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QUELLI DELLA VIA
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Speciale
Carlo Maria Martini
PROFETA DEI NOSTRI TEMPI







 
ULTIMI INSERIMENTI

Sei anni senza il cardinale Martini
L'infanzia del cardinale Martini: la sorella racconta
Ermanno Olmi racconta il cardinale Martini


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"Io credo di conoscere un Martini che tutti gli altri non conoscono"
Videointervista a don Antonio Mazzi


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Un profeta è sempre attuale!!!
Un discorso del cardinale Carlo Maria
Martini:
L'immigrazione come sfida


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Si imparino a memoria i testi che riguardano la Maddalena
Le meditazioni di Carlo Maria Martini


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PREGHIERA PER L'AVVENTO
di Carlo Maria Martini


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5° anniversario della morte di Carlo Maria Martini

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Rilettura dell'episodio della Trasfigurazione del Signore
dalla lettera pastorale 1999-2000 del cardinale Martini
"Quale bellezza salverà il mondo?"


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"UN PERCORSO QUARESIMALE"
Settimana Santa /5 Cristo muore crocifisso
di Carlo Maria Martini


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"UN PERCORSO QUARESIMALE"
Settimana Santa /4 L'Eucaristia
di Carlo Maria Martini


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"UN PERCORSO QUARESIMALE"
Settimana Santa /3 La teologia della redenzione
di Carlo Maria Martini


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"UN PERCORSO QUARESIMALE"
Settimana Santa /2 Il primato della coscienza
di Carlo Maria Martini


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"UN PERCORSO QUARESIMALE"
Settimana Santa /1 La domenica delle Palme
di Carlo Maria Martini


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"UN PERCORSO QUARESIMALE"
Verso la passione e la risurrezione di Gesù
di Carlo Maria Martini


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Ricordando il cardinale Martini...
Cristiani coraggiosi, insieme per una pace sociale (brani inediti) e intervista a mons. Agnesi


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Per don Virginio Colmegna il cardinale Martini
è un regalo ancora da scoprire

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"I Vangeli. Esercizi spirituali per la vita cristiana" di Carlo Maria Martini - recensione di Aldo Pintor

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2017
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Il sole dentro di Carlo Maria Martini

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Carlo Maria Martini, profeta del Novecento (video)

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I sogni di Martini e i progetti di Francesco

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LA PASQUA SECONDO MARTINI
Dialogo tra mons. Gianfranco Ravasi e mons. Carlo Maria Martini
(allora Arcivescovo di Milano)


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Milano intitola una via a Carlo Maria Martini:
per Pisapia 'un sogno che si avvera' per Scola 'un segno'


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2016

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Prefazione di Papa Francesco all'Opera omnia del card. Martini - L'eredità che ci ha lasciato il Cardinale Martini è un dono prezioso... tre aspetti ritengo particolarmente rilevanti della figura del cardinale: sinodalità. dialogo e, come fondamento, Parola di Dio

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Martini, così corre la parola di Enzo Bianchi

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A tre anni dalla scomparsa del card. Carlo Maria Martini
Quella Milano che Martini voleva "a misura di sguardo"

don Virginio Colmegna


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Sempre saggio ed attuale il cardinal Martini:
Cinque motivi per non temere l'Islam


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2015
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"Semplicità del Natale" di Carlo Maria Martini

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L'attualità del cardinal Martini:
"Ogni popolo guardi il dolore dell'altro e la pace sarà vicina


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IL CIECO NATO di Carlo Maria Martini (video)

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Carlo Maria Martini: fedele alla storia, fedele all'Eterno
Incontro promosso dalla Fondazione Carlo Maria Martini a Torino (Testo, audio e video)


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2014

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Papa Francesco: il cardinale Martini
è stato un Padre della Chiesa


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Martini un anno dopo...

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Carlo Maria Martini
Dal risorto verrà l'aiuto

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mons. Bruno Forte
Il Cardinale Martini e l'audacia della verità

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Gianfranco Bottoni
Un Padre della Chiesa

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Carlo Maria Martini
Così ho portato la Parola alla gente

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   Silvano Fausti
Carlo Maria Martini al cuore della Parola

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2013
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13 novembre

Marco Garzonio
  Il cardinale che invitava a sognare

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13 ottobre

Bruno Forte
  Maestro dell'arte dell'ascolto

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Gianfraco Ravasi
  Pastore sulle strade del mondo

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Franco Monaco
  Profeta nella città dell'uomo

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Giannino Piana
 
Credente «eticamente sensibile»

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Fabio Ballabio
 
La cattedra di un cristiano in dialogo

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Antonio Tarzia
Martini carisma e profezia

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  L'ultima video-intervista al Cardinale Martini

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2 ottobre

Enzo Bianchi
  Caro Diogneto - 46
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Virginio Colmegna
 
"Ricercare la brace"

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1 ottobre

Il ricordo del Cardinale Martini ad un mese dalla morte
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Susanna Tamaro
 
Il cardinale che mi insegnò ad arrossire
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Aldo Maria Valli
  Martini, l'inquietudine del comunicare

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19 settembre

Guido Mocellin
 
Ciò che resterà alla fine di Martini
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Giovanni Ambrogio Colombo
 Addio al Cardinal Martini

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Omnibus Night (video)

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2012





  (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)



La diocesi di Milano annuncia la morte del cardinale Martini - Siamo grati a Dio per il dono della sua persona


L'arcivescovo di Milano il cardinale Angelo Scola e il Consiglio episcopale milanese, appresa la notizia della morte del cardinale Carlo Maria Martini, si sono raccolti in preghiera. 
Grati a Dio per il dono della sua persona e del suo lungo ministero, invitano tutti, famiglie, comunità parrocchiali e religiose a intensificare la preghiera. 
L'Arcivescovo, il Consiglio episcopale e il Capitolo della Cattedrale accoglieranno la salma del cardinale Martini in Duomo a Milano sabato 1 settembre alle ore 12.00. 
Da quel momento sarà possibile renderle omaggio sino ai funerali che verranno celebrati lunedì 3 settembre alle ore 16.00. (dal Comunicato stampa della diocesi di Milano)

Il morbo di Parkinson che aveva colpito il cardinale Martini già nell’ultimo periodo di episcopato a Milano, a poco a poco, ha devastato il suo corpo lasciando intatte l’intelligenza, la memoria, lo sguardo...
Un’altra volta ricordo ci ha parlato proprio di quella progressiva passività che è la malattia e del suo esito estremo, la morte. Ma aggiungeva solo la morte offre ad ognuno di noi la suprema occasione per affidarci pienamente a Dio come una grande cascata di acqua si getta nel fiume. Ma aggiungeva, confessando le sue paure, spero che in quell’ultima ora ci sia una mano che tiene stretta la mia mano come a vincere i fantasmi dell’ultima ora per affidarmi senza scampo e senza riserve al Signore...
Il Cardinale voleva che sulla sua tomba ci fossero le parole del salmo: «Lampada ai miei passi la tua parola, luce al mio cammino». E in quest’ora che ci priva di una presenza davvero illuminante, risplenda la gratitudine perché sulla nostra strada ha tenuto accesa la lampada della Parola, fino a quando si leverà la stella del mattino. 

   È deceduto il cardinale Martini, il cordoglio della Diocesi ambrosiana

Il cardinal Martini ha invitato con forza alla necessità di una dialettica interiore tra il credente e il non credente che è in noi...

   Il coraggio di credere e di sperare



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Cardinale Carlo Maria Martini, anche noi... "ti portiamo nel cuore"!!!



Pubblichiamo brani dell'ultimo discorso tenuto dal cardinale Carlo Maria Martini in qualità di arcivescovo della diocesi ambrosiana. 
Un saluto che a noi piace rileggere oggi e pensarlo rivolto a tutti...

... Di me posso dire che ho sempre avuto molto forte il senso dei miei limiti e sono consapevole delle mie lacune e delle mie unilateralità. Ho sempre avvertito come superiore alle mie forze il peso di così tante responsabilità. Per le mie mancanze, omissioni e inadeguatezze chiedo perdono a tutti: ai credenti perché possa contare sulla loro intercessione nel giorno del giudizio, e a tutti i non credenti perché è importante poter far leva sul perdono reciproco per guardare al futuro con rinnovata fiducia e servire insieme la giustizia e la pace...
Sono conscio di avere confidato soprattutto sulla parola di Dio, di essermi buttato fin dall'inizio in questa perigliosa impresa con la coscienza sì dei miei limiti e delle mie inadeguatezza ma pure con fiducia totale nella sua Parola. E questo perché sono cristiano e so di essere nato e sostenuto dalla Parola. E a tutti, credenti e non credenti, vorrei ripetere che la sorgente del mio pensare e del mio agire ha voluto essere sempre, almeno nell'intenzione, la parola di Dio, in particolare a partire dalle Scritture. Ho anche cercato sinceramente di ascoltare la storia, gli eventi, le persone, tutti voi che incrociavo nel mio cammino: ho desiderato incontrare almeno idealmente tutti, ma soprattutto gli ultimi, i poveri, i bisognosi, coloro che sono nella sofferenza, i feriti della vita, i carcerati, gli umiliati e gli offesi. Avrei voluto fare molto di più e chiedo perdono a coloro che si fossero sentiti trascurati...
mi pare di poter dire come Paolo, all'inizio della lettera ai Filippesi, che "vi porto nel cuore" e che "Dio mi è testimone del profondo affetto che ho per tutti voi nell'amore di Cristo Gesù" (Fil 1,7-8). Anzi il testo greco di questa lettera permette di tradurre non solo "vi porto nel cuore" ma anche reciprocamente "voi avete nel cuore me, voi che siete tutti partecipi della grazia che mi è stata concessa" (Fil 1,7)...
Ora avrò più tempo per pregare... Sono certo che anche voi pregherete così per me...
Ai miei fedeli raccomando in particolare l'amore della Scrittura e la pratica della lectio divina, mentre ai cristiani di tutte le confessioni affido la speranza dell'unità della Chiesa e di una ritrovata comunione nella molteplicità dei doni di Dio, che permetta un dialogo fruttuoso tra le religioni e una rinnovata amicizia col popolo delle promesse. 
A tutti dico: amatevi gli uni gli altri, così vivrete nella giustizia, nel perdono e nella pace. Il nostro maggiore contributo alla pace in un mondo gravido di conflitti e di minacce di nuovi assurdi conflitti nascerà da un cuore che anzitutto vive in se stesso il perdono e la pace. Servitevi con amore a vicenda facendovi prossimi a tutti, perché chi rende il più piccolo servizio al minimo di tutti i fratelli lo rende non solo al mistero della dignità umana ma a ciò che la fonda, cioè al mistero di Gesù.
E ora mi rivolgo a Maria... Mi ottenga ora di continuare con lei questo servizio per tutti voi... nella Gerusalemme celeste, quando tutti saremo palesemente una cosa sola nel mistero del Padre.

   il testo integrale "Vi porto nel cuore" Omelia per la Natività della Beata Vergine Maria - Duomo di Milano, 8 settembre 2002


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Ricordi, testimonianze e il primo abbraccio di Milano al cardinale Martini


Un applauso della gente, in piazza Duomo, ha accolto l'arrivo del carro funebre che ha portato la salma del cardinale Carlo Maria Martini, morto nel pomeriggio di ieri al collegio Aloisianum di Gallarate (Varese). All'interno della cattedrale è stata allestita la camera ardente. I funerali si svolgeranno in forma solenne, lunedì pomeriggio alle 16. 

   L'abbraccio al cardinale Martini Aperta in Duomo la camera ardente

Benedetto XVI ricorda «con gratitudine l'intensa opera apostolica» di Martini, «profusa quale zelante religioso figlio spirituale di Sant'Ignazio, esperto docente, autorevole biblista e apprezzato rettore della Pontificia Università Gregoriana e del Pontificio Istituto Biblico». E quindi, prosegue, «come solerte e saggio arcivescovo di codesta arcidiocesi ambrosiana».
«Penso altresì - aggiunge il Pontefice - al competente e fervido servizio da lui reso alla Parola di Dio, aprendo sempre più alla comunità ecclesiale i tesori della Sacra Scrittura, specialmente attraverso la promozione della Lectio Divina».
«Elevo fervide preghiere al Signore affinchè, per intercessione della Beata Vergine Maria, accolga questo suo fedele servitore e insigne pastore nella celeste Gerusalemme», conclude Benedetto XVI, «di cuore» impartendo «a quanti ne piangono la scomparsa la confortatrice benedizione apostolica».

***
Uno spirito profetico, che sapeva farsi interrogare dalla realtà storica, interpretandola alla luce del Vangelo. CosìMarco Garzonio, persona fra le più vicine al cardinale Martini, lo ricorda a pochi istanti dalla scomparsa. Eminente intellettuale legato alla città di Milano, giornalista, psicanalista, docente alla Cattolica, Garzonio racconta che da tempo si stava preparando all'evento: «Il Parkinson è progressivo, eravamo preparati alla notizia»...
Quale eredità ci lascia?
«Quella di una Chiesa profetica, che non si sofferma sui dettagli, sulle prescrizioni, ma va alla radice del messaggio evangelico. Una Chiesa che libera. Che sa andare al di là del contingente».

   Garzonio: Martini, spirito profetico

L'Arcivescovo emerito, cardinale Dionigi Tettamanzi, ha espresso il suo cordoglio per la scomparsa del suo predecessore sulla Cattedra di Ambrogio e Carlo

   L'uomo della Parola offerta a tutti

​Il cardinale Carlo Maria Martini è morto da pochi minuti. Nel suo studio accanto alle mura vaticane il cardinale Ruini torna con la memoria al primo incontro con lui.

     Ruini: «Anticipò la nuova evangelizzazione»

     il ricordo del direttore della Sala Stampa vaticana, il padre gesuita Federico Lombardi, sulla figura del cardinale Martini (audio)

   Cardinale Carlo Maria Martini: una vita per la Chiesa (video)


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Cardinale Martini: il ricordo di Enzo Bianchi "La Scrittura e la Parola"

Bose, 1 settembre 2012
Profondamente toccata dalla morte di p. Carlo Maria Martini, ora ardente intercessore presso Dio, il priore e la comunità si uniscono alle preghiere e ai sentimenti di tutti quanti lo amano: communicantes in unum!

Se n’è andato accompagnato dalla preghiera di tutta la diocesi, dei suoi confratelli gesuiti, di quanti lo hanno amato e gli sono stati vicini durante il suo ministero pastorale e gli ultimi anni segnati dalla malattia e dal progressivo affievolirsi della voce e delle forze. Se n’è andato accompagnato anche dal pensiero grato – forse anche dalla preghiera – di tanti che cristiani non sono e nemmeno credenti, ma che hanno trovato in lui un pastore, un padre, un amico, un confidente. Ci ha lasciato da un letto di malattia, luogo dove aveva voluto chiudere il suo ministero di vescovo a Milano: negli ultimi mesi del suo episcopato si recava ogni giorno, nel silenzio e nella discrezione, a salutare uno per uno i suoi presbiteri ammalati, andandoli a trovare nelle loro case, negli ospedali, nei luoghi di cura... Del resto, proprio dagli ammalati aveva voluto iniziare la sua missione a Milano: la prima parrocchia da lui visitata fu quella della Madonna di Lourdes, in occasione della giornata del malato: segno tangibile della sua consapevolezza di essere pastore in quanto discepolo fedele del Signore venuto come medico per i malati e non per i sani, sollecito verso i peccatori più che verso i giusti. 
Uomo della Scrittura, tra i più autorevoli studiosi del Nuovo Testamento, è stato uomo della Parola nel senso più profondo del termine: letta, studiata, meditata, pregata, amata, la parola di Dio per Martini era “lampada per i suoi passi, luce per il cammino” ed era anche, e proprio per questo, chiave di lettura del proprio e dell’altrui agire, luogo di ascolto, di discernimento, di visione profetica. 

   La Scrittura e la Parola


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«La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni. Come mai non si scuote? Abbiamo paura? Paura invece di coraggio? ..."- Ecco l’ultima intervista integrale rilasciata da Carlo Maria Martini, coraggioso e lucido Cardinale


L'ultima intervista a Carlo Maria Martini a cura di Georg Sporschill e Federica Radice Fossati Confalonieri
Padre Georg Sporschill, il confratello gesuita che lo intervistò in Conversazioni notturne a Gerusalemme, e Federica Radice hanno incontrato Martini l'8 agosto: «Una sorta di testamento spirituale. Il cardinale Martini ha letto e approvato il testo».
Come vede lei la situazione della Chiesa?
«La Chiesa è stanca, nell'Europa del benessere e in America. La nostra cultura è invecchiata, le nostre Chiese sono grandi, le nostre case religiose sono vuote e l'apparato burocratico della Chiesa lievita, i nostri riti e i nostri abiti sono pomposi. Queste cose però esprimono quello che noi siamo oggi? (…) Il benessere pesa. Noi ci troviamo lì come il giovane ricco che triste se ne andò via quando Gesù lo chiamò per farlo diventare suo discepolo. Lo so che non possiamo lasciare tutto con facilità. Quanto meno però potremmo cercare uomini che siano liberi e più vicini al prossimo. Come lo sono stati il vescovo Romero e i martiri gesuiti di El Salvador. Dove sono da noi gli eroi a cui ispirarci? Per nessuna ragione dobbiamo limitarli con i vincoli dell'istituzione»
.......
Lei cosa fa personalmente?
«La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni. Come mai non si scuote? Abbiamo paura? Paura invece di coraggio? Comunque la fede è il fondamento della Chiesa. La fede, la fiducia, il coraggio. Io sono vecchio e malato e dipendo dall'aiuto degli altri. Le persone buone intorno a me mi fanno sentire l'amore. Questo amore è più forte del sentimento di sfiducia che ogni tanto percepisco nei confronti della Chiesa in Europa. Solo l'amore vince la stanchezza. Dio è Amore. Io ho ancora una domanda per te: che cosa puoi fare tu per la Chiesa?».

   «Chiesa indietro di 200 anni. Perché non si scuote, perché abbiamo paura?»

La Chiesa che si appresta a celebrare i 50 anni dall'inizio del Concilio Vaticano II dovrà ora fare a meno anche di lui. Martini non aveva partecipato al Concilio, ma tutta la sua vita è stata intrecciata alla straordinaria novità con cui la Chiesa del Novecento aveva saputo ripensare se stessa, la fede e il mondo; di questa novità egli è stato il più lucido e coraggioso interprete nell'episcopato italiano, e a una delle conversioni più decisive della Chiesa conciliare, quella del ritorno alla Bibbia e della sua restituzione alla preghiera e alla riflessione dei credenti, ha dato strumento e voce, sia con i suoi studi biblici e la sua riedizione dal greco del Nuovo Testamento, accolta e usata da tutte le Chiese cristiane, sia con la generosa somministrazione della Sacra Scrittura nella «Scuola della Parola» e nelle sue catechesi e letture bibliche ai fedeli di Milano. 

   Il prete bello di Raniero La Valle


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Il ricordo del cardinale Martini nel mondo delle parole



   Cardinale Carlo Maria Martini, l'addio della stampa (video)

Se lo avesse voluto, magari attenuando qualche sua posizione riformatrice, avrebbe potuto varcare il soglio pontificio. Ma a Roma preferì Gerusalemme. E al potere, gli studi e la gente. Martini non è stato soltanto un grande arcivescovo di Milano, negli anni difficili del terrorismo e dello sgretolamento morale della Prima Repubblica. Non è stato soltanto il tenace promotore della cattedra dei non credenti, il teologo raffinato e anticonformista, l'oppositore creativo pur nella disciplina delle gerarchie ecclesiastiche. È stato soprattutto un padre comprensivo in una società che di padri ne ha sempre meno, pur avendone un disperato bisogno.

   Il mendicante con la porpora di Ferruccio De Bortoli

Ho ancora nel mio cuore e nei miei pensieri l'immagine di Carlo Maria Martini mentre il popolo sfila davanti al suo feretro e gremisce il Duomo e la grande piazza di Milano dove per tanti anni esercitò la sua missione di Vescovo. Se n'è andato un padre che poteva anche essere un Papa alla guida della Chiesa in tempi così procellosi?
No, non poteva essere un Papa e non era un padre. È stata una presenza ancora più toccante e inquietante: è stato un riformatore che si era posto il problema dell'incontro tra la Chiesa e la modernità, tra il dogma e la libertà, tra la fede e la conoscenza. "Non sono i peccatori che debbono riaccostarsi alla Chiesa ma è il pastore che deve cercare e ritrovare la pecora smarrita". Così diceva e così faceva. 

   Mali antichi insidiano il nostro fragile paese di Eugenio Scalfari

Il punto di riferimento e la solida roccia che l’Arcivescovo di Milano venne a rappresentare per l’intera società fu apprezzato e sentito dagli atei e dagli agnostici quasi più che dai cattolici organicamente raccolti. Certo, le sue iniziative erano a volte sorprendenti, come la Cattedra per i Non Credenti o le altre infinite forme di dialogo con i laici. Eppure, con la sua figura imponente e maestosa, trasmetteva senza sussiego una fiducia e un rispetto non usuali. La sua capacità di sapersi fare ascoltare dai “lontani” dalla fede nasceva però dal suo confronto quotidiano con la Parola di Dio di cui era stato faticoso maestro: ed era la fonte più sicura, se non l’unica, alla quale continuava ad attingere fin da quando, da affermato biblista, era stato strappato ai suoi studi da un “colpo di genio” del papa polacco e costretto ad “imparare sul campo” a fare il vescovo e il pastore di una diocesi decisiva per la Chiesa e terribilmente impegnativa per le sole risorse umane.
Semmai aveva messo nel conto, da buon gesuita, che il ritrovarsi con il suo prestigio culturale “all’onor del mondo” lo esponeva a facili e ripetute strumentalizzazioni, soprattutto di natura politica. Eppure non è arbitrario supporre che il suo cercare per Milano una forma inedita di una “nuova Gerusalemme” (l’amata terra dove sognava di chiudere la sua esistenza di esegeta e interprete teologico) lo portava a manifestare l’ansia del nuovo, la difficile missione di mettere comunque in contatto il groviglio pulsante di una complicata società contemporanea con i suoi dubbi e le sue sofferenze con l’eternità del suo Dio.
E non è un caso che, quanto era alto e riverente il rispetto del mondo laico, altrettanto era ambivalente e talvolta polemico il rapporto con la complessità quotidiana della sua Chiesa.

   Martini guardava così lontano da sembrare sconcertante nel presente di Giuseppe Baiocchi 


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Cardinale Martini: in Duomo l'omaggio dei milanesi - il ricordo di Vito Mancuso, don Luigi Ciotti, Andrea Riccardi



Un applauso caloroso e un sole insperato hanno accolto a mezzogiorno la salma del cardinale Carlo Maria Martini in piazza Duomo.

   In Duomo l'omaggio dei milanesi al cardinale Martini (video)

Chi è stato Carlo Maria Martini? Si può rispondere dicendo un cardinale per lungo tempo papabile, l'arcivescovo per oltre vent'anni di una delle più grandi diocesi del mondo, il presidente per un decennio del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee.
Un biblista all'origine dell´edizione critica più accreditata a livello internazionale del Nuovo Testamento (The Greek New Testament), il rettore di due tra le più prestigiose istituzioni accademiche del mondo cattolico (Università Gregoriana e Istituto Biblico), un esperto predicatore di esercizi spirituali a ogni categoria di persone, un gesuita di quella gloriosa e discussa Compagnia di Gesù fondata da Ignazio di Loyola, un autore con una bibliografia sterminata in diverse lingue, e altre cose ancora. Ma la risposta che coglie la peculiarità della sua persona si ottiene dicendo che fu un uomo di Dio.

   Un uomo di Dio di Vito Mancuso (pdf)

Carlo Maria Martini ''ha stimolato la sua Chiesa a lottare per la libertà di tutti''. Il fondatore di Libera, lo ricorda per la sua grande cultura e l'impegno per il rispetto della dignità e della giustizia. Un esermpio di chiarezza anche dentro la Chiesa
intervista a Don Luigi Ciotti: 

   ''Era capace di parlare chiaro senza ipocrisie'' (video)

Andrea Riccardi: "Lo ricordo un uomo semplice... lascia il messaggio che la spiritualità non può essere espunta dalla vita"


   intervista al ministro Riccardi (video)


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Martini: il cardinale del dialogo con tutti


Dopo una lunga vita spesa a farsi eco della Parola di Dio, era rimasto quasi senza parole. Quando gli ultimi suoni che dovevano esserci consegnati – puri respiri, quasi – sono stati consegnati, il cardinale Martini ha consegnato anche lo spirito. L’ha consegnato a Dio, certamente. Ma tutte le sue parole, fino all’ultimo respiro, le ha prima consegnate a noi. Che cosa ci dicevano queste parole? E chi le eredita? E come deve fiorire il seme, ora che ha assolto il suo compito fino a nascondersi nella terra e morire? 
Le sue parole dicevano, alla fine, una cosa sola: che c’è una sola Parola veramente degna di ascolto...
Il primo erede delle parole di Carlo Maria Martini è, di diritto, la Chiesa...
Ma l’eredità che la Chiesa riceve dai suoi servitori fedeli non è un geloso possesso, un orgoglioso sequestro...
dalla Pentecoste sino ad ora, l’autentica predicazione cristiana si fa intendere nella lingua di ciascuno. E dunque tutti possono rendersi conto che c’è, per ciascun essere umano, una Parola buona di Dio. 

   Nella lingua di ciascuno

Una fede rigorosa, testimoniata con perfetto stile ignaziano, sia nella pastorale che in ambito culturale. Una fede che non ammetteva compromessi, ma accettava le diversità. E che, come tale, sapeva produrre relazione, dialogo, anche con i non credenti. Lo afferma, ricordando l’amico "Carlo Maria", il filosofo Massimo Cacciari. «Il cardinale Martini lo conobbi nel 1984-85 quando mi espose la sua idea di dar vita allora alla cattedra dei non credenti. Collaborai con lui alla definizione del progetto e alla prima edizione, quando il tema era quello fondativo, e cioè la dinamica della fede in rapporto al secolo, quindi come il credente si rapporta al non credente, anche all’ateo».
Da quale presupposto siete partiti? Un passo indietro ciascuno?
E no, semmai un passo avanti ciascuno. Si partiva da un principio fondamentale, che ogni giorno il credente stesso dubita della propria fede ma per riaffermarla con più forza. Proprio per questo la cattedra era un dialogo vero. In quella sede non cercavamo il facile compromesso, troppo facile, troppo banale.
Dal dialogo e dal confronto scaturivano le differenze. Ma che non portavano ad allontanarvi…
Assolutamente no. La fede che Martini ha testimoniato nella sua vita e ha reso palese anche su quella cattedra è la fede che responsabilizza.
E qual è la fede che responsabilizza?
È quella che è in grado di rispondere. E rispondere a tutte le domande del secolo, al di là di ogni astratta separatezza tra intelletto e ragione, tra credenza e non credenza. Una fede adulta che comprende il secolo e che in quanto fede è capace di dare risposte concrete. Altro che relativismo. 

   Cacciari: «L'apertura ai laici fu un atto di responsabilità»

"Con la morte del cardinale Carlo Maria Martini la filosofia del dialogo tra cristianesimo ed ebraismo perde uno dei suoi più sinceri e brillanti fautori e sostenitori". Così il rabbino capo emerito di Roma, Elio Toaff, a due giorni dalla scomparsa, ricorda Martini e il suo impegno per il dialogo interreligioso: "La sua via alla conoscenza di Dio - dice Toaff - non prevedeva infatti né interdetti né estromissioni, non evocava anacronistiche crociate né aveva di mira l'allontanamento dei dubbiosi".
Secondo Toaff, per Martini lo studio della Bibbia era "fondamentale e propedeutico al dialogo con chi cristiano non era": "Ai suoi occhi di credente e di studioso - dice Toaff - , che aveva da sempre scelto una vita semplice e senza ostentazione, lo spirito di vera e autentica fratellanza doveva essere alla base del rapporto tra cristianesimo ed ebraismo. Martini - continua Toaff - era più che mai convinto che il dialogo richiedesse un coraggioso e continuo rinnovamento, ma senza pericolosi e indesiderati passi indietro. La sua luminosa figura rimarrà sempre presente tra i giusti che hanno lasciato impronta indelebile e alta testimonianza di fede nella nostra società".
"Una grande perdita perché altre persone di questo tipo non ne conosco", è il rimpianto del presidente della comunità ebraica di Venezia, Amos Luzzatto. "Ho avuto occasione di incontrare più di una volta il cardinale Martini - ha detto Luzzatto - ; la mia impressione è di aver trovato per la prima volta una persona che non solo sapeva star ad ascoltare, ma a cui piaceva ascoltare gli altri: di aver trovato cioè per la prima volta all'interno del mondo cattolico ufficiale uno che cercava una strada nuova attraverso il contatto con le persone che non appartengono a quel mondo". (fonte: Repubblica Martini, l'addio del rabbino Toaff "Un filosofo del dialogo con l'ebraismo")

"Era un uomo della pace, ha parlato con tutti e non si è mai negato al dialogo con l'altro, non ha mai escluso l'altro dalla sua visione, per questo era una persona qualche gradino più in su rispetto agli altri": è il ricordo che ha del cardinale Carlo Maria Martini il presidente del centro islamico di Viale Jenner, Abdel Hamid Shaari, venuto in Duomo a Milano per rendere omaggio alla salma di Martini. Shaari, che si è anche intrattenuto a parlare con l'arciprete del Duomo, monsignor Luigi Manganini, ha definito la visita "un momento toccante". Con il cardinale Martini, ha detto, "c'è un amore che dura da tanti anni e ci addolora non poterlo più sentire o vedere" (fonte Repubblica)

Monsignor Aldo Giordano ricorda il ruolo del cardinal Martini nel dialogo ecumenico e non solo
Insieme al metropolita Alexi II - poi patriarca della Chiesa ortodossa di Mosca e di tutte le Russie - il card. Martini ha presieduto la prima Assemblea ecumenica europea che si è tenuta dal 15 al 21 maggio 1989 a Basilea col titolo: “Pace nella giustizia”, organizzata dal Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) e dalla Conferenza delle Chiese europee (Kek), l’organismo europeo che riunisce più di 120 Chiese e comunità nate dalla Riforma e ortodosse. L’Assemblea di Basilea, con 700 delegati ufficiali di ogni Paese e ogni tradizione cristiana, è stata un segno profetico nel cammino delle Chiese e dell’Europa: dopo secoli, è stato il primo appuntamento in cui le Chiese di tutta Europa si sono riunite con fiducia per comprendere la propria comune vocazione di fronte agli scenari del mondo contemporaneo. Seguiranno due altre Assemblee ecumeniche europee: a Graz (Austria) nel 1997 e a Sibiu (Romania) nel 2007. Anche a Graz il patriarca Alexi II e il card. Martini erano presenti, testimoniando la loro amicizia anche personale. Per l’ecumenismo il card. Martini ha creduto nei rapporti personali e nel ritornare alla base comune della Sacra Scrittura per ritrovare l’unità. 

   Un maestro e una guida per l’Europa

Puntata di "Correva l'anno" dedicata al 150° anniversario dell’Unità d’Italia Andato in onda il 21/03/2011 dedicata alla figura del Cardinal Carlo Maria Martini, fine biblista, teologo, che ha saputo vivere la sua fede e il suo impegno nella realtà quotidiana, al passo con i tempi, vicino alla gente comune. Vicino anche a chi non crede, o a quanti abbiano una fede diversa.

   Carlo Maria Martini, il cardinale del dialogo (video)


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Cardinale Martini: il ricordo di Bruno Forte, Gianfranco Ravasi e Luigi Bettazzi


Ricordo del Card. Carlo Maria Martini
La forza della libertà In ascolto dell’altro perché in ascolto di Dio
di Bruno Forte Arcivescovo di Chieti-Vasto

Ho avuto il dono di conoscere da vicino il Card. Carlo Maria Martini e di condividere con lui innumerevoli dialoghi ed esperienze di fede. Che cosa mi hanno dato i lunghi anni della nostra amicizia, nata dalla Sua generosità e fiducia?...
Libertà interiore, ascolto dell'altro, ascolto di Dio: queste tre componenti le ho avvertite presenti e fuse nel Cardinale in modo esemplare. Ho cercato di far mia questa lezione, come ho potuto, con i limiti della mia persona e delle mie capacità. Il Signore è stato buono nel darmi aiuti preziosi: e fra questi preziosissima l'amicizia di Martini. La gratitudine che nutro per Lui è immensa, e sono convinto che ogni credente consapevole e onesto non potrà che condividerla...
E ora che questo grande Padre della Chiesa del nostro tempo è entrato nella luce e nella bellezza della vita senza fine in Dio, sarà il Signore a ricompensarlo per l’eternità! 
Resterà nel ricordo ammirato e grato d’innumerevoli persone che non hanno il dono di credere. È e sarà sempre nella mia preghiera, come in quella di tanti credenti. Gli chiedo di fare lo stesso per me, per tutta la Chiesa che tanto ha amato, affinché in essa tutti - e specialmente chi ha responsabilità per altri - possiamo agire sempre e solo “ad majorem Dei gloriam”, come recita il motto di Sant’Ignazio, maestro e padre del gesuita Martini: per quella più grande gloria di Dio, che è l’uomo vivente, nel tempo e nel giorno senza fine dell’Eterno, nella cui luce ora vive Padre Carlo, maestro di vita e di fede.

   La forza della libertà di Bruno Forte (pdf)

Le quattro stagioni
di Gianfranco Ravasi Arcivescovo titolare di Villamagna di Proconsolare Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, delle Pontificie Commissioni per i Beni Culturali della Chiesa e di Archeologia Sacra

Nell'impresa molto ardua di comporre un ritratto non solo storico-ecclesiale del cardinale Carlo Maria Martini potrebbe essere di aiuto una sorta di parabola indiana a lui cara perché ebbe occasione di evocarla più di una volta. Essa è sostanzialmente una metafora della stessa esistenza umana, scandita in quattro stagioni fondamentali.
C'è innanzitutto il tempo dell'imparare e dell'ascolto, quando si è discepoli e ci si avvia, guidati per mano, lungo i percorsi del conoscere, dell'apprendere, dello studiare...
È stato proprio da questa tappa che è derivata spontaneamente la seconda, quella che l'apologo indiano definisce come il tempo dell'insegnamento, del comunicare ad altri ciò che si è acquisito, rielaborandolo, approfondendolo e rendendolo più personale e originale...
Ma ormai era alle porte la terza stagione: allo scadere dei 75 anni il Cardinale Martini decise che per lui - come per quel testo sapienziale indiano - iniziava una nuova esperienza, quella suggestivamente detta del "bosco", cioè il ritiro nel silenzio. Un silenzio non "nero", pura e semplice cancellazione di parole e di atti, ma "bianco", in cui le esperienze e le realtà vissute ricevevano una nuova luce, alimentata dalla riflessione, dalla contemplazione, dalla preghiera...
Invece lo attendeva la quarta stagione di quella parabola, ossia il tempo "del mendicante", segnato idealmente dalle parole che Gesù rivolge a Pietro, il primo degli apostoli: «Quando eri giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi» (Giovanni 21, 18). Sono stati gli ultimi anni in cui la malattia lo aveva reso “mendicante", cioè bisognoso degli altri...
Martini ha saputo presentare sia il Dio glorioso del Sinai e della Pasqua, ma anche soprattutto con la sua vicenda finale, anche il Dio muto del Calvario che non risponde neppure al Figlio. Ha indicato a uomini e donne di buona volontà il Dio della parola luminosa, e il Dio silenzioso che molti credono sia assente o inesistente, mentre è solo un mistero altissimo da scoprire.

   Le quattro stagioni di Gianfranco Ravasi

«Martini voleva andare avanti e noi abbiamo avuto paura»
Intervista a Luigi Bettazzi Vescovo emerito di Ivrea Presidente del Centro Studi Economico Sociali di Pax Christi Italia

È stato un riferimento per molti, anche nella Chiesa il cardinale Carlo Maria Martini. Soprattutto per il suo coraggio e per la sua libertà, alimentata dalla forza del Vangelo, di parlare all’uomo contemporaneo. Da qui anche la sua fedeltà al Concilio Vaticano II e la sua capacità di guardare con fiducia al futuro. È il biblista che si fa pastore e profeta. Così lo ricorda monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea e uomo del Concilio. 
Monsignor Bettazzi, come risponderebbe a una delle ultime domande poste dal cardinale Martini: perché la Chiesa ha paura di avere coraggio?
«Perché cercando di incarnare il Vangelo nelle situazioni storiche che è un suo dovere troppo spesso si è rimasti fermi al passato. Quando il Papa era anche re, si dava un’impronta alla Chiesa adatta a quei tempi, ma non certo all’oggi. La Chiesa invecchia quando perde il rapporto con la storia che muta. Per questo Giovanni XXIII ha voluto un Concilio Vaticano II pastorale e non dogmatico. Che aiuti la Chiesa a camminare con la gente. Forse abbiamo avuto paura che ciò portasse ad eccessivi rinnovamenti e tutti assieme gerarchia e popolo di Dio abbiamo avuto paura ad andare avanti. Questo avrebbe richiesto una purificazione dei nostri modi di pensare e di agire che forse richiedevano troppo sacrificio. A questa purificazione e al superamento di certi modi del passato ci ha chiamato il cardinale Martini, lui così radicato nella Parola di Dio, da sentire quanto forte fosse il richiamo a viverla nel nostro tempo».
Cosa è stato per lei?
«Un punto di riferimento. Non ho avuto molte occasioni di contatti personali con lui. Era un uomo di grande levatura, sia per la sua profonda conoscenza delle scritture, che per la sua preparazione. Sapeva illuminare le situazioni. Ho avuto modo di frequentarlo negli ultimi tempi a Gallarate, quando gli abbiamo presentato un progetto di rilancio del Concilio. Abbiamo trovato una certa consonanza, una simpatia. Durante uno di questi incontri mi ha chiesto di presiedere l’eucarestia familiare. Lo ricordo con molta commozione e gratitudine»...
Saranno accolte queste richieste poste da un profeta che ha avuto la libertà di guardare oltre? 
«Me lo auguro. A volte i profeti da morti hanno più influenza che da vivi. Direbbe Martini: è il principio evangelico, quello del frutto di frumento che in terra se vive resta solo, se muore dà molto frutto».

   «Martini voleva andare avanti e noi abbiamo avuto paura»


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Il ricordo di p. Silvano Fausti e p. Piero Gheddo



Si incontrarono per la prima volta 51 anni fa. E ne rimase folgorato: «Io ero uno studente di filosofia, lui era fresco sacerdote. Non avevo mai sentito nessuno "maneggiare" la Bibbia come lui». Era il 1961, allora la Bibbia era in gran parte una sorta di "oggetto sconosciuto". «Ne fui entusiasta. Ed era appena l’inizio...».
Da allora, padre Silvano Fausti e padre Carlo Maria Martini si incontrarono tantissime volte. Padre Silvano – filosofo e teologo, anche se tutti vi diranno che è un biblista – avrebbe un giorno fondato, con altri confratelli gesuiti e alcune famiglie, la Comunità di Villapizzone, alle porte di Milano. Padre Carlo Maria sarebbe diventato arcivescovo di Milano. L’ultimo incontro venerdì: l’amico di una vita padre Silvano era lì, al capezzale di padre Carlo Maria. Uno dei pochi a vederlo volare in cielo.
Lei è stato prima discepolo e poi anche amico di Martini. L’entusiasmo della prima ora è rimasto sempre tale?
Sì. Teologo e biblista raffinato... Ma io ricordo la persona di fede, capace di provare meraviglia del mondo. Le persone soltanto pie e devote difficilmente prendono in considerazione l’ipotesi che Dio sia presente e operi nella storia. L’uomo di fede, e Martini lo era, ha l’occhio di chi sa vedere l’azione di Dio nel mondo...
Di Martini è stato detto tutto, forse. C’è qualcosa che non è stato ricordato abbastanza?
La sua umiltà. Davanti a chiunque. Ascoltava tutti e si interessava di tutti. Era il maestro che si rende costantemente discepolo.
Qual è, per lei, l’eredità spirituale di Martini?
La speranza, al di là e al di sopra di ogni possibile apparenza. 

   Padre Fausti: «Un uomo di Dio che sapeva vedere oltre»

Poche ore prima che nel duomo di Milano si celebrino i funerali del card. Carlo Maria Martini, p. Piero Gheddo ci presenta alcuni aspetti preziosi e poco noti della personalità del defunto arcivescovo di Milano, che mostrano il suo cuore di evangelizzatore e di profeta nel tentativo di annunciare il Cristo al mondo secolarizzato e illuminista. In ciò egli ha anticipato i temi della "nuova evangelizzazione" e dell'Anno della Fede lanciato da Benedetto XVI. Per una strana manipolazione, proprio quel mondo liberal e illuminista, oggetto della sua cura, ha fatto di tutto per mostrare un card. Martini dalla "parte del mondo" e contro la Chiesa di Wojtyla e di Ratzinger. Ancora in questi giorni si sta manipolando la sua morte, mostrando questa grande figura di fede come un propugnatore dell'eutanasia, avendo rifiutato l'accanimento terapeutico (cosa che tutta la Chiesa rifiuta), o un sostenitore delle coppie di fatto. Il mondo spesso usa la Chiesa per andare contro alla Chiesa. Ha avuto ragione papa Benedetto XVI a liquidare le ideologiche contrapposizioni fra "conservatori" e "progressisti" alla morte del defunto cardinale di Milano, affermando che egli ""ha servito generosamente il Vangelo e la Chiesa".
 L'arcivescovo di Milano (1980-2002) Carlo Maria Martini è stato un grande della Chiesa cattolica del nostro tempo, anche se non sempre la sua linea di pensiero e di pastorale è stata compresa e per questo a volte contestata. Per capirlo bisogna partire da una delle caratteristiche più evidenti in lui, ma non comuni nell'episcopato, nel clero e nel Popolo di Dio dell'Occidente cristiano. Era convinto che chi ha ricevuto da Dio il dono della fede deve spendersi per comunicarlo ad altri, dialogare e coinvolgere quelli che ancora non conoscono Cristo o se ne sono allontanati. Direi che è stato un profeta della missione e spiego perché...
Non voleva una fede addormentata, una vita cristiana abitudinaria che conta poco nella vita. Voleva una fede che non lascia tranquillo il cristiano ma lo mette di fronte ai non credenti e quindi ad interrogarsi se la propria vita rende testimonianza a Cristo, se è una luce che risplende e riscalda e illumina, oppure una fiammella di candela vacillante o un lievito che non sa di niente. La presenza dei non credenti vicini a noi, nella nostra stessa famiglia e società, deve interrogarci sui motivi della nostra speranza e sulla forza della nostra fede. Anche questo è spirito missionario. 

   Lo spirito missionario del card. Martini di Piero Gheddo


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UNA CHIESA CHE LIBERA - Cardinale Carlo Maria Martini, materiale on line per approfondire...


Uno spirito profetico, che sapeva farsi interrogare dalla realtà storica, interpretandola alla luce del Vangelo. Così Marco Garzonio, persona fra le più vicine al cardinale Martini, lo ricorda a pochi istanti dalla scomparsa. Eminente intellettuale legato alla città di Milano, giornalista, psicanalista, docente alla Cattolica...
«Quella di una Chiesa profetica, che non si sofferma sui dettagli, sulle prescrizioni, ma va alla radice del messaggio evangelico. Una Chiesa che libera. Che sa andare al di là del contingente».

   Gli scritti del Cardinal Martini per Il Sole 24 Ore

   Lettere al Cardinale Carlo Maria Martini sul Corriere della sera

   Lettere Pastorali del Cardinale Martini

   Bibliografia con EDB Bologna (31 testi)

   Bibliografia con Paoline (5 testi)

   Bibliografia con Mondadori (9 testi)

   Proponiamo anche una selezione dei nostri precedenti post sul Cardinale Martini:
  • Il cardinale Carlo Maria Martini ha celebrato i sessant’anni di sacerdozio
  • "Le due paure madri della crisi" Lectio Magistralis di Enzo Bianchi all'ottavo Festival Biblico
  • "Credere e conoscere", dialogo tra Ignazio Marino e Carlo Maria Martini su temi di scottante attualità.
  • Trasfigurazione: riflessioni dalla lettera pastorale 1999-2000 del Cardinale Carlo Maria Martini “Quale bellezza salverà il mondo?”
  • "Il Vescovo" di Carlo Maria Martini
  • Il cardinale Martini intervistato da Eugenio Scalfari e Andrea Tornielli
  • "Finalmente il risveglio dall'accidia" - Eugenio Scalfari parla del cardinale Carlo Maria Martini
  • Le ragioni del credere: il nuovo libro del card. Martini
  • "Storia di un uomo . Ritratto di Carlo Maria Martini" di Aldo Maria Valli
  • Ragionando con Martini di peccato e Resurrezione
  • Intervista al card. Martini
  • Intervista al cardinale Martini


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"Quelle mani di fratelli" di Marina Corradi - l'ultimo incontro tra il Cardinal Martini e Benedetto XVI



È un video girato con un cellulare. Dura un pugno di secondi. Risale a giugno, quando Benedetto XVI venne a Milano e, lontano dalle telecamere, incontrò per l’ultima volta il cardinale Martini... 
Vale la pena di andarlo a guardare. Dunque, in una stanza dell’arcivescovado di Milano Carlo Maria Martini attende il Papa. Si è alzato in piedi per salutarlo, sforzo che gli deve essere costato grande fatica. Il Papa arriva. Martini allunga la mano destra a prendere quella di Benedetto. 
Ma questi gli va incontro di slancio, col calore con cui si stringe un amico che non si vede da tanto. Invece che prendere semplicemente la mano del cardinale, Benedetto alza la sua ad afferrarlo per la spalla, e poi a serrarlo a sé. Il volto elegante di Martini – già come, nella sofferenza, scomposto e reso altro da quello che ricordavamo – si china su quello del Papa. Qui non si vede bene: Martini gli bacia la guancia, oppure gli sussurra qualcosa?
Ma ciò che è bello osservare è il gioco silenzioso delle mani...
Ma cosa permette un abbraccio così, quando, passati gli ottanta, due uomini si ritrovano uno di fronte all'altro, ben conoscendosi nelle passioni e nei limiti di ognuno? Non basta una generosità vaga, un buonismo che chiuda gli occhi sulle incomprensioni. C’è qualcosa di più in quell'abbracciare l’uno, e attaccarsi l’altro. C’è il riconoscere reciproco, nella faccia dell’altro, un testimone. Un ritrovarsi a ottantacinque anni vecchi fratelli, e cercatori dello stesso tesoro. C’è Cristo in quell'abbraccio, nel gioco di quelle mani segnate dal tempo. 
E questa è - al di là di tutti i suoi peccati - la Chiesa: Cristo portato fra gli uomini con la propria povera faccia, vasi di creta eppure riempiti misteriosamente di oro. Questa - con tutti i suoi peccati - è la Chiesa. La cui essenza stranamente sfugge ai più acuti indagatori di Vatileaks. C’è dell’altro, nella Chiesa, che non è misurabile nei termini con cui si pesa un partito, un’ideologia o una multinazionale. Guardateli quei due vecchi, e come Martini sembra ancorarsi a Benedetto. C’è un altro lì dietro, testimone e garante: di un amore umanamente incomprensibile, che dura per sempre, che non tradisce, che ostinatamente perdona.

   Quelle mani di fratelli di Marina Corradi

   video


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Il ricordo del Cardinale Martini ad un mese dalla morte


Dal cardinale Scola l’invito alle parrocchie a celebrare una messa di suffragio l'1 ottobre e l’istituzione di un premio a lui intitolato per incoraggiare lo studio delle discipline bibliche: il bando sarà pubblicato il 15 febbraio, giorno del suo compleanno

   Martini, riconoscere la fecondità di una presenza

Ricordare il Cardinale Martini è un atto di riconoscenza, di gratitudine e di affetto per quanto questo amico di Gesù ha testimoniato con la sua vita, non soltanto nell’attività pastorale, ma a tutta l’umanità, credenti e non-credenti.
Agli storici spetterà comprendere le dinamiche che il Cardinale ha saputo attivare: l’ecumenismo, il dialogo interreligioso, il dialogo con il mondo contemporaneo, declinato nella pluralità delle sue manifestazioni: politica, etica, culture e linguaggi.
Il credente nutre la certezza che i semi gettati nel percorso della storia dal Cardinale Martini produrranno nel tempo molti frutti.
La qualità spirituale che si percepisce, è il coraggio della Fede in Gesù Cristo, una virtù al contempo semplice e profonda, che afferma i valori del Vangelo in ogni circostanza della vita.
L’energia di questa Fede consente di accostare Carlo Maria Martini a figure imponenti nella storia della Chiesa, verso cui lo stesso cardinale ha continuato ad attingere a lungo: Agostino, Ignazio di Loyola, il Cardinal J. H. Newman e sul versante del magistero spirituale dell’arcivescovato milanese: Ambrogio, per il coraggio del vescovo contro le minaccie interne ed esterne della Chiesa, Carlo Borromeo, patrono di Milano, per aver saputo leggere la violenza del suo tempo alla luce della Parola di Dio e infine per continuità l’opera pastorale dell’ex cardinale Montini.

   Carlo Maria Martini, grandezza morale e audacia di Spirito

Campeggia ancora sull’ingresso della porta del suo alloggio nella residenza gesuitica Aloisianum di Gallarate la targhetta «Padre Carlo Maria Martini».
A trenta giorni dalla morte dell’arcivescovo emerito di Milano, lo scorso 31 agosto, è più che mai viva tra i suoi confratelli la memoria del cardinale Martini che tra queste mura ha concluso la sua vita terrena. Martedì 2 ottobre alle 20.30 Martini sarà ricordato, nella chiesa principale di Gallarate Santa Maria Assunta con una Messa di suffragio.
Lungo questi austeri corridoi del complesso che l’ha ospitato torna alla memoria di molti gesuiti, quasi coetanei e malati, la puntualità di Martini nel partecipare e presiedere la celebrazione eucaristica per gli infermi delle 11 del mattino e le sue ultime parole pronunciate giovedì 30 agosto con un filo di voce: «La Messa è finita, andate in pace».
Al solo pronunciare la parola "padre Martini" brillano ancora gli occhi di molti padri

   Martini, la grandezza dell'umiltà

A un mese dalla morte, Antonella Palermo ha chiesto al segretario personale del cardinale scomparso, don Damiano Modena, un ricordo di Carlo Maria Martini:
R. - Più che un ricordo, sento di esprimere un grazie al cardinale. Credo che la cosa più difficile nei rapporti umani sia quella di entrare nella sofferenza di un’altra persona. E’ certamente la parte più intima di ciascuno di noi. Non è facile entrarvi dall’esterno perché l’altro tende sempre a tenerla protetta, un po’ come la parte degli affetti, e poi perché non tutti sono in grado di entrarvi senza devastarla, rispettando quello che ci si trova di fronte. Il cardinale ha permesso a me e ai suoi collaboratori infermieri di entrare in questa parte intimissima della sua vita che è la sua sofferenza, la sua malattia. Non siamo entrati in tutte le stanze perché resta sempre qualche camera riservata per sé, però devo dire che per la maggior parte ci ha permesso di entrare nella parte più preziosa della sua vita e di aiutarlo a viverla meglio, di accompagnarlo in queste stanze della solitudine, del dolore fisico, della delusione, della mancanza di possibilità di comunicare. Ecco, credo che fosse questa, soprattutto, la sua più profonda sofferenza. Fondamentalmente il dolore fisico - come lui stesso ha detto più volte – non era molto grande. Spesso ripeteva: 'è una malattia che mi impedisce, più che crearmi dolore'. L’impossibilità di comunicare lo aggrediva al cuore del suo essere relazione, lui che è sempre stato un uomo di grande comunicazione.

   Ad un mese dalla morte del cardinale Martini, il ricordo del segretario, don Damiano Modena




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L’ultima video-intervista al Cardinale Martini


E’ un uomo sofferente, che porta sul corpo e in viso tutti i segni della malattia, eppure lucidissimo e disponibile a regalarci ancora un sorriso, un ricordo, un viatico. Il Cardinale Carlo Maria Martini, che compare in questo video straordinario e inedito, realizzato un mese prima della sua morte da due preti amici, don Giovanni Barbareschi e don Giuseppe Grampa, andati a trovarlo il 24 luglio scorso a Gallarate, riesce a stupirci ancora una volta, l’ultima. 
Con un filo di voce e un’intensità rara, regala alcuni ricordi sul Concilio Vaticano II («Eravamo entusiasti, guardavamo al futuro, parlavamo con il mondo») e le sue ultime spiegazioni sulla “parola di Dio”. Una parola, dice, «che prende la parola dell’uomo e la investe di forza». 
E’ questa l’ultima intervista in video di Martini di cui la Stampa è in grado di mostrare un estratto per gentile concessione della Parrocchia di San Giovanni in Laterano a Milano (piazza Bernini, zona Città Studi). Un documento impressionante e commovente, soprattutto per la forza spirituale di un uomo che ricordando «la diocesi che porto nel cuore», impartisce una benedizione a Milano, la città che tanto lo ha amato, ricambiata fino all’ultimo istante. 

   L’ultima intervista al Cardinale Martini

   il video dell'ultima intervista al Cardinale Martini


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  Quando un uomo...
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ALTRI SPECIALI DEDICATI AL CARDINALE MARTINI

La Chiesa di Milano dedica uno “Speciale” che raccoglie servizi, filmati e testi ufficiali dei funerali, la documentazione dell’omaggio popolare all'Arcivescovo emerito e una serie di ricordi e contributi dedicati alla sua figura e al suo magistero

  Speciale a cura della Diocesi ambrosiana

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Lo Speciale di AVVENIRE

   Tutto Martini a cura del quotidiano della CEI

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La7 Edgardo Gulotta ripropone una lunga intervista di Alain Elkann con il cardinale Martini

   Omnibus Night - Puntata 31/08/2012 (video)



UOMO DI DIO

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
Cari fratelli e sorelle,
in questo momento desidero esprimere la mia vicinanza, con la preghiera e l’affetto, all’intera Arcidiocesi di Milano, alla Compagnia di Gesù, ai parenti e a tutti coloro che hanno stimato e amato il Cardinale Carlo Maria Martini e hanno voluto accompagnarlo per questo ultimo viaggio.
«Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino» (Sal 118[117], 105): le parole del Salmista possono riassumere l’intera esistenza di questo Pastore generoso e fedele della Chiesa. E’ stato un uomo di Dio, che non solo ha studiato la Sacra Scrittura, ma l’ha amata intensamente, ne ha fatto la luce della sua vita, perché tutto fosse «ad maiorem Dei gloriam», per la maggior gloria di Dio. E proprio per questo è stato capace di insegnare ai credenti e a coloro che sono alla ricerca della verità che l’unica Parola degna di essere ascoltata, accolta e seguita è quella di Dio, perché indica a tutti il cammino della verità e dell’amore. Lo è stato con una grande apertura d’animo, non rifiutando mai l’incontro e il dialogo con tutti, rispondendo concretamente all’invito dell’Apostolo di essere «pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1 Pt 4,13). Lo è stato con uno spirito di carità pastorale profonda, secondo il suo motto episcopale, Pro veritate adversa diligere, attento a tutte le situazioni, specialmente quelle più difficili, vicino, con amore, a chi era nello smarrimento, nella povertà, nella sofferenza.
In un’omelia del suo lungo ministero a servizio di questa Arcidiocesi ambrosiana pregava così: «Ti chiediamo, Signore, che tu faccia di noi acqua sorgiva per gli altri, pane spezzato per i fratelli, luce per coloro che camminano nelle tenebre, vita per coloro che brancolano nelle ombre di morte. Signore, sii la vita del mondo; Signore, guidaci tu verso la tua Pasqua; insieme cammineremo verso di te, porteremo la tua croce, gusteremo la comunione con la tua risurrezione. Insieme con te cammineremo verso la Gerusalemme celeste, verso il Padre» (Omelia del 29 marzo 1980).
Il Signore, che ha guidato il Cardinale Carlo Maria Martini in tutta la sua esistenza accolga questo instancabile servitore del Vangelo e della Chiesa nella Gerusalemme del Cielo. A tutti i presenti e a coloro che ne piangono la scomparsa, giunga il conforto della mia Benedizione.
Da Castel Gandolfo, 3 Settembre 2012
BENEDICTUS PP. XVI

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“Apocalisse” non significa quello che si intende nel linguaggio corrente, bensì l’operazione con cui si toglie il velo, viene rivelato qualcosa che era nascosto, si comprende con evidenza ciò che prima non era possibile vedere. Sovente nella vita cristiana ci sono “apocalissi”, sia a livello ecclesiale che a livello personale. Ora, la morte del card. Carlo M. Martini è stata un’apocalisse su di lui e sulla chiesa italiana nelle sue varie componenti...
Benedetto XVI ha scritto su Martini le parole più vere e discrete: è stato “un uomo di Dio”. Non c’è onore e qualificazione più grande nella vita cristiana! Uomo di Dio perché totalmente affidato, offerto a Dio e alla sua signoria, unica forza capace di determinarlo nei suoi pensieri, nei suoi sentimenti, nelle sue azioni. Come ogni uomo, anche Martini ha certamente opposto le sue resistenze alla volontà di Dio ma, per quel che la chiesa ha visto, egli ha cercato di essere sempre e solo al suo servizio e a quello di nessun altro, senza mai cercare tattiche o strategie né ecclesiali né ecclesiastiche.

   Enzo BianchiCaro Diogneto - 46


Pur tenendo alta la fiaccola della trascendenza divina della fede, il cardinale non ha temuto di farla correre lungo le strade del mondo, nelle lacerazioni, controversie, sofferenze e attese della storia e della quotidianità.
Egli ha saputo intercettare i vari filamenti culturali, sociali, spirituali della nostra epoca travagliata e secolarizzata e li ha ritessuti nel disegno della fede cristiana il cui progetto non è alternativo e repulsivo rispetto alla vicenda umana, anzi, è destinato a incarnarsi in essa, sia pure con la sua identità e originalità, simile a un seme che opera e fruttifica, a un lievito che trasforma e trasfigura.

   Gianfranco RavasiPastore sulle strade del mondo


Come risulta dai ritratti più informati e fedeli del cardinal Martini che sono stati proposti nelle settimane scorse da chi lo ha conosciuto per davvero, e dunque non dalle caricature abbozzate da osservatori improvvisati e superficiali, egli fu prima di tutto ed essenzialmente un uomo di Dio. Un religioso nel senso alto e pregnante della parola. Un uomo di Chiesa nel quale il carisma – cioè la sensibilità al primato dello Spirito che, nella sua sovrana libertà e nella sua sorprendente creatività, soffia dove vuole un po' ovunque – fa premio sull'istituzione ecclesiastica che pure ha servito con fedeltà e con amore.

   Franco MonacoProfeta nella città dell'uomo


«Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino». Il versetto del Salmo 119 che Carlo Maria Martini ha scelto per la lapide della sua sepoltura sintetizza il senso profondo della sua spiritualità e della sua testimonianza.
La sua icona
In quelle parole è come contenuto il suo più intimo segreto. Potremmo dire che vi si può leggere l'icona della sua esistenza. Egli, commentando la Bibbia, ricorreva spesso a immagini o intuizioni che chiamava icone: le usava per indicare in sintesi il messaggio dei testi che stava illustrando. Ora, al termine della vita terrena, è di sé e del suo episcopato che, con le parole del Salmo, ci ha regalato la migliore icona che potesse rappresentarlo. Essa rimane la vera chiave ermeneutica della sua singolare personalità di uomo di Dio...

   Gianfranco BocconiUn Padre della Chiesa



UOMO UMILE

Nel corso di un’intervista per i suoi cinquant’anni di sacerdozio, nel giugno 2002, chiesero al Cardinale Martini se del suo popolo si sentiva più «padre» o più «pastore». Questa fu la sua risposta:
«Non amo molto questi termini. Il termine “padre” non mi ha mai detto molto perché mi ricorda molto la frase di Gesù: “Non chiamate mai nessuno padre sulla terra”… Ritengo che ci sia sicuramente una certa paternità e responsabilità, ma non è il titolo che evangelicamente mi pare più adatto. Rido un po’ quando si rivolgono a me dicendo: “Non la chiamiamo Eminenza, ma padre, perché è più evangelico”. Anche il termine pastore non mi convince fino in fondo, mi fa un po’ paura. I titoli che personalmente preferisco sono due: uno è quello di Giovanni (3, 29-30), “l’amico dello sposo”: l’amico dello sposo gode alla voce dello sposo, lui deve crescere, io diminuire. Mi pare molto importante, in questo senso sono in polemica con quelle forme di dominio, di paternità, di possesso, di plagio. Sono contento invece quando un prete o un laico ha incontrato Gesù. L’altro termine è simile, si trova nella seconda Lettera ai Corinti, là dove si dice: “Io provo per voi una specie di gelosia divina, avendovi promessi a un unico sposo, per presentarvi quale vergine casta a Cristo” (11,2).
Questa è la cosa che più mi piace: le persone devono incontrare Cristo, uno serve per far incontrare Cristo bene, poi si deve tirare indietro. Lo scopo è far arrivare a Cristo».

***

Il Cardinal Martini ha terminato la sua corsa terrena. Scompare dai nostri occhi uno dei personaggi principali della vita della Chiesa nell’ultimo trentennio, un (quasi) Papa, molto letto, molto ascoltato dai media (anche se non è mai stato, a differenza di Wojtyla, l’ uomo delle folle e del gesto). Se ne va il Gigante, il principale riferimento religioso, morale, intellettuale della mia giovinezza. L’ ho seguito fin dal suo arrivo in diocesi, ho avuto la fortuna di conoscerlo personalmente e di confidarmi con Lui come fosse mio padre. A lungo mi sono vantato di essere un “martiniano”, poi ho smesso, visto che lui stesso mi ripeteva: di Maestro ce n’è uno solo!
Martini si è speso fino all’osso per farci conoscere la Parola.

   Giovanni Ambrogio ColomboAddio al Cardinal Martini

In un mondo dominato dalla sfrontatezza, dalla maleducazione e dall'arroganza, la timidezza è rimasta privilegio - e peso - di pochissimi. Che cos'è la timidezza, se non un grande pudore di se stessi, un infantile senso di stupore e di inadeguatezza? È il segno che il bambino è ancora dentro di noi e possiede la grazia di portarci su strade precluse agli adulti.

   Susanna TamaroIl cardinale che mi insegnò ad arrossire


UOMO DI SPERANZA


Carlo Maria Martini è morto da mendicante, come lui stesso descriveva le condizioni di un anziano non più autosufficiente, prendendo in prestito serenamente quell’immagine da un antico proverbio orientale.
Eppure la sua carica umana è diventata all’improvviso una forza di popolo. Come accade talvolta per i profeti, i giusti, i maestri. Un segno vitale di speranza comunitaria nonostante il dolore della morte e il suo mistero. Ha colpito, emozionato quella fila interminabile di cittadini semplici che volevano rendergli omaggio. Eppure non era il cardinale Martini un personaggio pubblico così gettonato e sovraesposto. Anzi era una riserva critica, una figura mite e riflessiva, un uomo di dialoghi sempre impegnativi e scomodi.

   Claudio SardoTestimone di speranza




UOMO PROFETICO

Nel 1986 radunò una Agorà in piazza Fontana sul tema della corruzione politica, e Mani pulite era lontana anni luce. Quattro anni dopo, a sant’Ambrogio, stupì tutti parlando del rapporto tra noi e l’Islam. Una figura complessa, la cui eredità spirituale e culturale durerà a lungo prima di venire completamente compresa e metabolizzata.

   Giuseppe BaiocchiMartini guardava così lontano da sembrare sconcertante nel presente

  La fiducia nella vita e nella bontà di Dio: è il suo segno distintivo. In quel febbraio 2011, accanto alla finestra, oso chiedergli come vede la Chiesa. Dice: «Forte nei suoi ministri, debole nelle strutture. Poco capace di servire le esigenze del mondo d’oggi. La Chiesa pensa troppo in termini politici a come vincere, e così perde la capacità profetica».

   Aldo Maria Valli:  Ricordo lo sguardo

Con uno zelo tanto impareggiabile quanto prevedibile è cominciata nella Chiesa l’operazione- anestesia verso il cardinal Carlo Maria Martini, lo stesso trattamento ricevuto da credenti scomodi come Mazzolari, Milani, Balducci, Turoldo, depotenziati della loro carica profetica e presentati oggi quasi come innocui chierichetti. A partire dall’omelia di Scola per il funerale, sulla stampa cattolica ufficiale si sono susseguiti una serie di interventi la cui unica finalità è stata svigorire il contenuto destabilizzante delle analisi martiniane per il sistema di potere della Chiesa attuale. Si badi bene: non per la Chiesa (che anzi nella sua essenza evangelica ne avrebbe solo da guadagnare), ma per il suo sistema di potere e la conseguente mentalità cortigiana.

   Vito Mancuso:  L'operazione-anestesia sul cardinal Martini


LE REAZIONI

   Antonio Spadaro:  Quando Vito Mancuso confonde il profeta con l'idolo

   Andrea Tornielli:  Mancuso e l'anestesia di Martini

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Trenta giorni fa si spegneva Carlo Maria Martini. Ci ha lasciato, ma la sua presenza è quanto mai viva in tutti noi. In questo mese, ho riletto innumerevoli volte il suo “testamento spirituale”. Credo sia un testo che non vada strumentalizzato per alimentare un dibattito interno alla Chiesa tra progressisti e conservatori, portato avanti spesso con il distacco di chi non è partecipe di questa avventura credente. Le sue ultime parole, al contrario, credo ci mostrino il grande amore e la forte passione (a volte, sofferta) con i quali il cardinale ha sempre servito la Chiesa.

   Virginio Colmegna:  "Ricercare la brace"

Il 10 febbraio del 1980 Milano ostentava una giornata invernale, fredda, pungente, con un cielo chiuso color del piombo. Decine di migliaia di milanesi erano tuttavia scesi in strada per salutare il nuovo arcivescovo. Carlo Maria Martini arrivò a piedi, con un mantello nero e una copia del Vangelo in mano. Da piazza Castello, lungo via Dante e via Orefici, camminò pellegrino fino a piazza Duomo. Profeticamente, in questo primo incontro con la città di Ambrogio e Carlo Borromeo, c'è tutto il programma pastorale del ventennio episcopale che seguirà.
L'amico don Giuseppe Dossetti in quei giorni gli aveva scritto un biglietto d'auguri: «Milano ascolti da lei il Vangelo, nient'altro che il Vangelo». Della Parola e dell'ascolto, del Vangelo e della preghiera Martini fu maestro indiscusso e riconosciuto a Milano e nel mondo.

   Antonio Tarzia:  Martini carisma e profezia

Profezia e Patristica son due categorie che aiutano a capire Martini. In lui ricorre una sollecitazione continua: «Dobbiamo dare un'interpretazione del tempo in cui viviamo». Si faceva portavoce di un'epoca recente nella Chiesa e la rinverdiva. Leggere i «segni dei tempi» aveva costituito il grande appello venuto da Giovanni XXIII e dal Concilio. Dal Vaticano II e dal Papa Buono partì lo sprone a cogliere il disegno di Dio sulla storia, a recuperare l'aspetto profetico della Chiesa e dell'essere cristiani. «Quando incontri qualcuno non chiedergli da dove viene, ma dove va», ammoniva Roncalli per incoraggiare a cogliere il nuovo e la speranza, a vivere la fede con coraggio.
Martini, da giovane studioso, ha respirato l'aria, ha interiorizzato l'anelito di quella «nuova primavera». Da pastore s'è chiesto: perché mi si presenta questo problema concreto (un attentato terroristico, una fabbrica che chiude, un prete che intende lasciare l'abito, un politico che ruba, una coppia che vuole conciliare il proprio amore e la possibilità di decidere quando aver figli e quanti, una donna abbandonata dal marito che s'è rifatta una vita affettiva e chiede i sacramenti) e la domanda è diventata: che cosa vuole dirmi il Signore mettendomi davanti a tali vicende, e come pensa che io possa essere testimone della speranza e della fiducia che ha posto in me.

   Marco Garzonio:  Il cardinale che invitava a sognare



UOMO DELLA PAROLA
 
intervista a Francesco Rossi De Gasperis a cura di Filippo Rizzi
Agli occhi di questo anziano gesuita per comprendere il «vero» Martini e il suo stile di annuncio bisogna tornare agli anni della sua docenza di critica testuale al Biblico. «Impressionava il tempo che dedicava ai particolari, alle traduzioni, alle differenti sfumature tra un testo e l’altro; come sorprendeva il suo impegno nello studiare, nel cercare di comprendere le differenze anche ermeneutiche e di linguaggio che vivevano le prime comunità cristiane dopo la morte di Gesù.
Cercava di capire il perché di queste diversità. Forse solo da qui si può capire l’importanza che ha avuto per lui il dialogo interreligioso e l’impegno ecumenico».

   Filippo Rizzi
«Impressionava la sua attenzione ai particolari»

Mi sono provato a chiedere che cosa rimarrà davvero impresso nella memoria dei 240 articoli dedicati in questi giorni dai giornali italiani al cardinale scomparso

   Guido Mocellin
Ciò che resterà alla fine di Martini

Proprio così, il cardinale è stato maestro dell'arte dell'ascolto: si può dire che ciò che contava per lui, più ancora che comprendere la volontà di Dio, era mettersi nelle condizioni di comprenderla. Stare «al cospetto di Dio nostro Signore e di tutti i suoi santi per desiderare e conoscere quel che sia più gradito alla sua divina bontà» (Esercizi, Seconda settimana): è questo l'atteggiamento di fondo, che traspariva da ogni sua riflessione. Come affermava il padre gesuita Michel Ledrus (1899-1984), che Martini aveva scelto come guida spirituale negli anni romani, luce per il discernimento è la Parola rivelata, nella sua densa sobrietà: «Dio non parla con povere parole suggerite dalla razionalità umana, sia pure illuminata dalla fede: Egli, con una Parola, dice molte cose...». Questa Parola decisiva è «Cristo in Croce, icona perfetta che fa capire tutto dell'amore di Dio... la rivelazione di come l'uomo possa – e quanto! – essere Parola efficace di Dio».

   Bruno ForteCarlo Maria Martini maestro dell'arte dell'ascolto

Il Concilio Vaticano II ha portato belle novità ma anche nuovi problemi. Così dice qualcuno, ma dimentica che la realtà, sempre nuova, è un problema solo per chi la nega. Padre Carlo Maria Martini ha osato viverla con coraggio e intelligenza. Ha superato il gap culturale dei 200 anni che ci separa dal mondo, per trasmettere oggi la «buona notizia». Scrive il vescovo di Lugano: «È morto un padre della Chiesa». Un monte cresce nella sua imponenza di mano in mano che ci si allontana: con il passare del tempo vedremo crescere l’eredità che padre Carlo Maria lascia alla Chiesa.

   Silvano Fausti
Carlo Maria Martini al cuore della Parola

.. Adesso che ho quasi terminato il servizio ecclesiale, se il Signore mi dà vita, conterei di ritornare al lavoro scientifico di critica testuale, perché mi pare che sul tema della storia del testo greco nei secoli II e III, è stato fatto poco. È un lavoro molto arido, un lavoro di retrocucina, non è neanche una cucina. Pochi hanno voglia di farlo, invece a me piaceva perché dà il gusto del romanzo poliziesco: bisogna trovare l’assassino, bisogna fare un’ipotesi e vedere se la pista è giusta. Quindi mi piacerebbe riprendere questo lavoro perché sono convinto che il lavoro che ho fatto per oltre 22 anni come vescovo a Milano è un servizio di Chiesa, che avrà un suo effetto, ma poi scompare, viene dimenticato. Mentre il lavoro scientifico fatto sui testi può servire, se è veramente serio, anche per le generazioni successive. Penso che la Chiesa si serve in un modo e nell’altro, e sono contento di averla potuta servire in un modo e nell’altro; se posso continuerò a servirla nel silenzio, nella preghiera e nello studio scientifico...

   Carlo Maria Martini
Così ho portato la Parola alla gente



UOMO DELLA COMUNICAZIONE

Ricordo che in occasione delle interviste (e sono state tante) mi chiedeva sempre: “Di quanti secondi hai bisogno?”. Poiché conosceva l’importanza della sintesi per la comunicazione televisiva, si metteva nei panni del giornalista e cercava di semplificargli il compito. Non voleva ricevere le domande in anticipo e non chiedeva mai di rileggere le risposte. Si fidava. Aveva totale rispetto dell’autonomia del giornalista. D’altra parte quella del giornalismo era una passione che lui stesso aveva coltivato da ragazzo. Poi fu l’altra chiamata a prevalere, ma per lui quella del giornalista restò sempre una missione.
Studioso della Bibbia e uomo della Parola, Martini ebbe una considerazione altissima della comunicazione.

   Aldo Maria ValliMartini, l'inquietudine del comunicare





 
UOMO DEL DIALOGO
 
Muore il cardinale pastore. Colui che per 22 anni ha retto la diocesi più importante d'Italia. Il campione dell'ala progressista del cattolicesimo. La voce influente ed autorevole che non ha mai smesso di cercare il dialogo. Dialogo interreligioso, dialogo fra Chiesa e Scienza, fra mondo religioso e mondo laico. "Ogni linguaggio ha la sua dignità" diceva, senza mai smettere di cercare il confronto anche con chi non crede.

   Paola MiletichCardinal Martini, cercatore di dialogo (pdf)

La morte del cardinale Martini non fermerà il cammino del dialogo ebraico-cristiano. La fedeltà alla sua memoria, piuttosto, ci chiama ad arricchire e approfondire il nostro comune impegno, nella direzione additata dal cardinale: che non parlava di incontro, ma di re-incontro. Come a dire: veniamo dalla stessa radice, la storia ci ha divisi, ma siamo destinati a riavvicinarci. E quando il Signore vorrà, capiremo finalmente quello che ci resta ancora oscuro».
Così Giuseppe Laras, rabbino capo di Milano dal 1980 al 2005, guarda alla morte del cardinale gesuita, grande biblista che ha guidato la Chiesa ambrosiana dal 1980 al 2002. Insieme hanno fatto un lungo tratto di strada.

   Lorenzo RosoliLaras: «Martini, uomo di fede e maestro del dialogo»

... ho come l'impressione che - anche nelle rievocazioni di queste ore - si rischi di non capire davvero che cos'era per lui il dialogo. Di perdere di vista la Cattedra del credente Carlo Maria Martini, quella forse meno mediatica ma non per questo meno vera. Quella sulla quale un uomo timidissimo, sempre un po' impacciato, si trasformava in un maestro che saresti rimasto ad ascoltare per ore.
La Cattedra dei non credenti l'ha voluta un uomo che era profondamente credente. Al punto da mettere la Parola di Dio al centro di ogni minuto della propria vita. Il suo citare in continuazione brani o personaggi della Scrittura non era il vezzo di un erudito, ma una professione di fede in un Dio che si è rivelato agli uomini attraverso la Scrittura. E quando doveva riassumere che cosa erano state per lui quelle "tre settimane di anni" sulla cattedra di Ambrogio, lui non citava mai gli anni di piombo, tangentopoli o i grandi dibattiti sull'etica. L'unica cosa che Martini diceva era: ho provato a insegnare alla gente a prendere in mano la Parola di Dio...
Lectio divina e dialogo con tutti: non sono due cose diverse, ma l'unica strada possibile per una vita che accetta di rimettersi in discussione ogni giorno alla luce del Vangelo. Grazie per avercelo insegnato padre Carlo Maria.

   Giorgio Bernardelli:  La cattedra del credente Martini

... Ma veniamo allo scopo di queste righe che “in pillole” vogliono accennare al grande interesse del card. Martini per la comunicazione ed i mass media e che fanno parte della mia esperienza diretta perché per sei anni sono stato collaboratore dell’Arcivescovo come responsabile dell’Ufficio diocesano della Comunicazioni Sociali.
Il tema della comunicazione è stato da subito all’attenzione dell’Arcivescovo all’interno di un percorso pastorale molto lucido che lo ha portato a delineare i pilastri sui quali deve reggersi l’edificio della comunità cristiana. Dopo il richiamo alla dimensione contemplativa della vita e aver messo al centro la Parola, l’Arcivescovo ha parlato dell’Eucaristia, della testimonianza che da essa deriva come per i due discepoli di Emmaus, e della Carità. Ma a questi pilastri ha subito aggiunto due dimensioni fondamentali: quella dell’educazione e quella, appunto, della comunicazione.
Sul tema della comunicazione ha scritto due lettere pastorali “Effatà- Apriti” nel 1990 e “Il lembo del mantello” nel 1991...

   Gilberto Donnini:  Il Card. Martini e il "quinto talento"

La parola di Dio come lampada. E la speranza di incontrare sul cammino persone pensanti. Solo in seguito si porrà la questione se siano credenti o no. Così Carlo Maria Martini ha portato la questione della fede sulla scena pubblica, nel confronto con le ragioni di chi crede diversamente o non crede per nulla, traendo la fede cristiana fuori dall'intimismo, dal moralismo, dalla ghettizzazione.

   Fabio Ballabio:  La cattedra di un cristiano in dialogo



UOMO LIBERO

Oggi il Cardinal Martini ha terminato la sua corsa terrena.  Scompare dai nostri occhi uno dei personaggi principali della vita della chiesa nell’ ultimo trentennio, un (quasi) Papa, molto letto, molto ascoltato dai media (anche se non è mai stato, a differenza di Wojtyla, l’ uomo delle folle e del gesto).  Se ne va il Gigante,  il principale riferimento religioso, morale, intellettuale della mia giovinezza. L’ho seguito fin dal suo arrivo in diocesi, ho avuto la fortuna di conoscerlo personalmente e di confidarmi con Lui come fosse mio padre. A lungo mi sono vantato di essere un “martiniano”, poi ho smesso, visto che lui stesso mi ripeteva: di Maestro ce n’è uno solo!

   Giovanni ColomboCome gli occhi di Padre Carlo

Aveva invocato più volte un Concilio Ecumenico Vaticano III. E forse non è un caso se la lunga e proficua giornata del cardinale Carlo Maria Martini si conclude nel cinquantesimo anniversario dell’assise conciliare indetta da Giovanni XXIII e guidata con successo e mano ferma da Paolo VI, e alla vigilia dell’Anno della fede.

   ORTICALABMartini, l'ultimo vegliardo della Chiesa woityliana

«Io ho sentito sempre molta vicinanza con il modo di pensare del cardinale Martini perché credo corrisponda completamente alla missione ignaziana...». Padre Adolfo Nicolás, 76 anni, è il Padre Generale della Compagnia di Gesù, dal 2008 ventinovesimo successore di Sant'Ignazio di Loyola, l'uomo che viene popolarmente chiamato il «Papa nero» ed è il superiore dei 18.500 gesuiti sparsi in 112 nazioni nei cinque continenti. Ha concelebrato fra i cardinali, letto la terza preghiera eucaristica, e ora sorride sereno fuori dalla sagrestia del Duomo: «Vede, sant'Ignazio era un uomo libero».

   Gianguido Vecchi:  Il «Papa nero»: un uomo libero, ispiri il Sinodo

A Milano per le esequie del cardinale Carlo Maria Martini, il 3 settembre il Superiore generale dei gesuiti, padre Adolfo Nicolás SJ, ha incontrato la redazione di Popoli, condividendo il proprio ricordo personale del gesuita che è stato arcivescovo di Milano e alcune riflessioni su ciò che padre Martini ha rappresentato per i gesuiti e per la Chiesa di oggi. Anticipiamo una parte dell’intervista, che sarà pubblicata integralmente sul numero cartaceo di ottobre diPopoli.

   POPOLI:  "Martini, uomo libero e creativo"

La lettera al cardinal Martini della nipote Giulia:
Caro zio, zietto come mi piaceva chiamarti negli ultimi anni quando la malattia ha fugato il tuo naturale pudore verso la manifestazione dei sentimenti questo è il mio ultimo, intimo saluto.
Quando venerdì il tuo feretro è arrivato in Duomo la prima persona, tra i fedeli presenti, che ti è venuta incontro era un giovane in carrozzina, mi è parso affetto da Sla.
D'improvviso sono stata colta da una profondissima commozione, un'onda che saliva dal più profondo e mi diceva: «Lo devi fare per lui» e per tutti quei tantissimi uomini e donne che avevano iniziato a sfilare per darti l'estremo saluto, visibilmente carichi dei loro dolori e protesi verso la speranza.
Lo sento, Tu vorresti che parlassimo dell'agonia, della fatica di andare incontro alla morte, dell'importanza della buona morte.

   Giulia Facchini Martini:  «Così ci hai chiesto di essere addormentato»

... Ecco, io credo che il modo migliore per onorare il cardinal Martini sarebbe una “legge Martini” che stabilisca in modo inequivocabile il diritto di ogni malato di scegliere il momento in cui ricevere una sedazione definitiva che lo accompagni in perfetta e irreversibile incoscienza alla morte dell’organismo. Ma sono ancora più certo che la Chiesa gerarchica e i politici che ne sono succubi (quasi tutti, anche a “sinistra”) e gli atei devoti e i falsi liberali che imperversano nei media e il cui nome è Legione, troveranno mille cavilli per dire no.

   Paolo Flores d'Arcais:  Ora approvino una "legge Martini"

Piuttosto che usare anche la sua morte come pretesto per battaglie ideologiche sarebbe meglio meditare sulle parole dell'ultima intervista di Martini

   Roberto Beretta:  La «fede nonostante» del cardinale

«Una grande personalità, leader mondiale» E sul Vaticano II: è stata una grazia anche se ha portato danni molto grandi

   Aldo Cazzullo: 
Ruini: la Chiesa oggi non è indietro Martini non era antagonista del Papa

Sarebbe stato bello poter dire di lui Carlo Maria I, papa. La sua scomparsa mi ha riportato alla mente la morte di Giovanni XXIII: pena oggi soprattutto di affetti memori, mentre questa è tutta pena della mente. Perché Martini vuole far pensare.
Se fossimo stati tutti come lui, audaci e prudenti, il Vaticano II non sarebbe un reperto archeologico e il suo valore più importante, che è l'apertura al futuro della vecchia Chiesa del Vaticano I e del Tridentino, si sarebbe meglio affermato.

   Giancarla Codrignani: 
Carlo Maria Martini (pdf)

Neppure di fronte alla morte di una personalità eminente, il cardinale Carlo Maria Martini, testimone appassionato e credibile di un profondo amore alla vita propria e di tutti coloro che incontrava nel suo ministero culturale, magistrale e pastorale, si sono fermati i soliti innescatori di baruffe mediatiche, sempre alla caccia di presunte incoerenze tra l’insegnamento ufficiale della Chiesa in materia morale e le posizioni personali di alcuni suoi membri.

   Roberto Colombo:  Rispetto e verità

Ignazio Marino, chirurgo e interlocutore privilegiato del cardinale, ricorda Carlo Maria Martini. E spiega come il Catechismo non rifiuti l'accanimento terapeutico.

   Antonio Sanfrancesco:  Marino: lasciate in pace Martini

L’umanità condivisa senza riserve da Martini, alla luce della Parola, lo ha condotto ad una interpretazione del cristianesimo come amico dell’intelligenza e della libertà. Da qui ancora la sua visione di una Chiesa povera, libera, sciolta, aggettivo cui spesso ricorreva per descrivere la Chiesa. Comunità strutturata sì, ma immune da ogni tentazione di potere e da propositi di costrizione.
Egli ci ha fatto sperimentare una Chiesa concentrata nella proclamazione di una parola che sa illuminare, confortare, chiedere cambiamenti.

   PAX CHRISTI:  Mons. Giudici ricorda il Cardinal Martini

Carlo Maria Martini era diverso, differente, potremmo dire unico nel panorama della Chiesa cattolica e della cultura italiana. Dopo le tante, e significative, parole dette su di lui in questi giorni, aggiungere ancora qualcosa potrebbe essere superfluo... Avendo però seguito con attenzione le reazioni alla sua morte, ritengo di poter dire una parola che ho meditato attentamente.Vorrei partire da tre fatti, che in quanto tali hanno il pregio dell'oggettività.

   Christian Albini:  La differenza di Martini


“Carlo Maria Martini fu una scuola permanente di vita umana e cristiana, di come affrontare i problemi della chiesa e della società”. Questo il ricordo di don Gianni Cesena, direttore della fondazione Missio e per sei anni segretario particolare dell’arcivescovo emerito di Milano. In audio l’intervista integrale.

   NIGRIZIA:  Martini, "una scuola di vita"

Le questioni morali, in particolare quelle «eticamente sensibili» – come oggi vengono comunemente definite con una dizione in verità discutibile – hanno costituito per il cardinale Martini motivo di grande interesse, sia per i loro importanti risvolti culturali che per le loro immediate e significative ricadute in campo pastorale. Numerose sono state le occasioni – convegni, omelie, interviste, saggi – in cui egli è intervenuto su tali questioni, aprendo interrogativi e offrendo spunti di riflessione, con grande finezza intellettuale e con un atteggiamento problematico volto a sollecitare la ricerca, al di fuori di preclusioni ideologiche e di rigide chiusure confessionali.

   Giannino Piana:  Credente «eticamente sensibile»





UOMO DEL NOSTRO TEMPO

Mi domando perché ci abbia tanto emozionati la scomparsa di un uomo anziano, da dieci anni lontano dalle sedi del dibattito pubblico, refrattario ai bagni di folla e mai stato prodigo alla spettacolarizzazione del sacro. La sensazione è che se ne vada via con Carlo Maria Martini non solo un Cardinale della Chiesa di Roma, critico ma devoto; non solo lo studioso della Bibbia trasformatosi in pastore d’anime per illuminare quel fermento metropolitano contemporaneo che è Milano; se ne è andato –ed è la perdita che più avverto- un testimone della possibilità di stare in questo mondo rispettandolo per quel che è, accompagnandolo nell’introspezione: perché il sacro è giustappunto un bisogno, non una recita.

   Gad Lerner:  Perchè lascia il segno la denuncia di Martini

Questa resta per me la testimonianza suprema resa dall’Arcivescovo di Milano: la sua concentrazione di pensiero, di preghiera e di azione pastorale nella Persona di Gesù di Nazaret come il segreto della sua capacità di aprire con tutti un dialogo di sapienza e di pace.
Tale dialogo si è sempre più dilatato e la stessa conclusione del suo ministero episcopale è diventata occasione di un’apertura senza limiti: il Vescovo è diventato semplicemente “il cristiano tra noi”. Allora ogni tema, ogni prospettiva, ogni questione posta dal vortice di una storia che ogni giorno s’incontra e si scontra con problemi sempre più delicati ha trovato in lui la disponibilità e il dono di un pensiero libero.

   Giovanni Nicolini:  Il cardinal Martini: un cristiano tra noi

Chiesa del Concilio e del dialogo, è stata definita così la chiesa che piange Martini. Ma c'è anche qualcosa di più semplice ma rivoluzionario: è anche la chiesa dei cattolici normali.

   IL MONDO DI ANNIBALE:  Martini, il papa di cattolici normali

Che cosa significano la personalità e il magistero dell'arcivescovo Carlo Maria Martini per un «non credente», per giunta donna, e di origine ebraica da parte di padre? Innanzitutto capacità di ascolto e poi riconoscimento di una appartenenza, direi all'umanità, che supera ogni genere di divisioni, sbarramenti, differenze e certificazioni. All'opposizione «credenti e non credenti» sostituiva, come si sa, quella tra «pensanti e non pensanti» ove, alla seconda, non corrisponde nessuno in quanto alle domande più radicali non ci si può sottrarre.

   Silvia Vegetti Finzi:  Quel cammino con i non credenti

«Un signore si è avvicinato alla bara e mi ha chiesto di pregare il Padre nostro. Però non se lo ricordava. Allora lo abbiamo recitato insieme. Un altro è venuto, ha detto di essere ateo, poi però ha avvertito il desiderio di confessarsi. Questi sono miracoli. Piccoli, se vogliamo. Anzi, no, sono grandi. Il cardinale è già in azione».
Sorride monsignor Luigi Manganini mentre mi racconta questi episodi. Lui è l’arciprete del Duomo di Milano, ha sostato per ore accanto alla bara, e questi sono i momenti che gli sono rimasti nel cuore. «Martini era vicino a tutti, anche ai cosiddetti lontani, e continua ad esserlo».

   Aldo Maria Valli:  Tutti i credenti del mondo

Una moltitudine serena e silenziosa - come sono i milanesi nei momenti migliori - ha salutato Carlo Maria Martini in Duomo, dentro la grande cattedrale oscura. E sulla piazza luminosa che è al tempo stesso, da sempre, sagrato e luogo civico per eccellenza. La folla era così composta che si udivano piuttosto distintamente le singole voci umane e addirittura, nelle pause della liturgia, il battito dei passi attorno. È stato un funerale solenne e affollato, da quasi papa o quasi da papa, preceduto da un' interminabile omaggio al feretro, una fila durata tre giorni e tre notti che ha fatto dire «c' era tutta Milano», e fa riflettere sulla popolarità non scontata di un uomo poco mediatico e di un intellettuale molto munito, e negli ultimi anni appartato anche a causa del Parkinson, che aveva leso la parola proprio a chi della parola aveva fatto ragione di vita e di magistero

   Michele Serra:  Tutte le facce di una città

«Ci spiace di non aver sempre trovato il modo adeguato di partecipare alla sua ardua missione»
Caro direttore,
la morte del cardinale Martini mi consente di riflettere su alcune parole-chiave della sua vita e sul rapporto con don Giussani e col movimento di Comunione e liberazione. La mia vuole essere una semplice testimonianza.

   Juliàn Carròn:  «Sono addolorato, potevamo collaborare di più»

Si è respirato un certo imbarazzo in Vaticano in questi giorni per l' inatteso bagno di folla registrato ai funerali del cardinale Carlo Maria Martini. Ma, soprattutto, per come è stata presentata la sua figura, esaltata tanto per le doti di studioso quanto per il forte impegno sociale. In Curia c' è chi è rimasto sorpreso per la partecipazione popolare al Duomo ambrosiano, con 200 mila persone in fila a rendere omaggio all' esponente più rappresentativo di un percorso di riforma della Chiesa, pur sempre rimasto nel solco della dottrina.

   Marco Ansaldo:  Il tributo dei laici imbarazza il Vaticano. Adesso non usatelo contro la Chiesa

Nel messaggio inviato da Benedetto XVI per i funerali del cardinale Martini, il papa lo ha definito «un uomo di Dio», «un pastore generoso e fedele della Chiesa».
Un uomo che ha mostrato «una grande apertura d’animo, non rifiutando mai l’incontro e il dialogo con tutti». Ma non si poteva fare a meno di notare, nell’Angelus di domenica, il silenzio del papa, proprio mentre migliaia di persone a Milano erano in fila per rendere omaggio al feretro di un pastore che ha toccato i cuori e le menti di almeno tre generazioni di cattolici e non cattolici.

   Massimo Faggioli:  Cosa il papa non ha detto

Il segreto di Martini sta nei volti di quanti alla vigilia dei funerali si sono seduti nei banchi del duomo di Milano semplicemente per pensare a lui. Il segreto sta nel silenzio del Papa all’Angelus domenicale, quando avrebbe dovuto scegliere se indicarlo o no come esempio. E non lo ha fatto. Il segreto sta nei buddisti e nei musulmani e nei non-credenti, che hanno partecipato alla messa. E nei rabbini ebrei che sono andati in fila a fare le condoglianze in arcivescovado.

   Marco Politi:  Da una parte l'amore dei fedeli dall'altra la freddezza del Papa



LE ACCUSE DI SOCCI DOPO LA MORTE DEL CARDINALE E ALCUNE REAZIONI

Vedendo il mare di sperticati elogi ed esaltazioni sbracate del cardinale Martini sui giornali di ieri, mi è venuto in mente il discorso della Montagna dove Gesù ammonì i suoi così:  «Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi» (Luca 6,24-26).

   Antonio Socci:  Cardinal Martini, il biblista che si era scordato il Vangelo

Non so quale dei sentimenti prevalga in me dopo la lettura dell’articolo comparso a firma di Antonio Socci sull’edizione di domenica scorsa di Libero. Sono amareggiato, sconcertato, triste, disgustato e non tanto per la diversa valutazione della vita del card. Martini, della sua proposta di fede e della sua portata culturale. Piuttosto delle falsità che vi sono contenute come un macigno accusatorio che non permette nemmeno il diritto di difesa dell’interessato.

   Tonio Dell'Olio:  Il reflusso di Socci

Neanche nelle peggiori famiglie, quando muore qualcuno che non è proprio… come dire? ‘simpatico’ ci si accanisce contro così tanto. Almeno nei giorni della morte. Almeno nei giorni in cui la salma è ancora lì, presente. Perché c’è quel minimo di pudore che ancora guida i nostri comportamenti. Conosciamo tutti famiglie che vivono tensioni interne, anche molto pesanti; figli che non parlano con i genitori o viceversa. Ma quando arriva la morte, almeno si fa silenzio. Si tace. Davanti a un mistero grande, che ci invita a riflettere anche sulla nostra vita, non solo sulla vita di chi muore. 
Probabilmente non la pensa così Antonio Socci, che su Libero del 2 settembre, mentre la salma del Vescovo è ancora esposta in Duomo pubblica un articolo feroce, e astioso.

   Renato Sacco:  Ci sarà tempo e modo...




Il cardinale Martini sotto la croce di san Carlo Borromeo
 
È stata tumulata ai piedi dell’altare della Croce di San Carlo Borromeo la salma del cardinale Martini. Il rito si è svolto in forma privata ed è stato l’ultimo atto del saluto che la Chiesa e la città di Milano hanno dato al loro antico pastore e che ha trovato espressione nelle parole pronunciate dall’arcivescovo emerito, cardinale Dionigi Tettamanzi al termine della messa funebre: «Noi ti abbiamo amato, noi ti amiamo, noi ci uniamo ora al tuo canto di lode. Continua a intercedere per tutti noi».
Al ricordo del cardinale Martini il nostro giornale (ndr. L'OSSERVATORE ROMANO) dedica oggi un'intera pagina. Insieme con il testo integrale del saluto del cardinale Tettamanzi, è riportata l'intervista del vescovo di Pavia, monsignor Giovanni Giudici, che ricorda gli ultimi anni del porporato e il suo soggiorno a Gerusalemme. Il cordoglio della comunità ebraica è espressa nelle parole di Carla Foa e di Enzo Gattegna.
La pagina si chiude con l'omelia del padre provinciale d'Italia della Compagnia di Gesù, Carlo Casalone, pronunciata il 2 settembre nella chiesa del Gesù a Roma.





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