"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°46 del 2020

Aggiornamento del periodo

dal 19 al 23 dicembre 2020

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 31 dicembre

 



 







IL VANGELO DELLA DOMENICA 


 PREGHIERA DEI FEDELI





OMELIA 




 


NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 






«Se la pandemia ci ha costretto a stare più distanti, Gesù, nel presepe, ci mostra la via della tenerezza per essere vicini, per essere umani.
Seguiamo questa strada.
»
Papa Francesco
    Buon Natale!     



I NOSTRI TEMPI

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Nella seconda ondata, «chi resta saldo?» di Simone Morandini

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Lettera inconsueta a Babbo Natale da parte di un adulto educatore

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Per riflettere...
 
 
Non chiedetevi cosa il vostro Paese possa fare per voi, chiedetevi cosa voi...  (John Fitgerald Kennedy)

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Il suo disarmante sorriso lo regalò a chi sa ancora sorridere, le sue molte lacrime a chi sa piangere ancora. È la vita stessa che difende la memoria di chi ha scelto di consacrare l’intera esistenza alla lotta per poter soffrire ed essere felice, da uguale, con e per gli altri. Diciassette anni dopo la sua morte, mentre il mondo si unisce, suo malgrado, travolto da un virus che non conosce confini, l’istigazione alla rivolta di Dino Frisullo, la stessa per cui nel 1998 fu rinchiuso nel carcere speciale di Diyarbakir, è più viva che mai. Malgrado le apparenze. Certo, lo stato di salute dei movimenti cui Dino decise di consacrare ogni sua più piccola energia, vista dal piccolo e logoro angolo del mondo in cui riposa il suo corpo, non è affatto esaltante. In primo luogo, naturalmente, l’antirazzismo, che insieme a pochissimi altri contribuì a far germogliare in Italia, come racconta qui, molto da vicino, Annamaria Rivera. E poi la pace, la solidarietà internazionale, le libertà di pensiero critico, di parola, di movimento e di azione contro le disuguaglianze e le oppressioni di ogni genere e classe. Eppure – come Dino ha scritto nella sua poesia testamento (è in coda all’articolo), destinando ogni sua fibra a nutrire “un albero grande in piena nuda terra” perché “il mondo con me respiri ancora”, – quel respiro profondo alimenta la speranza tenace di milioni di persone. Dai centri di salute autogestiti del Rojava alle moltitudini che sfidano il gelo del filo spinato europeo sulle rotte balcaniche e tra i flutti del Mediterraneo, è ogni giorno che il sogno di Dino rivive e si afferma: un mondo di gente ostinata, indomabile, che resiste perfino alle torture nei lager libici ma respira ancora e strenuamente valica i confini della proprietà della terra

  Annamaria Rivera:  Dino e il respiro del mondo

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Traffico di esseri umani e grave sfruttamento sono una piaga molto diffusa tra i pescatori di tutto il mondo. E il Covid-19 ha aggravato la situazione, come ricordato ieri dal Papa durante l’Angelus. La denuncia di padre Ciceri dell’Apostolato del mare, la fondazione cattolica al servizio dei marittimi

 
Anna Pozzi:  Schiavi del mare
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Della situazione dei giovani, nel tempo del coronavirus, si parla poco. Se lo si fa, è per denunziare la loro irresponsabilità nel frequentare la movida e nel creare assembramenti. Ma di quello che stanno vivendo, solo qualche accenno.
Forse perché si ha l’oscura percezione che dei loro problemi non è responsabile solo la pandemia, ma anche, e forse soprattutto, il modo in cui noi, gli adulti, la stiamo affrontando.
Emblematica la nostra incapacità di tenere aperte le scuole. Lo si può capire per i primi mesi, quando tutti siamo stati colti di sorpresa.

 
Giuseppe Savagnone:  Scuole chiuse: il prezzo lo pagano i ragazzi

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Mentre siamo tutti immersi in questo tempo di Natale nel dolore personale e collettivo della pandemia a cui giustamente sono rivolte  tutte le attenzioni e discussioni,  non possiamo passare sotto silenzio una notizia che sembra gravida di cattivi presagi e pericoli per il futuro. Si tratta del pericolo che corrono le nostre istituzioni è in modo specifico il Parlamento. Per due giorni di seguito al Senato abbiamo assistito a un ricorso alla violenza fisica per impedire che esso adempisse al suo compito e che il governo mettesse la fiducia sul decreto legge che modificava  (senza peraltro ahimé abrogare) i decreti Salvini contro i migranti.

  Raniero La Valle:  Allarme Parlamento

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FEDE E
SPIRITUALITÀ

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(Vangelo Lc 1,5-25)
  
La fede ci fa vedere gli avvenimenti con gli occhi stessi di Dio, fa scoprire...  (Chiara Lubich)
IV DOMENICA DI AVVENTO (ANNO B)
(Vangelo Lc 1,26-38)
   Avvento è tempo di Contemplazione. Nella contemplazione sperimentiamo l'infinita bellezza... (Carlo Maria Martini)
(Vangelo Lc 1,39-45)
   In ogni incontro si tratta di scoprire nell'altro il mistero di Cristo: ognuno porta Cristo in sè... (Anselm Grùn)
(Vangelo Lc 1,46-55)
   Maria riconosce Dio come Dio, e scopre in sè l'immagine piena di lui. Ognuno, infatti, riceve Dio... (Silvano Fausti)
(Vangelo Lc 1,57-66)
   Giovanni, ovvero: Dio fa grazia! Giovanni deve diventare il nostro vero nome...  (Antonio Savone)

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Ricorrenze / Eventi
 
Papa Francesco oggi ci ha ricordato con un tweet il significato del presepe... proponiamo la poesia di Trilussa "Er presepio" inserita nello speciale "Religiosità popolare - Preghiere in dialetto" perché, pur non essendo una preghiera, può aiutare a riflettere sul vero senso del preparare il presepio.
Rammentiamo che si deve a Francesco d’Assisi la diffusione del presepe che il santo allestì per la prima volta a Greccio nel 1223.

  
Religiosità popolare - Preghiere in dialetto - Lazio: Er presepio (Il presepio)

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LITURGIA DOMESTICA IV DOMENICA DI AVVENTO - B - Come Maria fare della propria esistenza la Casa del Signore - Fraternità Carmelitana di Barcellona Pozzo di Gotto

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Rosario Livatino martire in odium fidei. Don Livatino: “Non era un giudice antimafia, viveva il suo servizio alla giustizia come donazione di sé a Dio”

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Il giudice Rosario Angelo Livatino sarà presto beato. Papa Francesco ha autorizzato ieri, 21 dicembre, la Congregazione delle cause dei santi a promulgare il decreto che ne riconosce il martirio «in odio alla fede». ...
Il 21 settembre 1990 il colpo finale che lo uccise ai piedi del Gasena non eliminò soltanto un uomo e neppure soltanto un giudice: uccisero un cristiano doc, un giudice autenticamente cristiano, l’incarnazione di una fede indomita. Questo era Livatino. Era tutto ciò, e molto altro. E continuerà a esserlo, consegnato all’eternità dalla sua testimonianza imperitura di giustizia e di fede vergata con il sangue. Attimi di grandezza umana e spirituale, raggi di luce evangelica nel buio della disumanità. Certe cose possono farle solo i santi o gli eroi: Livatino era l’uno e l’altro.

  Vincenzo Bertolone:  «Picciotti, che cosa vi ho fatto?»

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Intenzione di preghiera per il mese di Dicembre 2020: ... per una vita di preghiera. (Testo e video)

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Ombra luminosa abbraccio invisibile - È necessario molto silenzio per sentire lo stupefatto silenzio di Dio. Solo allora il ‘sì’ è libero, creativo, potente e profetico: eccomi, sono qui. - Commento al Vangelo - IV Domenica di Avvento (B) a cura di P. Ermes Ronchi

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"Un cuore che ascolta lev shomea" - n. 5/2020-2021 (B)

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"Gesù viene da Dio come figlio di Maria" di Enzo Bianchi - IV domenica di Avvento – Anno B

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Terza predica di Avvento del Cardinale Raniero Cantalamessa: Natale e il “sacramento” della povertà.

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SARA' BEATO IL GIUDICE ROSARIO LIVATINO
L'annuncio dal Vaticano: Papa Francesco pronuncerà il messaggio natalizio e impartirà la benedizione "Urbi et Orbi" al chiuso, dal Palazzo apostolico. Nella biblioteca, invece, gli Angelus dei giorni successivi. Sempre oggi la Santa Sede annuncia: Rosario Livatino, il "giudice ragazzino" assassinato 30 anni fa dalla mafia, sarà beato.
(Servizio di Marco Clementi per il TG1 Rai del 22.12.2020)

   video
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Le parole di «Fratelli tutti»
Gentilezza è una parola che sta caratterizzando lo stile del Pontefice; vi insiste lui stesso partendo, come di consueto, da un fondamento neotestamentario che smentisce come ciò possa essere un semplice atteggiamento “buonista” inadatto a chi svolge un ministero come quello petrino: «È un modo di trattare gli altri che si manifesta in diverse forme: come gentilezza nel tratto, come attenzione a non ferire con le parole o i gesti, come tentativo di alleviare il peso degli altri. Comprende il “dire parole di incoraggiamento, che confortano, che danno forza, che consolano, che stimolano”, invece di “parole che umiliano, che rattristano, che irritano, che disprezzano”» ( Ft , 223).

  Edoardo Buroni: Si vis pacem para verbum

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... L’eredità di don Roberto Malgesini, ucciso il 15 settembre da uno degli sbandati a cui spesso aveva aperto la porta, non è solo nella carezza al povero, nella cura del mendicante o nel pane spezzato di notte sotto ai portici dell’abitato che scende a valle fino al lago. Il suo lascito è il «sì» pronunciato ancora per chi suona al citofono dell’antica canonica di San Rocco.
Vengono qui per ricaricare la batteria dei telefoni. Restano qui per sentirsi come gli altri. ...


  Nello Scavo:  Como, tra gli ultimi degli ultimi amati da don Roberto Malgesini

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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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... Fin dai primi secoli dell’era cristiana, in prossimità della festa di Natale scrittori di ogni estrazione etnica e culturale, poeti e narratori, mossi dalla fede o dal dubbio, non hanno mai cessato di mescolarsi idealmente alla processione dei pastori per raggiungere la grotta della Natività, contemplare il Frutto della divina Incarnazione e tornare a “riferire”, in versi o in pagine di prosa, le loro emozioni, suggestioni, riflessioni. Per poi condividerle, grazie al proprio talento letterario, con platee più o meno vaste di lettori, suscitando uno “stupore” simile a quello di coloro «che udivano le cose dette dai pastori». Il lungo pellegrinaggio di scrittori-pastori diretti alla Betlemme dei Vangeli di Matteo e Luca non si è interrotto neppure nel Novecento delle guerre mondiali, dei genocidi e della secolarizzazione, neppure in questo primo scorcio del Terzo Millennio inaugurato da una galoppante globalizzazione messa attualmente in crisi dal covid-19. ...

  Marco Beck:  Sessanta modi per dire Natale

Il 25 dicembre 1960, in piazza del Duomo a Milano, intorno al grande albero addobbato, si tiene la manifestazione nazionale del Natale in piazza: migliaia di metalmeccanici, i sindacati dicono centomila, in sciopero da mesi, convergono con le loro famiglie per una manifestazione organizzata dalla Cgil, con l’adesione della sola Uil perché la Cisl ha deciso di non partecipare per non urtare la sensibilità dei cattolici.
Quel Natale di sessant’anni fa chiude un anno problematico in Italia, e basterebbe citare la rivolta contro il governo Tambroni, le proteste a Genova, i morti di Reggio Emilia e tutti i contraccolpi e gli squilibri sociali del “miracolo” economico. In particolare, i lavoratori del settore elettromeccanico sono in lotta e inaugurano un decennio che si chiuderà solo con l’autunno caldo del 1969.
A Milano dunque, dal palco allestito sotto un grande striscione appeso al colonnato della Galleria, parlano i responsabili nazionali del sindacato. Contemporaneamente, nella cattedrale, l’arcivescovo Giovanni Battista Montini celebra il pontificale di Natale; le grandi navate sono gremite.


  Gisella Adornato:  Montini e il “Natale in piazza” degli operai

Forse, per comprendere meglio il mistero del Natale, dovremmo fare astrazione, almeno per un certo periodo, da quelle immagini con cui la fantasia ha ammobiliato la nostra mente e che ricorrono quasi necessariamente quando pronunciamo questo nome. Si tratta per lo più di immagini prese dal racconto del Vangelo secondo Luca. Esso ci lascia un’impressione di luminosità e di serenità: una grande luce compare sulla terra (Lc 2,9), si ode il cantico di pace di una moltitudine dell’esercito celeste (Lc 2, 13-14), mentre con i pastori andiamo ad adorare il bambino che è nato (Lc 2, 15) e incontriamo Maria e Giuseppe che contemplano il loro primogenito (Lc 2, 16).
Tutto questo è vero e fa parte del mistero del Natale. Ma è importante anche ricordare il contesto oscuro in cui tutto ciò avviene. Un viaggio faticoso da Nazaret a Gerusalemme per soddisfare la vanità di un imperatore, le pesanti ripulse ricevute da Giuseppe che cerca un posto dove possa nascere il bambino, il freddo della notte, il disinteresse con cui il mondo accoglie il figlio di Dio che nasce. E su tutto questo grava una pesante cappa di grigiore, di incredulità, di superficialità e di scetticismo, evidenziata nelle gravissime ingiustizie presenti allora nel mondo. Non si può dire che il contesto del primo Natale fosse un contesto di luce e di serenità, ma piuttosto di oscurità, di dolore e anche di disperazione.


  Carlo Maria Martini:  Il Natale di un tempo oscuro

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 FRANCESCO

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Tweet

19/12/2020:

     L'albero di Natale e il presepe sono segni di speranza, specialmente in questo tempo difficile...
   La #solidarietà si esprime concretamente nel servizio, che può assumere forme molto diverse...
 
20/12/2020:

   In questo tempo difficile, anziché lamentarci di quello che la pandemia ci impedisce di fare, facciamo...

21/12/2020:

    Gesù non aspetta che diventiamo buoni per amarci, ma si dona gratuitamente a noi.
   Chi non guarda la crisi alla luce del Vangelo, si limita a fare l'autopsia di unn cadavere...

22/12/2020:

    La gioiosa attesa della venuta del Salvatore che si è fatto uomo, simile a noi, ricolmi i nostri cuori...

23/12/2020:

    Se la #pandemia ci ha costretto a stare più distanti, Gesù, nel presepe, ci mostra...
 

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Papa Francesco dopo la recita dell'Angelus:
"... Il Natale, ormai vicino, sia per ciascuno occasione di rinnovamento interiore, di preghiera, di conversione, di passi avanti nella fede e di fraternità tra noi. Guardiamoci intorno, guardiamo soprattutto a quanti sono nell’indigenza: il fratello che soffre, dovunque si trovi, il fratello che soffre ci appartiene. È Gesù nella mangiatoia: chi soffre è Gesù. Pensiamo un po’ a questo. E il Natale sia una vicinanza a Gesù in questo fratello e in questa sorella. È lì, nel fratello bisognoso, il presepe al quale dobbiamo recarci con solidarietà. Questo è il presepe vivente: il presepe nel quale incontreremo davvero il Redentore nelle persone che hanno bisogno. Camminiamo pertanto verso la Notte Santa e attendiamo il compiersi del mistero della Salvezza. ..."


    Guardiamoci intorno, guardiamo soprattutto a quanti sono nell'indigenza: il fratello che soffre...

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«Il consumismo, fratelli e sorelle, ci ha sequestrato il Natale... Guardiamoci intorno, guardiamo soprattutto a quanti sono nell’indigenza... È lì, nel fratello bisognoso, il presepe al quale dobbiamo recarci con solidarietà.» Papa Francesco Angelus 20/12/2020 (testo e video)

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Il Papa alla Curia: siamo servi inutili in cammino, no ai conflitti - Un faro di speranza in un anno difficile (Foto, testi e video)

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Francesco ai dipendenti vaticani: nessuno deve perdere il lavoro (foto, testo e video)

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Questi pre-natalizi sono giorni di appuntamenti tradizionali dei pontefici che, non raramente, hanno costituito un momento importante di riflessione e indicazione alla Chiesa, ma non solo ad essa. Quest’anno è stato certamente così e riflettendo bene si può trovare un filo molto importante tra quanto detto da Francesco in occasione degli auguri alla Curia, in occasione dell’Angelus di domenica 20 dicembre e con il riconoscimento del martirio del giudice Rosario Livatino.

  Riccardo Cristiano: Le lezioni pre-natalizie di papa Francesco

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