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19 MAGGIO 2013    -   PENTECOSTE - Anno C -

                                                                                                 

"LECTIO" DEL VANGELO DELLA DOMENICA a cura di fr. Egidio Palumbo 


Prima lettura: At 2,1-11      Salmo: 103      Seconda lettura: Rm 8,8-17



VANGELO secondo Giovanni 14,15-16.23-26



In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. 
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto»
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PENTECOSTE  – C


1. Con la Pentecoste l’itinerario mistagogico del tempo pasquale volge al suo termine e nello stesso tempo raggiunge la sua pienezza. La Pentecoste, infatti, è il compimento della Pasqua, poiché è il dono dello Spirito, e lo Spirito porta a compimento la Pasqua.

“Pentecoste”, lo sappiamo, significa “cinquanta giorni”: è una solennità liturgica che la Chiesa celebra a cinquanta giorni della Pasqua (prima lettura: At 1,1-11). In origine era una festa agricola – festa delle mietitura o delle settimane – per ringraziare Dio dei frutti della terra, poiché la terra è dono Suo. In seguito divenne la festa della rinnovazione dell’Alleanza e quindi del dono della Torah, donato come insegnamento, orientamento, guida di vita per il popolo di Dio.

I cristiani hanno recepito da Israele il valore di questa festa, rivivendola alla luce della Pasqua del Signore Gesù. Per i cristiani la Pentecoste celebra il dono dello Spirito: questi è il frutto più bello e più vero della Pasqua, è il nostro Maestro Interiore che ci orienta e ci guida nel discernimento e ci insegna a camminare sulle vie del Vangelo e sulle vie di Gesù.

 

2. La pagina del vangelo (Gv 14,15-16.23b-26) – un breve passaggio del grande discorso testamentario di Gesù nell’Ultima Cena – indica le due funzioni dello Spirito che Gesù promette ai suoi discepoli:

insegnare, ovvero aiutare ad assimilare il vangelo di Gesù e il suo stile di vita;

ricordare, ovvero aiutare ad attualizzare nel nostro oggi il vangelo di Gesù, far sì che la Parola di Gesù diventi nella vita dei credenti una Parola viva che risuoni e parli nell’oggi della storia.

Lo Spirito, detto qui il Paraclito, cioè “colui che è chiamato a stare accanto”, aiuta ad interiorizzare in noi la presenza di Gesù, affinché ogni cristiano – come dicevano i padri della chiesa nelle loro catechesi mistagogiche – diventi realmente “un altro Cristo”. Perciò l’apostolo Paolo (seconda lettura: Rm 8,8-17) ci ricorda che lo Spirito Santo, donandoci lo Spirito di Cristo, ci libera da ogni forma di egocentrismo – il «dominio della carne» – e ci costituisce figli nel Figlio, persone che imparano a vivere secondo lo stile di vita di Gesù.

 

3. A Pentecoste (prima lettura: At 1.1-11) tutto questo diventa realtà. La Pentecoste, compimento della Pasqua, segna la nascita della Chiesa, la quale, attraverso una profonda e incisiva esperienza interiore dello Spirito («fragore», «vento impetuoso», «lingue come di fuoco»), si vede formata come realtà plurale inviata ad annunciare le «grandi opere di Dio» a tutti i popoli della terra.

La Chiesa è realtà plurale. Nata dallo Spirito Creatore, non si presenta come comunità amorfa, uniforme, omologata al “pensiero unico”, ma come comunità di persone (ognuna con una sua storia e una sua cultura), le quali ricevono tutte e ciascuna il dono dello Spirito, affinché siano capaci di vivere l’unità nella sana diversità, la comunione nella sana pluralità. Questo vale per le singole persone, ma vale anche per le singole comunità, poiché coloro che sono nella “stanza superiore”, nel cenacolo (cf. At 1,13-14), ovvero i discepoli, non rappresentano soltanto se stessi ma le comunità da loro fondate e animate.

La Chiesa è inviata ad annunciare le grandi opere di Dio a tutti i popoli della terra. Nata dallo Spirito, la Chiesa non è coinvolta in un’azione di conquista, ma in una presenza di umile incarnazione creativa – lo Spirito è anche molto Creativo – nei vari contesti sociali, culturali, etnici e geografici, affinché il Vangelo possa parlare a tutti delle «grandi opere» che Dio realizza, come vuole e quando vuole, in ogni popolo e cultura, e che possano essere riconosciute da tutti come opere di salvezza e di liberazione. «Grandi opere» che Dio ha già realizzato in Maria, la Madre del Signore (cf. Lc 1,46-55: «grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente»; non si dimentichi che Maria era presente nel cenacolo: cf. At 1,14).

 

Con il salmista (salmo responsoriale: Sal 104), invochiamo la discesa dello Spirito Creatore e Creativo, affinché rinnovi le nostre chiese, le nostre persone, i nostri territori, le nostre città; doni sapienza e discernimento a coloro che presiedono le chiese e ai governanti delle nazioni; doni forza e coraggio agli sfiduciati, luce agli sbandati, umiltà agli arroganti, mitezza ai violenti; faccia riscoprire il gusto della sana diversità e pluralità agli intolleranti, il gusto del dialogo e della partecipazione ai malati di autoritarismo.

Che sia Pentecoste per tutti

Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME)