QUELLI DELLA VIA
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MARIA

Donna dei nostri giorni

Maria, donna dell'attesa

di Don Tonino Bello

La vera tristezza non Ć quando, a sera, non sei atteso da nessuno al tuo rientro in casa, ma quando tu non attendi piŁ nulla dalla vita.
E la solitudine piŁ nera la soffri non quando trovi il focolare spento, ma quando non lo vuoi accendere piŁ: neppure per un eventuale ospite di passaggio.
Quando pensi, insomma, che per te la musica Ć finita. E ormai i giochi siano fatti. E nessun'anima viva verrł a bussare alla tua porta. E non ci saranno piŁ nÄ soprassalti di gioia per una buona notizia, nÄ trasalimenti di stupore per una improvvisata. E neppure fremiti di dolore per una tragedia umana: tanto non ti resta piŁ nessuno per il quale tu debba temere.
La vita allora scorre piatta verso un epilogo che non arriva mai, come un nastro magnetico che ha finito troppo presto una canzone, e si srotola interminabile, senza dire piŁ nulla, verso il suo ultimo stacco.
Attendere: ovvero sperimentare il gusto di vivere. Hanno detto addirittura che la santitł di una persona si commisura dallo spessore delle sue attese. Forse Ć vero.
Se Ć cosô, bisogna concludere che Maria Ć la piŁ santa delle creature proprio perchÄ tutta la sua vita appare cadenzata dai ritmi gaudiosi di chi aspetta qualcuno.
Gił il contrassegno iniziale con cui il pennello di Luca la identifica Ć carico di attese: ăPromessa sposa di un uomo della casa di Davide╚.
Fidanzata, cioĆ.
A nessuno sfugge a quale messe di speranze e di batticuori faccia allusione quella parola che ogni donna sperimenta come preludio di misteriose tenerezze. Prima ancora che nel Vangelo venga pronunciato il suo nome, di Maria si dice che era fidanzata. Vergine in attesa. In attesa di Giuseppe. In ascolto del frusciare dei suoi sandali, sul far della sera, quando, profumato di legni e di vernici, egli sarebbe venuto a parlarle dei suoi sogni.
Ma anche nell'ultimo fotogramma con cui Maria si congeda dalle Scritture essa viene colta dall' obiettivo nell' atteggiamento dell'attesa.
Lô, nel cenacolo, al piano superiore, in compagnia dei discepoli, in attesa dello Spirito. In ascolto del frusciare della sua ala, sul fare del giorno, quando, profumato di unzioni e di santitł, egli sarebbe disceso sulla Chiesa per additarle la sua missione di salvezza.
Vergine in attesa, all'inizio.
Madre in attesa, alla fine.
E nell'arcata sorretta da queste due trepidazioni, una cosô umana e l'altra cosô divina, cento altre attese struggenti.
L'attesa di lui, per nove lunghissimi mesi. L'attesa di adempimenti legali festeggiati con frustoli di povertł e gaudi di parentele. L'attesa del giorno, l'unico che lei avrebbe voluto di volta in volta rimandare, in cui suo figlio sarebbe uscito di casa senza farvi ritorno mai piŁ. L'attesa dell'ora: l'unica per la quale non avrebbe saputo frenare l'impazienza e di cui, prima del tempo, avrebbe fatto traboccare il carico di grazia sulla mensa degli uomini. L'attesa dell'ultimo rantolo dell'unigenito inchiodato sul legno. L'attesa del terzo giorno, vissuta in veglia solitaria, davanti alla roccia.
Attendere: infinito del verbo amare. Anzi, nel vocabolario di Maria, amare all'infinito.
Santa Maria, Vergine dell'attesa, donaci del tuo olio perchÄ le nostre lampade si spengono. Vedi: le riserve si sono consumate. Non ci mandare ad altri venditori. Riaccendi nelle nostre anime gli antichi fervori che ci bruciavano dentro quando bastava un nonnulla per farci trasalire di gioia: l'arrivo di un amico lontano, il rosso di sera dopo un temporale, il crepitare del ceppo che d'inverno sorvegliava i rientri in casa, le campane a stormo nei giorni di festa, il sopraggiungere delle rondini in primavera, l'acre odore che si sprigionava dalla stretta dei frantoi, le cantilene autunnali che giungevano dai palmenti, l'incurvarsi tenero e misterioso del grembo materno, il profumo di spigo che irrompeva quando si preparava una culla.
Se oggi non sappiamo attendere piŁ, Ć perchÄ siamo a corto di speranza. Se ne sono disseccate le sorgenti. Soffriamo una profonda crisi di desiderio. E, ormai paghi dei mille surrogati che ci assediano, rischiamo di non aspettarci piŁ nulla neppure da quelle promesse ultraterrene che sono state firmate col sangue dal Dio dell'alleanza.
Santa Maria, donna dell' attesa, conforta il dolore delle madri per i loro figli che, usciti un giorno di casa, non ci son tornati mai piŁ, perchÄ uccisi da un incidente stradale o perchÄ sedotti dai richiami della giungla. PerchÄ dispersi dalla furia della guerra o perchÄ risucchiati dal turbine delle passioni. PerchÄ travolti dalla tempesta del mare o perchÄ travolti dalle tempeste della vita.
Riempi i silenzi di Antonella che non sa che farsene dei suoi giovani anni, dopo che lui se n'Ć andato con un' altra. Colma di pace il vuoto interiore di Massimo che nella vita le ha sbagliate tutte, e l'unica attesa che ora lo lusinga Ć quella della morte. Asciuga le lacrime di Patrizia che ha coltivato tanti sogni a occhi aperti, e per la cattiveria della gente se li Ć visti cosô svanire a uno a uno, che ormai teme anche di sognare a occhi chiusi.
Santa Maria, Vergine dell'attesa, donaci un'anima vigiliare. Giunti alle soglie del terzo millennio, ci sentiamo purtroppo piŁ figli del crepuscolo che profeti dell'avvento. Sentinella del mattino, ridestaci nel cuore la passione di giovani annunci da portare al mondo, che si sente gił vecchio. Portaci, finalmente, arpa e cetra, perchÄ con te mattiniera possiamo svegliare l'aurora.
Di fronte ai cambi che scuotono la storia, donaci di sentire sulla pelle i brividi dei cominciamenti. Facci capire che non basta accogliere: bisogna attendere. Accogliere talvolta Ć segno di rassegnazione. Attendere Ć sempre segno di speranza. Rendici, perciś, ministri dell' attesa. E il Signore che viene, Vergine dell' avvento, ci sorprenda, anche per la tua materna complicitł, con la lampada in mano.



(fonte: Tonino Bello, "MARIA Donna dei nostri giorni" Ed. San Paolo)

 

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