è con loro, è con noi (cfr Lc 4,18-19).
Questo canto di speranza lo abbiamo ricevuto in eredità dai nostri padri. Essi ci hanno introdotto in questa “dinamica”. Nei loro volti, nelle loro vite, nella loro dedizione quotidiana e costante abbiamo potuto vedere come questa lode si è fatta carne. Siamo eredi dei sogni dei nostri padri, eredi della speranza che non ha deluso le nostre madri e i nostri padri fondatori, i nostri fratelli maggiori. Siamo eredi dei nostri anziani che hanno avuto il coraggio di sognare; e, come loro, oggi vogliamo anche noi cantare: Dio non inganna, la speranza in Lui non delude. Dio viene incontro al suo popolo. E vogliamo cantare addentrandoci nella profezia di Gioele: «Effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni» (3,1).
Ci fa bene accogliere il sogno dei nostri padri per poter profetizzare oggi e ritrovare nuovamente ciò che un giorno ha infiammato il nostro cuore. Sogno e profezia insieme. Memoria di come sognarono i nostri anziani, i nostri padri e madri e coraggio per portare avanti, profeticamente, questo sogno.
Questo atteggiamento renderà fecondi noi consacrati, ma soprattutto ci preserverà da una tentazione che può rendere sterile la nostra vita consacrata: la tentazione della sopravvivenza. 
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Solo questo renderà feconda la nostra vita e manterrà vivo il nostro cuore. Mettere Gesù là dove deve stare: in mezzo al suo popolo.
Tutti siamo consapevoli della trasformazione multiculturale che stiamo attraversando, nessuno lo mette in dubbio. Da qui l’importanza che il consacrato e la consacrata siano inseriti con Gesù nella vita, nel cuore di queste grandi trasformazioni. La missione – in conformità ad ogni carisma particolare – è quella che ci ricorda che siamo stati invitati ad essere lievito di questa massa concreta. Certamente potranno esserci “farine” migliori, ma il Signore ci ha invitato a lievitare qui e ora, con le sfide che ci si presentano. Non con atteggiamento difensivo, non mossi dalle nostre paure, ma con le mani all’aratro cercando di far crescere il grano tante volte seminato in mezzo alla zizzania. Mettere Gesù in mezzo al suo popolo significa avere un cuore contemplativo, capace di riconoscere come Dio cammina per le strade delle nostre città, dei nostri paesi, dei nostri quartieri. Mettere Gesù in mezzo al suo popolo significa farsi carico e voler aiutare a portare la croce dei nostri fratelli. E’ voler toccare le piaghe di Gesù nelle piaghe del mondo, che è ferito e brama e supplica di risuscitare.
Metterci con Gesù in mezzo al suo popolo!
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Accompagniamo Gesù ad incontrarsi con il suo popolo, ad essere in mezzo al suo popolo, non nel lamento o nell’ansietà di chi si è dimenticato di profetizzare perché non si fa carico dei sogni dei suoi padri, ma nella lode e nella serenità; non nell’agitazione ma nella pazienza di chi confida nello Spirito, Signore dei sogni e della profezia. E così condividiamo ciò che ci appartiene: il canto che nasce dalla speranza.
  video omelia
  video integrale

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«Il cristiano cammina felice sulle strade della vita se riesce ad avere speranza, memoria e pazienza» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)

S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta,
Vaticano
30 gennaio 2017
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco
Papa Francesco:
Se il martire non fa notizia”
Per «i martiri di oggi», per i cristiani perseguitati e in carcere, per le Chiese senza libertà, con un pensiero particolare a quelle più piccole: è questa l’intenzione con cui Papa ha offerto la messa celebrata lunedì mattina, 30 gennaio, nella cappella della Casa Santa Marta. Nella consapevolezza che «una Chiesa senza martiri è una Chiesa senza Gesù», il Pontefice ha riaffermato che sono proprio i martiri a sostenere e portare avanti la Chiesa. E se anche «i media non lo dicono, perché non fa notizia», oggi «tanti cristiani nel mondo sono beati perché perseguitati, insultati, carcerati soltanto per portare una croce o per confessare Gesù Cristo». Dunque, quando noi ci lamentiamo «se ci manca qualcosa», dovremmo piuttosto pensare «a questi fratelli e sorelle che oggi, in numero più grande dei primi secoli, soffrono il martirio».
...
  video
Per saperne di più circa la testimonianza del sacerdote e della suora a Tirana a cui fa riferimento Papa Francesco nell'omelia vedi il post:
  Papa Francesco: viaggio apostolico in Albania (21 settembre 2014) / 2 (cronaca, foto, testi e video)

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«Senza memoria non c’è speranza» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
23 gennaio 2017
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 
Papa Francesco:
Tre meraviglie”
Sono tre «le grandi meraviglie del sacerdozio di Gesù: ha offerto la vita per noi una volta per tutte; continua anche adesso a pregare per ciascuno di noi; tornerà per portarci con lui». All’uomo è chiesto di «non chiudere il cuore» per «lasciarsi perdonare dal Padre». E proprio la messa fa comprendere in pienezza questa bellissima verità, ha fatto presente Papa Francesco durante la celebrazione di lunedì mattina, 23 gennaio, nella cappella della Casa Santa Marta.
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  video

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«Gesù guarda a noi tutti, ma guarda ognuno di noi.» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
31 gennaio 2017
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 
Papa Francesco:
In mezzo alla folla”
Gesù non guarda le «statistiche» ma ha attenzione per «ognuno di noi». Uno per uno. Lo «stupore dell’incontro con Gesù», quella meraviglia che coglie chi lo guarda e si rende conto che il Signore già aveva «fisso il suo sguardo» su di lui, è stata descritta da Papa Francesco nell’omelia della messa celebrata a Santa Marta martedì 31 gennaio.
...
  video

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In certi circoli tradizionalisti e autoreferenziali si alimenta nel web e su alcuni quotidiani di destra , con molta spregiudicatezza, una propaganda mirata a screditare l’opera di riforma di Papa Francesco. Opera di riforma che, secondo il loro giudizio, porta “confusione” nella Chiesa di Roma. Le cose stanno così? Oppure è solo propaganda ? Ne parliamo, in questa intervista, con Andrea Tornielli vaticanista della Stampa e coordinatore del sito d’informazione religiosa “Vatican Insider”.

  Pierluigi Mele:   Non c’è confusione nella Chiesa di Francesco. Intervista ad Andrea Tornielli


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