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Il Padre che fa luce nell'inferno siriano
di Enzo Bianchi


Un tweet in francese – «Papa Francesco: i siriani hanno bisogno del suo sostegno per ottenere la libertà. Firmate qui la petizione» – un altro paio di messaggi per denunciare la propaganda proregime siriano di certi ambienti cristiani, poi più nulla. Dopo il 25 luglio non si hanno più notizie di padre Paolo Dall’Oglio, gesuita italiano presente da più di 30 anni in Siria, fondatore di una comunità insediata nel ricostruito monastero di Mar Musa, espulso nel 2012 dal governo di Bashar al-Asad per il suo sostegno all’opposizione. Rapito dopo essere rientrato clandestinamente in Siria per tentare una mediazione e ottenere la liberazione di altri religiosi ostaggi? Ma da chi? E che ne è di lui? Un silenzio angosciante avvolge la sua vita – domani (ndr. 17/11/2013) è il suo 59° compleanno... – così come l’ignavia di troppi sta avvolgendo il dramma siriano, così come lampi di notizie contraddittorie illuminano la sorte di due vescovi cristiani e di altri ostaggi, per poi far ripiombare nel buio più tetro le vicende di un intero popolo martoriato.
Vale allora la pena di leggere Collera e luce. Un prete nella rivoluzione siriana (EMI, pp. 171, € 12,90), il libro che p. Dall’Oglio ha scritto con l’amica giornalista francese Églantine Gabaix-Hialé, la cui versione italiana, con apposita postfazione dello stesso Dall’Oglio, risulta «finita di stampare nel mese di agosto 2013», cioè quando il suo autore era appena scomparso. È un libro che, come il precedente Innamorato dell’islam, credente in Gesù, ci parla di un popolo, di passione per il dialogo, di sete di libertà, di rabbia di indignazione, ma anche e proprio per questo, di lotta per la giustizia, di attesa di luce, di speranza che non muore.
Padre Paolo non cerca il consenso universale, non persegue compromessi, non si lascia moderare dalla prudenza di questo mondo: parla e scrive per scuotere coscienze, perché il mondo sappia cosa sta succedendo, capisca un po’ di più il dramma di una lotta per la libertà che finisce soffocata nel sangue e nell’indifferenza. La «Lettera al giovane europeo» con cui si apre il volume vuole fornire una chiave per capire l’anelito che abita il cuore dell’autore, e rende omaggio ai tanti giovani siriani – cristiani e musulmani – conosciuti e amati da padre Dall’Oglio che hanno vinto la paura che li attanagliava e si sono gettati in una tragica avventura la cui meta voleva essere solo la libertà.
Un libro che parla sì della vita e della passione di un uomo, ma che dalle vicende personali arriva con lucidità, freschezza e disincanto a parlare dell’attesa di un popolo, del sogno di un’umanità riconciliata, dell’impossibile unione tra pace e giustizia. Grazie a queste pagine capiremo qualcosa di più dell’intricato dramma siriano, ma soprattutto vedremo dietro a notizie terrificanti volti e parole di uomini e donne che non hanno rinunciato alla propria umanità e che cercano disperatamente vie di umanizzazione e giorni di luce. E ne usciremo con una domanda inquietante: noi, così bravi – a differenza dell’autore – a non andare in collera, siamo anche capaci di accendere qualche barlume di luce?



Enzo Bianchi

(Fonte:  “La Stampa” - tuttoLibri - del 16 novembre 2013 )




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